Viaggio nella cultura (dimenticata) di Crotone - LE FOTO

Il polo museale abbandonato dalla Regione, il restyling dell'unico teatro cittadino che va avanti da anni, la Provincia che non paga l'affitto del Mack. I quadri di Rotella lasciati nell'incuria. Il triste declino della terra dove Pitagora fondò la sua scuola

Lunedì, 20 Marzo 2017 11:10 Pubblicato in Società
Gli scavi interrotti a Capo Colonna Gli scavi interrotti a Capo Colonna

CROTONE Trasuda storia e bellezza, in un confine poco netto con la mitologia, e un fascino che le deriva dall’essere stata per secoli custode degli echi di oracoli e antiche leggende. Le tracce dell’antico splendore ellenico Crotone ce le ha stampate in faccia. Il promontorio su cui si erge incontrastata la vecchia Kroton, con l’unica colonna superstite del tempio di Hera Lacinia, sembra il luogo perfetto in cui riconciliarsi col mondo. Democède ed Alcmeone passarono di qui, Pitagora vi fondò la sua scuola, Milone conquistava il pubblico delle Olimpiadi con le sue prodezze atletiche. È per questa ragione che lo svilimento della cultura, proprio nella città che più d’ogni altra fu culla della Magna Graecia, risulta ancora più incomprensibile e inaccettabile. Una gestione scriteriata dei soldi pubblici, uno spreco immotivato di risorse che ha condotto nel corso degli anni ad un progressivo abbandono delle iniziative culturali e delle relative infrastrutture. Un’escalation perpetrata su di un’economia già di per sé svilita dopo la chiusura delle principali fabbriche cittadine, che vede nella vicenda del Marin Park Village di Scifo, il cui sequestro è stato convalidato lo scorso 25 febbraio dal gip del Tribunale di Crotone, e nella chiusura dell’aeroporto locale da tempo paventata, solo la punta di un pericoloso iceberg, fatto di cantieri senza fine, intere aree dismesse e lasciate a sé stesse.

Pericolo frana Capo Colonna
(Una pericolosa buca nei pressi dell'area di Capo Colonna)

IL POLO MUSEALE Nell’area adiacente Capo Colonna, cui si arriva percorrendo una strada tortuosa e in alcuni tratti sterrata, è stato edificato in epoca recente un complesso museale dotato di tre ampi padiglioni che recano esposti i reperti rinvenuti a seguito degli scavi nel Parco archeologico antistante. Nel 2014 la Fondazione Odyssea vinse il bando promulgato da Enti e Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria per la gestione di alcuni spazi del Parco Archeologico di Capo Colonna. Ad oggi la Regione Calabria non ha ancora erogato le risorse e il Polo Museale non ha ceduto i luoghi di competenza della Fondazione che, alla data odierna, risultano essere gestiti da nessuno. «Viviamo una fase conservativa, si preferisce conservare i beni piuttosto che renderli fruibili, siamo intrappolati tra le maglie della burocrazia – ha dichiarato con amarezza il Presidente della Fondazione Odyssea Giovanni Lentini – ; è come trovarsi all’interno di un sarcofago di cemento armato. È vergognoso, ancora oggi non si sa dove posizionare la biglietteria, i tornelli, il bar, e tutto questo per una questione di mera inerzia». Prosegue Lentini: «Il contratto prevedeva la corresponsione da parte nostra di un fitto annuale di 35 mila euro più una quota fissa sulle royalties, oltre al 70% del ricavato sui biglietti. Il Polo Museale avrebbe un introito di circa 100 mila euro l’anno, cui la Sovrintendenza sta inspiegabilmente rinunciando, adducendo a “potenziali interventi di miglioramento”». Per non parlare della sala multimediale interna al Museo: costata 600 mila euro, completata, ma mai attivata. Il consorzio Cultura & Innovazione, responsabile dell’ideazione del progetto, consegnò tutti gli strumenti necessari all’attivazione; ma dato il mancato utilizzo, se li è ripresi. 

TEATRI E CINEMA Ancor più critica la situazione sul versante degli allestimenti teatrali e degli spazi connessi. L’unico teatro cittadino – eccezion fatta per il Teatro della Maruca, gestito in maniera totalmente autonoma da un gruppo di volenterosi ragazzi – altro non è che l’ex ospedale civile, in fase di ristrutturazione ormai da anni. Avrebbe dovuto essere inaugurato il 31 dicembre 2015 dalla passata amministrazione, poi tale data venne procrastinata a causa della presenza – vera o presunta – di alcune stratigrafie archeologiche importanti; la consegna alla città venne fissata successivamente per il 29 ottobre 2016, ma l’intera parte retrostante è ancora lontana dall’essere completata, così come il parcheggio, che non si sa bene dove collocare. Come riportato da Mimmo Stirparo su ilcirotano.it, addirittura alcuni mesi fa «l’amministrazione comunale, attraverso una consultazione online, chiedeva di dare un nome al nuovo teatro di via Poggioreale. La scelta è caduta, a sorpresa, su Walter Bentivegna, attore teatrale nativo di Crotone». Insomma, il nome c’è, ma attualmente non esiste un teatro comunale. Anche il vecchio Teatro Ariston versa i in uno stato di totale incuria e abbandono. Stessa sorte per i cinema: solo due risultano funzionanti, anche se uno di questi, in realtà, è una sala parrocchiale adibita a sala proiezioni. Una situazione non rosea, trattandosi per di più di un capoluogo di provincia.

Insegna Mack
(L'ingresso del Museo di arte contemporanea di Crotone)

IL MACK  Quello inflitto al Museo d’Arte Contemporanea è senza dubbio il più duro e drammatico tra i colpi alla cultura incassati dalla città pitagorica. Sale immense e vuote, piene di polvere e scatoloni ammassati, tele originali e dal valore inestimabile gettate a terra come fossero pattume, attrezzature, rimasugli di qualche vecchia mostra allestita chissà quando. Un quadro di Rotella sbuca da un angolo coperto da alcuni teloni. Il Mack è un altro degli spazi concessi alla Fondazione Odyssea. Ma la Provincia ha deciso di non pagare più l’affitto ai proprietari dello stabile, ed alla Fondazione non è concesso prendere alcuna iniziativa.

Villa Berlingieri esterni
(L'esterno di Villa Berlingieri, a Crotone)

I PALAZZI DI CITTA’ Poco più avanti del Mack, ci sono Palazzo Caminiti, edificio di particolare pregio appartenuto ad una nobile famiglia crotonese, e Palazzo Milone, ex caserma dei carabinieri. Per la ristrutturazione dei due immobili la Provincia ha speso oltre 3 milioni di euro ma, mentre sul primo di essi è ancora visibile un cantiere (fermo), il secondo si confonde addirittura tra i palazzi disabitati del centro storico. Lo stesso dicasi per Villa Berlingieri, di proprietà della Provincia, che troneggia nei pressi di Capo Colonna, cinta da un cancello arrugginito tra cumuli di sterpaglie, nel più generale disinteresse. 

Chiara Fazio
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