Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 03 Ottobre 2014

Non lascia passare più di qualche ora il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto per replicare alla nota con cui i socialisti lo avevano invitato ad impegnarsi per sanare la disastrosa situazione economica della città, piuttosto che per conquistare la presidenza della Provincia alle prossime consultazioni del 12 ottobre. «Il mio esecutivo – ribatte seccamente l'attuale primo cittadino - già al suo insediamento ha trovato a palazzo dei Bruzi la comunicazione di dissesto finanziario da parte della Corte dei Conti relativamente ai bilanci precedenti al 2010, quando il sottoscritto non era Sindaco. Deficit di bilancio, debiti accumulati e residui attivi inesistenti (che abbiamo svalutato noi per la prima volta) ».

Occhiuto rivendica il ricorso alla procedura del riequilibrio finanziario, il cosiddetto predissesto, «proprio per salvare l'Ente dal dissesto immediato», ma anche una serie di provvedimenti adottati sotto la sua amministrazione. «Abbiamo salvato i dipendenti dalla mobilità grazie ai prepensionamenti e anche i lavoratori delle Cooperative sociali dal licenziamento espletando le nuove gare e la reingegnerizzazione dei servizi. Abbiamo provveduto a pagare tutti i creditori in attesa dal 1980 al 2012 e a breve passeremo ai pagamenti fino al 2013. Inoltre, grazie alla riduzione della spesa corrente che ci ha consentito di accendere un mutuo per pagare appunto i creditori, abbiamo riparato in soli tre anni ai disastri finanziari ereditati dal passato». Guai di cui «sono responsabili pure alcuni esponenti del Pse che hanno governato il Comune di Cosenza all'interno delle Amministrazioni che ci hanno preceduto. Per cui - afferma Occhiuto - il rischio di decadenza appartiene senza ombra di dubbio agli amministratori del passato che hanno governato prima del 2010, dal momento che il deficit di bilancio certificato dalla Corte dei Conti, come già detto, riguarda quei periodi. E noi, ovviamente, non c'eravamo». Una strategia di governo della città che - assicura Occhiuto, oggi candidato per il centrodestra alle provinciali - continuerà a portare avanti anche in futuro. «Continuerò ad applicarmi alla buona gestione del Comune per mitigare gli effetti dei tanti disastri prodotti in passato, cercando soluzioni per il futuro che non abbiano effetti negativi per la cittadinanza e garantendo nel contempo una azione più sinergica con l'Ente Provincia, cosa oggi più che mai necessaria»

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Venerdì, 03 Ottobre 2014 22:54

Serie B, Crotone sconfitto a Livorno

Non passa il Crotone a Livorno. All'Armando Picchi, la squadra calabrese si deve arrendere ai padroni di casa che, reduci da una sconfitta in casa con l'Avellino, hanno fatto di tutto per interrompere la striscia negativa. Dopo un primo tempo sostanzialmente in mano al Crotone, grazie anche a un De Giorgio molto ispirato che per due volte impegna il portiere del Livorno Mazzoni e due clamorose azioni da goal per Ciano e Suciu, altrettanto clamorosamente sfumate, la ripresa è in mano al Livorno. Per gli amaranto, decide la partita il difensore Bernardini che al sessantaduesimo mette dentro la palla sullo sviluppo di un calcio d'angolo, dopo il palo centrato dal compagno di squadra Biagianti. A nulla è valso l'assedio finale del Crotone, tanto meno i cambi – Nnamdi Oduamadi per Sergiu Duciu, Ernesto Torregrossa per l'infortunato Pietro De Giorgio, Federico Ricci per Camillo Ciano - decisi dal mister Drago nell'ultima tranche di gioco. A dieci minuti dalla fine, il Crotone va vicinissimo al pareggio prima con Ciano poi Beleck, ma il palo per due volte nel corso della medesima azione dice no alla squadra calabrese.

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    Calabresi sfortunati, due pali negli ultimi quindici minuti negano il pareggio

Venerdì, 03 Ottobre 2014 19:46

Nascondeva un fucile clandestino e munizioni

TAURIANOVA Nascondeva nel giardino retrostante la propria attività commerciale un fucile da caccia clandestino e sette cartucce caricate a pallettoni. Un uomo di 55 anni è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli agenti del commissariato di polizia di Taurianova per detenzione abusiva di armi e munizioni. A seguito di una perquisizione, nell'ambito delle attività di controllo del territorio disposte dalla Questura di Reggio Calabria, i poliziotti hanno trovato l'arma e le munizioni avvolte in un involucro di plastica nascosto da alcuni pneumatici in disuso. 

