Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 17 Febbraio 2017

VIBO VALENTIA «È stato un processo molto difficile, tormentato e con una serie di problematiche che si sono susseguite nel corso delle udienze. Oggi si è concluso con una sentenza che andrà letta». È il commento a caldo del pm Marisa Manzini che ha rappresentato l'accusa nel processo "Black money" conclusosi con una pioggia di assoluzioni. «Io ho sempre notato grande professionalità – ha aggiunto – in questo tribunale. Ovviamente attendiamo di leggere le argomentazioni e le motivazioni della sentenza per ragionare e comprendere il motivo per cui questa è, secondo la corte, la conclusione corretta. Come Procura distrettuale faremo tutte la valutazioni del caso». «Non c'è rammarico – ha concluso Manzini -. Ognuno ha fatto la sua parte. Io quando ho fatto le richieste ero convinta che quelle fossero le più corrette, ma ovviamente bisognerà leggere le motivazioni».

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    La pm che ha rappresentato l'accusa nel processo "Black Money" non esclude il ricorso contro le decisioni del tribunale di Vibo

REGGIO CALABRIA Una è stata allocata nella periferia dell'abitato di Pellaro, zona Sud della città metropolitana di Reggio Calabria. La frequentano una trentina di adepti. L'altra segna la sua originalità nell'aprire le porte del "tempio" a una platea mista di uomini e donne, si collega con altre due realtà similari operanti nel Catanzarese e nel Lametino e viene frequentata "con regolarità" da un centinaio di adepti. Negli ambienti massonici è nota come la "loggia Diritti umani".
A ridosso della Stazione centrale di Reggio Calabria, praticamente dove ha sede la questura, trovano asilo, invece, gli aderenti ad altra loggia spuria, reduci del Goi o "fratelli" in conflitto con le altre obbedienze. Anche qui non si arriva oltre le cinquanta persone.
È, questa, solo una prima rapida esplorazione di quel panorama sospeso tra massoneria ufficiale e logge "fai da te" che si ritrova al centro delle indagini da parte delle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e di Catanzaro, nonché degli approfondimenti avviati dalla Commissione parlamentare antimafia.
Una informativa riservata tende a far ritenere che dietro le logge cosiddette spurie, potrebbe operare un nucleo ristretto di massoni collocati all'orecchio del Gran Maestro ma tenuti al riparo dagli elenchi della massoneria ufficiale. Una sorta di revisione del metodo usato da Licio Gelli per garantire massima riservatezza agli ambienti più sensibili. Con Gelli era la P2, attraverso le sue varie articolazioni locali, oggi, sarebbero, appunto, logge spurie, circuiti dai quali prendere agevolmente le distanze qualora le attività non proprio esoteriche degli adepti finissero sotto i riflettori della magistratura o dei media.
In verità, anche tra gli accertamenti all'epoca condotti da Agostino Cordova, quando era procuratore di Palmi prima che una provvidenziale promozione a Napoli lo neutralizzasse, comparivano ambienti, logge e personaggi al confine tra massoneria ufficiale e logge spurie. Negli atti dell'indagine odierna, ad esempio, trova vari riferimenti la loggia all'epoca operante tra Marina di Gioiosa e Roccella Jonica, diretta dal barone Placido. Oggi, passato a miglior vita il barone, la zona ospita un agriturismo ma, come annotano gli inquirenti, il vecchio tempio massonico è ancora operativo, nel senso che non esiste più una loggia di riferimento ma restano a far bella mostra gli ambienti decorati e arredati con un rigore stilistico da fare invidia a quelli più celebrati della Scozia o di Boston. Gli eredi del barone li utilizzerebbero per concederli in fitto ad organizzazioni massoniche che vi celebrano riunioni, convegni e riti. Una sorta di B&B per grembiulini.

