Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Domenica, 12 Febbraio 2017

CATANZARO Ammonta a circa 250mila euro il danno provocato dal furto di cavi in rame e di due trasformatori nell'impianto di rilancio della Sorical posto in località Sansinato alle porte di Catanzaro. Furto che ha anche provocato disagi nell'erogazione di acqua.
Durante la notte, un gruppo di malviventi, dopo aver rubato un escavatore da un cantiere, ha divelto la porta dell'impianto e dopo aver isolato la cabina Enel ha tranciato i cavi e sottratto centinaia di metri di fili di rame. Il furto anche dei trasformatori ha reso inutilizzabile l'impianto.
I tecnici della Sorical sono al lavoro per riprendere l'erogazione dell'acqua nei paesi di Settingiano, Marcellinare e Tiriolo. Grazie all'utilizzo di un gruppo elettrogeno poco dopo le 18.30 il sistema è stato riattivato.
Il primo febbraio, la "banda del rame" aveva colpito un altro impianto Sorical a Simeri Crichi. Con modalità pressochè identiche erano stati sottratti 1500 metri di cavi in rame con un danno stimato di circa 200mila euro.

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    Il danno, provocato da un gruppo di malviventi nell'impianto della Sorical, ammonta a circa 250mila euro. Disagi nell'erogazione dell'acqua

COSENZA «Voglio tranquillizzare i calabresi: della serie A di Scopelliti non ho mai frequentato, né intendo frequentare neanche gli spogliatoi». Così il governatore Mario Oliverio ha replicato alle dichiarazioni del suo predecessore, Giuseppe Scopelliti, a margine di un convegno svoltosi in provincia di Cosenza. L’ex presidente della Regione, in occasione dell’assemblea regionale di Azione nazionale e La Destra per la nascita del Polo Sovranista, aveva tagliato corto sull’attuale governo regionale targato Oliverio: «Sono stato abituato a parlare di calcio di serie A, con la Reggina, non guardo al calcio dilettantistico».

IL PD: OLIVERIO GIOCA UN ALTRO CAMPIONATO «Le affermazioni rese da Giuseppe Scopelliti, in occasione della fondazione di un nuovo soggetto politico, pur in assenza di una qualsiasi credibilità del soggetto in questione, suscitano la necessità di una risposta». Lo comunica una nota del gruppo consiliare regionale del Pd. «Abbiamo sinora evitato di commentare le sortite dell'ex sindaco di Reggio Calabria ed ex governatore della Calabria, consapevoli del giudizio già espresso dai reggini e dai calabresi e rispettosi del travaglio interiore di un uomo condannato in due gradi di giudizio. Tuttavia - prosegue la nota -, proprio per rispetto di queste comunità, vessate da un'azione di governo causa di danni che si proietteranno nei prossimi venti anni, del disastro economico e morale che i cittadini reggini e calabresi stanno pagando, riteniamo sia giunto il momento di ribadire, pubblicamente, come ad ogni cosa ci sia un limite e che, in questo caso, la decenza è stata abbondantemente superata». «Ci saremmo aspettati pubbliche scuse e non sono mai arrivate, nemmeno di fronte a confessioni e condanne, ma almeno il silenzio ed un po' di rossore li davamo per scontati. Inutile commentare nel merito le falsità esternate dal nostro, tranne che per dirci concordi su una - si legge ancora -: Mario Oliverio gioca un altro campionato, su un terreno a Scopelliti sconosciuto. Mario Oliverio, infatti, rappresenta il gioco generoso e disinteressato per il bene comune, nel rispetto delle leggi dello Stato e in una forte azione di contrasto alla 'ndrangheta ed ai comitati di affari». «La Calabria, a fatica, sta uscendo dalle macerie nelle quali proprio Scopelliti ed una classe dirigente fallimentare la hanno fatta precipitare. Torni nel silenzio chi ha responsabilità gravi, accertate e documentate. Taccia, non torni sul luogo del delitto, e se vuole ancora notorietà, stia tranquillo - conclude -, su di lui le cronache scriveranno ancora pagine buie».

