Pietro Bellantoni

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Niente Calabria per Minniti, sarà candidato nelle Marche

Martedì, 23 Gennaio 2018 16:33 Pubblicato in Politica

LAMEZIA TERME Il ministro dell’Interno Marco Minniti non sarà candidato in Calabria. Non siamo più nel campo delle ipotesi, ma delle certezze. Al Nazareno, dopo settimane di trattative e di indiscrezioni più o meno interessate, è stata infine trovata la quadra su quasi tutta la squadra di governo e pure sul capo del Viminale. Che, con ogni probabilità (l’ok definitivo all’accordo potrebbe arrivare in serata), sarà schierato in un listino proporzionale delle Marche e non nel Lazio come si era paventato in un primo momento. Tramonta definitivamente, quindi, la possibilità di una candidatura di Minniti nel collegio di Reggio Calabria. Dalla segreteria nazionale del Pd trapelano anche le motivazioni, riconducibili a «ragioni di opportunità» che sconsiglierebbero la discesa in campo del ministro dell’Interno nella sua regione d’origine.

GENTILONI E GLI ALTRI MINISTRI Renzi e la segreteria hanno quasi completato il rebus relativo alla collocazione di tutti gli altri ministri in carica. A partire dal primo, il premier Gentiloni, che affronterà la sfida dell’uninominale nel collegio di Roma 1. Sembra accantonata anche l’ipotesi di una candidatura di Maria Elena Boschi in Calabria: la sottosegretaria sarebbe pronta a correre nel proporzionale della Toscana. Luca Lotti, invece, sarà in prima linea nel maggioritario di Empoli. Quanto allo stesso Renzi, oltre al collegio senatoriale di Firenze, dovrebbe essere capolista nelle circoscrizioni Nord e Sud della Toscana.      
Graziano Delrio sarà in campo a Reggio Emilia e guiderà il listino camerale in Trentino Alto Adige. Per Dario Franceschini ci sarà invece la sfida dell’uninominale a Ferrara e il contestuale piazzamento nel proporzionale in Romagna. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando si misurerà a La Spezia e in un listino blindato in Campania. Il titolare dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovrebbe essere in lista nel proporzionale del Lazio.

Pietro Bellantoni
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Lavoro, Aieta: «La Regione finanzi i tirocini nei Comuni»

Martedì, 23 Gennaio 2018 15:47 Pubblicato in Politica

REGGIO CALABRIA Oliverio e la giunta si impegnino per prorogare i progetti nei quali sono impegnati 3.500 lavoratori calabresi. È la richiesta del consigliere regionale del Pd Giuseppe Aieta.
«In questi giorni – spiega – per circa 3.500 ex percettori di mobilità in deroga si sta concludendo il percorso di politiche attive nei Comuni calabresi realizzate secondo quanto previsto dall’accordo sindacale del 2016 e dal bando pubblicato lo scorso marzo 2017 dalla Regione Calabria. I tirocini nei Comuni – così come confermato da numerosi sindaci – si sono rivelati un’esperienza molto positiva sia per i lavoratori, che una volta superate le criticità relative alla convenzione Inps e quindi ai pagamenti, hanno potuto contare su un’entrata certa e pienamente legale, sia per i Comuni che hanno dato la disponibilità e che hanno valorizzato per 6 mesi i tirocinanti quale manodopera volenterosa e estremamente attiva». «Per questo motivo – conclude Aieta –, ritengo sia opportuno che la Regione Calabria e quindi il presidente della giunta che al momento detiene le deleghe del lavoro, superi le difficoltà di non prorogabilità dei progetti relativi al bando e si attivi per pubblicare un nuovo bando che finanzi i tirocini nei Comuni. Auspico, infine, che tale azione sia fatta nel più breve tempo possibile, al fine di ridurre al minimo i tempi di attesa dei lavoratori, troppe volte vittime di procedure burocratiche lente».

