Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

CATANZARO Può capitare di tutto al Corap, persino che un dipendente venga trascinato in tribunale perché chiede il pagamento degli stipendi arretrati. La storia ha per protagonista Salvatore Carmelo Spanò, ex dipendente dell’Asireg, il Consorzio per lo sviluppo industriale di Reggio Calabria confluito da circa un anno, con gli altri quattro enti provinciali, nel Corap. La sezione Lavoro del tribunale di Reggio, con un decreto ingiuntivo, nel marzo 2013 ha imposto all’Asireg il pagamento di 14 mensilità arretrate a favore di Spanò, per un totale di circa 16mila e 500 euro, più 540 di spese. La pratica, con lo scioglimento del Consorzio provinciale, è quindi passata al Corap e all’attenzione del suo commissario straordinario, Rosaria Guzzo, che ha deciso di opporsi al decreto ingiuntivo del tribunale. E quindi di non riconoscere in via automatica il credito vantato da Spanò in virtù del lavoro svolto all’Asireg. Allo stesso tempo, però, il commissario ha affidato la gestione della causa all’avvocato Maria Francesca Linori Marelli, del foro di Cosenza, per un onorario da calcolare, «attenendosi ai valori minimi», in base al decreto ministeriale 55 del 2014 (che determina i parametri per la liquidazione dei compensi per i legali), per lo scaglione di riferimento da 5.200 a 26mila euro. 

GLI ALTRI PARADOSSI È solo l’ultimo dei molti paradossi registrati da quando il Corap è nato. Spanò, infatti, non è l’unico dipendente a rivendicare il pagamento degli stipendi arretrati. Nella sua stessa condizione ci sono altri 40 lavoratori ex Asireg, che vantano un credito complessivo che ammonta a circa 2 milioni di euro. A un anno dalla nascita del consorzio unico, non è stato ancora trovato un modo per saldare le loro legittime spettanze. Di soldi per pagare consulenti esterni e per celebrare il futuro del Corap, invece, ne sono stati rastrellati eccome. Basti pensare ai 16.700 euro spesi per raccontare – lo scorso aprile, al Centro agroalimentare di Lamezia Terme – “Percorsi e prospettive” del Corap. Una convention - alla quale, oltre a Guzzo, hanno preso parte anche l’assessore Carmen Barbalace e i vertici dello sviluppo industriale regionale - che aveva il chiaro scopo di comunicare la svolta virtuosa di un consorzio nato dalle ceneri dei disastrosi e indebitati enti provinciali.
Di recente, il Corap ha anche assegnato una consulenza di 20mila euro allo studio Cocconi&Cocconi, affinché verifichi la sussistenza dei requisiti per intraprendere «l’azione di responsabilità» nei confronti degli "agenti contabili" che, dal 2010 in poi, hanno gestito il consorzio di Reggio. Peccato che quel danno erariale fosse già stato accertato da un tribunale, con tanto di sentenza di condanna in primo grado per gli ex presidente e direttore generale.

CONSULENZE Quando si tratta di consulenti, Guzzo non bada a spese. Come nel caso di Michelangelo Bagnato, chiamato alla corte del consorzio per «lo studio e la predisposizione di una proposta di statuto e dei regolamenti necessari per il funzionamento del neo costituito ente». Un lavoro a breve scadenza, in teoria. Invece il contratto iniziale di tre mesi  (per un compenso di 6mila euro) è stato prorogato senza un riferimento temporale preciso. L’unica cosa certa sono i 2mila euro al mese che incasserà Bagnato. 
Il Corap dispone inoltre di due legali interni e di 4 amministrativi, ma il commissario ha comunque preferito creare una short list di professionisti «alla quale attingere per l'eventuale necessità di procedere al conferimento di incarichi di difesa e domiciliazione dell'ente esterni all'ufficio legale dell'ente stesso». E alle consulenze il Corap ha fatto ricorso anche nell’estate 2016, con due incarichi affidati all’avvocato Alessia Barca e a Francesco Niccoli. Compenso: 10mila euro ciascuno. Altre spese hanno poi riguardato l’acquisto di una stampante multifunzione, di 7 pc e 3 notebook (11mila euro) e la creazione del nuovo portale web, per il quale è stato autorizzato un pagamento di 28mila e 500. Ai dipendenti niente, finora. E, visti i rischi, forse è bene che non protestino troppo.