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    Oliverio replica al suo precedessore. L'affondo del governatore: «Del suo ambiente intendo frequentare neanche gli spogliatoi». Il gruppo Pd a palazzo Campanella: «Su di lui le cronache scriveranno ancora pagine buie» 

REGGIO CALABRIA «Gli “Stati generali dell’edilizia” possono essere una grande opportunità per far sedere attorno a un tavolo operativo e non ‘filosofico’ tutti gli attori del settore: la pubblica amministrazione, la politica, il mondo delle imprese, i sindacati, gli ordini professionali, le forze dell’ordine». Lo sostiene, in una nota, l’Ance Calabria che rileva la necessità di «arrivare unitariamente e nel più breve tempo possibile alle soluzioni per rilanciare l’edilizia».
L’associazione dei costruttori calabresi, presieduta da Francesco Berna, analizza la crisi che sta attraversando il settore, partendo dalla situazione della provincia reggina fotografata dai dati della Cassa edile di Reggio Calabria.
«Negli anni il gap tra la Calabria e le altre regioni d’Italia è aumentato. Occorre immediatamente intervenire per evitare che la distanza diventi insanabile. Non è più tempo di annunci ma di concretezza. Le idee valide – è scritto nella nota – devono trasformarsi in progetti e i progetti in cantieri. La crisi dell’edilizia, in una provincia dove questo settore è stato uno dei più importanti in assoluto, è sotto gli occhi di tutti. La riduzione del 65% della spesa per pagare i lavoratori, il crollo del numero di addetti che oggi è un quinto di quello di dieci anni fa, la pesante contrazione delle committenze pubbliche e dunque dei cantieri aperti, sono la rappresentazione fedele – evidenzia Ance Calabria – di una realtà drammatica che viviamo e denunciamo da tempo».
Secondo i costruttori calabresi, per uscire dall’impasse occorre sfruttare al meglio le opportunità derivanti dai Patti per il Sud e le relative “ingenti risorse” per la Calabria e la Città metropolitana di Reggio Calabria: «Individuati gli stanziamenti, bisogna accelerare sulle fasi di progettazione, affidamento ed esecuzione dei lavori».

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    L’associazione dei costruttori analizza la crisi del settore: «Negli anni il gap con le altre regioni d’Italia è aumentato. Occorre immediatamente intervenire per evitare che la distanza diventi insanabile»

Domenica, 12 Febbraio 2017 17:05

ALL WALKING | In ufficio? No, a fare la spesa

COSENZA Sono al lavoro regolarmente alcuni dei presunti "furbetti del cartellino" in servizio nel distretto di Rogliano dell'Asp di Cosenza, finiti nell'inchiesta coordinata dal procuratore capo Mario Spagnuolo, dall'aggiunto Marisa Manzini e dal sostituto Giuseppe Cava che martedì scorso ha portato all'esecuzione di 18 provvedimenti di misure interdittive nei confronti di medici e dipendenti dell'Azienda sanitaria provinciale di cui quattro sospensioni e 14 obblighi di firma alla polizia giudiziaria. Alcuni di loro sono andati in pensione nei mesi scorsi ma risultano indagati per episodi contestati quando erano in servizio. Gli altri colleghi, nei giorni successivi all'operazione, erano al lavoro nonostante il clamore mediatico che la vicenda ha suscitato. Non si sa ancora con ufficialità se l'Azienda ha - intanto - preso provvedimenti nei loro confronti. Ma per la magistratura possono lavorare tranquillamente.
Alle telecamere dei media nazionali rispondono nervosamente - quando non si sottraggono - e si difendono: «Quando eravamo fuori dall'ufficio lo eravamo per motivi di servizio». 
Secondo l'accusa, invece, nella maggior parte degli episodi gli indagati si sarebbero assentati arbitrariamente senza effettuare le prescritte timbrature, in uscita e in entrata, mediante i propri tesserini marcatempo, facendo così fittiziamente risultare nel sistema di rilevazione la loro presenza in ufficio. In particolare, dopo avere timbrato in entrata, si sarebbero «assentati dalla postazione di lavoro per lassi temporali a volte considerevoli senza far risultare tali periodi di assenza mediante le apposite timbrature, così da far evidenziare una presenza continuativa e ininterrotta anche con riguardo a intervalli temporali nei quali, invece di svolgere le proprie mansioni lavorative, si sono dedicati ad attività di carattere privato, come ad esempio intrattenersi nelle rispettive abitazioni, occuparsi di un'attività lavorativa privata, fare la spesa in supermercati o addirittura giocare alle slot-machine».