VIBO VALENTIA È a rischio la sopravvivenza del Sistema bibliotecario vibonese, centro di promozione della lettura e polo culturale in Calabria. È quanto si afferma in un appello rivolto dagli operatori della struttura alle istituzioni e ai cittadini. 
«Ricorre quest'anno – è scritto nell'appello – il trentesimo anniversario dalla fondazione: una lunga storia che ha portato la nostra istituzione, sostenuta da alcuni comuni della provincia, a realizzare la più importante “biblioteca pubblica” della Calabria e non solo, un grande centro di promozione della lettura e un Polo culturale dalle numerosissime attività, che pur operando localmente, riesce a dialogare con la grande cultura italiana. Il “Sistema” è diventato negli anni, con impegno e sacrificio, un polo d'eccellenza unico nel suo genere sull'intero territorio regionale, e non solo. Lo dicono, da un lato, i numeri (con 100mila presenze l'anno, con 20mila utenti iscritti ai suoi servizi e più di 70mila libri, riviste, cd e dvd prestati ogni anno) e dall'altro le migliaia d'iniziative che sono state realizzate o ospitate, ovvero alle quali il Sbv stesso ha fatto da “incubatore”. Senza contare poi, di aver mantenuto in vita la rete di cooperazione del Servizio bibliotecario regionale con oltre 140 biblioteche, un catalogo di 4 milioni di documenti tra cartacei e digitali disponibili online, e aver realizzato il Festival LeggereScrivere, tra gli eventi culturali più importanti della Calabria e del Mezzogiorno». 
«Il Sistema Bibliotecario – riporta ancora il testo – si confronta quotidianamente con una realtà territoriale tra le più difficili in Italia, oppressa da molte emergenze: disoccupazione giovanile, condizionante presenza mafiosa, una crisi sociale ed economica di straordinaria gravità, l'emigrazione intellettuale, la povertà educativa, contribuendo con la sua sola presenza e soprattutto con la sua azione a fronteggiare sul piano culturale e conoscitivo questi problemi, dando risposte a un gran numero di cittadini, stranieri e italiani senza distinzione. Questo appello vuole sollecitare la riflessione dei cittadini e delle istituzioni, affinché capiscano che se non s'interverrà presto con doverose forme di sostegno, sarà messa seriamente a rischio la nostra sopravvivenza, rischiando di perdere quanto è stato realizzato in questi 30 anni di duro, silenzioso, efficace lavoro. Chiediamo a tutti di assumersi la responsabilità di dire con chiarezza se ritengono che la cultura, la cooperazione bibliotecaria e le biblioteche, siano utili o no in una regione con la percentuale di lettori più bassa d'Italia, i più alti indici di povertà educativa, la crisi demografica, l'emergenza criminalità e se sì di agire di conseguenza».

Caccia abusiva nel Vibonese, due uomini ai domiciliari

Martedì, 23 Gennaio 2018 14:42 Pubblicato in Cronaca

ARENA Due persone, Carmelo Demasi e Mimmo Sette, entrambi di Dasà e di 50 anni, legati da rapporti di parentela (sono cognati), sono state arrestate e poste ai domiciliari dai carabinieri ad Arena, nel Vibonese, perché sorprese mentre praticavano abusivamente la caccia. Demasi e Sette, che secondo quanto riferito dagli investigatori hanno precedenti penali, hanno tentato di sottrarsi all'arresto fuggendo e abbandonando in una scarpata il fucile di cui erano in possesso. I controlli fatti dai militari hanno portato successivamente al ritrovamento di 50 cartucce, che erano state nascoste in un veicolo di proprietà di uno dei due arrestati. Altre cinquanta cartucce sono state trovate nei pressi del fucile che era stato abbandonato da Demasi e Sette. Dalle indagini condotte dai carabinieri è emerso, inoltre, che il fucile col quale i due arrestati stavano effettuando la battuta di caccia abusiva era provento di furto. Demasi e Sette sono stati posti agli arresti domiciliari. 

