Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

Zambrone, 3 turisti salvati dai bagnini

Lunedì, 14 Agosto 2017 20:14

ZAMBRONE Tre turisti sono stati salvati mentre facevano il bagno con mare mosso da due bagnini di un villaggio di Zambrone Marina che sono riusciti a portarli a riva. L'episodio si è verificato questo pomeriggio nello specchio di mare antistante la costa del piccolo centro turistico del Vibonese. I tre si sono gettati in acqua nonostante il mare agitato e sono stati trascinati a circa 150 metri dalla riva non riuscendo e tornare indietro verso la battigia. Un carabiniere fuori servizio era sulla spiaggia si è reso conto della situazione e ha contattato i colleghi che a loro volta hanno allertato la Guardia costiera di Vibo Marina. Ma non è stato necessario l'intervento della motovedetta in quanto i due bagnini sono riusciti a portare, pur non senza fatica, i tra malcapitati turisti a riva. 

REGGIO CALABRIA Sono 7 gli interventi effettuati da stamani dai vigili del fuoco del Comando provinciale di Reggio Calabria con l'impiego di 5 squadre sia alla sede centrale che ai distaccamenti di Melito Porto Salvo, Palmi, Siderno e Bianco. La situazione incendi viene continuamente seguita dalla Prefettura di Reggio. Gli incendi più significativi, anche se di proporzioni non allarmanti, sono stati localizzati nella zona Sbarre Superiori, Salice e nell'area ricompresa tra la Sorgente e la sede aeroportuale di Reggio Calabria, oltre che a Siderno, Melicucco, Caulonia, Gioia Tauro, Montebello Ionico, Locri, Ciminà, Sant'Ilario dello Ionio e Taurianova. La notte scorsa, nella frazione Marina di Caulonia, si è sviluppato un rogo che ha coinvolto dieci ettari di cespugliato. Le fiamme sono state domate dai vigili del fuoco di Siderno e di Polistena con l'ausilio di personale della locale protezione civile.
Tre canadair sono entrati in azione vicino al lago Cecita, nel Parco nazionale della Sila (video di Francesca Sprovieri).

LOCRI «All'ospedale di Locri stiamo rasentando la follia. Ieri mattina, come ho sempre fatto da quando rivesto un ruolo pubblico, mi sono recato a fare "visita" ai dipendenti ospedalieri che lavorano, da ormai molti anni, in condizioni drammatiche. Alle 13.30 il Pronto soccorso sembrava il mercato settimanale». È quanto afferma il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese.
«Medici e personale – continua – esasperati con decine di pazienti “parcheggiati” sulle barella; un signore anziano da cinque giorni in attesa di esserne ricoverato da qualche parte senza ricevere assistenza e risposte, mentre in alcuni reparti medici con turno h24. Ma il massimo dell'"ingegneria organizzativa ospedaliera" – prosegue il sindaco- si è raggiunto con il blocco dei ricoveri nel reparto di ortopedia e con la conseguente formale disposizione di "inviare i pazienti bisognevoli di prestazioni ortopediche presso l'ospedale di Polistena e quello di Reggio Calabria. A questo incredibile provvedimento si aggiunge la "chiusura del reparto di radiologia dalle 20 alle 8 dei giorni 10, 12 e 14 agosto". Intanto l'ospedale di Polistena sembrerebbe, per carenza di personale e di posti, non accettare i pazienti provenienti da Locri».
«Tutto ciò – insiste Calabrese – è veramente troppo, disumano e irragionevole. Locri e la Locride non meritano mortificazioni del genere. Invito i cittadini della Locride a ribellarsi, a non continuare a subire in silenzio, ad avviare forme democratiche di protesta. Non possiamo consentire la chiusura dell'ospedale». E poi l’invito ai cittadini: «Ricominciamo a lottare per l'ospedale e per la Locride». Calabrese ha anche lanciato alcuni hashtag sul suo profilo Facebook: #iononmollo, #ribellatilocride, #lospedalevasalvato.

