Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 09 Febbraio 2017
Venerdì, 10 Febbraio 2017 00:13

Chiesto il processo per il senatore Caridi

REGGIO CALABRIA In molti lo aspettavano, alcuni lo temevano. A pochi mesi dalle operazioni che hanno iniziato a svelare il volto del vertice segreto della 'ndrangheta reggina, la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio per 70 dei 73 indagati dell'inchiesta Gotha. Primo fra tutti, il senatore Antonio Caridi. Fatta eccezione per gli imprenditori Pino Benedetto, Antonino Miceli e Andrea Miceli, i pm Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Roberto Di Palma e Giulia Pantano vogliono portare a processo tutti gli indagati del maxiprocedimento scaturito dall'unione delle inchieste Sistema Reggio, Reghion, Fata Morgana, Mammasantissima e Alchemia.

IL NUOVO LIVELLO «Un lavoro di intelligenze collettive, frutto di confronto e duro lavoro» lo definisce il procuratore aggiunto Paci, che con orgogli - che per la prima volta nella storia giudiziaria italiana ha permesso di contestare in un unico procedimento l'associazione mafiosa e l'associazione segreta aggravata dall'aver favorito la 'ndrangheta». Ipotesi accusatorie pesantissime, che fanno da architrave all'inchiesta che ha svelato un nuovo – e il più importante – livello della 'ndrangheta: il suo vertice segreto, "invisibile", ma straordinariamente efficace anche nel creare gli uomini più adatti a raggiungere i propri scopi. Strumenti "riservati" come il senatore Caridi, dal luglio scorso in carcere per associazione mafiosa e che da detenuto dovrà affrontare l'udienza preliminare.

GLI INDAGATI Insieme a lui, si dovranno presentare di fronte al gup per l'udienza preliminare quelli che la Dda ritiene i massimi vertici della struttura invisibile della 'ndrangheta, gli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, il braccio operativo del primo, il legale Antonio Marra, e il nipote del secondo, Dimitri, e il cugino acquisito, l'ex dipendente regionale Franco Chirico. Ma la Dda vuole a processo anche quelli che a vario titolo ritiene gli strumenti essenziali usati dalla cupola per infettare e governare la politica, l'economia e la società reggina.

DALLA REGIONE A POLSI Fra loro ci sono anche politici noti come l'ex sottosegretario regionale Alberto Sarra e l'ex consigliere provinciale, Demetrio Cara, potentissimi burocrati come il dirigente comunale Marcello Cammera, il giudice in pensione Giuseppe Tuccio e l'ex canonico di Polsi, don Pino Strangio entrambi accusati di far parte dell'associazione segreta messa in piedi dall'avvocato Romeo per più agevolmente condizionare vita politica, economica e sociale di Reggio e non solo. Medesima accusa che i magistrati contestano al presidente di Cittadinanza Attiva, Domenico Pietropaolo, per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio, come al cancelliere della Corte d'appello, Aldo Inuso, accusato anche di turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia e riciclaggio.

BUROCRATI, POLITICI E PROFESSIONISTI Insieme a lui, i pm hanno chiesto il processo per la moglie Maria Luisa Franchina, e per la figlia, Elena Mariaserena Inuso, per l'accusa rea di aver truccato l'esame di l'abilitazione alla professione di avvocato, grazie all'aiuto di due dipendenti del Tribunale di Reggio Calabria, Maria Antonietta Febbe e Andrea Santo Tortora, che come lei dovranno presentarsi di fronte al gup. Ma i magistrati vogliono il processo anche per l'ex vicepresidente di Fincalabra, Nuccio Idone, l'ultimo presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, l'ex assessore comunale Amedeo Canale, il professore Giovanni Pontari, il professore Antonio Rocco Zoccoli, Andrea Scordo, la giornalista Teresa Munari, l'avvocato Paola Colombini e il marchese Saverio Genovese Zerbi, tutti accusati di associazione segreta e altri reati.

IMPRENDITORI, TALPE E VECCHIE CONOSCENZE DELLA DDA Nutrito è anche il gruppo di imprenditori, noti e no, per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio. Di fronte al giudice per l'udienza preliminare, si dovranno presentare Emilio Angelo Frascati, Giuseppe Chirico, Gaetano Tortorella e il commercialista Natale Saraceno. Ma dovranno presentarsi davanti al giudice anche l'ex sindaco di Villa San Giovanni Antonio Messina e la presunta "talpa" del Tribunale, Maria Angela Marra Cutrupi, con il marito Domenico Nucera. I magistrati hanno poi chiesto il rinvio a giudizio per alcune vecchie conoscenze, già finite in più di un'indagine. Si tratta del pentito Roberto Moio, degli imprenditori Giuseppe Rechichi e Rosario Rechichi, come di Giovanni Zumbo, l'ex amministratore di beni confiscati, antenna dei servizi, condannato in appello come spione per conto dei clan e indicato da più di un collaboratore come uomo riservato del clan De Stefano.

