Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 01 Febbraio 2017

COSENZA Una riflessione sul "caso Angelo", il povero cane torturato e ucciso a Sangineto da quattro ragazzi. Un dibattito a più voci è quello organizzato per sabato prossimo, 4 febbraio, nel cinema-teatro Aroldo Tieri di Cosenza. Del caso di Angelo si sono occupate tantissime associazioni animaliste che hanno inscenato una grande protesta a luglio nella cittadina tirrenica e di cui si è occupata anche la trasmissione televisiva di Italia1 “Le Iene”. Il convegno sul tema "Gli altri animali come sono tutelati dal nostro ordinamento", affronterà con esperti del settore il delicato tema del maltrattamento degli animali tra prevenzione e repressione. Ad aprire i lavori sarà Massimo Bozzo, referente alla tutela animali del Comune di Cosenza. Dopo i saluti del sindaco Mario Occhiuto, Anna Velardi, delegata Oipa Cosenza parlerà delle funzioni dell'Oipa sul territorio cosentino.
Il dottor Oreste Napoli, cancelliere responsabile della Corte di Assise del Tribunale di Cosenza, tratterà il tema sotto l'aspetto giuridico con un intervento sulle leggi a tutela degli animali.
L'avvocato Claudia Taccani, responsabile sportello legale Oipa Italia discuterà della funzione delle associazioni per la protezione dei animali nei procedimenti penali. L'avvocato Morena Naccarato, legale di fiducia Oipa italia sez. Cosenza relazionerà sui casi giudiziari riguardanti gli animali sul territorio calabrese. L'avvocato Alessandro Ricciuti, presidente Animal law parlerà delle esperienze di altri ordinamenti e riflessioni in tema di evoluzione della tutela degli animali. L'avvocato Rossella Nigro, responsabile Gaia lex Cosenza interverrà sull'attività legale sul territorio cosentino.
La dottoressa Francesca Sorcinelli, presidente linK-Italia (aPs) affronterà la correlazione fra maltrattamento e/o uccisione di animali, violenza interpersonale e ogni altro comportamento deviante, antisociale e/o criminale. Alessandro Piacenza, vicecoordinatore nazionale guardie zoofile Oipa Italia parlerà della funzione e competenze della guardia eco-zoofila.
Infine Mario Morelli, coordinatore guardie zoofile Oipa Italia della Calabria e di Cosenza e provincia relazionerà sulle funzioni del Nucleo guardie zoofile sul territorio cosentino.

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    Sabato, 4 febbraio, si svolgerà nel cinema-teatro "Aroldo Tieri" di Cosenza un dibattito che affronterà anche sotto il profilo giuridico la delicata questione del maltrattamento degli animali. A partire dal cruento episodio dello scorso giugno a Sangineto in cui un cane venne torturato e ucciso