Pietro Bellantoni
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Bilancio, il Comune di Reggio rischia lo scioglimento?

Martedì, 23 Maggio 2017 16:22 Pubblicato in Politica

REGGIO CALABRIA Il consiglio comunale di Reggio rischia un nuovo scioglimento? Stavolta la mafia non c’entra: i guai sono di natura economica. Anzi, meglio: riguardano le procedure con cui la maggioranza del sindaco Giuseppe Falcomatà si avvia ad approvare il bilancio consuntivo 2016. Lo scorso 5 maggio il prefetto Michele di Bari aveva inserito Reggio nella lista dei 61 Comuni diffidati per non aver approvato il rendiconto di gestione entro i termini stabiliti, cioè il 30 aprile. Tempo concesso per rimediare: 20 giorni. La Prefettura aveva quindi anche nominato due commissari ad acta con l’incarico di procedere all’approvazione dello schema di rendiconto della gestione. «In caso di eventuale e ulteriore inadempienza da parte degli organi comunali – questo l’ammonimento dell’organo territoriale di governo –, si riterrà perfezionata la fattispecie che prevede l’avvio della procedura di scioglimento degli enti». Grosso guaio, insomma. A cui Falcomatà e i suoi hanno cercato di porre rimedio convocando il consiglio per oggi, per poi aggiornarlo a domani per via della mancanza del numero legale. E siamo al 24 maggio. A conti fatti il countdown concesso dalla Prefettura scadrà il 25. Ma non sta qui il problema vero. Con ogni probabilità, domani il centrosinistra avrà i numeri per approvare il bilancio e tirare un sospiro di sollievo. Sarà così scongiurato il rischio commissariamento? Solo nel caso in cui l’ok al testo non venga dichiarato nullo. È proprio questo il nervo scoperto di Falcomatà. Diversi consiglieri comunali giurano di non aver ricevuto in tempo utile la delibera di giunta sul bilancio e i relativi allegati. Non è un particolare da poco: sia il Testo unico sugli enti locali, sia il Regolamento di contabilità del Comune di Reggio, prevedono che la giunta presenti la “manovra” ai consiglieri comunali entro un termine «congruo», fissato in 20 giorni prima della sua approvazione definitiva. A quanto pare, invece, i membri dell’assemblea di Palazzo San Giorgio non avrebbero ricevuto alcuna notifica, se non negli ultimi due giorni. Cioè fuori tempo massimo. Un blackout nelle procedure che, se accertato, potrebbe anche determinare l’annullamento del voto sul bilancio. A quel punto Falcomatà potrebbe non avrebbe più alcun margine di tempo per rimediare. 

LE REAZIONI «Sabato mattina sono riuscito ad avere per via informale solo gli allegati al bilancio. Ancora adesso non esiste una delibera di proposta sul bilancio 2016 da parte della giunta», spiega il consigliere del Nuovo centrodestra Pasquale Imbalzano. Per domani, intanto, è prevista una conferenza stampa in cui tutte le forze di centrodestra chiariranno la loro posizione in merito alle presunte violazioni della giunta Falcomatà. Probabile che, alla fine, la minoranza scelga di non partecipare ai lavori. «In aula denunceremo chiaramente l’errore, il bilancio è nullo in via oggettiva. Sarà la Prefettura a controllare le scadenze di un atto che rischia di essere invalidato, con l’effetto automatico dello scioglimento del Consiglio», aggiunge Imbalzano. Che non appare comunque stupito da questo modus operandi: «Da tempo si approvano delibere in giunta che poi vengono tenute in un cassetto: è una pratica pessima dal punto di vita della trasparenza. E tutto questo ha un significato politico: delle regole fanno quello che vogliono». 
«Questa maggioranza – calca la mano anche Massimo Ripepi, consigliere di Fratelli d’Italia – si è caratterizzata per i ritardi nelle procedure. Per loro è una prassi, sono incapaci di portare a termine le cose. Che i consiglieri non possano esercitare le loro funzioni è un fatto gravissimo». 
Sulla questione è intervenuta anche la deputata del M5S Federica Dieni: «Il Comune di Reggio Calabria rischia un nuovo scioglimento a causa dell’incompetenza di un sindaco e di una maggioranza di centrosinistra incapaci di rispettare le più semplici prescrizioni di legge. Siamo, insomma, al cospetto di un dilettantismo politico disarmante, ancor più grave se si considera che a farne le spese sono come sempre i cittadini che, dopo l’onta dello scioglimento per mafia del consiglio comunale, ora potrebbero essere costretti ad assistere a un nuovo tsunami amministrativo».
Ernesto Siclari e Franco Germanò, rispettivamente commissari provinciale e cittadino del Movimento nazionale - Per la sovranità, si rivolgono direttamente alla minoranza di centrodestra: «Faccia finalmente sentire la propria voce, la città si aspetta che venga chiesto il rinvio della seduta del consiglio comunale, con tutte le conseguenze decisionali da parte del prefetto, o che si assumano iniziative presso le autorità competenti affinché la legalità possa tornare a governare le stanze di Palazzo San Giorgio e la parola possa tornare ai cittadini».