L'ESERCITO DEGLI INDAGATI Ma a processo i pm vogliono anche Vincenzo Amodeo, Antonino Araniti, Domenico Aricò, Vincenzo Carmine Barbieri, Giovanni Cacciola, Carmelo Giuseppe Cartisano, Angela Chirico, Antonino Chirico, Domenico Chirico (cl. 88), Domenico Chirico (cl.86), Francesco Chirico (cl.44), Alessandro Delfino, Lorena Franco, Roberto Franco, Salvatore Primo Gioè, Pasquale Massimo Gira, Paolo Giustra, Giuseppe Iero, Domenico Marcianò, Anna Rosa Martino, Angela Minniti, Giovanni Sebastiano Modafferi, Bruno Nicolazzo, Antonino Nicolò, Alessandro Nicolò, Carmelo Salvatore Nucera, Giovanni Pellicano, Giancarlo Remo, Saveria Sacca, Michele Serra, Giuseppe Smeriglio, Domenico Stillittano, Mario Vincenzo Stillittano e Andrea Tortora.

Alessia Candito

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  • Occhiello

    La Dda chiede il rinvio a giudizio per 70 dei 73 indagati del maxiprocedimento che ha svelato la cupola della 'ndrangheta. Nessuna accusa per gli imprenditori Pino Benedetto, Andrea e Antonio Miceli. Davanti al gup gli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, don Pino Strangio, il giudice Tuccio, politici, burocrati, imprenditori, professionisti e uomini dei clan di Reggio

CATANZARO «Ho sperato fino all'ultimo momento che Mario Oliverio dimostrasse davvero un cambiamento di rotta, premiando la meritocrazia rispetto al rapporto personale. Invece la scelta, del tutto discrezionale, di sciogliere il Consiglio della Camera di Commercio di Catanzaro nominando un commissario di sua fiducia, il dottor Giorgio Sganga di Paola, anziché confermare il presidente uscente Paolo Abramo, conferma la volontà di Oliverio di occupare manu militari tutte le possibili caselle istituzionali, privilegiando le ragioni politiche a quelle di buona amministrazione». Lo dice la consigliera regionale di Forza Italia Wanda Ferro. «Senza voler mettere in dubbio le capacità professionali del dottor Sganga, che certamente sarà all'altezza del ruolo affidato, suscita amarezza e perplessità – prosegue Ferro – la decisione di non riconfermare Paolo Abramo alla guida dell'ente camerale, e che certo non difendo per ragioni di appartenenza politiche, essendo stato per ben due volte candidato con il Pd, alle elezioni politiche e alle elezioni regionali per la precedente legislatura. Mi sarei aspettata, rispetto a questa nomina, un segnale di discontinuità da parte di Oliverio, mentre alle enunciazioni di principio continuamente sbandierate nelle iniziative pubbliche seguono atti e provvedimenti perfettamente in linea con i metodi consolidati in decenni di regionalismo».
«La statura istituzionale di Paolo Abramo – continua la consigliera – è nota a tutti così come sono noti il suo senso del dovere, compiuto sempre con particolare rigore etico e morale ed il suo senso della moderatezza istituzionale, che gli ha permesso di guadagnare stima ed apprezzamento unanimi. Chiunque abbia letto anche semplicemente i giornali in questi anni ha potuto avere contezza di operazioni di massimo rilievo condotte da Paolo Abramo, nell'interesse del mondo economico-produttivo e, credo sinceramente, non soltanto di questo».
«La Città di Catanzaro – spiega Ferro – può ammirare ogni giorno la Sede storica dell'Ente camerale, acquisita totalmente liquidando le due consorelle di Crotone e di Vibo, immediatamente dopo aver rimesso in sesto i conto deficitari dell'Ente ereditato. Una sede che tutti conosciamo quella che ospita gli uffici camerali, e che spicca oltre che per valore estetico, anche e soprattutto per solidità economica. Stessa impronta di trasparenza e solidità ha dato sotto la sua presidenza al sistema camerale regionale, con la creazione della prestigiosa sede di Unioncamere a Lamezia Terme, e la conduzione di una esemplare operazione di immagine e di costruzione di autorevolezza prima sconosciute».
«Come dimenticare, soprattutto, il risanamento del debito di molte decine di miliardi di vecchie lire a carico di una delle partecipate di valore maggiormente strategico della regione, ovvero il Comalca: un debito elefantiaco, che nessuno pensava potesse rimarginarsi, appianato grazie a capacità e meriti indubbiamente riconducibili alla sua straordinaria abilità istituzionale e tecnica. Una struttura che vanta oggi conti in attivo e produzione di utili aziendali, unica superstite fra le altre sorte con la stessa mission e che hanno dichiarato fallimento nelle altre province della regione. Per non parlare dei titoli dei giornali negli anni più duri della crisi economica, che titolavano: "Un milione di euro alle imprese dalla Camera di Commercio di Catanzaro". Operazioni, quelle condotte a favore del sistema delle garanzie per le imprese, di straordinario impatto sul territorio».
«A fronte di tanti risultati e di tale portata – è la considerazione conclusiva di Wanda Ferro –, non trova alcuna ragionevole motivazione la scelta di Oliverio di rinunciare alle capacità indiscutibili di Paolo Abramo e del suo patrimonio di conoscenza e competenza, in un momento di delicata transizione per l'ente camerale, per metterci sopra le proprie mani attraverso un professionista certamente valido, ma che proviene da un'altra realtà territoriale e che certo non può essere altrettanto addentrato nella realtà economica ed istituzionale della provincia di Catanzaro rispetto a chi, come Paolo Abramo, la vive quotidianamente e la conosce in maniera approfondita: fattore essenziale per dare reali ed efficaci risposte ad un territorio che vive una situazione difficile, e che non può permettersi periodi di praticantato».