COSENZA «Com'è noto l'iter procedimentale per la costituzione del Comune unico della Presila è giunto alla sua conclusione. Domenica 26 marzo si svolgerà il Referendum indetto dalla Regione per interpellare gli elettori di Trenta, Spezzano Piccolo, Casole Bruzio, Pedace e Serra Pedace sulla nascita e sul nome del nuovo Ente locale. Qualche giorno fa il Consiglio regionale si è espresso a favore dell'indizione del Referendum sulla proposta di costituzione del Comune unico della Sibaritide avanzata dai Consigli comunali di Rossano e Corigliano con la prospettiva non lontana di includere anche Cassano. Sono due pagine di buona politica». Lo afferma, in una nota, Piero Minutolo
presidente dell'associazione “Io partecipiamo” ed ex sindaco di Cosenza.
«In entrambi i casi le assemblee elettive e i sindaci - ha aggiunto - hanno saputo recepire le indicazioni delle associazioni e dei cittadini rivolte al superamento delle logiche campanilistiche e all'inaugurazione di una stagione più moderna e feconda della vita delle loro comunità.
Non abbiamo esitato, pertanto, a esprimere pubblicamente il nostro plauso alla classe dirigente di questi territori, così come abbiamo fatto a commento degli incontri di novembre tra i sindaci di Cosenza, Rende e Castrolibero per la costituzione del Comune unico dell'area urbana di Cosenza. Sembrava, finalmente, dopo anni di dibattiti, ci si accingesse a passare dalle parole ai fatti.
Abbiamo dovuto invece registrare con rammarico che ai numerosi annunci e interviste non hanno fatto seguito le conseguenti decisioni amministrative. Nessun atto di impulso è stato approvato dai Consigli di Cosenza, Rende e Castrolibero per avviare concretamente il procedimento di fusione dei tre Comuni. Riteniamo doveroso, pertanto, rivolgere l'ennesimo appello affinchè si concretizzi al più presto l'idea del Comune unico seguendo l'esempio di Rossano-Corigliano e dei Comuni della Presila. A tal fine reiteriamo la nostra proposta di costituzione, entro 30 giorni, di una consulta rappresentativa delle tre assemblee elettive, dell'Unical, degli Ordini professionali, delle forze sociali e produttive, di movimenti e associazioni culturali e del volontariato con lo scopo di promuovere iniziative di coinvolgimento e sensibilizzazione dei cittadini e di proporre ai Consigli comunali il contenuto dell'atto di indirizzo necessario per iniziare il procedimento di fusione ed il nome o una rosa di nomi del nuovo Comune da sottoporre successivamente a Referendum. Qualora si dovesse ritenere di non accoglierla vengano rese pubbliche almeno le strade alternative che si intendono percorrere e i tempi entro i quali i Consigli dei tre comuni saranno chiamati a deliberare. La classe politica locale deve, secondo noi, abbandonare la logica della gestione esclusiva dell'esistente per concentrarsi, coinvolgendo i cittadini, alla elaborazione di un disegno di governo del territorio e dei processi sociali, economici e dei servizi che si proietti oltre i campanili. L'area urbana cosentina non può continuare a restare immobile mentre gli altri corrono. Chi esercita funzioni di responsabilità deve convincersi che "Asfaltar no es gubernar"».

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    Piero Minutolo, presidente dell'associazione “Io partecipiamo” ed ex sindaco di Cosenza: riteniamo doveroso, pertanto, rivolgere l'ennesimo appello affinché si segua l'esempio di Rossano-Corigliano e dei Comuni della Presila

REGGIO CALABRIA Domani in tarda mattinata arriverà nel porto di Reggio Calabria la nave "Diciotti" della Guardia costiera con a bordo 750 migranti provenienti da vari Paesi africani. Lo riferisce un comunicato della Prefettura reggina.
Le operazioni di primo soccorso e assistenza, coordinate dalla Prefettura, saranno prestate dal personale della Polizia di Stato, dei carabinieri, della Guardia di finanza, del Comune, della Polizia provinciale, della Capitaneria di porto, dell'Usmaf, del Suem 118 e dell'Azienda ospedaliera, della Croce rossa italiana, dai Cavalieri dell'Ordine di Malta, del coordinamento Migranti della Caritas e da altre associazioni di volontariato. Nel momento dello sbarco i migranti verranno sottoposti alle prime cure sanitarie da parte del personale medico presente sul posto e assistiti dalle Associazioni di volontariato. I migranti saranno trasferiti in altre province in base al Piano di riparto predisposto dal ministero dell'Interno.

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    Sbarcheranno nella tarda mattinata di domani donne, uomini e bambini provenienti da Paesi africani

CATANZARO Con riferimento all'articolo "Gratteri: «I sacerdoti rifiutino offerte dubbie»", che riporta il contenuto di un'intervista pubblicata da Famiglia cristiana nei giorni scorsi, il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro smentisce di aver pronunciato, rispondendo alla domanda "Che progetti ha per la Procura di Catanzaro?", la seguente frase: «Di ristrutturare tutto, di farla diventare una grande Procura, di farla uscire dalla palude melmosa in cui è stata per anni».