Pietro Bellantoni
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Trasporto pubblico locale, ok ai servizi minimi

Martedì, 23 Maggio 2017 15:31 Pubblicato in Politica

REGGIO CALABRIA La quarta commissione “Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’Ambiente”, presieduta dal consigliere Domenico Bevacqua, ha espresso, nel corso della sua seduta odierna, all’unanimità parere favorevole alla determinazione del livello dei servizi minimi (art. 16 D.Lgs 422/1997; art. 5 della l.r. 35/2015). 
Presente ai lavori, l’assessore alle Infrastrutture Roberto Musmanno ha spiegato come «il livello dei servizi minimi del trasporto pubblico locale definisca il livello essenziale delle prestazioni, in termini quantitativi e qualitativi, collocandosi perfettamente all’interno delle linee guida e degli obiettivi definiti dal Piano regionale dei Trasporti. Si tratta – ha aggiunto l’assessore – di quei servizi sufficienti a soddisfare la domanda di mobilità dei cittadini tenendo conto di alcuni parametri: l’integrazione tra le reti di trasporto, il pendolarismo scolastico e lavorativo, la fruibilità dei servizi da parte degli utenti per l’accesso ai vari servizi amministrativi, sociosanitari e culturali e le esigenze di riduzione della congestione e dell’inquinamento».
Soddisfatto, il presidente Bevacqua ha fatto presente come «con il parere favorevole espresso oggi in commissione sulla determinazione dei servizi minimi, sia stato aggiunto un altro tassello per rendere pienamente efficace la nuova legge sul Trasporto pubblico locale (legge regionale 35/2015). Bisogna sottolineare – ha detto Bevacqua – che tale determinazione si attendeva in Calabria da venti anni. Il documento oggetto dell’odierno parere comporta, a decorrere dal 2020, a carico del bilancio pluriennale di previsione della Regione, una spesa non superiore all’importo complessivo di 210 milioni; si tratta del medesimo importo nello stato di previsione della spesa del corrente bilancio pluriennale. In questo modo, vengono garantite le risorse per rendere concretamente operativa la programmazione. In qualità di presidente – ha sottolineato ancora Bevacqua- ho chiesto all’assessore Musmanno di tenere aggiornata la Commissione sul documento, dopo i pareri previsti che verranno espressi da Art-Cal e dalla Conferenza dei sindaci, poiché riteniamo utile comprendere se tale documento registrerà l’unanime consenso su alcuni specifici punti evidenziati in Commissione, a cominciare dal taglio dei chilometraggi previsti per ciascuna provincia».

