Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 16 Febbraio 2017

TORINO Un ex militante di Prima Linea è indagato a piede libero, a Milano, per l'omicidio del magistrato Bruno Caccia, procuratore capo a Torino, ucciso in un agguato sotto casa nel 1983. Un delitto che è sempre stato attribuito alla 'ndrangheta: e anche adesso, almeno secondo le carte processuali, gravita attorno alla criminalità organizzata calabrese trapiantata nel Nord-Ovest. Perché Francesco D'Onofrio, 62 anni, nato a Mileto, in provincia di Vibo Valentia, dissociatosi formalmente dalla lotta armata nel 1987, all'epoca dei fatti avrebbe fatto parte - con un doppio ruolo alquanto inedito - del "locale" di Domenico Belfiore, il boss che per il delitto Caccia è già stato condannato all'ergastolo con sentenza definitiva in qualità di mandante. A pronunciare il nome di D'Onofrio è stato un nuovo pentito, Domenico Agresta, 28 anni, detenuto dal 2008. In queste settimane l'omicidio del magistrato è l'argomento di un processo contro uno dei presunti esecutori, Rocco Schirripa detto "Barca". Oggi il pm Marcello Tatangelo («con grave ritardo» secondo la difesa) ha tolto gli omissis ai verbali di Agresta. Il quale ha raccontato di una conversazione che nel 2012 ebbe con il padre e un terzo presunto 'ndranghetista in carcere, dove tutti erano detenuti. «Papà, in dialetto calabrese, disse che furono Rocco e Franco a farsi il procuratore di Torino. "Farsi" è il termine che tra di noi usiamo per significare "uccidere". La cosa non mi stupì: sapevo che erano persone che sparavano. Mi limitai a commentare "questa è gente che sa il fatto suo" e non feci domande. Per noi 'ndranghetisti approfondire i particolari di un omicidio ha senso solo se ci dobbiamo vendicare». 
Dopo 34 anni il caso Caccia ha ancora dei risvolti oscuri. Il movente non è mai stato chiarito: quello che è certo è che il giudice era noto per il carattere intransigente e la determinazione nella lotta al crimine. L'ipotesi del terrorismo venne esplorata e accantonata (le Brigate Rosse negarono di essere coinvolte) e né Prima Linea né la banda sorta dalle sue ceneri, i Colp, furono mai sospettate. Secondo l'antimafia torinese, D'Onofrio è però uno 'ndranghetista almeno dal 2006. Un pentito afferma che nell'organizzazione ricopre un grado molto elevato. Ma lui, interrogato una decina di volte nel corso degli anni, nega: «Sono calabrese, ma con quella gente non c'entro nulla. Anzi, sono in dissenso totale. La verità è che ho un passato di un certo spessore: qualcuno di loro dice che sa delle cose su di me, ma lo fa solo per darsi importanza». Oggi è a piede libero. Lo scorso gennaio è stato condannato in primo grado da un tribunale di Torino a 4 anni e 2 mesi: era accusato del possesso di dieci kalashnikov. Un vero e proprio arsenale che forse era a disposizione delle cosche. Ma che non è mai stato trovato.

CHI È D'ONOFRIO Il nome di D’Onofrio, iscritto nel registro degli indagati da mesi ormai, era stato «omissato» nel primo deposito dei verbali del pentito avvenuto a ridosso di Natale 2016 per ovvi motivi di segretezza investigativa. Ora la sua identità non è più coperta: già militante di Prima Linea, in rapporti coi Colp (Comunisti organizzati per la liberazione proletaria), D’Onofrio è stato recentemente condannato a 9 anni nell’Appello/bis del processo Crimine/Minotauro (pm Roberto Sparagna e Monica Abbatecola) con l’accusa di essere uno dei capi della ‘ndrangheta torinese (pende ricorso in Cassazione). Di lui parlano in macchina boss e gregari quasi tutti condannati all’esito dei processi. Secondo l’accusa avrebbe ricevuto la dote di «Padrino» in Calabria direttamente dai vertici dell’organizzazione a Siderno, centro balneare della costa Jonica.   Insieme ad altri nomi altisonanti della ‘ndrangheta torinese, avrebbe dovuto far parte della «Camera di Controllo» del Piemonte, una superstruttura del tutto simile a quella scoperta dagli investigatori in Lombardia, superiore a tutte le «locali» (unità di base territoriali della ‘ndrangheta) che si sarebbe rapportata con la Calabria per le decisioni più importanti da assumere in seno all’organizzazione.  Infine è rimasto invischiato anche nell’ultimo processo contro la ‘ndrangheta istruito da pm Paolo Toso, denominato Big Bang. E’ accusato di estorsione ed è l’unico tra 22 imputati, ad aver chiesto il rito ordinario. Vuole un processo pubblico. 