Paolo Pollichieni
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  • Occhiello

    Per le Dda di Reggio Calabria e Catanzaro nasconderebbero un nucleo ristretto di "grembiulini" tenuti al riparo dagli elenchi ufficiali. L'inchiesta porta (anche) alla vecchia loggia del barone Placido, diventata una sorta di B&B per adepti

CATANZARO «Basta con la politica senza princìpi. Abbiamo bisogno di buona politica». Inizia così un documento di cui il primo firmatario è l'ex parlamentare dem Franco Laratta e siglato da decine di giovani universitari, sindaci e amministratori locali della Calabria. «Non intendiamo confonderci – aggiunge il documento - in questo vento di confusione e lacerazione che spira forte sulla politica e oggi ancor di più sul Partito democratico. Il paese ha bisogno di politica, di buona politica, ha bisogno di crescita, sviluppo, lavoro e innovazione. Le lancette dell'orologio della politica sembrano invece girare velocemente all'incontrario. Riportando il paese agli anni grigi dell'instabilità e dei "governicchi". La Calabria, per la sua antica debolezza – si legge ancora -, ha bisogno di certezze, non di nuove e devastanti lacerazioni. Siamo una terra piena di potenzialità inespresse e di una profonda arretratezza strutturale. Abbiamo bisogno di costruire luoghi di decisioni e di scelte coraggiose, mentre da troppo tempo assistiamo all'assenza di vera politica e di sano confronto. Vogliamo che il Pd si apra al futuro, affronti la società, si confronti con le difficoltà quotidiane e con le paure della gente. Vanno via, ogni anno, decine di migliaia di giovani calabresi, senza che niente e nessuno riesca a fermare quest'esodo drammatico. È a rischio la tenuta di tutta la Calabria! Ed ecco che deve tornare prepotente una nuova "questione meridionale"».
«Vogliamo contribuire alla costruzione di un grande partito – proseguono i firmatari dell'appello -, un partito vero, che apra porte e finestre e faccia entrare aria fresca e pulita. Non ha più alcun senso un partito che parla a se stesso e non incide su nulla. Abbiamo bisogno di un partito che coraggiosamente e convintamente combatta contro il malaffare, la malapolitica, la corruzione, le infitrazioni criminali. C'è tanto marciume nella politica e nelle istituzioni. Occorre reagire con forza! Insieme, senza etichette e senza divisioni, occorre dare una mano alla Calabria».
«Ricordando Gandhi – conclude il documento - ci sentiamo di dire: "L'uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici"».

LE FIRME
Il documento è sottoscritto soprattutto da giovani universitari, sindaci e amministratori locali della Calabria. Queste le firme:
Rosita Leonetti
Antonio Menniti
Giovanni Russo
Davide Zicchinella
Carla Ceccotti
Michele Leonetti
Vincenzo Pugliano
Francesco Mosca
Francesco De Luca
Giovanni Oliverio
Danilo Verta
Rosanna Barberio
Sebastiano Tarantino
Vittorio Corasaniti
Giuseppe Tuccio
Francesco Passafaro
Giuseppe Risadelli 
Roberto Iozzi 
Renzo Russo 
Francesco Pezzi
Antonio Tursi
Enzo De Bonis
Giuseppe Arcangelo
Mattia Pezzi
Marco Iusi
Pakito Metallo
Vincenzo Pupo
Adolfo De Santis
Gianni Bitonti
Andrea Costantino
Stefano Perrotta
Valeria Capalbo
Rosa Spadafora
Lucia Tallarico
Armando Garofalo
Antonio Costabile
Antonio Castiglione
Amedeo Muoio
Giovanna Marra
Pippo Perri
Osvaldo Ferro
Eugenio Rogano
Pierfrancesco Pantusa
Paolo Saraceni
Francesco Palermo
Luca Todaro
Francesco Rago
Carlo Rovito
Vincenzo Pittelli
Stefania Guzzo

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    Giovani universitari, sindaci e amministratori locali della Calabria lanciano un appello per evitare la scissione del Partito democratico. Il primo a sottoscriverlo è l'ex parlamentare Laratta

CROTONE «Ritengo sia da apprezzare il gesto di grande responsabilità istituzionale messo in campo dai sindaci di Crotone ed Isola Capo Rizzuto, in merito alla vicenda dell'aeroporto che consente con il ritiro del ricorso ad Enac, di poter lavorare più serenamente e in modo più rapido per la riapertura dello scalo. In questa vicenda i tempi sono di importanza fondamentale, e aver rinunciato ad un percorso lungo seppur legittimo come quello di un ricorso amministrativo, che di fatto avrebbe compromesso la riapertura dello scalo in tempo per la prossima stagione estiva, è un segno di profondo attaccamento al territorio che va sottolineato». È quanto sostiene, in una nota, il capogruppo parlamentare del Pd in commissione Agricoltura. «Adesso è necessario che tutti noi – conclude - ognuno per la sua parte, sosteniamo la più rapida attivazione delle attività e dei voli sul Sant'Anna, vero obiettivo di questa vicenda».

