Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 14 Febbraio 2017
Martedì, 14 Febbraio 2017 21:36

Crotone, sequestrato il Marine Park Village

CROTONE Sequestrato il Marine Park Village di Crotone, il villaggio turistico in costruzione di località Scifo. Il provvedimento, firmato dal pm Gaetano Bono, riguarderebbe alcune violazioni paesaggistiche. Nei giorni scorsi i carabinieri del Noe avevano effettuato un sopralluogo nel cantiere. 

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    Il provvedimento riguarderebbe alcune violazioni paesaggistiche

REGGIO CALABRIA «Se la vicenda del riammodernamento dello stadio "Ezio Scida" di Crotone non assumesse aspetti di estrema gravità, potrebbe richiamare alla memoria gli espedienti grotteschi di un famoso film di Nanni Loy: "Pacco, doppiopacco e contropaccotto". Una vicenda, questa dell'adeguamento dello stadio per consentire a Crotone di poter vivere la Serie A in casa propria, clamorosa, disdicevole e avvilente, sia per l'inaffidabilità della Regione che per i danni enormi che potrebbe provocare». Lo afferma, in una nota, la consigliera regionale di "Calabria in Rete" Flora Sculco.
«L'adeguamento dello stadio – aggiunge – è costato alla città di Crotone circa 2.800.000 euro. I lavori sono stati assegnati ed espletati dal Comune in tempi rapidissimi, nonostante i numerosi ostacoli e imprevisti che hanno rischiato di ritardare e rallentare l'iter amministrativo. Il finanziamento per i lavori è stato deliberato a fine maggio 2016 dalla giunta regionale che ha riprogrammato un vecchio Apq che assegnava 7 milioni di euro per le strade provinciali del Crotonese, dirottandone una parte per lo stadio. Risorse, dunque, già destinate al territorio crotonese che attendevano soltanto di essere spese. E che il presidente Oliverio, in visita a Crotone in piena campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale pitagorico, ha promesso alla città con entusiasmo e squilli di tromba. Oggi, però, a lavori ultimati, si scopre che quelle somme la Regione non può erogarle. Non per "amnesia politica", come si dice quando s'incappa in politici faciloni, ma perché le somme in parola debbono necessariamente essere finalizzate all'obiettivo per cui sono state stanziate. La Regione avrebbe dovuto, in sostanza, per poter ottemperare all'obbligo assunto con la città di Crotone, riprogrammare tempestivamente l'Accordo di programma quadro, espletando le previste procedure amministrativa al tavolo dei sottoscrittori».
«Questa azione di saggia, doverosa e buona amministrazione, evidentemente la Regione l'ha omessa. Ed oggi, a lavori dello stadio ultimati, le imprese incaricate, che giustamente esigono di essere pagate, incappano nel "pacco" della Regione. Battono cassa al Comune che si trova, di conseguenza, esposto a gravi ripercussioni finanziarie».
«Il Comune di Crotone, diligentemente – dice ancora Flora Sculco – si sta prodigando con un'anticipazione di cassa per soddisfare in parte le legittime richieste delle imprese, ma, com'è evidente, resta il vulnus economico provocato alla città che sarebbe depauperata, qualora non si corresse ai ripari e la Regione non si assumesse le proprie responsabilità, di somme importanti e utili a dare risposte ai tanti problemi irrisolti in anni di amministrazione disinvolta. Tutto ciò premesso, onde evitare polemiche infinite e clamorose manifestazioni di protesta, avverto il dovere di rivolgere un appello al presidente Mario Oliverio: convochi con immediatezza il direttore generale dei Lavori pubblici della Regione e il dirigente del Settore, affinché si ingegnino efficacemente per individuare le soluzioni necessarie prima che la situazione precipiti».

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    La denuncia della consigliera regionale: «Per adeguamento promessi fondi che non potevano essere erogati. Resta il vulnus economico per la comunità». 

