Valli Cupe, il blitz (fallito) della Regione

Un dirigente del settore Ambiente mette in dubbio la legittimità della legge che istituisce la Riserva. Il Comune di Zagarise sarebbe stato escluso dalla gestione. Ma la norma era stata approvata all'unanimità, con l'ok dello stesso dipartimento e dell'assessore Rizzo Giovedì, 20 Aprile 2017 18:18 Pubblicato in Politica
Uno scorcio delle Valli Cupe Uno scorcio delle Valli Cupe

REGGIO CALABRIA Cascate azzurre, canyon misteriosi, gole mozzafiato, alberi secolari, paesaggi incontaminati. Le Valli Cupe sono una meraviglia del creato, un gioiello naturalistico che sta attirando visitatori da tutto il mondo. Ma, come tutte le cose belle, nemmeno l’area protetta della Sila Piccola, che sorge quasi interamente nel Comune di Sersale, è perfetta. Lì, nella Riserva naturale istituita solo pochi mesi fa, per qualcuno c’è poca politica. Cioè: nella sua gestione la politica conta davvero poco. E questa, evidentemente, in Calabria è una anomalia difficilmente tollerabile. Sarà proprio in virtù di tale premessa che la Regione di Mario Oliverio ha tentato, fuori tempo massimo, di modificare la legge che, lo scorso dicembre, ha fatto nascere l'area protetta “Valli Cupe”, la terza in tutta la regione (le altre sono quelle di Tarsia e della Foce del Crati).

IL BLITZ Il tentato blitz è andato in scena giovedì, durante l’ultima seduta della commissione Ambiente del consiglio regionale. A iter legislativo ormai definitivamente concluso, e superato pure il vaglio del Consiglio dei ministri – che non ha inteso impugnare la legge davanti alla Consulta –, il dirigente del settore “Parchi e aree naturali” del dipartimento Ambiente, Giovanni Aramini, ha sollevato un problema di governance. Quella norma, approvata all’unanimità sia in commissione, sia in consiglio regionale, non rispetterebbe le prescrizioni della legge nazionale quadro 394 sulle aree protette. In particolare, il testo presentato dal consigliere d’opposizione Mimmo Tallini, secondo la Regione, non garantirebbe il coinvolgimento di tutti gli enti pubblici interessati nella gestione della Riserva.
Le “Valli Cupe”, infatti, ricadono per la maggior parte nel territorio di Sersale (circa 500 ettari), mentre un’altra piccola porzione (solo 147 ettari e due siti di interesse su 12) sarebbe “in comproprietà” con un altro Comune, Zagarise, il cui sindaco, Domenico Gallelli, invoca forme di rappresentanza all’interno dell’autorità di gestione. Una richiesta, tra l’altro, già espressa dallo stesso primo cittadino nel corso della penultima riunione della commissione Ambiente.

LA NORMA VIOLATA La sortita della Regione, portata avanti dal dirigente Amerini, sembra dunque andare incontro alle aspettative del sindaco di Zagarise. Che, per inciso, nel marzo 2016 è stato nominato dal governatore Oliverio responsabile della struttura amministrativa del dipartimento Urbanistica. Gallelli, insomma, può essere ritenuto, a buon diritto, un esponente politico che gode della fiducia del presidente della Regione. Quella stessa Regione che, del tutto inaspettatamente, ha provato a cambiare le carte in tavola e a modificare una legge che, pure, aveva trovato la condivisione entusiastica di tutte le forze politiche calabresi. Al punto da far pronunciare al forzista Tallini queste parole: «Quanto è stato fatto per la legge istitutiva della Riserva, che ora consentirà, col sostegno dei soggetti coinvolti e della Regione alla nostra Sila Piccola di ampliare le proprie occasioni di crescita, costituisce, infatti, per come è stato condotto a buon fine il provvedimento legislativo, la dimostrazione che quando le forze politiche si affrancano da pregiudizi e appartenenze, si possono ottenere risultati straordinari».
Lo stesso Oliverio era subito passato all’incasso, specificando che «l’attenzione al tema delle aree protette, dei parchi e delle riserve naturali e la valorizzazione del patrimonio ambientale del nostro territorio sono due fattori che qualificano l’azione della giunta regionale della Calabria. Rientra in questo quadro l’approvazione della legge che istituisce la Riserva naturale della Valli Cupe».

IL DIETROFRONT Andava tutto bene, dunque. Anche perché l’iter che ha poi portato all’approvazione definitiva della Riserva aveva visto la condivisione, in commissione, dei rappresentanti dei vari dipartimenti, tra cui proprio quello all’Ambiente, e dello stesso assessore Antonella Rizzo. Poi, il dietrofront della Regione, che ha chiesto di mettere mano a una legge bipartisan su cui il Consiglio dei ministri non aveva avuto nulla da obiettare.
Il blitz, però, è fallito. La commissione guidata da Mimmo Bevacqua, dopo una discussione a tratti molto accesa, ha dichiarato definitivamente chiuso il capitolo Valli Cupe. La legge non sarà modificata. I 100mila euro destinati dalla Regione alla Riserva, così come gli svariati milioni di euro per le aree protette messi a disposizione dall’Unione europea, verranno affidati al Comune di Sersale, che proprio oggi – dopo una manifestazione d’interessi – ha scelto l’etnobotanico Carmine Lupia per la gestione del comitato. Le Valli Cupe, che l’anno scorso hanno attirato circa 45mila visitatori, rimarranno quindi come sono: splendidamente imperfette. 

Pietro Bellantoni
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