Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 04 Aprile 2017

TORINO Sono accusati di lesioni, sequestro di persona e tentata estorsione i titolari di un maneggio e di una scuola di equitazione di Caluso arrestati dai carabinieri della stazione locale, in provincia di Torino, che hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal gip del tribunale di Ivrea. I due sono Camilla Cassina, 29 anni, e Salvatore Carvelli di 63, convivente e originario di Cotronei, in provincia di Crotone. La vittima dell'aggressione, una vera e propria tortura durata ore, è uno stalliere e istruttore di equitazione. Dopo l'intervento dei carabinieri, questa mattina, è stata la volta delle ruspe che hanno cominciato a scavare in un terreno attiguo al maneggio: si sospetta infatti che sotto il prato possa celarsi una "fossa comune" piena di carcasse di cavalli. Sicuramente, invece, è stato trovato uno strumento per somministrare scariche elettriche ai cavalli, oltre a numerosi farmaci scaduti.
Nel corso delle indagini, infatti, i carabinieri hanno scoperto una serie di inadempienze e irregolarità anche nei certificati che risultano in numero maggiore degli animali presenti. Sono 37 gli animali di cui è in corso l'identificazione attraverso la documentazione trovata.
Le indagini sono iniziate dopo un controllo nel maneggio del Canavese, il 16 febbraio scorso, da parte delle guardie zoofile messe in allerta da alcune segnalazioni di maltrattamenti. Durante quel controllo si era presentata anche una troupe di Striscia la notizia. Dopo quel blitz lo stalliere è stato picchiato a bastonate per ore e accusato di aver avvisato le guardie zoofile. Una vera e propria sessione di torture: i due, secondo le accuse, hanno chiuso l'uomo nella stalla e lo hanno preso a bastonate, poi lo hanno appeso per i piedi e continuato a picchiarlo finché non è svenuto. Hanno proseguito le sevizie servendosi anche di un "torcinaso" usato di solito dai veterinari, poi gli hanno rotto entrambe le braccia. Gli arresti sono avvenuti in collaborazione il personale del Nucleo investigativo di Polizia ambientale e forestale dei carabinieri di Torino.

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    Il dipendente del “maneggio lager” denunciato da Striscia la notizia preso a bastonate, appeso per i piedi e picchiato. Salvatore Carvelli, originario di Cotronei, e la sua convivente gli hanno rotto entrambe le braccia

CATANZARO Massimo Scura replica con una comunicazione stringata alla conferenza stampa del dirigente generale del dipartimento Tutela della Salute Riccardo Fatarella. Poche righe che – per il commissario al Piano di rientro – smontano le osservazioni e le censure del manager regionale. Innanzitutto «le considerazioni del professor Fatarella in merito alla legittimità dl Dca 50/17 sono totalmente infondate come si può elementarmente dedurre dalla lettura del decreto di nomina del Commissario ad acta da parte del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2015 che recita che il Sub Commissario ha "il compito di affiancare il Commissario ad acta nella predisposizione di provvedimenti da assumere in esecuzione dell'incarico commissariale" e non certo diritto di veto sull'azione del Commissario». Come dire, non serve la firma di Andrea Urbani perché un decreto come quello che sblocca le assunzioni sia ritenuto ricevibile dalle strutture regionali: basta la sottoscrizione del commissario. Ulteriore conferma della lettura giuridica di Scura: «È singolare che Fatarella abbia pubblicato il Dca 109/2015 che riguardava la revoca di un decreto adottato dallo stesso Fatarella, pur essendo firmato dal solo commissario e ora si comporti in modo difforme». In quel caso la firma di Urbani non c'era ma al dipartimento Tutela della Salute non hanno fatto una piaga. «Non penso ci sia altro da aggiungere – chiosa Scura – se non ricordare che ognuno, compresi i direttori generali e i commissari delle aziende, ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità. Io le mie me le sono assunte».