COSENZA «Sinceramente più che rispondere alle polemiche che ogni giorno ci arrivano contro, sempre più sterili, siamo abituati a concentrarci sul fare quotidiano che la città ha saputo apprezzare votandoci in maniera plebiscitaria, rispetto a quel modo di fare politica, sonoramente bocciato, che mira solo e soltanto a denigrare l'avversario che diventa un vero e proprio nemico». È quanto afferma Rosaria Succurro, assessore alla Comunicazione, al Turismo e al Marketing territoriale, replicando alle dichiarazioni dell'esponente dell'opposizione Carlo Guccione, che ha denunciato la reiterata pratica degli affidamenti diretti da parte dell'amministrazione Occhiuto.
«Insieme al sindaco Occhiuto – precisa ancora Succurro – siamo impegnati nella rinascita della nostra Cosenza che abbiamo reso tanto bella ma che immaginiamo ancora più accogliente e attraente, non solo verso coloro che la vivono, ma ancora di più verso coloro i quali iniziano a conoscerla vivendola da turisti. Ecco perché abbiamo scelto un'azienda leader nella costruzioni di siti internet in materia turistica. Proprio per dare un taglio diverso al modo di fare accoglienza e promozione in una regione dove si dovrebbe vivere di turismo e dove invece da anni si arranca a decollare. Un servizio qualitativamente eccellente per portare la città di Cosenza a un target elevato tra le città turistiche italiane e non solo, visto che per esempio, rispetto al passato, si è fortemente puntato su grandi attrattori turistici come la figura leggendaria del Re dei Visigoti Alarico che sta portando e continuerà a portare flussi di turisti stranieri nella nostra città. Certo, chi ci critica oggi avrebbe accontentato qualche "amico locale" ma noi siamo abituati ad amministrare la cosa pubblica in maniera differente».
«Ecco perché abbiamo incaricato gli uffici, guidati da ottimi dirigenti, di avvalersi di specialisti nel settore, in un'ottica più allargata di piano strategico turistico, e la scelta è ricaduta così su Maggioli spa. Ma il consigliere Guccione sa bene che non è certo un sindaco a occuparsi della fase burocratica, tuttavia – conclude Succurro - ogni occasione è buona per attaccare Mario Occhiuto, capace in pochi anni di cambiare il volto a una città che aveva perso ogni ambizione».

 

 

CATANZARO Un vasto incendio e' divampato nel pomeriggio nella pineta in località Piterà, a Catanzaro. Il rogo, secondo le prime indicazioni dei vigili del fuoco, è stato causato dall'incendio di un'auto in transito. Le fiamme si sono poi immediatamente propagate alla pineta adiacente la strada. Alcune abitazioni che potrebbero essere interessate dal fronte di fuoco sono state evacuate a scopo precauzionale. Sul posto stanno operando diverse squadre dei vigili del fuoco fatte arrivare dalla sede centrale di Catanzaro e dai distaccamenti di Sellia Marina e Chiaravalle Centrale. Un altro incendio ha portato alla chiusura di un tratto della strada statale 18 a Gizzeria Lido, nel Lametino, a causa delle fiamme a ridosso della sede stradale. Altri roghi sono segnalati in varie località del Catanzarese.

REGGIO CALABRIA Quanti sono gli immobili abusivi abbattuti a Reggio Calabria dal 2001 al 2011? Zero, nessuno. A confermarlo è Legambiente che a Rispescia, in occasione di Festambiente, ha presentato i numeri relativi alle demolizioni di strutture illegali su tutto il territorio italiano. Reggio condivide il triste primato con un’altra grande città del Sud, Palermo.
Secondo l’associazione ambientalista, la media giornaliera di consumo di suolo è di poco meno di 30 ettari tra novembre 2015 e maggio 2016. Gli abusi edilizi, invece, solo l’anno scorso sono stati 17mila. Le demolizioni, tuttavia, sono al palo: dal 2001 al 2011 solo il 10,6% degli immobili è effettivamente andato giù. Per Legambiente «in Italia è ancora fortissima la tendenza a cementificare disordinatamente il suolo libero. Un consumo dovuto principalmente alla costruzione di nuove infrastrutture, di insediamenti commerciali e all'espansione di aree urbane a bassa densità, senza dimenticare la marea grigia di cemento illegale».
Tra novembre 2015 e maggio 2016 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 50 chilometri quadrati di territori ovvero, in media, poco meno di 30 ettari al giorno. In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai 23.039 chilometri quadrati del nostro territorio. Le aree più colpite risultano essere le pianure del Settentrione, dell'asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, delle fasce costiere, in particolare di quelle adriatica, ligure, campana e siciliana. Ancora nel 2016, in 15 regioni viene superato il 5% di consumo di suolo con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (oltre il 12%) e in Campania (più del 10%). Riguardo agli abusi, per Legambiente non si parla di “abusi di necessità”, un fenomeno terminato alla metà degli anni Novanta, ma di soggetti organizzati che hanno tirato interi quartieri, in aree dove controllano tutto e così negli anni abbiamo consumato il 66% delle coste calabresi, oltre il 50% di quelle campane e siciliane. E se il cemento illegale avanza velocemente le demolizioni di immobile abusivi procedono con lentezza: in Italia, dal 2001 al 2011, solo il 10,6% degli immobili è effettivamente andato giù. Una percentuale che precipita al 4% nella provincia di Napoli e rasenta lo zero a Reggio Calabria e Palermo».