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    Il capogruppo parlamentare del Pd in commissione Agricoltura plaude all'iniziativa adottata dai sindaci di Crotone e Isola Capo Rizzuto

Venerdì, 17 Febbraio 2017 21:01

«Evitiamo scissioni incomprensibili»

CATANZARO «Sentiamo di esprimere con forza e chiarezza un sentimento di preoccupazione assai diffuso nel popolo democratico di Catanzaro e che travalica aree e correnti, accomuna dirigenti e militanti, eletti e iscritti». Ad affermarlo sono Enzo Bruno e Domenico Giampà, candidati all'ultimo congresso provinciale del Pd di Catanzaro. «Occorre evitare a tutti i costi – aggiungono - una scissione che risulterebbe incomprensibile alla nostra comunità e odiosa agli occhi di un Paese che ha bisogno di partiti solidi e caparbiemente concentrati nella cura degli interessi collettivi e nella soluzione delle diverse problematiche. Abbiamo la responsabilità del Governo sulle nostre spalle – sottolineano -. Abbiamo l'onore di rappresentare aspettative e ambizioni di migliaia e migliaia di iscritti. Lanciamo un appello accorato affinché la strada delle mediazione possa trovare uno sbocco felice attraverso la celebrazione del congresso nel mese di maggio. In quella sede – concludono - potremo confrontare tesi e mozioni, disegnare il profilo politico di un nuovo Pd, riformista e democratico sempre ma libero di quegli esasperati personalismi che in queste ore stanno sfibrando la più grande forza progressista d'Europa».

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    Gli esponenti dem Bruno e Giampà invocano l'unità del Partito democratico: andiamo al congresso per confrontarci

ISOLA CAPO RIZZUTO «Il modo non completo con il quale è stata data notizia dell'incontro tenutosi ieri a Roma, spinge l'amministrazione comunale che presiedo a fornire non chiarimenti, bensì certezze sulla lineare posizione assunta dal comune di Isola di Capo Rizzuto per l'apertura dello Scalo S. Anna - Isola di Capo Rizzuto». Lo comunica in una nota il sindaco Gianluca Bruno. «Il Comune ha dato la propria incondizionata disponibilità ad attivare tutte le procedure affinchè - spiega Bruno - si concretizzi il prima possibile l'apertura dell'aeroporto S. Anna già dall'incontro del 19 gennaio a Roma, ed anzi, aveva già manifestato la propria intenzione a proporre a Sagas il ritiro del ricorso pendente al Tar prima che quest'ultimo si pronunciasse annullando completamente il bando di gara; ricorso ormai superfluo, a nostro avviso, in quanto l'ammissione alla gara rendeva merito al lavoro svolto dall'intero Cda. All'incontro di ieri era richiesta un'adesione piena su fatti sconosciuti al momento della convocazione pervenuta dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Nello specifico il viceministro Nencini chiedeva ai partecipanti di assumere, sedutastante, una posizione alla luce della sospensiva ottenuta dal Consiglio di Stato sul ricorso presentato da Enac».
«La condivisione politica su quanto è emerso dalla discussione di ieri a Roma ha il pieno sostegno del Comune di Isola Capo Rizzuto, resta inteso però - aggiunge il sindaco - che la decisione comunque è in capo alla società Sagas spa e pertanto nell'incontro non ci si è riservati alcuna valutazione di merito ma la possibilità di discuterne con quest'ultima per trovare, nel rispetto delle norme, la soluzione migliore. Il sì è stato ampiamente confermato nell'incontro di ieri, le valutazioni tecniche devono essere fatte nelle sedi opportune, assemblea soci Sagas in primis. Non siamo per la corsa a chi la racconta meglio sulla volontà di vedere lo scalo aperto, siamo stati, siamo attualmente e saremo in futuro i fautori di battaglie per tenere aperta l'unica "porta" di collegamento col resto del mondo, viste le strade ed i collegamenti fatiscenti o completamente mancanti nella nostra provincia".
«Ne approfittiamo - prosegue il primo cittadino - per ricordare al governo di attivarsi per garantire gratuitamente il servizio Atc torre di controllo altrimenti sarà inutile la corsa contro il tempo per l'apertura prima della stagione estiva, nel contempo ricordiamo al governo, che il nostro aeroporto è a continuità territoriale garantita e pertanto vanno garantiti, nei fatti, gli oneri di servizio. Su questo auspichiamo che vi sia la concretezza sugli impegni assunti per lo scalo. A Sacal, attuale soggetto provvisoriamente aggiudicatario per la gestione trentennale dell'aeroporto S. Anna, raccomandiamo di aver a cuore l'aeroporto che ha dimostrato, numeri alla mano, di poter crescere in maniera esponenziale col trasporto passeggeri».
«L'amministrazione comunale di Isola, infine ribadisce che - conclude Bruno -, non intende minimamente arretrare dal ruolo di territorio che ospita l'infrastruttura aeroportuale e, ad aggiudicazione definitiva della gara, vorra' confrontarsi con chi gestirà lo scalo».