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SPEZZANO PICCOLO La crisi della democrazia, il futuro del paese, la libertà di voto in Calabria. Temi gravi e attualissimi che hanno appassionato un folto gruppo di giovani a Spezzano Piccolo, nella suggestiva casa-museo dove visse il ministro Fausto Gullo, autore nel dopoguerra della riforma agraria.
A confrontarsi sono state tre personalità molto diverse per storia e appartenenza: Franco Laratta del Pd, Wanda Ferro di Forza Italia, Enrico Caterini docente Unical.
Timori, rischi e preoccupazioni per le condizioni della democrazia, per la fine dei partiti, per l'estrema debolezza della politica. I tre relatori hanno tracciato un approfondito bilancio di una crisi che è iniziata oltre 20 anni fa e che ora ha raggiunto il culmine.
L'appello di Laratta è alla partecipazione: «La democrazia si salva con la partecipazione. C'è bisogno di una profonda revisione del sistema politico e democratico, c'è bisogno di riforme profonde per fermare estremismi e populismi. E poi c'è da trovare metodi veramente democratici di selezione della classe dirigente. Oggi del tutto inadeguata. La democrazia muore laddove non c'è giustizia, libertà e uguaglianza».
Per Wanda Ferro «la democrazia dei partiti non ha saputo liberare la gente dal bisogno. Dobbiamo liberare la gente dalle catene perché possa scegliere liberamente. La politica ha fallito nel momento in cui la maggioranza dei cittadini non va più a votare. Ma il grande male che sta distruggendo la democrazia è la corruzione. Ai calabresi abbiamo tolto anche la speranza».
Poi l'appello finale del prof Caterini: «Occorre stare in prima linea se vogliamo salvare la democrazia».

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    Dibattito a Spezzano Piccolo con la consigliera regionale di Fi, Franco Laratta e il docente Enrico Caterini. L'ex deputato pd: «Servono metodi efficaci per scegliere la nuova classe dirigente»

Martedì, 04 Aprile 2017 19:35

«L'Udc non è un partito di traditori»

CATANZARO Il percorso per una coalizione di centro si è interrotto «non per colpa dell'Udc». E il «ritardo nell'ufficializzazione del candidato a sindaco» e «i malumori dei nostri candidati nelle liste che avrebbero dovuto supportare Antonio De Marco, ci hanno spinti a rivedere unitamente agli amici del Psi e Idv la nostra posizione, scegliendo l'onorevole Ciconte». È quanto sottolineano il segretario cittadino Udc di Catanzaro Tony Sgromo e il segretario provinciale di Catanzaro Tommaso Brutto all'indomani dal ritiro della candidatura a sindaco di Antonio De Marco. «Avremmo voluto continuare nella nostra campagna elettorale in vista dell'elezione del nuovo sindaco di Catanzaro e non dovere rispondere a sterili polemiche che potrebbero avvelenare il clima politico che certo, non ha bisogno di ulteriore legna al fuoco - osservano -. Purtroppo e diciamo purtroppo, la conferenza stampa di quello che avrebbe dovuto essere il nostro candidato per la rinascita di Catanzaro, ha voluto addebitare responsabilità a chi aveva accolto con entusiasmo la sua investitura voluta da in nostri alleati di Catanzaro da Vivere». «Occorre in ogni caso fare una breve disamina sul percorso che si era intrapreso e si è interrotto, certamente non per colpa dell'Udc - sottolineano -. Già nei primi mesi del 2017 avevamo sollecitato gli amici dell'allora Ncd a rendere noto il nome del candidato sindaco che avrebbe guidato la nuova coalizione di centro e per poterlo fare conoscere alla Città unitamente a quel programma che avrebbe consentito la rinascita di Catanzaro città capoluogo di provincia».
«Purtroppo - aggiungono Sgromo e Brutto - il ritardo nell'ufficializzazione del candidato a sindaco e, ascoltando i malumori dei nostri candidati nelle liste che avrebbero dovuto supportare Antonio De Marco, ci hanno spinti a rivedere unitamente agli amici del Psi e Idv la nostra posizione, scegliendo l'onorevole Ciconte persona non certamente legata ad estremismi ma, persona notoriamente democratica e con un percorso politico incentrato su quei valori democratici e di ampia apertura verso tutti i ceti sociali, fondamentali in questo momento di grave crisi che la nostra città vive rivolgendo l'attenzione verso chi soffre in maniera particolare». «Nel corso della sua conferenza stampa, De Marco ha inteso offendere anche i consiglieri comunali uscenti che hanno intrapreso un percorso politico differente distinguendosi da quel piccolo centro di potere rappresentato da chi oggi governa la Città, definendoli addirittura "cancro della città"», proseguono. «Al contrario - affermano - chi oggi ha deciso di sposare il nuovo cammino che anche noi abbiamo deciso d'intraprendere, è animato esclusivamente dal desiderio di dare finalmente quel contributo necessario per "far rinascere Catanzaro" facendola uscire dall'isolamento rispetto alle altre città della Regione e, far sì che possa riconquistare il ruolo che è suo, di città guida della nostra disastrata Regione». «Abbiamo voluto pertanto, esclusivamente chiarire i fatti per come realmente accaduti e, respingere ogni accusa che vuole fare apparire l'Udc come il partito dei traditori e di chi cura interessi personali - concludono - nel mentre siamo solo ed esclusivamente impegnati a dare finalmente alla nostra Città una guida democratica e aperta al confronto con tutte la realtà sociali, augurando le migliori fortune al nostro amico Antonio De Marco».