RENDE Giuseppe Savino e Antonio Vilardi hanno firmato il loro decreto di nomina assessorile all'interno del Comune di Rende. I due neo assessori sono stati designati all'unanimità, dal partito e dal gruppo consiliare dell'Ncd, dopo un'accurata selezione, attraverso i parametri delle professionalità necessarie, delle competenze, dell'esperienza e della serietà che il partito intende garantire alla città.
Savino e Vilardi, entrambi rendesi e, quindi, conoscitori del territorio, entrambi professionisti di grande rilevanza vanno, dunque, a ricoprire gli incarichi da loro sentiti come una missione da offrire alla città e ai cittadini e non hanno certo interessi personali da difendere, perché sono professionisti di alti livelli e vivono del loro lavoro.
A Giuseppe Savino, ingegnere, con collaborazioni svolte presso il Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Firenze, che ha fatto parte del gruppo di lavoro destinato alla Progettazione del Recupero Urbano, a Firenze, coordinato da l'architetto Renzo Piano, ed esperto in sviluppo di Piani Unitari di Riqualificazione, Piani Attuativi Unitari e Piani di Lottizzazione, lavori coordinati questa volta dal professore architetto Leonardo Benevolo, va l'assessorato all'Urbanistica, con le seguenti deleghe: Psc, Edilizia privata, Arredo e decoro Urbano e Sviluppo Aree Industriali. Ad Antonio Vilardi, economista, dipendente di Italia Lavoro, Agenzia Tecnica del Ministero del Lavoro per le politiche attive e passive del lavoro, che vanta collaborazioni con l'Università Bocconi, nonché ideatore, fondatore e coordinatore dello Sportello Giovani del Comune di Rende, ed esperto in diritto amministrativo, tematiche sullo sviluppo commerciale, va l'assessorato alle Attività Produttive, con le seguenti deleghe: Commercio, Turismo, Mercati, Fiere, Artigianato, Decentramento, Sviluppo Attività Commerciali, Servizi Generali, Sport, Spettacolo ed Eventi. Deleghe molto corpose ed importanti per i due due neo assessori, i quali, supportati dal Gruppo consiliare, sapranno dare un importante contributo in termini di sviluppo e crescita per il territorio, grazie alle loro competenze e alle loro idee giovani ed innovative. Gli assessori Savino e Vilardi ringraziano il partito per averli indicati a svolgere tale compito e ringraziano il sindaco Manna per la fiducia accordatagli, con il quale intenderanno instaurare una valida azione sinergiche per dare il via ad una seconda fase amministrativa ancora più incisiva per il benessere della cittadinanza.

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    Firmato il decreto di nomina. L'ingegnere si occuperà di Urbanistica, l'economista di Attività produttive

CATANZARO Condanne pesanti nei confronti della “cosca imprenditrice” di Lamezia Terme, i Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, e dei suoi sodali, se si esclude qualche assoluzione eccellente, come quella di Antonio Iannazzo, per il quale il pubblico ministero aveva chiesto 14 anni di carcere.
Il processo con rito abbreviato dell’inchiesta antimafia “Andromeda”, che il 14 maggio 2015 portò all’arresto di 45 persone al termine delle indagini condotte da Gico e squadra mobile, si è concluso con tre ergastoli e condanne che in alcuni casi superano le richieste dello stesso sostituto procuratore della Dda, Elio Romano. È il caso di Vincenzo Iannazzo, condannato a 18 anni di reclusione in luogo dei 16 anni chiesti. Sei le assoluzioni, compresa quella di Iannazzo. Condannati all’ergastolo i fratelli Bruno e Vincenzo Gagliardi, accusati dell’omicidio di Vincenzo Torcasio, avvenuto nel 1998 a Falerna Marina. Un delitto venuto alla luce grazie alle parole del pentito Gennaro Pulice. Altro ergastolo è stato comminato ad Angelo Anzalone, anch’egli accusato dello stesso omicidio.
Il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice è stato condannato a 8 anni. Dopo l’arresto, Pulice è divenuto collaboratore di Giustizia e si è addossato diversi delitti compiuti per conto della cosca.
Condanna pesante per l’imprenditore Claudio Scardamaglia, 11 anni e 4 mesi, che grazie all’aiuto della cosca avrebbe impedito, con atti intimidatori, la costruzione di un supermercato Ldl che doveva sorgere in contrada Savuto, nel luogo in cui Scardamaglia aveva previsto la nascita del suo ipermercato “Agorà”.
Le accuse nei confronti degli imputati vanno, a vario titolo, dall'associazione mafiosa, omicidio, lesioni personali, detenzione illegale di armi, estorsioni, ricettazione, danneggiamento, intestazione fittizia di beni.
Nello specifico la sentenza dell'abbreviato:

Vincenzo Iannazzo, 18 anni (chiesti 16 anni);
Francesco Iannazzo, 12 anni (chiesti 12 anni)
Antonio Davoli, 14 anni, (chiesti 14 anni)
Antonio Provenzano, 14 anni e 8 mesi, (chiesti 14 anni e 8 mesi)
Pietro Iannazzo, 14 anni e 8 mesi (chiesti 14 anni)
Giovannino Iannazzo, 14 anni (chiesti 14 anni)
Santo Iannazzo, 14 anni (chiesti 14 anni)
Antonio Iannazzo, assolto (chiesti 14 anni)
Emanuele Iannazzo, 14 anni (chiesti 13 anni e 4 mesi)
Vincenzino Lo Scavo, assolto (chiesti 10 anni)
Peppino Buffone, assolto (chiesti 10 anni)
Adriano Sesto, 8 anni (chiesti 10 anni)
Bruno Gagliardi, ergastolo (chiesto l'ergastolo)
Alfredo Gagliardi, ergastolo (chiesto l'ergastolo)
Francesco Mascaro, 10 anni (chiesti 13 anni e 4 mesi)
Mimmo Cannizzaro, 12 anni (chiesti 14 anni)
Antonio Cannizzaro, 8 anni (chiesti 10 anni)
Angelo Anzalone, ergastolo (chiesto l'ergastolo)
Domenico Cannizzaro '75, 8 anni (chiesti 10 anni)
Mario Chieffallo, 8 anni (chiesti 10 anni)
Antonio Chieffallo, 8 anni (chiesti 10 anni)
Vincenzo Torcasio (alias Giappone), 30 anni (chiesti 30 anni)
Gino Daponte, 14 anni (chiesti 14 anni)
Peppino Daponte, 8 anni (chiesti 14 anni)
Salvatore Francesco Pontieri, 8 anni (chiesti 10 anni)
Peppino Marrazzo, assolto (chiesti 10 anni)
Pasquale Lupia, 8 anni (chiesti 10 anni)
Antonio Liparota, assolto (chiesti 10 anni)
Antonio Muraca, 4 anni e 8 mesi (chiesti 6 anni)
Gregorio Scalise, 8 anni (chiesti 8 anni)
Vincenzo Giampà '70, 8 anni e 8 mesi (chiesti 12 anni)
Natalie Zingraff, 4 mesi (chiesti 8 anni)
Antonello Caruso, assolto (chiesti 6 anni)
Provenzano Angelo, un anno e 6 mesi (chiesti 8 anni)
Claudio Scardamaglia, 11 anni 4 mesi (chiesti 11 anni e 4 mesi)
Saverio De Martino, 8 anni (chiesti 6 anni e 8 mesi)
Gennaro Pulice, 8 anni (chiesti 8 anni)
Pietro Paolo Stranges, 4 anni (chiesti 4 anni)
Matteo Vescio, 4 anni e 8 mesi (chiesti 4 anni e 8 mesi)

Per quanto riguarda le parti civili, all'associazione antiracket Ala, rappresentata dall'avvocato Carlo Carere, va un risarcimento di 80 mila euro. Centomila euro vanno, come persona offesa, a Vincenzo Strangis, sempre rappresentato da Carere e 80mila euro sono state destinate al Comune di Lamezia Terme, rappresentato dall'avvocato Caterina Restuccia.