 

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  • Occhiello

    Un pentito fa il nome del secondo (presunto) killer: «Rocco e Franco si fecero il procuratore». L'uomo, il 62enne D'Onofrio, è a piede libero. Lo strano ruolo, ipotizzato dall'accusa, di estremista e 'ndranghetista

CATANZARO In riferimento all'ampliamento dello stadio di Crotone, la Regione, con atto deliberativo del maggio dello scorso anno, ha finanziato uno specifico intervento per l'importo, a suo tempo richiesto dal Comune, di 2,5 milioni di euro. È quanto si legge in una nota del dipartimento Lavori pubblici della Regione.
Le risorse – prosegue la nota – sono state individuate rimodulando delle economie rinvenienti da interventi finanziati da precedenti delibere Cipe e non attuati. Trattandosi di riprogrammazione di economie, per l'eleggibilità delle risorse, è possibile seguire una procedura semplificata senza ripassare per il Cipe ma autorizzando l'inserimento dell'intervento di cui si tratta, da parte del tavolo dei sottoscrittori, con l'assenso, quindi, dell'Agenzia per la coesione. «Trattandosi di un intervento che, per come configurato, potrebbe configurarsi come aiuto di Stato ad una società privata (la società di calcio) occorre dimostrare che non ricorrono le specifiche condizioni. Come...? Occorre l'elaborazione di un piano di gestione che dimostri l'utilità per il territorio, e non solo per la società, dell'intervento. Ebbene, il 30 maggio, la Regione – precisa il Dipartimento – ha comunicato al Comune l'inserimento dell'intervento di "ampliamento dello stadio" all'interno dello specifico Accordo di Programma (Apq) denominato "interventi aree urbane per lo sport e turismo". Il giorno successivo, la Regione ha richiesto, tramite e-mail, i documenti tecnici necessari per l'attivazione delle procedure di riprogrammazione ai tavoli Apq (piano di gestione dell'intervento) allegando il format del piano di gestione da predisporsi a cura del Comune, condizione necessaria per poter attivare il tavolo Apq. La trasmissione dei necessari documenti venne sollecitata il successivo 19 luglio; nello specifico, è stato richiesto il crono programma di realizzazione dell'intervento con le singole attività, gli elaborati di progettazione con relazioni tecniche, le schede intervento elaborate secondo il format inviato, il predetto piano di gestione. Il 18 agosto il Comune ha trasmesso le determine di approvazione dei progetti, le determine di aggiudicazioni provvisorie dei lavori, il Piano di gestione con parte finanziaria, la relazione tecnica interventi, la scheda di monitoraggio. Il Piano di Gestione non è risultato conforme a quanto richiesto ed è stato sollecitato verbalmente un nuovo invio corretto. Il 18 ottobre il Comune ha inviato il piano di gestione aggiornato riferito tuttavia principalmente alla gestione del teatro comunale, intervento anche questo da inserire nello stesso Apq. Vengono, pertanto, richieste per le vie brevi le necessarie modifiche al piano di gestione che pervengono alla Regione solo nello scorso mese di gennaio. Nonostante tutto, c'è da registrare che la Regione, nel mese di dicembre sorso, e nonostante la mancata trasmissione del piano di gestione aggiornato, ha impegnato, comunque, le risorse per non rischiare il disimpegno. Pur tuttavia la materiale erogazione al Comune dell'anticipazione non può essere effettuata prima della sottoscrizione dell'Apq». «Il piano di gestione – conclude il dipartimento Lavori pubblici – solo nel gennaio 2017 è stato trasmesso dal Comune, ancora carente per quel che concerne specifici aspetti; l'ultimo incontro con il Comune risulta essersi tenuto lo scorso sette febbraio, nel corso del quale il medesimo Comune si è impegnato a trasmettere entro il tredici febbraio i documenti ritenuti sufficienti e necessari per la definitiva stipula dell'Apq. Preso atto che nulla è pervenuto, in data odierna sono stati formalmente richiesti i dati concordati nella predetta riunione. Da quanto sopra riportato emerge con chiarezza che il ritardo è dovuto esclusivamente al Comune che mai ha trasmesso i documenti necessari alla stipula dell'Apq. Ciò a chiarimento di qualsivoglia strumentalizzazione».

