Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 05 Aprile 2017
Mercoledì, 05 Aprile 2017 21:33

Terremoto di magnitudo 3.1 nel Cosentino

COSENZA Terremoto di magnitudo 3.1 in provincia di Cosenza. Il sisma è avvenuto a una profondità di 10 chilometri con epicentro a tre chilometri da Luzzi. La scossa, localizzata dalla Sala sismica dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è stata avvertita anche nei comuni di Bisignano, Acri, Rose e Santa Sofia D'Epiro. Non sono segnalati danni a cose o persone.

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    Epicentro a pochi chilometri da Luzzi e Bisignano. Non sono segnalati danni a cose o persone

Mercoledì, 05 Aprile 2017 21:05

Tentato furto in una casa di cura, un arresto

COSENZA Arrestato a Cosenza un uomo che ha tentato di rubare del materiale informatico all'interno di una casa di cura. I carabinieri di Cosenza lo hanno accusato di furto aggravato dopo averlo colto in flagranza di reato all'interno della casa di cura Villa Ortensia. In quel momento erano presenti alcuni degenti. L'uomo è stato scoperto dal personale sanitario che ha subito avvertito i carabinieri. Il malvivente sarà sottoposto domani al rito direttissimo.

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    In manette un uomo a Cosenza. Ha cercato di sottrarre materiale informatico da Villa Ortensia. Carabinieri avvertiti dal personale sanitario

LAMEZIA TERME Un neonata di appena 17 giorni in imminente pericolo di vita è stata trasportata d'urgenza nel pomeriggio di oggi da Lamezia Terme a Roma con un aereo F900EX del 31/o Stormo dell'Aeronautica Militare. Il velivolo, partito da Ciampino, è atterrato alle 17 all'aeroporto di Lamezia Terme, dove ha imbarcato la culla termica con la piccola paziente, accompagnata dalla madre e da un'equipe medica per l'assistenza durante il volo. Ripartito dalla città calabra, verso le 18.45 l'aereo è atterrato a Ciampino, da dove la neonata è stata trasportata in ambulanza all'ospedale "Bambino Gesù" di Roma. Il trasporto aereo d'urgenza, come accade in questi casi, è stato richiesto dalla prefettura di competenza, attivata dall'Ospedale di Catanzaro a causa della serietà delle condizioni della bambina.

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    La bimba di 17 giorni è poi stata ricoverata nell'ospedale Bambin Gesù della capitale 

REGGIO CALABRIA «Quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intende assumere il ministro dell'Economia Padoan al fine di monitorare la situazione della Banca di Credito Cooperativo di Cittanova a garanzia di quanti, soci e correntisti, hanno sempre agito correttamente e ora sono fortemente preoccupati sul futuro di tale istituto di credito?». Il deputato del Pd Demetrio Battaglia ha presentato una interrogazione a risposta in commissione sulla vicenda della banca cittanovese, "sciolta" dalla Banca d'Italia per presunte infiltrazioni mafiose.
Nell'azione ispettiva di Bankitalia, continua Battaglia, «sarebbero emerse gravi violazioni della normativa antiriciclaggio e un elevato numero di relazioni intrattenute dalla Bcc con controparti interessate da indagini o provvedimenti della Direzione distrettuale antimafia o con soggetti a loro collegati nonché finanziamenti concessi a soggetti sotto indagine ed anche una movimentazione anomala e per importi significativi (circa 25 milioni nell'ultimo triennio, importi inusuali per una Bcc) nonostante il rischio di riciclaggio. La Banca non avrebbe attivato alcuno degli interventi chiesti dalla Vigilanza, inducendo Bankitalia a far scattare appunto l'amministrazione straordinaria, nonostante la Bcc abbia una situazione patrimoniale solida e conti su 8 filiali e 59 dipendenti. La gestione della Bcc è ora affidata ai commissari che si sono insediati lunedì scorso, 3 aprile, e che opereranno sotto la supervisione della Banca d'Italia».