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    I segretari cittadino e provinciale Sgromo e Brutto spiegano il "no" alla candidatura di De Marco per le comunali di Catanzaro: «Grave che abbia definito i consiglieri "cancro della democrazia"»

CATANZARO La difesa del suolo, il dissesto idrogeologico, la risorsa idrica e la diga sul fiume Melito nel comune di Gimigliano sono stati gli argomenti al centro della convention organizzata dal Consorzio di bonifica Ionio catanzarese. «I temi al centro del nostro incontro - ha esordito Grazioso Manno, presidente del Consorzio - sono la chiave di volta per garantire in maniera chiara e propositiva sviluppo e occupazione. Stiamo vivendo un momento di grande crisi; per questo serve il coraggio di proporre, protestare, di denunciare e essere determinati». Nel documento presentato dai componenti della deputazione amministrativa del Consorzio, dal titolo "Non promesse, ma sfide da affrontare", si fa riferimento alla Legge regionale sui consorzi che prevede gli ambiti di competenza degli stessi. «Purtroppo - ha sostenuto Manno - questa legge non è stata mai completamente attuata, ma nonostante la spending review, siamo andati avanti con il nostro lavoro. Per questo reclamiamo il nostro ruolo nella messa in sicurezza del territorio». Manno ha anche parlato approfonditamente della diga sul Menta e delle «opportunità occupazionali, e non solo, che l'impianto, per il quale è necessario un rifinanziamento, produrrebbe nell'area centrale della Calabria «modificandone - ha detto - totalmente il volto. La diga, infatti, potrebbe risolvere numerosi problemi e sarebbe un contributo fondamentale allo sviluppo dell'agricoltura, turismo, commercio e artigianato con indubbi vantaggi occupazionali in questi settori».

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    Difesa del suolo e dissesto idrogeologico al centro della convention del Consorzio Ionio catanzarese. «Nonostante la spending review, siamo andati avanti con il nostro lavoro. Per questo reclamiamo il nostro ruolo nella messa in sicurezza del territorio»

VIBO VALENTIA Nella tarda serata di lunedì un giovane con il volto parzialmente coperto, simulando di avere un'arma sotto i vestiti, ha tentato di rapinare due centri scommesse a Vibo: il primo "Las Vegas" situato sulla statale 18 e l'altro "Intralot" situato in pieno centro cittadino, in via Dante Alighieri. In entrambi i casi il solitario rapinatore non è riuscito nell'intento a causa della prontezza dei titolari delle sale, che sono riusciti ad isolarsi chiudendo le porte interne dei rispettivi locali. Il giovane, però, ha preso di mira un terzo locale: il centro "Snai", situato in via Carlo Parisi, dove, contrariamente ai primi due tentativi, il giovane è riuscito a farsi consegnare la somma contante di circa mille euro. Personale della Squadra mobile vibonese, diretta dal vicequestore aggiunto Tito Cicero, è immediatamente intervenuto sul posto ed ha avviato le prime indagini. La visione delle immagini videoregistrate dagli impianti a circuito chiuso dei centri scommesse presi di mira ha quindi permesso di identificare il probabile autore delle tre azioni delittuose. Si tratta di un 25enne vibonese, Raffaele Barba, con precedenti penali che, subito ricercato presso la sua abitazione, non è stato rintracciato. In considerazione del fatto che fosse altamente probabile che l'autore delle azioni criminose si fosse allontanato con la sua autovettura, sono state immediatamente attivate le ricerche del veicolo che è stato presto rintracciato a Soriano Calabro. Essendo a tal punto evidenti, secondo la polizia, i gravi indizi di colpevolezza della persona individuata, ed essendo concreto il pericolo che lo stesso potesse darsi alla fuga, dato che si era già allontanato da Vibo cercando di far perdere le proprie tracce, si è proceduto al fermo di polizia giudiziaria del giovane che quindi, dopo tutti gli adempimenti di rito, è stato accompagnato in carcere.

