Don Colafati esempio per i giovani calabresi

di Giancarla Rondinelli* Venerdì, 21 Aprile 2017 12:31 Pubblicato in Società
Don Natale Colafati Don Natale Colafati

Caro direttore, 
ti scrivo queste righe perché vorrei lanciare un invito ai tanti ragazzi della nostra terra. Lo faccio partendo dall’occasione del primo anniversario della morte di Don Natale Colafati, storico sacerdote della parrocchia del Rosario di Lamezia Terme, scrittore e giornalista. Già vicario della Diocesi di Lamezia, autore di numerosi saggi e libri, nonché ideatore dell’associazione Sinergie Culturali e della libreria Biblos. Un uomo che per tutta la durata della sua missione sacerdotale e cristiana ha usato come faro nelle sue scelte la cultura. 
Ecco, come giornalista che a 17 anni ha lasciato la sua terra per motivi di studio prima e di lavoro dopo, ma continuando ad amare profondamente la sua Calabria, invito i tanti giovani calabresi, i tanti «uomini e donne del nostro futuro», a seguire esempi come quelli di Don Natale. «Bisogna avere sete di conoscenza», ripeteva spesso. «L’ignorante non è libero e non ha strumenti per liberarsi». Noi calabresi dovremmo tenere ben presenti parole come queste perché ci insegnano a non aver paura di inseguire i nostri sogni, perseguendo però l’unica strada possibile: lo studio, la cultura. La nostra terra è storicamente madre di tante menti, e di tante professionalità, oggi a capo di realtà più o meno importanti. Del resto uno dei caratteri che contraddistinguono il nostro essere calabresi è proprio la caparbietà, l’ambizione. Ma l’unico modo possibile per raggiungere un sogno è nutrire e tutto questo giorno per giorno. Un buon raccolto lo si ottiene sempre dalla semina. E noi abbiamo smarrito la strada della semina. Vogliamo subito il raccolto. Dovremmo cercare di essere più curiosi, dovremmo provare a capire di più. C’è chi ci vuole ignoranti. La ‘ndrangheta prova ad uccidere anche le nostre coscienze. Ma la ribellione passa anche dalla cultura. Conoscere per capire per ribellarsi!  
«La curiosità alimenta la nostra mente», ripeteva spesso Don Natale. Non esistono scorciatoie a questo. Nessuna raccomandazione, nessun protettore, nessun aiuto esterno. Magari si faticherà di più, anzi quasi sicuramente. Ma il sapore di una conquista sarà di certo indimenticabile. 
Spesso, in Calabria, incontro giovani incuriositi dal nostro lavoro, ma spaventati, alcuni quasi rassegnati. Quello che cerco di fare è trasmettere la mia esperienza. Sin da piccola ho sempre inseguito il sogno di fare la giornalista, anche se, all’Università, in più di un’occasione qualcuno ha provato a farmi desistere dal continuare su questa strada. «È un lavoro difficile, con un precariato lunghissimo», mi disse addirittura il professor Aldo Grasso, con cui poi feci la mia tesi proprio sulla televisione. Ma il mio sogno, la mia passione, erano più forti. Certo, non è stato facile. Anche perché, a volte per il sol fatto di essere calabresi tocca davvero lavorare di più e dimostrare tutta la forza che abbiamo dentro. Capo chino e sui libri, senza mai pensare che ci si debba abbandonare a chissà quale «Dio terreno» per arrivare. «Procedendo per obiettivi, con il cuore in alto e l’animo colmo di amore e di speranza». Ecco, questo credo possa essere la sintesi dell’invito che rivolgo a tutti i giovani della mia terra, e non solo. Tutto questo io l’ho sentito e ascoltato per anni, ad ogni caduta, ad ogni tentennamento, ad ogni perplessità da Don Natale Colafati che era mio zio, il mio maestro, una grande guida per migliaia di giovani che hanno avuto la ventura di incontrarlo nel loro cammino.  

*Giornalista