Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 13 Aprile 2017
Giovedì, 13 Aprile 2017 21:00

Cosenza, arrestati due corrieri della droga

COSENZA Due fratelli, accusati di essere "corrieri" della droga, sono stati arrestati dalla Polizia stradale dopo essere stati intercettati lungo l'autostrada Salerno-Reggio Calabria. I due, identificati per Alessandro e Roberto Gelfo, di 27 e 23 anni, trasportavano a bordo dell'automobile sulla quale viaggiavano poco più di un chilogrammo di cocaina. La sostanza stupefacente era contenuta in un involucro occultato nella spalliera di un sedile della vettura. La indagini mirano adesso ad accertare per conto di chi i due "corrieri" trasportassero la droga. I due fratelli sono stati condotti in carcere.

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    In manette due fratelli. Trasportavano più di un chilo di cocaina nascosta nella spalliera di un sedile della vettura

REGGIO CALABRIA La Città Metropolitana, mantenendo l’impegno volto a garantire il funzionamento dell’aeroporto dello Stretto, ha individuato le risorse finanziarie necessarie a sostenere l’esercizio provvisorio della Sogas in liquidazione.  Ad annunciarlo è il sindaco Giuseppe Falcomatà, il quale ha approvato oggi con propria delibera una variazione di bilancio per un importo pari a 250 mila euro, che già venerdì saranno liquidate a favore della società di gestione, per assicurare il funzionamento del “Tito Minniti” anche per i prossimi mesi. «Mantenendo aperto il nostro aeroporto – ha dichiarato il sindaco metropolitano – tuteliamo il diritto alla mobilità di imprese, professionisti, studenti, ammalati, semplici cittadini. Donne e uomini che non possiamo privare di un servizio che riteniamo essenziale per lo sviluppo di un’area che non è solo quella metropolitana, ma va ben oltre i nostri confini, interessando la sponda siciliana dello Stretto e la Calabria intera». Per Falcomatà, «evitare la chiusura dell’aerostazione ci consente di non vanificare quanto fatto in questi ultimi mesi. Ci permette di proseguire quella attività di rilancio che abbiamo messo in campo raggiungendo successi prima insperati. Propria adesso, quando l’intero sistema aeroportuale calabrese si trova in crisi per vicende diverse, la Città Metropolitana non esita ad assumersi responsabilità importanti, consapevole del ruolo che le spetta».

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    Approvata una variazione di bilancio di 250mila euro. Per Falcomatà «mantenendo aperto il nostro aeroporto tuteliamo il diritto alla mobilità di imprese, professionisti, studenti, ammalati, semplici cittadini»

CATANZARO Giancarlo Pittelli lascia Forza Italia, partito per il quale è stato prima deputato e poi senatore, e aderisce a Fratelli d'Italia. A darne notizia è il coordinatore regionale della Calabria di Fratelli d'Italia, Ernesto Rapani, per il quale «Pittelli fornirà un'ulteriore spinta propulsiva a Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, in Calabria. Un politico del suo spessore e della sua esperienza arricchirà ulteriormente il partito». Rapani si dice certo che il "nuovo acquisto" «contribuirà alla crescita del partito in Calabria, che – sostiene - sta registrando continue ed importanti adesioni, segno tangibile che ormai il centrodestra in Calabria siamo noi»

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    Per lui un futuro in Fratelli d'Italia. «Un politico del suo spessore e della sua esperienza arricchirà ulteriormente il partito» sostiene il coordinatore regionale Ernesto Rapani 

