Corriere della Calabria - Corriere della Calabria - Le Ultime Notizie http://www.corrieredellacalabria.it Tue, 30 May 2017 13:08:11 +0200 Joomla! - Open Source Content Management it-it Una lettera “rimanda” la pensione di Fatarella http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58281-una-lettera-“rimanda”-la-pensione-di-fatarella http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58281-una-lettera-“rimanda”-la-pensione-di-fatarella Il dg della Regione Calabria Riccardo Fatarella

CATANZARO «È il risultato della sensazione di caos perenne che si respira al decimo piano della Cittadella», ammettono a denti stretti i dirigenti di lungo corso. Cosa è successo? Che il dirigente generale del dipartimento Sanità, Riccardo Fatarella, rimanga in servizio nonostante le leggi dicano che in quel posto non ci può più restare. 
Tutto inizia qualche settimana addietro: il settore previdenziale della Regione Calabria si accorge che il dirigente generale del dipartimento Tutela della salute, Riccardo Fatarella, manager dalle riconosciute qualità, aveva già da tempo compiuto i 65 anni (è nato nel 1950) ed aveva maturato i requisiti contributivi, per cui, sia pure in ritardo, lo colloca a riposo dal 1° giugno prossimo.
Fatarella contesta questo provvedimento eccependo di essere un dirigente esterno e non di ruolo. Il settore competente, come era avvenuto con gli ex dg Giuseppe Bianco e Pasquale Anastasi, si mette al lavoro per confutare le sue osservazioni, evidenziando che non c’è distinzione ai fini del collocamento a riposo tra interni ed esterni. Tutto normale se non fosse che, contravvenendo alla prassi consolidata, il dirigente generale del dipartimento Personale, Bruno Zito, senza coinvolgere il settore competente, invia una semplice e lapidaria lettera, senza alcun decreto, a Fatarella, con la quale, in riferimento alla nota di contestazioni, dispone il collocamento a riposo spostandone di quattro mesi la decorrenza. Insomma, tutto rinviato a ottobre. Ripetiamo: il dg che si occupa del delicatissimo settore della sanità è un professionista di primo livello. Per lui parlano pubblicazioni ed esperienze di successo accumulate nel corso di una lunghissima carriera. Non è questo il punto, però. Il cuore della vicenda è un altro. E riguarda la diversa applicazione delle norme a seconda dei casi. Dove trova fondamento questa inusuale proroga, anche in considerazione che raggiungendo i requisiti, al 65° anno di età, il dipendente va collocato a riposo e non serve preavviso? D’altronde il dirigente Anastasi che aveva impugnato il suo collocamento a riposo, contestando il mancato preavviso, ha perso il ricorso ed è stato condannato alle spese.
A novembre dello scorso anno, dopo che il Corriere della Calabria sollevò il caso dei dg Bianco e Anastasi non collocati tempestivamente in pensione al raggiungimento dei limiti di età ordinamentali e dei requisiti contributivi, Zito rispose citando la normativa di riferimento che prevede il collocamento a riposo, chiarendo che i due dirigenti erano stati collocati in pensione dal 1° gennaio con atto assunto dal competente dirigente del settore. Adesso, sulla pratica che riguarda Fatarella, il cambio di orientamento. Siamo proprio sicuri che tutto questo non esponga la Regione Calabria a contenziosi e al rischio di dover sborsare altri quattrini in caso di contenziosi persi in Tribunale? Peraltro la Corte dei Conti considera danno erariale l’illegittimo mantenimento in servizio del personale. «Io sono un esterno - spiega Fatarella - e come tale il mio contratto triennale, che scade l’anno prossimo, va portato a termine. La fiducia che la giunta regionale mi ha riconfermato fa piacere e di questo ne sono onorato». 

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it

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a.ricchio@corrierecal.it (Antonio Ricchio) Politica Tue, 30 May 2017 12:27:00 +0200
Viscomi: «La Calabria può giocare un ruolo chiave nella rete delle Regioni» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58280-viscomi-«la-calabria-può-giocare-un-ruolo-chiave-nella-rete-delle-regioni» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58280-viscomi-«la-calabria-può-giocare-un-ruolo-chiave-nella-rete-delle-regioni» Un momento del Forum

ROMA Si è tenuto ieri a Roma nella “Sala della Regina” della Camera dei Deputati il secondo Forum nazionale degli Organismi indipendenti di valutazione delle Regioni e delle Province autonome: l'elevato numero dei partecipanti e l'indiscussa qualità professionale dei relatori hanno confermato la bontà dell'intuizione maturata l'anno scorso in Calabria, grazia alla fattiva sinergia tra vicepresidenza ed Oiv regionale, tanto che i partecipanti hanno già deciso di darsi appuntamento per il terzo Forum da tenere l'anno prossimo a Venezia.
Il Forum è stata l'occasione per fare il punto sui sistemi di misurazione e valutazione della performance nelle amministrazioni pubbliche e si è parlato dei decreti di riforma approvati recentemente dal Consiglio dei Ministri. Il Forum Nazionale, patrocinato pure dalla Conferenza delle Regioni, è stato un interessante momento di confronto che ha visto una attenta partecipazione di assessori e dirigenti regionali, componenti di organismi di valutazioni ed esperti del settore provenienti da 19 regioni. Il forum, organizzato da Angelo Maria Savazzi, presidente OIV Regione Calabria, da Lisa Zanardo (presidente Oiv Regione Veneto), Pietro Bevilacqua (presidente Oiv Regione Abruzzo) e Bruno Susio (Componente Oiv Trentino-Alto Adige), ha avuto come mainpartner la consiglierà di parità delle Regione Molise, Apco (associazione di consulenti di management) e Ifm, che è una azienda calabrese. 
Gli interventi, articolati nell’ambito di tre sessioni di lavoro, hanno affrontato interessanti temi, quali l’integrazione tra ciclo valutativo e programmazione economico-finanziaria, lo sviluppo organizzativo nelle amministrazioni pubbliche quale esigenza diffusa per il miglioramento continuo delle organizzazioni e delle prestazioni dirigenziali, l’utilizzo della leva valutativa per l’attuazione delle politiche. Sono intervenuti, tra gli altri, Marco De Giorgi, direttore Ufficio valutazione performance del dipartimento della  Funzione Pubblica, Lucia Valente, assessore al personale della Regione Lazio, Massimo Garavaglia, assessore all’economia della Regione Lombardia, il consigliere Anac Merloni, Alessandra Pioggia, presidente Oiv della Regione Umbria, Marta Barbieri, Presidente Oiv della Regione Friuli Venezia Giulia, Lisa Zanardo, presidente Oiv Regione Veneto, Pietro Bevilacqua, presidente Oiv Regione Abruzzo e Bruno Susio, componente Oiv Regione Trentino Alto Adige.
Ha portato il suo saluto anche l'ex ministro Renato Brunetta che ha ricordato il contesto storico e politico in cui nacque la riforma del 2009 e l'introduzione degli strumenti di valutazione della performance. Le sessioni di lavoro sono state moderate da Katy Mandurino, giornalista del “Sole 24 Ore”, e Stefania Tagliabue, coordinatrice scientifica di “Azienditalia Il personale”. 
Per la Calabria sono interventi Bruno Zito, dirigente generale del dipartimento Organizzazione e Risorse umane, la dirigente Ersilia Amatruda, coordinatrice del tavolo InterCug, Angelo Maria Savazzi, presidente Oiv. Quest’ultimo si è soffermato sull’esigenza, richiamata recentemente anche dal Consiglio di Stato, di superare i sistemi di valutazione «sostanzialmente fondati su autodichiarazioni delle strutture interessate» e sulla necessità che siano alimentati direttamente ed in automatico dal sistema del controllo di gestione e di gestione del bilancio. «Il rigore e la professionalità, accompagnato da una adeguata ragionevolezza, degli Oiv – ha dichiarato il presidente dell’Oiv della Regione Calabria -  devono essere una opportunità che le amministrazioni devono saper cogliere». In effetti, fra le varie tematiche affrontate almeno tre meritano di essere ricordate. La prima ha riguardato la necessità di meglio definire i rapporti tra politica e dirigenza, sollecitandosi da parte di tutti una maggiore capacità della politica di stabilire esattamente gli obiettivi da raggiungere e di definire precisamente il risultato effettivo perseguito (valorizzando, ad esempio, non gli impegni di spesa ma le relative rendicontazioni, non le riunioni preparatorie ma gli atti prodotti), anche al fine di evitare di risultare ostaggio di una burocrazia che si autoassegna compiti e premi. La seconda ha riguardato l'esigenza di considerare gli Oiv come i facilitatori di un dialogo tra dirigenti e dirigenti e politica non sempre facile, sia per la diversità dei linguaggi parlati sia per la diversità degli interessi perseguiti. È stato detto al riguardo che gli Oiv possono diventare, e in molte realtà, sono diventati strumenti di innovazione e cambiamento, soprattutto là dove la politica ha ascoltato con attenzione e dialogato con i componenti degli OIV. La terza ha avuto riguardo alla necessità di operare per un miglioramento della cultura del servizio pubblico e per una riscoperta dell'orgoglio di un servizio al cittadino, i cui diritti costituiscono la finalità ultima della stessa pubblica amministrazione. A concludere i lavori sono stati Massimo Garavaglia, Assessore all'Economia della Regione Lombardia e coordinatore della Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni e il Vicepresidente della Regione Calabria, Antonio Viscomi, coordinatore della Commissione Affari Istituzionali della Conferenza delle Regioni, a testimonianza dell'importanza che la Conferenza stessa ha attribuito all'iniziativa del Forum.
Il vicepresidente Viscomi si è soffermato in primo luogo sulla situazione di incertezza che governa le pubbliche amministrazioni oggi, suggerendo la necessità di ripensare i modelli e i paradigmi interpretativi tradizionali, ragionando in chiave di sistemi aperti, cooperativi e dialoganti, di superamento dell'approccio normativistico a favore di uno più attento alla dimensione organizzativa, valorizzando le competenze e le abilità individuali piuttosto che rivendicare le sfere di competenza burocratica. Ha poi concluso il suo intervento dedicando una specifica riflessione sui rapporti tra organi di vertice politico e dirigenza apicale, segnalando tutte le distorsioni che possono innescarsi, con gravi danni per la stessa efficienza dell'apparato, quando non vi è consapevolezza e neppure reciproco riconoscimento e rispetto del diverso ruolo svolto dai diversi attori. «Il successo dell'iniziativa odierna - ha dichiarato Viscomi - conferma che la Regione Calabria può giocare un ruolo importante nella rete delle regioni italiane: è vero che sulla nostra spalle grava spesso un brand negativo ma è anche vero che con umiltà ed impegno quotidiano possiamo giocare una partita diversa a condizione che tutti gli attori del "sistema Calabria" - e fra questi: politici, dirigenti, consulenti, sindacalisti - siano disposti a confrontarsi con le figure corrispondenti delle altre regioni; solo confrontandosi con gli altri è possibile comprendere che il mondo delle amministrazioni pubbliche è molto più vario e complesso di quanto appaia nel chiuso del proprio ufficio e che ci può essere un modo diverso di fare la stessa cosa».

