Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 04 Gennaio 2017

LAMEZIA TERME  «La loro morte scuote ancora oggi i nostri cuori e ci spinge a riflettere sul senso e la dignità della vita». Lo ha detto il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Antonio Cantafora, nell'omelia durante la celebrazione eucaristica svoltasi in Cattedrale nel venticinquesimo anniversario dell'uccisione del sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano, assassinati dalla 'ndrangheta. Alla funzione erano presenti i figli dei coniugi Aversa, Walter, Paolo e Giulia. Cantafora, secondo il quale «non conoscere Dio e non amarlo conduce al non amare neanche gli uomini», si è poi rivolto ai tanti rappresentanti delle forze dell'ordine che hanno partecipato al rito. «Con la vostra professione - ha detto il presule - svolgete un servizio prezioso per i cittadini per garantire l'ordine pubblico e promuovere il bene comune affinché i cittadini siano tutelati dai violenti e dai corrotti e andare incontro ai più deboli. È significativa, per esempio, la vostra azione a vantaggio di migranti e rifugiati. Tanti di loro devono la vita proprio al vostro coraggio, alla vostra dedizione ed alla vostra competenza».
«Il sovrintendente Aversa e la moglie, assieme ad altri poliziotti - ha detto ancora monsignor Cantafora - hanno versato il loro sangue per il bene comune. Il loro esempio sproni ognuno di noi alla gratitudine e all'impegno a compiere con zelo il nostro dovere di cittadini ed il nostro lavoro». A conclusione della funzione religiosa, alla quale, erano presenti, tra gli altri, il prefetto ed il questore di Catanzaro, Luisa Latella e Amalia Di Ruocco, assieme al sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro, oltre a rappresentanti della magistratura e dei carabinieri e ad una delegazione della Cgil, è stata deposta una corona di fiori davanti la sede dell'ex commissariato di Lamezia Terme dove Aversa prestava servizio.

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    Le parole del vescovo di Lamezia Terme nell'omelia durante la celebrazione eucaristica svoltasi in Cattedrale nel venticinquesimo anniversario dell'uccisione del sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano, assassinati dalla 'ndrangheta

