Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 25 Ottobre 2014
Sabato, 25 Ottobre 2014 22:17

Aggredisce la madre a pugni, arrestato

REGGIO CALABRIA Ha aggredito la madre colpendola a pugni e scagliandola a terra. Poi ha anche afferrato un coltello ma è stato bloccato dagli agenti del commissariato di Bovalino della polizia ed arrestato. L'uomo, un trentottenne, è accusato di maltrattamenti in famiglia, minaccia, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Gli agenti sono intervenuti dopo l'ennesima segnalazione di lite in famiglia. Giunti nell'abitazione segnalata hanno assistito all'aggressione e sono intervenuti bloccando l'uomo.

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    L'uomo, un trentottenne, è stato fermato dagli agenti del commissariato di Bovalino mentre aveva in mano un coltello

LAMEZIA TERME Ore di attesa e trattative a Lamezia Terme. Dirigenti sull'orlo di una crisi di nervi, colonnelli in silenzio. L'appuntamento ufficiale è per il pomeriggio di venerdì in hotel nel centro di Reggio Calabria, città che oggi torna al voto dopo la parentesi del commissariamento. È qui che Ernesto Magorno dovrebbe comunicare ufficialmente i nomi dei candidati nelle due liste dem messe in campo per le Regionali. Alle 16.30 iniziano ad arrivare i membri effettivi della direzione regionale: poco più di un centinaio, a cui si aggiungono una trentina di membri di diritto, cariche istituzionali e eletti. Dopo un'ora nessuno sa niente. Ne passano due e l'imbarazzo cresce. Davanti all'albergo c'è sempre più gente e sempre più nervosismo. Magorno non si fa vedere. Si narra sia chiuso in conclave con Nicola Adamo, il "regista" di tutte le trattative. Nico Stumpo appare e poi scompare. Mario Oliverio fa perdere le sue tracce. Si affaccia ogni tanto Demetrio Battaglia.
Nella sostanza sono Adamo e Stumpo a condurre i giochi e a sparigliare tutto. Al confronto mancano i renziani. Gianluca Callipo e Franco Laratta sono infastiditi: «Ma se Magorno dice di fare il segretario regionale, perché non ci sono i renziani alle trattative? È ormai chiaro che Ernesto non è in condizione di garantire la nostra area».
Alle 19.30 un impacciatissimo Peppino Vallone fa sapere che Magorno via telefono chiede di «spostare la riunione della direzione regionale a Lamezia alle 21. Al solito albergo, quello di fronte la stazione ferroviaria». Rumorose le reazioni. I presenti si dividono in due fazioni: la prima, quella infastidita comincia a farsi sentire sempre più a voce alta. La seconda è più comprensiva: «In fondo, è sempre stato così!».
E allora non resta che (ri)mettersi in viaggio. Da Reggio a Lamezia il torpedone dem si rimette in moto senza concedersi pause. C'è tensione nonostante il Pd rischi di vincere le elezioni a mani basse. Massimo Canale fa un'analisi spietata: «Rischiamo di andare al governo della Regione non perché siamo bravi ma perché i nostri avversari hanno rinunciato a giocare la partita».
