Vitalizio, la farsa della politica

Tutti colpevoli nessun colpevole. I consiglieri regionali e le loro parti in commedia. Tra chi non sapeva della legge sulle pensioni e chi invece accusa i giornalisti 

Martedì, 14 Febbraio 2017 16:22 Pubblicato in Politica
Una seduta del consiglio regionale Una seduta del consiglio regionale

REGGIO CALABRIA L'azzeccagarbugli che non conosce la legge. Il tributarista sornione. Il firmatario inconsapevole. Il censore bi-vitaliziato. E via con le tante altre maschere della nuova commedia calabrese. L'esplosione dello scandalo sulle pensioni dei consiglieri regionali ha provocato la nascita di un nuovo teatrino dell'assurdo. La ribalta è Palazzo Campanella, la sceneggiatura una farsa.
Io? Non ne so niente. No, non è un vitalizio, figuriamoci. Stiamo rispettando la legge nazionale, non vorrete mica che solo la Calabria rimanga indietro rispetto alle magnifiche sorti e progressive della contribuzione previdenziale applicata ai politici... Atto primo, atto secondo, epilogo. Ma non siamo punto ai saluti, perché ancora di ufficiale non c'è nulla e quella legge che intende disciplinare il "sistema previdenziale di tipo contributivo" e il "trattamento di fine mandato per i consiglieri regionali" è pur sempre lì, depositata nelle commissioni competenti. I protagonisti sono stati sgamati; e non è detto che si perdano d'animo nel prossimo futuro.
Nessuno, tuttavia, oggi pare disposto ad ammettere responsabilità rispetto a una proposta di legge firmata da ben 20 consiglieri su 31 (e su quelli che non hanno aderito diremo tra poco). Tutti colpevoli, dunque tutti innocenti. Quel testo, vai un po' a vedere, l'avrà pensato e poi firmato qualche alieno.
Il primo a calcare la scena è stato Mimmetto Battaglia. Per il consigliere del Pd, che parla come un tributarista esperto, è quasi da irresponsabili non aver ancora legiferato in materia. «Il colpevole ritardo della non applicazione della legge statale del 2013 da parte dell'amministrazione regionale», infatti, «potrebbe far sorgere possibili contenziosi giuridici nei due anni già trascorsi per i mancati versamenti previdenziali». Il più zelante, però, è stato Giuseppe Giudiceandrea, avvocato. Che l'ha buttata sul sentimentale e, forse, segretamente sperava di essere pure ringraziato. I consiglieri regionali calabresi «non stavano (la forma verbale lascia trasparire la certezza sulla sicura approvazione della legge, ndr) contribuendo in nessun modo al pagamento delle pensioni degli anziani». E insomma, i calabresi «si rassicurino», perché «nessuno ha neppure la lontana intenzione di riassegnare a sé o ad altri i vitalizi», ma, «reperendo le risorse non dal bilancio ma dai nostri stipendi», quella di poter «contribuire al sistema pensionistico nazionale come previsto e imposto dalla legge». Un ragionamento, quello di Giudiceandrea, fallace e farlocco. Nella "proposta 206", infatti, si fa specifico riferimento al "Fondo previdenziale dei consiglieri regionali" in cui confluirebbero, eventualmente, i contributi per le pensioni future degli eletti. Nessun "aiuto", allora, al «sistema pensionistico nazionale».
Per molti versi esilarante anche la performance di Arturo Bova, che oltre a essere un consigliere di maggioranza è anche il presidente della commissione Antindrangheta, oltre che una sorta di firmatario a sua insaputa. «Al momento della mia sottoscrizione – spiega – mi era stato detto che era una proposta di legge diretta ad adeguare il sistema previdenziale dei consiglieri regionali della Calabria a quello dei consiglieri delle altre regioni (insomma, mi era stato presentato quasi come un atto dovuto)».
Come dimenticare, poi, la sortita di Domenico Bevacqua (anche lui firmatario). Ecco, sembra di vederlo: il problema non è la legge (immorale) in me, ma la polemica sopra di me. E quindi, «al fine di evitare che l'immagine mia e del Consiglio nel suo insieme vengano inopinatamente infangate, mediante strumentalizzazioni che nulla hanno a che vedere con la corretta informazione», Bevacqua chiede che la discussione sulla proposta di legge «venga sospesa in Commissione di merito e sia posta all'ordine del giorno della prossima riunione di gruppo, affinché si esaminino tutte le possibilità miranti a chiarire gli obiettivi della legge e a garantire quella trasparenza che ci ha sempre contraddistinto e che non vogliamo in alcun modo venga posta in dubbio». Ma se è tutto in regola, se la legge è legittima e finanche eticamente ineccepibile, perché farsi intimorire dalla polemiche? Perché scegliere una moratoria di fronte agli "schizzatori" di fango? Della serie: abbiamo ragione, però ci fermiamo.
Uno degli aspetti che più colpisce, in ogni caso, è l'unione d'intenti mostrata dai consiglieri, di centrodestra e di centrosinistra, quando è stato il momento di pensare alla loro vita post-lavorativa. A non firmare la proposta di legge, a ben guardare, sono stati solo Vincenzo Ciconte, Pino Gentile, Carlo Guccione, Fausto Orsomarso, Mimmo Tallini (ma tutti loro hanno già maturato il diritto al vitalizio nelle scorse legislature), Nazzareno Salerno (in carcere nell'ambito dell'inchiesta "Robin Hood"), Wanda Ferro (non ancora insediata), Flora Sculco e il presidente dell'assemblea, Nicola Irto.
Anche Oliverio è estraneo alla questione. Ha anzi fatto subito la voce grossa chiedendo l'immediato ritiro del provvedimento e minacciando di porre la fiducia. Mario il censore. In fondo a lui la faccenda interessa poco: percepisce già il vitalizio in quanto ex parlamentare e un domani, quando deciderà di lasciare la politica, percepirà pure quello maturato negli anni in cui era consigliere regionale.

Pietro Bellantoni
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