IN UFFICIO? NO A FARE LA SPESA L'attività investigativa, svolta dai carabinieri della Compagnia di Rogliano, ha consentito di accertare tali comportamenti documentati da immagini. Ad esempio, in data 13 aprile 2015 una delle indagate, dopo aver registrato l'ingresso negli uffici dell'Asp alle ore 8.48, si allontanava dalla postazione di lavoro alle ore 12:38, senza far rilevare l'uscita mediante timbratura del proprio tesserino marcatempo, e rientrava in ufficio alle ore 13:18, senza far registrare il rientro. In tale lasso temporale l'indagata si recava nell'ufficio postale e nel supermercato Dok di Rogliano, come documentato dai fotogrammi. Alla luce delle immagini, riprese dalle telecamere installate negli uffici dell'Asp di Rogliano e delle risultanze dei tabulati presenze è emerso come l'indagata si sia assentata arbitrariamente dal proprio posto di lavoro, senza effettuare le prescritte timbrature con il tesserino nel sistema di rilevazione presenze, nel lasso temporale compreso tra le ore 12:38 e le ore 13:18. Alle ore 12:15 si fermava anche nel negozio di frutta e verdura. Alle ore 13.46 si allontanava dalla sede dell'Asp senza effettuare alcuna timbratura, non facendo più rientro nel corso della giornata.
È una sua collega a registrare (rispettivamente alle ore 18.26 e alle ore 18.31) il rientro da servizio esterno e l'uscita per fine servizio, utilizzando il suo tesserino marcatempo.
Un "modus operandi" che - sempre secondo l'accusa - sarebbe stato utilizzato da tutti gli indagati. Allo stesso modo. Il 17 settembre 2015 uno degli indagati, dopo aver registrato l'ingresso negli uffici dell'Asp alle ore 8:08:15 mediante timbratura del proprio tesserino magnetico, si allontanava dalla struttura - senza effettuare alcuna timbratura in uscita ed al rientro - nei seguenti intervalli temporali: dalle ore 8.08 (subito dopo aver timbrato in entrata) alle ore 8:20:45; dalle ore 8:24:41 alle ore 8:55:01, dalle ore 10:11:05 alle ore 10:25:31 (quando rientrava con una busta della spesa in mano, come dimostrato dall'immagine estrapolata dalle riprese della telecamere); dalle ore 15:53:20 alle ore 16:17:58.
Un altro dipendente, il 10 agosto 2015 si allontanava dalla postazione di lavoro alla guida del proprio scooter alle ore 12:14:43, senza far rilevare l'uscita, e rientrava in ufficio alle ore 12:40:44 (senza registrare il rientro) con una busta della spesa in mano.
Dalle immagini delle telecamere installate negli uffici dell'Asp di Rogliano e dalle risultanze dei tabulati presenze, è emerso come l'indagato si sia allontanato arbitrariamente dal proprio posto di lavoro, senza effettuare l'apposita timbratura con il tesserino nel sistema di rilevazione presenze, nel lasso temporale compreso tra le ore 12:14 e le ore 12:40 (pur risultando formalmente presente per tutto l'intervallo intercorrente tra le ore 7.28 e le ore 13.46).

LA DOPPIA TIMBRATURA PER "COPRIRE" I COLLEGHI In data 5 giugno 2015 una delle indagate effettuava una doppia timbratura in ingresso: alle ore 7:36 utilizzando il proprio tesserino marcatempo e alle ore 7:41 utilizzando il tesserino di una delle colleghe. Quest'ultima accedeva agli uffici dell'Asp alle ore 8:23 (ovviamente senza registrare l'ingresso, atteso che la timbratura del tesserino era stata precedentemente effettuata dalla collega).
Alle ore 11:10 la dipendente si allontanava dalla sede di servizio a bordo della propria autovettura senza effettuare alcuna timbratura in uscita, rientrando in ufficio alle successive ore 11:48 senza far rilevare il rientro.
I suoi spostamenti in tale lasso temporale sono stati documentati dalla polizia giudiziaria in un'apposita annotazione con diversi fotogrammi. In una foto viene ripresa mentre si ferma davanti al negozio di frutta e verdura. In un'altra mentre sistema uno scatolone e le buste della spesa nel bagagliaio dell'autovettura con l'aiuto di due persone.