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    Il giovane, individuato grazie alle immagini della videosorveglianza, aveva tentato di rapinare tre esercizi commerciali nella tarda serata di lunedì

COSENZA «Non prendemmo atto della transazione con Mario Campanella perché Gianfranco Scarpelli, che era direttore generale e che l'aveva firmata, disse di non farlo». Lo ha riferito, ai giudici del Tribunale di Cosenza, Giovanni Lauricella responsabile dell'ufficio legale dell'Asp. Lauricella è stato ascoltato come testimone nel corso del processo a carico dell'ex commissario dell'Asp, Gianfranco Filippelli, accusato di abuso d'ufficio. La vicenda riguarda l'assunzione del giornalista Mario Campanella. Le indagini sono partite da un esposto presentato dal giornalista Campanella, difeso dall'avvocato Sergio Campanella, in attesa di stabilizzazione da parte dell'Asp di Cosenza dopo la vittoria in diversi contenziosi. In particolare, secondo l'accusa in una delibera dello scorso 7 ottobre Filippelli revocò la conciliazione giudiziaria firmata davanti al giudice del lavoro di Cosenza tra il giornalista e il direttore facente funzioni dell'Asp, Luigi Palumbo, nella quale si riconosceva a Campanella il diritto alla stabilizzazione in cambio della rinuncia a ogni pretesa economica per decine di migliaia di euro. Campanella ha impugnato l'atto e ha presentato denuncia in Procura.
La conciliazione era stata decisa dopo che il Tribunale di Roma aveva dato ragione all'Inpgi, in un contenzioso contro l'Asp, condannando l'azienda al pagamento di circa 30mila euro di contributi poiché le prestazioni di Campanella erano state riconosciute come subordinate. Una conciliazione che Filippelli avrebbe confermato con un altro documento emesso il 24 giugno, come si evince dalla delibera che ha poi revocato. Per il giudice la transazione non poteva essere revocata in autotutela con la delibera incriminata.
Il collegio (presieduto da Enrico Di Dedda, a latere le colleghe Formoso e Granata) ha ascoltato i primi due testi della Procura. Dopo Lauricella è stato sentito Giuseppe Brogno, anch'egli dirigente dell'ufficio legale dell'Azienda sanitaria provinciale.
Lauricella, che firmò l'atto conciliatorio come direttore dell'Ufficio legale, rispondendo alle domande del pm Giuseppe Visconti, ha precisato che egli stesso aveva chiesto a Scarpelli di prendere atto dell'accordo e che il dg (poi rimosso il 24 novembre 2014 dal generale Pezzi per la vicenda degli incarichi legali esterni) non avrebbe dato alcuna motivazione al diniego.
Brogno, incalzato dalle domande del pm Visconti e dal legale del giornalista, Sergio Campanella, ha smentito di avere espresso «dubbi sulla conciliazione. Fu Filippelli che, dopo averne ribadito la validità, con una lettera firmata il 24 giugno, mi chiese un consiglio su come cambiare impostazione e gli dissi di rivolgersi a un legale esterno». L'avvocato Nicola Rendace, difensore di Filippelli, ha chiesto a Lauricella di precisare alcuni passaggi relativi alla transazione.
L'avvocato Sergio Campanella ha ricordato come l'atto transattivo che prevedeva il diritto alla stabilizzazione del giornalista fosse stato riconosciuto come privo di illegittimità dalla Procura e dal gip Alfredo Cosenza. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 6 giugno.

mi. mo.