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    Il procuratore di Catanzaro smentisce il virgolettato riportato da Famiglia cristiana

Mercoledì, 01 Febbraio 2017 21:45

La "legge" dei Piromalli

REGGIO CALABRIA Hanno l'età per passare la maggior parte della giornata fra nipoti (eventuali) e passeggiate ai giardinetti, e se anche a loro si applicasse la legge Fornero, sarebbero da tempo in pensione. Ma Girolamo "Mommo" Mazzaferro e il fratello Teodoro, rispettivamente di 82 e 79 anni, hanno un'attività che non prevede collocamento a riposo. Con ruoli diversi, sono il cuore e la testa dei Piromalli sul territorio. E lo sono da decenni.

DUE FRATELLI, DUE DESTINI Il loro destino è stato segnato dall'inchiesta "Paolo De Stefano+ 59", che ha rigidamente diviso i compiti dei due fratelli, senza modificarne la fedeltà alla "causa". Graziato da un'assoluzione, per i magistrati della Dda di Reggio Calabria, "Toro" ha iniziato una lunga carriera prima da prestanome, quindi imprenditore, infine immobiliarista del clan Piromalli, per conto dei quali si è intestato terreni, società e aziende. Riconosciuto colpevole di associazione mafiosa in primo grado e assolto in appello, Mommo è rimasto comunque macchiato da quel procedimento. Per questo si è dovuto "accontentare" di ruoli operativi, finendo per diventare la voce del potente clan Piromalli sul territorio. Un ruolo divenuto ancor più importante negli ultimi anni, in cui la prudenza ha suggerito a Gioacchino (cl.34) e Antonio "Ninu u Catanisi" (cl.39) a ritirarsi – quanto meno apparentemente – in seconda linea.


«LO STATO SONO IO» A Gioia Tauro, don Mommo era l'amministratore di un regno che la 'ndrangheta ha strappato allo Stato, arrogandosi il diritto di «fornire alla popolazione quei servizi che - in uno Stato di diritto e democratico - sono riservati agli organismi istituzionali». Era lui – sottolineano i magistrati negli atti del procedimento Provvidenza – l'uomo scelto dai Piromalli per amministrare «uno dei compiti fondamentali che i cittadini delegano allo Stato» e le 'ndrine ambiscono a sottrarre: «l'attività giurisdizionale in senso ampio, la risoluzione dei privati conflitti e, più in generale, la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica».

LA LEGGE DEI PIROMALLI A Gioia Tauro, Mommo Mazzaferro era la legge, il giudice e il boia. E per assolvere a tali funzioni aveva anche un suo ufficio. Si tratta di una masseria, strategicamente collocata sull'unica altura della zona, circondata da campi e uliveti e con ben tre vie di fuga. Una roccaforte inviolabile, si gloriava don Mommo. Ma non per i Ros, che proprio lì sono riusciti a piazzare cimici e telecamere che hanno documentato la sua quotidiana "attività".

VERTENZE E RICHIESTE Puntuale, ogni giorno l'ottantaduenne si recava di buon mattina in "ufficio" e riceveva con attenzione chiunque, affiliati e no, gli chiedesse udienza. Era a lui che ci si rivolgeva per il furto di un trattore come per un concorso scolastico, per una visita specialistica come per vedersi saldati stipendi arretrati. C'è stato anche – hanno scoperto gli investigatori – chi dal padrino si è presentato chiedendo informazioni sul nuovo fidanzatino della figlia. «Emblematico – sottolineano gli inquirenti - è che la preoccupazione consiste nel fatto che la ragazza possa essersi imbattuta in un "drogato", non certo in un mafioso».