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    Le precisazioni del dipartimento Lavori Pubblici sull'ampliamento dell'"Ezio Scida": «L'amministrazione comunale non ha mai trasmesso i documenti necessari alla stipula dell'Apq»

Giovedì, 16 Febbraio 2017 20:24

Frana la strada Gerace-Locri, sabato il sit-in

GERACE «Il gruppo consiliare di minoranza "Uniti per Gerace", che già in passato - ed in tempi non sospetti - ha denunciato alle istituzioni competenti il gravissimo stato di dissesto in cui versava (e versa) la strada provinciale Sp1 Gioia Tauro-Locri nel tratto "Gerace-Locri", e specificatamente nelle località "Barbara" e "Puzzello", oggi si vede costretto a tornare con determinazione sull'argomento e, in particolare, sulla situazione venutasi a creare in questi ultimi giorni in contrada "Barbàra"». È quanto si legge in una nota della minoranza consiliare di Gerace, Comune della Locride. «In questa zona – prosegue la nota – il movimento franoso continua; il livello stradale, giorno per giorno, si abbassa a vista d'occhio e le insidie per l'incolumità degli automobilisti sono più che immaginabili. Enorme il rischio che corrono le strutture abitative poste immediatamente sotto la strada stessa (lato mare). Non può certo risolvere il problema, neppure provvisoriamente, la piccola pista aperta su terreno privato di cui si servono addirittura anche gli autobus di linea. Oggi è stato collocato al centro della strada, visibile a chi da Gerace si reca verso Locri, un cartello stradale di divieto di transito recante la scritta "Strada chiusa"; non è stato però applicato, come sarebbe stato opportuno, dalla parte opposta, e cioè visibile a chi da Locri intende raggiungere Gerace».
«Una situazione che confonde ulteriormente gli automobilisti anche dal punto di vista pratico visto e considerato che, soprattutto di notte, non vi è un'adeguata segnaletica del grave inconveniente. Quando manca appena un mese all'inizio della primavera, e quindi all'avvio dei nuovi flussi turistici costituiti soprattutto da migliaia di studenti, e non solo, l'accesso alla Città di Gerace viene seriamente posto in discussione – conclude il gruppo "Uniti per Gerace" – dallo stato in cui versa la Strada provinciale Sp1. Servono interventi urgentissimi e tecnicamente adeguati; le istituzioni competenti non possono ignorare il ruolo che il centro storico di Gerace gioca nel contesto turistico-culturale dell'intera Calabria».
Per richiamare l'attenzione sulla stato in cui versa la viabilità locale il gruppo consiliare di minoranza ha organizzato un sit-in che si terrà sabato 18 febbraio alle 10 in località "Barbara".

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    Iniziativa del gruppo consiliare di minoranza del Comune della Locride: «Aggravata la situazione di dissesto in località "Barbàra". Le istituzioni competenti non possono ignorare il ruolo che il nostro centro storico ha nel contesto turistico-culturale dell'intera Calabria»

CROTONE Ha conosciuto una donna sul web e, dopo avere chattato con lei, è stato indotto ad inviarle delle foto in atteggiamento compromettente. Immediatamente, però, si è visto arrivare una richiesta di denaro per evitare la divulgazione delle immagini. Protagonista dell'ennesimo caso di estorsione a sfondo erotico è un ragazzo della provincia di Crotone attirato in trappola dall'avvenenza della donna conosciuta su un sito web di incontri. Il ragazzo, però, dopo avere pagato attraverso la ricarica di alcune carte postapay, ha pensato bene di rivolgersi alla Polizia postale per denunciare l'accaduto.
Le indagini degli esperti hanno portato all'identificazione di una coppia della provincia di Salerno. La Procura della Repubblica di Crotone ha disposto una perquisizione in casa dei due che ha portato alla scoperta e al sequestro delle carte postepay e dello smartphone utilizzati per compiere l'estorsione.