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    Il deputato reggino ha presentato un'interrogazione a Padoan per conoscere le iniziative avviate per garantire i soci. La Bcc della Piana è stata commissariata da Bankitalia per presunte infiltrazioni mafiose

Mercoledì, 05 Aprile 2017 18:38

Il Pil e la camicia della felicità

Pil o Fil? Prodotto interno lordo o felicità interna lorda? Cosa rende più felici? Entrambe le cose, vien voglia di dire, perché se non ci sono i soldi, si può essere altrettanto felici. Una volta (e forse ancora oggi) si diceva che i soldi fanno venire la vista ai ciechi. Ed è vero perché se "senza soldi non si cantano messe" cosa d'altro si può fare? Nelle favole della scuola elementare, ricordo, che c'era un re che era sempre infelice. I genitori avevano fatto di tutto per dare al loro primogenito ed erede al trono quel che gli mancava. Soldi, tesori, ragazze, arredamenti di lusso, vestiti. E niente, il reuccio era sempre infelice. Era nato senza camicia, poverino, erano giunti a questa conclusione. Non sapevano proprio cosa fare. Girando per i loro possedimenti tutti e tre, regina, re ed erede al trono si accorsero che, seduto sotto un albero, c'era un vecchietto che cantava, fischiettava, lavoricchiava, aveva un bel viso, sorrideva. I reali, a quel punto, si chiesero, andiamo a chiedere al contadino come facesse ad essere così felice. Lui non rispose perché non aveva una ricetta e basta. Alla regina venne in mente di chiedergli in dono la camicia per darla al figlio, in cambio di un grosso regalo. Il contadino, aprì la giacca e la regina si accorse che, purtroppo per lei era senza camicia. Che delusione. A quel punto si rassegnarono. «Se non abbiamo trovato la camicia, nostro figlio resterà sempre infelice». E se ne andarono infelici e scontenti. Non è vero che tutte le favole finiscono con il "felici e contenti". Questa favoletta da bambini mi è venuta in mente leggendo le considerazioni sulla giornata mondiale della felicità, indetta dall'Onu, nei giorni scorsi. Non è una vera e propria ricorrenza, ma un'occasione per ribadire che essere felici è un obiettivo che ogni Paese, Regione o piccolo o grande comune deve perseguire. Si vede che la Norvegia o la Danimarca (non c'è stata concordia e noi diciamo la Scandinavia) che si è classificata al primo posto quanto a felicità e benessere hanno tutti motivi per svegliarsi col sorriso sulle labbra. Belle donne, clima di gradimento, funzionamento della pubblica amministrazione, buoni guadagni, scuole efficienti, promesse mantenute dai primi ministri. L'Italia, che pure dagli stessi scandinavi viene invidiata, quanto meno per le vacanze d'agosto (Grethe e Denise di madre scandinava e di padre calabrese, sono felici di fare le vacanze in un posto, dalle nostre parti, non di lusso) si è classificata al 50esimo posto. C'è chi dice al 48°, ma che cambia? E questo su 156 nazioni prese in considerazione. A giudizio del rapporto patrocinato dall' Onu, l'Italia, assieme a Grecia e Spagna, è considerato tra quelli che hanno avuto un tracollo nella qualità della vita media. Meno male che il rapporto sulla felicità è stato fatto su Paesi e non regioni, altrimenti, la Calabria, si sarebbe classificata sicuramente tra gli ultimissimi posti, come sempre accade, in ogni indagine. Anche la classifica del gradimento dei presidenti di Regione, pubblicata dal Corriere della Sera, ci vede al penultimo posto, tra i presidenti del Sud E a seguire i paesi scandinavi? L'Islanda, la Svizzera, i Paesi Bassi,il Canada, la Nuova Zelanda, l'Austria. Anche gli Stati Uniti d'America hanno perso qualche posto per la «percezione di una maggiore corruzione a livello di governo e di business», dice il rapporto. A questo punto, il 48 posto conquistato dall'Italia è grasso che cola! Lo studio quali dati ha guardato? E' presto detto. A parere degli esperti dell'Onu - ha scritto su Repubblica Irene Maria Scalise, che ha studiato il rapporto - si è tenuto conto della cura della persona, la libertà, la generosità,l'onestà, la salute, il reddito. La Norvegia è prima, scalando tre posizioni, rispetto all'anno precedente, perché - secondo l'Università della British Columbia - non è tanto il reddito a determinare la conquista dei primi posti, ma la fiducia reciproca, la generosità ed il buon governo. "Calati junco!". Noi calabresi ci fidiamo l'uno dell'altro siamo generosi? Ed il buon governo, a tutti i livelli, ci sfiora? Certo, secondo Riccardo Illy, già presidente della Regione Friuli, sostenitore del rapporto Onu, «occupazione e disoccupazione hanno un ruolo fondamentale nel plasmare i sentimenti. Avere un lavoro è importante per essere felici e contenti». Gli occupati, è evidente, sono sempre più contenti perché hanno una vita migliore. Secondo Illy, il Pil si è dimostrato inadeguato per misurare la felicità. Ecco perché è meglio il Fil, indice di felicità interna lorda. E' evidente che non è l'economia da sola a renderci felici, ma una serie di altri fattori. Altrimenti l'Uzbekistan o il Nicaragua, non si sarebbero classificati prima di noi. Gli Stati Uniti e la Germania, non sono tra le prime dieci. E' lo stile di vita a far conseguire la felicità, ma aggiungo, anche la scarsezza delle preoccupazioni,che non viene esclusivamente dai soldi, ma dalla mancanza di pensieri e di preoccupazioni, dall'anima. Se altri da te, non ti turbano! Deve passare la tempesta per sentire augelli far festa! E, poi, possibilmente, fare attività semplici e rilassanti, secondo l'Università di Otago, in Nuova Zelanda. Intanto andiamo, in campagna, alla ricerca del contadino fischiettante, che abbia la camicia. E comprandogliela a qualsiasi prezzo. La felicità «deve costare poco, se è cara non è di buona qualità». Lo diceva Chateaubriand!