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    Un uomo di 55 anni è stato arrestato dalla polizia di Taurianova

Venerdì, 03 Ottobre 2014 19:45

Un calabrese alla guida della Sapienza

ROMA L'università "La Sapienza" di Roma da oggi ha un nuovo Rettore. È il calabrese Eugenio Gaudio, e anche lui – come il suo predecessore, Luigi Frati – arriva dalla facoltà di Medicina, di cui è preside. Il neo Magnifico avrà l'onere e l'onore di guidare l'ateneo più grande d'Europa e tentare il rilancio dopo anni segnati da scandali e polemiche che hanno travolto a più riprese il suo predecessore. L'ultima, in ordine temporale, riguarda l'abuso d'ufficio che gli viene contestato dalla procura di Roma per aver creato una struttura ad hoc all'interno del policlinico universitario dell'Umberto I dandone la direzione al figlio, Giacomo Frati. Al termine della seconda tornata elettorale, Gaudio, 58 anni, ha avuto la meglio sull'unico candidato rimasto in corsa, il prorettore uscente ed ordinario di Struttura della Materia, Giancarlo Ruocco. Il neorettore, che resterà alla guida dell'ateneo per i prossimi sei anni, ha conquistato 2546 voti, pari al 59,9% delle preferenze. Lunedì scorso, alla vigilia dell' apertura delle urne, gli altri quattro candidati – tra cui anche la prima donna nei 700 anni della storia della Sapienza, Tiziana Catarci – hanno deciso di ritirarsi dalla sfida elettorale dopo il netto distacco accumulato su Gaudio e Ruocco al primo turno. «La Sapienza è un bene del Paese, per i nostri figli e nipoti – le prime parole da rettore di Gaudio –. Tutti devono essere consapevoli di questo e devono contribuire a creare le condizioni di una crescita e di una migliore immagine internazionale». I primi tre passi alla guida dell'Ateneo – dice il Magnifico nella conferenza stampa di presentazione – saranno rivolti al coinvolgimento di tutti i dipartimenti e le facoltà, alla semplificazione delle regole e all'apertura verso l'Europa. Ora bisognerà far dimenticare le polemiche che hanno travolto negli ultimi anni il suo predecessore. «A quello che ci risulta, ci sono state tutte assoluzioni – ribadisce –, ma non bisogna mischiare il piano giudiziario con quello universitario. Noi qui siamo chiamati ad insegnare, a fare cultura». E infine, Gaudio non nasconde la sua apertura verso il finanziamento privato. «Vogliamo modificare i regolamenti interni in modo da poter avere un afflusso anche da parte di realtà esterne, imprenditoriali – sottolinea –. Oggi, per esempio, la Fiat non potrebbe finanziare una cattedra di ingegneria meccanica. Noi questi ostacoli vogliamo rimuoverli». Docente di Anatomia e presidente della Conferenza permanente delle facoltà e scuole di Medicina e Chirurgia, Gaudio si prepara ad affrontare l'ennesima sfida. Ridare alla Sapienza quella credibilità e quella fiducia richieste a gran voce durante la campagna elettorale non solo dai docenti stessi, ma anche dagli studenti, per creare – come dice lui stesso – «una grande università italiana ed europea».

Domenico Palesse (Ansa)

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    Eugenio Gaudio sarà il rettore dell'ateneo per i prossimi sei anni. Ha conquistato 2546 voti, pari al 59,9% delle preferenze

Venerdì, 03 Ottobre 2014 19:36

Nuovo raid contro il "Mustrumu"

REGGIO CALABRIA Un atto vandalico è stato compiuto da sconosciuti nel Museo dello strumento musicale ("Mustrumu") di Reggio Calabria. L'episodio è avvenuto a circa un anno dall'incendio della struttura che provocò molta indignazione. Gli sconosciuti hanno preso un estintore a polvere all' esterno della struttura e l'hanno svuotato sui mobili e sulle attrezzature da esposizione che momentaneamente si trovano nel parco del museo. Il direttivo del Museo ha scoperto l'episodio ed ha presentato denuncia alle forze dell'ordine. 