"ASSENTE" PER OLTRE 40 MINUTI Alle ore 12:31 una delle indagate si allontanava dalla sede di lavoro, senza regolarizzare l'uscita mediante timbratura del tesserino e senza fare più rientro. A tale "problema" provvedeva la collega, la quale registrava l'uscita per fine servizio della dipendente assente alle ore 13.53, timbrando il tesserino di quest'ultima come documentato dal fotogramma: alla luce delle immagini riprese dalle telecamere, installate negli uffici dell'Asp di Rogliano, e delle risultanze dei tabulati presenze nonché dell'annotazione della polizia giudiziaria del 5 giugno 2015 è emerso come l'indagata si sia assentata arbitrariamente dal posto di lavoro per un lasso temporale di oltre 40 minuti (dalle ore 7:41, momento nel quale la collega simulava il suo accesso mediante timbratura del tesserino di quest'ultima, alle ore 8:23, momento nel quale la donna effettivamente faceva ingresso in ufficio). Inoltre la stessa si assentava arbitrariamente dal posto di lavoro, non effettuando le prescritte timbrature in uscita ed al rientro, dalle ore 11.10 alle ore 11.48. È emerso come l'indagata si sia assentata arbitrariamente dalla postazione di lavoro dalle ore 12.31 (momento nel quale si allontanava dagli uffici dell'Asp per fine servizio) alle ore 13.53 (momento nel quale la collega registrava l'uscita per fine servizio, utilizzando il tesserino di quest'ultima).
Le indagini dei carabinieri documentano questo. I presunti "furbetti del cartellino" si difendono strenuamente, mentre i loro legali sono pronti a dimostrare l'infondatezza delle accuse. La sanità - a queste latitudine - continua a rimanere una questione sempre molto spinosa.

Mirella Molinaro
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    Dopo il blitz dei carabinieri al distretto di Rogliano dell'Asp, i presunti "furbetti del cartellino" sono al lavoro. Si difendono: «Eravamo fuori per servizio». Ma le immagini delle telecamere li inquadrano davanti al supermercato o dal fruttivendolo. E tornano in sede con buste in mano

CATANZARO «A D'Attorre consigliamo una cura di fosforo. Lo capiamo quando dice che non c'è un'epoca prerenziana a cui tornare perché vuol rimuovere il suo protagonismo durante la segreteria Bersani dove mieteva successi indimenticabili come le primarie per candidare se stesso a Catanzaro. E in Calabria lo aspettano ancora per costruire questo nuovo centrosinistra. Se queste sono le premesse il fiore invece di nascere è già appassito». Lo afferma Stefania Covello deputata Dem, componente della segreteria nazionale del Pd. 

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    La componente della segreteria nazionale del partito: «In Calabria lo aspettano ancora per costruire questo nuovo centrosinistra»

