Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 07 Ottobre 2014

È alla vigilia dell’inizio di un nuovo procedimento a carico che l’ex consigliere comunale della lista “Alleanza per Scopelliti” Dominique Suraci  può iniziare a sperare di assistere ai dibattimenti che lo vedono imputato da uomo – almeno temporaneamente – libero. La Cassazione ha rinviato a un nuovo esame del Tribunale della Libertà di Reggio Calabria l’ordinanza di custodia cautelare che nell’estate 2012 ha spedito in carcere il politico perché accusato di essere per i clan  il riferimento imprenditoriale nella grande distribuzione.  Accuse che per la Suprema Corte non sarebbero poi così circostanziate: l’annullamento con rinvio è stato disposto infatti dai togati non sul venir meno delle esigenze cautelari, ma dei gravi indizi di colpevolezza. Una decisione pesantissima, che rischia di gravare quanto meno su uno dei processi che lo vede imputato, Assenzio - Sistema, nei mesi scorsi già azzoppato da un’altra decisione della Cassazione, che ha fatto cadere l’aggravante mafiosa a carico degli imprenditori Giuseppe e Barbara Crocè, fra i principali coimputati di Suraci. Toccherà attendere le motivazioni per comprendere cosa dell’impianto accusatorio costruito dal pm Musolino non abbia convinto i supremi giudici e il verdetto del Tribunale della libertà per la definizione della posizione di Suraci, ma nel frattempo sembra siano state accolte le ragioni dei legali del politico – gli avvocati Francesco Albanese e Giovanni Managò -  che nel proprio ricorso avevano sostenuto che «il TDL ha fornito una motivazione manifestamente illogica in merito alle censure difensive che, sulla base dei risultati della consulenza tecnico – contabile a firma del dott. Bernardo Femia, dimostravano l’infondatezza della ipotesi accusatoria per come descritta nel capo di imputazione». A parere dei legali, Il Tribunale non ha indicato "fatti", ma avrebbe «svolto una valutazione astratta sulla consistenza del potere imprenditoriale dell'indagato che viene definito quale soggetto colluso con la 'ndrangheta. Valutazione, questa, che invece avrebbe dovuto essere riempita di contenuti concreti rivolti all'attualità e non riferiti solo al passato».

Alessia Candito

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  • Occhiello

    La Suprema Corte annulla con rinvio a un nuovo giudizio l'ordinanza di custodia cautelare a carico dell'ex consigliere arrestato per mafia

«In Calabria non esistono oggi le condizioni politiche per nuove alleanze politiche e di partito rispetto alle forze sociali e culturali tradizionalmente riconosciute e sperimentate dal centrosinistra». Sembra chiudere le porte a qualsiasi ipotesi di accordo o alleanza con il centrodestra il vicecoordinatore regionale del Pd, Nicola Irto, che con una nota si scaglia contro quei «tentativi che se da qualcuno proposti, verrebbero giustamente e inevitabilmente percepiti non come uno sforzo per uscire dalla crisi che ci attanaglia, ma come il riproporsi dei soliti trasformisti e voltagabbana alla ricerca di spazi di potere, peraltro, oggi, in cambio di nulla». Per Irto, pur prendendo coscienza del processo di scomposizione in atto a destra «nessuna scorciatoia è possibile. Soprattutto in Calabria dove il centro destra ha avuto potere e responsabilità grandissimi che non consentono ora riformulazioni e rimescolamento alcuno». All'indomani delle primarie che hanno incoronato Mario Oliverio come candidato del Pd alle prossime regionali, per il vicepresidente dei democratici calabresi «il Pd deve concentrarsi nella realizzazione di una possibile doppietta vittoriosa a Reggio e in Calabria con Falcomatà e Oliverio, perchè è una discontinuità profonda quella che chiede il nostro popolo angosciato dalla crisi pesantissima in cui il centrodestra l'ha scaraventato». Per Irto dunque «l Pd si deve impegnare a tenere alta una linea che faccia crescere la credibilità della politica per aiutare il riavvicinamento di cittadini e in particolare giovani e donne per costruire una Calabria nuova».