REGGIO CALABRIA «Il Comune di Reggio celebrerà domani il 25esimo anniversario della strage di Capaci con l'assegnazione di sette beni confiscati alla criminalità organizzata». Lo riferisce una nota dell'ufficio stampa del Comune. La consegna dei beni avrà luogo nel corso di una cerimonia in Comune cui presenzierà il sindaco, Giuseppe Falcomatà, insieme alla consigliera delegata ai Beni confiscati Nancy Iachino.
«Credo sia questo il modo migliore – afferma, in una dichiarazione, il sindaco Falcomatà – per celebrare la memoria di chi ha donato la vita combattendo la battaglia contro le mafie. Consegnare ai cittadini, attraverso le associazioni che operano nel campo del sociale, dei beni immobili sottratti alla criminalità organizzata è un grande orgoglio per la nostra amministrazione. È un segno tangibile di quanto questa battaglia possa generare del bene, andando a intaccare i patrimoni economici sui quali la 'ndrangheta ha costruito il suo impero, acquistando consenso sociale sul territorio e ponendosi come una sorta di antistato».
«Il nostro dovere, da istituzioni – afferma ancora il sindaco di Reggio Calabria – è quello di rompere questo circuito fondato sull'illegalità, collaborando con le altre istituzioni, con le quali abbiamo attivato un proficuo percorso di sinergia, per restituire alla legalità pezzi di economia criminale. Se poi da questi si generano esperienze positive di riscatto sociale, come quelle che sono state selezionate per l'assegnazione di questi beni, il circuito non può che completarsi nel migliore dei modi».

COSENZA «Sono stato io a consegnare quella pistola a Donato Cosimo». Lo ha detto in aula Francesco Rio, un parrucchiere di Firmo che conosce entrambi gli imputati nel processo sulla morte del piccolo Cocò Campolongo in corso nel Tribunale di Cosenza. Il bambino di soli tre anni è stato ucciso e bruciato in auto nel gennaio 2014, a Cassano allo Jonio, con il nonno Giuseppe Iannicelli e la compagna marocchina di questi Ibtissam Touss. Sul banco degli imputati ci sono Cosimo Donato detto "Topo" e Faustino Campilongo detto "Panzetta". I due sono accusati di triplice omicidio. In particolare, secondo l'accusa contestata dalla Dda di Catanzaro, i due avrebbero attirato in una trappola Giuseppe Iannicelli, per conto del quale spacciavano droga, perché divenuto un personaggio scomodo per la cosca degli Abbruzzese e anche per aumentare il proprio potere criminale. Il piccolo Cocò, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza, sarebbe stato ucciso perché il nonno lo portava sempre con sé, come uno "scudo umano", per dissuadere i malintenzionati dal colpirlo. Dopo il triplice omicidio, gli assassini bruciarono l'auto di Iannicelli con all'interno i tre corpi.
Lunedì mattina, nell'aula della Corte di Assise di Cosenza, è stato sentito come testimone dell'accusa Francesco Rio che conosce Donato e Campilongo perché "compaesani". «Ricordo - ha detto al pm della Dda Saverio Vertuccio - di essere stato sentito dalla Dda. Sia Campilongo che Donato si accompagnavano a tale Iannicelli che mi sembrava uno zingaro perché avevo un colorito scuro. Ricordo che entrambi mi dissero che avevano legato con questa persona. Ricordo che Iannicelli veniva a Firmo con una signora marocchina. Pancetta circa un mese prima dell'uccisione di Iannicelli mi chiese dei soldi in prestito perché non riusciva a pagare la droga a Iannicelli. Io non gli diedi nulla perché non avevo soldi». 
Il suo racconto continua: «Fui costretto, su insistenza di Iannicelli, a consegnare una Beretta 7.65 e due fucili da caccia da me detenuti. La pistola - che era scarica - la consegnai a Panzetta nei pressi delle case popolari di Firmo. In seguito consegnai anche i fucili. Dopo la morte di Iannicelli denunciai questi fatti alle forze dell'ordine. Un giorno, mentre correvo, vidi Donato con sua moglie e Campilongo con una Y10 e mi chiesero se avessi visto i carabinieri. Erano tutti preoccupati: Panzetta era agitatissimo e anche Donato era molto preoccupato e aveva la voce tremante. Mi dissero che Iannicelli non si trovava da un giorno ed erano preoccupati perché i carabinieri potessero andare da loro. Dopo gli omicidi, vidi Donato e Campilongo ma mi sembravano più tranquilli. Per la cessione di queste armi mi fu dato in cambio dello stupefacente assieme a denaro. Iannicelli mi minaccio' dicendomi di dare le armi al fine di evitare che mi potessero capitare cose spiacevoli. Donato aveva più carisma, Campilongo era sottomesso a Donato». La Corte (presieduta dal giudice Giovanni Garofalo, a latere la collega Francesca De Vuono) ha aggiornato l'udienza al prossimo 6 giugno quando verranno ascoltati i familiari delle vittime. 