Stumpo e Broccolo capilista, Leu in rivolta

Lunedì, 22 Gennaio 2018 21:44 Pubblicato in Politica

LAMEZIA TERME Passa la linea Stumpo. I vertici di Liberi e Uguali hanno deciso: il deputato crotonese sarà ricandidato come capolista in entrambi i listini proporzionali della Camera. L’altra certezza è il segretario regionale di Sinistra italiana, Angelo Broccolo, che sarà schierato al primo posto nel collegio unico del Senato. La protesta interna scoppiata a Reggio, Vibo e Cosenza non ha modificato di una virgola le direttive iniziali di Pietro Grasso, che in Calabria ha puntato forte soprattutto su Stumpo. Una scelta che ha scatenato una vera e propria rivolta nel partito e che ha causato due addii eccellenti, quello degli ex candidati a sindaco di Catanzaro e Vibo Nicola Fiorita e Antonio Lo Schiavo
La ratifica finale all’accordo sulle candidature è stata siglata oggi pomeriggio a Roma, nel corso di un vertice al quale, oltre allo stesso Stumpo, ha preso parte anche il vicepresidente della commissione Affari esteri del Senato Peppe De Cristofaro. I giochi sono ormai fatti. E le reazioni non sono mancate. Il primo a prendere posizione è stato Antonio Lo Schiavo, favorito per la candidatura nel collegio uninominale di Vibo, che sul suo profilo Facebook ha annunciato ufficialmente il suo passo indietro: «Alla fine, ho ascoltato tutti, ho valutato tutte le condizioni, e ho preso una decisione: non mi candiderò alle prossime elezioni politiche. Grazie a chi ha riposto in me la fiducia per questa candidatura, in primis ai tanti amici e compagni che mi sono da sempre vicini e che continueranno, come me, a volere cambiare il modo di intendere e di fare politica in Calabria». Una dichiarazione laconica ma dietro cui si nasconde tutta l’amarezza per il modo in cui i vertici di Leu hanno gestito l’intera vicenda. In serata è arrivato, ancora tramite Facebook, pure il ritiro di Fiorita: «Molti, generosamente, hanno detto che avrebbero appoggiato qualunque scelta avessi assunto, ma con orgoglio posso scrivere che Cambiavento ha deciso collettivamente di declinare l’offerta di una qualsivoglia candidatura. Noi siamo quello che scegliamo». Tace, al momento, uno dei leader di Leu, il consigliere regionale Arturo Bova.

COSENZA NON CI STA Le tensioni più alte si registrano però nel Cosentino. Pochi giorni fa tutti i rappresentanti locali di Mdp avevano manifestato il loro dissenso rispetto alle modalità di scelta dei candidati e chiesto di «dare rappresentanza a una parte importante e significativa del territorio calabrese afflitto da vecchi e nuovi problemi» attraverso un «criterio irrinunciabile» nella selezione dei candidati: «L’appartenenza al territorio di riferimento, oltre alle necessarie qualità morali, professionali, culturali che ogni candidato deve possedere». L’imposizione di Stumpo e Broccolo potrebbe dunque dare vita a uno strappo dalle conseguenze elettorali imprevedibili. Alcuni gruppi sarebbero pronti a inviare documenti di protesta a Roma e a procedere con autoconvocazioni per opporsi in modo plateale alle indicazioni del partito.     

REGGIO DICE SÌ La protesta nel Reggino, invece, è rientrata, ma con diverse eccezioni. Il gruppo che fa capo all’ex assessore regionale Nino De Gaetano ha accettato la presenza di Stumpo e sarebbe pronto a sostenere la campagna elettorale in pieno accordo con i vertici del partito. «Ci impegneremo al massimo per ottenere i risultati che ci siamo prefissi», conferma uno dei maggiorenti provinciali. E infatti arriva la conferma che a rappresentare il partito nel collegio uninominale di Reggio sarà il consigliere metropolitano Filippo Quartuccio, fedelissimo di De Gaetano.
In posizione fortemente critica, tuttavia, ci sarebbero due esponenti in corsa per una candidatura: l’ex commissario dell’Asp di Reggio Santo Gioffrè e il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia. Ma ormai il dado è tratto: Stumpo ha avuto la meglio.