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  • Occhiello

    Il vicesegretario regionale del Pd boccia le aperture al centrodestra: «Con Oliverio e Falcomatà possiamo vincere a Reggio e alla Regione»

È un vero e proprio terremoto quello in atto all'interno del Nuovo Centro Destra calabrese. Dopo l'addio di gran parte dei circoli reggini, cui si sono accodate altre decine di aggregazioni su tutto il territorio calabrese, oggi sono altri 56 circoli, ad autosospendersi per protestare contro il coordinatore regionale Antonio Gentile. «Noi – si legge nella nota diramata dai circoli dissidenti, riconducibili all'area dell'ex governatore Giuseppe Scopelliti e degli ancora fedelissimi come il sottosegretario Dima e i consiglieri regionali Fausto Orsomarso e Nazzareno Salerno - all'inizio di questa esperienza, abbiamo sposato la linea del Ncd perché doveva essere un partito in grado di ricostruire una coalizione forte, unità e vincente, invece oggi registriamo un atteggiamento, politicamente da censurare, da parte del Coordinatore regionale Antonio Gentile». Puro vetriolo all'indirizzo del coordinatore regionale Gentile, che per i dissidenti non opererebbe «per motivi politici ma solo a causa di interessi personali, attraverso modi che appartengono a quella vecchia politica da noi sempre combattuta ».
E pur dicendosi «entusiasti all'idea di poter sostenere un personaggio come Wanda Ferro » – il commissario straordinario della provincia di Catanzaro nonchè vice coordinatrice regionale di Forza Italia oggi ufficializzata come candidata degli azzurri alle regionali – i dissidenti attaccano «registriamo il colpevole ritardo della sua designazione soprattutto a causa di un inspiegabile ostruzionismo da parte del coordinatore regionale di Ncd. Non è tollerabile -accusano- che si arrivi a poco più di un mese dalle elezioni e ci sia chi ancora chi cerca di alzare il proprio prezzo, invece di pensare al fatto che la Calabria ha bisogno di buona amministrazione ».
Per i 56 circoli da oggi autosospesi è «inammissibile anche solo ipotizzare di allearsi con il Pd solo per capricci personali o, peggio ancora, nell'ambito di una strategia con alcuni pupari romani che stanno cercando di far virare il partito verso altre rotte. Purtroppo -concludono- non ravvisiamo più le condizioni per restare all'interno del Nuovo Centro Destra e, alla stregua degli oltre 200 circoli che si sono determinati pochi giorni fa, abbiamo deciso di autosospenderci da Ncd in attesa di comprendere quale sarà la linea del partito».

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  • Occhiello

    Continua la diaspora nel Nuovo centrodestra calabrese in rivolta contro il coordinatore regionale che «non agisce per motivi politici ma solo a causa di interessi personali»

COSENZA Avrebbero sottratto i soldi ai Comuni. Con questa accusa il gip del Tribunale di Cosenza, Carpino, ha rinviato a giudizio gli imputati del processo sulla Sogefil. L'inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Cosenza, Dario Granieri, e dal pm Donatella Donato, ha cercato di fare luce sul “buco” da 15 milioni di euro che ha investito la società di riscossione tributi. Sono stati rinviati a giudizio – l'udienza è stata fissata per il 24 marzo del 2015 -: l'ex presidente del Cosenza Calcio, Mario Nucaro; l'imprenditore Giancarlo D'Agni; Antonio Trovato; Filippo Grandinetti; Roberto D'Andrea e Angelo Rossi. Dovranno rispondere, a vario titolo, di peculato e associazione a delinquere finalizzata al peculato. Hanno patteggiato la pena, invece, Mario Lo Po (2 anni di carcere), Maria Grazia Lo Po (1 anno e sei mesi); Giovanna e Leonardo Trovato (entrambi un anno e sei mesi). Solo nei confronti di Antonio Cerisano è stato deciso il non luogo a procedere. Nel collegio difensivo degli imputati ci sono, tra gli altri, gli avvocati Francesco Cappuccio; Sergio Campanella e Roberto Le Pera. Tra i difensori delle parti civili – diversi Comuni si sono costituiti parte civile – i legali Angelo Mainente, Stefano Antonio Pellegrino e Angelo Caravetta.