Alessia Truzzolillo
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    Il processo Andromeda contro la cosca di Lamezia si è chiuso con tre ergastoli e pene che in qualche caso superano le richieste del pm. Sei le assoluzioni

Martedì, 14 Febbraio 2017 20:39

«Ryanair tornerà a Crotone»

CROTONE A seguito del recente incontro che il presidente della Regione Mario Oliverio ha avuto, a Dublino, con i vertici di Ryanair, la stessa compagnia – informa una nota dell'Ufficio stampa della giunta – ha fatto pervenire una nota in cui manifesta la volontà di riprendere i voli verso l'aeroporto di Crotone. «Il nostro incontro di Dublino – ha scritto mister O'Brien, direttore commerciale e numero due della compagnia – è stato costruttivo e siamo ottimisti di poter trovare il mezzo per incrementare il traffico e la crescita del turismo verso la Calabria già a partire dalla prossima stagione turistica, mentre per il 2018 abbiamo in programma un lavoro di marketing associato per promuovere l'intera Regione sotto il brand di "Costa ionica" per aggredire importanti mercati turistici a favore dell'area ionica».
Dal canto suo, il presidente Oliverio si ritiene soddisfatto dell'immediata risposta dei vertici di Ryanair e dichiara tutto il suo impegno a far sì che lo scalo crotonese sia pronto a ricevere questi flussi turistici, già da questa stagione, rimuovendo le criticità che, al momento, non consentono la riapertura dello scalo.
«Anche su Reggio – ha detto Oliverio – si sta studiando come superare gli ostacoli operativi correnti che impediscono a tutte le compagnie, compresa Ryanair, di considerare la possibilità di volare sull'importante scalo calabrese. Mi recherò personalmente presso l'Enav per sollecitare la possibilità di implementazione delle procedure di avvicinamento Rnp all'aeroporto che daranno a tutte le compagnie la possibilità di atterrare. Anche con Alitalia abbiamo avuto incontri nei giorni scorsi per evitare che la compagnia lasci lo scalo reggino. A tale proposito, è già pronto un primo bando che mette a disposizione otto milioni di euro per il sistema aeroportuale calabrese per il mantenimento delle rotte, nonché per il loro potenziamento. L'obiettivo del bando, come già precedentemente annunciato, è quello di rafforzare l'accessibilità alla nostra regione per rompere la perifericità in modo da fare emergere le enormi potenzialità turistiche che la nostra regione esprime».

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    Il direttore commerciale O 'Brian della compagnia conferma gli impegni per l'aeroporto Sant'Anna. E rilancia: «Nel 2018 promuoveremo l'intera regione con il brand "Costa ionica"»

REGGIO CALABRIA Convocata dal prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, d'intesa con il prefetto di Messina, Francesca Ferrandino, si è svolta nella Prefettura reggina una riunione per affrontare le problematiche relative al transito veicolare nello Stretto di Messina, soprattutto per la gestione dei mezzi pesanti. All'incontro hanno partecipato tra gli altri, il sindaco di Messina; l'assessore alla Pianificazione sostenibile del territorio, mobilità e trasporti del Comune di Reggio Calabria; il commissario straordinario di Villa San Giovanni; il direttore marittimo interregionale della Calabria e Basilicata; il direttore marittimo della Sicilia orientale; il comandante della Capitaneria di porto di Messina; la polizia stradale, le Autorità portuali di Messina e di Gioia Tauro e gli amministratori delegati delle società "Caronte e Tourist", "Bluferries" e "Meridiano Lines s.r.l.".
«Nel corso della riunione – è detto in un comunicato diramato dalla Prefettura di Reggio – è stato sottolineato da tutti che l'attraversamento dei mezzi, soprattutto di quelli pesanti, da/per Villa San Giovanni a Messina, con le conseguenti problematiche, connesse, da un lato, alla salute e pubblica incolumità e, dall'altro, alla gestione del traffico di quei centri urbani e dei raccordi autostradali a ridosso degli imbarcaderi, è all'attenzione delle Autorità e degli enti competenti da anni. Anche l'approdo del porto di Reggio Calabria è stato oggetto di analogo esame. I partecipanti hanno convenuto che la soluzione alle criticità rappresentate può essere individuata solo congiuntamente fra le due sponde dello Stretto. Dopo aver ascoltato i vari interventi, i prefetti di Reggio Calabria e Messina hanno concordato sull'opportunità di giungere a un'intesa che abbia come finalità un "Protocollo" che disciplini le condizioni del traffico veicolare nello Stretto di Messina, tenendo conto delle diverse realtà geografiche. A tal fine è stato istituito un Tavolo tecnico, coordinato in Prefettura, composto dai Comuni di Reggio Calabria, Messina e Villa San Giovanni, dalle Capitanerie di Porto e dalle Autorità portuali e con la partecipazione delle compagnie di navigazione interessate, con l'obiettivo di elaborare, nel breve termine, un progetto migliorativo della situazione esistente e, nel lungo periodo, proporre soluzioni infrastrutturali che porterebbero a una risoluzione definitiva della problematica».
«Occorre congegnare un "circuito virtuoso" – hanno concluso i prefetti di Bari e Ferrandino – un accordo finalizzato a individuare soluzioni in cui tutti i partecipanti, ciascuno secondo le proprie responsabilità, si facciano carico delle criticità presenti per raggiungere un equilibrio fra le contrapposte esigenze sociali».

