Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 13 Febbraio 2017

COSENZA Davanti a 5.120 spettatori termina in parità il derby calabrese tra Cosenza e Reggina. Due doppiette per parte: Coralli porta per due volte in vantaggio gli ospiti, D'Orazio pareggia i conti altrettante volte. Con un punto a testa, il Cosenza sale a quota 38, vale a dire sesto posto solitario. La Reggina, invece si porta a quota 23: il posto è il quartultimo, a -1 dalla coppia Taranto-Akragas.

LA PARTITA La gara si apre immediatamente con la fiammata della Reggina, che al 4' passa in vantaggio. Il retropassaggio di Caccetta verso Perina viene infatti intercettato da Coralli che deve fare poco altro che battere il portiere avversario, portando in vantaggio i suoi, 0-1. Il pareggio del Cosenza arriverà al 36': sugli sviluppi di un calcio d'angolo, Caccetta colpisce di testa, ma la sfera impatta sul palo. Tuttavia D'Orazio è pronto a ribadirla in rete: 1-1. Nella ripresa, al 10' il tiro-cross di Knudsen scheggia la traversa. La Reggina torna nuovamente in vantaggio al 25', con Coralli che insacca in rete dopo una ribattuta della difesa, 1-2. Ma ancora una volta, il Cosenza reagisce e al 37' trova la via del pareggio, ancora una volta con D'Orazio, abile a mettere in rete un cross a mezza altezza proveniente dalla corsia destra, dal piede di Cavallaro.

COSENZA (4-2-3-1): Perina 6; Corsi 6.5, Tedeschi 6, Blondett 5.5, D'Orazio 7.5; Calamai 5.5, Caccetta 4 (16' st Ranieri 6); Statella 6, Letizia 6.5 (46' st Criaco), Cavallaro 6; Mendicino 5. In panchina: Saracco, Capece, Meroni, Bilotta, Collocolo, Madrigali. Allenatore: De Angelis 5.5. REGGINA (4-3-3): Sala 6.5; Cane 6, Gianola 6.5, Kosnic 6, Possenti 6; Knudsen 6.5, Botta 6.5, De Francesco 6.5; Leonetti 6 (27' st Tripicchio 5.5), Coralli 7.5, Porcino 6.5. In panchina: Licastro, Maesano, Carpentieri, Lo Ameth, Cucinotti, Silenzi, Romano', Lancia, Mazzone, Tommasone, De Vito. Allenatore: Zeman 6.5. ARBITRO: Ranaldi di Tivoli. RETI: 3' pt Coralli, 36' pt D'Orazio, 25' st Coralli, 37' st D'Orazio. NOTE: Spettatori 5120 di cui 101 nel settore ospite per un incasso di 23.566 euro. Ammoniti: Leonetti, Possenti, Cavallaro. Angoli: 9-2. Recupero: 6', 3'.

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    Amaranto due volte in vantaggio con Coralli. I rossoblù li raggiundono con la doppietta di D'Orazio

CATANZARO Un nuovo stop del Tar per il provvedimento sulle reti di laboratori d'analisi pensata dalla struttura commissariale che governa sulla sanità calabrese. La decisione dei giudici amministrativi, arrivata lunedì, stoppa le «modifiche e integrazioni» contenute nel decreto numero 112 del 2016, un atto approvato dai commissari Massimo Scura e Andrea Urbani dopo il pollice verso del Tribunale amministrativo di Catanzaro per il decreto numero 84 del 2015 ("Reti di laboratori d'analisi"). Sospeso, dunque, anche il documento pensato per superare lo stallo amministrativo. A impugnarlo è stato un gruppo di laboratori (laboratorio d'analisi Borzì Domenico; laboratorio d'analisi Caliò sas; Polispecialistica Bios srl; Centro diagnostico S. Antonio srl) che, oltre a censurare nel merito il provvedimento, chiedeva, in via cautelare, la sospensione del dca impugnato in ordine «alla tempistica stabilita per l'accorpamento» dei laboratori. L'udienza in Camera di consiglio risale al 26 gennaio 2017; la decisione è arrivata lunedì, con la pubblicazione di un'ordinanza di sospensione e il rinvio al 21 giugno prossimo per la discussione nel merito. Gli avvocati Valeriano Greco e Marcello G. Feola, che difendevano i laboratori di analisi, esprimono soddisfazione per la decisione del Tar e restano in attesa del merito.