BARICENTRO 'NDRANGHETISTA Sempre a lui si rivolgevano gli uomini dei Piromalli o dei clan della zona - gli Alvaro di Sinopoli, i Crea di Rizziconi, i Mammoliti di Castellace di Oppido Mamertina - per gestire o disinnescare conflitti, fare o ricevere ammenda per torti, o semplicemente curare i rapporti di buon vicinato. Da lui hanno bussato gli Alvaro per risolvere le controversie ereditarie che stavano dilaniando il clan, ma anche Carmelo Buggè, uomo del clan Giuffrè di Seminara, quando parte di uno dei suoi terreni viene utilizzato come discarica abusiva.

LE PREVISIONI DI DON MOMMO «Lungi dal rivolgersi alla autorità giudiziaria o alle forze di polizia ma conformemente alla mentalità mafiosa alla quale egli stesso ha dato prova di aderire, si rivolge allo "Stato parallelo" costituito, nel caso in esame, da Girolamo Mazzaferro – sottolineano gli inquirenti - Ed ancora una volta, il Mazzaferro si dimostrerà non solo disponibilissimo a risolvere il problema prospettato ma anche particolarmente addentrato alle dinamiche burocratiche del Comune ove il fondo medesimo si trova». A Buggè, don Mommo consiglia di pazientare perché quel terreno sarebbe stato di lì a poco espropriato. Una previsione che – ovviamente – si trasforma di lì a poco in realtà. Per gli inquirenti, questa non è che la prova di come Mazzaferro «possa contare su quel reticolo di soggetti inseriti nei gangli della pubblica amministrazione, che gli permettono di conoscere anche le dinamiche burocratico-amministrative in fase di svolgimento».

IL TESORO DEI CLAN Quale che fosse l'ambito, non c'era cosa che succedesse a Gioia Tauro e nel circondario, che don Mommo non sapesse, grazie ad una supervisione capillare delle attività lecite e illecite della Piana e non solo, come ad un asfissiante controllo del territorio, amministrato anche con mano durissima. Un «padrino d'altri tempi» - lo definiscono gli inquirenti – consapevole di avere in mano la gestione di uno dei beni più preziosi che un clan possa possedere, il consenso popolare. Un "tesoro" che la 'ndrangheta – dimostrano le inchieste del passato recente e remoto – hanno sempre tutelato, perché direttamente proporzionale al potere criminale. E per questo, don Mommo, ascoltava con attenzione, rifletteva e prometteva una pronta soluzione che si impegnava a rendere concreta. E da lui, quasi in processione, si mettevano in coda non solo affiliati di diverso rango, ma anche normali cittadini di Gioia Tauro, ridotti al rango di grati servi della gleba alla corte del feudatario.

LA CORTE Attorno a don Mommo si muoveva una corte di funzionari – Girolamo Albanese, Giuseppe Accardo, Salvatore Algeri, Vincenzo Frisina, Nicola Scibilia, Antonio Zangari, Pasquale Guerrisi, Amedeo Fumo, Salvatore Trunfio, i fratelli Francesco e Giuseppe Trunfio, Antonino Arcuri e il fratelli Giuseppe e Domenico Barbaro - incaricati dell'ordinaria di far funzionare la filiera comunicativa che permetteva al padrino di essere così informato, ma anche di tenere al corrente il "board" dei Piromalli.

E I MINISTRI Ad aiutare il padrino invece – documenta l'indagine – erano solo due reggenti, il figlio Teodoro, vero e proprio alter ego di don Mommo, e un altro anziano, Paolo D'Elia, storico "paciere" di 'ndrangheta, testa di ponte verso il vibonese e la sua massoneria, con agganci importanti anche all'interno di strategici uffici. Rapporti che hanno reso D'Elia un ingranaggio chiave nel meccanismo messo in piedi dai Piromalli per usurpare un'altra funzione allo Stato, l'avviamento al lavoro.