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    È la soluzione individuata durante un vertice in Prefettura a Reggio. Costituito un tavolo tecnico che dovrà elaborare un progetto per risolvere le criticità nelle due sponde

VIBO VALENTIA La Procura della Repubblica di ViboValentia ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone coinvolte in un'inchiesta sull'indebita percezione di finanziamenti per oltre otto milioni di euro ottenuti attraverso false attestazioni. L'udienza preliminare a carico delle 14 persone coinvolte nell'inchiesta è stata fissata per il 13 giugno prossimo.
L'indagine che ha portato alle richieste di rinvio a giudizio, denominata "Bis in idem", era stata avviata nel maggio del 2014 dal Nucleo di polizia tributaria di Vibo Valentia della Guardia di finanza. Secondo l'accusa, alcune aziende nei confronti delle quali era scattata la cassa integrazione guadagni in deroga avrebbero impiegato i medesimi lavoratori durante i periodi di fruizione dei benefici. Tali aziende avrebbero poi prestato i loro servizi per società come la "Eurocoop", a quel tempo impegnata nello smaltimento dei rifiuti a Vibo Valentia e in altri comuni della provincia. Tra le persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio ci sono l'ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi, di 49 anni; Bruno Calvetta, di 57, dirigente della Regione; Sivio Pellegrino, di 63, ex presidente della Eurocoop, e Antonio Vinci, di 65, ex dirigente della Provincia di Vibo.
Quest'ultima risulta parte offesa nel procedimento insieme alla Regione e al Ministero del lavoro.

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    Coinvolti anche l'ex presidente della Provincia De Nisi e il dirigente della Regione Calvetta. L'indagine ha fatto luce sull'indebita percezione di 8 milioni di euro mediante false attestazioni