Ciò che emerge dall'inchiesta della magistratura sulla società di gestione dell'Aeroporto di Lamezia Terme, è oltremodo preoccupante. Segnala un uso spregiudicato del potere e della rappresentanza pubblica.
Amministratori di una società mista pubblico - privati che considerano questo soggetto imprenditoriale come "cosa propria". In Calabria nel corso degli ultimi 20 anni esempi simili si sono verificati con una progressiva accentuazione dell'uso clientelare del potere istituzionale.
Basta pensare alle varie fondazioni regionali ( per esempio Calabria Etica) istituite per sfuggire ai rigori delle disposizioni di legge sul blocco delle assunzioni negli enti locali. Al di là di come si evolverà la vicenda giudiziaria della Sacal, chi ha nominato i propri rappresentanti nella società, è chiamato a rispondere della pesante responsabilità che si è assunto per avere scelto soggetti privi di qualsivoglia competenza, sulla semplice valutazione del grado di fedeltà e subalternità, adusi comunque ad inserirsi in un sistema di potere marcio e clientelare, cause non ultime dell'affanno di una delle società partecipate più importante della Calabria. A questo modello di comportamento non è estranea la parte privata della Sacal, alla quale si deve quanto meno rimproverare l'acquiescenza e la connivenza al modo di gestire la società. Ora si è ad un passaggio delicato. Bisogna nominare il nuovo Consiglio e il nuovo Direttore per riavviare l'attività della Sacal mentre sono aperte questioni dirette e indirette di massima importanza per il futuro dell'Aeroporto. Basti pensare alla crisi dell'Alitalia che potrà avere riflessi circa i collegamenti di Lamezia con gli scali nazionali, all'abbandono di altre compagnie aeree, alla stessa gestione degli aeroporti di Reggio e Crotone. Per affrontare il complesso di queste problematiche c'è bisogno di mattere all'opera un nuovo Consiglio e un nuovo Direttore non più composti da "amici" o "tifosi politici", ma da manager sperimentati ed esperti del settore dei trasporti. Un nuovo management di alta qualità. Non c'è scritto da nessuna parte che il rappresentante di Comuni, Province, Regioni debbano essere assessori o consiglieri in carica o funzionari e dirigenti degli Enti Locali, privi di competenze, ad esempio, scelti magari anche perché nati a Lamezia, Catanzaro o comunque in Calabria. Si allunghi lo sguardo al di là dei confini daziari e si proceda alla individuazione di soggetti qualificati in grado di garantire lo sviluppo imprenditoriale dell'Aeroporto di Lamezia e un serio rilancio e una corretta gestione di quelli di Reggio e Crotone. Per altro, l'affidamento alla Sacal della gestione di questi due scali, alza e di molto il livello di responsabilità della Sacal. Non siamo alla società unica dei tre aeroporti, ma ad un affidamento. Questo quanto meno impone bilanci separati ed un progetto industriale, questo sì unico e integrato, dei tre aeroporti. Questioni che hanno bisogno di impegni professionali all'altezza del compito e non di pasticcioni della politica. Le risorse umane ci sono. Si guardi alle Università calabresi, si proceda ad un bando nazionale o si affidi a qualche società di "cacciatori di cervelli" la ricerca di manager competenti. In questo quadro si può anche pensare ad una fase transitoria attraverso la nomina di Commissari governativi, possibilmente diversi e più adeguati sotto il profilo della preparazione e della corretta attività,da quelli che per ben due volte abbiamo subito con lo scioglimento dei due consiglio comunali.

*già deputato e consigliere regionale del Pci

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    di Costantino Fittante*

Il presidente della Regione Mario Oliverio, nella sua qualità anche di legale rappresentante della Regione Calabria, quale socio della Sacal spa, ha scritto – informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta - al presidente del Collegio sindacale della Sacal per chiedere, in considerazione «della  grave situazione che si è venuta a determinare per la società a seguito delle dimissioni della maggioranza dei componenti il consiglio di amministrazione nonché delle iniziative giudiziarie che hanno interessato parte del cda» che il Collegio sindacale voglia procedere, «con i poteri di cui all’articolo 2386, ultimo comma, del codice civile, alla convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci ponendo al primo punto dell’ordine del giorno una modifica dell’articolo 10 dello statuto che, in ottemperanza alle disposizioni dell’articolo 11, comma 2, del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), preveda, quale organo di amministrazione, in luogo del consiglio di amministrazione attualmente previsto, un amministratore unico». 

In alternativa – scrive Oliverio – ricorrendo i presupposti di cui al comma 3 dello stesso articolo, «un consiglio di amministrazione di cinque componenti, nonché le consequenziali modifiche degli articoli dello statuto che fanno riferimento all’organo di amministrazione». Le modifiche, secondo il presidente della Regione, si rendono necessarie «al fine di ottemperare alle succitate disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, nonché al fine di garantire una soluzione immediata all’attuale situazione di stallo venutasi a creare in conseguenza della situazione sopra evidenziata».

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    Il presidente della Regione ha scritto al Collegio sindacale per superare la fase di stallo