UNA LUNGA BATTAGLIA Quella tra i commissari e i proprietari dei laboratori d'analisi è una battaglia che va avanti dal 2015, da quando cioè la struttura commissariale ha approvato il provvedimento che ridefinisce la distribuzione dei laboratori. Quell'atto è stato impugnato. E in quella circostanza, il Tar ha emanato una sentenza parziale, che accoglieva solo alcune censure mosse. «Tra i vari profili accolti – spiegano gli avvocati – veniva recepito in sentenza un principio importantissimo: con la l'impostazione delle reti secondo il Dca 84/2015 e, con la previsione di soglie minime quantitative di produzione analitica, con la consequenziale obbligatorietà per le strutture, che non raggiungono tali soglie, di aggregarsi, pena la decadenza dall'accreditamento e l'impossibilità di sottoscrivere contratti per le l'erogazione di prestazioni a carico del servizio sanitario regionale, risultava "introdotto" un ulteriore requisito all'accreditamento, in assenza di adeguato coordinamento con la normativa in merito, sia regionale che nazionale e, in assenza di apposita e puntuale conferenza Stato-Regioni».

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    Il Tar sospende il decreto pensato per rivedere la distribuzione delle strutture private. È il secondo provvedimento fermato dai giudici sulla materia

Lunedì, 13 Febbraio 2017 21:08

Tutta la verità (e le bugie) sul vitalizio

Sulla faccenda del nuovo "vitalizio" per i consiglieri regionali se ne sentono di tutti i colori. Per lo più, si tratta di baggianate belle e buone, di giustificazioni inverosimili e a tratti esilaranti, se non proprio paracule. Le cose stanno così (e mi scuso per la lunghezza della riflessione): 20 consiglieri regionali hanno firmato una proposta di legge che, se approvata, garantirebbe agli eletti in carica, e a quelli che verranno dopo, una pensione a vita, piccola o grande che sarà. È tutto scritto nella pl, non è un'invenzione di qualcuno avvezzo a far polemiche. Articolo 4, "Trattamento pensionistico": «I consiglieri regionali cessati dal mandato conseguono il diritto al trattamento pensionistico al compimento dei 65 anni di età e a seguito dell'esercizio del mandato consiliare per almeno 5 anni effettivi nel consiglio regionale della Calabria». Estremizzare è utile, almeno ci si capisce: bastano anche solo 5 anni di "lavoro" nell'Astronave per maturare il diritto alla pensione. Certo, in questo caso l'importo sarà inferiore rispetto al vecchio vitalizio, in quanto basato sulla contribuzione degli stessi consiglieri. Alt, però, attenzione, perché c'è l'inghippo, ché nelle cose calabresi non manca mai. La quota di contributo a carico dei consiglieri sarebbe pari all'8,80%, mentre quella a carico del consiglio regionale raggiungerebbe il 24,20%. Tradotto ancora una volta: la maggior parte della contribuzione peserebbe sulle casse dell'istituzione Regione, cioè sulle spalle dei calabresi. E mentre tutti gli altri lavoratori ogni mese della loro vita rinunciano a una fetta del loro stipendio per una pensione futura, nel caso dei consiglieri sarebbe qualcun altro a farlo al posto loro (ovvero i lavoratori di cui in precedenza). È lecito indignarsi? È o no il caso di parlare di privilegi della Casta? E i consiglieri firmatari hanno o no una faccia di bronzo quando affermano che si tratta solo «di porre rimedio a un'illegittimità conclamata» o spiegano che la legge è necessaria per evitare «possibili contenziosi giuridici»?
Una cosa, poi, è opportuno farla notare a Giuseppe Giudiceandrea, tra i primi a rivendicare la piena bontà e legittimità del provvedimento. Il consigliere regionale di Dp, in sintesi, ha affermato che attualmente gli eletti di Palazzo Campanella non stanno contribuendo al pagamento delle pensioni degli anziani; e che solo approvando il nuovo vitalizio mascherato questo principio di solidarietà civile potrebbe essere sanato. Ci sono solo due opzioni: o si tratta di ignoranza o di malafede. Il motivo è presto detto ed è riscontrabile nella stessa proposta legislativa: le quote contributive, secondo l'atto sottoscritto dallo stesso Giudiceandrea, sarebbero infatti «versate in un apposito fondo denominato "Fondo previdenziale dei consiglieri regionali"». Significa che gli eletti "cederebbero" una parte della loro indennità a un fondo che provvederà, in futuro, a erogare le loro e solo le loro pensioni, non quelle di altri cittadini comuni. L'Inps, per farla breve, non vedrà un euro dei contributi versati da Giudiceandrea e company. E dunque gli anziani calabresi e italiani dovranno fare a meno della "solidarietà" dei solerti e premurosi politici regionali.
E se pensate che le criticità siano finite vi sbagliate di grosso. L'articolo 2, in particolare, spiega che, «a decorrere dalla decima legislatura, ai consiglieri regionali eletti nella stessa legislatura o nelle legislature successive, cessati dal mandato, spetta l'applicazione» del sistema previdenziale contributivo. Il guaio è che sono già passati più di due anni senza che gli eletti abbiano versato un centesimo in quel fondo ad hoc. Che succederà, qualora la legge dovesse ottenere il via libera dell'assemblea? I consiglieri salderanno gli arretrati oppure quegli stessi versamenti verranno abbuonati direttamente dall'istituzione (cioè sempre dai calabresi)? E sarebbe costituzionale tutto questo?