REGGIO CALABRIA «Si può riarrestare, rimandandolo di nuovo in carcere, a 900 km da casa, un uomo anziano, malato di tumore, quasi del tutto cieco, non autosufficiente, dopo che per le sue gravissime condizioni di salute un anno fa era stato mandato ai domiciliari, solo perché la sentenza di condanna, diventata nel frattempo definitiva, prevede un residuo pena complessivo da scontare di due anni e due mesi? Si può definire questa una giustizia giusta e umana?». È quanto afferma, in una nota, Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili. Corbelli, è scritto nella nota, fa riferimento a un detenuto calabrese di 67 anni, residente in provincia di Reggio Calabria, che un anno fa lo stesso Corbelli era riuscito a far uscire dal carcere di Palmi, «dove si trovava (assistito in cella da un suo nipote, anche lui detenuto), e a fargli ottenere gli arresti domiciliari. Adesso – prosegue – quest'uomo è stato di nuovo mandato in carcere, questa volta nelle Marche, e da lì, oramai cieco, gravemente malato e senza più forze, ha fatto recapitare una nuova drammatica lettera con la accorata richiesta di aiuto, scritta dal suo compagno di cella. Nella missiva viene descritta la drammatica situazione, la sofferenza e la disperazione di questo detenuto che chiede solo di poter terminare la sua esistenza accanto ai suoi familiari, che teme invece di morire senza poterli avere vicino».
Corbelli chiede per l'uomo «un atto di giustizia giusta e umana, il ritorno agli arresti domiciliari, per consentirgli di terminare la sua esistenza nella sua casa, accanto ai suoi familiari. Mi auguro e voglio sperare che si ponga subito fine a questa nuova ingiustizia, così come era avvenuto un anno fa. Chiedo che questo nuovo provvedimento di giustizia giusta arrivi subito, prima che sia troppo tardi».

CROTONE Alcune "freschiere" installate sul litorale di Crotone, sono state rimosse in località Alfieri. Le strutture, costituite da pali in legno e ferro infissi al suolo e coperte da teli ombreggianti, sono state tolte dai dipendenti comunali insieme a personale della polizia municipale, assistiti dai militari della Capitaneria di porto e dell'Arma dei carabinieri. La decisione è stata presa perché, oltre a costituire delle vere e proprie brutture dal punto di vista paesaggistico e ambientale, le strutture, non autorizzate, costituiscono una forte limitazione al libero utilizzo della spiaggia. Considerate veri e propri rifiuti ai sensi della normativa sulla tutela dell'ambiente, le strutture sono state rimosse restituendo in tal modo il libero arenile alla collettività. 

Luigi Mancuso torna in libertà

Lunedì, 14 Agosto 2017 16:50

VIBO VALENTIA Il gip di Vibo Valentia Pia Sordetti ha convalidato l'arresto disponendo la scarcerazione di Luigi Mancuso, esponente di spicco dell'omonimo clan di Limbadi, arrestato sabato scorso dopo 3 anni di irreperibilità per violazione della misura della sorveglianza speciale. Il gip ha così accolto le richieste dei difensori di Mancuso, gli avvocati Francesco Sabatino e Giancarlo Pittelli, che, nel corso dell'udienza, hanno sostenuto l'insussistenza del fatto contestato a Mancuso per mancanza della gravità indiziaria sulla base del fatto che nel 2012, al momento della scarcerazione dopo 19 anni ininterrotti di detenzione, Mancuso era stato sottoposto in automatico alla sorveglianza speciale irrogata con un decreto del 1997, senza alcuna rivalutazione della sua pericolosità sociale. Rivalutazione, invece, che per i legali era necessaria alla luce di numerose sentenze della Suprema corte di Cassazione. Il processo a carico del boss di Limbadi per la violazione della sorveglianza speciale è stato fissato al 7 febbraio 2018.