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    Protagonista dell'ennesimo caso di estorsione a sfondo erotico un ragazzo attirato in trappola dall'avvenenza della donna conosciuta su una chat di incontri

Giovedì, 16 Febbraio 2017 18:36

Il Crotone a caccia di punti a Bergamo

CROTONE «All'andata contro l'Atalanta abbiamo fatto forse la miglior partita per quanto riguarda il possesso palla. Bisognerà proporre il nostro gioco con gli equilibri necessari per essere competitivi». Così Davide Nicola, allenatore del Crotone, in vista della gara di campionato contro l'Atalanta. Parlando della squadra nerazzurra, il tecnico rossoblu ha aggiunto: «L'Atalanta sta andando fortissimo, sappiamo benissimo che sono in una forma strepitosa e hanno una identità precisa di gioco. Gasperini ha fatto un grande lavoro».
Un Crotone che però non può più commettere errori per sperare nella salvezza: «Da ora in poi dobbiamo sempre giocare per i tre punti e dove non è possibile almeno fare punti, perchè dobbiamo iniziare a pensare a quanto ci manca dalla quart'ultima piazza. Dobbiamo essere coscienti che bisogna osare nei momenti giusti, ma anche essere più pratici e più cinici perchè commettiamo ancora qualche ingenuità».

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    I pitagorici attesi sul campo della temibile Atalanta. Nicola: «Da ora in poi dobbiamo sempre giocare per la vittoria»

VIBO VALENTIA Rocco Colacchio è il nuovo Presidente di Confindustria Vibo Valentia. Raccogliendo quella che lui stesso ha definito «una entusiasmante sfida» si appresta a ricoprire per il biennio 2017/2019 il ruolo di leader degli imprenditori vibonesi dopo aver ricoperto numerosi incarichi all'interno dell'organizzazione degli iindustriali. Entrato a far parte di Confidustria Vibo nel 2007, ha raccolto unanimità di consensi dapprima quale presidente della sezione Alimentare e successivamente in qualità di presidente del gruppo Giovani che lo hanno portato a ricoprire nello stesso periodo, in quanto eletto, anche la carica nazionale di consigliere del Comitato centrale dei Giovani industriali.
Nel corso dello scorso quadriennio – si legge in una nota – si è confermato elemento essenziale nella compagine di vertice di Confindustria quale vicepresidente e i suoi impegni associativi sono aumentati dato che, durante il mandato di presidente dei Giovani, è stato nuovamente chiamato a guidare la sezione Alimentare promuovendo e realizzando la prima Rete d'Imprese calabrese nel settore agroalimentare "Calabria di Gusto" di cui è attualmente presidente.
«Rocco Colacchio – si legge ancora nella nota di Confindustria Vibo – incarna lo spirito, la determinazione e la visione di molti imprenditori del Sud che guardano con lungimiranza ai mercati nazionali ed internazionali, tenendo altresì fermi i valori e l'attaccamento alla propria terra ed all'impresa di famiglia che oggi conduce con l'insostituibile ed immancabile apporto dei fratelli Roberto e Costantino».
Nel corso dell'assemblea la sua elezione «è stata salutata con corale ed unanime favore da parte di tutti i presenti che hanno manifestato sentimenti di apprezzamento e fiducia nei confronti di un imprenditore concreto e determinato a sostenere con forza la voce degli imprenditori vibonesi».
Un generoso tributo di stima da parte del neopresidente è stato espresso, al termine dei lavori, nei confronti di Filippo Callipo, per la preziosa attività prestata in un frangente non semplice per Confindustria Vibo riconoscendogli gratitudine e sincero apprezzamento per il lavoro svolto.