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REGGIO CALABRIA È partito con grande successo ad Acireale il "Made in Italy – Palasport 2017", il nuovo tour che porterà Luciano Ligabue anche a Reggio Calabria, il prossimo 20 e 21 febbraio al PalaCalafiore. Quello del rocker è un atteso ritorno dalle nostre parti, dopo anni di assenza dai palcoscenici calabresi, e non mancheranno, infatti, i numeri dei grandi eventi: nella città metropolitana sono attesi ben 15mila spettatori, divisi nelle due date, che arriveranno sullo Stretto da ogni parte della regione e non solo.
Grande soddisfazione è stata espressa dal promoter catanzarese Maurizio Senese della Esse Emme Musica: «Siamo impegnati in ogni Città della Calabria con grandissimi eventi – ha avuto modo di affermare -, ma questa doppia data di Ligabue a Reggio ci inorgoglisce. Da parte nostra va un doveroso ringraziamento a tutta l'Amministrazione comunale della Città, a cominciare dal sindaco Giuseppe Falcomatà, passando per il consigliere delegato allo Sport Giovanni Latella, lo staff dell'Assessorato allo sport, e il dirigente Carmela Stracuzza».
Tornando ai due concerti, come ad Acireale, a Reggio Calabria Luciano Ligabue proporrà tutti i brani contenuti nel nuovo album "Made in Italy", il ventesimo realizzato dal rocker e l'undicesimo di inediti, uscito lo scorso novembre, disco di platino già nella prima settimana di uscita, e per questo da record fin da subito. In scaletta non mancheranno poi i più grandi successi di Liga tratti da album quali l'omonimo del 1990, "Lambrusco, coltelli, rose & popcorn", "Buon compleanno Elvis!", "Nome e cognome", "Fuori come va?" e "Arrivederci, Mostro!".
Sul palco insieme a Ligabue ci sarà la band che lo ha affiancato anche nella realizzazione del nuovo album, "Made in Italy": Luciano Luisi (tastiere, cori), Max Cottafavi (chitarre), Federico Poggipollini (chitarre elettriche, cori), Davide Pezzin (basso), Michael Urbano (batteria, percussioni), Massimo Greco (tromba e flicorno), Emiliano Vernizzi (sax tenore) e Corrado Terzi (sax baritono).
I biglietti per le date di Reggio Calabria sono disponibili in prevendita online su www.tickeone.it e su www.ticketservicecalabria.it, oltre che nei punti vendita del circuito TicketOne e Ticket Service Calabria.

ESSE EMME MUSICA
INVERNO/PRIMAVERA 2017

Ligabue
20-21/02
PalaCalafiore – Reggio Calabria

Samuele Bersani
07/03
Teatro Rendano – Cosenza

Vinicio Capossela
12/03
Teatro Cilea – Reggio Calabria
13/03
Teatro Rendano – Cosenza

Fiorella Mannoia
09/04
Teatro Gentile - Cittanova
10/04
PalaMilone – Crotone

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    Tutto pronto per le due esibizioni del rocker il 20 e 21 febbraio