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    La consigliera regionale attacca il governatore dopo la mancata riconferma di Abramo alla guida dell'ente. «Vuole occupare manu militari tutte le possibili caselle istituzionali, privilegiando le ragioni politiche a quelle di buona amministrazione»

LAMEZIA TERME In attesa del congresso nazionale, che si terrà ad aprile, il nuovo movimento politico di centrodestra creato da Raffaele Fitto, Direzione Italia, fa tappa in Calabria, accolto a Lamezia Terme dai rappresentati del gruppo consiliare Lamezia Unita che sostiene ed è parte fondante di Direzione Italia. «Abbiamo un elemento importante che ci ha fatto ritrovare subito con gli amici di Lamezia Unita e col capogruppo in consiglio comunale, Luigi Muraca, ossia la competenza e la qualità della proposta politica. Fitto, di origine pugliese, ritiene che vi sia un tendenza da invertire nel Mezzogiorno: «uscire dalla logica piagnona del rivendicare maggiori risorse e porsi il problema di come spendere quelle che già ha».
«Da parlamentare europeo – prosegue Fitto – dico solo una cosa: noi abbiamo, dal 2014 al 2020, una programmazione che riguarda tutte le regioni del Mezzogiorno d'Italia. Dopo quasi tre anni di avvio di questa programmazione, a differenza di ciò che accade negli altri Paesi, non sono stati spesi nemmeno pochi euro in nessuna delle regioni». Per quanto riguarda il centrodestra, la ricetta per riprender quota porta le parole d'ordine responsabilità, serietà, competenza e coerenza. «È indispensabile rimettere ordine nel centrodestra. Per questo siamo sostenitori di una regola, quella di dare la parola ai cittadini. Noi non possiamo immaginare un centrodestra unito nel chiuso di una stanza in accordi fra leader politici. Quello che è stato fatto nelle ultime elezioni amministrative ci ha portato a perdere regolarmente in tutte le grandi città in Italia. Ecco perché noi siamo sostenitori della tesi delle primarie, regole chiare precise, non primarie fatte in modo artigianale, ma avere come centralità la partecipazione del cittadino», ha detto Fitto. Incardinando il discorso su questioni calabresi, Luigi Muraca non ha esitato a definire l'amministrazione regionale «una fiera dell'ipocrisia».
Dai fondi per il rischio idrogeologico che non arriveranno in Calabria perché la Regione non ha partecipato alla conferenza Stato-Regioni, alle continue diatribe che il governatore Mario Oliverio instaura con il commissario alla Sanità Massimo Scura che hanno il solo risultato di penalizzare il sistema sanitario regionale, per finire con gli enti in house delle Regione, come Fincalabra o la fondazione Terina che che sono rette da commissari vicini alla pensione. Secondo Muraca il governo regionale è imprigionato in una lesiva «logica del burocratese». «Una proposta alternativa – ha concluso Muraca – è necessaria».