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    Già a capo della sezione Alimentare e successivamente del gruppo Giovani, ricoprirà l'incarico per il biennio 2017/2019

ROMA Si è svolta oggi presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la riunione convocata dal viceministro Nencini con la partecipazione il sottosegretario al Turismo, Dorina Bianchi, i vertici di Enac, il sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, il vicesindaco di Isola di Capo Rizzuto, Carmela Maiolo, e il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio.
A margine della riunione il Vice Ministro Nencini e il sottosegretario Bianchi hanno affermato: «L'aeroporto di Crotone deve essere messo nelle condizioni di ripartire prima dell'estate per svolgere il proprio servizio ai cittadini e garantirne la fruibilità turistica. A seguito della sospensione della sentenza del Tar da parte del Consiglio di Stato, Enac ha avviato le procedure di gara per assegnare la gestione dello scalo di Crotone. Siamo preoccupati, però, per l'atteggiamento delle due amministrazioni comunali. Infatti alla nostra richiesta di ritirare il ricorso, la Regione Calabria si è resa subito disponibile a farlo mentre i Comuni di Crotone e di Isola di Capo Rizzuto si sono riservati di valutare. Questo potrebbe produrre un rischio per il futuro e far saltare la stagione estiva. I vettori, infatti, hanno bisogno di tempo per poter programmare i voli sull'aeroporto, così come i tour operator hanno necessità di confermare quanto prima i posti letto alle strutture alberghiere. Invitiamo, pertanto, i sindaci a favorire una positiva soluzione ritirando il ricorso».

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    Incontro al ministero dei Trasporti. Nencini e Bianchi: «Preoccupati per l'atteggiamento delle due amministrazioni comunali che si sono riservate di valutare il ritiro del ricorso. A rischio la stagione estiva»

COSENZA Francesco Pezzulli avrebbe telefonato più volte ad Amedeo Girimonte, autista dell'attuale deputato del Pd Ferdinando Aiello, affinché intercedesse con il presidente di Valle Crati per essere assunto nuovamente al Consorzio. Lo ha ribadito, nell'aula 9 del Tribunale di Cosenza, lo stesso Girimonte nel corso del processo a carico di Pezzulli, accusato di tentata estorsione ai danni di Maximiliano Granata, il presidente della Valle Crati, il consorzio che si occupa di smaltimento dei rifiuti liquidi e solidi urbani.
All'avvocato Granata (parte civile) il 5 maggio di un anno fa, è stata incendiata l'automobile, un'Audi A6, che era parcheggiata sotto la sua abitazione in via Coletta, nella città dei Bruzi. Dopo un'intensa attività di indagine, condotta dal sostituto procuratore Donatella Donato e coordinata dall'aggiunto Marisa Manzini, il lavoro degli inquirenti si è concentrato sul ruolo di Granata nel Consorzio e sul rapporto con alcune cooperative.
Secondo l'impianto accusatorio, Pezzulli – ex dipendente della cooperativa che lavorava alla vigilanza dell'impianto di Coda di Volpe – non avrebbe accettato di non essere stato riassunto da Granata perché, a un certo punto, il Consorzio non rinnovò i contratti ad alcune cooperative tra le quali anche quella in cui lavorava Pezzulli. Ma quest'ultimo avrebbe preteso da Granata di essere riassunto e a un suo diniego avrebbe cominciato a telefonarlo e assillarlo. Una serie di richieste che – per l'accusa – sarebbero poi culminate nel gesto di incendiare l'automobile del presidente. A riprova di ciò ci sarebbero diverse intercettazioni telefoniche e gli elementi forniti da un testimone che avrebbe visto quella notte una persona scendere da una automobile rossa con un contenitore di benzina e appiccare fuoco all'Audi di Granata. Gli inquirenti sono riusciti poi a risalire al proprietario di quell'auto e a identificare quella persona in Pezzulli (difeso dall'avvocato Nicola Mondelli).
Il collegio (presieduto dal giudice Enrico Di Dedda) e il pm Donatella Donato, hanno ascoltato l'autista dell'onorevole Ferdinando Aiello, che ha ribadito l'esistenza di queste telefonate e richieste insistenti di Pezzulli per essere riassunto. È stata poi ascoltata una persona che ha visto nel luogo dell'incendio un'auto uguale a quella di Pezzulli. A lui sono state mostrate diverse fotografie e l'avvocato Mondelli, difensore di Pezzulli (che era presente in aula) lo ha incalzato con diverse domande. Infine sono stati ascoltati alcuni poliziotti che hanno fatto le indagini e che hanno individuato l'automobile di Pezzulli. Il processo è stato aggiornato al prossimo 16 marzo.

mi. mo.