ROMA «Non c'è dubbio che Marco Minniti sia il tratto più a colore di un governo fotocopia ingiallita del precedente. Ed è un tratto a colori perché rappresenta una politica fondata sulla professionalità e sulla specializzazione, cosa rara in Italia, in una stagione di improvvisatori, di giovanilismo e nuovismo come valori, di ideologia della rottamazione». È il commento rilasciato all'Huffingtonpost del bersaniano Miguel Gotor sul neoministro calabrese Marco Minniti, new entry nel governo Gentiloni.
«Insomma una novità, che sa di antico - scirve l'Huffpost -. Nello stile, nella formazione, nella sostanza. Riservato, riservatissimo Minniti, senza neanche un profilo facebook e twitter. Comunista da giovane, dalemiano in età matura, è nel gruppo dei Lothar che nel 1999 gestisce, da palazzo Chigi, l'intervento in Kosovo. Oggi è a giudizio di tutti il protagonista del cambio di passo sul dossier immigrazione, uno dei più delicati. O meglio: immigrazione-integrazione-sicurezza». E il senatore Nicola Latorre spiega: «La novità è che c'è una strategia complessiva per gestire i flussi migratori. Una strategia che respinge sia il semplicismo populista alla Salvini sia il buonismo astratto e ideologico di una certa sinistra». 
Per Huffingtonpost, fino a poco tempo fa «c'era Matteo Renzi, che inondava l'etere con le sue parole d'ordine sull'Europa che non ci può lasciare soli, con i suoi j'accuse dopo ogni tragedia dei barconi e con le sue visite a Lampedusa, a favor di telecamera dopo l'Oscar a Fuocoammare. E c'era Angelino Alfano, ministro assente, che per anni ha di fatto delegato tutta l'attività del Viminale al suo capo di gabinetto per dedicarsi alla sua attività di leader politico. Proprio durante il cambio di governo – da Renzi a Gentiloni – sono arrivate ai vertici istituzionali parecchie telefonate da parte di sindaci, ma anche di pezzi di apparati per chiedere un vero ministro al Viminale in grado di mettere testa, impegno e professionalità in un ministero cruciale». «Basta parlare col personale o con i corpi di polizia – rivelano fonti dei sindacati di polizia – per avvertire il senso di abbandono e l'irritazione verso Alfano. Il Viminale è stato in questi anni di fatto abbandonato. Col caso Shalabayeva poi il rapporto di fiducia si è rotto».
Effettivamente il cambio di clima al Viminale, con l'arrivo di Minniti, è percepibile, in termini di collaborazione e fiducia: «Il nuovo ministro – proseguono le stesse fonti – ha massima sintonia col capo della polizia Gabrielli, con la Digos, con i Servizi. E gli viene riconosciuta competenza». Minniti sa bene che il primo nemico da battere è la rivalità tra i corpi dello Stato. Per anni, durante tutto il periodo in cui si è occupato della delega ai Servizi segreti, ha presieduto riunioni settimanali con i responsabili di Dis, Aisi, Aise: la cabina di regia che sorveglia la sicurezza nazionale.
Appena insediato al Viminale, arriva la "svolta". L'obiettivo è prpepare un nuovo piano assieme al capo della polizia Franco Gabrielli e al prefetto responsabile dell'accoglienza Mario Morcone, basato su due direttive: «severità» e «integrazione». Un piano, di cui fa parte il viaggio in Nord Africa di questi giorni e l'annuncio della riapertura dei Cie, che si fonda su una constatazione tanto semplice e tanto drammatica: «Il sistema delle espulsioni e dei rimpatri non funziona». Sui rimpatri la soluzione si chiama Cie, i centri di identificazione e di espulsione introdotti dalla Turco-Napolitano nel 1998, parecchi dei quali l'Europa ci ha fatto chiudere perché diventavano vere e proprie galere, visto che gli stranieri invece che 90 giorni, come prevede la legge, ci rimanevano due anni. Il 19 se ne parlerà alla Conferenza Stato regioni, subito dopo che il ministro avrà concluso il suo viaggio in Nord Africa. E su questo arriva il commento di Maurizio Gasparri: «Minniti è realista ma la sinistra terzomondista insorge». Un autorevole sottosegretario così fotografa la situazione: «Il punto è che finora non c'era governo del problema. E non c'era autonomia decisionale dei ministri. Ora i ministri sono tornati a fare i ministri. E chiaramente il Viminale è un ministero che, se non è fermo, si sente. Minniti si sta muovendo su più direzioni: rimpatri forzati, cioè espulsioni, rimpatri cosiddetti volontari, ma anche ampliamento del sistema di accoglienza e integrazione. Di questo fa parte la lettera scritta dal Viminale ai prefetti, affinché rispettino l'accordo con l'Anci che prevede l'invio di 2,5 migranti ogni mille abitanti».
Se l'accoglienza diventasse uno dei «compiti istituzionali» dei Comuni con tanto di finanziamento stabile, al pari di anagrafe, scuola, asili nido, - conclude l'Huffingtonpost - sarebbe il completamento della svolta radicale sull'integrazione, culturale innanzitutto perché certificherebbe che il fenomeno viene accettato e governato come un fenomeno ordinario, non straodinario. Qualche sindaco l'idea l'ha già fatta arrivare al Viminale: 170mila immigrati – è il senso - divisi tra 8 mila comuni proporzionalmente alla popolazione renderebbe il tutto più sostenibile. Insomma, da Paese normale».

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    Il nuovo corso al Viminale impresso dal ministro calabrese mette d'accordo la minoranza dem e Forza Italia. Apprezzata la sintonia con i vertici delle forze armate e dei servizi segreti

COSENZA «Hanno occupato quelle case abusivamente». Il Tribunale di Cosenza, giudice Marco Bilotta, ha condannato quasi tutti gli imputati del processo Aterp. Tutti accusati di abusi edilizi. Secondo le indagini, all'epoca condotte dal pm Maria Francesca Cerchiara, gli imputati avrebbero invaso arbitrariamente alcuni immobili di proprietà dell'Aterp. Il giudice Marco Bilotta ha condannato Mazza a sei mesi di reclusione; Wanda Pesce a due mesi e venti giorni; Luigi Abbruzzese a due mesi e venti giorni; Fiore Bevilacqua a tre mesi; Vincenzo Bevilacqua a tre mesi; Marcella Bevilacqua a un mese e dieci giorni; Antonio Bevilacqua a tre mesi e dieci giorni; Emanuela Santise a tre mesi; Emmidio Lanzino a tre mesi di reclusione; Cosimo Manzo a tre mesi.
Assolve Pierina Pranno, Mario Trinni, Giuseppe Petrone. Il Tribunale decide il non doversi procedere per Rosina Abruzzese per il ne bis in idem così come chiesto anche dalla pubblica accusa.
Il viceprocuratore onorario Patrizia De Marco aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati tranne che per Rosina Abbruzzese per la quale aveva chiesto il non doversi procedere per ne bis in idem.
Le difese avevano chiesto l'assoluzione degli imputati. Nel collegio difensivo, tra gli altri, ci sono gli avvocati Stefania Ingrosso, Antonio Ingrosso, Antonio Sanvito, Maurizio Nucci, Marcello Manna, Luigi Leonetti, Pierluigi Pugliese. Le motivazioni saranno rese note tra quindici giorni.

