Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 10 Gennaio 2017
Martedì, 10 Gennaio 2017 22:17

Catanzaro, la neve incanta ma crea disagi

CATANZARO Ci sono dubbi sul funzionamento della piattaforma per l'accesso all'avviso "Macchinari e impianti", un bando del Por Fesr pensato per il sostegno alla riorganizzazione e ristrutturazione aziendale. E per questo la Regione ha deciso di avviare una serie di verifiche. Lo rende noto il governatore Mario Oliverio con una nota: «A seguito di alcune segnalazioni pervenute in relazione al funzionamento della piattaforma per l'accesso all'avviso Macchinari e Impianti – scrive Oliverio –, che potrebbero aver generato disparità nella partecipazione al bando, la Presidenza della Regione ha immediatamente disposto le necessarie verifiche tecniche, ai fini delle eventuali azioni da intraprendere. Nel caso dovessero essere riscontrate criticità e/o anomalia tali da inficiare la legittimità della fase di invio delle domande di partecipazione, si procederà ad annullare, in autotutela, la sola fase di trasmissione con conseguente fissazione di nuovi termini».

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(L'annuncio di ieri sul bando)

Uno stop imprevisto ma necessario – secondo le valutazioni della burocrazia –, che rallenta una procedura per la quale, secondo l'ultima comunicazione ufficiale (che risale al 9 gennaio), erano arrivate richieste di contributi per oltre 100 milioni di euro. La dotazione finanziaria del bando è di 10 milioni e l'importo massimo concesso è di 200 mila euro, fino a un'intensità massima del 70% dei costi ammissibili.
La procedura di selezione è di quelle definite a sportello, con verifica di ammissibilità e valutazione delle domande di agevolazione in base all'ordine cronologico di presentazione e fino a esaurimento delle risorse. In questi casi, alla Regione arrivano centinaia di domande nel giro di pochi secondi dall'apertura dei termini della ricezione ed è probabile che le verifiche avviate dagli uffici riguardino proprio questo delicato step.

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    La Regione annuncia verifiche sull'avviso "Macchinari e impianti" del Por dopo una serie di segnalazioni sul funzionamento della piattaforma. Oliverio: «In caso di criticità la trasmissione delle domande sarà annullata»

CATANZARO Il collaboratore di giustizia Gianni Cretarola ha individuato la caratura criminale di Massimiliano Sestito da come camminava nel cortile del carcere di Sulmona durante l'ora d'aria, nel 2007. Lì Sestito era detenuto per l'omicidio del carabiniere Renato Lio. «Io colgo, dottore, con l'esperienza che mi era maturata precedentemente negli altri istituti – dice il pentito –, dove uno 'ndranghetista o una persona che è stata vicina a un ambiente 'ndranghetista – anche da "contrasto onorato da "giovanotto d'onore che sia – senza che nessuno parli basta che vada all'aria, capisci chi è appartenente e chi non è appartenente, basta porgere una domanda». Cretarola racconta ai magistrati della Distrettuale di Catanzaro – l'aggiunto Giovanni Bombardieri e il sostituto Vincenzo Capomolla – che lo stanno interrogando: «[...] basta che io vedo come lui cammina all'aria in quale posizione [...] si cammina avanti e indietro all'aria, si posiziona, io capisco sia la dote che porta e sia l'esperienza che ha». Quello che Cretarola era venuto a sapere, riassume il gip Giovanna Gioia, è che «Massimiliano Sestito era stato battezzato nella 'ndrangheta dalla famiglia Iozzo, che gli erano state attribuite le cariche di picciotteria, camorra e sgarro in un'unica soluzione, che prima degli screzi con il gruppo Iozzo era operante nel locale di Chiaravalle Centrale». Cretarola, inoltre, racconta che a Sestito «era stato attribuito il ruolo di capo del locale di Gagliato (una delle 'ndrine che compongono il locale di Soverato), titolo preteso dal medesimo in relazione all'essere egli stato l'appartenente al gruppo che ha scontato la maggior pena per i reati commessi». Dal 2007 al 2010 Cretarola e Sestito convivono nella stessa prigione. Ne nasce un rapporto che si consolida e spinge Sestito a promuovere l'affiliazione di Cretarola. A Sulmona, come in tutti gli istituti di pena, vengono messe in atto precise formule. «Quando arriva un detenuto – che sia calabrese o che sia di origine calabrese – e arriva in un carcere, si presenta ad un altro calabrese ad un altro paesano. Quella persona parlando pocamente (sic) con quell'altra persona capisce se è affiliato. Una domanda banale, basta chiedere il numero di scarpe...», racconta il collaboratore.