Ps. Giudiceandrea stia pur tranquillo: i miei congiunti la pensione se la sono pagati da soli. Mio padre operando nella pubblica amministrazione, due zii come insegnanti. Tutti e tre hanno lavorato per 40 anni.

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    di Pietro Bellantoni

CATANZARO Oliverio si mette di traverso e promette di bloccare con ogni mezzo, perfino con la fiducia in aula, l'approvazione della legge sul vitalizio mascherato dei consiglieri regionali. «È una proposta – spiega al Corriere della Calabria – inopportuna e non condivisibile. Lo sforzo di governo che stiamo sostenendo è rivolto a sollevare le sorti della Calabria e a tutelare i diritti dei lavoratori, a partire dai disoccupati e dai senza reddito. Questa proposta è distorcente e serve solo ad alimentare le trombe del populismo e dell'antipolitica».
«Per questo – conclude il governatore della Calabria – ne ho chiesto l'immediato ritiro. Mi auguro che non arrivi in Aula. Altrimenti sarò costretto a porre, per la prima volta, un voto di fiducia».

LA CENSURA DI IRTO Anche il presidente del consiglio regionale Nicola Irto "censura" l'iniziativa bipartisan: «Rifiuto – dice – un'interpretazione notarile della funzione di presidente del consiglio regionale. Ed è per questo che, pur rispettando le prerogative dei colleghi consiglieri, non considero prioritario né utile il progetto di legge sul trattamento pensionistico degli eletti». Secondo Irto quel progetto «deve cedere il passo dinanzi alle ben altre emergenze che contraddistinguono la realtà socio-economica calabrese. In una regione i cui indicatori sono complessivamente così negativi il lavoro delle Commissioni e dell'aula va concentrato sui tanti problemi che attanagliano il nostro territorio e non su tematiche che rischiano di scadere nell'autoreferenzialità».

SEGRETERIA PD CON OLIVERIO In serata arriva anche il commento della segreteria regionale del Pd sul tentativo bipartisan dei consiglieri regionali: «In riferimento all’iniziativa legislativa di alcuni consiglieri regionali della Calabria finalizzata all’istituzione di una pensione destinata a loro stessi e la cui notizia è stata divulgata dal Corriere della Calabria – si legge in una nota – sosteniamo con forza l’iniziativa del presidente della Regione, Mario Oliverio, che ha chiesto l’immediato ritiro della proposta di legge. Confidiamo nel senso di responsabilità degli eletti calabresi all’interno del consiglio regionale».