Alessia Truzzolillo

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    L'eurodeputato Fitto presenta il suo movimento politico per «rimettere ordine nel centrodestra». E per contrastare la «fiera dell'ipocrisia» alla Regione. Luigi Muraca sarà il referente in Calabria

Giovedì, 09 Febbraio 2017 19:58

«Quel lodo arbitrale è legittimo»

L'esplicito riferimento alla struttura da me rappresentata inserita in articolo di oggi intitolato «gli 800 mila alla clinica nonostante il no della dirigente», mi dà l'occasione di fare un po' di chiarezza sul caso specifico con qualche commento anche sul piano generale, sperando nella pubblicazione.
La S. Luca ha ritenuto di aver diritto al pagamento di alcune prestazioni erogate nel 2007. E' improprio definirlo "extrabudget" ma va bene anche la semplificazione giornalistica.
L'Asp ha ritenuto di non doverle pagare. Oggi scopriamo che la decisione di non procedere a tale pagamento è dovuto al "consiglio" di una dirigente.
Bene. Cosa si fa normalmente in questi casi?
Si ricorre agli istituti previsti dall'ordinamento giudiziario o si individua qualcuno "sensibile" e si paga magari una tangente per ottenere il pagamento?
Noi abbiamo scelto – come sempre – la prima linea di condotta: abbiamo promosso un lodo arbitrale, come peraltro previsto nel contratto redatto dalla Regione Calabria e sottoscritto dalla Asp.
Il lodo arbitrale, per chi non lo sapesse non è un piano per estorcere pagamenti non dovuti, ma un istituto giuridico previsto dall'ordinamento della Repubblica Italiana: si compone un collegio di tre abitri (due nominati dalle parti, il terzo di comune accordo o nominato dal Presidente del Tribunale), si assicura il contraddittorio, si valutano le prove, si ragiona in diritto, si prende una decisione e si pubblicano le motivazioni.
E così è stato nel caso.
A questo punto l'Asp avrebbe potuto, o forse avrebbe dovuto pagare.
Invece – probabilmente sempre sotto consiglio della dirigente – ha ritenuto di non pagare facendo appello. Era nel suo diritto, anche se intanto gli interessi continuavano a salire.
Noi abbiamo preso atto ed abbiamo atteso la decisione del giudice dello Stato, cioè la Corte d'Appello di Catanzaro.
Che ci ha dato ragione, condannando nuovamente l'Asp al pagamento di tutto, più interessi e pesanti spese legali.
Che ha dovuto pagare.
Fine della storia.
Chi ha posto in essere l'abuso?
Chi ha provocato il danno?
La Casa di cura che ha rivendicato il proprio diritto nelle forme e nelle sedi previste dalle nostre leggi ottenendo ripetuti riconoscimenti?
Oppure:
a) la dirigente che magari ha fornito un consiglio evidentemente errato ?
b) l'Asp che non ha ritenuto di pagare nonostante le ripetute diffide ?
c) l'Asp che non ha pagato dopo la decisione arbitrale ?
d) l'Aso che ha fatto appello alla decisione arbitrale senza cautelarsi almeno con un pagamento che avrebbe bloccato gli interessi?
L'auspicio è che la Corte dei Conti proceda ad accertare le responsabilità evidenti in questi abusi che provocano danno erariale in pregiudizio di tutti i cittadini per gli interessi pagati e che si sarebbero potuti evitare con un tempestivo adempimento.
Eppure – incredibilmente – nel pezzo pubblicato ieri si osserva in conclusione, che forse si sarebbe dovuto tenere "nel giusto conto" il consiglio della dirigente. Senza alcun rispetto per il collegio arbitrale e per i giudici della Corte d'Appello di Catanzaro.
Ecco, in questo forse c'è il malessere del nostro tempo: molta attenzione alle superficiali affermazioni purché accarezzino il verso populista e nessun approfondimento o senso dello Stato di diritto.

Maria Teresa Concordia
Legale rappresentante
Casa di Cura S. Luca

Alla legale rappresentante della casa di cura non sfugge il punto, cioè il rischio di danno erariale, ma sfugge un passaggio. Facciamo chiarezza. A ritenere che, forse, non si sia tenuto «nel giusto conto» il parere della dirigente non è il Corriere della Calabria ma la stessa manager che aveva detto "no" all'extrabudget (continuiamo con la semplificazione giornalistica, essendo giornalisti). Quella dirigente, infatti, ha proceduto presso l'Asp con un accesso agli atti per capire se la sua nota sia stata presa in considerazione dalla burocrazia sanitaria cosentina nello svolgimento del procedimento. Questo perché, ovviamente, non vuole pagare per eventuali errori (o omissioni) di altri. La premessa del suo ragionamento, dunque, (e cioè che l'Asp abbia agito su "consiglio" di una dirigente) non è così certa. Lo verificherà la Corte dei conti. Sui lodi arbitrali dell'Asp di Cosenza, poi, non si sono accesi nel corso degli anni soltanto gli obiettivi dei giornalisti. Segno che qualche dubbio è lecito coltivarlo. E non sulla base di populismi immaginari. Ci basiamo sui fatti: bastano e avanzano. (ppp)

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    La risposta della legale rappresentante della clinica “San Luca”: «L’Asp si è opposta basandosi sul parere di una dirigente». Ne siamo proprio sicuri?