UFFICIO DI COLLOCAMENTO «È questo - ci tengono a sottolineare gli inquirenti - un settore assolutamente importante soprattutto in un territorio, quale quello calabrese e segnatamente della provincia di Reggio Calabria, che storicamente rappresenta la maglia nera nelle statistiche occupazionali nazionali ormai da anni». E per una ragione – spiegano – molto semplice. «È evidente, dunque, come in un territorio quale quello della provincia di Reggio Calabria poter esercitare concretamente il potere di avviare al lavoro singoli soggetti rappresenti un importantissimo snodo nella ricerca di quel consenso popolare che la 'ndrangheta ha sempre ricercato».

UN POSTO A SCUOLA Se da don Mommo ci si recava per risolvere problemi di sicurezza pubblica o controversie provate, dal suo braccio destro D'Elia ci si metteva in coda per mendicare un lavoro, soprattutto in ambito scolastico. Sono innumerevoli gli episodi documentati dagli investigatori che per protagonista hanno questo o quel familiare di un'aspirante maestra, sorpreso a chiedere una mano all'anziano uomo di 'ndrangheta. Che elargiva con magnanimità, grazie al consolidato rapporto con Vito Primerano, funzionario della sede vibonese dell'Ufficio scolastico regionale.

RECUPERO CREDITI Allo stesso modo – e sempre nella spasmodica ricerca di consenso popolare e persone da legare a doppio filo – D'Elia si è attivato in nome e per conto dei Piromalli in un altro settore, quello del recupero crediti. Un problema che ha riguardato anche un non meglio identificato calciatore del Sambiase cui la società doveva diversi stipendi, che alla corte di don Mommo ha mandato due amici per perorare la propria causa. Con successo. Della cosa – racconta D'Elia al suo fidato autista – si occuperanno lui e don Mommo insieme perché « la' ho due o tre compari io, che sono brave persone, lui ha le sue conoscenze pure, vediamo che cosa possiamo fare, dice che... dice, dice che deve venire lui, di persona, ci tiene!».

Alessia Candito
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    Il regno dell'ottuagenario don Mommo Mazzaferro. Che a Gioia Tauro voleva essere Stato e ufficio di collocamento, gestendo l'ordine pubblico e le controversie private. E anche qualche concorso per diventare insegnante 

BARI «Sto ancora aspettando, oggi vado nella capitale, domani dovrei partire. Sembra che questa cosa si chiuda, sempre sul filo del rasoio, purtroppo. Non ho chiamato nessuno, sono un pò esaurito. Ti faccio sapere presto». È l'ultimo messaggio audio, che tradisce un forte nervosismo, trasmesso con Whatsapp alla sorella che vive a Bari da Vincenzo Costanzo, poche ore prima di essere ucciso in Costa Rica. Il cadavere del 52enne di Cosenza, padre di due figli che da 25 anni viveva nello stato del Centroamerica, è stato trovato alla periferia di San José, la capitale. Il riconoscimento è stato fatto dai tatuaggi che l'uomo ha sugli avambracci: un drago e un sole. Il volto, invece, non sarebbe riconoscibile perche' in decomposizione. L'omicidio molto probabilmente risale al 24 gennaio, giorno in cui di Costanzo si sono perse le tracce. Nel messaggio alla sorella l'uomo fa riferimento al viaggio programmato per il giorno successivo a Milano, dove avrebbe dovuto chiudere la trattativa per la vendita di un terreno di 17 ettari sull'isola di Cebaco (Panama). Il suolo, del valore di alcuni milioni di euro, è intestato alla società anonima Cebaco Inversiones, della quale Costanzo possedeva - a quanto viene riferito dalla famiglia - il 60% delle quote. Proprio sulla trattativa si concentreranno ora le indagini della procura di Bari, affidate al pm Simona Filoni. Nel fascicolo del magistrato è finita la denuncia della sorella della vittima nella quale è scritto che il giorno della scomparsa Vincenzo Costanzo avrebbe dovuto incontrare un altro italiano che lo aveva messo in contatto con alcuni acquirenti interessati a comprare il terreno. A casa del conoscente, a San Josè, Costanzo sarebbe arrivato dopo un lungo viaggio in taxi, proveniente da Jacò, città in cui aveva la residenza. Nella denuncia è scritto anche il nome della persona che Costanzo avrebbe dovuto incontrare, che sarebbe già stata ascoltata dalla polizia costaricana alla quale avrebbe detto di aver incontrato l'imprenditore solo per un caffè.
Scendendo dal taxi - è scritto nell'atto - Costanzo avrebbe detto al tassista che lo avrebbe chiamato nel giro di mezzora per pagare la corsa. La telefonata, però, non è mai arrivata. Infatti il tassista, qualche ora dopo, si è presentato a casa dell'ex suocera di Costanzo per chiedere il pagamento della corsa, ma dopo aver fatto una telefonata è fuggito dicendo alla donna che non voleva piu' nulla e di non cercarlo mai più. Nella denuncia è riportata una circostanza tutta da verificare: circa due anni fa a San Josè, fu trovato il cadavere di una persona, proprietaria di un terreno, sempre nell'isola di Cebaco. Chi, tra Bari e Cosenza, conosceva Vincenzo Costanzo, parla di una persona pronta ad aiutare i più poveri, ad accogliere chi aveva bisogno di un pezzo di pane. Non era ricco nemmeno lui quando, 25 anni fa, era arrivato in Costa Rica dove, oltre a mettere su famiglia, aveva costruito un hotel e alcune farmacie, che poi aveva ceduto. Andava tutto bene, fino a quando il suo destino si è intrecciato con quello di altri due italiani e con l'affare legato alla vendita del terreno a Panama.