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    La testimonianza di Lauricella e Brogno. «Non prendemmo atto della transazione perché il dg Scarpelli, che l'aveva firmata, disse di non farlo»

CATANZARO «Ha del tragicomico quello che sta accadendo sulla questione sanità in Calabria». È quanto afferma il consigliere regionale Mario Magno del gruppo misto che aggiunge: «Il dirigente generale del dipartimento tutela alla salute della Regione Calabria, Riccardo Fatarella, in una conferenza stampa, ha contestato il "decreto 50" emanato il 14 marzo scorso dal Commissario ad Acta Scura, relativo all'assunzione di 600 figure professionali in tutto il sistema sanitario regionale. Il decreto sarebbe illegittimo in quanto mancherebbe la firma del sub-commissario Andrea Urbani».
«Quanto accaduto – osserva - è segno evidente del corto circuito che si è creato tra il presidente Oliverio e il dipartimento alla tutela alla Salute da una parte e la struttura commissariale dall'altra. Gli unici danneggiati sono i cittadini, il vero anello debole di questa triste vicenda. Già nei giorni scorsi, il Ministro Lorenzin – sottolinea Magno - aveva denunciato il mancato raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza in cinque regioni, tra cui la Calabria. Da una parte, i commissari, nominati dal governo che tagliano le spese e i servizi, dall'altra la Regione che, nominando i direttori generali, ha un'evidente responsabilità nella gestione della sanità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un intreccio di burocrazia e poteri che penalizza i cittadini, abbassando sempre di più i livelli di assistenza sanitaria in Calabria. È arrivato il momento – conclude Magno – di farla finita con questi colpi da teatro. Non sono percepiti da nessuno e non fanno altro che allontanare i cittadini dalla politica».

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    Il consigliere regionale di Fi: «Il cortocircuito tra Oliverio e i commissari danneggia i cittadini»

ROMA La Banca d'Italia, con provvedimento del 31 marzo 2017, ha disposto lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e di controllo della Banca di Credito Cooperativo di Cittanova SC con sede in Cittanova e la sottoposizione della stessa alla procedura dell'amministrazione straordinaria. È quanto si legge sul sito dell'istituto di credito. Secondo alcune fonti finanziarie all'origine della misura ci sarebbe non il dissesto dei conti della banca ma la sospetta infiltrazione della criminalità organizzata. Con il medesimo provvedimento, spiega ancora il comunicato, sono stati nominati i commissari straordinari, Claudio Giombini e Nicola Marotta, e i componenti del Comitato di sorveglianza, Ferruccio Auletta, Giovanni Mottura e Adriana Petti. La gestione della Banca è da adesso affidata agli organi straordinari, che si sono insediati oggi, 3 aprile 2017, e che opereranno sotto la supervisione della Banca d'Italia. L'adozione del provvedimento di amministrazione straordinaria non comporta alcuna interruzione dell'attività della Banca e pertanto, la clientela può continuare a operare, come di consueto, presso gli sportelli della stessa.

LA FEDERAZIONE DELLE BCC: PIENA COLLABORAZIONE In merito alle notizie relative alla procedura di amministrazione straordinaria a carico delle Banca di Credito Cooperativo di Cittanova, la Federazione calabrese delle Banche di Credito Cooperativo, in un comunicato, «ribadisce la propria piena collaborazione con i commissari dalla Banca d'Italia per una positiva e rapida conclusione dell'intera vicenda, con l'obiettivo di salvaguardare il valore di una Banca locale che da anni svolge un ruolo portante a favore dell'economia del territorio». «La Federazione calabrese delle Banche di Credito Cooperativo - si aggiunge - rassicura i soci e i clienti della banca sul fatto che nulla cambia per quanto riguarda l'esercizio della funzione bancaria, che prosegue senza interruzione. Esprime, inoltre, piena disponibilità ad assistere sotto un profilo tecnico, se ritenuto necessario, i commissari straordinari nello svolgimento del loro mandato e per consentire in tempi brevi il ripristino della gestione ordinaria dell'istituto di credito. La Banca di Credito Cooperativo di Cittanova fa parte del sistema delle BCC che si è dotata nel tempo di strutture e processi che garantiscono la protezione dei depositanti e degli obbligazionisti. La BCC ha continuato a meritare la fiducia di soci e clienti anche nell'ultimo anno, vedendo accrescere la propria operatività, con un total capital ratio superiore al 30 per cento e un livello di coperture sulle sofferenze del 65%».