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    Il governatore si oppone alla legge sulle pensioni dei consiglieri regionali. E ne chiede lo stop immediato. Arrivano anche le censure di Irto («provvedimento inutile e non prioritario») e della segreteria regionale del Pd

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    - Vitalizio, il Pd cosentino: «Proposta imbarazzante»

LAMEZIA TERME La sala del Grand'Hotel Lamezia era gremita di gente, lunedì sera, per presentare l'ingresso del consigliere regionale Fausto Orsomarso, ex Azione nazionale, e del deputato Gianni Dima, ex Pdl, in Fratelli d'Italia. Gente stipata nella piccola saletta dell'hotel solo per vedere lei, Giorgia Meloni, presidente del partito, ex candidata a sindaco di Roma. Dopo l'arrivo di Raffaele Fitto e del suo Direzione Italia, e di Alemanno e Storace che, insieme a Peppe Scopelliti, hanno promosso il Polo Sovranista (sintesi di Azione Nazionale e La Destra), è stata la volta di Fratelli d'Italia. Il rossanese Ernesto Rapani rivendica la guida della destra e non le manda a dire ad Alemanno: «Dite ad Alemanno che la destra in Calabria c'è e riconosce un solo leader, Giorgia Meloni». 
Un entusiasta Giovanni Dima parla di «impegno rinnovato» e del compito che spetta, ora a Orsomarso, «allargare la compagnia in regione». Poi il copione riprende com'era avvenuto con Fitto e Alemanno: bordate al centrosinistra la cui azione Dima non esita a definire «un disastro pieno». 
In sala sono presenti il consigliere regionale di Forza Italia Domenico Tallini, Sano Zurlo, ex presidente della provincia di Crotone, e Luciano Vigna assessore al Comune di Cosenza. 
A Oliverio che «pontifica raccontando barzellette ai calabresi», va l'attacco di Fausto Orsomarso. 



L'ATTACCO DI MELONI A MINNITI Sul tema dell'immigrazione Giorgia Meloni non ha esitato ad attaccare il ministro dell'Interno Marco Minniti. L'accoglienza ai migranti che sta operando il nostro Paese, per il presidente di Fratelli d'Italia non è solidarietà. «Intanto se sei solidale non fai lucrare le cooperative», ha sottolineato Meloni. «La solidarietà – ha precisato la deputata – non c'entra, si tratta di manodopera a basso costo». E qui arriva l'attacco a Minniti che ha proposto di impiegare gli immigrati nei lavori socialmente utili. «Ora, dato che in Italia non esiste una legge che consenta di imporre a qualcuno di lavorare gratis, non è vero che non li paghi perché paghi i contributi e la sicurezza sul lavoro. E in teoria gli paghi anche uno stipendio perché non puoi fare lavorare la gente gratis. Li paghi poco ma li paghi. Ma magari a qualche ragazzo italiano che, fra un esame e l'altro, vorrebbe lavorare per una cooperativa, farebbero comodo quei lavori socialmente utili». Oltre a questo però vi sarebbe di peggio nell'opera di Minniti. «Minniti dice – afferma Meloni – ai laureati gli facciamo fare lo stage in azienda. Così l'immigrato che arriva fa lo stage in azienda gratis e il ragazzo italiano laureato... fuori».
Oltre al tema dell'immigrazione, al centro del programma di Fratelli d'Italia, com'era già stato evidenziato dal Polo Sovranista, c'è il tema della salvaguardia dei prodotti italiani, del «basta ai capilista bloccati» (argomento che la avvicina anche a Fitto) e la partecipazione popolare attiva alla vita del partito, politica che sembra la sinistra non applichi più. Per concludere con un ultimo messaggio: «Al voto subito».