«Non sappiamo se si sia trattato di un evento isolato, oppure se l'accesso è stato violato più volte». Lo afferma il dirigente del Museo degli strumenti musicali di Reggio Calabria, Ken Curatola. «Abbiamo avviato tutte le procedure - ha aggiunto - per capire se oltre all'effrazione e all'atto vandalico sia stato trafugato qualche strumento musicale, in ogni caso questo e' un brutto segnale di incivilta' che tuttavia non ci fermerà, continueremo a lavorare per riaprire le porte del Museo al più presto, proprio per rispondere con la cultura all'inciviltà».

Il direttore del Museo, Pasquale Mauro, ha evidenziato che «nonostante la struttura sia momentaneamente chiusa, ciò non implica che sia abbandonata né dai cittadini né dalle forze dell'ordine che hanno assicurato una costante attenzione. Invitiamo i cittadini tutti, a segnalare movimenti sospetti intorno all'area del Museo dello strumento musicale, sia nelle ore diurne che nelle notturne».

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    Ignoti sono entrati in azione nel Museo dello strumento musicale di Reggio Calabria, danneggiando alcune attrezzature. L'anno scorso un incendio danneggiò la struttura

REGGIO CALABRIA Le polemiche degli ultimi giorni sulla sua «incompatibilità» non devono averlo impensierito più di tanto: Lucio Dattola, candidato a sindaco per il centrodestra, oggi è stato riconfermato presidente della Camera di commercio reggina incassando 19 preferenze, mentre 6 sono state le schede bianche. Dattola, che è arrivato al quarto mandato consecutivo alla guida dell'ente camerale, per potersi ricandidare ha usufruito di una deroga concessagli dal ministero dello Sviliuppo economico. È caduta nel vuoto, dunque, l'invettiva lanciata pochi giorni fa dal segretario provinciale del Pd, Seby Romeo, che, a proposito di Dattola, aveva dichiarato: «È presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio. Gli abbiamo chiesto di dimettersi ma non ci ha risposto dicendo, invece, che Giuseppe Falcomatà è inesperto. Deve avere una grande concezione del rinnovamento».

s.pel.

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    Il candidato del centrodestra rieletto presidente dell'ente camerale in virtù di una deroga concessagli dal ministero dello Sviluppo economico

COSENZA Il magnifico rettore dell’Università della Calabria, Gino Mirocle Crisci, in relazione alla vicenda giudiziaria che vede interessato il professor Alfonso Nastro, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «L’Università della Calabria è profondamente rispettosa delle leggi e delle determinazioni che, a tutti i livelli, e in rapporto a qualunque argomento, problema o situazione personale, si riflettano sulla sua organizzazione, sul suo buon operato e sulla sua immagine istituzionale. Questa premessa non fa evidentemente eccezione rispetto alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto il professore Alfonso Nastro, e alle gravi decisioni di rilievo penale assunte in primo grado dal Tribunale di Cosenza nei suoi confronti. Ferma restando la valutazione di ordine generale, circa il diritto del professore Nastro a considerarsi innocente fino alla conclusione dell’iter giudiziario in cui è coinvolto, l’Università della Calabria si adeguerà puntualmente, e con immediatezza, alle prescrizioni contenute nella sentenza di condanna, valutando tutte le eventuali azioni a tutela della propria immagine, della credibilità e del prestigio scientifici». 

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    Crisci: «L’Università della Calabria si adeguerà puntualmente, e con immediatezza, alle prescrizioni contenute nella sentenza»

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    - Corruzione, 4 anni al docente Unical