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    Il processo sull'incendio dell'auto del presidente del consorzio Valle Crati. Ascoltato in Aula l'autista del deputato Aiello. A lui si sarebbe rivolto l'uomo accusato del gesto 

Giovedì, 16 Febbraio 2017 17:35

Regione, il Piano fitti zero parte da Vibo

CATANZARO Il Piano fitti zero – informa l'ufficio stampa della Giunta regionale – inizia a muovere i primi passi a Vibo Valentia. Il vicepresidente della Giunta Antonio Viscomi informa che «la Protezione civile si trasferirà dal Palazzo Gemini all'immobile di proprietà regionale, dove sono oggi, in parte, ubicati gli uffici Sorical. Sono, infatti, in fase di completamento i lavori per l'adeguamento della nuova sede dell'Unità operativa territoriale della Protezione civile e nei prossimi giorni il personale potrà stabilirsi in locali adeguati. Si tratta – specifica il vicepresidente – di un primo emblematico passo in avanti del piano fitti zero, voluto dalla Giunta regionale e al quale seguirà fra poco un altro significativo passo con il completamento dei lavori presso il palazzo Aterp, collocato nel centro cittadino, consapevoli che la questione del superamento dei fitti passivi è utile non solo per ridurre le spese ma per migliorare la qualità dei servizi nell'interesse primario dei cittadini calabresi. Per poter garantire la piena funzionalità degli spazi individuati – aggiunge – è stato necessario avviare lavori di manutenzione che si stanno compiendo in questi giorni. La sala operativa della Protezione civile con il compito di gestire fasi d'emergenza per il territorio ha, infatti, bisogno di impianti tecnologici adeguati e per questo si stanno completando i lavori per il cablaggio esterno e la revisione delle reti per come è opportuno. La Protezione civile – informa infine Viscomi – assicura che il trasferimento del personale nella nuova sede avverrà nella prossima settimana. È importante che il personale regionale possa svolgere i propri compiti in sedi idonee, con strumenti adeguati e in ambienti salubri e vivibili. Inoltre, è ugualmente rilevante riqualificare il patrimonio immobiliare della Regione e produrre un risparmio di spesa nel bilancio regionale».

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    L'annuncio di Viscomi: «La Protezione civile si trasferirà dal Palazzo Gemini all'immobile di proprietà regionale. In fase di completamento i lavori per l'adeguamento della nuova sede: nei prossimi giorni il personale potrà stabilirsi in locali adeguati»

Giovedì, 16 Febbraio 2017 17:09

Addio voto di scambio? Nesci canta vittoria

ROMA La Camera ha approvato con 334 voti favorevoli e 13 contrari il disegno di legge presentato dal Movimento 5 Stelle "Elezioni pulite", di cui la deputata calabrese Dalila Nesci è stata prima firmataria e relatrice. Toccherà al Senato completarne l'iter.
Il testo contiene norme per evitare brogli elettorali: divieto di assumere nelle società partecipate 60 giorni prima e dopo le elezioni, urne trasparenti, visibilità dell'elettore in cabina, riserva ai disoccupati del 50% dei posti da scrutatore, possibilità di votare fuori sede in caso di referendum e divieto, ai condannati dal primo grado per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione, di presiedere seggi, esteso ai parenti dei candidati. Nella dichiarazione di voto la parlamentare ha sottolineato: «Vengo dalla Calabria, in cui la 'ndrangheta è riuscita a conquistare ampi spazi di potere pubblico. Approvare alla Camera questa legge è il primo passo di un lungo percorso di riappropriazione dello Stato da parte dei cittadini, di cui siamo meri rappresentanti. Da qui si può iniziare un cammino, spero condiviso, di derattizzazione, parafrasando un magistrato che lotta in trincea, dell'intero apparato pubblico».

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    La Camera approva la proposta di legge ideata dalla deputata pentastellata calabrese. Tra le novità urne trasparenti, visibilità dell'elettore in cabina e divieto di assumere nelle società partecipate 60 giorni prima e dopo le elezioni

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