Mirella Molinaro
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LAMEZIA TERME Leonardo Sacco non disdegnava appoggi politici. Di qualunque natura. Che venissero da esponenti del centrosinistra o del centrodestra calabrese, poco importava. L’aspetto essenziale era la “copertura” istituzionale, in modo da continuare a gestire in tutta tranquillità il Cara di Isola. Il governatore della Misericordia – finito in carcere assieme ad altre 67 persone nell’ambito dell’inchiesta “Jonny”, che ha svelato il vorticoso giro d’affari dietro la gestione del centro d’accoglienza di Crotone – aveva rapporti bipartisan. Un’informativa dei carabinieri del Ros, come racconta oggi il quotidiano Repubblica, accerta i suoi contatti anche con uno dei renziani calabresi della prima ora, il presidente di Anci giovani, sindaco uscente di Pizzo e ricandidato alle prossime elezioni Gianluca Callipo. I rapporti tra i due risalgono al 2014, in occasione delle primarie che hanno visto il giovane esponente del Pd opposto al futuro governatore Mario Oliverio. «Per ringraziarti di persona di tutto ciò che hai fatto… lo so che hai fatto grandi movimenti lì... e per ribadirti la mia piena disponibilità per ogni cosa», dice al telefono Callipo a Sacco, subito dopo il voto. L’“aiuto” del governatore (della Misericordia) e la vittoria nel Crotonese, però, non sono sufficienti: Oliverio conquista la candidatura per la presidenza della Regione con il 55% delle preferenze in tutta la Calabria.
L’informativa del Ros contiene centinaia di intercettazioni. Dagli atti emerge pure un progetto per far partecipare la Misericordia ai salvataggi dei migranti in mare con un’imbarcazione da affidare a Francesco Schettino, il comandante della Concordia. «Così avrebbe la possibilità di riscattarsi», spiega Sacco.
Ma per il “gabibbo”, come il governatore viene chiamato, la cosa più urgente sono le sponsorizzazioni politiche. Nel settembre 2014 Callipo lo chiama per chiedergli il sostegno. Sacco, allora, si rivolge al direttore del Cara, Francesco Tipaldi: «Contatta tutti quelli della Misericordia, falli andare a votare per Callipo». Nella stessa informativa – ricorda Repubblica – si trova una lista di dipendenti della Misericordia: «Grazia Maria Arena, figlia del fratello del capo cosca, Annarita Corda figlia di Vincenzo alias Capu e porcu esponente del clan Nicoscia, Maurizio Pullano nipote del defunto capo dell’omonima cosca nota con l’appellativo tifuni», eccetera.
Concluse le primarie, Sacco prova a passare all’incasso. Non vuole che il business dei migranti gli venga soffiato: «Gianlù, tengo la sfilata dei parlamentari del Pd nel centro, tutti che vengono per chiuderlo... Nico Stumpo, Enzo Bossio (Enza Bruno Bossio, ndr), hai capito?»). Vuole protezione, il governatore, e chiede a Callipo di tutelarlo procurandogli «un contatto diretto con i soggetti più vicini al premier Renzi». Il sindaco di Pizzo si mette a disposizione: «Mi devi dire tu con chi è meglio. O con lui direttamente (Renzi, ndr) o con Luca Lotti, con Guerini... Ok mò ci lavoro io, questa è una cosa che facciamo con piacere».

CON IL CENTRODESTRA Con il Pd, ma anche con Fi. Sacco non si faceva molti scrupoli. Lo spiega Il Quotidiano del Sud: «Cara Wanda, buongiorno, questo è il mio numero». Il destinatario del messaggio è Wanda Ferro, candidata alla presidenza della Regione (contro Oliverio) nel 2014. E ancora: «Capisco i tuoi molteplici impegni ma non puoi tralasciare dalla tua campagna il territorio di Isola Capo Rizzuto, ti prego di comunicarci una data e organizzeremo il tutto.  Un abbraccio. Leonardo Sacco, Misericordie della Calabria». Sacco propone, poi la scelta cade sulla sala del palazzo vescovile: «È meglio una sala di 200 posti che magari c’è gente fuori che non la piazza che non fa l’effetto.. capito?», dice un collaboratore di Ferro. Il governatore, però, ostenta sicurezza: «Guardi... se deve fare la piazza... non c’è problema di gente... la rimpiamo lo stesso... perché noi abbiamo Gianluca Bruno... candidato qui (a sindaco, con Forza Italia, ndr)... quindi... (accenna una risata)... che è il sindaco tra l’altro».