L'OMICIDIO DEL CARABINIERE E L'ALLONTANAMENTO DAGLI IOZZO «Quando c'è stato l'omicidio del carabiniere, gli Iozzo hanno preso le distanze da Sestito – spiega Cretarola ai magistrati – perché l'avevano precedentemente sconsigliato di voler fare 'sta cosa e invece lui è voluto andare lo stesso [...] perché rivendicava che questa persona (il carabiniere Renato Lio, nda) con lui gli aveva fatto degli abusi e tutto quanto, però loro, persone più grandi, non volevano questa cosa perché a livello di 'ndrangheta non si poteva attaccare una persona dello Stato in quella maniera perché avrebbe portato scompiglio. Quindi quando è successo sto fatto loro l'hanno un pochettino allontanato perché è stato sostenuto dalla famiglia Lentini, nella qualità di Turi Lentini e Michele Lentini». Quando Sestito, subito dopo il delitto si buttò latitante, furono i Lentini ad aiutarlo. Dopo un breveperiodo nelle montagne vicino a Chiaravalle, «è stato accolto dalla famiglia Lentini. La mamma lo accudiva in una stalla – la mamma quindi moglie di Turi e mamma di Michele, lo accudiva lei gli portava il secchio, gli portava da mangiare e queste cose qua», spiega il collaboratore.



LE MIRE SU GAGLIATO E LA FAIDA DEI BOSCHI Sestito, soprattutto, sintetizza il gip, rivendicava le sue mire sul paese di Gagliato «occupato negli anni dalla famiglie Iozzo-Chiefari, anche per l'importanza dei lavori che stavano eseguendo, per la realizzazione della trasversale delle Serre». Gli Iozzo-Chiefari non avevano intenzione di abbandonare il territorio: le ostilità con Sestito si erano manifestate dapprima con alcuni danneggiamenti compiuti, per conto di Massimiliano, dal fratello Davide Sestito (fa bruciare dei mezzi appartenenti ai Iozzo-Chiefari, nda) fino alla definitiva rottura che «diede vita alla "faida dei boschi"», in particolare con la richiesta di 20 mila euro a titolo di spese che Massimiliano Sestito rivendicava dai gruppi operanti sul territorio in relazione al fatto che, durante la carcerazione, era stato «sostanzialmente abbandonato dalle famiglie». Lo strappo con gli Iozzo avviene anche da un punto di vista "rituale". Quando Sestito viene arrestato per l'omicidio di Lio, nel carcere di Catanzaro riceve la Santa. Si sparge presto la voce della carica ricevuta. I fratelli Iozzo lo vengono e sapere e si prodigano per capire se Massimiliano Sestito li avesse messi in copiata ma ricevono risposta negativa, loro che lo avevano battezzato e gli avevano dato tre cariche in un'unica soluzione. Uno sgarro che porta a una frattura definitiva. Cretarola apprende da Sestito che negli anni della detenzione quest'ultimo vede crescere il proprio carisma 'ndranghetistico. Riceve la Santa e anche il Vangelo. E intanto anche suo fratello Davide cresce e «vuole anche lui intraprendere la carriera delinquenziale tracciata dal fratello - racconta Cretarola -. Massimiliano fa battezzare Davide da Procopio Lentini» nel giorno in cui Lentini fa battezzare suo figlio Agostino. Si crea così un nuovo gruppo che si contrappone agli Iozzo-Chiefari «che avevano interessi a Gagliato perché c'era la trasversale delle Serre che passava proprio là e quindi c'erano un sacco di appalti da poter vincere». Gli attriti tra i vari gruppi criminali del Soveratese portano a una riunione nel corso della quale Massimiliano Sestito manda il suo messaggio: vuole 20 mila euro per la carcerazione subìta. Il suo proposito è quello di rivendicare Gagliato come paese della famiglia Sestito, con Massimiliano capo società, Cretarola contabile e Davide Sestito mastro di giornata come capo crimine.



L'APPOGGIO DI DAMIANO VALLELUNGA E LA SANGUINOSA FAIDA Il locale di appartenenza, nel territorio conteso, era Serra san Bruno, capeggiato da Damiano Vallelunga che era il capo locale di tutto il Soveratese. Cretarola racconta che Vallelunga «aveva riconosciuto che il paese di Gagliato era per diritto di Massimiliano Sestito perché in primis 'ndranghetista operante per la famiglia Iozzo quindi a tutti gli effetti riconosciuto 'ndranghetista anche durante tutta la carcerazione...». 
Ma gli Iozzo e i Chiefari "mangiavano" a Gagliato. Vallelunga però decide, come regola sociale, che «quel paese è di Massimiliano Sestito e quindi loro se vogliono lavorare lì devono riconoscere qualcosa economicamente a Sestito oppure se ne devono andare». E con Damiano Vallelunga ci sono Vittorio Sia, capo 'ndrina di Soverato e il territorio di San Sostene, con i Lentini e i Procopio. Vellelunga avrebbe detto, rivolto ai Iozzo-Chiefari: «Il primo che ha trascurato nei confronti di Sestito sono stato io perché in questi anni di galera non l'abbiamo mai aiutato, il paese è suo e tirategli fuori i mezzi. I mezzi di lavoro tirateli fuori dal paese, non lavorate più». In sostegno delle parole di Vallelonga, Fiorito Procopio, di tasca sua, mandò 10 mila euro a Massimiliano Sestito, ricorda Cretarola. 
È con queste premesse, con questi gruppi schierati che riprende la faida dei boschi, con la contesa del paesino di Gagliato e degli appalti che portava in dote grazie alla trasversale delle Serre. La lunga scia di sangue, che si protrarrà per oltre tre anni, ha queste premesse e la miccia, racconta Gianni Cretarola, viene accesa da quella richiesta di 20 mila euro, quella "rivendicazione" accolta dai rivali come la più grande delle offese.