CATANZARO La mozione Orlando ha qualche problema in provincia di Catanzaro. Nella road map verso il congresso c'è un ricorso – firmato da Nicola Ventura, del coordinamento provinciale di Catanzaro e da Ubaldo Schifino di quello di Crotone – contro la lista guidata da Fabio Guerriero per l'area Catanzaro-Crotone. È stato recapitato alle commissioni nazionale e regionale per il congresso e si regge su tre punti. Il primo: «Non c'è stata alcuna selezione condivisa dai due coordinamenti provinciali per la composizione della lista e del capolista regionale collegati al candidato Andrea Orlando riguardante il collegio unico delle province di Catanzaro e Crotone, con evidente e grave violazione dello Statuto sui diritti degli iscritti e delle norme del regolamento sulla trasparente rappresentanza delle mozioni». Inoltre i candidati «non possono essere designati da una sola parte, del tutto minoritaria, della mozione Orlando, peraltro della sola provincia di Catanzaro, con inammissibile illegittima esclusione dei candidati della provincia di Crotone». Per chiudere, Ventura e Schifino rappresentano anche una strana "intrusione". Si tratterebbe di una «violazione della rappresentanza della mozione Orlando». Questo perché nella lista, al posto numero 3, c'è Salvatore Cosentino, «notoriamente rappresentante del candidato Renzi nella commissione provinciale del congresso di Catanzaro». Questioni da sottoporre ai vertici regionali del partito e anche al Nazareno. Che adesso sono chiamati a decidere.

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    Il ricorso di una parte dei sostenitori del ministro della Giustizia contro la presenza di Salvatore Cosentino. E non è tutto: «Candidati scelti da una sola parte, minoritaria, e senza alcuna selezione»

Tranquilli, alla fine la Calabria, a dispetto di magistrati cavillosi, giornalisti irriguardosi, finanzieri impiccioni, preti rivoltosi e comitati civici legalitari, si salverà. Si salverà anche a dispetto di Ernesto Magorno, segretario regionale del Pd che davanti all'ultima porcata ha deciso di dismettere le vesti di coniglio mannaro e ha sfanculato tutti in quel di Roma.
Non sembrava lui. Del mite Ernesto non c'era traccia: «Adesso basta! Sono una persona per bene. La mia è una famiglia per bene. Non consento altre ipocrisie». L'hanno visto come mai prima: in Transatlantico, al Nazareno, persino dalle parti del Viminale.
È dura svegliarsi ogni mattina con il bollettino delle ultime perdite sul fronte giudiziario: un giorno il teatro, un altro il "doppio click" per i bandi comunitari, poi gli arresti per le frodi olivicole, e quelli di Calabria Verde, a ruota gli avvisi di garanzia per i boschi tagliati abusivamente, persino le telefonate minatorie che di notte partono dalla Presidenza. E ancora, il rosario dei direttori generali "stagionali", quello degli enti commissariati riciclando inquisiti e indagati. Per non dire di quelle presenze ingombranti attorno al governatore o dei tanti clandestini accampati al decimo piano della Cittadella regionale. E intanto sconfitte elettorali su sconfitte elettorali: a Cosenza, a Crotone, al referendum, a Rossano, a Vibo Valentia. E dove si vince, si vince con un Pd clandestino in rotta con quello ufficiale. Anche alle Provinciali di Cosenza è andata così.
Benvenuto tra i reprobi, caro Magorno. Meglio tardi che mai. Potrai scambiare due chiacchiere con il vicepresidente della giunta regionale Antonio Viscomi, lo hai convinto a resistere. Per colpa tua Lorenzo Catizone ha dovuto rimettere in frigo la bottiglia di champagne.
In barba a tutti voi, però, la Calabria si salverà. Siete gente di poca fede, non vedete oltre il vostro naso: Mario Oliverio condurrà tutti alla vittoria. Salverà la Calabria con la 'nduia ed il torrone. Leggete sul sito ufficiale by Mesoraca. Intorno crolla tutto ma la prima notizia è sull'apoteosi Vinitaly dove, sotto il titolo cubitale "VINITALY, PREMIO GOLOSARIO ALLA 'NDUJA DI ROMANO E AL TORRONE DI BAGNARA", si spiega che «la Regione Calabria è stata tra i protagonisti più acclamati del Salone» (ma non era la fiera del vino?). Figli e figliastri (giusto per non perdere l'allenamento) anche nei titoli del sito ufficiale: non si capisce perché la 'nduja è di Romano (che opera ad Acri e non a Spilinga) mentre il torrone è di Bagnara e non di Careri.
Tranquilli tutti, comunque, con la 'nduja e col torrone... salveremo la Regione.

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    di Paolo Pollichieni

CITTA' DEL VATICANO «Oggi, nel cammino, quando arrivavo, c'era gente che salutava: "Ma, viene il Papa, il capo. Il capo della Chiesa...". Il capo della Chiesa è Gesù, eh! Non scherziamo». Così il Papa nell'omelia a braccio nel carcere di Paliano. «Ma il Papa è la figura di Gesù e io vorrei fare lo stesso che Lui ha fatto. In questa cerimonia, il parroco lava i piedi ai fedeli: si capovolge», ha detto Francesco che ha poi compiuto la tradizione della lavanda dei piedi a tre carcerati dell'istituto dove sono reclusi 70 collaboratori di giustizia. Dopo la messa, il Papa - riferisce la Radio Vaticana - si è intrattenuto nel chiostro del carcere con i detenuti. Uno di loro ha eseguito una tarantella dedicata a Francesco che il Pontefice ha ascoltato divertito. Tra i regali che gli hanno donato i detenuti, verdure biologiche dell'orto del carcere, manufatti in legno di ulivo e pientanze in particolare della Campania, della Calabria e della Sicilia. 