Mirella Molinaro
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    Sentenza del Tribunale di Cosenza: tre assoluzioni e un non doversi procedere per ne bis in idem

Mercoledì, 04 Gennaio 2017 21:26

Sanità, Oliverio rilancia su budget e assunzioni

CATANZARO «Ho posto, e insisto, un problema di legittimità e di opportunità in una fase transitoria che trova fondamento nella Legge di bilancio 2017, approvata definitivamente dal Senato della Repubblica l'11 dicembre 2016 e divenuta legge n.32 del 21 dicembre 2016. Il voto, poi, unanime del consiglio regionale della Calabria testimonia una preoccupazione fondata e universalmente condivisa, cosa né rituale e né scontata, che certifica le gravi lacerazioni e le tensioni prodotte dall'agire del commissariato. Il rivolgersi al consiglio regionale, dal piedistallo, rifugiandosi nelle azioni giurisdizionali, denota una scarsa cultura istituzionale». È quanto scrive in una lettera il presidente della Regione Mario Oliverio indirizzata al commissario del Piano di rientro Massimo Scura. 
«Si tenta, inoltre - aggiunge Oliverio - maldestramente di contrapporre interessi e bisogni diversi.
Ma andiamo ai fatti: l'approvazione definitiva al Senato della Legge di bilancio 2017, avvenuta l'11 dicembre 2016, che al comma 395 rimuove l'incompatibilità tra le funzioni di presidente della Regione e quella di commissario ad acta, avrebbe dovuto consigliare a un rappresentante dello Stato di astenersi dall'assumere scelte strategiche con ricadute negli anni avvenire. La struttura che lei presiede, invece di fare ciò, come ovvia conseguenza istituzionale ha, e lo risottolineo, in modo assai sospettoso, accelerato provvedimenti in maniera unilaterale, senza la dovuta istruttoria e senza la convalida amministrativa e di legittimità, sia da parte dei settori che da parte della Direzione generale del dipartimento regionale. Procedimento inusuale che di fatto priva i provvedimenti della necessaria istruttoria e della garanzia procedimentale e quindi di legittimità. Tale comportamento è uno sfregio alla volontà espressa dal Parlamento, un comportamento che un rappresentante dello Stato non può consentirsi. Ma andiamo anche al merito dei provvedimenti: si approva un Piano delle assunzioni a tempo indeterminato (le proroghe non sono state oggetto di osservazioni, ma sono da considerare un fatto scontato e dovuto), su 616 unità si prevedono solo 16 dirigenti medici, di cui 4 per la cardiochirurgia di Reggio Calabria, mentre per gli hub di Rc, Cz e Cs si prevedono solo 6 dirigenti medici e, ancora, per l'Asp di Cosenza, la più grande della Calabria, non si prevede l'assunzione di nessun dirigente medico».
«Dopo 6 anni di commissariamento - prosegue il governatore - ogni giorno registriamo i primi posti in tutti gli indicatori negativi. La nostra azione è mossa esclusivamente da una quotidiana preoccupazione tesa a migliorare l'offerta sanitaria nella nostra regione. Altroché bramosia di occupazione del potere.
Ma di quali nuovi servizi si parla? Con questo Piano, a breve, chiuderanno altri servizi, altroché attivarne di nuovi! La programmazione non può essere fatta a spezzoni; ha bisogno di un quadro organico per poter decidere priorità e strategie. Lei ha deciso, impropriamente, di partire dalla coda, noi vogliamo partire dalla testa, ciò anche alla luce del fatto che non tutti i fabbisogni di personale possono essere soddisfatti per le note vicende di compatibilità economiche, quindi, è oltremodo necessario una visione di insieme. È tanto vero che solo dopo le mie esternazioni si è accorto della necessità di censire il fabbisogno dei dirigenti medici. Quanto poi ai budget assegnati agli erogatori privati accreditati si prevede un aumento di spesa senza indicare la fonte del finanziamento aggiuntivo. Inoltre, già nel decreto sulla assegnazione dei budget per l'anno 2016 si era stabilito di affidare alle Aziende sanitarie la definizione dei budget per i singoli erogatori. Per amor di Patria, non faccia riferimento all' emigrazione sanitaria passiva che ha raggiunto, sotto la sua gestione, il tetto massimo nella storia della sanità calabrese, oltre ad essere proporzionalmente la più alta di Italia. Quanto ai tempi di emanazione dei provvedimenti, sempre per quanto riguarda i budget, solo nel 2015, tra atti primari e integrazioni, sono stati assunti ben 9 decreti; persino il 31/12/2015 è stato emanato un decreto di assegnazione riferito all'anno ormai concluso. Di quale rivoluzione parla? E poi, infine, è assai singolare che lei inciti a contenziosi giurisdizionali. Non le è bastata la mole dei contenziosi rimediati in questi anni sia da parte degli erogatori privati accreditati che da parte di tante istituzioni pubbliche? Le rinnovo l'invito a sospendere provvedimenti che nei fatti sono pasticciati e dannosi ed a non assumerne ulteriori».