Pietro Bellantoni
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La fusione di Corigliano Calabro e Rossano, per l'importanza strategica che riveste per la Calabria intera, avrebbe meritato ben altra attenzione di quella riservatale, sia dalle istituzioni che dai protagonisti del sistema produttivo e sociale. È quanto vado scrivendo dall'esordio dell'interessamento della Regione al suo iter. Ciò al fine di evitare l'errore marchiano che la Regione ha commesso con l'istituzione dei Casali del Manco che, a circa nove mesi dalla sua nascita (5 maggio 2017), ha reso vittime del disservizio assoluto gli oltre 10mila cittadini, privandoli di ogni riferimento istituzionale, a tal punto da non sapere a chi e come chiedere ciò che veniva precedentemente garantito loro dai cinque comuni. Un'iniziativa etichettata come «caso curioso» da “Il Sole 24 Ore”, tanto da aggiungere un’ulteriore brutta figura alla Calabria.
Una siffatta propaganda negativa dovrebbe incentivare a un maggiore impegno la Regione e i Comuni coinvolti nella ricerca delle migliori soluzioni, rinviando al mittente ogni speculazione di basso profilo del tipo quelle esercitate da chi, autoreferenzialmente, vanta sedicenti titoli di rappresentanza della collettività, sino ad oggi posseduti esclusivamente dai sindaci.
Il problema che si pone è dunque quello di fare le cose per bene dopo le disattenzioni che hanno caratterizzato la procedura sino ad oggi. Nessun progetto di fattibilità è a tutt'oggi emerso, tanto da sottrarre alla Regione ogni elemento di giudizio sulla meritevolezza dell'iniziativa, necessaria per far sì che il consiglio regionale decida consapevolmente e non diventi mero organo di ratifica della volontà popolare, conseguita con una sensibile assenza dal voto. Una volontà che va certamente rispettata, ma da ritenersi non affatto sufficiente per decidere, altrimenti il referendum non sarebbe stato di tipo consultivo. Quindi, in assenza degli elementi di prova sulla giustezza della pretesa fusione - che, giova ripetere, ha visto consistenti segmenti di popolazione e uno dei due sindaci perplesso sulla convenienza a chiudere un percorso senza alcun supporto che ne attestasse la correttezza, la convenienza e la fattibilità -  la Regione dovrebbe evitare di commettere gli errori sino ad oggi registrati nell'istruire, nel proporre e approvare i provvedimenti legislativi di sua competenza. La proposta di legge a mia firma e del collega Sergio sul riordino della disciplina è un’occasione importante da non sprecare al fine di aggiustare il tiro.
Al di là di quanto appena sottolineato, che di per sé impedirebbe ogni decisione corretta al riguardo, pena l'assunzione di una responsabilità che giammai mi assumerò nel determinare una fusione della quale tutti avranno verosimilmente di che pentirsi, esiste oggi il dubbio di quanto e come legiferare. Il più importante dei problemi, che tanto impegna e impensierisce i pretendenti al ruolo di sindaco della città jonica, è soprattutto quello di quando si avrà al voto, tenuto conto che Corigliano è comunque in odore di scadenza di mandato (primavera 2018).
Ebbene, in proposito se ne sentono di cotte e di crude. Un sindaco che vorrebbe, prima, rinviare il tutto al 2020-2021 e, poi, affrettare tutto ad oggi. Un altro che vorrebbe differire l'evento elettorale locale alla primavera del 2019, al fine di preparare coscientemente il «parto» del nuovo ente. In mezzo l'obbligo politico di individuare le scadenze più consone all'interesse della nuova città e dalla Calabria intera.
Prescindendo dalle imprecisioni (gravi) che si sono lette in giro, tra le quali quella di ritenere perentorio il termine dei famosi 60 giorni, esistono due incognite di fondo alle quali dovere offrire una corretta soluzione. 
La prima riguarda come decidere al meglio, nel senso di valutare bene come generare una città che abbia non la speranza ma la certezza di essere funzionale alla crescita delle due realtà da mettere insieme per farne una sola. Un compito difficilissimo per non dire impossibile in assenza della prevista, ma tutt'oggi mancata, legge di riordino del sistema territoriale regionale, senza il quale si fa tutto a naso. 
La seconda riguarda, per l'appunto, la data del voto che, ben inteso, non è decisa dalla Regione (come qualcuno erroneamente pensa ovvero auspica) bensì fissata dal prefetto, fortunatamente assistito da giuristi di rango. Al riguardo, è da tenere presente che le elezioni per la nuova città non hanno una loro disciplina specifica, per non essere codificata tra le fattispecie contemplate nella legge n. 182 del 7 giugno 1991. Ivi si regolano le elezioni conseguenti alla fine ordinaria di un mandato e quella anticipata. In entrambi si interviene per rinnovare i consigli decaduti di Comuni esistenti, in quanto tali dotati di tutto ciò che serve per esercitare le loro funzioni. Nel caso della città nuova i comuni di Corigliano Calabro e Rossano vengono estinti contestualmente all'istituzione del nuovo ente, generato però sulla carta. Proprio per questo privo degli elementi giuridico-economici che assicurano la sua esistenza funzionale, ivi compresa la burocrazia di supporto alla erogazione dei servizi all'utenza e indispensabile per costruire ciò che serve. 
Dalla carta alla realtà esiste la stessa differenza che c'è tra il dire e il fare, con in mezzo il mare (Casali del Manco docet), nel quale si rischia di fare affogare una collettività intera. Pensare di andare al voto di qui a 3/4 mesi, come si vocifera in giro, sarebbe pertanto da irresponsabili.