ROSSANO Sono stati selezionati i progetti finalisti per la riqualificazione del sito Enel di Rossano: si è conclusa la fase di valutazione di idoneità delle proposte per dare nuova vita all'area. Si avvia così l'ultima fase del "concorso di Progetti" lanciato a marzo 2016, che porterà alla scelta definitiva. Il percorso avviato da Enel per individuare, con il coinvolgimento delle istituzioni locali, soluzioni innovative e sostenibili, ha registrato la partecipazione di realtà imprenditoriali nazionali e internazionali, che hanno presentato le proprie proposte candidandosi per costruire il futuro dell'area. Oggi la commissione giudicatrice - composta da Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, Stefano Mascaro, sindaco di Rossano, Mauro Francini, delegato del rettore per l'Università della Calabria, Marika Arena e Chiara Geroldi, delegate di Giovanni Azzone del dipartimento di Ingegneria gestionale e di Alessandro Balducci del dipartimento di Architettura e studi urbani del Politecnico di Milano, e, per Enel, dai responsabili Marco Fragale (Business development Europa e Marocco Global thermal generation) e Donato Leone (Affari istituzionali territoriali) - si è riunita per completare la valutazione, giudicando idonee le sei proposte presentate.
L'elemento comune dei progetti è la volontà di valorizzare parte delle strutture già esistenti, vestendole di funzioni completamente nuove all'insegna della sostenibilità e dei principi della circular economy. Le iniziative, principalmente afferenti agli ambiti turistico-ricettivi e di valorizzazione delle eccellenze agroalimentari, prevedono il parziale riutilizzo delle strutture già esistenti per attività nuove per il sito, quali poli dedicati all'enogastronomia, centri espositivi e commerciali, porticcioli turistici per imbarcazioni da diporto, metodologie di coltura innovative, musei e centri di studio e ricerca legati al settore gastronomico e agroalimentare. Le proposte accedono adesso alla fase finale della procedura, in cui verranno aperte le Offerte Economiche Vincolanti, presentate insieme ai progetti e attualmente depositate presso un notaio, e verranno avviate negoziazioni con ciascun soggetto proponente. Il percorso per la scelta finale sarà condiviso con le istituzioni locali, ed è previsto un ulteriore momento di partecipazione pubblica per le procedure di autorizzazione cui sarà sottoposto il progetto definitivo per il sito.
«Quello di Rossano è il primo dei concorsi di Progetto lanciati nell'ambito di Futur-e - spiega Marco Fragale - In questa fase avanzata del percorso abbiamo potuto valutare, insieme al mondo universitario e alle Istituzioni, proposte concrete che dimostrano come sia possibile dare nuova vita ai siti che ospitavano le centrali, in un'ottica di sostenibilità ed economia circolare che mette al centro il territorio». Il Rettore dell'Unical, Gino M. Crisci, ha evidenziato che «anche l'Università partecipa volentieri al progetto ed è disponibile a continuare il dialogo per le successive fasi, auspicando l'impiego del sito per finalità turistiche, agro-alimentari e di ricerca e sviluppo». «Esprimiamo soddisfazione per la positiva conclusione di questa prima fase di valutazione generale sulla compatibilità e sostenibilità delle diverse proposte - commenta Stefano Mascaro, sindaco di Rossano - Quello che si apre adesso è, tuttavia, il momento più importante, di merito, sul quale continueremo ad essere propositivi e partecipi». «Oggi - dichiara il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio - si chiude una parte importante del percorso che dovrà concludersi entro pochi mesi per la scelta definitiva del progetto mirato al riuso del sito industriale della centrale Enel di Rossano. Le proposte avanzate nell'ambito del concorso di progetti lanciato da Enel sono interessanti».

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    Al via l'ultima fase del concorso lanciato a marzo 2016. Il sito industriale diventerà un polo agroalimentare o turistico

VIBO VALENTIA Cade l’accusa di associazione mafiosa, comminati 48 anni di carcere in totale sui 219 chiesti dall’accusa, condannati 9 imputati su 21, prescrizione e assoluzione per tutti i reati contestati al boss Pantaleone Mancuso. Dopo nove giorni di camera di consiglio, chiusi in un albergo cittadino, i giudici del Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto da Vincenza Papagno, Giovanna Taricco e Pia Sordetti a latere, hanno emesso la sentenza relativa al processo “Black Money” contro il clan Mancuso di Limbadi. Una sentenza che demolisce il lavoro dell’accusa, rappresentata dalla pm Marisa Manzini, che aveva chiesto un totale 219 anni e 2 mesi di carcere per le 21 persone coinvolte nell'inchiesta ed accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, illeciti in materia di armi, evasione fiscale, esterovestizione.