Domenica, 12 Febbraio 2017 15:55

Basta commistioni tra politici e burocrati

Sono stato amministratore della più grande città della Calabria, prima che intervenisse la riforma della Pubblica amministrazione degli anni 90. Vigendo la legge, poi riformata, ho firmato concessioni edilizie, ordinanze di demolizioni, ecc. Dopo 15 anni sono stato assessore provinciale prima e consigliere regionale poi, con quadro normativo che aveva mutato gli equilibri tra amministratori e burocrati. Modifiche legislative che ho sempre condiviso e continuo a condividere. Soprattutto, ho maturato 30 anni di esperienze professionali venendo spesso, in ragione della mia professione, a contatto con la
pubblica amministrazione. Le due fasi sono state caratterizzate da un notevole miglioramento del
sistema burocratico e da una modifica radicale del ceto politico.
La "Prima Repubblica", oltre a non avere una classe politica nomade, aveva partiti che non selezionavano ignoranti e nullafacenti. La riforma ha imposto un cambio di passo alla struttura amministrativa i cui risultati però, nella nostra terra, non si sono colti appieno. Ora, è chiaro che la politica è responsabile, per le sue azioni o per le sue omissioni, se la cosa pubblica non funziona e, direttamente, ne risponde ai cittadini.
Quindi, condivido quanto scrive il professore Jorio specificando, a ogni buon conto, che il mio intervento non era indirizzato, solo ed esclusivamente, alla Regione ma all'intero apparato delle Pubbliche amministrazioni. Tuttavia, con il mio contributo ho cercato di trasferire la questione dal piano teorico a quello pratico per tentare di chiuderla definitivamente. È normale, tra studiosi ed esperti, discutere del cattivo funzionamento della burocrazia: i dati e le ricerche al riguardo sono chiari. È meno normale per noi politici trattarne all'infinito, senza adottare provvedimenti positivi. Il problema posto, che interessa l'intero sistema dei Comuni, delle Province, delle Regioni, delle Asl, ecc., consiste nel dare un volto e un'identità a questa burocrazia perché, altrimenti, ci troviamo davanti a un fantasma e al classico fenomeno: tutti responsabili, nessuno responsabile. Un fantasma che diventa un alibi quando le cose non funzionano. Un amministratore ha il dovere di intervenire ove ritiene che un dirigente, un funzionario, persino un autista intralcia la macchina amministrativa per una qualsiasi ragione, premiando i meritevoli e allontanando gli incapaci. L'apparato amministrativo, per primo, dovrebbe pretendere queste azioni, per non restare schiacciato in una responsabilità che da individuale
diventa complessiva; in caso contrario, facendo di ogni erba un fascio, si alimenta un senso di sfiducia complessiva a tutto scapito dell'azione amministrativa. Ciò diventa sempre più indispensabile per arginare l'arroganza originata dall'ignoranza di taluni politici che pretendono e, spesso, ottengono dalle strutture amministrative la produzioni di atti in violazioni del buon senso e di norme, anche costituzionali. Lo affermo perché un amministratore non è il presidente di un circolo culturale ma un soggetto che ha in mano gli strumenti per passare dalla teoria alla pratica. Se non si fa così chiudiamo questa discussione continua sulla burocrazia che è utile solo a spostare, temporaneamente, l'attenzione dalla realtà senza però, cambiarla. 
Credo che in Calabria sia necessario un distacco reale tra la politica e l'apparato perché, anche i gesti in una terra come la nostra, hanno la loro importanza. Fa effetto vedere la sera delle elezioni i dipendenti comunali, provinciali e regionali brindare con i trionfatori dopo avere festeggiato, cinque anni prima, con i vincitori di ieri. Cosi come, fa riflettere
l'eccessiva familiarità che si crea tra l'assessore e i dirigenti. L'uso del "lei" negli uffici è sparito: può sembrare una banalità ma il tu, sovente, è sinonimo di una finta amicizia che serve a coprire tutto e
tutti. Ritengo che il problema burocrazia esista e che ci siano tutte le condizioni per affrontarlo; che la politica non abbia possibilità di costruirsi nuovi alibi e, quindi, unitamente al confronto con i sindacati che hanno una storia e una tradizione - non con sigle inventate per l'occasione - sia possibile aprire un una stagione di meritocrazia per tentare di recuperare i nostri ritardi.

deputato Pd*

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Domenica, 12 Febbraio 2017 15:35

Bloccati con 100 grammi di eroina pura

CATANZARO Cento grammi di eroina pura sono stati sequestrati dai carabinieri di Catanzaro che hanno arrestato cinque persone, bloccate a bordo di due auto, dopo che, presumibilmente, si erano scambiate lo stupefacente. Sono stati i militari di una pattuglia della Compagnia a notare nell'area industriale di Marcellinara, un'auto ferma con due persone a bordo conosciute per reati in materia di droga. Dopo avere chiamato rinforzi, gli investigatori hanno iniziato ad osservare da distante. Dopo un pò è sopraggiunta un'altra auto con tre persone a bordo, una delle quali nota ai carabinieri. I militari hanno notato i cinque che, scesi dall'auto, si scambiavano qualcosa ed hanno deciso di seguire le vetture. Giunte nei pressi della Cittadella regionale a Germaneto, una pattuglia ha ostruito la strada e le altre hanno bloccato le due vetture da dietro. A bordo di una delle auto è stata trovata l'eroina che sul mercato avrebbe fruttato 30mila euro. I cinque sono stati dunque arrestati e posti ai domiciliari.