 

Mirella Molinaro

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  • Occhiello

    Il gip ha rinviato a giudizio gli indagati dell'inchiesta che cerca di fare luce sul "buco" da 15 milioni di euro che ha riguardato la società di riscossione tributi

Martedì, 07 Ottobre 2014 20:01

Palazzo Campanella continua a legiferare

REGGIO CALABRIA Tutto nell'ultimo pomeriggio. Il consiglio regionale apre i cassetti e, durante l'ultima seduta della legislatura, approva sul filo di lana la "Milleleggi", una sequela di norme e atti ritenuti «urgenti e indifferibili». Locuzione che serve da premessa al via libera di provvedimenti che, in teoria, un'assemblea "sciolta" (dopo le dimissioni del governatore Scopelliti) non potrebbe varare. Si procede comunque, a meno di due mesi dalle elezioni regionali.
Il sipario sta per calare, ma l'assemblea non rinuncia a licenziare nuove modifiche alle legge sui gruppi consiliari e sul loro finanziamento. Ma il dibattito s'infiamma quanto tocca a un altro provvedimento, caldeggiato dall'assessore all'Ambiente Franco Pugliano: una variazione dei bilanci 2015 e triennale a favore del comparto rifiuti per coprire le spese del dipartimento regionale e i costi già sostenuti dagli imprenditori privati attraverso l'aumento delle tariffe ai Comuni. Un modo per scongiurare il blocco del sistema, spiega Pugliano, che rimarca la necessità dell'intervento: «Non devo ricandidarmi, lo dico da cittadino preoccupato per il futuro». Nettamente contrario il Pd. Per il capogruppo Sandro Principe, «non può essere portato all'attenzione del Consiglio un provvedimento che prevede aspetti programmatori e finanziari senza uno straccio di esame di merito delle commissioni. È scandaloso che un'assemblea deliberi un provvedimento che non conosce». No anche di Damiano Guagliardi (Federazione della sinistra): «Non è possibile approvare oggi una legge importante come questa». I lavori si bloccano per quasi tre ore, con l'opposizione decisa a impedire il sì alla legge. Ci riesce, anche perché nel frattempo viene a mancare il numero legale. La legislatura si chiude così, con un'aula deserta e con i pochi applausi finali dei consiglieri rimasti.

 

I PROVVEDIMENTI APPROVATI L'aula dice sì all'"Omnibus agricoltura" (richiesto dal dipartimento Agricoltura, Coldiretti e dal presidente della II commissione Candeloro Imbalzano). Ok a maggioranza (con l'astensione del Pd) anche al rendiconto della Regione che, secondo l'assessore al Bilancio Giacomo Mancini, consentirà di «seguire i consigli della Corte dei conti con un quadro corrispondente». Il democrat Demetrio Naccari sottolinea invece come l'avanzo di amministrazione abbia «superato i 6 miliardi».
Il Consiglio affronta anche la situazione degli "emodanneggiati", persone che si sono ammalate in seguito a trasfusioni o vaccinazioni nelle strutture sanitarie nazionali. Il fondo a loro disposizione viene aumentato di 1,7 milioni di euro, che si aggiungono ai 3 già stanziati durante l'ultimo assestamento di bilancio. Anche se il fabbisogno finale si aggira intorno ai 10 milioni di euro.
E ancora: il Consiglio dà disco verde alla "dichiarazione di assenso" per la donazione degli organi, che verrà inscritta nella carta d'identità e alle "disposizioni transitorie in materia di assegnazioni di sedi farmaceutiche". Il blocco dettato dal provvedimento sui rifiuti lascia fuori tanti altre norme pronte per essere approvate: la legge sull'apicoltura, una nuova norma sul trasporto pubblico locale e una sul riordino delle pro loco. Non c'è più tempo, fine dei giochi. Ma il segretario-questore del Consiglio e membro dell'Ufficio di presidente, Giovanni Nucera – contrariato per il nulla di fatto sulle ultime leggi – sbotta e osa come mai aveva fatto finora: «Talarico in cinque anni non ha mai saputo gestire l'assemblea». Chiuso. Titoli di coda affidati al vicepresidente Nicolò: «Le attività del Consiglio sono concluse».