ROMA «Il congresso è l'antidoto naturale al pericolo di scissioni, che sarebbero una sconfitta per l'Italia. Fidiamoci di un confronto aperto e libero che coinvolga il nostro popolo, che vuole essere protagonista delle scelte di fondo a cui siamo chiamati. Negare la possibilità e chiudersi per paura di confrontarci significa infliggere al Pd la più grande sconfitta». Lo scrivono 10 sindaci e 3 presidenti di Regione Pd in un documento, sul quale è in corso una raccolta firme, che sostiene la linea di Renzi per il congresso subito. E questo è il primo fatto. Il secondo sono le firme, e quelle calabresi soprattutto. Tra i primi sostenitori del documento c'è Giuseppe Falcomatà, sindaco metropolitano di Reggio Calabria, da iscrivere nella schiera dei renziani doc. Non fa compagnia ai tre colleghi governatori, invece (almeno per il momento), Mario Oliverio. Il presidente della giunta regionale, che coltiva il progetto della creazione di una corrente autonoma nella galassia dem, non ha (ancora?) sottoscritto la dichiarazione di intenti. Che sottolinea come «la bellezza del Partito democratico è l'essere contaminazione tra storie e culture differenti del riformismo italiano. Una sintesi vera, che ha esaltato la straordinaria ricchezza delle diversità senza alcuna rinuncia, avendo come obiettivo comune la costruzione del futuro».
«Siamo dirigenti, amministratori che hanno scelto con convinzione ed entusiasmo come naturale e coerente collocazione della nostra storia e formazione di sinistra la prospettiva politica del Pd provenendo dal Pds. Per me, per miei coetanei come fu per i nostri genitori, la parola unita' e' sempre stata fondamentale, uno dei simboli più importanti della nostra appartenenza politica e del nostro agire», prosegue il testo sul quale fino all'assemblea di domenica saranno raccolte firme. «Il congresso del Pd serve a definire quello che siamo e quello che vogliamo. È il momento di discussione politica più alto in un partito e solo da quel confronto duro, ma leale possiamo dare più forza alle ragioni dello stare insieme, parlandoci apertamente ma alla fine decidendo marcia e obiettivi comuni». «Noi crediamo nel Pd come partito aperto, democratico, il primo partito di sinistra d'Europa; noi siamo la generazione che nel 1996 guardava all'Ulivo come una grande speranza di cambiamento, ha visto interrompersi quel sogno e ora rifiuta l'idea che un'altra generazione veda mortificate le proprie aspirazioni da coloro che oggi vogliono infrangere anche la speranza di un Pd forte, minacciandolo con la scissione. Vogliamo e lavoriamo per un Pd coraggioso, che non si rinchiuda nei caminetti, che apra porte e finestre e torni a parlare solo dei problemi dei cittadini e soprattutto dei piu' deboli. Per questo sosteniamo Matteo Renzi per il rilancio e il rinnovamento del Pd e della sinistra europea. Ora serve un grande confronto per parlare dell'Italia, ascoltiamoci e confrontiamoci e diamo la parola al popolo del Pd per scegliere. Fidiamoci del nostro popolo», concludono.
Seguono le firme di Matteo Ricci (sindaco di Pesaro), Stefano Bonaccini (presidente Emilia Romagna), Mattia Palazzi (sindaco di Mantova), Dario Nardella (sindaco di Firenze), Giuseppe Falcomata' (sindaco di Reggio Calabria), Luca Ceriscioli (presidente Marche), Matteo Biffoni (sindaco di Prato), Daniele Manca (sindaco di Imola), Andrea Gnassi (sindaco di Rimini), Luca Vecchi (sindaco di Reggio Emilia), Katiuscia Marini (presidente Umbria), Maurizio Mangialardi (sindaco di Senigallia), Andrea Rossi (consigliere Emilia Romagna), Raffaella Paita (capogruppo Pd Liguria), Alessio Cavarra (sindaco di Sarzana). E Oliverio? Ieri ha votato per la linea di Renzi, almeno nella road map che porteà al congresso. Ma di questi tempi nel Pd vale il solito interrogativo morettiano: mi si nota di più se firmo in disparte – lo si potrebbe rideclinare – o se non firmo per niente?

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    Dieci sindaci e tre presidenti di Regione sostengono in un documento la linea di Renzi. Aderisce il primo cittadino di Reggio Calabria. Il governatore (ancora) non c'è