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    I carabinieri di Catanzaro hanno arrestato cinque persone, fermate a bordo di due auto, dopo che, presumibilmente, si erano scambiate lo stupefacente

Domenica, 12 Febbraio 2017 14:45

Un gesto di grande generosità

CROTONE Una storia di straordinaria generosità. Sabato notte è deceduto Timofte Marcu, giovane rumeno giunto a Carfizzi, nel Crotonese, in cerca di fortuna. La moglie ha deciso di donare gli organi del marito. Che hanno già salvato alcune vite. Lo rende noto il dottore Francesco Bossio, anestesista rianimatore dell'ospedale di Crotone e coordinatore ospedaliero per la donazione di organi e tessuti. 
«Nei giorni scorsi - scrive il dottore Bossio in una nota -, purtroppo, una banale caduta accidentale provocava un gravissimo trauma cranico con emorragia cerebrale devastante che determinava la morte del giovane Timofte. Sabato 11 febbraio, infatti, il personale della Rianimazione dell'ospedale di Crotone, che ha fatto di tutto per aiutare il giovane rumeno, ha dovuto arrendersi alle gravissime lesioni cerebrali riportate da Timofte nella caduta ed attivare le procedure previste dalla legge per la diagnosi di morte. Ed ecco che nella lunga notte dello stesso sabato, grazie alla generosità della moglie Daniela che con un gesto di grande solidarietà acconsentiva immediatamente alla donazione degli organi, un'equipe di chirurghi di Cosenza, coordinati dal Centro regionale Trapianti, raggiungeva il nostro ospedale e, coadiuvati da medici anestesisti e infermieri, provvedeva al prelievo dei due reni. Subito dopo un chirurgo del nostro reparto di Oculistica effettuava il prelievo delle cornee. Un'attività che, comunque, ha visto impegnati decine e decine di professionisti del nostro ospedale che sono intervenuti per permettere il buon esito di tutta la procedura. Organi e tessuti donati e prelevati sono stati già trapiantati a pazienti in lista d'attesa affetti da insufficienza renale cronica e costretti per non morire a sottoporsi alla dialisi e con gravi malattie della cornea che portano alla cecità. Non può essere taciuto che è il secondo caso, dopo tanti anni, di donazione di organi resa possibile grazie alla solidarietà e altruismo di cittadini della Romania. Una grande lezione di senso civico, anche nel momento del sommo dolore, per noi calabresi così insensibili alla donazione».

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    Donati gli organi di un cittadino rumeno, deceduto sabato nell'ospedale di Crotone. Il dottore Francesco Bossio, anestesista rianimatore e coordinatore ospedaliero per la donazione di organi e tessuti: «Una grande lezione di senso civico, anche nel momento del sommo dolore, per noi calabresi così insensibili alla donazione»