Roberto Buonavoglia
(Ansa)

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    Al vaglio della Procura di Bari l'ultimo messaggio che Vincenzo Costanzo ha inviato alla sorella

Mercoledì, 01 Febbraio 2017 19:32

Enac: 63 milioni per l’aeroporto di Lamezia

LAMEZIA TERME Ci sono report e report. Se quello di Mario Oliverio non ha detto molto, quello dell'Enac per il 2017 – online da giovedì sul sito dell'ente – fissa in 63 milioni di euro gli investimenti destinati all'aeroporto di Lamezia Terme per il quadriennio 2016-2019. Queste le cifre riportate nel documento sullo stato d'attuazione degli investimenti aeroportuali in Italia: 31,5 milioni sono a carico del gestore, la parte rimanente spetta al finanziamento pubblico. Una grossa dotazione finanziaria, dunque, destinata, come si vede dalla tabella che pubblichiamo in basso, per la maggior parte all'ampliamento del terminal (50 milioni).
Poi c'è lo stato dell'arte, che vede l'aeroporto di Lamezia come unico "superstite" certo tra gli scali calabresi, in attesa che arrivi a conclusione la gara per la gestione indetta, non senza intoppi, dalla stessa Enac.
I dati di traffico segnano per gli aeroporti del bacino della Calabria hanno registrato nel 2015 circa 3 milioni di passeggeri, concentrati quasi esclusivamente sullo scalo di Lamezia Terme (2,3 milioni). «Negli ultimi dieci anni – si legge nel report – è stata registrata per l'aeroporto di Lamezia Terme una crescita pari a un tasso medio del 6% annuo, che ha portato quasi al raddoppio del numero dei passeggeri nel periodo considerato. Negli ultimi anni, il traffico sullo scalo di Lamezia è stato prevalentemente costituito dalla componente nazionale (83%), con destinazione prevalente Roma Fiumicino. Il traffico cargo presso il medesimo aeroporto non può dirsi sviluppato e i dati osservati nell'ultimo decennio evidenziano un calo delle tonnellate movimentate pari al 3%, con un tasso medio annuo di decrescita del 7%».
Note dolenti: «La distribuzione del traffico nel bacino della Calabria, pur in presenza di tre scali ben distribuiti sul territorio, non presenta una sufficiente specializzazione. Le prospettive di sviluppo, in ragione del quadro di riferimento europeo delineato in precedenza, portano a ritenere che il bacino di traffico della Calabria potrebbe generare una domanda di circa 5 milioni di passeggeri/anno all'orizzonte temporale del 2030». Ma l'analisi del sistema dei trasporti nel suo complesso è negativa: «L'insufficiente accessibilità ai poli di interesse turistico e alle aree interne, gli eccessivi tempi di viaggio e l'inefficienza dei sistemi di trasporto, soprattutto in chiave di interscambio, determinano una perdita di competitività delle imprese ed in generale dell'intera economia delle aree del Sud, anche in termini di attrattività turistica e commerciale. La maggiore criticità è rappresentata dalla scarsa accessibilità ai poli aeroportuali da parte dell'utenza, misurabile in tempi eccessivi di percorrenza e carenti livelli di servizio negli spostamenti. A un'adeguata dotazione aeroportuale – in conclusione – non corrispondono sul territorio adeguati nodi di collegamento, condizione che limita la potenzialità di sviluppo degli scali».