«IN CALABRIA NESSUNA RIVOLUZIONE» Anche sulla situazione calabrese, Meloni non ha lesinato paroline dolci per il governo regionale: «Non mi sembra che ci sia stato granché di cui parlare. Quindi, evidentemente, non c'è niente di rivoluzionario in quello che è stato fatto. La Calabria, si vede dai dati Svimez - ha aggiunto - esattamente come le altre regioni del Mezzogiorno d'Italia ha ancora grandi difficoltà. Penso che si possa fare molto di più a livello regionale. Penso che si potesse fare tantissimo di più a livello nazionale. Non basta prendere e nominare un sedicente ministro al Mezzogiorno, che poi era uno che faceva già il sottosegretario o il viceministro nei tre governi precedenti, per dire che ci si sta occupando del Mezzogiorno perché qui di risposte, di servizi, di infrastrutture, di risorse, di opportunità non ne sono arrivati». Poi il discorso si fa più politico. «In Calabria c'è un centrodestra che stiamo ricostruendo, c'è una destra che stiamo ricostruendo, c'è una proposta politica che vorremmo presentare e sulla quale stiamo lavorando e che rimette al centro della politica l'idea di sovranità». È il nodo di tutti i discorsi a destra, la sovranità: «Significa rimettere i cittadini al centro delle scelte e anche fare una politica che abbia come obiettivo unico quello di difendere gli italiani e l'interesse nazionale. Cioè l'esatto contrario di quello che in questi anni hanno fatto governi che, essendo calati dall'alto, non potevano difendere i bisogni del popolo». Non è facile trovare le differenze con quanto sostenuto nei giorni scorsi da Scopelliti, Alemanno e Storace. Le idee "sovraniste" sono ispirate ai medesimi principi. E il traffico, in quell'area politica che strizza l'occhio alla vecchia destra sociale, comincia a farsi sostenuto.

Alessia Truzzolillo
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    Giorgia Meloni a Lamezia accoglie i nuovi ingressi (Orsomarso e Dima su tutti) nel movimento. Attacca Minniti, rilancia l'idea di sovranità e boccia il governo calabrese: «Qui nessuna rivoluzione»

ROMA La direzione del Partito democratico ha approvato l'ordine del giorno di maggioranza per avviare subito, con un assemblea che si svolgerà tra sabato e domenica, il congresso del partito. A favore hanno votato in 107 sì, 12 contrari e 5 astenuti. Sulla linea del segretario uscente, che ha parlato di «chiusura di un ciclo alla guida del Pd» si è schierata gran parte della rappresentanza calabrese. Ma se erano scontati i "sì" di Marco Minniti, Ernesto Magorno e Giuseppe Falcomatà e, in una certa misura, di Maria Carmela Lanzetta, lo erano un po' meno quelli di Mario Oliverio ed Enza Bruno Bossio. Certo, il voto favorevole all'ordine del giorno non si traduce automaticamente in un sostegno nel congresso che verrà, ma è pur sempre un segnale importante. Prima bersaniani, poi "diversamente renziani", Oliverio e Bruno Bossio si schierano, sulla tempistica per uscire dall'impasse dem, sulla linea del segretario uscente. Contrario, invece, Nico Stumpo, rimasto saldo su posizioni bersaniane.
Il presidente Matteo Orfini, al termine della riunione, ha deciso di mettere ai voti solo l'odg di maggioranza e considerare precluso quello presentato dalla minoranza, che aveva richieste opposte.
Il congresso si terrà con le «stesse regole dell'ultima volta», ossia nel 2013, quando Gianni Cuperlo sfidò l'ex premier e l'assise si concluse in due mesi e mezzo.
Sul piano politico, dunque, passa la linea di Renzi. Di fatto, una mediazione: congresso nei prossimi mesi e nessun approfondimento sulla data delle elezioni. Prima di tentare le urne, il segretario uscente chiederà una nuova legittimazione al popolo del Pd. E la cerca anche presto, evitando la ventilata ipotesi di una scissione. Scissione che, stando al voto emerso, anche l'ala calabrese del partito pare voler allontanare.
Il più lesto a intervenire, dopo il voto, è al solito il segretario regionale dem Ernesto Magorno: «La strada tracciata dal segretario Renzi – spiega –, ancora una volta, va nella direzione della responsabilità e della cura degli interessi e dei bisogni del Paese, prima ancora del partito. Una grande forza riformista, quale il Pd, assume sulle sue spalle l'onere di traghettare l'Italia verso una stagione al riparo da populismi e demagogie e per farlo sceglie la via maestra di un congresso vero, in cui si misureranno idee e linee politiche, superando quella conflittualità che finora ci ha invischiato in un dibattito interno poco costruttivo e inviso dalla gente. Il congresso servirà, dunque, per selezionare la leadership e restituirci un partito unito. La Calabria, il Pd Calabria si farà trovare pronto per questo appuntamento decisivo e daremo il nostro contributo per il futuro della più grande comunità politica riformista che in questo momento esiste in Europa».