LAMEZIA TERME È vero che a parlare di 'ndrangheta a Cosenza non si fa più la figura degli alieni. Non è più un tabù, e di recente si è scoperto che clan "blasonati" come la cosca Muto sono entrati in città con robusti interessi. C'è chi queste cose le dice dagli anni 80. Mario Spagnuolo, procuratore della Repubblica nella città dei Bruzi lo ricorda nell'intervista con Paolo Pollichieni, direttore del Corriere della Calabria, che andrà in onda nella puntata di mercoledì di Hashtag (ore 21 su Rtc, canale 17 del digitale terrestre).
«Negli anni 80 – spiega il magistrato nell'intervista realizzata negli studi di Newsandcom – dicevo che c'era un problema di associazioni di stampo mafioso diverse da quelle storiche ma con capacità organizzative che le facevano, e le fanno, ricadere nel paradigma del 416 bis. Cosenza si afferma come città mafiosa negli anni 50 e 60, quando si verifica l'esplosione urbana della città con la creazione dei ghetti». Cemento e crimine organizzato. Affari e omicidi di mafia, con l'aggressione allo Stato che si fa più virulenta: «Il più grosso processo di mafia l'ho fatto quando ero alla Distrettuale di Catanzaro. Si tratta di Missing, un procedimento nel quale si "raccontano" 90 omicidi e nel quale abbiamo ottenuto condanne all'ergastolo. E c'è un delitto che ha rappresentato un segno di resa dello stato: quello di Sergio Cosmai (direttore della casa circondariale di Cosenza, ucciso nel marzo del 1985, ndr)». Spagnuolo se la prende con la retorica che voleva la città lontana dall'accostamento a dinamiche e logiche mafiose: «Intanto i killer partivano da Cosenza per fare gli omicidi: questa era l'isola felice». L'ipocrisia di fondo, quello che oggi chiameremmo storytelling, è rimasta: «Su questo aspetto non ho trovato grossi cambiamenti (la carriera di Spagnuolo è iniziata a Cosenza negli anni 80, ndr): c'è un'abitudine tutta cosentina a mettere la sporcizia sotto il tappeto. Lo sto notando in materia di criminalità organizzata ma anche rispetto ad altre devianze criminali presenti in questa città ma che si tende volutamente a sottovalutare perché si deve dare l'immagine di una città viva, ricca, dove si sta bene e dove le disuguaglianze sociali probabilmente non si vogliono rappresentare». Sono realtà e rappresentazione che si scontrano. Capita spesso quando ci si confronta con le reazioni della politica alle inchieste giudiziarie. Il magistrato non sfugge alla domanda: «Dietro espressioni come "abbiamo fiducia nell'operato della magistratura" spesso si nasconde un gigantesco processo di deresponsabilizzazione dietro al quale ci può essere di tutto».
E non sempre questo "tutto" è troppo lontano da dinamiche criminali legate ai clan. Che Spagnuolo, negli anni trascorsi alla Dda di Catanzaro come procuratore aggiunto («ma eravamo così pochi che facevo regolarmente da sostituto») ha osservato mentre cambiavano pelle: «In quel periodo intuimmo che la criminalità organizzata stava cambiando: si stava trasformando in un soggetto che eroga servizi e prestazioni perché aveva necessità di recuperare consenso sociale. Quel consenso si perde se si viene individuati come l'organizzazione che dà la morte ai figli della propria terra. Così le cosche si sono messe a risolvere il problema di trovare delle badanti o manodopera a costo zero per non far chiudere le aziende calabresi».
Una mutazione genetica le cui tracce si leggono in filigrana anche nelle inchieste più recenti. Da Catanzaro a Vibo, Spagnuolo ha cambiato territorio ma non l'abitudine a guardare nelle pieghe della realtà. La sanità, per esempio. Il procuratore parla del processo per la morte di Federica Monteleone per spiegare quali siano le emergenze evidenziate dalle indagini: «Non si discuteva dell'errore del sanitario, lì il problema era che c'era un management che aveva messo in fase operativa una struttura che non aveva gli elementi di sicurezza minima per poter funzionare». Non è molto diverso da quanto accaduto in molte altre aree della Calabria: «È un problema che riscontriamo anche in altre realtà. Nel 2001-2002 sequestrammo il Pugliese-Ciaccio, per gli stessi motivi per i quali sequestrammo lo Iazzolino di Vibo Valentia e per i quali stiamo sequestrando aree dell'Annunziata di Cosenza. C'è un problema di incapacità di gestire a livello manageriale queste situazioni che sono di grandissima complessità: medici e paramedici sono le prime vittime».
E il rapporto con i privati? «Non so se c'è un tentativo di agevolare i privati. Le indagini evidenziano che in Calabria non c'è il privato, ma il privato convenzionato, cioè un privato che vive grazie alle convenzioni stipulate con la Regione. Tutto questo fa sì che si determinino situazioni di opacità. Le abbiamo trovate». Di più non si può dire. Né chiedere, dice chiaramente Pollichieni: «Certe domande non le abbiamo poste perché sapevamo che non ci avrebbe risposto, dato che non parla mai delle indagini in corso. Ci riserviamo di porle tra sei mesi, un anno, quando le inchieste daranno i loro frutti». «Bene, bene», risponde il procuratore.

