Le idee che nascono davanti al biliardino

Il Talent garden che verrà a Cosenza e il premio nazionale per Viaggiart. La sfida al futuro parte anche dai trentenni calabresi. E dai loro progetti (im)possibili Lunedì, 21 Aprile 2014 11:46 Pubblicato in Società

COSENZA Provate a spiegare a un imprenditore “medio” quanto sia importante per la sua azienda avere un biliardino al centro dell`area relax (certo, prima bisognerebbe convincerlo a realizzare un`area relax, ma supponiamo che qualcuno lo abbia fatto). Poi passate allo step successivo: l`assoluta necessità di un megaschermo con Xbox a disposizione dei dipendenti. Se, a questo punto, nessuno vi ha portati di peso fuori dalla sede, potreste anche avere il tempo di dire che «l`atmosfera lavorativa non può non avere elementi che possano stimolare la condivisione e la creatività». State spiegando cos`è un Talent Garden: tra divani, videogiochi e pause creative si lavora, e tanto, con la possibilità di condividere e confrontare professionalità e idee. È il lavoro 2.0 (forse la versione è anche più avanzata), è l`approccio dickensiano alla fabbrica sostituito dalle immagini fantastiche degli uffici che Google ha aperto in giro per il mondo. Uno scarto enorme eppure possibile. Si fa già, da qualche tempo, in Italia, e si farà, nel mese di giugno, anche a Cosenza, dove nascerà il primo Talent Garden (Tag) del Mezzogiorno.
Se tutto andrà bene, la Calabria arriverà prima di Roma. Sarebbe un successo, ottenuto con sacrifici e difficoltà che non si sono manifestati altrove. Ma nel Sud del Sud serve un pizzico di caparbietà in più per importare idee rivoluzionarie. Lucia Moretti, amministratrice del Tag di Cosenza, e i giovani che si sono imbarcati in questa esperienza assieme a lei, hanno avuto qualche problema in più rispetto agli altri talenti italiani: «Nelle città in cui i Tag esistono già è stato possibile partire senza investimenti iniziali. E il tessuto imprenditoriale si è mobilitato per mettere a disposizione lo stabile e gli arredi. Qui è tutto più faticoso. Per esempio, potremmo spendere più noi per l`affitto di 500 metri quadri a Rende che i nostri colleghi per 650 a Brescia». Adesso toccherà trovare sei mentor, imprenditori disposti a credere nel progetto. Anche questo fa parte della filosofia introdotta da Davide Dattoli, il 23enne che ha inventato i Talent Garden: contaminare le aziende analogiche con la cultura digitale. Già, ma cosa succederà a Cosenza? Lucia immagina che «trenta persone, tra le quali potrebbero esserci grafici, designer, sviluppatori di videogiochi, tireranno fuori un prodotto che, lavorando da soli, non riuscirebbero a sviluppare. Oppure agenzie di comunicazione che “non si parlano” e hanno specializzazioni diverse si metteranno insieme per accedere a commesse più grosse di quelle che potrebbero ottenere prese singolarmente. Per non parlare del fatto che i Tag sono inseriti in una rete nazionale e internazionale». Durante una partita all`Xbox, uno degli “abitanti” del Talent Garden potrebbe avere l`idea della vita. Perché tenerla per sé? Messa così sembra facile, ma ci sono – dietro il progetto – uno scarto culturale enorme e un approccio nuovo: «Bisogna staccarsi dalla mentalità dell`idea brillante che bisogna nascondere agli altri per evitare che qualcuno la rubi». Si deve, in una parola, condividere. I primi sei a crederci sono, oltre a Lucia, cinque giovani poco più che trentenni: Anna Laura Orrico, già presidente dell`associazione “Io resto in Calabria”, e gli ingegneri (i primi tre informatici, l`ultimo gestionale) Francesco Vadicamo, Antonio Guerriero, Raffaele Gravina e Salvatore Aquila. A loro non pare un azzardo puntare sul digitale: «Io – dice Lucia Moretti – lavoro nella formazione per il turismo e l`agroindustria. E in questi campi, sui quali si dice sempre di dover puntare, ci si scontra con un gap infrastrutturale che è quasi insormontabile. Si dice “non ci sono le strade, non ci sono gli aeroporti”. Ed è vero. Per questo conviene dirigersi su altre rotte: perché sul digitale Cosenza è uguale, o almeno molto simile, a Milano».
Uffici (ovviamente) open space e qualche stanza riservata per chi ha scadenze imminenti e ha bisogno di un po` di privacy. E poi una sala per gli eventi legati all`innovazione digitale. Il Tag cosentino ha già i suoi canoni “estetici”. E non c`entra nulla con i cosiddetti business center («lì ci sono diverse aziende che sono a una porta di distanza ma, a volte, neanche si conoscono»). Né nasce per fare concorrenza a Technest, l`incubatore di imprese nato all`Università della Calabria: «Quella realtà si rivolge agli spin off e non ospita realtà che non siano legate alla ricerca universitarie. E poi va detto che se noi abbiamo la possibilità di partire è anche grazie all`esperienza nata ad Arcavacata».