 

 

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r.desanto@corrierecal.it (Roberto De Santo) Politica Tue, 30 May 2017 11:47:00 +0200
Coltivava 15mila piantine di canapa, in manette 38enne http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58279-coltivava-15mila-piantine-di-canapa,-in-manette-38enne http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58279-coltivava-15mila-piantine-di-canapa,-in-manette-38enne La piantagione scoperta dai carabinieri

GIOIA TAURO Un uomo, Girolamo Albanese di 38 anni, è stato arrestato perché responsabile del reato di produzione e coltivazione di un ingente quantitativo di canapa nel territorio di Gioia Tauro.
I carabinieri, durante un servizio di controllo, hanno notato l'uomo che entrava con un furgone da un terreno con circa 6 serre. Insospettiti, i militari, hanno avviato delle ispezioni e hanno sorpreso l'uomo intento a irrigare oltre 15mila piante, alte circa 1 metro e in pieno stato vegetativo, che una volta immesso sul mercato avrebbe fruttato più di 1,5 milioni di euro. Albanese, incensurato, è stato tradotto nel carcere di Palmi. 

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r.desanto@corrierecal.it (Roberto De Santo) Cronaca Tue, 30 May 2017 11:30:00 +0200
Il “default” a Paola può essere un’opportunità http://www.corrieredellacalabria.it/l-altro-corriere/contributi/item/58278-il-“default”-a-paola-può-essere-un’opportunità http://www.corrieredellacalabria.it/l-altro-corriere/contributi/item/58278-il-“default”-a-paola-può-essere-un’opportunità Il “default” a Paola può essere un’opportunità

Quando si dice che noia! A pochi giorni dalla chiamata alle urne il tanto atteso rinnovamento, voluto e sollecitato dalla collettività – a parte qualche spiraglio proveniente dall’associazionismo e dalla società civile – non c’è stato. In questo periodo si assiste, di fatto, a un dibattito politico condizionato (ahinoi!) da fake news e dalla loro smentita vera o falsa, da un utilizzo massiccio dei social media privi di argomenti se non per dar voce al dibattito peggiore ovvero per coniare slogan della propria indole capaci di far arrossire il personaggio di “Cetto La Qualunque”. Per non parlare delle linee programmatiche, vaghe, già viste e rilette, presentate più perché richieste dalle disposizioni legislative che non per essere oggetto di confronto con i cittadini (e per fortuna che si parli di partecipazione). In altre parole l’auspicio o meglio la pretesa è quello di una classe politica, che negli ultimi giorni di campagna elettorale, dimostri la giusta maturità idonea ad accantonare la politica degli insulti e degli appellativi, a tutto vantaggio di un confronto di idee e progetti futuri. Per esempio perché non guardare alla situazione di default dal lato positivo della medaglia? La stessa infatti potrebbe diventare quel valore aggiunto utile ad eliminare sprechi e a valutare metodi alternativi di finanziamento. Penso, per esempio, all’adozione di processi di reingegnerizzazione aziendali (Bpr) adottati ormai in molte amministrazioni pubbliche utili a ridefinire, anche attraverso modifiche allo Statuto comunale e secondo le prescrizioni di legge, i meccanismi di funzionamento della macchina burocratica; ciò in funzione di servizi rapidi, che costino meno e producano di più, sia nei confronti della collettività che in termini di maggiore gettito. Questo grazie anche alla semplificazione e alla trasparenza dei rapporti tra PA e utente previsti dal codice dell’amministrazione digitale. Altro importante aspetto è rappresentato dall’introduzione del controllo di gestione, per come definito dall’art. 196 del D.lgs 267/2000 (Tuel), con cui, annualmente, misurare la realizzazione dei risultati raggiunti rispetto agli obiettivi programmati e il corretto ed economico utilizzo delle risorse. Lo stesso, oltre a prevedere servizi più efficaci, efficienti ed economici, imporrebbe una maggiore responsabilizzazione della dirigenza e dell’amministrazione in generale. Alternativa ai minori trasferimenti dello Stato potrebbe essere rappresentata, tra l’altro, dai social impact bond (Sib), partnership tra diversi attori locali finalizzati a raccogliere capitali privati per promuovere politiche pubbliche innovative. Gli stessi non sono altro che fonti di finanziamento in cui il rendimento per l’investitore è determinato dagli impatti positivi generati da una certa attività sociale. La convenienza per la PA è rappresentata dal fatto che quest’ultima provveda al pagamento solo se il programma sia stato capace di generare risultati sociali. In caso contrario, invece, l’amministrazione non sarà tenuta a sostenere alcun costo. 
Ulteriore aspetto di cui tener conto è il d.lgs. 50/2016 noto come codice degli appalti e contratti con cui il legislatore è intervenuto soprattutto per semplificare le modalità di affidamento tramite project financing: vengono facilitate le procedure (una sola ad iniziativa pubblica e una sola a totale iniziativa del privato) con l’obiettivo di promuovere il finanziamento alternativo di opere pubbliche, soprattutto alla luce delle minori disponibilità finanziarie di bilancio. 
Tutto ciò per dire che le buone pratiche di governo esistono, basta  applicarle; l’impianto normativo previsto dal legislatore va, di fatto, in questa direzione: razionalizzazione, efficienza, trasparenza e responsabilizzazione. Naturalmente serve una classe politico-amministrativa preparata, capace contemporaneamente di accantonare vecchie logiche clientelari e di conformarsi alla nuove disposizioni legislative e normative. Del resto se così non fosse, ovvero se nessuno dimostrerà di possedere la giusta tenacia al cambiamento, quello che oggi viene proposto e presentato nei programmi elettorali ai cittadini rimarrà, come in passato, soltanto un vago ricordo.   

*specializzando PA

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pablo.petrasso1@gmail.com (Pablo Petrasso) Contributi Tue, 30 May 2017 11:09:00 +0200
«Cacciate Bova dalla commissione Antindrangheta» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58277-«cacciate-bova-dalla-commissione-antindrangheta» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58277-«cacciate-bova-dalla-commissione-antindrangheta» Parentela, Nesci e Morra

«Il consiglio regionale della Calabria cacci subito il consigliere Arturo Bova dalla presidenza della commissione Antindrangheta, in quanto il politico è stato socio in affari di un boss, come ha raccontato il Corriere della Calabria». Lo affermano in una nota i parlamentari M5s Dalila Nesci, Paolo Parentela, Federica Dieni e Nicola Morra, insieme a Laura Ferrara, del parlamento europeo. «Questa gravissima vicenda – proseguono i 5stelle – conferma lo stato in cui si trova la politica calabrese. Simili paradossi non esistono in alcun luogo al mondo. Per anni Bova si è accreditato come paladino della lotta alla criminalità organizzata calabrese, arrivando, in un contesto di profonda debolezza e doppiezza della politica, a piazzarsi al vertice della commissione Antindrangheta del consiglio regionale. Adesso che il re è nudo, servono scelte politiche inequivocabili, anche da parte del governatore regionale, Mario Oliverio, che finora ha fatto pura retorica, con fiumi di parole sulla sua ostilità, puramente virtuale, nei confronti del malaffare, dell'immoralità e dell'illegalità». «Inoltre – sottolineano i 5stelle – il caso imbarazza anche Nicola Fiorita, attuale candidato sindaco di Catanzaro, sostenuto in modo evidente e innegabile proprio da Bova. Se questo è il rinnovamento della politica nel capoluogo della Calabria, non c'è da stare tranquilli». «Al di là – concludono i 5stelle – di ogni questione di carattere penale, da cui la politica deve prescindere, la Dda di Catanzaro sta scoperchiando scenari inquietanti per la classe dirigente. Emerge un quadro di assoluta inaffidabilità della politica tradizionale, che noi abbiamo sempre denunciato, subendo il biasimo e la riprovazione del vecchio sistema. È necessario prenderne atto e ricostruire da capo il tessuto sociale e politico».