LE DECISIONI DEI GIUDICI Nello specifico, le condanne comminate agli imputati sono state: Giovanni Mancuso, 9 anni e 9000mila euro di multa (chiesti 29 anni di reclusione); Agostino Papaianni, 7 anni e otto mesi e 5000 euro di multa (chiesti 28 anni e 6 mesi); Antonio Mancuso (cl. 1938), 5 anni e 3000 euro di multa e il risarcimento di 2000 euro di multa per la parte civile Domenico Polito (chiesti 27 anni); Giuseppe Mancuso, un anno e sei mesi (chiesti 19 anni); Gaetano Muscia, 7 anni e 8 mesi e 5000 euro di multa (14 anni); Damian Fialek, 3 anni e 5000 euro (chiesti 12 anni e 8 mesi); Leonardo Cuppari, 5 anni e 5000 euro di multa (chiesti 12 anni e 6 mesi); Antonio Prestia, 5 anni e 6 mesi e 4000 euro di multa (chiesti 7 anni); Antonio Velardo, 4 anni (chiesti 5 anni). 
Per tutti gli altri i reati sono stati prescritti o assolti: Pantaleone Mancuso, assoluzione per alcuni capi d'imputazione e prescrizione per altri (chiesti 26 anni e 6 mesi); Antonino Castagna, assoluzione (chiesti 12 anni); Nicola Angelo Castagna, prescrizione (chiesti 3 anni); Filippo Mondella, prescrizione (chiesti 3 anni); Carmela Lo Preste, prescrizione (chiesti 3 anni); Giuseppe Papaianni, assoluzione (chiesti 3 anni); Raffaele Corigliano, assoluzione (chiesti 3 anni); Ottorino Ciccarelli, prescrizione (chiesti 3 anni); Alberto Caputo, prescrizione (chiesti 3 anni); Pantaleone Zoccali, prescrizione (chiesti 2 anni e 6 mesi); Carmina Mazzitelli, prescrizione (chiesti 2 anni e 6 mesi); Federico Francesco Buccafusca, assoluzione (chiesta l’assoluzione).
Il collegio ha ordinato la liberazione, se non detenuti per altra causa, di Giovanni Mancuso, Giuseppe Mancuso, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Gaetano Muscia, Antonio Mancuso e Pantalone Mancuso.
La corte ha, inoltre, disposto i dissequestro dei beni ancora in sequestro e la trasmissione in Procura degli atti riguardanti le dichiarazioni dei testi Marina Currò e Giacomo Cicchello. 
Nella sua requisitoria il pm Manzini aveva sottolineato come la cosca Mancuso fosse rimasta attiva anche dopo la sentenza definitiva del processo “Dinasty-Affari di famiglia” del 2008 che certificò per la prima volta in via giudiziaria l'esistenza del clan i cui vertici furono decapitati nell'ottobre del 2003 con un blitz della Squadra mobile di Vibo Valentia e della Dda di Catanzaro nell'ambito di un'inchiesta coordinata proprio dal procuratore Manzini.

L’OPERAZIONE L’operazione “Black Money” è stata portata a termine il 7 marzo del 2013 dal Servizio centrale operativo della polizia di Stato, con la Squadra Mobile di Catanzaro, il Ros dei Carabinieri e il Gico della Guardia di finanza di Catanzaro e Trieste. L’operazione, coordinata dalla Distrettuale di Catanzaro, portò al fermo di 24 persone tra le quali Pantaleone Mancuso, ritenuto il boss dell’omonima cosca. Non una 'ndrina tradizionale, secondo gli inquirenti, ma una «costellazione» articolata a partire dalla cosiddetta generazione degli 11. Gli undici fratelli e sorelle reggenti dei vari nuclei di cui si compone la federazione dei Mancuso. Una famiglia così potente da poter pretendere la percentuale sulle estorsioni fatte dagli altri clan di tutta la provincia vibonese. E con interessi in ogni settore: estorsioni, usura, controllo delle attività turistiche, imposizione delle forniture alle strutture alberghiere.