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    Il procuratore della Repubblica, ospite ad Hashtag, parla della mutazione genetica della criminalità organizzata, della sua esperienza di magistrato di frontiera e del rapporto tra sanità pubblica e privata: «Abbiamo trovato situazioni di opacità»

CATANZARO «Nel dibattito politico degli ultimi giorni una domanda sorge spontanea: il Partito democratico le vuole realmente vincere queste elezioni? Già perché tutto quello che vedo porta a non riuscire a rispondere a questo dubbio tra indecisioni, rinvii, inopportune dichiarazioni in libertà, scarsa attenzione alle reali esigenze della città, sabotaggi di candidature valide. incontri inopportuni per dirla con un eufemismo». È quanto afferma in una nota il consigliere comunale catanzarese Vincenzo Capellupo, che aggiunge: «Si disegna lo scenario di un partito e di una coalizione con il cappello in mano che bussa qua e là, senza una bussola. Assurdo per un partito di maggioranza relativa, dal quale gli altri dovrebbero aspettare l'indicazione di una strada e di una prospettiva. Il rischio concreto del Partito democratico cittadino non è solo di perdere le elezioni comunali di Catanzaro ma buttare via anni di difficile e coraggioso lavoro di opposizione e costruzione; rompere definitivamente il rapporto, già compromesso, con la propria base. Consiglieri comunali, circoli, associazioni vicine, che in questi anni sono stati in trincea, insieme alle altre forze dell'opposizione, ed hanno coltivato la speranza di un cambiamento e della costruzione di un percorso amministrativo alternativo per la città Capoluogo, meritano un coinvolgimento maggiore». «Perché se qualcuno ipotizza che si possano vincere le elezioni a Catanzaro è perché altri con dignità e spesso in solitudine hanno lottato e resistito. Tutti dimenticano – prosegue Capellupo – la dura resistenza negli anni di Scopelliti, quando a farsi vedere come o con un esponente del centrosinistra in città si rischiava di entrare in liste di proscrizione, di perdere appalti se si era imprenditori o di prendere multe se si era un semplice cittadino. Tutti dimenticano le tante battaglie vinte nell'interesse della città, come aver messo insieme più ordini professionali contro la follia di redigere gratuitamente il Psc della città di Catanzaro con la giustizia amministrativa che poi ha dato ragione a questa tesi».
«Ben vengano le interlocuzioni con forze civiche e rappresentative, ben venga il desiderio di costruire una forza elettorale competitiva, ma tutto questo ha l'obbligo di poggiare, di strutturarsi in forma solida sulla base della propria storia, della propria dignità, dei propri valori, del lavoro fatto, delle persone e professionalità di spessore che con noi ci sono sempre state, anche e soprattutto in momenti difficili. Altrimenti non ci capisce più nessuno, altrimenti che significato ha la parola "alternativa", "cambiamento"? Le elezioni di Catanzaro – conclude il consigliere comunale – devono servire alla città unicamente per rinascere e non per essere strumento di battaglie che si giocano su altri campi, che guardano a obiettivi individuali di altra natura, regionali o nazionali. Occorre immediatamente che il Partito democratico della città convochi la sua base, i segretari di circolo, i suoi eletti ad ogni livello per fermare un processo autolesionista e distruttivo che può portare giovamento solo a chi a Catanzaro non vive».

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    È quanto si chiede il consigliere comunale Vincenzo Capellupo: «Il rischio è di buttare via anni di difficile e coraggioso lavoro di opposizione e di rompere definitivamente il rapporto, già compromesso, con la base»

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