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s.pelaia@corrierecal.it (Sergio Pelaia) Politica Tue, 30 May 2017 10:44:00 +0200
Tragedia nel Vibonese, 15enne uccide un coetaneo http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58276-tragedia-nel-vibonese,-15enne-uccide-un-coetaneo http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58276-tragedia-nel-vibonese,-15enne-uccide-un-coetaneo La vittima, Francesco Prestia Lamberti

VIBO VALENTIA Al culmine di una lite avrebbe esploso diversi colpi di pistola contro un suo coetaneo uccidendolo sul colpo. Sono ancora tutti da chiarire i contorni dell’agghiacciante omicidio avvenuto nella tarda serata di lunedì in una frazione di Mileto, nel Vibonese. Stando alle prime ricostruzioni, poco dopo le 23 un 15enne, A. P., figlio di un pregiudicato del luogo (arrestato dalla Dda di Catanzaro a gennaio per narcotraffico), dopo una colluttazione con il 16enne Francesco Prestia Lamberti, probabilmente scaturita da futili motivi, avrebbe fatto fuoco contro il coetaneo, freddandolo. Poi il giovane si è costituito ai carabinieri della locale stazione, indicando ai militari anche il luogo in cui si trovava il cadavere del 15enne. A. P. è tuttora sotto interrogatorio. L'indagine è condotta dai carabinieri con il coordinamento della procura per i minori di Catanzaro.
Sono tanti i messaggi di dolore che i compaesani e i compagni di classe hanno lasciato sulla bacheca Facebook della giovanissima vittima. La notizia dell'assassinio ha sconvolto il centro di Mileto e tutta la provincia. «Non servono le solite parole per dire sarai sempre nel mio cuore ma serve dimostrarlo e dal mio cuore non uscirai più non ti dimenticherò mai. Riposa in pace amico mio»; «Non ci sono parole per descrivere tutto ciò... R.I.P. piccolo angelo» sono solo alcuni dei post dedicati all'adolescente. L'autore del delitto è figlio di un esponente di primo piano di una cosca del vibonese storicamente collegata al clan Mancuso di Limbadi.

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s.pelaia@corrierecal.it (Sergio Pelaia) Cronaca Tue, 30 May 2017 10:11:00 +0200
La doppia sconfitta di Scalzo su Catanzaro http://www.corrieredellacalabria.it/l-altro-corriere/omissis/item/58275-la-doppia-sconfitta-di-scalzo-su-catanzaro http://www.corrieredellacalabria.it/l-altro-corriere/omissis/item/58275-la-doppia-sconfitta-di-scalzo-su-catanzaro
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r.desanto@corrierecal.it (Roberto De Santo) Omissis Tue, 30 May 2017 09:43:00 +0200
Trasporti, la Calabria si muove a passo di gambero http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58274-trasporti,-la-calabria-si-muove-a-passo-di-gambero http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58274-trasporti,-la-calabria-si-muove-a-passo-di-gambero Trasporti, la Calabria si muove a passo di gambero

Si racconta che Filippo di Macedonia fosse grande perché riusciva con ogni suo atto a centrare più obiettivi.
Può invece una sola deliberazione regionale riuscire a produrre effetti negativi per tutti gli utenti, operatori e stakeholder del trasporto e nel contempo rendere vani gli sforzi di investimento pluriennali della Regione stessa?
È infatti passata quasi inosservata la deliberazione 157 del 21 aprile con la quale la giunta ha proposto al consiglio regionale il livello dei cosiddetti servizi minimi di trasporto nel quadro, purtroppo, di una nuova normativa nazionale che penalizza fortemente le regioni del Mezzogiorno come da tempo segnaliamo da più parti (vedi articolo del 16 maggio 2017).
In estrema sintesi il provvedimento prevede dei standard minimi chilometrici che riducono la dotazione di servizio per le aziende delle città capoluogo di provincia di oltre un terzo e stranamente aumenta il corrispettivo per km erogato dalla Regione alle aziende. Per Cosenza la dotazione si riduce da 2 a 1,2 milioni di km, per Catanzaro da 2,2 a 1,4 milioni di km e per Reggio da 4,1 a 2,96 milioni di km. Un tracollo in totale contro tendenza mondiale, paesi emergenti compresi.
È da sottolineare che la decisione della giunta regionale nella sostanza non si limita alla individuazione di uno standard per i cosiddetti servizi minimi perché le risorse disponibili per detti servizi, complici alcune scelte della legge regionale del 2015, corrispondono al totale delle risorse per il trasporto pubblico.
In sostanza la legge regionale aveva deciso di estendere i servizi urbani ad altri comuni. Un desiderio comprensibile se non fosse che il decisore pubblico dovrebbe tenere conto banalmente che se usa la stessa coperta per coprire tutti i desiderata. Si accontenta qualcuno ma a svantaggio di altri. Infatti il fondo regionale trasporti è rimasto invariato ed il corrispettivo unitario per compensare i servizi è stato aumentato. Pertanto la coperta risulta soltanto spostata!
Ed infatti, le conseguenze saranno che le aziende calabresi di trasporto pubblico urbano perderanno oltre un terzo dei servizi e quindi rischieranno di fallire; le aziende private ridurranno il numero dei dipendenti; i cittadini riceveranno meno servizi; infine, nelle prossime gare per l’affidamento dei servizi, le aziende operanti sul territorio europeo saranno invogliate a partecipare visto l’allettante corrispettivo offerto. Filippo di Macedonia all’inverso!
Certamente si potrà dire che non è colpa della Regione se il livello nazionale ha stabilito criteri di riparto del fondo che nei prossimi anni ridurranno le risorse per i servizi di trasporto in Calabria. Tuttavia abbiamo udito un silenzio assordante sulla questione prima e dopo che tali criteri sono stati approvati e nemmeno di recente alla presenza del ministro si è levata alcuna timida vocina, nemmeno interrogativa.
Nulla si può dire, invece, dei criteri che come Regione ci siamo dati da soli, prevedendo nel 2015, in questa congiuntura drammatica, di estendere i servizi di trasporto a tutti i comuni sopra i 15 mila abitanti a prescindere da ogni valutazione tecnica, urbanistica, di mobilità. I soli riferimenti al censimento Istat, presi a base della deliberazione, denotano poi la totale assenza di studi affidabili sulla domanda di trasporto in Calabria. Come si fa allocare le risorse senza conoscere effettivamente le esigenze di mobilità? Nel governo dei tecnici il grande assente è proprio lo studio della domanda, sembra quasi un ossimoro!
L’applicazione della legge regionale del 2015 attraverso la delibera 157/2017 è infatti sbagliata perché, al di là degli intendimenti puramente teorici, taglia pesantemente i servizi alle città della Regione più popolose. Considerate le perenni problematiche connesse mobilità urbana, le città avrebbero invece necessità di incrementare la quantità di servizi di Tpl. Al contrario in Calabria si riducono i servizi nelle principali realtà urbane. Ciò per attivare quantità esigue di servizi (utili?), ad alcune piccole città, compiendo decisi passi indietro anche per piccole città dove i servizi erano presenti (un esempio per tutti Palmi che perde la metà dei servizi attuali).
È inutile dire come non esista la benché minima percezione della città metropolitana di Reggio che, nonostante la recente firma del protocollo per l’integrazione della mobilità nello stretto, rimane la più penalizzata in valore assoluto così come non si valuta correttamente il valore di alcuni fondamentali attrattori di mobilità come l’Unical.
L'impostazione generale che parte dalla delibera dei servizi minimi in combinato disposto con il decreto 718 del 12 maggio che taglia il 40 % dei servizi da giugno (scintillante esempio di programmazione e di tecniche di regolazione!) è assolutamente carente e senza progettualità perché i risultati nel breve e nel lungo periodo saranno catastrofici.
In questo quadro è imbarazzante che ciò avvenga nel momento in cui la Regione sta concludendo con ammirevoli sforzi il cammino per le metropolitane di Cosenza, Catanzaro e Reggio nonché gli ingenti investimenti previsti sulla Ionica i cui servizi avranno, come è noto,  dei costi chilometrici  quattro volte superiori al servizio su gomma.
Quindi se il quadro dei vincoli rimane la legge del 2015, ne consegue che il piano degli investimenti regionale risulta assolutamente e tragicamente errato perché su queste infrastrutture non potranno viaggiare servizi, a meno che la “coperta” diventi il famoso “paltò di Napoleone” citato da Totò in Miseria e Nobiltà (cfr youtube Miseria e nobiltà, paltò di Napoleone).
Non si può non ripetere: il disegno è fortemente ed inspiegabilmente condizionato dalla assenza di un vero studio della domanda basato su strumenti di monitoraggio della domanda stessa.
Mentre il Piano regionale dei trasporti e il programma ferroviario Ionico vorrebbero promuovere l’ aumento della accessibilità interna alla Regione, con la legge regionale e la delibera dei servizi minimi si otterrà una drastica riduzione dei servizi e quindi si renderà impossibile l'utilizzo della modalità ferroviaria e del Tpl complessivamente.
Il tutto ha il sapore di un perverso gioco dove tutti perdono, nel breve e nel lungo periodo, dove la mano destra dei criteri di riparto non sa cosa fa la mano sinistra che programma gli investimenti nelle infrastrutture; si riducono da subito i servizi per le città e si indebolisce la capacità competitiva delle aziende calabresi.
Il colmo è che la legge regionale del 2015 della Calabria rischia di raggiungere un altro obiettivo. Spostando servizi in zone a minore densità abitativa contribuirà a fare perdere risorse nei prossimi anni alla Calabria visto che uno dei criteri di premialità del riparto dei prossimi anni è fondato sull’aumento dell’entrata tariffaria. Verrebbe da dire che è una buona legge per il Nord che potrebbe adottarla, infatti, considerato che le Regioni del Nord riceveranno maggiori fondi (ottenuti dalle perdite di risorse nelle regioni del sud) sarà per loro possibile estendere i servizi ed attivarne di nuovi. La coperta questa volta si sposta a settentrione!
Ma la Regione, i suoi consiglieri e il suo presidente possono accettare questi risultati? Non è un caso che Reggio chieda di attivare il bacino metropolitano di trasporto e abbia iniziato un percorso con Messina.