 

Pietro Bellantoni

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di Antonio Ricchio

 

Inizierà nelle prossime ore la prima missione romana da aspirante governatore per Mario Oliverio. Il nuovo leader del centrosinistra volerà a Roma per definire una serie di questioni aperte. Il viaggio nella Capitale vivrà due momenti-chiave: uno più istituzionale, l'altro più politico. Presumibilmente a Palazzo Chigi, Oliverio avrà un incontro con Matteo Renzi. I due si sono già sentiti nella tarda serata di lunedì ma non sono andati oltre un semplice scambio di battute sulle primarie appena celebrate in Calabria.

Il faccia a faccia servirà invece per definire un'agenda di priorità sulle quali il governo (da un lato) e la nuova giunta regionale (dall'altro) dovranno collaborare. In cima all'elenco ci sono la nuova programmazione dei fondi comunitari e una nuova politica attrattiva per rilanciare il porto di Gioia Tauro. Ma non è difficile immaginare che nelle questioni da trattare rientrino pure la sanità e la riorganizzazione del settore dopo la vacatio determinata dalla fine anticipata dall'esperienza Scopelliti.

La parte politica Oliverio, invece, l'affronterà con Lorenzo Guerini, che detiene le chiavi del Pd da quando Renzi è passato alla guida del governo. Con il vicesegretario dei dem il candidato del centrosinistra affronterà lo spinosissimo tema delle alleanze e della composizione delle liste. L'imperativo che circola al Nazareno è quello di proporre agli elettori calabresi candidati al di sopra di ogni sospetto e perfettamente in linea con i dettami del codice etico varato di recente dalla commissione parlamentare Antimafia. Sul punto non ci sono molti dubbi: tanto Guerini quanto Oliverio non vogliono minimamente prestare il fianco agli attacchi degli avversari e dell'opinione pubblica. Se dubbi permangono, essi riguardano la costruzione di una coalizione che vada oltre gli steccati del classico centrosinistra. Oliverio vorrebbe siglare un'intesa elettorale con l'Udc, anzi con quella parte di dirigenti dello Scudocrociato che non hanno assunto nel corso di questi anni un atteggiamento di subalternità nei confronti di Peppe Scopelliti.

Guerini teoricamente non è contrario all'operazione. Anzi, spinge per andare oltre e replicare in Calabria lo stesso schieramento che a Roma sostiene il governo Renzi. Tradotto: Guerini non sarebbe pregiudizievolmente ostile a un'intesa con gli alfaniani del Nuovo centrodestra. «Non posso mettermi in casa coloro che figurano come i maggiori responsabili dei disastri della giunta regionale», è il ragionamento a fari spenti di Oliverio. Il candidato del centrosinistra vorrebbe avere Tonino Gentile e soci come avversari e non come alleati alle elezioni in programma per il 23 novembre. E del resto un'eventuale alleanza con Ncd potrebbe determinare la rottura con le forze politiche che stanno a sinistra (vedi Sel) del Pd. Oliverio non intende “regalare” vantaggi ai suoi competitor e per questo motivo vorrebbe tentare di recuperare pure un rapporto con gli esponenti della sinistra radicale che hanno deciso di candidare Domenico Gattuso alla presidenza della Regione. Certo, non sarà semplice convincere della bontà di tale linea i vertici del Nazareno. Oliverio dovrà usare tutta la sua forza persuasiva per convincere Guerini a desistere. Non è un caso che Gaetano Quagliariello, coordinatore di Ncd, in queste ore vada ripetendo che l'accordo tra il suo partito e il centrodestra «non è scontato».

In Forza Italia, tuttavia, non hanno molti dubbi sul fatto che Ncd convergerà su Wanda Ferro. Gentile, dal canto, suo continua a invocare solo una condizione: l'esclusione dalle liste civiche dei consiglieri regionali uscenti. L'obiettivo è quello di complicare la vita ai fedelissimi di Scopelliti che stanno lavorando per ottenere una riconferma a Palazzo Campanella. Chiariamoci: un Ncd alleato con il centrosinistra non farebbe disperare la coordinatrice azzurra Jole Santelli, convinta com'è che «con Wanda è arrivato il momento di rinnovare e ricostruire il centrodestra».