lamezia

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    Il report 2017 fissa le cifre per gli investimenti. E delinea il futuro del traffico aereo in Calabria: «Cinque milioni di passeggeri nel 2030. Scali ben distribuiti ma i collegamenti carenti frenano la crescita»

CATANZARO Come nel resto d'Italia, anche a Catanzaro il lavoratori del comparto telecomunicazioni si sono ritrovati in piazza per manifestare contro il mancato rinnovo del contratto di settore. Nel capoluogo calabrese, circa una cinquantina di dipendenti si è radunata sotto alla sede provinciale di Confindustria portando con sé bandiere e striscioni: «La ragioni di Confindustria sono inconciliabili con le nostre - dice Andrea Ranieri, di Uilcom Calabria -. Avevamo presentato una piattaforma molto seria e responsabile per il rinnovo del contratto: si era partiti bene nelle trattative dello scorso anno, ma si è arrivati ad una chiusura netta nei confronti delle nostre richieste. Ad oggi si aggiunge la protesta di una parte dei lavoratori Tim».
«La nostra controparte - Asstel, l'associazione che associa le aziende di Telecomunicazioni, ndc - è arroccata su posizioni precostituite - spiega Daniele Carchidi, segretario generale Slc-Cgil Calabria -. La loro idea è quella di abbattere il costo del lavoro e provare a inserire normative rilevate dal Jobs Act sia in materia di articolo 18 che di controllo a distanza. Su questi aspetti c'è il "no" forte delle organizzazioni sindacali e lo sciopero di oggi vuole sottolineare questa posizione».
Durante la protesta, una delegazione di manifestanti è stata ricevuta da Dario Lamanna, direttore generale di Confindustria Catanzaro.

Alessandro Tarantino
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    Proteste anche a Catanzaro. Ranieri: «Chiusura netta davanti alle nostre richieste». Carchidi: «Da Asstel posizioni precostituite»