*Ex assessore regionale ai Trasporti

 

 

 

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a.ricchio@corrierecal.it (Antonio Ricchio) Politica Tue, 30 May 2017 08:13:00 +0200
Catanzaro, i candidati sindaco al cospetto degli industriali http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58273-catanzaro,-i-candidati-sindaco-al-cospetto-degli-industriali http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58273-catanzaro,-i-candidati-sindaco-al-cospetto-degli-industriali Un momento del confronto nella sede di Confindustria Catanzaro

CATANZARO Il finanziamento per il porto e l’annuncio del ministro Lorenzin sull’apertura della terapia intensiva pediatrica a Cosenza: sono questi due degli argomenti che hanno acceso il dibattito tra i candidati a sindaco di Catanzaro che si è tenuto nel pomeriggio di lunedì presso la sede locale di Confindustria. A fare gli onori di casa il presidente degli industriali catanzaresi Daniele Rossi e il dg Dario Lamanna, a confrontarsi Sergio Abramo (centrodestra), sindaco uscente, e gli sfidanti Enzo Ciconte (centrosinistra), Bianca Laura Granato (M5S) e Nicola Fiorita (movimento civico “Cambiavento”).

Neanche a dirlo, al centro della discussione il governo regionale con tre dei candidati impegnati a sottolineare come la scarsa attenzione per il capoluogo di regione abbia prodotto il forte rallentamento ai 20 milioni per l’infrastruttura portuale attesa da oltre 40 anni e l’annunciata apertura dell’importante presidio pediatrico nel capoluogo bruzio. A difendere le posizioni di Mario Oliverio, Enzo Ciconte, che di Oliverio è stato il vice almeno fino a quando, nel luglio 2015, fu costretto a dimettersi dopo essere finito nel ciclone “Rimborsopoli”.

Frecciatine anche tra Abramo e Fiorita sull’idea del sindaco uscente di voler riportare nel centro storico la facoltà di Giurisprudenza: «Potevi fermare il trasferimento nel 1997 quando eri già sindaco e da poco si era decisa la nascita del campus universitario nel quartiere Germaneto», ha attaccato Fiorita; «Forse tu non ricordi gli scontri che ho avuto con il rettore Venuta», ha ribattuto Abramo.

Ma l’università è tornata in ballo anche quando Fiorita ha riservato un’altra frecciatina ad Abramo: «L’università ha una sua autonomia che è doveroso rispettare - ha detto il docente Unical -, soprattutto adesso che l’ateneo dovrà scegliere il proprio rettore. Non credo che un candidato sindaco dovrebbe permettersi di parteggiare pubblicamente per uno dei candidati». Il riferimento è alle parole pronunciate da Abramo due settimane fa nel corso di un evento elettorale in cui il sindaco uscente aveva detto: «Mi auguro che il prossimo rettore sia un catanzarese», ovvero il prof. Arturo Pujia, unico catanzarese in corsa per il rettorato.

Quanto ai rapporti con la Regione, è stato soprattutto Abramo a calcare la mano: «Non mi piacciono i bandi che la Regione ha in programma di pubblicare - ha detto il sindaco uscente -, perché tutto creeranno meno che sviluppo. Quelli sull’innovazione, ad esempio, non premiano le idee ma soltanto chi arriva primo nel compilare la domanda».

Sui primi 100 giorni e alla richiesta del presidente Rossi di dare un segnale forte alla città, tutti i candidati hanno snocciolato idee. A partire dal sindaco Abramo che ha sottolineato l’importanza per il Comune di «gestire in maniera integrata, in rete tra i comuni, i servizi fondamentali quali l'acqua, il gas, lo smaltimento dei rifiuti. Catanzaro è il primo Capoluogo di provincia ad aver avviato questo percorso. Il partenariato con i sindaci e le associazioni di categoria sarà fondamentale per raggiungere i nostri obiettivi».

Per Ciconte, invece, Catanzaro «non ha una visione e una strategia, tanto nel locale quanto nel contesto regionale. Per questo nei giorni scorsi al ministro Delrio ho chiesto di creare i presupposti per far sì che Catanzaro diventi una città metropolitana. Stiamo lavorando per capire come fondere Catanzaro ad altri Comuni e sfruttare così i fondi disponibili e la deroga al Patto di Stabilità. Un primo progetto in questo senso è basato su una decina di Comuni limitrofi. Inoltre, vogliamo creare un assessorato all’economia e allo sviluppo. Due aspetti sono fondamentali: questa città in 6 anni avrà la possibilità di investire 300 milioni di euro di fondi, allora dobbiamo comprendere che questa città va amministrata con legalità e trasparenza al di là delle opacità del passato, coinvolgendo gli imprenditori sani di questa città».

Per la candidata del M5S Bianca Laura Granato l’obiettivo «è non lavorare con alle spalle un gruppo di interesse o dei poteri forti, ma lavorare nell’ottica di privilegiare l’interesse di tutta la cittadinanza. Nei primi 100 giorni la scelta di una giunta che sia idonea al lavoro da fare».

«Nei primi 100 giorni ci troveremo a scegliere tra gesti simbolici o affrontare delle emergenze come attivare immediatamente le procedure per il Psc, se mai fosse possibile farlo prima che arrivi il commissariamento causato dai ritardi dell’amministrazione Abramo - ha detto infine Fiorita -. Il vero elemento di novità sarebbe quello di proporre alla città una giunta di altissimo profilo e noi siamo nelle condizioni di poter scegliere le migliori competenze per una giunta che segni un’ambizione diversa per la città».

 

redazione@corrierecal.it

 

 

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r.desanto@corrierecal.it (Roberto De Santo) Politica Mon, 29 May 2017 23:00:00 +0200
Il paladino dell’antindrangheta era socio di un boss http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58272-il-paladino-dell’antindrangheta-era-socio-di-un-boss http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58272-il-paladino-dell’antindrangheta-era-socio-di-un-boss Arturo Bova

CATANZARO Nei brogliacci dell’inchiesta “Jonny” ci sono passaggi imbarazzanti per il presidente della commissione Antindrangheta del consiglio regionale Arturo Bova. Svelano i suoi rapporti d’affari con un uomo, Leonardo Catarisano, 63 anni, che gli investigatori dell’antimafia catanzarese ritengono uno dei vertici del clan di Roccelletta di Borgia, finito nel mirino dell’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro. Legata agli Arena di Isola Capo Rizzuto, la famiglia, secondo quanto ricostruito in maniera capillare dalla Direzione distrettuale antimafia e dai militari del Nucleo investigativo, sarebbe impegnata in reati «contro il patrimonio, in materia di armi, stupefacenti, estorsioni, nonché acquisire in modo diretto o indiretto, la gestione o comunque il controllo, di attività economiche, infiltrandosi nella relativa gestione nei diversi ambiti commerciali e imprenditoriali, anche nel settore i villaggi turistici e delle attività recettive, forniture per la realizzazione di opere pubbliche o private, forniture per servizi vari sul territorio». L’organizzazione è stata peraltro riconosciuta da due procedimenti penali: 3563/2009 e 3968/2011.

L’IMPRESA GIFE Ma le indagini di Jonny ci mostrano anche un Leonardo Catarisano imprenditore. L’esponente di vertice della cosca viene indicato anche quale amministratore della Gife sas di Catarisano e C, un’azienda di rivendita di materiali edili che subirà dei cambiamenti nel corso del tempo. Istituita il 27 gennaio 1997 – «(socio accomandatario Leonardo Catarisano, soci accomandanti Antonio Severini e Teresa Pilò, Leonardo Catarisano) con sede in via Risorgimento di Roccelletta di Borgia» –, il 5 gennaio 2001 la Gife sas cede l’impresa alla Gife srl (appositamente costituita a novembre del 2000) e passa da società di persone a società di capitali la cui caratteristica principale è quella di avere un patrimonio separato rispetto quello dei singoli soci. La Gife srl risulta attiva nel commercio all’ingros­so e/o al dettaglio del settore non alim­entare; nonché la co­struzione e l’acquis­to di edifici civili, commerciali e indu­striali e di opere connesse; movimento terra, costruzione, gestione di strutture turistico alberghie­re; noleggio a caldo e/o a freddo di automezzi, macchinari ed attrezzature edile. Attualmente la Gife risulta composta da due soci, il socio di maggioranza Antonio Severini, 50 anni, che detiene il 66,67% delle quote e Leonardo Catarisano che ne detiene il 33,33%.