*Giornalista

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    di Gregorio Corigliano*

REGGIO CALABRIA «L'8,2% è per noi un risultato importantissimo che costruisce per la prima volta una mozione congressuale con una identità da Sud. Non era mai successo nella storia del Partito Democratico». Lo ha detto Michele Emiliano parlando con i giornalisti a margine di una manifestazione a Reggio Calabria.
«È un risultato - ha aggiunto - bellissimo. Noi non siamo una corrente, una struttura che preesisteva al congresso. Siamo nati con il congresso, con una mozione. Ci si incontra, alle volta, per la prima volta, alle manifestazioni congressuali. È una mozione molto forte. Ci riconosciamo guardandoci negli occhi. È un gruppo vero, vivente, fatto di 22mila militanti veri che hanno votato per noi. Sono una parte e non sono agli ordini di capi, capetti e capibastone. Sono militanti liberi».
«Quando il Sud fa da solo, fa per tre. Se aspettiamo che ci vengano a salvare da Roma, abbiamo sbagliato», ha detto ancora Emiliano. «A Roma - ha aggiunto - servono solo i voti e un po' di sostegno nei momenti difficili. Poi, quando devono decidere se darci una mano, se tenere aperto o chiuso un aeroporto, per esempio, da un orecchio gli entra e dall'altro gli esce. Ed è così per la Puglia, la Calabria, la Campania, la Sicilia. Ci auguriamo che questa nostra identità ci consenta di darci da fare per la nostra terra».
«Io ho avuto la fortuna e l'onore di essere il sindaco di una Città metropolitana. A Bari ho lottato a lungo perché questo passaggio si realizzasse. Devo dire che sono molto deluso, perché le città metropolitane, in realtà, sono un po' come i “Patti per il Mezzogiorno”, delle prese in giro», ha aggiunto Emiliano.
«Questi soldi che dovrebbero arrivare, com'è noto - ha aggiunto - arriveranno solo in parte. Hanno posticipato, praticamente, 35 miliardi (Rpt: miliardi) su 46 dopo il 2020 con la regola che dobbiamo però cantierizzare tutte le opere entro il 2019. Quindi una perfetta truffa che è stata perpetrata attraverso la stipula dei “Patti per il Sud”. E naturalmente quando lo denunciamo il sottosegretario Claudio De Vincenti dice che io mento sapendo di mentire. Ma lui sa bene che questi soldi non ci sono e che si realizzeranno solo le opere in realtà già cantierizzate da tempo per i completamenti».
«Parlare così - ha detto ancora Emiliano - è vergognoso perché il Mezzogiorno non merita di essere preso in giro. Se non ci sono i soldi lo si dica. Noi sappiamo fare anche senza soldi. Anzi, abbiamo sempre fatto senza soldi. Ce ne faremo una ragione. L'importante è che si parli con sincerità».