A Lamezia, quando manca poco alle dieci di sera, la voce che circola e che getta nel panico alcuni consiglieri regionali è questa: «Fuori dalle liste Scalzo, Naccari, Principe, niente candidatura per Marco Ambrogio». Si agita Tonino Scalzo con tanti supporter venuti a sostenerlo. Per inserire in lista quest'ultimo volano parole grosse tra Enzo Bruno e Nicola Adamo.
Furibondi i sostenitori di Demetrio Naccari Carlizzi, che ricordano le grandi battaglie d'opposizione contro la giunta Scopelliti. Calmo solo all'apparenza Principe, chiaramente agitato Marco Ambrogio, vicinissimo a Gianluca Callipo. La "linea rossa" con Guerini, nel frattempo volato da Roma alla Leopolda di Firenze, è attivata da tempo.
Si rincorrono voci, ma della direzione non c'è più traccia. Uno dei big del partito pronostica: «La direzione avrà inizio quando non ci sarà più nessuno».
Alle 3 arrivano le prime certezze: dal luogo misterioso della riunione decisiva tra Magorno, Adamo, Oliverio, Stumpo, emerge che è stata trovata l'intesa sui consiglieri regionali uscenti: saranno ricandidati quelli con alle spalle una sola legislatura.
Il vertice ha deciso, ma c'è da dirlo a Principe, (Maiolo si era già tirato fuori), Naccari Carlizzi, Sulla e De Gaetano. Alcuni di questi mai messi in discussione. Finisce che i big non hanno il coraggio di comunicarlo agli interessati, ma informano direttamente Roma che dà il via libera. La disperazione la si può trovare nello sguardo di Nino De Gaetano, "rottamato" a 37 anni. Non trattiene le lacrime, l'ex rifondarolo.
Nerissimo Ciccio Sulla, due legislature, passato dal campo renziano a quello di Oliverio, e sicuro della ricandidatura. Principe attende che qualcuno gli spieghi cosa sia successo e spara a zero su Magorno. Ancora più deluso Naccari Carlizzi, sei anni da consigliere regionale, che si sente aggredito e maltrattato.
Il segretario decide di aprire i lavori della direzione quando le prime luci dell'alba fanno capolino su Lamezia. Al fianco del segretario c'è Nico Stumpo, anche se Principe chiede a quale titolo sia lì e per cosa. Le liste non ci sono ma il segretario invoca lo stesso un voto di approvazione. Principe, Sulla e Naccari sono durissimi: «La direzione non ha il numero legale, quindi è illegittima». Intanto Ambrogio viene recuperato in lista grazie alla moral suasion di Callipo.
Alle 6, senza che ci sia un voto, termina la riunione della direzione. Magorno e Stumpo guadagnano rapidamente l'uscita. L'ombra di ricorsi da parte degli esclusi si allunga pericolosamente sulla campagna elettorale del centrosinistra.
Chi pensava che Capo Suvero fosse stato il punto più basso della storia del Pd calabrese, evidentemente, non aveva ancora fatto i conti con lo psicodramma vissuto sull'asse Lamezia-Reggio-Lamezia.

