Appello antiscissione nel Pd, c'è Falcomatà (ma non Oliverio)

Dieci sindaci e tre presidenti di Regione sostengono in un documento la linea di Renzi. Aderisce il primo cittadino di Reggio Calabria. Il governatore (ancora) non c'è

Martedì, 14 Febbraio 2017 19:37 Pubblicato in Politica
Oliverio, Renzi e Falcomatà Oliverio, Renzi e Falcomatà

ROMA «Il congresso è l'antidoto naturale al pericolo di scissioni, che sarebbero una sconfitta per l'Italia. Fidiamoci di un confronto aperto e libero che coinvolga il nostro popolo, che vuole essere protagonista delle scelte di fondo a cui siamo chiamati. Negare la possibilità e chiudersi per paura di confrontarci significa infliggere al Pd la più grande sconfitta». Lo scrivono 10 sindaci e 3 presidenti di Regione Pd in un documento, sul quale è in corso una raccolta firme, che sostiene la linea di Renzi per il congresso subito. E questo è il primo fatto. Il secondo sono le firme, e quelle calabresi soprattutto. Tra i primi sostenitori del documento c'è Giuseppe Falcomatà, sindaco metropolitano di Reggio Calabria, da iscrivere nella schiera dei renziani doc. Non fa compagnia ai tre colleghi governatori, invece (almeno per il momento), Mario Oliverio. Il presidente della giunta regionale, che coltiva il progetto della creazione di una corrente autonoma nella galassia dem, non ha (ancora?) sottoscritto la dichiarazione di intenti. Che sottolinea come «la bellezza del Partito democratico è l'essere contaminazione tra storie e culture differenti del riformismo italiano. Una sintesi vera, che ha esaltato la straordinaria ricchezza delle diversità senza alcuna rinuncia, avendo come obiettivo comune la costruzione del futuro».
«Siamo dirigenti, amministratori che hanno scelto con convinzione ed entusiasmo come naturale e coerente collocazione della nostra storia e formazione di sinistra la prospettiva politica del Pd provenendo dal Pds. Per me, per miei coetanei come fu per i nostri genitori, la parola unita' e' sempre stata fondamentale, uno dei simboli più importanti della nostra appartenenza politica e del nostro agire», prosegue il testo sul quale fino all'assemblea di domenica saranno raccolte firme. «Il congresso del Pd serve a definire quello che siamo e quello che vogliamo. È il momento di discussione politica più alto in un partito e solo da quel confronto duro, ma leale possiamo dare più forza alle ragioni dello stare insieme, parlandoci apertamente ma alla fine decidendo marcia e obiettivi comuni». «Noi crediamo nel Pd come partito aperto, democratico, il primo partito di sinistra d'Europa; noi siamo la generazione che nel 1996 guardava all'Ulivo come una grande speranza di cambiamento, ha visto interrompersi quel sogno e ora rifiuta l'idea che un'altra generazione veda mortificate le proprie aspirazioni da coloro che oggi vogliono infrangere anche la speranza di un Pd forte, minacciandolo con la scissione. Vogliamo e lavoriamo per un Pd coraggioso, che non si rinchiuda nei caminetti, che apra porte e finestre e torni a parlare solo dei problemi dei cittadini e soprattutto dei piu' deboli. Per questo sosteniamo Matteo Renzi per il rilancio e il rinnovamento del Pd e della sinistra europea. Ora serve un grande confronto per parlare dell'Italia, ascoltiamoci e confrontiamoci e diamo la parola al popolo del Pd per scegliere. Fidiamoci del nostro popolo», concludono.
Seguono le firme di Matteo Ricci (sindaco di Pesaro), Stefano Bonaccini (presidente Emilia Romagna), Mattia Palazzi (sindaco di Mantova), Dario Nardella (sindaco di Firenze), Giuseppe Falcomata' (sindaco di Reggio Calabria), Luca Ceriscioli (presidente Marche), Matteo Biffoni (sindaco di Prato), Daniele Manca (sindaco di Imola), Andrea Gnassi (sindaco di Rimini), Luca Vecchi (sindaco di Reggio Emilia), Katiuscia Marini (presidente Umbria), Maurizio Mangialardi (sindaco di Senigallia), Andrea Rossi (consigliere Emilia Romagna), Raffaella Paita (capogruppo Pd Liguria), Alessio Cavarra (sindaco di Sarzana). E Oliverio? Ieri ha votato per la linea di Renzi, almeno nella road map che porteà al congresso. Ma di questi tempi nel Pd vale il solito interrogativo morettiano: mi si nota di più se firmo in disparte – lo si potrebbe rideclinare – o se non firmo per niente?