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    Nuova lettera del governatore al commissario Scura: «La gestione commissariale crea lacerazioni e tensioni»

     

CROTONE La sala consiliare del Comune di Crotone, per il secondo giorno consecutivo, è stata occupata dagli ottanta lavoratori del Marrelli Hospital, struttura sanitaria privata, che sollecitano la convocazione del tavolo istituzionale presso il ministero della Salute per discutere dell'assegnazione da parte della Struttura commissariale regionale del budget alla clinica crotonese, giudicato inadeguato per sostenere i livelli occupazionali tanto che ai lavoratori è stato comunicato il licenziamento da parte dell'azienda. La dirigenza della clinica ed i lavoratori sono sostenuti dal sindaco Ugo Pugliese perché siano date risposte alle richieste avanzate il 22 dicembre e che tuttora non hanno avuto risposta. La protesta è iniziata ieri e dopo la pausa notturna sta andando avanti da questa mattina. I lavoratori hanno intenzione di proseguire ad oltranza nel presidio della sala consiliare del Comune sino ad una risposta del Ministero.

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    Gli 80 dipendenti della clinica sono in presidio nella sala consiliare per il secondo giorno consecutivo e annunciano che andranno avanti ad oltranza fino a che non arriveranno risposte dal Ministero

Mercoledì, 04 Gennaio 2017 18:45

Catanzaro, grandi manovre e alleanze fragili

CATANZARO Rimane solo una festività da archiviare, ma il tempo per le decisioni e le alleanze politiche in vista della tornata elettorale con cui si sceglierà il nuovo sindaco di Catanzaro comincia già a scarseggiare. Così le grandi manovre politiche che fino al 4 dicembre scorso erano rimaste in stand by, negli ultimi giorni hanno subìto un'accelerata.
Il mandato di Sergio Abramo ha lasciato l'amaro in bocca a tanti tra cittadini e sponsor politici, tanto che la ricandidatura del sindaco uscente sebbene sia pressoché scontata non sarà sostenuta dalla stessa maggioranza che cinque anni fa lo portò alla vittoria. Alle spalle di Abramo ci sarà quindi sempre Forza Italia, guidata da Domenico Tallini e Ivan Cardamone, ma non ci sarà Piero Aiello con Ncd. Al suo posto il movimento ispirato dall'ex consigliere regionale Claudio Parente "Officine per il Sud", già impegnato nel sostegno al sindaco attraverso l'assessore comunale Giampaolo Mungo. Dubbi anche sul sostegno ad Abramo da parte dell'Udc dopo la rottura pubblica consumatasi con le dimissioni dell'assessore Stefania Valente un paio di mesi fa e lo scontro verbale e a suon di comunicati stampa al vetriolo tra Tallini e il coordinatore cittadino del partito centrista Tommaso Brutto. I centristi sarebbero quindi tentati dall'ipotesi di sostenere un eventuale candidatura promossa da Ncd.
Il disegno che Abramo aveva immaginato nella scorsa estate per sostenere la sua candidatura, ha quindi perso un pezzo importante, ma il sindaco è intenzionato ad andare avanti soprattutto adesso che la situazione tra i suoi avversari si è ingarbugliata.
Ncd infatti non sembra intenzionata, almeno al primo turno, a schierarsi assieme al Pd. Il patto tra il partito di Renzi e quello di Alfano che al governo nazionale regge, a Catanzaro è destinato a realizzarsi, forse, soltanto in caso di ballottaggio. Accantonata l'ipotesi di un diretto impegno del leader catanzarese degli alfaniani Piero Aiello e del suo braccio destro, il consigliere regionale Sinibaldo Esposito, la scelta dovrebbe ricadere su Marco Polimeni, consigliere comunale e provinciale molto apprezzato anche dall'ex segretario provinciale del Pd Enzo Bruno. Anche se le voci su Polimeni hanno il sapore di un rilancio elettorale da parte di Aiello, interessato a riproporre l'accordo nazionale tra Pd ed Ncd anche alla Regione, magari con un ingresso in giunta proprio di Esposito.