 

Antonio Ricchio

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di Antonio Ricchio

 

Ore di attesa e trattative a Lamezia Terme. Dirigenti nervosi, colonnelli in silenzio. L'appuntamento ufficiale è per il pomeriggio di venerdì in hotel nel centro di Reggio Calabria, città che oggi torna al voto dopo la parentesi del commissariamento. È qui che Ernesto Magorno dovrebbe comunicare ufficialmente i nomi dei candidati nelle due liste dem messe in campo per le Regionali. Alle 16.30 iniziano ad arrivare i membri effettivi della direzione regionale: poco più di un centinaio, a cui si aggiungono una trentina di membri di diritto, cariche istituzionali e eletti. Dopo un'ora nessuno sa niente. Ne passano due e l'imbarazzo cresce. Davanti all'albergo c'è sempre più gente e sempre più nervosismo. Magorno non si fa vedere. Si narra sia chiuso in conclave con Nicola Adamo, il “regista” di tutte le trattative. Nico Stumpo appare e poi scompare. Mario Oliverio fa perdere le sue tracce. Si affaccia ogni tanto Demetrio Battaglia.
Nella sostanza sono Adamo e Stumpo a condurre i giochi e a sparigliare tutto. Al confronto mancano i renziani. Gianluca Callipo e Franco Laratta sono infastiditi: «Ma se Magorno dice di fare il segretario regionale, perché non ci sono i renziani alle trattative? È ormai chiaro che Ernesto non è in condizione di garantire la nostra area».
Alle 19.30 un impacciatissimo Peppino Vallone fa sapere che Magorno via telefono chiede di «spostare la riunione della direzione regionale a Lamezia alle 21. Al solito albergo, quello di fronte la stazione ferroviaria». Rumorose le reazioni. I presenti si dividono in due fazioni: la prima, quella infastidita comincia a farsi sentire sempre più a voce alta. La seconda è più comprensiva: «In fondo, è sempre stato così!».
E allora non resta che (ri)mettersi in viaggio. Da Reggio a Lamezia il torpedone dem si rimette in moto senza concedersi pause. C'è tensione nonostante il Pd rischi di vincere le elezioni a mani basse. Massimo Canale fa un'analisi spietata: «Rischiamo di andare al governo della Regione non perché siamo bravi ma perché i nostri avversari hanno rinunciato a giocare la partita».
A Lamezia, quando manca poco alle dieci di sera, la voce che circola e che getta nel panico alcuni consiglieri regionali è questa: «Fuori dalle liste Scalzo, Naccari, Principe, niente candidatura per Marco Ambrogio». Si agita Tonino Scalzo con tanti supporter venuti a sostenerlo. Per inserire in lista quest'ultimo volano parole grosse tra Enzo Bruno e Nicola Adamo.
Furibondi i sostenitori di Demetrio Naccari Carlizzi, che ricordano le grandi battaglie d'opposizione contro la giunta Scopelliti. Calmo solo all'apparenza Principe, chiaramente nervoso Marco Ambrogio, vicinissimo a Gianluca Callipo. La “linea rossa” con Guerini, nel frattempo volato da Roma alla Leopolda di Firenze, è attivata da tempo.
Si rincorrono voci, ma della direzione non c'è più traccia. Uno dei big del partito pronostica: «La direzione avrà inizio quando non ci sarà più nessuno».
Alle 3 arrivano le prime certezze: dal luogo misterioso della riunione decisiva tra Magorno, Adamo, Oliverio, Stumpo, emerge che è stata trovata l'intesa sui consiglieri regionali uscenti: saranno ricandidati quelli con alle spalle una sola legislatura.
Il vertice ha deciso, ma c'è da dirlo a Principe, (Maiolo si era già tirato fuori), Naccari Carlizzi, Sulla e De Gaetano. Alcuni di questi mai messi in discussione. Finisce che i big non hanno il coraggio di comunicarlo agli interessati, ma informano direttamente Roma che dà il via libera. La disperazione la si può trovare nello sguardo di Nino De Gaetano, “rottamato” a 37 anni. Non trattiene le lacrime, l'ex rifondarolo.
Nerissimo Ciccio Sulla, due legislature, passato dal campo renziano a quello di Oliverio, e sicuro della ricandidatura. Principe attende che qualcuno gli spieghi cosa sia successo e spara a zero su Magorno. Ancora più deluso Naccari Carlizzi, sei anni da consigliere regionale, che si sente aggredito e maltrattato.
Il segretario decide di aprire i lavori della direzione quando le prime luci dell'alba fanno capolino su Lamezia. Al fianco del segretario c'è Nico Stumpo, anche se Principe chiede a quale titolo sia lì e per cosa. Le liste non ci sono ma il segretario invoca lo stesso un voto di approvazione. Principe, Sulla e Naccari sono durissimi: «La direzione non ha il numero legale, quindi è illegittima». Intanto Ambrogio viene recuperato in lista grazie alla moral suasion di Callipo.
Alle 6, senza che ci sia un voto, termina la riunione della direzione. Magorno e Stumpo guadagnano rapidamente l'uscita. L'ombra di ricorsi da parte degli esclusi si allunga pericolosamente sulla campagna elettorale del centrosinistra.
Chi pensava che Capo Suvero fosse stato il punto più basso della storia del Pd calabrese, evidentemente, non aveva ancora fatto i conti con lo psicodramma vissuto sull'asse Lamezia-Reggio-Lamezia.

Twitter: @AntonioRicchio

Sabato, 25 Ottobre 2014 19:15

Reggio, si ritirano 70 presidenti di seggio

REGGIO CALABRIA Saranno aperti a breve tutti i seggi per le elezioni comunali di domani a Reggio Calabria. È quanto comunica la Commissione straordinaria del Comune dopo che, tra ieri a oggi pomeriggio, 70 presidenti hanno rinunciato all'incarico affidatogli dalla Corte d'Appello, facendo ritardare l'avvio delle procedure e l'apertura dei seggi. «La Commissione straordinaria – riporta il comunicato – si è attivata immediatamente per reperire i sostituti e le operazioni di apertura dei seggi si stanno completando». In tutto i seggi sono 268, più sette sezioni speciali.