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    Anche gli ex (?) bersaniani sulla linea del segretario uscente per la road map verso il congresso. Magorno: «La Calabria sarà pronta per l'appuntamento»

LAMEZIA TERME «Lo sforzo grande lo abbiamo fatto nella scorsa legislatura abolendo i vitalizi e restituendo una normalità». Così il consigliere regionale Fausto Orsomarso – a margine della conferenza stampa per ufficializzare il suo l'ingresso e quello dell'ex sottosegretario Pdl Giovanni Dima, in Fratelli d'Italia –, risponde circa la proposta di legge "Disciplina del sistema previdenziale di tipo contributivo e del trattamento di fine mandato per i consiglieri regionali" depositata in consiglio regionale. Un testo firmato da 20 consiglieri che ha il sapore di un malcelato vitalizio. Orsomarso non è tra i 20 firmatari. «Io non l'ho firmato perché voglio capire innanzitutto di cosa si tratta». Ma non demolisce del tutto la proposta di legge: «Credo che si tratti di una legge ai fini pensionistici, iniziativa fatta anche da altri consigli regionali che hanno normato ai fini pensionistici chi come tanti, come me o altri, hanno interrotto l'attività lavorativa. Non penso che oggi noi possiamo votare qualcosa che riporti al passato. Cosa ben diversa è se ci si omologa a quello che accade in tutte le altre regioni». «Non sono abituato – conclude il consigliere regionale – a firmare leggi che non condivido quindi prima voglio capire, valuteremo se votarla o meno. È ovvio che se si trattasse di reintrodurre i vitalizi non voterei la proposta di legge».

ale. tru.

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    Il consigliere regionale non "demolisce" la proposta di legge: «Credo sia un provvedimento ai fini pensionistici per chi ha interrotto l'attività lavorativa. Non penso sia un ritorno al passato»

Lunedì, 13 Febbraio 2017 18:10

Reggio, imbrattata la sede della massoneria

REGGIO CALABRIA Alcune scritte sono comparse a Reggio Calabria nella notte sulla porta del palazzo in cui si trova la sede locale del Grande Oriente d'Italia (Goi). A renderlo noto è il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Stefano Bisi. «È davvero inquietante ed allarmante. La vicenda dell'inchiesta portata avanti dalla commissione Antimafia e gli articoli di stampa che si sono susseguiti in un clima di caccia alle streghe hanno alimentato una preoccupante deriva che può portare menti deviate e folli a compiere atti ostili ben più gravi mettendo a rischio l'incolumità stessa dei liberi muratori», commenta il Gran Maestro Bisi.
«Da almeno un anno - prosegue Bisi - ho detto in tante occasioni pubbliche che anche l'Isis aveva messo nel mirino la Massoneria insieme alle Chiese ed altre organizzazioni spirituali e laiche e che è pericoloso fare passare dei messaggi fortemente pregiudizievoli e diffamatori nei confronti di una Istituzione che lavora per il bene dell'umanità e che non è segreta. Quanto accaduto a Reggio Calabria - conclude - deve fare riflettere tutti sulla delicatezza delle posizioni assunte e delle parole che vengono dette e scritte. Chiediamo alle istituzioni del Paese di garantire serenamente il diritto d'associazione sancito dalla nostra Costituzione».

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    L'allarme Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Stefano Bisi: «Quanto accaduto è allarmante e inquietante»

ROMA «In Calabria abbiamo previsto interventi complessivi per 4 miliardi e 900 milioni, una cifra molto significativa. Sono interventi che toccano tutte le criticità principali della Regione». Lo dice il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, che ha partecipato a un'iniziativa nazionale di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil su Impresa e Lavoro nei Patti regionali del Masterplan. All'evento, presso la Biblioteca del Senato della Repubblica, è intervenuto anche il presidente della Regione Mario Oliverio, componente della Cabina di Regia Fondo sviluppo e coesione 2014-2020. Per la Calabria, spiega De Vincenti, «i primi interventi sono già partiti, nei prossimi mesi ne partiranno altri, i bandi di gara sono pronti. Confidiamo che i cittadini calabresi cominceranno a vedere le cose che si fanno perché il Patto per la Calabria non è un bel documento, è un impegno forte di governo e Regione a realizzare quanto serve per i calabresi».
Il ministro ricorda che un paio di settimane fa ha incontrato a Reggio il presidente Oliverio e il sindaco Giuseppe Falcomatà. «È stata una riunione molto interessante, abbiamo verificato che il Patto per la Calabria e il patto per Reggio Calabria stanno andando avanti, che ci sono alcuni interventi già partiti e altri che stanno per partire. Quindi - conclude l'esponente del governo - i prossimi mesi sono decisivi per far decollare gli interventi del Patto. Credo che saranno un'occasione di svolta importante per la Regione».