COSENZA L'Asp di Cosenza ha un nuovo dipendente a tempo indeterminato. È un nefrologo e arriva dall'Azienda ospedaliera bruzia dopo una procedura di mobilità volontaria. Il caso vuole, però, che il suo nome non sia quello di un "anonimo" medico cosentino. Il dottore trasferito dalla sanità ospedaliera a quella territoriale è Vincenzo Martire, marito di Silvana Ferrentino. E sempre il caso vuole che Ferrentino sia la giudice che ha riconosciuto al direttore generale dell'Asp Raffaele Mauro la causa di servizio per la sua depressione. È successo il 27 novembre 2015: circa un mese più tardi, Mauro viene nominato dal governatore Oliverio al vertice della sanità cosentina. Quella pronuncia ha portato l'Azienda bruzia sulle colonne del Corriere della Sera e aggiunto un tassello al mosaico che restituisce lo scontro in atto sulla sanità cosentina.
L'assunzione è la conclusione di un lungo percorso. Da tempo Martire spera di essere trasferito. Professionalmente non è un "salto" di poco conto: l'ospedale ha orari rognosi, turni di notte, ritmi più stressanti. Il "territorio", come lo chiama chi si occupa di salute, permette di gestire meglio i ritmi della propria vita, rappresenta una dimensione lavorativa più umana.
Il nefrologo cosentino compie un primo passo grazie alla delibera numero 1658 dello scorso 21 ottobre. È stata pubblicata al momento giusto per fare pendant con la sentenza che ha proiettato il direttore generale sul Corsera – e in mezzo a una tempesta burocratica della quale si occupa anche la Procura di Cosenza. Premessa: è tutto legittimo. L'Asp viene autorizzata dalla Regione «a coprire, tra gli altri, un posto di dirigente medico di nefrologia vacante e disponibile presso il distretto Tirreno». Per occupare quella postazione viene indetto «un avviso di mobilità regionale e interregionale per titoli e colloquio tra Aziende ed enti del Servizio sanitario regionale», pubblicato sul sito internet aziendale: scade qualche giorno dopo Ferragosto. Rispondono in due: Vincenzo Martire un medico che arriva da un'altra regione. Si dà precedenza alle domande di mobilità regionale: Martire diventa, così, l'unico candidato. La nomina è automatica: il medico lascia l'ospedale e diventa un costo aggiuntivo per l'Asp che lo assume: «L'onere finanziario derivante dal presente provvedimento ammonta presumibilmente a 74mila euro oltre Irap e oneri sociali e previdenziali». La sanità territoriale si "gonfia" un po', ma l'Ao di Cosenza dà l'ok all'operazione: dice di poter cedere Martire ma, allo stesso tempo, chiede di poterlo sostituire con un dottore precario. 
Il bando spedisce Martire sul Tirreno. Ma fonti di quel distretto spiegano che lì il medico non ha mai lavorato: è stato trasferito a Lungro, ma dagli atti ufficiali dell'Azienda sanitaria la destinazione effettiva non risulta. Quello che risulta – e genera un certo chiacchiericcio – è il suo legame con il giudice che ha sentenziato sul caso della depressione del dg.
Con l'atto firmato da Raffaele Mauro risulta una cosa in più: il medico sarà assunto a tempo indeterminato a partire dal prossimo 16 febbraio. Il lungo percorso per "evadere" dalla sanità ospedaliera è finito. (ppp)

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    È a tempo indeterminato il trasferimento del nefrologo sposato con il magistrato che ha sentenziato sul caso del direttore generale. Dal 16 febbraio Martire lascerà definitivamente l'ospedale