*Consigliere regionale della Calabria

LOCRI È stato sottoposto a fermo e posto ai domiciliari con l'accusa di omicidio stradale, il 20enne di Portigliola che verso la mezzanotte di sabato scorso, sulla statale 106 a Locri, ha investito e ucciso l'imprenditore di Siderno Pasquale Sgotto, di 43 anni, e ferito in modo grave la compagna, L.B. (43), ricoverata nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Cosenza. 
Il fermo è stato fatto dai carabinieri della compagnia di Locri, su disposizione del sostituto procuratore Vincenzo Toscano. La coppia è stata investita mentre stava attraversando la strada per andare a prendere la propria auto e fare rientro a Siderno dopo aver visto un film nel cinema di Locri. Dopo l'impatto il giovane si è subito fermato e nonostante fosse ancora in stato di choc ha chiamato i soccorsi.

 

Processo Scajola, Berlusconi dovrà testimoniare a Reggio

Lunedì, 22 Gennaio 2018 13:30 Pubblicato in Cronaca

REGGIO CALABRIA La campagna elettorale di Silvio Berlusconi rischia di diventare più complicata. Il prossimo 5 febbraio il leader di Forza Italia dovrà presentarsi a Reggio Calabria per testimoniare – almeno sulla carta – a difesa del suo ex ministro dell'Interno, Claudio Scajola, attualmente a processo con l'accusa di aver favorito la latitanza dell'ex parlamentare Amedeo Matacena, condannato definitivamente come referente politico del clan Rosmini, e per averlo aiutato a occultare il suo immenso patrimonio. Accuse che Scajola ha sempre respinto al mittente, sebbene oggi a margine dell'udienza abbia fatto qualche parziale ammissione. 

INIZIATIVA INOPPORTUNA «Io non ho mai negato di essermi interessato per l'asilo politico di Matacena, ma continuo a credere che non sia reato, vedremo cosa dirà il Tribunale». Ma ammette: «È stata una cosa inopportuna» e che «oggi non rifarei». Anzi, dice, «per me non doveva scappare e scontare la sua pena. E non doveva lasciare la famiglia in quelle condizioni». Poi, invece, avrebbe cambiato idea «per la situazione di assoluta difficoltà della famiglia, della moglie e dei figli». In ogni caso, afferma, «questa cosa non nasce su mia iniziativa ma su proposta di Speziali».

«SPEZIALI NON MI IMPENSIERISCE» Latitante da tempo in Libano, l’imprenditore catanzarese ha fatto pervenire in procura una richiesta di patteggiamento ad un anno e quattro mesi, che la Dda sembra aver accolto e adesso toccherà al Tribunale valutare. Qualora passasse, Speziali – già citato come teste da diverse difese – perderebbe alcune facoltà proprie dell’imputato di reato connesso, prima fra tutte quella di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma Scajola, che insieme a Speziali ha esplorato la possibilità di garantire a Matacena un esilio dorato in Libano, non si dice impensierito dalla cosa. «Così risolve il problema del non poter tornare in Italia. Patteggiando avrà ammesso la verità, cioè di essersi interessato se era possibile avere l’asilo politico, cosa che per me non è un reato». Ma bisognerà capire come i giudici valuteranno la cosa.

GLI ALTRI TESTIMONI In ogni caso, per la testimonianza di Speziali al processo bisognerà attendere. Prima di lui, da calendario, di fronte al Tribunale dovranno sfilare l'ex tesoriere del Pdl Ignazio Abrignani, oggi in Aula e di recente tirato in ballo nell'inchiesta Consip, così come lo storico “nemico politico” di Scajola in Forza Italia, Marcello Dell’Utri, per lungo tempo latitante in Libano prima dell’arresto.

Alessia Candito
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Migranti, Gentiloni: «Lavoro straordinario di Minniti»

Lunedì, 22 Gennaio 2018 12:51 Pubblicato in Politica

LAMEZIA TERME «Sul flusso dei migranti il ministro Minniti ha fatto un lavoro straordinario». Il tributo arriva direttamente dal presidente del Consiglio in carica, Paolo Gentiloni, che ha celebrato il lavoro del capo del Viminale in un’intervista concessa al direttore del Foglio, Claudio Cerasa.
Le parole del premier rappresentano il contraltare rispetto a quelle pronunciate una settimana fa dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, che nel faccia a faccia con Giovanni Minoli aveva usato la mano pesante contro il ministro dell’Interno: «Il suo piano contro l’immigrazione non è degno di un Paese civile» E ancora: «Mentre parliamo ci sono donne violentate e bambini picchiati, non sto tranquillo solo perché in Italia ci sono duemila arrivi in meno».