GLI AMMINISTRATORI E IL RUOLO DI ARTURO BOVA La Gife srl da gennaio 2001 a settembre dello stesso anno ha avuto come amministratore unico Giovanni Bova il quale è stato poi sostituito in questo ruolo da Arturo Bova, attuale consigliere regionale di maggioranza in quota Dp e presidente della commissione regionale Antindrangheta. Le visure camerali conducono gli inquirenti al politico, che da settembre 2001 ha ricoperto il ruolo di amministratore unico della Gife srl, ruolo confermato nel 2005 e rimasto invariato fino ad aprile 2008. Bova risulterebbe inoltre già titolare di 6.800,12 quote nominali pari ad un terzo dell’in­tero capitale della Gife srl. Secondo quanto si è potuto apprendere da fonti investigative, il politico avrebbe donato le proprie quote al socio Antonio Severini nel marzo 2012.

CHI È LEONARDO CATARISANO Leonardo Catarisano viene considerato dagli inquirenti «esponente di vertice della cosca di ndrangheta sinteticamente denominata come cosca Catarisano». L’epicentro del territorio controllato dal clan è Roccelletta di Borgia. Per Leonardo Catarisano, 63 anni, detto Nando, il percorso per salire al vertice della cosca non è stato facile e non è avvenuto in tempi brevi ma al termine di una sanguinosa guerra di una «sanguinosa faida scatenatesi tra Borgia e Roccelletta di Borgia, consumatasi negli anni 2000».
Ma il sangue a Borgia ha radici lontane, in un territorio sottomesso alla violenza. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo «storicamente, il comune di Borgia ricadeva sotto l’influenza criminale di Antonino Giacobbe, classe 1920, che era coadiuvato nella sua attività criminale da Saverio Barbieri, alias “u tirannu”». I due vennero arrestati per omicidio nel 1975 e nel corso della loro assenza le redini della cosca vennero rette da Virgilio La Cava. Quando, nel 1989, i due ottennero la semilibertà e cercarono di riprendere la guida della compagine ‘ndraghetistica, trovarono l’opposizione di La Cava che creò una scissione coi vecchi capi. Nel 1989 si registra la prima faida interna alla cosca che lasciò sul campo i corpi senza vita di otto persone, compreso Virgilio La Cava e suo figlio Antonio. In questo contesto sanguinoso e violento era emersa la figura di Salvatore Pilò, ritenuto vicino alla cosca Arena, che aveva cementato il suo legame col vecchio Giacobbe grazie a matrimoni e vincoli di parentela. La sua presenza e l’influenza che Pilò aveva col boss non piacevano a Barbieri “u tirannu”. Nel 1993 le armi riprendono a farla da padrone nel territorio di Borgia e fino al 1998 si contano otto morti. Nel frattempo, all’interno del gruppo di Salvatore Pilò emergono i nomi di Salvatore Abruzzo e Leonardo Catarisano il quale aveva sposato una nipote di Salvatore Pilò, figlia di suo fratello Francesco, cementando a doppia mandata il suo rapporto con la cosca e avviandosi a diventarne il reggente. Dalle indagini dei carabinieri, coordinati dalla Dda di Catanzaro, emerge che Catarisano «a seguito della sanguinosa faida scatenatesi tra Borgia e Roccelletta di Borgia, consumatasi negli anni 2000, assumeva la reggenza del sodalizio di Roccelletta di Borgia».

LA FAIDA CON I COSSARI A contendere il potere a Salvatore Pilò, soprattutto per assumere il controllo di attività illecite come estorsioni e traffico di droga, c’è un gruppo nel quale emerge il gruppo dei Cossari di cui è a capo Salvatore Cossari. È questa la ragione che farà scoppiare la terza faida, quella degli anni 2000, nella quale il 28 maggio del 2004 verrà assassinato, nel parcheggio del centro commerciale “Le fornaci”, di Catanzaro Lido lo stesso Salvatore Pilò. Non solo. Nel rosario di morti che si susseguono lo stesso Nando Catarisano ha subito un attentato mentre accompagna la figlia a scuola il 23 maggio 2008. Erano le 7:30 del mattino quando, a bordo della sua Nissan Micra viene affiancato da due soggetti a bordo di una moto di cui uno indossava un casco nero. Gli esplodono contro diversi colpi di pistola calibro 9x21. Catarisano rimane ferito e ricoverato all’ospedale Pugliese di Catanzaro mentre sua figlia riporterà lievi ferite a un braccio. I killer non avevano usato particolari “riguardi”  con la loro raffica di proiettili. Sarà comunque il 2008 l’anno decisivo. Pochi giorno dopo l’attentato a Catarisano, il 31 maggio 2008, verrà assassinato Salvatore Cossari e partirà l’ascesa di Nando Catarisano. A quel tempo, quando le pallottole mietono vittime nella jonica catanzarese, il futuro presidente della Commissione antindrangheta Arturo Bova condivide con Catarisano un posto nella compagine sociale della Gife. E ha una carriera politica in rampa di lancio: confermato consigliere comunale ad Amaroni nel 2004, ne diventerà sindaco cinque anni dopo. È il suo trampolino verso lo scranno in consiglio regionale conquistato nel 2014.  

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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pablo.petrasso1@gmail.com (Pablo Petrasso) Cronaca Mon, 29 May 2017 22:36:00 +0200
Raccolta differenziata, la giunta vara nuovo piano d’azione http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58271-raccolta-differenziata,-la-giunta-vara-nuovo-piano-d’azione http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58271-raccolta-differenziata,-la-giunta-vara-nuovo-piano-d’azione Raccolta differenziata, la giunta vara nuovo piano d’azione

CATANZARO La giunta regionale si è riunita sotto la presidenza del presidente Mario Oliverio, con l'assistenza - informa una nota dell'Ufficio stampa - del segretario generale Ennio Apicella. Su proposta del presidente Oliverio è stata deliberata la costituzione di parte civile in alcuni processi penali a carico di persone accusate di vari reati: per non aver provveduto allo smaltimento dei fanghi, derivanti dal ciclo depurativo dell'impianto sito in località "Sottocastello" di Cetraro; per truffa aggravata e falso ideologico in concorso per il conseguimento di erogazioni pubbliche; per aver falsificato le firme giornaliere di entrata e uscita apposte sui registri del servizio di guardia medica all'Asp di Reggio; per occupazione arbitraria di area demaniale.
Su proposta del presidente Oliverio e dell'assessore all'Ambiente Antonella Rizzo è stata approvata l'integrazione al Piano d'azione di interventi per il miglioramento del Servizio di raccolta differenziata in Calabria- Por Calabria Fesr-Fse 2014-2020; è stato deliberato il recepimento del decreto del ministero dell'Ambiente che riguarda il metodo per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani nella regione. Su proposta dell'assessore all'Ambiente Antonella Rizzo, è stata deliberata la designazione di 128 zone speciali di conservazione della regione biogeografica mediterranea insistenti nel territorio della Regione.
Su proposta dell'assessore al Bilancio e Organizzazione Antonio Viscomi, illustrata dal presidente Oliverio, sono state approvate una serie di variazione al bilancio di previsione 2017-2019. È stato approvato il rendiconto dell'esercizio 2014 ed il riaccertamento straordinario dei residui delle aziende territoriali per l'edilizia residenziale pubblica (Aterp) delle province di Cosenza, Reggio e ViboValentia, ora trasmessi al consiglio regionale per gli atti di competenza.

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r.desanto@corrierecal.it (Roberto De Santo) Politica Mon, 29 May 2017 21:48:00 +0200
Lamezia Terme, Raso si autosospende dal Consiglio http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58270-lamezia-terme,-raso-si-autosospende-dal-consiglio http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58270-lamezia-terme,-raso-si-autosospende-dal-consiglio Marialucia Raso, consigliere comunale di Lamezia

LAMEZIA TERME «Ho deciso di autosospendermi fino al chiarimento della vicenda giudiziaria dall'attività politica del gruppo di Lamezia Unita e dall'attività istituzionale del Comune di Lamezia Terme per tenere indenne l'ente ed il Movimento Politico dalla vicenda giudiziaria denominata "Crisalide", nella quale è coinvolta una persona con cui ho un legame affettivo ma a cui mai ho visto compiere o ipotizzare atti illegittimi o finalizzati a favorire una consorteria criminale». Con queste parole Marialucia Raso, consigliere del Comune di Lamezia Terme ha annunciato la decisione di autosospendersi dalla sua carica dopo l’operazione “Crisalide” che ha coinvolto il compagno Alessandro Gualtieri. «Tengo a ribadire – precisa comunque - che negli atti non viene menzionato il mio nome e non si fa nemmeno riferimento al sostegno elettorale a mio favore da parte di qualsivoglia cosca di ndrangheta».
«È noto a tutti – sottolinea ancora Raso - che la mia elezione è frutto della decisione democratica di un Comitato , rappresentativo dei cittadini di un quartiere, che ha deciso di sostenermi ed a cui sono grata. Sono fiduciosa nell'operato della magistratura e, devo confessare, emotivamente impreparata al ciclone mediatico da cui sono travolta, non per l'imperizia degli organi di informazione, sulla cui professionalità non discuto, ma perché ormai ai nostri giorni è inevitabile che ciò accada».
«Mi sembra onestamente di vivere una vicenda più grande di me – afferma la consigliera comunale - , che ho solo 25 anni e che mi sono impegnata in politica anche per tentare di dare un piccolo contributo, affinché tanti giovani, dediti ad attività criminali e mafiose, trovino occasioni di lavoro e di progresso. Per le cosche criminali che infestano Lamezia – conclude Raso - ho sempre , in ogni momento della mia vita, provato il sentimento del ripudio e , riguardo alla mia attività istituzionale di questi anni, svolta più o meno gratuitamente, mai ho pensato, sollecitato, visto o deliberato atti discutibili o illegittimi».