IL M5S Le reazioni politiche non sono mancate. Tempestivo il M5S, che chiede il ritiro di Callipo dalla corsa per il Comune di Pizzo. Per la deputata Dalila Nesci, «sono gravissime e non possono passare nel silenzio le notizie che Repubblica.it ha riportato sull’esistenza di intercettazioni che proverebbero rapporti elettorali tra l’esponente renziano del Pd Gianluca Callipo e Leonardo Sacco, protagonista della Confraternita della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, arrestato nell’operazione “Jonny” che ha svelato gli interessi del clan Arena sull’accoglienza ai migranti nell’area crotonese. Lo affermo insieme ai colleghi parlamentari nazionali M5S Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni, e alla nostra Laura Ferrara, del parlamento europeo. Confidiamo nell’azione della magistratura catanzarese, che in Calabria sta compiendo una preziosa opera di pulizia. Nel frattempo aspettiamo che il diretto interessato, cioè Callipo, oggi candidato quale sindaco di Pizzo Calabro, faccia immediata e compiuta chiarezza sulla vicenda. Diversamente, il Partito democratico dovrebbe, per coerenza, indurlo a ritirarsi dalla campagna elettorale in corso».

Furto di energia, arrestati due ventenni

Lunedì, 22 Maggio 2017 10:54 Pubblicato in Cronaca

LAUREANA DI BORRELLO I carabinieri della Stazione di Serrata, nella mattinata del 18 maggio, hanno arrestato, in flagranza di reato, P. C. , di anni 23, e la convivente T.E., di anni 25, poiché ritenuti responsabili del reato di furto aggravato di energia elettrica in concorso per aver alterato completamente, previa manomissione del contatore, il consumo di energia all'interno della propria abitazione ubicata nel comune di Laureana di Borrello. Gli arrestati, entrambi incensurati, al termine degli adempimenti di rito sono stati subito rimessi in libertà.

Il Tg web

Venerdì, 19 Maggio 2017 14:19 Pubblicato in Video Forum

TORINO Dopo un giorno di paura, il commerciante di origini calabresi residente a Torino, Ferdinando Urzini, barricato all'interno del proprio appartamento, armato di pistola, si è arreso ai carabinieri. L'uomo, che in diretta Facebook aveva manifestato il proprio malessere, denunciando in un video di essere stato minacciato di morte dalla 'ndrangheta, ha deciso di aprire la porta ai militari e al pubblico ministero Cesare Parodi. Durante tutta la giornata di ieri il 52enne, commerciante di prodotti calabresi, aveva lanciato dal balcone dell'alloggio oggetti d'ogni tipo. La strada è stata chiusa e i vigili del fuoco, temendo che l'uomo potesse buttarsi giù, avevano montato dei teloni gonfiabili.

HORROR SHOW | Sarete tutti sgamati

Sabato, 20 Maggio 2017 08:00 Pubblicato in Politica

di Pietro Bellantoni

14 maggio
NICOLA FIORITA/1
(Candidato sindaco di Catanzaro) 

«In tutta la città, non c’è una sola persona che non sia cosciente del fatto che il secondo Abramo è stato peggiore del primo Abramo e che il terzo Abramo è stato peggiore del secondo: non c’è quindi motivo per cui credere il che il quarto Abramo possa invertire la tendenza rispetto al passato. I confronti televisivi fatti finora mi hanno insegnato una cosa: Abramo è un sindaco un po’ manipolatore, è un sindaco che dice tante cose inesatte». 

15 maggio
GIUSEPPE FALCOMATÀ
(Sindaco di Reggio Calabria) 

Due persone beccate a buttare rifiuti speciali nei bidoni della differenziata: «Ecco a voi i "Giochi senza Frontiere dell'immondizia"...! Un sentito grazie ai cittadini che hanno denunciato. E grazie anche a questi due cafoni: la multa salata che riceveranno contribuirà a rimpinguare le casse comunali!». 