GRANDE PAESE Gentiloni la pensa in modo radicalmente opposto: «Io dico che il modo in cui l’Italia ha governato i flussi di migranti in questi anni è il simbolo di quello che l’Italia è ma che a volte non si rende conto di essere: un grande Paese». Il premier, che pochi giorni fa ha annunciato la sua candidatura nel collegio camerale Roma 1, spiega la strategia portata avanti dal suo governo: «All’inizio del 2017, quando il flusso dei migranti provenienti dalla Libia aveva cominciato a registrare un incremento percentuale preoccupante, di mese in mese, abbiamo detto: facciamo da soli. Così, abbiamo fatto un accordo bilaterale con la Libia, più o meno con lo stesso approccio scelto da Angela Merkel con Erdogan in Turchia. Con l’unica differenza che, come è noto, Erdogan e Serraj non hanno esattamente lo stesso controllo del Paese che governano. Lo abbiamo fatto, abbiamo scelto di fare sul serio nel contrasto ai trafficanti, abbiamo portato l’Unhcr nei campi in Libia, che sono lì da cinque anni, non da quattro mesi. E i risultati oggi sono clamorosi. Cla-mo-ro-si».

FLUSSI PRECIPITATI Gentiloni li mette in fila: «I flussi sono precipitati. Tra il 2016 e il 2017 sono calati del 35% ma il trend da luglio 2017 a oggi ci dice che sono calati del 70%. I rimpatri dalla Libia verso altri Paesi africani sono decollati. Nel 2016 erano mille. Nel 2017 ventimila. Non mi dilungo sui numeri, ma mi vorrei concentrare sul senso politico di questa storia: sulla questione politica più delicata, più urticante, più complicata per l’Europa, l’Italia ha conquistato una leadership riconosciuta da tutti. Il ministro Minniti ha fatto un lavoro straordinario. E la capacità con cui l’Italia è riuscita a esercitare la leadership in Europa, su questo fronte, è esattamente lo specchio delle potenzialità del nostro Paese».

VICENZA Compaiono anche il direttore della filiale della Banca Popolare di Vicenza di Vigonza (Padova) e un suo collaboratore tra gli arrestati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Padova che ha portato all'arresto di 16 persone in tutta Italia. Il direttore, secondo la ricostruzione effettuata dagli uomini della Dia, aveva aiutato un piccolo imprenditore calabrese associato a una cosca della 'ndrangheta, a fare falsa fatturazione e far muovere denaro (150mila euro di prelievi documentati nel solo 2016 a fronte di un reddito dichiarato di 17mila euro). Oltre a un vantaggio personale il direttore di filiale aveva anche chiesto e ottenuto dall'affiliato alla cosca nel settembre 2014 la sottoscrizione di azioni della Bpvi per 61mila euro (valore poi azzerato dal crac dell'istituto di credito), polizze, obbligazioni, mutui, prestiti, conti correnti. Gli arresti, 7 in carcere e 9 ai domiciliari, sono stati eseguiti a Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Venezia, Crotone, Brescia. 
I reati contestati alle 16 persone finite agli arresti (sette in carcere e nove ai domiciliari) nell'ambito dell'operazione della Dia di Padova di stamane sono di associazione a delinquere finalizzata a riciclaggio, auto-riciclaggio, falsa fatturazione e traffico di stupefacenti. I proventi del riciclaggio erano infatti spesi per l'acquisto di stupefacenti e armi. Gli investigatori hanno sequestrato complessivamente beni per 800 mila euro tra immobili, automobili, stupefacenti, armi, moto. Tre delle persone in manette compaiono già tra gli arrestati di una recente operazione dalla Dda di Catanzaro, chiamata "Stige", in cui veniva contestato agli indagati il 416 bis. I tre in Veneto erano incaricati di dare appoggio logistico alle cosche della 'ndrangheta ma anche di fare affari infiltrandosi negli appalti pubblici e nelle attività commerciali della regione. Gli investigatori hanno eseguito un sequestro preventivo per equivalente nei confronti della filiale della Popolare di Vicenza di Busa di Vigonza nel rispetto della normativa sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.