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    La Commissione straordinaria che regge il Comune ha reperito sostituti e le operazioni per l'apertura delle urne si stanno completando

Sabato, 25 Ottobre 2014 19:12

«Ecco perché mi sono candidata»

CATANZARO «In campo per onorare una sfida». Questa la motivazione che la candidata di Forza Italia alle elezioni regionali Wanda Ferro ha dato della sua partecipazione all'agone politico che in queste ore sta infiammando segreterie e contendenti. «Non mi interessa la vittoria fine a se stessa – ha detto – ma la reale opportunità di governare la Calabria, con chiarezza, credibilità, e nel segno di una totale discontinuità con gli ultimi trent’anni di regionalismo. I tanti governi che si sono succeduti nei decenni sono rimasti imbrigliati nelle reti dei ricatti, dei veti, delle spartizioni, delle cambiali da pagare. Io ho scelto di avere dalla mia parte soltanto tre liste – Forza Italia, Casa delle libertà e Fratelli d’Italia – composte da uomini e tante donne di valore, da amministratori, da professionisti, da brillanti intelligenze della società civile, che hanno sposato fin dall’inizio la mia proposta, oltre agli amici di storici partiti come la Democrazia Cristiana e il Nuovo Psi di Caldoro che, pur senza scendere in campo direttamente, mi daranno il loro sostegno».

«Ho sempre avuto la consapevolezza – prosegue Ferro – che chiudere le porte della coalizione a chi ha pensato di contrattare la propria appartenenza, significa potere arrivare al governo della Regione a mani libere, assumere con i calabresi impegni che possono davvero essere mantenuti, segnare una reale rottura con i tanti protagonisti dei decenni di malgoverno regionale che oggi sono schierati in forze dalla parte del centrosinistra. Ho deciso di percorrere una strada in salita, rinunciando forse a qualche pacchetto di consensi, ma potendo affermare che sulle liste che mi sostengono non c’è il cappello di vecchi o nuovi colonnelli, né il peso di contrattazioni romane, locali o personali. Avevo sperato che il centrosinistra raccogliesse il mio appello a una moralizzazione della politica, bloccando quelle porte girevoli che consentono ad alcuni personaggi di saltare da uno schieramento all’altro a seconda della direzione del vento e degli interessi personali, e ponendo quindi un argine a quelle transumanze che rappresentano un male della Calabria».
«Oggi – continua Ferro – è chiaro perché la mia sfida è caduta nel vuoto: per comporre le proprie liste il centrosinistra ha pescato in un mare di transfughi che con il centrodestra hanno avuto incarichi importanti incarichi istituzionali: consiglieri e assessori comunali e provinciali, persone che hanno avuto un ruolo nella sanità. Questa sarebbe una proposta di rinnovamento e di discontinuità? Io continuerò a rivolgermi ai calabresi liberi e onesti, alle donne, ai giovani, alle famiglie, al mondo del lavoro e delle imprese, al mondo della cultura, nella consapevolezza che la vittoria del centrodestra significherà lo storico azzeramento di quel sistema politico e di potere – conclude – che ha gettato la Calabria nel baratro».

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    La candidata forzista alle regionali: «Non mi interessa la vittoria, ma voglio rappresentare un momento di discontinuità»

CATANZARO «Non posso accettare la richiesta dei componenti della giunta regionale, preannunciata sul sito ufficiale della Regione, con cui vengo invitato "a rassegnare le dimissioni per aver disatteso quanto deciso dalla Giunta"». Lo afferma in una nota il direttore generale della fondazione Campanella, Mario Martina. «Presumibilmente l'invito degli assessori – aggiunge – si riferisce al fatto che non avrei obbedito alla diffida che mi è stata rivolta nel corso della riunione della giunta regionale del 6 ottobre scorso a non dare "esecutività ai licenziamenti pena la richiesta di dimissioni". Devo ritenere che i sottoscrittori della lettera di richiesta, ignorano quali siano i ruoli ed i poteri del direttore generale e del presidente della fondazione Campanella previsti nello Statuto».