RENZI Emiliano ha poi raggiunto Lamezia Terme, dove era in programma un'altra iniziativa con i suoi sostenitori. «Se Renzi va sotto il 50% e gli altri due candidati alla segreteria del Pd riescono ad avere una buona affermazione – ha affermato ancora –, cambia il mondo e cambia questa idea di partito dell'uomo solo al comando».
«La nostra è una mozione – ha aggiunto – che non ci sarebbe stata se non ce ne fosse stata la necessità. Siamo stati quasi costretti a candidarci per evitare che il congresso si svolgesse tra l'ex presidente del Consiglio e il suo ministro della Giustizia. Un po' come se io avessi fatto le primarie con un mio assessore. Questa ovviamente è costata tanta fatica perché avere 22mila persone che hanno costruito con noi un fronte democratico, persone che prima non conoscevo perché non avevo una corrente, non avevo mai messo il naso fuori dalla Puglia, è un'emozione bellissima. Peraltro vi assicuro che sono tutte persone con un nome e un cognome, esistenti, a differenza delle migliaia e migliaia di tessere che leggo sui giornali che sono tessere fantasma. Quindi, sono molto contento». «Abbiamo allontanato negli anni milioni di elettori che sono andati a ingrossare le fila del Movimento 5 Stelle e ne abbiamo perso altri con la scissione. Per quello che capisco sarebbero contentissimi se ce ne andassimo anche io e Orlando – ha concluso il governatore pugliese –. In questo modo, probabilmente occuperebbero tutte le sedie disponibili. Non si stanno occupando, però, del Paese. Il Movimento 5 Stelle, per quanto interessante sotto l'aspetto sociologico e antropologico, non è ancora pronto però a governare l'Italia. Questo lo sanno più di tutti loro stessi. Quindi è da incoscienti ragionare in termini di potere quando si dovrebbe ragionare in termini di responsabilità».

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    Il candidato alle primarie giudica «importantissimo» il risultato ottenuto nelle convenzioni dei circoli. «Mozione forte di un gruppo che non è agli ordini di capibastone». Le Città metropolitane? «Delle prese in giro». Sulle primarie: «Se Renzi va sotto il 50% finisce l'era dell'uomo solo al comando»