Venerdì, 03 Ottobre 2014 19:16

Pelaggi condannato a due anni e otto mesi

BOLOGNA Il Tribunale di Bologna ha condannato col rito abbreviato Paolo Pelaggi, crotonese vicino alla cosca 'ndranghetista degli Arena, e Fiore Gentile, di Isola Capo Rizzuto (Crotone), a due anni e otto mesi per il reato di tentata estorsione in concorso. Pelaggi è uno dei condannati in secondo grado, a Modena, per riciclaggio e danneggiamenti. A lui sono infatti riconducibili una frode fiscale da decine di milioni di euro realizzata con la sua società cartiera "Point One" di Maranello, e l'esplodere una bomba davanti alla sede dell'Agenzia delle entrate a Sassuolo nel 2006 per cui a breve è prevista la sentenza della Cassazione.
Il giudice per l'udienza preliminare Letizio Magliaro ha accolto la tesi della Dda di Bologna (Pm Marco Mescolini), secondo cui i due avrebbero tentato in concorso di obbligare Luigi Diana, di Casal di Principe in provincia di Caserta, incaricato della costruzione di un'abitazione di Pelaggi a Maranello, nel Modenese, a sottoscrivere una polizza assicurativa contro gli incendi, accordo che poi non è stato firmato. Così, dopo che nel maggio 2007 un incendio doloso ha bruciato il tetto della costruzione, Pelaggi, resosi conto che Diana non aveva stipulato il contratto assicurativo, ha iniziato a minacciarlo telefonicamente di morte. Poi, nello stesso anno, è stato organizzato un incontro a Cologno Monzese cui, oltre a Diana e a Pelaggi, hanno partecipato esponenti della criminalità organizzata campana e calabrese, convocati per dirimere il contrasto.
L'accordo finale prevedeva che Diana non avrebbe più avanzato richieste di denaro per i lavori effettuati per l'abitazione, e Pelaggi non avrebbe chiesto i soldi per la ristrutturazione del tetto. Nello stesso processo davanti al Gup è stata condannata in abbreviato anche Debora Cuomo, moglie di Paolo Pelaggi, a cinque anni per riciclaggio. Le imputazioni sono le stesse del processo madre in cui anche il marito e' stato condannato in Appello. Inoltre il Gup ha, infine, rinviato a giudizio per riciclaggio in concorso quattro fratelli di Pelaggi. 

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    L'uomo, considerato vicino alla cosca Arena, è accusato di riciclaggio e danneggiamenti

Venerdì, 03 Ottobre 2014 19:13

Il sonno della politica

di Paolo Pollichieni

 

Il sonno della ragione genera mostri. Verissimo ma anche quello della politica. Ecco, sarebbe sufficiente che chi in queste settimane ha la responsabilità di indicare al corpo elettorale calabrese una (nuova?) classe dirigente, capace di riaprire cuori e cervelli alla speranza, riflettesse su questo per poter considerare che la partenza è buona. Il Partito democratico, ad esempio, non ci pare abbia compreso fino in fondo cosa emerge dal sondaggio Swg di cui pure mena vanto. Lasciamo perdere, per un attimo, se i calabresi gli daranno la vittoria per merito loro o per l'implosione del centrodestra e la non brillante performance dei pentastellati, almeno in questa fase di allestimento delle candidature. Diamo per scontato che siano i democrat ad apparire più credibili e quindi presentarsi con un gradimento tale da far vincere chiunque dei tre suoi candidati alle primarie. Tutto questo deve spingere verso un abbassamento dei livelli di blindatura delle proprie liste e dei propri programmi, o al contrario deve invitare a meritare sul campo una simile possibile (attenzione, possibile non significa scontata!) apertura di credito? Il sonno della politica genera mostri. È già capitato che l'aver dato per scontato il successo elettorale ha provocato un arretramento rispetto agli impegni che si andavano assumendo con gli elettori. È già capitato che l'esito delle primarie ha poi lasciato spazio a un ribaltamento del dato elettorale che ha visto vincere un candidato che alle primarie era stato battuto o che alle primarie non aveva neppure partecipato. In questi giorni è tornato alla ribalta il “caso De Magistris”, è il prodotto emblematico di cosa capita quando la politica si abbandona al sonno: a Napoli, centrodestra e Pd siedono tra i banchi dell'opposizione. Se qualcuno va pensando che un incontro politico-programmatico con il Nuovo Centrodestra sia una scorciatoia per vincere a mani basse, rischia di svegliarsi dal sonno per confrontarsi con un Masaniello al potere.

Il che, in verità, non necessariamente dovrebbe essere un dramma, ma certamente sarebbe un colpo mortale alla credibilità dei partiti. Siamo innamorati dei partiti? Fin quando si vuole essere culturalmente legati alla democrazia è inevitabile. È la ragione per cui le nostre cronache, in questo numero, si incaricano di far emergere la confusione, l'incertezza e l'indeterminazione che oggi sta attraversando l'intero mondo politico calabrese. Si dice una cosa, se ne pensa un'altra e si finisce col farne un'altra ancora. Risultato: la Calabria rischia di uscire da un tunnel terribile – quale è stato quello creato dalla stagione scopellitiana e dal “modello Reggio” – per infilarsi in un nuovo tunnel non meno buio e pieno di rischi. Tra un tunnel e l'altro, però, c'è una terra e un popolo stremati. I nostri giovani scappano e quelli che restano non sempre lo fanno per libera scelta. Non è l'emigrazione delle braccia, stavolta tocca ai cervelli. La credibilità del sistema istituzionale locale è inchiodata al suo minimo storico.