In politica due più due non fa (quasi mai) quattro. Vero, onorevole Guerini e senatore Gentile?

Twitter: @AntonioRicchio

Martedì, 07 Ottobre 2014 19:22

Vigna: «Affermazioni prive di fondamento»

COSENZA «I tentativi di contaminare il voto alle elezioni provinciali con affermazioni prive di ogni fondamento rappresentano purtroppo uno spaccato di un sistema di potere che tenta con ogni mezzo di conquistare il consenso». Ad affermarlo è Luciano Vigna, vicesindaco e assessore al Bilancio del Comune di Cosenza.
«Accostare la sospensione del sindaco di Reggio Calabria, legata allo scioglimento per infiltrazioni mafiose, alla situazione finanziaria del Comune di Cosenza – prosegue Vigna – significa diffondere assolute falsità. È bene, pertanto, chiarire le possibili conseguenze del diniego del piano di riequilibrio del nostro ente da parte delle Corte dei conti. Innanzitutto ricordo che vi saranno altri gradi di giudizio e valutazioni che, come nel caso dei comuni di Napoli e Reggio Calabria, hanno successivamente approvato i piani di riequilibrio. Altro elemento sul quale è fondamentale fornire un chiarimento – precisa ancora il vicesindaco – riguarda le responsabilità degli amministratori in caso di dissesto. Il comma 5 dell'articolo 248 del Tuel è estremamente chiaro in quanto evidenzia responsabilità nel caso gli amministratori abbiano determinato danni cagionati con dolo o colpa grave. Nella sostanza, tale ipotesi si configura solo nel caso in cui la Corte dei conti accerti, attraverso un apposito procedimento, che il dissesto è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l'amministratore è stato riconosciuto responsabile. A chi insinua responsabilità dell'amministrazione guidata dal sindaco Occhiuto, evito di ricordare – è la conclusione di Vigna – che il piano aveva e ha come obiettivo il riequilibrio del default dichiarato dalla Corte dei conti al 31 dicembre 2010. Rivendichiamo invece, con forza, il senso di responsabilità grazie al quale abbiamo pagato 130 milioni di debiti ereditati dalle precedenti amministrazioni, stralciato 70 milioni di crediti fasulli e trovato copertura ad un ulteriore buco di 30 milioni. Ai "don Rodrigo"2 della politica e a qualche novello prestanome si chiede almeno un minimo di decenza».

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    Il vicesindaco di Cosenza replica a Ciminelli e Perrone: «Ai "don Rodrigo" della politica e a qualche novello prestanome si chiede almeno un minimo di decenza»

COSENZA È stato ricostruito il percorso ospedaliero di Gianfranco De Cola, 52enne di Terranova da Sibari, deceduto nell'ospedale di Cosenza il 12 luglio 2011. Sono stati i colleghi degli imputati - tre medici dell'Annunziata e un'infermiera - a spiegarlo alla Corte nel corso di un'udienza che si è svolta questo pomeriggio nel foro bruzio. Per la morte di De Cola sono imputati i medici Eugenio De Marco, Francesco Reda, Enrico Napolitano e l'infermiera Rosa Cirillo che dovranno rispondere di omicidio colposo. L'uomo, arrivato in ospedale perché avvertiva dei malori, è stato ricoverato nel reparto di Chirurgia "Docimo" e poi trasferito alla Chirurgia "Falcone" per mancanza di posti letto disponibili. Secondo l'accusa, rappresentata dal pm Domenico Assumma, al 52enne sarebbe stata somministrata una preparazione errata di concentrazione di potassio per endovena. I medici sarebbero responsabili di omesso controllo nei confronti dell'infermiera che avrebbe somministrato la dose errata che - sempre secondo l'impianto accusatorio - avrebbe causato la morte dell'uomo per arresto cardiaco. 

I medici - ascoltati oggi - hanno ricostruito quanto accaduto nei giorni in cui De Cola era ricoverato e, in particolare, il momento in cui il dottore Napolitano avrebbe sospeso la somministrazione del potassio. Sono stati riferiti, inoltre, anche alcuni dettagli tecnici in riferimento alla scheda della terapia compilata dagli infermieri. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 6 novembre quando sarà ascoltato il consulente della Procura, il medico legale Silvio Cavalcanti. 