COSENZA «Ho visto mio padre per l'ultima volta il giorno in cui è stato ucciso». Lo ha detto, nell'aula della Corte d'Assise di Cosenza, Giuseppe Iannicelli, lo zio del piccolo Cocò Campolongo, il bambino di soli tre anni ucciso e bruciato in auto nel gennaio 2014, a Cassano allo Jonio, con il nonno Giuseppe Iannicelli e la compagna marocchina di questi Ibtissam Touss. Sul banco degli imputati ci sono Cosimo Donato detto "Topo" e, appunto, Faustino Campilongo detto "Panzetta". I due sono accusati di triplice omicidio. In particolare, secondo l'accusa contestata dalla Dda di Catanzaro, i due avrebbero attirato in una trappola Giuseppe Iannicelli, per conto del quale spacciavano droga, perché divenuto un personaggio scomodo per la cosca degli Abbruzzese e anche per aumentare il proprio potere criminale. Il piccolo Cocò, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza, sarebbe stato ucciso perché il nonno lo portava sempre con sé, come uno "scudo umano", per dissuadere i malintenzionati dal colpirlo. Dopo il triplice omicidio, gli assassini bruciarono l'auto di Iannicelli con all'interno i tre corpi.
La Corte di Assise (presieduta dal giudice Giovanni Garofalo, a latere la collega Francesca De Vuono) mercoledì mattina nel corso di una lunga udienza ha ascoltato per prima il figlio minorenne di Giuseppe Iannicelli, una delle vittime del triplice omicidio. «L'ultimo giorno che ho visto mio padre - ha detto il ragazzo rispondendo alle domande del pm della Dda Saverio Vertuccio (che rappresenta la pubblica accusa assieme al procuratore aggiunto Vincenzo Luberto) - è stato il 16 gennaio del 2014 giorno in cui è stato ucciso: era a casa solo con Cocò e mi disse che mi sarebbe venuto a prendere alle 19 alla sala giochi. Sapevo che doveva andare a Sibari a comprare alcune medicine. A volte papà usciva con la signora marocchina uccisa e con il piccolo Cocò perché diceva che per il suo passato sarebbe stato più vicino con loro accanto. Quella notte quando tornai a casa papà non era in casa e sentivo nei pressi odore di bruciato provenire proprio dalla zona in cui poi è stata trovata la sua macchina. Sentivo odore di carne bruciata ma non potevo immaginare». Il giovane era preoccupato e chiamò la sua fidanzata che era la figlia di Cosimo Campilongo affinché Cosimo lo aiutasse a trovare suo padre: «Arrivarono Cosimo e Panzetta. Era tardi: scesero dall'auto di Donato e mi chiesero che cosa fosse successo. Mi dissero che non avevano visto mio padre. Ricordo che entrambi avevano uno strano odore di benzina e che avevano le mani nere e unte. Li presi in giro per questo odore e mi dissero che avevano rubato nafta. Erano agitati e anche nella macchina di Donato c'era puzza di benzina. Mio padre con loro aveva un rapporto di amicizia: si scambiavano favori. Donato non era molto favorevole alla relazione che avevo con sua figlia. Mio padre gli disse di stare tranquillo e mio padre era un tipo autoritario». Il ragazzo ha ricostruito il giorno dei funerali, i successivi rapporti con i due imputati. Alcuni particolari sono emersi poi in sede del controesame svolto dagli avvocati della difesa, gli avvocati Franco e Cordasco.
È stato poi ascoltato un altro teste, che comprava la droga dai due imputati e che è il nipote di Saverio Magliari, ritenuto il boss di Altomonte dedito al traffico di droga. «Campilongo e Panzetta - ha detto il giovane - si vantavano di spacciare droga anche a Firmo: prima si rifornivano da Iannicelli e poi da Magliari. Magliari diceva che Iannicelli era poco affidabile. Non so perché Magliari non sopportasse Iannicelli ma non gli dava fastidio che lui spacciasse a Firmo. Dopo la morte di Iannicelli, Campilongo e Donato intensificarono i rapporti con mio zio». Il processo è stato aggiornato al prossimo 20 aprile.