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CATANZARO L'ora è insolita, anche se l'incontro è tra due illustri esponenti politici e non certo tra due pericolosi cospiratori, tuttavia la visita che il consigliere regionale Enzo Ciconte (Pd) fa al senatore Piero Aiello (Ncd) voleva restare riservata e quindi anche le modalità dell'incontro lo dovevano essere. Anche la scelta di vedersi, in giornata festiva, nell'abitazione del senatore, appare in linea con tale esigenza.
Tuttavia Giulio Andreotti, che di tessiture politiche ne sapeva molto, ammoniva: in politica l'unico sistema sicuro per mantenere un segreto è non averlo. Così, a meno di ventiquattr'ore dall' incontro “segreto”, a Catanzaro, e fuori Catanzaro, non si parla d'altro che della chiacchierata tra Aiello e Ciconte. Si esclude che abbiano parlato di calcio e, parimenti, non si ritiene abbiano trattato comuni orientamenti filosofici, ergo si è discusso di elezioni comunali e della necessità di tentare una convergenza al centro sul candidato da contrapporre all'uscente Sergio Abramo.
Sul punto Ciconte è impegnato a tempo pieno. Le sue consultazioni non conoscono tregua ed anche le sue indeterminazioni: un giorno benedice l'esordio in politica di Maurizio Mottola D'Amato. Il giorno dopo lo ripudia e fa sapere che tutto sommato Nicola Fiorita è un buon candidato. Il giorno dopo, però informa, che quella di Fiorita è una candidatura debole e, nel frattempo, esplora la possibilità di avere candidato Rocco Guglielmo, che di sintonia con la sinistra in verità ne ha sempre dimostrato poca.
Adesso riprova con il progetto di uno “sfondamento al centro”, vale a dire tenere insieme Ncd e Udc per varare una candidatura moderata di antico profumo democristiano. Cosa ne pensa il “suo” partito, vale a dire il Pd, non sembra essere in cima alle considerazioni di Ciconte. In effetti Ciconte e il Pd mai come in questi giorni sembrano impegnati a percorrere strade diverse. Ernesto Magorno ha sospeso ogni iniziativa in attesa di vedere che succede a livello nazionale, nel frattempo ai suoi detta le “norme transitorie” e per la prima volta appare addirittura decisionista: «Niente incontri fuori dall'ufficialità e basta contatti su base personale. C'è una nostra autorevole dirigente delegata alle trattative, non riconosco fughe in avanti».
E si prepara a incontrare Nicola Fiorita, che alla fine è l'unica candidatura che allo stato appare coerente con una coalizione di centrosinistra. Tra i due ci sarebbe stata, sabato, una lunga telefonata. A Fiorita è servita per ribadire che ha deciso di tagliarsi i ponti alle spalle: sarà candidato a sindaco e questo a prescindere dalle decisioni che andrà ad assumere il Partito democratico. A Magorno è servita per ripetere che servono scelte trasparenti e percorsi ufficiali, così come serve che si accetti l'idea di un possibile ricorso alle primarie per superare eventuali situazioni di stallo. Per la prima volta, però, il segretario regionale del Pd avanza anche una riflessione diversa: al Pd non interessa vincere ad ogni costo. Tradotto significa che nessuno pensi di far ingoiare candidature o impegni indigeribili pur di avere la sicurezza di vincere le elezioni.
Non è molto ma, nello scenario politico calabrese attuale, non è neanche poco.

Paolo Pollichieni
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    Vertice a Catanzaro tra il senatore alfaniano e il consigliere regionale dem per individuare il candidato a sindaco. Contatto Fiorita-Magorno. Il segretario del Pd: se c'è stallo la soluzione sono le primarie

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