CATANZARO L'incarico di direttore generale esula («non solo sotto un profilo organizzativo, ma anche sotto un profilo funzionale») da quelli «rispetto ai quali non può operare un sistema di spoils system». E lo fa a maggior ragione nel caso in cui il contratto richiami «la revoca di diritto del dirigente generale entro 60 giorni dall'insediamento dei nuovi organi regionali». Con queste motivazioni, la Cassazione ha ritenuto valido il licenziamento – avvenuto nel 2005 – di Gaetano Princi, ex manager della Regione Calabria nella causa intentata dai suoi eredi contro l'amministrazione (condannandoli al pagamento delle spese), confermando le ragioni sostenute nel giudizio dall'Avvocatura regionale.
«Lo spoils system – è questa la conclusione alla quale arrivano i giudici – è legittimo solo in relazione ai cosiddetti incarichi dirigenziali "apicali", che non attengono a una semplice attività di gestione». Nel caso esaminato, «il dirigente generale della Regione (appartenente o meno al ruolo regionale della dirigenza), capo dipartimento: ha la funzione di coordinare e dirigere il dipartimento, assicurando l'unitarietà di azione e a tal fine assistere gli organi di direzione politica e predisporre ovvero verificare e controfirmare le proposte a cura del dipartimento relativamente agli atti di competenza degli organi stessi; ha il potere di organizzazione generale del dipartimento e di adozione degli atti conseguenti, secondo i principi stabiliti dalla legge regionale e le direttive impartite dagli organi di direzione politica».
Princi, manager molto noto anche per i suoi incarichi direttivi in seno all'Università della Calabria, era diventato dirigente generale del dipartimento Urbanistica nel 2002, con un decreto dell'allora presidente della giunta regionale Giuseppe Chiaravalloti. Successivamente era stato nominato dg del dipartimento Cultura, Istruzione e Beni culturali, con la stipula di un contratto il 18 febbraio 2005. Contratto andato avanti per meno di tre mesi: dopo l'elezione di Agazio Loiero, infatti, la sua giunta aveva dichiarato decaduti tutti gli incarichi dirigenziali. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, sia il Tribunale di Catanzaro che la Corte d'Appello avevano respinto le richieste risarcitorie del manager prima e dei suoi eredi poi. Il 31 gennaio la decisione degli ermellini ha chiuso la questione. A quasi dodici anni di distanza dalla revoca dell'incarico.

Pablo Petrasso
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    Una sentenza della Cassazione considera legittimo il “licenziamento”, avvenuto nel 2005, di un direttore generale: «Pratica adeguata per gli incarichi “apicali”»

CATANZARO «L'assessore regionale all'ambiente Antonella Rizzo esprime grande preoccupazione per le autorizzazioni che sono state concesse alla Global-Med e che riguardano l'attività estrattiva al largo delle coste calabresi». Lo comunica una nota della giunta regionale. «La linea di contrasto della Regione Calabria alle trivellazioni nel mar Jonio era stata già stata espressa dalla Rizzo con la lettera del 16 novembre 2016 indirizzata al ministro Galletti. Nella missiva veniva richiesta la sospensione delle autorizzazioni concesse ed un incontro per concordare le azioni a tutela del nostro mare. Non solo non c'è stata risposta, ma sono state rilasciate nuove autorizzazioni eludendo completamente i dettami del decreto legislativo numero 625 del 25 novembre 1996, il quale vieta espressamente che un singolo gestore possa avere la titolarità di un permesso di ricerca in un'area superiore a 750 kmq. Per tali motivi la Regione Calabria ha deciso di proporre ricorso avverso tali autorizzazioni». «Chiederò - dichiara l'assessore Rizzo - a tutti sindaci dei Comuni costieri interessati all'attività di ricerca di idrocarburi, con l'utilizzo della tecnica air gun, di farsi parte attiva nei ricorsi da proporre al Tar Lazio, affinché si possa mettere in campo una sinergica azione di contrasto in un braccio di mare che, artificiosamente, al fine di aggirare la norma, appare suddiviso in due porzioni contigue». «Noi siamo e saremo sempre in prima linea - prosegue l'assessore - nella difesa del nostro territorio. Contrasteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione tali attività sulle nostre coste e nei nostri mari. Consideriamo non più tollerabile che ancora, dopo tanti anni dalla realizzazione dei primi pozzi, manchi una mappatura dello stato dell'arte che sia in grado di stabilire il reale impatto che le trivellazioni hanno sull'ambiente». «Per questa ragione - sostiene infine l'assessore all'ambiente - ritengo che il rilascio di ulteriori autorizzazioni da parte del Ministero debba cessare in attesa di definizione della situazione e della sua evoluzione, tenendo conto, purtroppo, che già molto danno è stato provocato».

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    La preoccupazione dell'assessore regionale Ambiente per le autorizzazioni concesse alla Global-Med: «Contrasteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione le attività di ricerca di idrocarburi sulle nostre coste e nei nostri mari»

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