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r.desanto@corrierecal.it (Roberto De Santo) Cronaca Mon, 29 May 2017 21:36:00 +0200
Delitto Rodrigues, gli inquirenti: «Silvana non aveva una relazione extraconiugale» http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58269-delitto-rodrigues,-gli-inquirenti-«silvana-non-aveva-una-relazione-extraconiugale» http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58269-delitto-rodrigues,-gli-inquirenti-«silvana-non-aveva-una-relazione-extraconiugale» Silvana Rodrigues e il presunto assassino Sergio Carrozzino

COSENZA «Non ci risulta che la Rodrigues avesse una relazione extraconiugale». Lo ha detto in aula il capitano dei carabinieri di Scalea Alberto Tinto sentito come testimone nel processo a carico di Sergio Carrozzino, il 45enne accusato di aver ucciso Silvana Rodrigues, 33enne strangolata e bruciata nei pressi del cimitero di Belvedere Marittimo il 12 dicembre del 2015.
Lunedì mattina, nell'aula della Corte di Assise  di Cosenza, il capitano ha ricostruito le indagini sull'omicidio. Il 27 maggio di un anno fa Carrozzino (che ha già scontato 15 anni di carcere per un altro omicidio) venne  arrestato dai carabinieri di Scalea. A incastrare il 45enne sarebbero state le immagini di una telecamera a circuito chiuso che avrebbero ripreso l'uomo mentre si trovava nei pressi della vettura della vittima, una Fiat Punto di colore verde, e che si sarebbe poi poggiato al finestrino dell'auto parcheggiata nel supermercato dove la donna si era recata per fare la spesa.
Inoltre per confermare questa ricostruzione era stata fondamentale la collaborazione di un testimone che ha visto un uomo appoggiato al finestrino della vettura della donna, affermando che si trattava di Carrozzino. Gli inquirenti hanno cercato di approfondire i rapporti tra i due e accertare se tra Carrozzino e la donna ci fosse un appuntamento, considerato che lei era già stata al supermercato con il marito per ritornarci subito dopo perché – disse al coniuge – aveva dimenticato di comprare le calze. Carrozzino è accusato di omicidio commesso per futili motivi con l'aggravante dell'efferatezza e di occultamento di cadavere. Perché dopo l'assassinio della donna, avvenuto all'esterno della sua macchina, il presunto omicida avrebbe trascinato il cadavere della 33enne all'interno dell'abitacolo per poi appiccare fuoco. 
Le fiamme avrebbero completamente avvolto il corpo rendendolo irriconoscibile. Il difensore di Carrozzino, l'avvocato Giuseppe Bello, aveva ripresentato alla Corte d'Assise (presidente Giovanni Garofalo, a latere Manuela Gallo) la richiesta di rito abbreviato condizionato che è stata rigettata. 
Le indagini sono state ricostruite in aula oltre che dal capitano Pinto anche da altri carabinieri che hanno partecipato alle indagini, in particolare dal maresciallo Alfio Cormaci e dal carabiniere Luca Tufarulo. I militari, rispondendo alle domande del pm della Procura di Paola, Teresa Valeria Grieco hanno riferito anche che cosa hanno trovato sulla scena del crimine. Quel 12 dicembre del 2015 i carabinieri sono intervenuti su richiesta dei vigili del fuoco perché c'era un incendio. I vigili avevano notato dei resti umani nell'auto. 
L'auto era di proprietà del marito della vittima ed era condotta da Silvana Rodrigues. Fu proprio il marito a segnalare dopo le 22 che la moglie non era ancora rincasata. Nell'auto vi erano resti umani che non si trovavano sul lato guida ma - hanno precisato in aula gli investigatori - a cavallo del cambio. I resti erano di donna, riconducibili alla Rodrigues.
La vittima nel pomeriggio era uscita con il marito a fare spesa, rientrata si era dimenticata delle calze ed era riuscita per andare in un supermercato a poche centinaia di metri da casa.
Dalle telecamere si vedeva la donna che scendeva dall'auto verso le ore 19,26, nel parcheggio dell'Eurospin.
La donna si allontanava dopo aver pagato.
Raggiungeva l'auto ed entrava in auto verso le 19,45. Si notava passare un'auto e "scendere una sagoma che si avvicinava allo sportello lato guida della Rodrigues. Che non sarebbe scesa dalla sua vettura. 
Un testimone dichiara ai militari di aver appreso da un autista di autobus che Carrozzino era stato visto nel parcheggio, aggirarsi vicino agli autobus. Gli autobus vengono parcheggiati nello spazio antistante il supermercato. 
I parenti di Silvana Rodrigues, il marito, il Comune di Belvedere Marittimo e il Centro antiviolenza "Roberta Lanzino" (rappresentato dall'avvocato Marina Pasqua) si sono costituiti parte civile. Il processo è stato rinviato al prossimo 26 giugno. 

 

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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r.desanto@corrierecal.it (Roberto De Santo) Cronaca Mon, 29 May 2017 20:33:00 +0200
La Regione “lascia a piedi” i calabresi http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58268-la-regione-“lascia-a-piedi”-i-calabresi http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58268-la-regione-“lascia-a-piedi”-i-calabresi La Regione “lascia a piedi” i calabresi

CATANZARO I tagli ai trasporti previsti dal governo nazionale sono pesantissimi. E la giunta regionale ci ha messo del suo con due delibere “sfronda chilometri” (quelli percorsi dalle aziende del settore). Risultato: nel giro di qualche mese i calabresi potrebbero restare a piedi. E serve a poco pianificare interventi faraonici come quello da 500 milioni o due metropolitane leggere tra Cosenza e Catanzaro: rischiano di rimanere senza risorse per la gestione. L’analisi dei documenti lascia poco spazio alla fantasia. E fa dire a un esperto che «il settore rischia di uscirne con le ossa rotte: aziende, dipendenti e soprattutto i cittadini». 
Vediamo quali presagi di sventura annunciano le due delibere approvate dalla giunta Oliverio. La prima fissa il livello dei servizi minimi da garantire: criteri da sottoporre alla commissione consiliare competente per l’approvazione. C’è un problema: la necessità dell’esecutivo è quella di tagliare il 30% della spesa, mentre dal governo non sono previsti stanziamenti a supporto del comparto. Conseguenza: i servizi minimi saranno, con ogni probabilità i servizi effettivi, non ci saranno elementi aggiuntivi per ampliare l’offerta. Lo mostra un’altra delibera, firmata il 18 maggio scorso, con la quale la giunta «dal 19 giugno al 31 dicembre prevede circa il 40% di riduzione dei servizi». Dura pensare a risorse aggiuntive in un quadro del genere. 
È un problema – quello dei tagli – che non rimane isolato, ma si somma alle linee guida fissate dalla legge numero 35 del 2015, ispirata dall’assessore ai Trasporti Roberto Musmanno. La norma prevede di estendere il trasporto pubblico locale a tutte le città con popolazione superiore a 15 mila abitanti nelle quali questi servizi non sono previsti. Una norma equa, in apparenza. Ma, che accompagnata ai tagli, ha come conseguenza la drastica riduzione delle corse nei capoluoghi o in centri che, per orografia e distribuzione degli insediamenti, avrebbero, semmai, bisogno di un ampliamento dei servizi. Andiamo in provincia di Reggio: la “legge Musmanno” porta il Tpl a Gioia Tauro e Siderno (dove non c’era), generando tagli consistenti a Palmi che scenderà da 500 mila chilometri di corse all’anno a soli 200 mila. Ma mentre Gioia e Siderno hanno piante in pianura e concentrate, Palmi ha frazioni collinari e un’estensione maggiore. Cosa succederà? Che i palmese devono aspettarsi diversi disagi. 
Altro aspetto controverso: la pianificazione della giunta regionale aumenta il corrispettivo per chilometro assegnato alle aziende in vista delle gare che dovranno essere svolte entro il 2018, pena un ulteriore taglio nella dotazione (oggi il servizio si basa su concessioni rinnovate di anno in anno). È questione di matematica: se un chilometro costa di più e il budget è sempre uguale, gli autobus percorreranno meno strada. E i passeggeri rischieranno di restare a piedi. Ma c’è un altro potenziale problema: cifre maggiori per chilometro potrebbero far accorrere compagnie da fuori regione per le gare che assegneranno la gestione dei bacini e delle tratte di trasporto. Immaginate quanto saranno contenti gli imprenditori calabresi. E non parliamo dei lavoratori che, in un contesto che vede meno chilometri da percorrere e una sforbiciata generale alle risorse, rischiano addirittura di rimettersi il posto di lavoro. «È una operazione “lose-lose”», spiega il nostro interlocutore. Ci perdono tutti, insomma. E rischiano di perderci, in prospettiva, anche i grossi investimenti sulle linee ferrate. Sia quello sulla Jonica annunciato dal ministro Graziano Delrio che quelli sui sistemi di trasporto nelle aree urbane di Cosenza e Catanzaro. Due metropolitane leggere che, in un quadro di risorse così asfittico, potrebbero trovarsi senza i fondi necessari alla gestione. Nonostante i grossi investimenti necessari per la loro realizzazione. Uno scenario paradossale: come quello di un conducente che non riesce a trovare i soldi per gestire una Fiat Panda e decide di indebitarsi per acquistare una Porsche. E lasciarla in garage. 