 

Mirella Molinaro

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    Sentiti in udienza i colleghi delle persone imputate per il decesso di un 52enne di Terranova da Sibari, avvenuto all'Annunziata nel 2011

CATANZARO «Al di là dell'esito finale, le primarie hanno dimostrato che un'altra Calabria è possibile. Oltre 52 mila calabresi, cioé il 42 per cento di chi è andato a votare, hanno dato voce e consistenza politica al cambiamento». Lo afferma, in una nota, Gianluca Callipo, uscito sconfitto dalle primarie del centrosinistra di domenica scorsa. «Un dato - prosegue - che mi rende particolarmente orgoglioso, merito di una straordinaria mobilitazione che ha coinvolto migliaia di persone, alle quali rinnovo il mio grazie. Ora l'obiettivo primario è battere uniti il centrodestra e portare il Pd alla guida della Regione, ma la nostra identità riformatrice non può essere scalfita dal risultato finale delle primarie. Il centrosinistra ha il suo candidato, ma questo non muta di una virgola la nostra convinzione che la Calabria abbia bisogno di un cambiamento radicale del vecchio sistema di potere che l'ha condotta sin qua. Dobbiamo essere noi a vigilare affinché ci sia rinnovamento. Devono essere i 52 mila calabresi che hanno votato per il progetto innescato a livello nazionale da Renzi a farsi garanti di un percorso di cambiamento che rappresenta la strada obbligata. A meno che non si voglia riconsegnare la Regione al centrodestra».

«Infine - afferma ancora Callipo - voglio tornare su una questione che mi sta particolarmente a cuore. Nei resoconti delle primarie, continuo a leggere sulla stampa che la mia candidatura sarebbe stata appoggiata da esponenti politici del centrodestra. Ho più volte smentito in maniera categorica questa presunta notizia, assolutamente priva di fondamento e ormai diventata una sorta di luogo comune giornalistico. Eppure non ci vuole grande sforzo per capire che se fossi stato davvero appoggiato dal centrodestra non avrei avuto problemi a incassare la vittoria. Ma che vittoria sarebbe stata? Non ho mai neppure per un attimo pensato di barattare l'obiettivo di rinnovamento che mi ha spinto ad accettare la candidatura alle primarie - conclude - con un accordo sottobanco con chi ha condiviso con Scopelliti le responsabilitaà dello sfascio calabrese».

 

COSENZA Un noir dalle note drammatiche ma anche dalla forte introspezione psicologica e dai dialoghi intensi. "Scale Model - La donna che uccise due volte" sarà presentato in anteprima assoluta venerdì 17 ottobre al cinema Garden di Rende. Il film è interamente prodotto dalla Open Fields Productions, casa cinematografica indipendente cosentina ed è stato girato in provincia di Cosenza, sui monti della Sila. Sceneggiatura, regia, fotografia, montaggio, produzione e post-produzione sono stati curati dai fondatori della casa cinematografica Fabrizio Nucci e Nicola Rovito, che hanno messo in scena il dramma di una donna che dopo aver scontato 16 anni di carcere per l'omicidio dei genitori torna a vivere sui monti dove si è consumato il delitto. La sua storia viene raccontata da un presentatore in un programma televisivo. La colonna sonora e tutte le musiche sono state composte dai musicisti Mirko Onofrio, della band Brunori Sas e Red Basica, Stefano Amato, e dal chitarrista Aldo D'Orrico.
Dopo i successi ed i riconoscimenti ricevuti lo scorso anno con il lungometraggio "Goodbye Mr. President", il corto "Re di Roma" e le realizzazioni per Lucky Red e The X Factor, Nucci e Rovito hanno voluto mettere in campo e dimostrare la loro professionalità su tutti i fronti. «Abbiamo voluto rendere omaggio alla nostra meravigliosa terra – dichiarano – mostrando, attraverso la fotografia, una Sila dai paesaggi mai visti prima, un territorio dalle straordinarie ed uniche caratteristiche, che sempre più conquista spessore a livello regionale e nazionale».

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    "Scale Model - La donna che uccise due volte", interamente prodotto dalla Open Fields Productions, sarà presentato venerdì 17 ottobre

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