Stanno per riassegnarsi il vitalizio

Presentata una proposta di legge bipartisan che istituisce la pensione per i consiglieri regionali. Che avranno diritto anche a una liquidazione d'oro. Per una spesa aggiuntiva di 660mila euro all'anno a carico dei calabresi. Torna il privilegio abolito la scorsa legislatura

Lunedì, 13 Febbraio 2017 10:38 Pubblicato in Politica

REGGIO CALABRIA È il passato della Casta che ritorna. Sono i privilegi storici di una classe politica che proprio non ce la fanno a scomparire. Tenetevi forte: i consiglieri regionali della Calabria stanno per riassegnarsi il vitalizio. Solo che non lo chiamano più così. Adesso il termine giusto è pensione, come se fossero lavoratori normali con anni e anni di contributi alle spalle. Ma c'è anche di più: stavolta gli eletti calabresi, oltre a poter usuifruire di una pensione a vita a fronte di uno o più mandati elettorali, potrebbero anche maturare il diritto al "trattamento di fine mandato". A una liquidazione, insomma. Uno scherzetto che alle casse del consiglio regionale, in totale, potrebbe costare qualcosa come 660 mila euro all'anno in più per ogni anno. E pensare che il vitalizio, sulla scorta del principio della spending review in voga durante il governo Monti, era stato abolito nella scorsa legislatura, cioè solo un paio d'anni fa.

LA LEGGE Lo scorso 9 febbraio, alla chetichella e senza alcun annuncio pubblico, è stata infatti depositata una proposta di legge che recita così: "Disciplina del sistema previdenziale di tipo contributivo e del trattamento di fine mandato per i consiglieri regionali". Non è una sortita della sola maggioranza e non è un tentativo non programmato di qualche eletto dell'opposizione: il testo è rigorosamente bipartisan. Lo hanno firmato in 20. Ecco chi: Mimmo Battaglia (Pd), Giuseppe Aieta (Pd), Giovanni Arruzzolo (Ncd), Domenico Bevacqua (Pd), Arturo Bova (Democratici progressisti), Francesco Cannizzaro (Casa delle libertà), Francesco D'Agostino (Oliverio presidente), Mauro D'Acri (Oliverio presidente), Baldo Esposito (Ncd), Giuseppe Giudiceandrea (Dp), Giuseppe Graziano (Cdl), Orlandino Greco (Op), Michele Mirabello (Pd), Ennio Morrone (Forza Italia), Sebi Romeo (Pd), Antonio Scalzo (Pd), Franco Sergio (Op), Giuseppe Neri (Dp), Giovanni Nucera (La Sinistra) e Vincenzo Pasqua (Op). Particolarità: nella relazione era stato trascritto l'elenco di tutti i consiglieri in carica, poi però qualcuno ha deciso di non firmare e il suo nome è stato cancellato con un tratto di penna. La proposta, comunque, sta seguendo con velocità l'iter previsto: è già stata assegnata alla commissione Affari istituzionali per l'esame di merito e alla commissione Bilancio per il parere finanziario.

L'ALIBI Il grimaldello usato allo scopo è la legge nazionale 213 del 2012, che istituisce e disciplina un sistema previdenziale di tipo contributivo per i presidenti della Regione, i consiglieri e gli assessori regionali. Il testo di riferimento sono invece le deliberazioni dell'Ufficio di presidenza della Camera che, dopo aver superato il tanto vituperato vitalizio, ha introdotto, a partire dall'1 gennaio 2012, un trattamento pensionistico basato sul sistema di calcolo contributivo, analogo a quello in vigore per i dipendenti pubblici. Come i deputati, quindi, anche i consiglieri calabresi – una volta approvata la legge – conseguiranno la pensione al compimento dei 65 anni di età, in seguito a un esercizio del mandato di almeno 5 anni effettivi. Per ogni anno di mandato ulteriore, l'età richiesta per avere accesso al novello vitalizio è diminuita di un anno, con il limite a 60 anni. Detto in parole povere: mentre i cittadini "normali" potranno andare in pensione a 67 anni o dopo aver versato contributi per 40 anni, i consiglieri calabresi (e non solo loro) potranno beneficiare di una ricca pensione due o più anni prima, anche dopo solo un mandato, e intascare una congrua liquidazione. Mica male. Contemplata anche la reversibilità: in caso di morte del consigliere beneficiario, gli stessi benefici pensionistici spetteranno ai suoi familiari.
L'entità dell'assegno di fine mandato, invece, sarà pari a una mensilità dell'indennità di carica e di funzione (circa 8 mila euro), percepite al momento della cessazione dell'incarico «per ogni anno di servizio svolto e sino al massimo di 10 anni».
«Allo stato attuale – è scritto nella relazione alla proposta di legge – nella X legislatura per i consiglieri regionali eletti e gli assessori in carica non esiste alcun sistema contributivo previdenziale essendo stato abrogato il vecchio sistema di corresponsione dei vitalizi nella precedente legislatura. Pertanto con la presente proposta che consta di 11 articoli si intende istituire il sistema previdenziale di tipo contributivo e reintrodurre l'assegno di fine mandato solo per chi ricopre la carica di consigliere regionale secondo le modalità già attuate dalla Camera dei deputati e di altre Regioni».

I DATI TECNICI La pensione sarebbe appannaggio di 31 consiglieri (incluso il presidente della Regione) e 7 assessori. È prevista, dunque, una (piccola) trattenuta mensile dell'8,80%, con una (grande) quota di contributo a carico del consiglio regionale pari al 24,20%. Il calcolo è presto fatto: 562 mila euro in più (562.795,20, per l'esattezza) a carico dei contribuenti ogni anno. A cui si dovranno aggiungere anche i 101mila euro per gli assegni di fine mandato (solo per i consiglieri), da sborsare a partire dalla prossima legislatura. Il totale supera i 663 mila euro ogni 365 giorni. Soldi che l'assemblea calabrese avrebbe potuto usare per contrastare la disoccupazione giovanile in costante crescita o per sostenere le famiglie povere, e che invece ha scelto di usare per se stessa.

LO STORICO È forse solo il caso di ricordare che, attualmente, la Calabria ha sul groppone il vitalizio di circa 138 ex consiglieri regionali, per una spesa annuale che si aggira sui sei milioni di euro. La nuova legge, se approvata definitivamente, potrebbe dunque decretare un robusto ritocco al rialzo della spesa pubblica. Con un risultato: nonostante l'abolizione del vitalizio, nessun consigliere calabrese tra quelli in carica si ritroverebbe nel limbo degli esodati. Una pensione (d'oro) non si nega a nessuno. È l'ostinazione dei privilegi. Il passato che non passa mai.

Pietro Bellantoni
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