Domenica, 12 Febbraio 2017 14:28

La Roma espugna Crotone

CROTONE «Metterò un bus davanti la difesa». Era stato chiaro Davide Nicola, in conferenza stampa, nell'annunciare la novità tattica scelta per contenere gli attacchi della Roma. Dopo la sconfitta contro la Juventus, il Crotone allo Scida è chiamato all'ennesima sfida impossibile, contro i giallorossi. Spalletti ritrova Salah, tornato dopo le fatiche in Coppa d'Africa, non rinuncia alla difesa a tre e chiede a Dzeko i gol vittoria. I pitagorici cambiamo modulo, Nicola opta per un prudente 532. In difesa Rosi e Mesbah sulle fasce, Ferrari, Ceccherini e Dussenne centrali. A centrocampo torna Crisetig con Acosty e Tonev sulle fasce, Falcinelli unica punta. Nei primi minuti di gioco succede poco, squadre corte e compatte, spazi limitati. Da annotare solo un tiro di destro, da fuori area, di Tonev con il portiere della Roma che para senza problemi. Al 16esimo, Ferrari trattiene in area, per pochi secondi, Salah che appena sente il contatto si lascia andare. L'arbitro Russo concede il rigore, ma Dzeko dal dischetto sbaglia con il pallone che esce alla destra della porta difesa da Cordaz. 
La Roma fatica a trovare spazi, Paredes non riesce a costruire gioco e anche Salah fatica sulla fascia contro Acosty e Mesbah che non lo lasciano mai solo. Il Crotone rinuncia ad attaccare e si affida solo alle ripartenze ma Falcinelli è marcato bene da Fazio.
Al 39esimo il colpo del campione. Salah scarica di sinistro in area per Nainggolan bravo a liberarsi della marcatura di due difensori avversari che colpevolmente lasciano al belga la possibilità di calciare di destro e battere Cordaz. Allo Scida cambia il risultato, la Roma chiude il primo tempo in vantaggio, 1-0.
Nella ripresa il copione non cambia, Roma sempre in avanti a caccia del gol e Crotone tutto in difesa e pronto a ripartire. I gialorossi al 54esimo vanno vicini al gol due volte. Prima con Dzeko con il suo destro che colpisce l'incrocio dei pali dopo la deviazione di un difensore crotonese e poi con Fazio che sugli sviluppi di un corner colpisce il palo, di testa, alla sinistra di Cordaz.
A quindici minuti dal termine, Nicola ripropone le due punte. Dussenne si accomoda in panchina, Trotta entra e si posiziona accanto a Falcinelli.
Al 77esimo però la Roma raddoppia. Paredes con un pallonetto pesca Salah sulla fascia destra, l'egiziano alza la testa e pesca solo in area di rigore Dzeko. Questa volta il bosniaco non sbaglia. 2-0 per gli ospiti e per il Crotone l'ennesimo gol subito negli ultimo quindici minuti di gioco.
Nel finale, la Roma mantiene il possesso palla mentre il Crotone rinuncia ad attaccare. Finisce 2-0 per i giallorossi il match dello Scida. I pitagorici non vincono da tre partite, ma quello che preoccupa di più è l'atteggiamento della squadra calabrese, mai "cattiva", spesso disattenta e poco propositiva.

Fabio Benincasa
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    Dopo la sconfitta contro la Juventus, i calabresi allo Scida hanno affrontato l'ennesima sfida impossibile, contro i giallorossi. Che finisce con uno 0-2

COSENZA «Il rischio è quello di continuare a causare enormi disagi ai non pochi cittadini che risiedono nei piccoli borghi sulle colline donnicesi e paesi confinanti che quotidianamente per raggiungere la città sono costretti a code interminabili dovute a una interruzione che da più di un mese ormai interessa il tratto di strada (Cosenza-Donnici) nei pressi di Portapiana». Lo, afferma in una nota, il capogruppo di "AdessoCosenza" nel consiglio comunale di Cosenza, Marco Ambrogio. 
«E come se non bastasse - aggiunge - a ingigantire il tutto è la presenza di questa interruzione (dovuta al cedimento poco visibile di un muro di contenimento) proprio nei pressi del Conservatorio Giacomantonio di Cosenza sempre affollato di utenti che, non potendo parcheggiare altrove, (vista la chiusura ormai da anni del parcheggio Amaco che era nato ad hoc), sono costretti a sostare sul ciglio carreggiata creando ancora di più ingorghi enormi. Purtroppo, già da mesi avevamo chiesto ad Amaco la riapertura proprio di quel parcheggio per fornire un servizio importante ma soprattutto per snellire la viabilità che già di per sé quotidianamente è precaria (oggi ancora di più con l'interruzione) ma abbiamo sempre ricevuto picche o ancor peggio non abbiamo ricevuto risposte. Anche la convocazione di commissioni consiliari ripetute non ha portato a nulla.
A tal proposito nei prossimi giorni incontrerò il sindaco Occhiuto e il comandante dei vigili urbani per cercare di definire la vicenda nel più breve tempo possibile perché riteniamo che la stessa non sia più differibile ritenendo inoltre che chi abita nelle periferie e nei paesi limitrofi alla città merita lo stesso rispetto e considerazione di chi vive nel centro città. Dunque un intervento nel brevissimo periodo cioè la riapertura della carreggiata sud, e uno nel medio periodo, la riapertura del parcheggio Amaco, queste le soluzioni che porteremo sul tavolo».

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    Il capogruppo di "AdessoCosenza" in consiglio comunale: «Nei prossimi giorni incontrerò il sindaco Occhiuto e il comandante dei vigili urbani per cercare di definire la vicenda nel più breve tempo possibileı

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