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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pablo.petrasso1@gmail.com (Pablo Petrasso) Politica Mon, 29 May 2017 20:14:00 +0200
Commissioni invalidità, Nesci a Oliverio: «Impugni il decreto di Scura» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58267-commissioni-invalidità,-nesci-a-oliverio-«impugni-il-decreto-di-scura» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58267-commissioni-invalidità,-nesci-a-oliverio-«impugni-il-decreto-di-scura» Commissioni invalidità, Nesci a Oliverio: «Impugni il decreto di Scura»

«Il governatore della Calabria, Mario Oliverio, impugni subito il decreto numero 86/2017, con cui, scavalcando le norme statali e andando oltre i poteri specifici conferiti dal Consiglio dei Ministri, la struttura commissariale per il rientro dal disavanzo sanitario regionale ha abolito l'accertamento delle invalidità da parte delle commissioni delle aziende sanitarie e passato la materia all'Inps, a partire dal prossimo primo settembre». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, capogruppo in commissione Sanità, che aggiunge: «Delle due l'una, o anche stavolta Oliverio resta prono come sempre, oppure difende le regole, che valgono pure per la Calabria, nonostante il diritto creativo ogni giorno elaborato nei palazzi del potere». «Capiamo bene – prosegue la parlamentare 5stelle – che a Oliverio fa comodo l'immobilismo e la pura indignazione verbale, che sogna ancora di diventare commissario alla Sanità e che si è presto convertito a Renzi per il proprio tornaconto. Tuttavia, c'è un limite a tutto, e nella fattispecie il governatore non può ignorare né abbassare la testa come un montone». «In proposito mi auguro – conclude Nesci – che l'onnipresente capo di gabinetto Pignanelli sappia consigliare bene il presidente della Regione, anche se si tratta di un'aspettativa vana, visto che alla Cittadella tirano a campare».

 

 

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s.pelaia@corrierecal.it (Sergio Pelaia) Politica Mon, 29 May 2017 18:50:00 +0200
Calabria capitale del riciclaggio http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58266-calabria-capitale-del-riciclaggio http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58266-calabria-capitale-del-riciclaggio Calabria capitale del riciclaggio

REGGIO CALABRIA L’Italia è uno dei Paesi a maggior rischio riciclaggio d’Europa. E sul podio del peggio ed anche nelle immediate vicinanze, la Calabria piazza quattro dei suoi cinque capoluoghi. A svelarlo è un progetto internazionale (Iarm) che stila una classifica delle città a maggior rischio riciclaggio, elaborata dal centro Transcrime dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, insieme alla Vrije Universiteit Amsterdam (Paesi Bassi) e alla University of Leicester (Regno Unito). Uno studio scientifico, basato sull’elaborazione statistica dei dati relativi a diversi fattori di rischio quali le infiltrazioni della criminalità organizzata, l’economia sommersa e l’uso del contante, i mercati illegali, l’opacità delle proprietà societarie e, infine, le rimesse di denaro all’estero. Dati che regalano alla Calabria e alle sue principali città un triste primato.
Al primo posto sul podio delle città-lavanderia c’è Reggio Calabria, capitale italiana del riciclaggio. Seguono da vicino Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone. Di tutte, lo studio regala una fotografia impietosa, in cui illegalità ed arretratezza si mischiano in un cocktail micidiale. Ed ecco che la scarsa densità di pos, dunque la difficoltà nell’effettuare pagamenti elettronici, si mischia con una presenza quasi asfissiante della 'ndrangheta. Allo stesso modo, il lavoro nero si impasta con i mercati dell’economia illegale. E tutto infetta una serie di attività – considerate particolarmente a rischio – che in Calabria sono fra le più diffuse. Basta fare un giro in una qualsiasi città calabrese, dove le (poche) fabbriche sono scomparse per lasciare spazio a ristoranti, centri estetici e agenzie di scommesse.
«A causa dell’uso frequente di contante, degli alti livelli di manodopera irregolare e di infiltrazione della criminalità organizzata» bar, ristoranti e locali sono, secondo lo studio delle tre università, le attività che più facilmente si convertono in lavatrici. A seguire, ci sono le attività che «comprendono un’ampia varietà di esercizi come centri massaggi, centri estetici ma anche imprese di vigilanza e di investigazione». A rischio è anche il mondo dell'intrattenimento, «che da un lato include i casinò, le sale slot e videolottery; dall’altro attività correlate come la gestione di attività ludiche, impianti sportivi e stabilimenti balneari». Anche la filiera dell’edilizia, dalle imprese di costruzioni alle ditte che lavorano nell’indotto, dall’estrazione di sabbia alla produzione di cemento, sono considerate altamente a rischio. Tutti dati che le ultime inchieste non hanno fatto che confermare. 

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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pablo.petrasso1@gmail.com (Pablo Petrasso) Cronaca Mon, 29 May 2017 18:36:00 +0200
Anci, la strategia di Occhiuto per il rilancio delle città http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58265-anci,-la-strategia-di-occhiuto-per-il-rilancio-delle-città http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58265-anci,-la-strategia-di-occhiuto-per-il-rilancio-delle-città Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto

COSENZA «Dopo 75 anni  dalla legge del 1942, è  arrivato il momento di adeguare l’impianto normativo alle nuove esigenze che riguardano lo sviluppo sostenibile della città». Lo ha detto oggi a Messina, partecipando alla Conferenza programmatica per il Sud, il consigliere delegato nazionale per l’urbanistica dell’Anci e sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto.
«La strategia di crescita della città - ha affermato  Occhiuto - deve essere di sistema e mirare a qualificare i luoghi creando bellezza e nuova ricchezza per il territorio. È l’impegno che ha assunto Anci per rilanciare il dibattito sull’urbanistica contemporanea. Un’urbanistica – ha aggiunto - che deve avere la funzione essenziale di essere inclusiva, capace di farsi fulcro di sviluppo e stimolo per ogni ceto sociale e produttivo. Abbiamo bisogno di strumenti normativi adeguati per una corretta programmazione del territorio - ha proseguito Occhiuto - facendo ben comprendere che la bellezza genera non solo economia positiva ma anche, e soprattutto, anticorpi contro la devianza  e l’emarginazione. Le grandi città del Sud – ha dichiarato ancora - hanno pagato a caro prezzo il periodo storico che coincise con la realizzazione di quartieri ghetto e di zone monofunzionali, i cui effetti sono tuttora visibili. Se non partiremo da una riabilitazione reale delle città, intesa come rigenerazione sociale  e urbana - ha concluso Mario Occhiuto - non riusciremo a realizzare economie di scala capaci di essere attrattive e di creare condizioni di sviluppo che  riguardino tutti, nessuno escluso».

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a.ricchio@corrierecal.it (Antonio Ricchio) Politica Mon, 29 May 2017 17:52:00 +0200
Ciconte: «Non voglio essere un uomo solo al comando» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58264-ciconte-«non-voglio-essere-un-uomo-solo-al-comando» http://www.corrieredellacalabria.it/politics/item/58264-ciconte-«non-voglio-essere-un-uomo-solo-al-comando» Ciconte: «Non voglio essere un uomo solo al comando»

LAMEZIA TERME Continuano gli approfondimenti di Hashtag in vista delle elezioni amministrative di Catanzaro. Dopo Sergio Abramo (centrodestra), Nicola Fiorita (“Cambiavento”) e Bianca Laura Granato (M5s), ai microfoni della trasmissione condotta dal direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, negli studi di News&Com, l’aspirante primo cittadino del Pd Enzo Ciconte.
Medico, ex vicepresidente della giunta regionale sostituito perché coinvolto in Rimborsopoli, oggi consigliere regionale del Pd, Ciconte è riuscito a far ritirare, in suo favore, la candidatura a tre aspiranti sindaci (Rino Colace, Maurizio Mottola di Amato e Tonino De Marco). Come li ha convinti? «Perché è chiaro che la vera alternativa ad Abramo, che ha fallito, siamo noi, ha fallito. Non voglio essere un uomo solo al comando: nelle nostre liste c’è molta società civile e molti giovani. Evidentemente anche i tre ex candidati a sindaco hanno capito che facendo fronte comune possiamo battere questa destra».
È andata diversamente, invece, con Fiorita. «Credo che legittimamente – spiega Ciconte – abbia ritenuto di volersi misurare. Io ho tentato di dialogare, ma non riesco a comprendere fino in fondo le sue motivazioni. Quando si vuole il bene della città qualcuno deve fare un passo indietro».
Un capitolo a parte, che sta facendo molto discutere nel capoluogo, è quello dei passaggi dal centrodestra di Abramo al centrosinistra di Ciconte. «Alcuni consiglieri comunali – commenta il candidato del Pd – avevano abbandonato Abramo da molto tempo, avevano già sostenuto Oliverio alle Regionali. Non ci sono né transfughi né traditori. Chi è passato con noi ci sta mettendo la faccia, e non ci ha chiesto nulla in cambio».
Sugli ultimi 5 anni della giunta Abramo il giudizio è netto: «Ha cambiato 32 assessori, vuol dire che non c’è stata aggregazione né collegialità. Vuol dire che non c’è stata una visione di città». Ma quando Ncd propose di raccogliere le firme per porre fine anticipatamente alla consiliatura, i maggiorenti del Pd hanno rifiutato «perché vogliamo sconfiggere Abramo politicamente e non andando dal notaio».
Sul sostegno del Pd, infine, Ciconte non ha dubbi. Se il partito, o una parte di esso, è sembrato tiepido sulla sua candidatura è perché «il Pd ha più sensibilità che è difficile mettere insieme. Ci vuole difficoltà a farlo carburare – ha aggiunto Ciconte – ma sono sicuro che in campagna elettorale e soprattutto dopo si vedranno i risultati», anche perché il governatore Oliverio «ha preso impegni importanti con la città e sono convinto che li manterrà».
Mercoledì sul Corriere della Calabria il video integrale dell’intervista.