ROMA La sola ricerca di informazioni on-line su come addestrarsi a fare il "foreing fighter" pronto a compiere stragi e attentati, non basta per applicare la custodia cautelare in carcere - con l'accusa di terrorismo internazionale - a chi acquisisce questo tipo di notizie perché altrimenti si limiterebbe la libertà di pensiero garantita dall'art. 21 della Costituzione. Tuttavia bastano pochi altri indizi, anche progetti non andati a "buon fine", per tenere in cella chi naviga spesso su siti "jihadisti" che inneggiato al massacro degli infedeli e spiegano come diventare un buon "lupo solitario". Lo sottolinea la Cassazione confermando la detenzione per Hamil Mehdi, il giovane marocchino di 25 anni arrestato nel gennaio del 2016 in Calabria dall'antiterrorismo di Cosenza.
Il processo con rito abbreviato nei suoi confronti comincerà il 6 aprile. Nel respingere il ricorso del difensore di Mehdi contro l'ordinanza con la quale il Tribunale di Catanzaro nel febbraio dello scorso anno aveva convalidato la custodia, la Cassazione concorda con il legale «che ha ragione nel ricordare che la norma non sanziona la mera acquisizione personale di informazioni, condotta di per sé lecita e garantita dalla Costituzione, bensì l'utilizzo che di queste viene fatto da parte del cosiddetto lupo solitario, per porre in essere comportamenti supportati dalla finalità terroristica, secondo il modello del cosiddetto pericolo concreto».
Per quanto riguarda Mehdi, la Suprema Corte - con la sentenza 6061 depositata oggi dalla Quinta sezione penale - ha ritenuto comportamenti a rischio di terrorismo il fatto che l'uomo avesse tentato di entrare in Turchia nel luglio 2015 e fosse stato respinto all'aeroporto di Istanbul dalle autorità turche e la circostanza che il suo cellulare era in contatto con un numero belga a suo volta collegato con l'utenza in uso a un magrebino che nell'agosto successivo sarebbe stato arrestato in Francia a bordo di un treno con armi ed esplosivi. Queste circostanze, unite alla "navigazione" per l'auto-addestramento e al collegamento con siti dove venivano mostrate crudeli esecuzioni di "infedeli", il crollo delle Torri Gemelle e via dicendo, sono state giudicate dalla Cassazione sufficienti a convalidare il carcere nei confronti di Mehdi che è stato difeso dall'avvocato Francesco Iacopino che ha dato "filo da torcere" ai supremi giudici che hanno esaminato questo caso richiamando le precedenti decisioni sui "simpatizzanti" jihadisti.

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    Confermata la detenzione per Hamil Mehdi, arrestato nel gennaio 2016. Per i giudici non basta la ricerca online per fare il foreign fighter, ma servono pochi altri indizi

Giovedì, 09 Febbraio 2017 18:48

Attivo il nuovo Intercity Reggio-Taranto

CATANZARO L'assessorato regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti rende noto che da oggi è possibile visualizzare sui sistemi di vendita Trenitalia il nuovo servizio ferroviario Intercity tra Reggio Calabria e Taranto, recentemente annunciato, attivo a partire dal prossimo 12 febbraio e che prevede l'introduzione di una coppia di corse che viaggerà in direzione nord la mattina (IC 564/565 con partenza da Reggio Calabria centrale alle 7.34 e arrivo a Taranto alle 14.13) e in direzione opposta al pomeriggio (IC 566/567 con partenza da Taranto alle 13.07 e arrivo a Reggio Calabria centrale alle 20.05). Inoltre – informa una nota dell'ufficio stampa della giunta regionale -, l'assessore Musmanno comunica che, per tale servizio, sarà possibile, per i soli possessori di abbonamento regionale Trenitalia, viaggiare senza costi aggiuntivi. Tale iniziativa, promossa dalla giunta regionale e in particolare dall'Assessorato alle Infrastrutture, va nell'ottica di favorire l'integrazione tra servizi ferroviari nazionali e regionali. L'assessore Musmanno, a tale proposito, esprime forte soddisfazione. «Si tratta – afferma - di un'importante iniziativa che auspichiamo sarà apprezzata dai tanti utenti abituali dei servizi ferroviari regionali che, in possesso di abbonamento, viaggiano sulla linea jonica. Va ringraziata l'azienda Trenitalia per aver accolto le nostre richieste tempestivamente, dal primo giorno di introduzione, del nuovo collegamento Intercity sulla linea jonica tra Reggio e Taranto».
Il risultato raggiunto migliora la sostenibilità del servizio regionale ferroviario e garantirà auspicabilmente un incremento del numero di abbonati regionali Trenitalia con conseguente aumento delle performance del sistema della mobilità su ferro.