16 maggio
SERGIO ABRAMO
(Candidato sindaco di Catanzaro)  

«Chi è stato per cinque anni nel centrodestra e poi va nel centrosinistra perché gli viene offerto un posto in una struttura regionale è la rappresentazione di quanto la politica sia caduta proprio in basso. Ho anticipato che molti imprenditori avrebbero cercato di ostacolare la mia candidatura perché ho detto troppi no. E infatti è successo, qualche imprenditore noto a Catanzaro sostiene le liste del centrosinistra». 

16 maggio
NICOLA GRATTERI
(Procuratore di Catanzaro) 

«Il film "Il Padrino" è stata una disgrazia, la prima disgrazia che ha riguardato il mondo occidentale e in particolare l'Italia. Dal "Padrino" è nato il mito, il sogno, della 'ndrangheta, della mafia, di Cosa nostra, pensando che la mafia è quella. Quella non è mai esistita. I mafiosi sono dei vigliacchi, sono persone che uccidono alle spalle». 

16 maggio
CARLO GUCCIONE
(Consigliere regionale) 

«Continuano i ritardi nella cantierizzazione dei tre nuovi ospedali (Sibaritide, Gioia Tauro e Vibo Valentia) e del Terzo megalotto della Statale 106 Jonica. Forse è il caso che il governatore dica ai cittadini calabresi quali iniziative intende adottare per sbloccare l'inerzia della Regione Calabria e del governo nazionale». Ne ha dette tante di cose, in realtà. È dei fatti che non si hanno notizie

17 maggio
CARLO TANSI/1
(Capo della Protezione civile calabrese)

Su Fb: «Dopo lo smantellamento in pieno corso di gran parte delle cosche di ‘ndrangheta ad opera della nuova magistratura calabrese, è giunto il tempo che si spalanchino le porte del carcere anche per la miriade di colletti bianchi stipendiati dalle cosche. Credo che ci sarà da ridere quando sentiremo i nomi di perfetti insospettabili che incominciano a tremare...». 

17 maggio
GIANLUCA MARI
(Candidato al consiglio comunale di Paola)

«Mai come in questi giorni di campagna elettorale  si vedono fiorire delibere di giunta che riguardano assunzioni, offerte di tirocini, distribuzione di lavoro a liberi professionisti (...) Ebbene, si pone una enorme questione morale che mostra come la attuale amministrazione comunale, forse conscia del suo arrancare, non si faccia problemi ad usare tattiche che si attestano sul confine sottilissimo che divide ciò che è lecito da ciò che non lo è, distribuendo prebende e favori per catturare il consenso elettorale».

17 maggio
LUIGI INCARNATO
(Commissario Sorical)

Su Fb: «Che brutto leggere link di moralisti ex comunisti ex tutto consulenti al servizio di padroni per imbrogliare le carte che oggi fanno i salvalegalità. Gente che i giovani non conoscono ma noi datati conosciamo bene... arrampicatori senza voti che hanno fatto carriere non per meriti politici ma per ordini di scuderia del vecchio glorioso Pci». Che brutto non usare le virgole

18 maggio
NICOLA FIORITA/2

Ancora su Fb: «Ah, prima di andare a dormire un'ultima cosa. C'è ancora qualcuno – pochi per la verità – che ci chiede cosa faremo nel caso di un'eventuale ballottaggio tra Ciconte e Abramo. Ecco, suggerite loro di mettersi in posizione di ascolto, di concentrarsi, di prendersi un pò di tempo. Sentiranno il rumore della valanga che è partita un pò di tempo fa e che cambierà Catanzaro tra venti giorni. Al ballottaggio andiamo noi, garantito al limone». Mo' me lo segno

18 maggio
CARLO TANSI/2

«Che brutta gente (tra certi dirigenti) ho incontrato in Regione. Ma sarete sgamàti».

19 maggio
PIPPO CALLIPO
(Imprenditore ed ex candidato governatore)

(Da Il Quotidiano del Sud) «I nostri politici continuano a non fare il bene comune, a non avere una visione anche prospettica della Calabria, a propinarci dichiarazioni trionfalistiche e false (...) perché continuiamo a subire tutto questo con la stessa pazienza dei santi? (...) perché non pretendiamo che chi non sa amministrare se ne torni a casa?».