Così una parte del Pd, leggasi quella che risponde al consigliere regionale Enzo Ciconte e allo stesso presidente della Provincia Enzo Bruno (con il timido sostegno del segretario regionale Ernesto Magorno), pare aver deciso di sostenere l'autocandidatura di Maurizio Mottola di Amato. L'imprenditore, alla sua prima esperienza politica, da giorni ha iniziato la sua personalissima campagna elettorale aprendo il suo profilo facebook e incontrando il primo cittadino uscente. Una mossa, quest'ultima, che non è piaciuta affatto a Ciconte. L'ex vice presidente della Regione potrebbe comunque decidere di ingoiare il rospo e dare il suo placet, seguito nella decisione anche dai fratelli Fabio e Roberto Guerriero e da Sergio Costanzo, uomo di peso quando si tratta di voti nelle urne. Quest'ultimo però spinge per una legittimazione della candidatura attraverso le primarie. Di coalizione, ovviamente.
Guarda con interesse alla figura di Mottola d'Amato anche Agazio Loiero, nonostante l'ex governatore avesse, nei giorni scorsi, richiesto una candidatura femminile, pur senza fornire un nome preciso. Sull'imprenditore si registra poi la convergenza di Flora Sculco, consigliere regionale eletta tra le fila di "Calabria in Rete", che dopo la vittoria a Crotone vorrebbe bissare a Catanzaro, anche con il sostegno dell'ex sindaco di Torre di Ruggero Pino Pitaro e del fratello Francesco, fondatore del movimento "SalviAMO Catanzaro".
La candidatura di Mottola d'Amato però non pare scaldare i cuori della base del Pd né tantomeno di Confindustria. Proprio lui infatti, nelle ultime elezioni indette per guidare la federazione catanzarese degli imprenditori, era uscito sconfitto dallo scontro con Daniele Rossi. Difficile ipotizzare ora un sostegno alla sua proposta elettorale per la città.
Proprio Daniele Rossi, intanto, ha smentito ancora una volta un suo coinvolgimento diretto nelle prossime elezioni. Con un accorato post sulla sua pagina Facebook, il presidente di Confindustria Catanzaro ha spiegato: «Catanzaro è la mia città, la città che amo, quella per cui quotidianamente mi batto, tanto nel mio lavoro in Caffè Guglielmo, tanto nel mio ruolo di presidente provinciale di Confindustria, tanto nel mio impegno di presidente de #Lacalabriacherema. Ma proprio perché ho così a cuore i ruoli che ricopro e sono fortemente legato agli impegni che ho assunto nel tempo, non posso mettere da parte tutto senza onorare i compiti che in tanti hanno deciso di assegnarmi. Le mie priorità, oltre alla mia famiglia ovviamente, sono quelle che ho citato sopra e attraverso esse intendo offrire il mio appassionato e disinteressato contribuito alla causa di Catanzaro. Così com'è nello spirito dell'associazione, ho sempre pensato che si possa contribuire a qualcosa di più grande anche attraverso ruoli da comprimario o addirittura secondari».
Il suo mandato alla guida dell'associazione di imprenditori terminerà nel 2018, chissà che magari non pensi ad un impegno politico in vista delle regionali del 2019 o delle politiche.
Archiviato il "no" di Rossi, che avrebbe sparigliato le carte tanto al centro quanto nel centrosinistra, c'è da registrare che in tanti tra i dem, non si sono accesi di entusiasmo al nome di Mottola d'Amato. Soprattutto perché quello che prima era solo un sussurro, ora è diventata praticamente una certezza dal momento che ha preso corpo l'ipotesi della candidatura di Nicola Fiorita, docente universitario e presidente di Slow Food Calabria. La sua è una candidatura comunque indipendente dalle scelte del Pd, sulla quale però proprio gli scontenti della scelta di Mottola d'Amato avrebbero l'occasione di convergere. Tra chi ha già dato il proprio sostegno a Fiorita c'è Arturo Bova, consigliere regionale e presidente della commissione regionale antindrangheta. Intanto lo stesso Fiorita ha ormai preso la sua decisione, intenzionato com'è a ricreare l'entusiasmo che era nato attorno alla figura di Salvatore Scalzo nel 2011 e nel 2012 e le cui braci sono soltanto da ravvivare.