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    Una coppia di corse giornaliere a partire dal 12 febbraio. Musmanno: «Un'iniziativa importante»

SPADOLA Vicenda dai risvolti inquietanti quella che si sarebbe registrata nel primo pomeriggio di oggi, a Spadola, dove un 46enne del luogo Giuseppe Zangari, commerciante, sarebbe stato costretto, pare da due persone col volto travisato, ad ingerire una bottiglia di pesticida per colture agricole, molto nocivo. Zangari sarebbe stato costretto ad ingerire il prodotto sotto minaccia, dunque, da parte di persone al momento non identificate che avrebbero agito con in mano un'arma per poi darsi alla fuga. Il commerciante dopo aver ingerito il prodotto si è accasciato al suolo, accusando forti dolori addominali. I sanitari del pronto soccorso, arrivati sul luogo della vicenda, hanno poi disposto il trasferimento d'urgenza di Zangari all'ospedale di Locri. La dinamica precisa dei fatti resta ancora da definire. E in paese, ovviamente, si pensa a un collegamento del fatto con la scomparsa di Bruno Lacaria, il commercialista 52enne che da ieri mattina ha fatto perdere ogni traccia. In effetti, proprio Zangari potrebbe essere stato uno degli ultimi a incontrare Lacaria prima che quest'ultimo sparisse.

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    L'episodio inquietante a Spadola. Un commerciante ha ingerito una bottiglia di un prodotto molto nocivo. Si ipotizza un collegamento con la vicenda del commercialista scomparso

REGGIO CALABRIA Falsa partenza per l’udienza preliminare del procedimento Rimborsopoli, che alla sbarra vede 26 fra politici e loro collaboratori, accusati di aver gestito in maniera quanto meno privata e personale i fondi pubblici destinati all'attività dei gruppi del consiglio regionale. A causa di diversi difetti di notifica che hanno reso nulla la richiesta di rinvio a giudizio per Nicola Adamo, difeso da Ugo Celestino e Fabio Viglione, oggi sostituiti dall’avvocato Giunta, e Domenico Talarico, assistito dagli avvocati Massimiliano De Rose e Lucia Clausi, l’udienza è stata rinviata al prossimo 30 marzo. Una seconda udienza è stata invece fissata per il 6 aprile, per esaurire nel più breve tempo possibile la discussione come chiesto dal procuratore aggiunto Gaetano Paci.

STRALCIATE LE POSIZIONI DI ADAMO E TALARICO Le due posizioni sono state stralciate e gli atti rinviati alla Procura per i necessari adempimenti. Nel caso di Adamo, a saltare è stata la notifica della conclusione delle indagini preliminari, ragion per cui l’ex consigliere regionale non ha potuto chiedere di essere interrogato o presentare memorie difensive entro i 20 giorni previsti dal codice. Nel caso di Talarico invece, la richiesta di essere sentito dai pm è stata disattesa e l’ex consigliere non è mai stato convocato in procura per rendere dichiarazioni. Circostanze probabilmente dettate da disguidi burocratici che hanno reso nulla la richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti, ma che potrebbero essere sanate da qui al 30 marzo. Per quella data il gup Adriana Trapani ha riconvocato i legali dei 24 indagati, che in quella sede potranno presentare le eventuali eccezioni preliminari o fare le consuete richieste di rito. Più di uno dei legali del nutrito collegio difensivo degli ex consiglieri regionali ha annunciato di avere molto da eccepire nel metodo e nel merito sulle contestazioni mosse ai rispettivi assistiti, per questo il giudice ha già chiesto agli avvocati di depositare le eccezioni in forma scritta.

LE ACCUSE PER I 24 INDAGATI Finiti sotto accusa con contestazioni molto diverse, a rischiare il processo sono 26 fra ex consiglieri regionali e assistenti. Fra loro ci sono anche i deputati dem Ferdinando Aiello, Bruno Censore e Demetrio Battaglia, e il senatore Giovanni Bilardi, con il suo assistente personale, Carmelo Trapani. Ma i vogliono il processo anche per l'ex presidente di Regione Calabria, Agazio Loiero (Autonomia e diritti), l'ex segretario questore del consiglio regionale, Giovanni Nucera (Udc, poi Ncd)e gli ex consiglieri Pasquale Tripodi (Centro Democratico), Alfonso Dattolo (Udc), Alfonsino Grillo (Scopelliti Presidente, poi Ncd), Giuseppe Bova (Pd), Nicola Adamo (Pd), Emilio De Masi (Idv), Domenico Talarico (Idv), Sandro Principe (Pd), Pietro Amato (Pd), Mario Franchino (Autonomia e diritti, poi Pd), Mario Maiolo (Pd), Carlo Guccione (Pd), Antonio Scalzo (Pd), Francesco Sulla (Pd). Al plotone si aggiungono anche Vincenzo Ciconte, Giovanni Raso e Candeloro Imbalzano, per i quali la Procura aveva avanzato richiesta di archiviazione, rispedita al mittente dal gip, che per loro ha ordinato l'imputazione coatta. In più, i magistrati hanno chiesto il processo anche per l'assistente amministrativo Giovanni Trapani, come per Diego Fedele, il figlio dell'ex assessore regionale ai Trasporti finito ai domiciliari nell'ambito della stessa inchiesta e già a giudizio con rito immediato. Un vero e proprio esercito di politici, cui sono da aggiungere l'ex assessore regionale ai trasporti Nino De Gaetano (Pd), e il suo predecessore nell'incarico Luigi Fedele, spediti a giudizio immediato e da mesi impegnati a difendersi di fronte al Tribunale di Reggio Calabria.