LA RICHIESTA DI RICUSAZIONE DI DUE GIUDICI Si è giunti a sentenza, dunque, nonostante una pronuncia della Cassazione che ha annullato con rinvio alla corte d'Appello di Catanzaro una richiesta di ricusazione di due componenti del collegio. Si tratta dei giudici Vincenza Papagno e Giovanna Taricco. I legali di Pantaleone Mancuso avevano avanzato richiesta di ricusazione perché i due giudici avevano già condannato il braccio destro del boss, Nunzio Manuel Callà, a 16 anni di reclusione nell’ambito del processo “Gringia-Dietro le quinte”. Nelle motivazioni della sentenza Pantaleone Mancuso viene descritto come come figura determinante nella sanguinosa faida che ha visto contrapposti i Patania di Stefanaconi e il clan dei “piscopisani". Al riguardo, i giudici hanno sostenuto di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale del ricorso in Cassazione contro il rigetto della precedente richiesta di astensione e, inoltre, di non aver ricevuto alcuna comunicazione della successiva pronuncia della Cassazione in ordine alla ricusazione.

Sergio Pelaia
Alessia Truzzolillo
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    I giudici del Tribunale di Vibo Valentia emettono il verdetto dopo una camera di consiglio di diversi giorni. Cadono le accuse per 12 persone tra cui il boss Pantaleone Mancuso. Nove le condanne. Il pm aveva chiesto oltre due secoli di carcere

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CATANIA Giuseppe Gualtieri è il nuovo questore di Catania. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri che lo ha nominato al vertice della questura di Catania in sostituzione di Marcello Cardona che è stato trasferito alla questura di Milano. «Sono grato al capo della Polizia per avermi assegnato a una città importante come Catania», è stato il suo primo commento, «ritorno in Sicilia con il mio usuale entusiasmo». Gualtieri, che è originario di Catanzaro, ha un lungo curriculum in polizia. Entrato in polizia nel 1983, sino al 1986 ha prestato servizio presso la Scuola allievi agenti di Vibo Valentia quale dirigente dell'Ufficio studi, ricerche e documentazioni. Dal 1986 al 1989 ha diretto il Nucleo prevenzione crimine Calabria, prestando successivamente servizio, quale funzionario addetto, presso il Centro interprovinciale Criminalpol di Reggio Calabria. Ha diretto per circa quattro anni la sezione della Squadra mobile di Reggio Calabria in Gioia Tauro. Dopo un periodo di distacco presso la presidenza del Consiglio dei ministri, ha retto la Squadra mobile di Vibo Valentia e a seguire il Commissariato di Siderno fino al 2005, anno in cui è stato trasferito alla questura di Palermo dove ha ricoperto l'incarico di dirigente della Squadra mobile. Promosso per merito straordinario dirigente superiore a seguito della cattura di Bernardo Provenzano. È stato poi nominato questore di Trapani, incarico che ha ricoperto fino al 2010. Dopo aver svolto le funzioni di capo servizio operazioni della Direzione centrale per i Servizi antidroga, coordinando le più importanti operazioni interforze di contrasto internazionale al narcotraffico, ha ricoperto l'incarico di direttore del Servizio Polizia scientifica presso la Direzione centrale Anticrimine. A giugno 2013 è stato nominato questore della provincia di Caserta. Oltre ai brillanti risultati conseguiti nella lotta contro la mafia siciliana, determinante e' stato il contributo nell'attività investigativa finalizzata alla repressione, in territorio calabrese prima ed in quello casertano poi, dei fenomeni criminali di stampo mafioso. Ha collaborato inoltre alla stesura di un manuale di tecniche operative e di controlli di Polizia Amministrativa. È stato insignito della cittadinanza onoraria di Corleone, Catanzaro, Marsala, Mazara del Vallo ed Erice, nonché della Benemerenza Civica della provincia di Palermo. Dal 26 gennaio 2015 la reggenza della questura di Potenza che lascia per Catania.

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    Giuseppe Gualtieri trasferito a Catania dal Consiglio dei ministri. La lunga carriere in polizia lo riporta nella regione che lo rese famoso per aver interrotto la latitanza del "capo dei capi"

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