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s.pelaia@corrierecal.it (Sergio Pelaia) Politica Mon, 29 May 2017 17:51:00 +0200
Vrenna: «Il Crotone salvo? Vado a piedi al Santuario» http://www.corrieredellacalabria.it/sport/item/58263-vrenna-«il-crotone-salvo-vado-a-piedi-al-santuario» http://www.corrieredellacalabria.it/sport/item/58263-vrenna-«il-crotone-salvo-vado-a-piedi-al-santuario» Gianni Vrenna, presidente del Crotone Calcio

CROTONE «Il nostro allenatore Nicola andrà in bici a Torino? Io andrò a piedi al Santuario qui a una ventina di chilometri, il fisico mi permette questo». Intervistato da Radio Sportiva, il presidente del Crotone Gianni Vrenna esprime tutta la propria gioia per la salvezza della sua squadra. «Una mano ce l'ha data l'Empoli, bisogna essere onesti - ammette Vrenna -: forse pensavano di essere già salvi, non so cosa gli sia successo. Noi sapevamo di doverci provare fino alla fine, siamo riusciti a fare questa impresa che secondo me è più una favola: è impensabile girare a 9 punti all'andata e salvarsi, non so se si ripeterà mai più in serie A una cosa del genere».
«Se abbiamo fatto qualcosa di particolare che ha portato alla svolta? - continua - È stato fatto un discorso alla squadra, gli ho chiesto di giocare, divertirsi e provarci». Ora quale sarà il futuro di Nicola? «Il mister ha contratto con rinnovo automatico in caso di salvezza - risponde Vrenna -: ora ci prendiamo due giorni di relax e vedremo poi quale e' la sua volontà».
Secondo il presidente del Crotone, questa salvezza è stata più bella della promozione in serie A dell'anno scorso. «Il campionato scorso ci ha visto protagonisti dall'inizio - spiega - e forse ci aveva preparati all'idea del successo, stavolta all'ultima di campionato con il destino che non dipendeva solo da noi la gioia è stata diversa. Se ho sentito qualcuno a Palermo? Non credo si debbano fare ringraziamenti particolari, ma si è onorato questo sport: le cose stanno cambiando, in meglio, e nessuno regala niente. Onore al calcio, onore al Palermo». 

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a.ricchio@corrierecal.it (Antonio Ricchio) Sport Mon, 29 May 2017 17:29:00 +0200
I soldi della Gicos nascosti in paradisi fiscali http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58262-i-soldi-della-gicos-nascosti-in-paradisi-fiscali http://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/58262-i-soldi-della-gicos-nascosti-in-paradisi-fiscali Giuseppe Cosentino

REGGIO CALABRIA Spericolate operazioni finanziarie che rimbalzavano dalla Svizzera ai più noti paradisi fiscali, passando per gli Stati Uniti, e tecniche da spallone d’altri tempi, con valigette di soldi portate personalmente dall’Italia alla Svizzera. È questa la ricetta che ha permesso a Giuseppe Cosentino, patron del Catanzaro calcio e proprietario della Gicos, di appropriarsi indebitamente di oltre 8 milioni di euro.

GALEOTTO FU IL CONTROLLO Capitali tutti portati all’estero di nascosto e in gran parte in seguito non solo “scudati”, ma anche utilizzati per avere ulteriori garanzie bancarie. Un giochino finanziario (illecito) quasi perfetto, ma che non è passato indenne allo sguardo attento del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Nel giugno 2011, un banale controllo negli uffici della Gicos, da cui sono emerse anomale transazioni finanziarie verso l’estero e spropositato utilizzo di contante, è bastato ai finanzieri per comprendere che la società di Cosentino nascondeva qualcosa di strano. Da lì sono partite le indagini che hanno dimostrato, secondo la Procura di Palmi che le ha coordinate, che i militari avevano ragione.

ASSOCIAZIONE Dagli approfondimenti bancari e investigativi è emersa «una vera e propria associazione a delinquere finalizzata ai reati finanziari – ha spiegato il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza - in cui ognuno aveva un ruolo preciso». Da Cosentino ai dipendenti, pienamente partecipi della gigantesca truffa ai danni dell’erario. «Sostanzialmente – continua Sferlazza – la Gicos è stata svuotata e tutti i proventi della società girati su conti, per lo più svizzeri, e società generalmente con sede in paradisi fiscali, riconducibili a Cosentino e ai suoi familiari». “Contenitori” alimentati da un flusso di denaro continuo.

RICICLAGGIO MADE IN USA Di fatto – spiega il colonnello Agostino Brigante – le vie del riciclaggio erano due. «Da una parte il denaro veniva trasferito simulando una fattura per servizi o vendite inesistenti, dall’altra venivano incassati soldi in nero». Nel primo caso, il denaro veniva girato a una società – per la maggior parte delle operazioni, la Kluver&Morgan& Ass Llc – che poi restituiva il pagamento su conti correnti svizzeri riconducibili a una serie di società, con sede in diversi paradisi fiscali. Per il “servizio”, la società tratteneva circa il 5% dell’importo, mentre i soldi continuavano il loro viaggio. Dai conti svizzeri di misteriose società passavano a quelli di altre ditte riferibili ai Cosentino o su conti correnti cifrati.

DIPENDENTI COMPLICI Per quanto riguarda il denaro in nero invece, le operazioni di riciclaggio erano meno raffinate, ma altrettanto efficaci. I contanti, transitavano sui conti dei dipendenti che poi li prelevavano, preferibilmente in banconote da 500 euro, per poi consegnarli a Cosentino e alla figlia, che si occupavano di portarli in Svizzera o di conservarli al riparo da occhi indiscreti in cassette di sicurezza. In altri casi invece, i dipendenti della Gicos emettevano assegni a favore di altri dipendenti, i quali erano obbligati a versarli a Cosentino e alla figlia. Un sistema “semi- artigianale” di riciclaggio, che tuttavia ha permesso al patron del Catanzaro calcio e ai suoi di far sparire più di 4 milioni di euro, intercettati dalla Finanza solo grazie alle rogatorie in Svizzera.

IL SENTIERO (FINANZIARIO) DEL CIOCCOLATO Una collaborazione estremamente produttiva, quella fra autorità italiane ed elvetiche. I traffici di Cosentino e dei suoi sono stati ricostruiti fattura per fattura, operazione per operazione. Come quella che ha permesso ad Ambra Cosentino di far volatilizzare un milione di euro. Il 5 ottobre del 2010 la giovane imprenditrice ha versato 1 milione di euro sul conto cifrato svizzero denominato “cioccolato”. Tempo un paio di mesi, il 26 gennaio quegli stessi soldi transitano su un altro conto, sempre in Svizzera, riconducibile ad una società estera. Il 3 gennaio dell’anno successivo diventano franchi svizzeri e prendono il volo per le Bahamas, dove ad attenderli c’è un conto corrente confezionato ad hoc.

LA DOPPIA TRUFFA DELLO SCUDO Ma a Cosentino non è bastato creare una gigantesca riserva di fondi neri all’estero. Ha tentato anche di ripulirne una parte – circa 5.6 milioni, più altri 2.320.504,92 provenienti da un rapporto finanziario acceso presso un istituto di credito di Hong Kong – per riutilizzarli in Italia, approfittando dello scudo fiscale. Tutti danari, certo tassati (ovviamente meno di quanto lo sarebbero stati se non fossero mai usciti dall’Italia), ma poi utilizzati anche per investimenti finanziari (acquisto e vendita di titoli), nonché a garanzia di un’apertura di credito per tre milioni, usati da Cosentino per acquisti e per finanziare il Catanzaro calcio.

LA TENTATA COMBINE Proprio ieri, la squadra – che da tempo è in guerra con il presidente – ha strappato la salvezza, aggiudicandosi lo spareggio con la Vibonese. Ma il patron non ha avuto tempo di festeggiare, perché la Finanza si è presentata oggi con “il conto”. E a pesare sul bilancio – salato – di anni di illeciti finanziari c’è anche una tentata combine che risale alla stagione 2012/2013. Anche quell’anno, il Catanzaro si trovava in zona play out. Un calendario infausto prevedeva lo scontro con la prima in classifica, ragionevolmente certa della promozione. Un pareggio avrebbe reso felici entrambe le squadre ed era esattamente il risultato concordato, ma l’inaspettata vittoria del Perugia ha cambiato le carte in tavola. L’Avellino era obbligato a vincere ed ha raggiunto l’obiettivo con una rete realizzata senza grandi difficoltà, mentre il Catanzaro solo per fortuna, grazie ai risultati degli altri campi, ha evitato i play out. Una fortuna per calciatori come Russotto, che non è stato costretto a pentirsi di quei goal mancati – forse non casualmente – a porta vuota in omaggio ad un accordo poi non rispettato.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it 

 

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pablo.petrasso1@gmail.com (Pablo Petrasso) Cronaca Mon, 29 May 2017 16:43:00 +0200