Mirella Molinaro
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    Il racconto del figlio di Giuseppe Iannicelli, ucciso nel 2014 a Cassano assieme alla compagna e al nipote di appena tre anni: «Quella notte quando tornai papà non era in casa. Sentivo odore di bruciato ma non potevo immaginare»

CATANZARO Si infoltisce la coalizione a sostegno di Nicola Fiorita, candidato sindaco di Catanzaro per il movimento civico "Cambiavento". Dopo il forfait del candidato centrista Antonio De Marco, la lista civica "Catanzaro 1594" guidata da Antonello Talerico ha deciso di sposare la causa di Fiorita, andando così ad implementare le forze civiche a sostegno del professore.
L'ufficialità all'accordo è stata data alla stampa martedì, nel corso di una conferenza pubblica congiunta di Fiorita e Talerico: «Credo che Catanzaro debba misurarsi in un contesto più ampio rispetto a quello regionale - ha detto il giovane avvocato -, per questo motivo credo che il sostegno a Nicola Fiorita sia la scelta migliore. Per affinità di esperienze con gli esponenti del nostro movimento e per il profilo della sua candidatura, Nicola Fiorita risponde alla domanda di qualità e trasparenza amministrativa che sono fin dall'inizio alla base del nostro impegno», ha detto Talerico.
Soddisfatto anche Fiorita, che con l'accordo ottiene il sostegno di un movimento caratterizzato soprattutto da giovani professionisti e tecnici: «Quello che proponiamo è un cambiamento che fosse credibile, perché è chiaro che tutti parleranno di cambiamento in questa campagna elettorale, ma è una parola che starà male nella bocca di chi finora ha gestito la cosa pubblica. Sono felice che la stessa intenzione sia alla base delle motivazioni che hanno spinto "Catanzaro 1594" a costituirsi e a mettersi in gioco in questa competizione elettorale. Questi due gruppi, quindi, sono quelli che finora hanno attraversato la città, hanno camminato tra la gente per parlare di programmi e ascoltare quali siano i veri problemi dei catanzaresi. Tutto il resto mi sembra chiuso nelle stanze, o meglio nelle case dei candidati sindaco. Da questo incontro è nata quindi l'idea comune di città, mentre gli altri si arroccano su sé stessi. Sergio Abramo dopo un ciclo lungo vent'anni pensa di essere ancora indispensabile per la città, mentre Enzo Ciconte mi sembra abbia scelto questa avventura per dare continuità alla sua carriera politica personale. Intanto però il nuovo si incontra e avanza, il cambiamento è iniziato e lo stiamo avvertendo in ogni incontro che facciamo».
Fiorita, poi, sfrutta l'occasione per una stoccata al centrosinistra: «Ciò che sta succedendo a Catanzaro è esattamente la fotocopia di ciò che è accaduto a Cosenza un anno fa: un assessore regionale costretto a lasciare la Giunta, si candida a sindaco del centrosinistra che sembra pronto a vincere e cambiare la maggioranza; che mette insieme tutto quello che può mettere insieme e libera l'avversario da tutti i pesi che venivano dalla sua amministrazione. Poi perde...».
Intanto, dopo un paio di giorni di riflessione, Sergio Abramo punzecchia Antonio De Marco e coglie l'occasione per attaccare Enzo Ciconte e anche lo stesso Fiorita. Tutto nasce dalle parole che lo stesso De Marco ha pronunciato durante l'annuncio del ritiro della sua candidatura, quando l'ex dg regionale ha fatto riferimento ai consiglieri comunali "detentori" di pacchetti di voti definendoli «cancro per la democrazia e la politica catanzarese» e quando ha addebitato lo smarcamento dell'Udc dalla coalizione al suo sostegno ad «ambienti economici interni».
Quanto a quest'ultimo punto, Abramo sottolinea: «È una verità che avevo anticipato molti mesi fa, quando nel mio messaggio di Ferragosto ai catanzaresi, avevo detto che nei "salotti buoni" della città si stava studiando il modo migliore per mandarmi a casa, probabilmente a causa dei miei molti "no". Le pesanti ingerenze sulla campagna elettorale si stanno consumando anche con inaccettabili pressioni nei confronti dei miei candidati e delle mie liste».
Nel definire «verità» le parole di De Marco, su entrambi i temi, Abramo però si domanda: «Perché solo ora De Marco si accorge che nella sua coalizione sono presenti "ambienti economici" e consiglieri titolari di pacchetti di voti? Se la sua candidatura non fosse stata silurata, avrebbe detto le stesse cose?».
Così, per Abramo, oltre a questa che considera una contraddizione in termini da parte di De Marco, ne esiste anche un'altra: «La seconda contraddizione, ancora più clamorosa, riguarda la scelta di sostenere l'aggregazione guidata dall'on. Ciconte, dimenticando che su quella via è stato preceduto proprio da coloro che lo hanno scaricato e che ritroverà puntualmente lì. Non ci parli di scelta ideologica il dottor De Marco, perché allora avrebbe potuto, come hanno fatto altre liste dell'ex centro, puntare su una sinistra forse demagogica e inconcludente, ma sicuramente più coerente».