Partire: è questo quello che fa di questi giovani degli innovatori. Avere trent`anni e non lamentarsi delle avversità, della congiuntura economica, della precarietà del futuro. Senza questa capacità, i Tag non esisterebbero (e non sarebbero arrivati a New York) e neppure l`innovazione. Che in terra calabra – lo dice Riccardo Luna, ex direttore di Wired, nella sua top 100 italiana degli innovatori – può contare su altre risorse e altri esempi. Alla posizione numero 72 ci sono Giuseppe Naccarato e Stefano Vena. Entrambi laureati all`Unical (il primo in Ingegneria gestionale, il secondo in Ingegneria informatica), hanno svolto insieme un dottorato di ricerca in Psicologia della programmazione e Intelligenza artificiale. Poi, una notte, hanno avuto un`idea geniale: hanno scaricato i dati aperti del ministero dei Beni e delle attività culturali e, in qualche settimana, hanno montato Viaggiart, una piattaforma che aiuta i turisti a orientarsi tra i tesori del Belpaese ed è stata premiata di recente da “Rnext”, manifestazione itinerante di Repubblica, come migliore startup italiana sul turismo. È bastata un`idea a due laureati per realizzare una piattaforma che la Calabria prova a sviluppare a livello istituzionale da anni, spendendo cifre a parecchi zeri e senza risultati apprezzabili.
Il punto di partenza del progetto sono gli open data; le idee immaginate per implementarlo, ci dice Giuseppe, «riguardano gli itinerari pensati per gli utenti, le storie di chi vive i luoghi e qualche chicca di Viaggiart: se cercate un negozio che vende sigari cubani a due passi dal Colosseo, saremo in grando di accompagnarvi fino a lì». Il sistema sarà aperto a contributi dall`esterno e nasce da un pensiero semplice: «Eravamo, assieme ad altri colleghi dell`Unical, a Paestum per la Borsa del turismo archeologico. Volevamo vedere i beni culturali della zona e non sapevamo dove andare. A parte l`area archeologica non c`erano altre segnalazioni. Lo scopo di Viaggiart è anche quello di portare allo scoperto il patrimonio artistico sommerso». Immaginare di farlo senza utilizzare il web è impossibile. La Rete offre l`opportunità di cucire i servizi addosso all`utente e, anche, di fornirli in mobilità. «Bastera scaricare un`applicazione sul proprio smartphone – spiega l`ingegnere – e Viaggiart diventerà una sorta di bussola dinamica sempre aggiornata, in grado di segnalare all`utente la vicinanza ai beni culturali e l`accesso ai servizi collaterali che soddisfano meglio le sue aspettative».
Lo scopo è quello di «valorizzare gli eventi e i beni culturali che si trovano in aree secondarie, per favorire o incrementare la presenza di turisti nei piccoli centri e nei luoghi della cultura meno conosciuti». Succede già: nella versione on line dallo scorso settembre, sono presenti 10mila destinazioni, 8mila luoghi della cultura e 4mila eventi culturali. Accedere è semplicissimo: si può scegliere di essere localizzati automaticamente dal sistema o di effettuare una ricerca libera. Si inserisce il nome del bene culturale o della città che si vuole visitare e si “entra” nell`offerta turistica del luogo: trasporti, servizi ricettivi, ricreativi o di ristorazione. Le possibilità sono enormi: dalla realizzazione di itinerari culturali personalizzati alla creazione di pacchetti turistici fino alla prenotazione delle guide turistiche. Basta un telefono per pianificare nei dettagli il viaggio della vita o un`improvvisata gita fuori porta.
Un`idea come questa non poteva che nascere in Calabria, meta di un turismo in cerca d`autore che le istituzioni non riescono a realizzare, pur avendo grossi mezzi a disposizione. La Regione, infatti, si è avvicinata negli ultimi tempi al progetto, per il quale hanno mostrato interesse anche investitori stranieri. Attirati dall`idea di un (altro) gruppo di trentenni – la squadra è molto cresciuta attorno a Naccarato e Vena –, affiancati da Giovanni D`Orio, ricercatore di Politica economica dell`Università della Calabria.
Avere trent`anni non è sempre una iattura. Lo sa bene Francesco Tassone, l`ingegnere di Simbario che vuole trasformare il cemento, materiale pesante e sporco, quasi l`incarnazione dell`old economy, in un prodotto ecologico, a chilometri zero. Per farlo serviva un`idea. Eccola: un macchinario chiamato Origami 4, un mini stabilimento che si ripiega su se stesso in sei metri quadri ed è capace di riprodurre la mescola dei materiali inerti con la parte chimica. Pratico, veloce e facile da pulire. È per questo che Luna ha piazzato Tassone al tredicesimo posto tra gli innovatori italiani. Ed è per la validità del progetto che, alla Personal factory dell`ingegnere, sono arrivati due milioni di euro di venture capital. Ci sono investitori disposti a finanziare l`avvio di attività nate da idee che sembrano impossibili. Avete presente le conversazioni che si fanno giocando a biliardino? (0020)

Questa è la versione aggiornata del servizio pubblicato sul numero 135 del Corriere della Calabria.