Alessandro Tarantino
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    Abramo perde pezzi. Aiello ed Ncd pensano a un secondo turno assieme ai democratici. E il Pd? Mottola d'Amato non è amato dalla base mentre Fiorita punta a ricreare l'entusiasmo che aveva accompagnato Scalzo. Rossi, invece, si defila

Mercoledì, 04 Gennaio 2017 18:15

Loiero: «Non vedo Ciconte da anni»

Caro direttore,
leggo sul tuo giornale che avrei fatto un accordo con Enzo Ciconte sul nome del sindaco di Catanzaro. La scelta comune sarebbe caduta sull’imprenditore Maurizio Mottola D’Amato. Non vedo Ciconte da anni. Durante le feste natalizie ho ricevuto, se posso dirlo, un numero inaspettato e spropositato di auguri. Eppure nè io li ho fatti a lui, né lui li ha fatti a me. Dunque nessun accordo. Certo mi dispiacerebbe se a Catanzaro vincesse di nuovo il centrodestra, ma certe scelte devono farle gli organi preposti a compierle. E se, come pare, nel Pd non c’è un accordo sul nome - limite permanente di questa forza politica - nelle sue regole c’è anche una risorsa: le primarie, di cui solo il Pd dispone. 

Agazio Loiero

***

Un contributo alla chiarezza arriva dalla dichiarazione dell'ex governatore Agazio Loiero. Prendiamo atto delle sue parole, rilevando che le fonti che hanno rivelato la notizia sono direttamente riconducibili ai sostenitori della candidatura di Maurizio Mottola d'Amato.

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    La dichiarazione dell'ex governatore sulle elezioni a Catanzaro: «Nelle regole di cui il Pd dispone c'è una risorsa: le primarie»

Mercoledì, 04 Gennaio 2017 17:46

Allerta neve da giovedì per 48 ore

CATANZARO L'Uoa (Unità organizzativa autonoma) della Protezione civile regionale diretta da Carlo Tansi ha diramato una nota, sulla base del Bollettino di vigilanza meteorologica nazionale di oggi, 4 gennaio, e del preallerta telefonico pervenuto dal dipartimento nazionale della Protezione civile, di allerta che prevede – informa una nota dell'ufficio stampa della giunta – a partire dalle prime ore di domani 5 gennaio, e per le successive 48 ore, intense nevicate sino a quote basse su tutto il territorio regionale. Le nevicate potranno essere particolarmente intense lungo il bordo ionico della regione dove potranno raggiungere il livello del mare. Nel comunicato della Protezione civile si legge: «In considerazione che gli eventi potranno interessare quote basse e comuni non usualmente abituati alla gestione di questa tipologia di eventi, in aggiunta alle indicazioni operate contenute nelle comunicazioni formali di allerta, s'invitano: i sindaci, in qualità di Autorità locali di protezione civile all'attivazione dei sistemi di protezione civile comunali ed ogni altra iniziativa, per limitare disagi connessi ai fenomeni attesi, e tra le varie attività di propria competenza, assicurare l'accesso ai mezzi di soccorso, a case di cura e/o strutture sanitarie, e ogni forma di assistenza a disabili o persone disagiate; le amministrazioni provinciali e l'Anas a garantire gli interventi di manutenzione sulle strade di propria competenza; i gestori di servizi essenziali (rete elettrica, gas, telefoniche, ecc.) ad assicurare la funzionalità delle reti durante i suddetti eventi ed ogni altra iniziativa per ridurre eventuali disagi; i cittadini a mettersi in moto solo in casi strettamente necessari e, in tali casi, dotarsi comunque di catene o pneumatici da neve. Questa Uoa comunica di aver già preallertato le sue sedi periferiche e le associazioni di volontariato dotate di mezzi idonei per eventuali assistenze a cittadini che si trovassero in difficoltà. Per assistenza ai cittadini si ricorda che è sempre è attivo (24 ore su 24, 7 giorni su 7) il numero verde della Sala Operativa Regionale di Protezione Civile 800.22.22.11. Per interventi di soccorso urgente e soccorso sanitario i cittadini dovranno invece far riferimento, rispettivamente, ai numeri verdi 115 e 118». In particolare, informa la Protezione civile, a partire dalle prime ore di domani, cinque gennaio, e per le successive 24-36 ore, sono previsti venti di burrasca e forti mareggiate lungo le coste esposte. Dal pomeriggio di domani, invece, e per le successive 24-36 ore, sono previste nevicate, inizialmente sopra i 1000-1200 metri, in progressivo abbassamento, dapprima fino ai 300-500 metri e, successivamente, dalle prime ore di venerdì sei gennaio, fino al livello del mare, con apporti al suolo generalmente moderati.