La 'ndrangheta osserva tutto questo sorniona e «dialoga con tutti, ma proprio tutti», per come ammonisce il procuratore della Dda di Reggio Federico Cafiero de Raho parlando in commissione Antimafia. I sondaggi di questo non si occupano. Né quelli che danno vincente Mario Oliverio, né quelli che ribaltano tale pronostico e danno la vittoria a Gianluca Callipo. Così il centrosinistra resta dilaniato in vista delle primarie. Il centrodestra rimane imbrigliato dai desiderata di Francesca Pascale e da quelli di Raffaele Fitto. Il Movimento 5 Stelle è fermo al palo: ha trovato un candidato, ma non ha risolto le spaccature romane. Non bastasse ecco che irrompe sulla scena Pippo Callipo, quasi a sancire la sua diversità dal giovane Gianluca e comunque pronto a ribadire che i partiti storici non sono in sintonia con i problemi della Calabria e dei calabresi. Una situazione che un fine analista di scuola cossighiana, come il senatore Paolo Naccarato, sintetizza così: «Alla fine, in Calabria vincerà il miglior perdente». È quello che ci serve in questo delicatissimo momento storico? Assolutamente no, eppure in casa del Pd lo sport più praticato resta quello di guardarsi l'ombelico e pensare che tutto si chiude nel superamento delle dispute interne. Stretto tra un partito locale che non lo segue e un partito nazionale che non lo capisce, Ernesto Magorno non trova di meglio che invitare a «stare come i ricci nel bosco». Richiama gli aculei di cui ognuno è dotato, ma fa il torto di pensare solo alla sopravvivenza e non alla crescita. Restando all'esempio che ha scelto, Magorno farebbe meglio a prendere in esame la variante che riecheggia una spiritosa lezione di biologia: «Come avviene la riproduzione dell'istrice? Con attenzione, professo', con molta attenzione». Appunto.

Venerdì, 03 Ottobre 2014 17:47

I loieriani divisi tra Callipo e Oliverio

Non ci sono precisi ordini di scuderia e, dunque, Autonomia e diritti lascerà libertà di espressione ai suoi iscritti per le primarie del centrosinistra in programma domenica. Il movimento guidato dall'ex governatore Agazio Loiero non ha trovato l'unanimità sul sostegno da dare a un candidato tra Gianluca Callipo e Mario Oliverio. La maggioranza di Ad era per convergere sul giovane sindaco renziano ma davanti alle resistenze di alcuni dirigenti di primo piano della provincia di Cosenza e di Catanzaro, a Loiero non è rimasto altro che prendere atto della situazione e non vincolare i suoi a una decisione. Con i fedelissimi, Loiero, si è comunque lasciato andare soltanto a una considerazione: «Chiunque vincerà le primarie, prevarrà pure alle elezioni». È chiaro che dietro tale scelta c'è la volontà di non creare fibrillazioni e malumori alla vigilia della composizione delle liste. Loiero è convinto di riuscire a ripetere quantomeno l'exploit del 2010, quando Autonomia e diritti riuscì a portare a Palazzo Campanella quattro rappresentanti. In ogni caso, l'ex governatore ambisce a diventare la seconda forza del centrosinistra dopo il Pd. È certo, comunque, che Loiero non sarà in campo. L'annuncio ufficiale è arrivato nelle scorse settimane: «Con la politica attiva ho chiuso. Resto in campo solo per dare una mano e favorire l'affermazione di una nuova classe dirigente». Che dovrà «ricostruire» la Calabria «dopo i disastri» ereditati dalla giunta di centrodestra guidata da Scopelliti: «Hanno voluto dare l'impressione che tutto continuasse come prima, dando l'idea di una semplice cessione a tempo del potere alla Stasi. Da noi lo Stato appartiene al principe, non il contrario. Il risultato è che della Calabria, in Italia, si parla sempre meno».

an. ri.

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    L'ex governatore evita forzature e lascia libertà di espressione agli iscritti di Autonomia e diritti. Sullo sfondo la preoccupazione di tenere unito il movimento in vista delle elezioni

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