«Il potere di assunzione e licenziamento del personale – prosegue Martina – è del presidente della fondazione e non del direttore generale. Ho provato a chiedere al presidente della fondazione di valutare la possibilità di non dar luogo ai licenziamenti del personale in esubero più volte annunciati e più volte rinviati, in attesa di lacunosi impegni, sempre disattesi, da parte del governo regionale. Il professor Falzea, da giurista quale è, mi ha evidenziato, con dovizia di particolari, che il licenziamento del personale doveva essere adottato già da molto tempo, e che più volte gli è stato imposto il rinvio da parte del governo regionale e di altri enti istituzionali con promesse, puntualmente disattese, di individuare soluzioni alternative».
«Falzea – continua Martina – mi ha ribadito che la fondazione è in una fase prefallimentare, e che anche volendo non era possibile rinviare ulteriormente i licenziamento del personale in esubero, specialmente dopo che dal primo agosto scorso sono stati trasferiti alcuni reparti all'azienda "Mater Domini" determinando un esubero di oltre due terzi del personale che non ha un posto di lavoro. "Falzea – dice ancora l'interessato – mi ha ancora precisato che un ulteriore rinvio di un mese era stato concesso su richiesta del governo regionale sull'impegno formale che dopo qualche giorno, una parte consistente del personale in esubero sarebbe stato utilizzato, per il tramite di "Calabria etica", dall'azienda "Mater Domini"».
«Anche questa soluzione – continua Martina – si è rivelata essere una bufala in quanto l'azienda "Mater Domini" ha una dotazione di personale notevolmente superiore a quello necessario. Ogni ulteriore ritardo, infine, avrebbe comportato responsabilità penali e contabili a suo carico. Per come certamente noto agli amministratori regionali, non ho il potere di invalidare o di sospendere l'esecutività di decisioni del presidente assunte su solide motivazioni e incontentabili motivazione giuridiche, proprio per evitare la liquidazione della fondazione e la chiusura del polo oncologico. Questo è l'obiettivo perseguito dal presidente, dal direttore generale, dai loro collaboratori, dal rettore dell'Università e dalla giunta regionale, almeno in base alle dichiarazioni ufficiali».
«Per mia cultura e costume – prosegue l'interessato – non faccio dietrologia e mi attengo sempre ai fatti. Non ho provato a intimidire Falzea e non ho chiesto le sue dimissioni, come ha fatto il governo regionale in aggiunta ad altre richieste e ben altre e più preoccupanti intimidazioni di questi giorni. Non sono preoccupato, non demordo e continuo con la serenità di sempre a fare il mio lavoro con l'impegno e con la passione di sempre. Non intendo in alcun modo accettare l'invito a rassegnare la richiesta di dimissioni. Per quanto ne sappia si chiedono le dimissioni di un manager pubblico o privato in caso di violazione di legge o in caso di gravi inadempienze. Vengo invece invitato a assegnare le dimissioni perché mi sono rifiutato – conclude Martina – di assumere decisioni illegittime e illecite».

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    Codì il direttore generale della Campanella: «I sottoscrittori della lettera ignorano i ruoli di chi lavora alla fondazione»

Sabato, 25 Ottobre 2014 18:05

Tenta di rubare un'auto, arrestato

LAMEZIA TERME Nel corso della giornata di ieri, un carabiniere dell’aliquota radiomobile della compagnia di Lamezia Terme, libero dal servizio, ha arrestato un ragazzo, Damiano Berlingieri, classe ’93, che già aveva a suo carico precedenti penali e solo da pochi giorni aveva terminato di scontare gli arresti domiciliari.
Il militare, che stava passeggiando nel suo giorno libero in sia Sant'Ippolito, ha notato nel giovane un atteggiamento sospetto e, poiché lo aveva riconosciuto per i reati precedentemente commessi, aveva deciso di sorvegliarlo. Il ragazzo, infatti, fermatosi in via Renda, aveva frantumato con una tenaglia il finestrino di una Ford Ka parcheggiata, all'interno di cui era entrato subito dopo. Il militare ha, dunque, provveduto a sventare in prima persona il furto, bloccando e immobilizzando Berlingieri, nell'attesa che dopo qualche istante arrivasse pattuglia dell’Arma.
Il ragazzo è stato, successivamente, portato negli Uffici del Comando Compagnia, mentre l’autovettura è stata restituita alla proprietaria. A seguito delle incombenze di rito, il giovane è stato dichiarato in stato di arresto per tentato furto aggravato e, così come disposto dall’Autorità giudiziaria, sottoposto agli arresti domiciliari in attesa del rito per direttissima a seguito di cui è stato convalidato l’arresto.