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    Verdure biologiche e prodotti della nostra terra tra i regali donati dai detenuti al Pontefice. Che nel carcere di Paliano ha celebrato il rito della lavanda dei piedi

LAMEZIA TERME È una raccomandazione che non si concretizza a stimolare negli inquirenti, che "raccontano" lo scandalo della Sacal attraverso intercettazioni e documenti, la considerazione più amara. Il commento si inserisce nella storia di una sollecitazione di Floriano Noto, imprenditore della grande distribuzione e membro del cda della società, a favore di un suo protégé da inserire, come al solito, nell'elenco dei tirocinanti di "Garanzia Giovani". Noto segnala il nome al presidente Massimo Colosimo che, more solito, si dimostra disponibile a seguire i consigli dei colleghi. L'assunzione, poi, sfuma, ma soltanto perché il giovane ha più opzioni a disposizione e ne sceglie un'altra. Evidentemente ha buoni sponsor. Ma è proprio questo che preoccupa gli inquirenti. Perché «taluni soggetti, nell'ambito del Pon, hanno addirittura avuto la possibilità di scegliere presso quale azienda ospitante effettuare la formazione a spese dello Stato a discapito di centinaia di giovani disoccupati che non avevano alle loro spalle personaggi come gli odierni indagati». Che avrebbero «violentato tutti i principi sanciti dall'articolo 97 della Costituzione». Altro che imparzialità della pubblica amministrazione, a Sacal le valutazioni erano parzialissime.
Per i magistrati lametini non c'è dubbio, siamo davanti a un «sistema di malaffare costituito dalla "raccomandazione", atto illecito, che deve essere necessariamente effettuata da quella lobby di potere che soffoca le speranze di centinaia di persone». Il caso emblematico è quello di un progetto sequestrato dalla Guardia di finanza nella perquisizione del 7 agosto 2015. Si tratta di DDGate, idea sottoposta a Sacal non attraverso una semplice lettera al management (che, probabilmente, nessuno avrebbe letto) ma con due passaggi sintomatici di come procedano le cose in questo spicchio di Calabria che dovrebbe, più di altri, essere aperto al mondo. DDGate potrà anche essere un'idea rivoluzionaria ma, perché qualcuno se la fili, deve sottoporsi a due visti. Il primo avviene nella diocesi di Lamezia. Il caso (che, scrivono i pm, «non assume alcun rilievo di natura penale») emerge nella lettera che correda il progetto. N. A., la persona che lo propone, la invia a Floriano Noto perché se ne faccia sponsor «dopo essersi rivolta al vescovo di Lamezia Terme monsignor Cantafora», scrivono gli inquirenti. Che si chiedono: «Perché non lo ha fatto direttamente indirizzandolo a Sacal invece di passare dal vescovo per poterlo inviare poi a Noto?». La risposta – che appare superflua – serve come riscontro dell'impossibilità di poter lavorare con Sacal senza avere santi in Paradiso. O, male che vada, nella diocesi.

Pablo Petrasso
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    I magistrati: «Senza la raccomandazione delle lobby di potere impossibile ottenere considerazione». Un sistema che «soffoca le speranze di centinaia di giovani». E l'idea DDGate passa prima dalla diocesi di Lamezia Terme

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    - SCANDALO SACAL | I rapporti tra Bevilacqua e Tallini

Riceviamo e pubblichiamo dall'avvocato Armando Chirumbolo, legale di Luigi Muraca:

In merito all'articolo pubblicato in data 13 aprile 2017 recante il titolo "Scandalo Sacal | I rapporti tra Bevilacqua e Tallini" il sottoscritto dottor Luigi Muraca, nato il 14 gennaio 1968, dichiara di essere assolutamente estraneo ai fatti in esso riportati e che in riferimento al nominativo Luigi Muraca, riportato nel medesimo articolo, trattasi sicuramente di omonimia.

Tutti i dati contenuti nell'articolo, inclusa la data di nascita di Luigi Muraca, sono tratti dalla richieste di applicazione di misure cautelari firmata dalla Procura di Lamezia Terme. (ppp)

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    Il consigliere comunale di Lamezia Terme: «È certamente un caso di omonimia»

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