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    Intervento della Banca d'Italia per una sospetta infiltrazione della criminalità organizzata. Gestione affidata agli organi straordinari

L'Autorità portuale di Gioia Tauro, guidata dal commissario straordinario Andrea Agostinelli, fa il punto sulle attività di indirizzo, progettualità ed esecutive, messe in campo in questo periodo per aumentare le performances dello scalo, «pronto ad affrontare le sfide di mercato all'interno del circuito internazionale dei traffici nel Mediterraneo».
Risponde a questo obiettivo – si legge in una nota dell'Autorità portuale – e assume particolare rilievo, l'acquisizione di un "Sistema di ispezione scanner mobile". Si tratta di uno specifico scanner ispettivo, dotato di elevata tecnologia, che punta ad implementare la sicurezza delle movimentazioni container in porto, incrementandone, nel contempo, la fluidità del transito che acquisisce così maggiore celerità. «Grazie, infatti, alla sua elevatissima capacità di controllo, che a 360 gradi ispeziona strutturalmente qualunque tipologia di merce all'interno del container, sarà possibile – si legge ancora nella nota – rispondere all'esigenza di sicurezza richiesta allo scalo. Allo stesso tempo, si potrà garantire un'accelerazione dei flussi operativi interni al porto, ricercati dal mercato che è in costante evoluzione. Per un importo complessivo di circa 1 milione e 500mila euro, lo scorso 31 marzo è stato sottoscritto il contratto con il gruppo d'imprese nazionali e straniere, particolarmente specializzate nel settore, che si sono aggiudicate la gara. Alla consegna dello scanner, l'Ente attiverà le procedure di stipula di convenzione ad hoc con l'Agenzia delle Dogane che ne avrà il comodato d'uso».
«A seguito di diversi incontri – annuncia ancora l'Autorità portuale – con Rfi e con il direttore di Blg, finalizzati ad ottenere l'autorizzazione fornita dall'Ente, è partita oggi, presso il terminal auto, l'attività di formazione dei treni, adibiti al trasporto delle auto e finalizzata a favorire una migliore funzionalità del terminal. Sarà, infatti, possibile avere un diretto collegamento che offrirà allo scalo un'ulteriore apertura al mercato delle auto che, giungendo a Gioia Tauro, potranno raggiungere l'entroterra, oltre che su gomma, tramite le connessioni ferroviarie in modo più agevole e veloce. Il servizio sarà, in una prima fase, effettuato due volte a settimana, con la possibilità futura di un incremento ulteriore con sei collegamenti settimanali».
Al fine di garantire un più efficiente collegamento con l'entroterra, l'Autorità fa inoltre sapere di aver impresso forte impulso alla conclusione dell'iter di avvio dei lavori di realizzazione del nuovo gate way ferroviario: «Al momento, manca solo un tassello. Dopo aver, infatti, completato e trasmesso, lo scorso gennaio, la documentazione alla Regione Calabria, l'Ente è in attesa di ricevere la verifica di pre-fattibilità d'impatto ambientale dell'infrastruttura. Appena la riceverà passerà, celermente, all'approvazione del progetto definitivo esecutivo, presentato a novembre scorso dalla Sogemar che si è aggiudicata la gara di progettazione, realizzazione e gestione del nuovo terminal intermodale del porto di Gioia Tauro. In attesa, infatti, di ricevere la relativa comunicazione dai competenti uffici regionali, e per accelerare i tempi, l'Autorità portuale ha già individuato, con procedura ad evidenza pubblica, il soggetto preposto alla validazione del progetto. Inserite in una più ampia e organica attività di sviluppo ferroviario del porto, e per rendere velocemente operativo il nuovo terminal intermodale, sono state altresì completate le infrastrutture viarie, che saranno messe a servizio del nuovo terminal ma che rientrano nella programmazione lavori di viabilità per il completamento del comparto nord, finanziati con l'APQ 2010. Rientra, altresì, in questo stesso Accordo di Programma Quadro, ma comunque funzionale al nuovo gate way ferroviario, il miglioramento dell'asta ferroviaria che collega il terminal auto con la stazione di San Ferdinando che immette, successivamente, nella rete nazionale».