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    Il tentativo di furto di Damiano Berlingieri, giovane del '93, sventato a Lamezia Terme da un carabiniere nel suo giorno libero

LAMEZIA TERME Tantissimi candidati, pochi scranni a disposizione. Dalla prossima legislatura i posti disponibili in consiglio regionale passeranno da 50 a 30, così come stabilito dalle norme nazionali per le regioni con meno di due milioni di abitanti come la Calabria. Di contro, gli aspiranti consiglieri sono una schiera davvero nutrita: 360 per 15 liste complessive. Cinque i candidati governatore: Mario Oliverio (centrosinistra), Wanda Ferro (centrodestra), Nico D'Ascola (polo centrista), Cono Cantelmi (Movimento 5 Stelle) e Domenico Gattuso (L'altra Calabria). Otto le liste a supporto di Oliverio: Pd, "Democratici e progressisti", "Oliverio presidente", "Con Speranza per cambiare la Calabria", Centro democratico, "Autonomia e diritti", "Calabria in rete" e Cdu. Tre invece le formazioni che sosterranno la corsa di Wanda Ferro: Forza Italia, Fratelli d'Italia e "Casa della libertà". Solo due liste, Ncd e Udc, per D'Ascola, mentre avranno alle spalle una lista a testa sia Cantelmi che Gattuso. In tutto saranno 192 i candidati consiglieri per Oliverio, 72 per Ferro, 48 per D'Ascola, e 24 per Cantelmi e Gattuso.
In base alla nuova legge elettorale il collegio di Cosenza esprimerà 9 eletti, 8 quello di Catanzaro-Crotone-Vibo e 7 quello di Reggio. La rappresentanza in Consiglio sarà completata con i sei consiglieri eletti grazie al bonus che spetta alla coalizione vincente. Saranno 17 consiglieri su cui potrà contare la futura maggioranza, 13 quelli di minoranza.

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    Un esercito di 360 candidati per soli 30 posti. Cinque gli aspiranti governatori per 15 liste

Sabato, 25 Ottobre 2014 17:49

Arrestato latitante calabrese a Bucarest

BUCAREST La polizia romena, in collaborazione con l'Ufficio di collegamento del ministero dell'Interno italiano a Bucarest, ha arrestato ieri nella capitale romena Maurizio Grillo, 65enne latitante ricercato dal 2010 su ordine di cattura del Tribunale di Vibo Valentia. Grillo, che è stato condannato a una pena di 16 anni per sequestro di persona e violenza sessuale e privata, verrà rimpatriato prossimamente.

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    Maurizio Grillo, 65enne ricercato dal 2010, è stato preso ieri nella capitale romena. Deve scontare 16 anni per sequestro di persona e violenza sessuale e privata

Sabato, 25 Ottobre 2014 17:44

LEGA PRO | Bombagi mette ko il Cosenza

COSENZA Sconfitta in casa per i rossoblu contro la Juve Stabia di Giuseppe Pancaro. L'allenatore originario di Acri schiera un 4-3-3 che gli consente di portare a casa i tre punti con il minimo sforzo sul campo. Il vantaggio degli ospiti è firmato da Bombagi che, dalla distanza, beffa il portiere del Cosenza. Ravagli si farà perdonare con almeno quattro interventi decisivi. Ai neanche mille spettatori presenti al San Vito è negata anche la consolazione di un eventuale pareggio: l'opportunità capita a Mosciaro che, però, fallisce il rigore che lui stesso si era procurato. Si tratta, di fatto, dell'unica azione pericolosa creata dai ragazzi di Cappellacci.

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    Vittoria con il minimo sforzo per la Juve Stabia di Pancaro. Mosciaro fallisce un rigore

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