BOVA: IMPORTANTE CONTROLLO TERRITORIO «L'arresto di Luigi Mancuso, elemento di spicco della 'ndrangheta del Vibonese e latitante da oltre tre anni, è la testimonianza di quanto sia importante, in Calabria, il controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine». Lo afferma, in una nota, Arturo Bova, presidente della Commissione regionale antindrangheta. «Troppo spesso, infatti – prosegue – la cronaca ci racconta di pericolosi latitanti che per anni fanno perdere le proprie tracce pur rimanendo nella nostra regione, continuando a gestire i propri affari a pochi passi da chi li sta cercando. Immaginare un ricercato che si muove tranquillamente per le nostre strade, senza temere di essere fermato o riconosciuto, poi porta ad un'altra riflessione: quanto influisce l'omertà sulla capacità di un latitante di rimanere “nascosto in piena luce”? Se da un lato, quindi, è necessario che le forze dell'ordine riescano a ottenere più uomini, più mezzi e più risorse per poter essere capillarmente presenti nel territorio calabrese, al contempo una maggiore presenza di carabinieri e polizia aumenterebbe la sicurezza percepita dai calabresi che potrebbero quindi sentirsi più tranquilli nel denunciare, nel rompere quel muro di omertà dietro al quale, troppo spesso, proliferano le attività illecite della 'ndrangheta».

VIBO VALENTIA La Provincia di Vibo Valentia prova a fermare le proteste dei dipendenti a suon di diffide. Il presidente dell’ente, Andrea Niglia, ha infatti chiesto formalmente al tesoriere, la Banca Monte dei Paschi di Siena, di pagare gli stipendi arretrati relativi ai mesi di aprile e maggio 2017, «in considerazione dell’attuale disponibilità di cassa pari a circa un milione di euro» e tenuto conto dello «stato di malessere del personale dipendente». Con la diffida Niglia avverte che la Provincia «procederà legalmente a tutela dei propri interessi, qualora venissero effettuati accantonamenti di somme per il pagamento della rata dei mutui in scadenza a dicembre, oltre il limite previsto dalla convenzione vigente e senza che venga effettuata un’analisi dei futuri flussi di cassa».
La diffida è stata inoltrata anche alla Banca d’Italia, per gli opportuni ed eventuali adempimenti di competenza, alla Prefettura e alle varie autorità istituzionali «a cui ci si appella per il sostegno e la ricerca di strategie condivise per il superamento di questa impasse» (tra cui il ministro dell’Interno Marco Minniti e il governatore della Calabria Mario Oliverio).
Niglia si dice molto preoccupato «in merito all’esasperazione di molti lavoratori che non riescono neanche a coprire le spese per raggiungere il posto di lavoro e che in assemblea odierna hanno chiesto di attivare le procedure per lo “stato di agitazione e mobilitazione del personale”: tale situazione diviene in sé, oltre alla sua intrinseca natura, un serio problema di ordine pubblico, da non sottovalutare».
La decisione di diffidare il tesoriere, chiarisce il presidente, è stata presa in seguito all’assemblea dei lavoratori supportati dalle organizzazioni sindacali. Un incontro durante il quale «sono state evidenziate le gravi difficoltà economiche del personale, nonché grande preoccupazione per il crescendo delle difficoltà in tema di sicurezza e garanzia dei servizi offerti ai cittadini». Niglia, inoltre, «ormai esausto di ribadire e segnalare ai vari uffici governativi la situazione dell’ente Provincia», chiarisce che in assenza di «risorse sufficienti a garantire il mantenimento delle competenze fondamentali in capo alle province, e il soddisfacimento delle retribuzioni dei dipendenti», sarà costretto, con il supporto dei dipendenti e con azione sinergica in parallelo con le organizzazione sindacali, «al blocco dei servizi erogati, quali la chiusura delle scuole secondarie non agibili e successivamente quelle a cui non verrà garantita l’erogazione del combustibile per il riscaldamento e/o i servizi di telefonia e luce, nonché la chiusura di tutte le strade provinciali dichiarate dal servizio viabilità meno sicure e l’aumento della limitazione della velocità sulle altre a cui non si potrà  garantire la manutenzione». Il presidente ricorda anche una recente relazione della Corte dei conti «che ha giudicato i tagli alle Province “illegittimi e irragionevoli, tali da rendere impossibile lo svolgimento delle funzioni istituzionali”, quindi lesivi del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, ancor di più aggravati in questo territorio con forte disagio economico e sociale e dove lo scompenso strutturale si ripercuote in termini negativi anche sulla liquidità, determinando l’impossibilità per l’ente, come già detto, di poter programmare interventi concreti sul territorio, e la quasi assoluta certezza di non potere assicurare le retribuzioni al personale nei prossimi mesi».

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