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    La Protezione civile regionale raccomanda prudenza. E avvisa le autorità locali e l'Anas. Previste intense nevicate anche a quote basse

LOCRI Il Codacons, l'associazione a difesa dei consumatori, ha diffidato Sorical dal provvedere a sospendere ovvero ridurre la somministrazione di acqua potabile. Questo – si legge in una nota – in relazione alle notizie apprese circa l'imminente riduzione dell'erogazione di acqua nel Comune di Locri.
Il Codacons fa sapere di avere chiesto, per voce del suo vicepresidente nazionale Francesco Di Lieto, l'intervento della Procura della Repubblica «per evitare ripercussioni sulla salute pubblica ipotizzando anche il reato di interruzione di pubblico servizio».
Alla Regione, invece, Di Lieto chiede di «intervenire su Sorical al fine di ottenere una moratoria per i Comuni morosi, rammentando che l'acqua è dei calabresi e non di società private».
Dai sindaci – prosegue Di Lieto – ci aspettiamo «il massimo sostegno ed una forte coesione davanti una battaglia di civiltà che, prescindendo dalle posizioni ideologiche e partitiche, deve mirare alla tutela delle famiglie calabresi». Un principio, quello dell'acqua quale bene comune, per il quale gli amministratori «potrebbero anche dimettersi per tutelare i loro concittadini», incalza ancora il Codacons. «Del resto, rimanere immobili dinanzi alla cessione ai privati dei beni indispensabili per la sopravvivenza – conclude Di Lieto – ci porterà, tra qualche anno, a discutere della tassa sull'aria che respiriamo».

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    L'associazione a difesa dei consumatori chiede alla Regione di «intervenire per ottenere una moratoria per i Comuni morosi, rammentando che l'acqua è dei calabresi e non di società private»

LAMEZIA TERME Il principale problema del sindacato in Calabria? «È la subalternità al potere politico». Roberto Castagna, storico segretario regionale della Uil, è l'ospite di questa settimana ad Hashtag la trasmissione a cura dei colleghi di Newsandcom che andrà in onda mercoledì sera alle 21 su Rtc (canale 17 del digitale terrestre) e in replica giovedì alle 14,30. Il punto di vista di Castagna, intervistato dal direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni, è un po' più distante dall'impegno diretto e forse per questo più genuino. L'ex segretario non salva né la politica né il sindacato: «I rapporti tra i due mondi risentono di questa vecchia subordinazione, che ha frenato i gruppi dirigenti sindacali, soprattutto negli ultimi anni». Perché «se è vero che la classe politica è mediocre, anche la classe dirigente sindacale non eccelle. Il sindacato, invece, potrebbe fare la differenza, differenza che non c'è perché ci si adegua alla mediocrità, anche se negli ultimi tempi ho visto un ricambio, sia nel "mio" sindacato che nella Cgil, che lascia presagire miglioramenti».

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    Lo storico segretario regionale della Uil non è tenero con i "colleghi": «Potrebbero fare la differenza ma si sono adeguati alla mediocrità». Mercoledì sera l'intervista ad Hashtag

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