Secondo quanto comunicato dall'Autorità portuale maggiore performance allo scalo sarà, altresì, garantita dalla piattaforma informatica multimediale, che interesserà l'intera area portuale ed il suo retroporto. La gara è stata aggiudicata con relativa sottoscrizione del contratto. Si tratta di una piattaforma integrata di servizi informativi all'avanguardia, messa a disposizione degli enti e di tutti gli operatori privati. L'obiettivo è quello di facilitare il trasferimento di documenti e di comunicazioni, per garantire lo snellimento delle pratiche burocratiche che spesso rallentano le procedure amministrative. In questo modo, si avrà, in tempo reale, la conoscenza completa degli atti che contraddistinguono ogni specifica infrastruttura, ente pubblico o azienda privata che gravitano nella zona portuale.
«Nell'ottica di implementare e attirare nuove realtà imprenditoriali, sono stati consegnati i lavori – prosegue la nota dell'Autorità portuale – di realizzazione di un capannone industriale di nuova generazione di 25mila metri quadrati. Sarà destinato ad attività industriali, di deposito, di lavorazione e di movimentazione merci all'interno della zona franca. Ed è proprio di questi giorni l'avvio di specifici incontri con operatori internazionali della logistica integrata ai quali far conoscere le opportunità offerte da questa realtà».
Sono in atto, inoltre, i lavori di dragaggio e di adeguamento della banchina, lungo buona parte del canale portuale. Sono, infatti, in corso le attività di adeguamento della banchina nord, che interessano il tratto E ed il tratto F per 384 metri, con relativo dragaggio dei fondali che omogeneamente raggiungeranno una profondità pari a 14,5 metri. «Nel contempo, a sottolineare l'alta infrastrutturazione dello scalo, sono stati, altresì, realizzati i lavori del tratto D, finalizzati all'adeguamento sismico della banchina e al dragaggio dei fondali, dotati così di una profondità di 17 metri. Aumenta, quindi, l'ulteriore capacità ricettiva del porto di Gioia Tauro, unico in Italia a lavorare, contemporaneamente, tre navi portacontainer di ultima generazione».
Dopo aver approvato la variazione al Piano operativo triennale delle opere 2016 – 2018, l'Autorità portuale di Gioia Tauro fa sapere di aver dato «pieno slancio all'iter di realizzazione delle opere infrastrutturali funzionali al bacino di carenaggio, per fare di Gioia Tauro un hub completo in grado di offrire servizi integrati e rispondenti a tutte le diverse esigenze di mercato». A tale proposito, all'interno di un contesto normativo comunitario in materia di aiuti di stato e di concerto con la Regione Calabria, è stata redatta la relativa scheda di finanziamento. Nel contempo, si è conclusa la procedura, ad evidenza pubblica, con l'aggiudicazione della prima fase di progettazione ed adeguamento tecnico-funzionale della banchina da destinare al bacino di carenaggio.
Alla luce del lavoro svolto il commissario straordinario Andrea Agostinelli ha commentato: «Abbiamo messo in atto un'ampia e complessa attività programmatica ed esecutiva per dotare lo scalo, attraverso anche l'istituzione dell'Agenzia del lavoro portuale, di specifiche realtà occupazionali, accompagnate da un mirato programma di formazione, che è la conseguenza della diversificazione delle attività portuali poste in essere. Non si è, quindi, sprecato nemmeno un attimo di tempo, siamo pronti a lasciare questa nuova realtà e queste nuove opportunità alla prossima "governance"».

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    Il commissario straordinario Agostinelli fa il punto sulle attività messe in atto dall'Autorità portuale: «Non abbiamo sprecato nemmeno un attimo di tempo, siamo pronti a lasciare queste nuove opportunità alla prossima governance»

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