«INCHIESTA INTEGRA» Nonostante nel tempo gli imputati abbiano tentato di chiarire, con interrogatori o con memorie difensive, l'uso delle somme che per l'accusa sarebbero state indebitamente utilizzate, a detta dell’accusa il quadro si presenta sostanzialmente integro. E sconfortante.

LA CASSAZIONE SU AIELLO Tra gli indagati, Ferdinando Aiello, aveva incassato nei mesi scorsi una pronuncia favorevole da parte della Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio i provvedimenti a suo carico, riconoscendo come illegittimo il sequestro di beni (poco più di 40 mila euro) operato nei suoi confronti a giugno dello scorso anno. «Laddove il Tribunale di Reggio Calabria confermi il provvedimento – scrivono i giudici della Cassazione –, motivi adeguatamente, chiarendo se e quali spese fuoriescano dall'ambito di scelta riconosciuto dall'ente, tenuto conto della normale autonomia gestionale delle amministrazioni interessate nella scelta delle dotazioni di vario genere, per poi individuare gli indici che consentono di qualificare i fatti come peculato». Secondo gli ermellini i giudici del Tribunale di Reggio Calabria che non hanno tenuto conto della corposa memoria presentata dai legali di Aiello, gli avvocati Antonio Mazzone e Saverio Sticchi Damiani, «è risultato che, invece, si trattava di una memoria con risposte ben specifiche alle contestazioni mentre la documentazione prodotta, come riferito nel ricorso, era diretta a dimostrare la regolarità delle spese e, in alcuni casi, degli errori materiali degli inquirenti». Nella sentenza i giudici scrivono: «Nella sintesi finale (si riferisce al provvedimento di sequestro del Tribunale di Reggio Calabria, ndr), a parte la tautologica affermazione che le spese personali non ricollegate alla attività politica nel partito costituiscono peculato, non si offre alcun altro elemento di valutazione per comprendere quali siano, tra le spese fatte, quelle effettivamente non consentite. Si precisa soltanto che gli inquirenti giungono a contestare la "qualità" delle spese in base a quanto (ritengono) sia la giusta dotazione, nelle sedi dei gruppi, di complementi di arredo, di periferiche, di computer eccetera ma, senza alcun'altra specificazione, si comprende chiaramente che si va a sindacare attività che rientrano nelle scelte - buone o cattive, non è questione di interesse in sede penale - del consiglio regionale e dei suoi organi». Gli ermellini hanno “girato” la decisione al Tribunale del riesame, chiedendogli di esprimersi alla luce delle nuove evidenze. Un’attesa che va avanti dal 13 ottobre dello scorso anno. Aiello, in sostanza, attende che il Tdl si (ri)determini sulla sua posizione, almeno apparentemente alleggerita dalla Cassazione, mentre il gup deve prendere una decisione sul suo rinvio a giudizio.  

Alessia Candito
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  • Occhiello

    Falsa partenza per l'udienza preliminare del procedimento che coinvolge 26 tra politici e collaboratori. Nulle, per alcuni difetti, la richiesta di rinvio a giudizio per i due ex consiglieri regionali. La pronuncia della Cassazione su Aiello, che attende il responso del Tdl

Giovedì, 09 Febbraio 2017 17:09

Ricadi, trovato un arco in marmo dell'Ottocento

RICADI Nel corso della giornata di mercoledì i carabinieri della Stazione di Spilinga, a seguito di prolungate indagini, hanno rinvenuto un arco in marmo, scolpito a mano, risalente alla fine dell'Ottocento e di cui è stata denunciata la sottrazione nei giorni scorsi. Il manufatto, infatti, posto all'ingresso di una abitazione sita in Ricadi e del valore di circa quindicimila euro, nella giornata del 7 febbraio, è stato asportato da ignoti malfattori approfittando dell'assenza del proprietario. I militari, immediatamente dopo la denuncia, hanno avviato capillare attività di ricerca che ha consentito di rinvenire l'antico arco, abilmente occultato, nella periferia del comune costiero. L'arco, a conclusione degli opportuni accertamenti, è stato infine restituito al legittimo proprietario.

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  • Occhiello

    Vale circa 15mila euro ed era "sparito" nei giorni scorsi. È stato restituito al proprietario

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