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    Il candidato di "Cambiavento" incassa il sostegno del movimento guidato da Antonello Talerico. Intanto il sindaco punzecchia De Marco: «Perché solo ora si accorge che nella sua coalizione sono presenti "ambienti economici" e consiglieri titolari di pacchetti di voti?»

CATANZARO La Reggina vede la luce, il Catanzaro il baratro. Il turno infrasettimanale di Lega Pro regala gioie a tutte le calabresi, tranne che ai giallorossi. Il Catanzaro perde 2-1 in casa contro il Foggia e viene risucchiato dalla zona playout. A decidere la gara in favore degli ospiti sono i gol di Di Piazza (77') e Mazzeo. Inutile la rete di Maita all'83'.
Sorte completamente diversa per la Reggina, che supera di misura il Taranto in trasferta e con un balzo esce dalla zona critica. Decisivo il gol di Coralli al 55'. Per gli amaranto si tratta della seconda vittoria di fila in uno scontro diretto. La settimana scorsa, al Granillo, i tre punti erano arrivati contro il Melfi. La salvezza, ora, non è più un sogno ma un'ipotesi concreta.
Vittoria con show in trasferta per il Cosenza, che schiaccia il Monopoli con ben sei gol. Reti di Mendicino (al 14' e al 37'), di Caccetta (36'), Statella (49'), Letizia (67') e Mungo.
Successo fuori casa anche per la Vibonese, che vince per 1-0 sul campo del Melfi. Sufficiente il gol di Minarini al 43'. La Vibonese è ora a quota 30 punti, ancora in piena zona playout.

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    Gli amaranto vincono fuori casa ed escono dalla zona playout. I lupi ne fanno 6 al Monopoli e portano a casa tre punti d'oro. I giallorossi perdono contro il Foggia e tornano nei bassifondi della classifica. Vittoria anche per la Vibonese

«La Commissione nazionale per il congresso del Pd, nella seduta di ieri sera 4 aprile 2017, ha deliberato all'unanimità circa i ricorsi presentati dai coordinamenti provinciali della mozione Andrea Orlando di Crotone e Reggio Calabria». È quanto annuncia in una nota il coordinamento regionale della mozione congressuale che fa riferimento al ministro della Giustizia.
«Nel caso di Crotone – si legge ancora nella nota – la delibera della Commissione nazionale evidenzia il mancato coinvolgimento delle minoranze nella gestione della prima fase congressuale e il conseguente invio di un osservatore col compito di seguire le primarie e assicurare il pieno coinvolgimento di tutti. Nel caso di Reggio Calabria – conclude coordinamento regionale della mozione Orlando in Calabria – la delibera della commissione nazionale stigmatizza il mancato coinvolgimento delle minoranze nella prima fase congressuale e ammonisce a ripristinare un quadro di condivisione nella gestione delle primarie».

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    La Commissione nazionale ha deliberato all'unanimità evidenziando il mancato coinvolgimento delle minoranze nella gestione della prima fase congressuale. Per le primarie sarà inviato un osservatore nella città di Pitagora

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