Alessia Truzzolillo
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COSENZA Una grande favorito c'era già. Adesso non c'è più partita per la presidenza della Provincia di Cosenza. La commissione elettorale ha deciso di escludere dalla competizione il candidato del centrodestra Antonio De Caprio. A giudizio dell'organo chiamato a valutare la regolarità delle procedure di presentazione di liste e candidature, non sono state presentate le firme necessarie per sostenere la discesa in campo del sindaco forzista di Orsomarso. Accanto al nome di De Caprio sarebbero state presentate soltanto 258 firme (escludendo quelle viziate da irregolarità), un numero inferiore rispetto alla soglia di 270 fissata dalla legge. Nessun problema, invece, per Franco Iacucci: il centrosinistra ha presentato 323 firme a supporto del candidato alla presidenza. 
Dunque, la strada è ancora più in discesa per il braccio destro (e sinistro) di Mario Oliverio. La partita, a questo punto, si sposta sui seggi da conquistare in consiglio provinciale. Nel Pd ma anche nel Nuovo centrodestra le elezioni rappresenteranno un banco di prova per misurare i rapporti di forza interni. Non è un caso che nelle liste figurino diversi amministratori locali di primo piano. E la stessa cosa può dirsi anche il movimento (L'Italia del Meridione) che fa capo al consigliere regionale Orlandino Greco. 
Riflettori accesi anche sulla performance di "Il coraggio di cambiare l'Italia", formazione ispirata dal forzista Giuseppe Graziano, che con molta probabilità sarà schierato con il centrosinistra. 
Quanto al centrodestra, svanito il sogno di ritentare una riconferma dopo la storica vittoria di Mario Occhiuto nel 2014 (fu il primo esponente del centrodestra a conquistare la poltrona più ambita di piazza XV Marzo), non resta che tentare di salvare la faccia. Magari portando a casa l'elezione di qualche rappresentante in Consiglio. E, soprattutto, cercando di capire perché dopo la rinuncia del sindaco di Cosenza a scendere in campo, il centrodestra abbia deciso di rinunciare a competere con il Pd e i suoi alleati.

an. ri.

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    Il braccio destro di Mario Oliverio senza concorrenti per la presidenza. Le firme presentate a sostegno del suo avversario De Caprio non sono sufficienti

REGGIO CALABRIA «Guardi, Villa è strutturata così, Villa è strutturata: ci sono gli imertiani e il gruppo Zito-Bertuca». Ne parla come se fosse una partita di risiko, con i carri armati di plastica colorata sparpagliati sul tabellone a rappresentare due forze in campo, ma quella descritta dal neocollaboratore Vincenzo Cristiano è la storia della sopraffazione di un'intera città che dura da tempo.
Arrestato nell'ambito dell'operazione Sansone, Cristiano non nasce 'ndranghetista, ma di fatto lo diventa. «Non sono battezzato», si affretta a chiarire, ma ammette «diciamo – si legge nel verbale depositato agli atti del procedimento – mi associano vicino alla famiglia Bertuca». E non a caso. Per loro – conferma – ha «portato imbasciate», si è informato sugli imprenditori che iniziavano lavori e aprivano cantieri e prontamente lo ha comunicato al clan, ha propiziato "chiarimenti" tra uomini di peso degli Zito-Bertuca, come del gruppo Imerti Condello e imprenditori «ansiosi di mettersi a posto».
Per questo oggi che ha iniziato a parlare con la Dda, Cristiano è in grado di ricostruire in dettaglio equilibri e gerarchie nel delicato contesto criminale villese. Storicamente, è sempre stata una polveriera e un accurato termometro. E quanto riferito dal pentito non fa che confermarlo. «Prima – racconta il collaboratore – c'erano gli Zito, poi si sono allargati». Dall'altra parte invece – spiega Cristiano – «gli imertiani consiste che sono, il referente, vabbè, era Nino Imerti, che ha lasciato a suo cognato Condello». Una successione atipica quella voluta dal "Nano feroce", che probabilmente ha scontentato il cugino – inizialmente dai più immaginato come futuro capo – ma come tale è stata decisa dal boss.
«Poi, per quanto riguarda invece l'edilizia, solo nell'edilizia, ha possibilità di parola Santo Buda, solo nell'edilizia». Una vecchia conoscenza della Dda. «Altro tipo mazzette, 'ste cose lui non ha diritto di parola, Santo Buda».
Su tutto il resto, il bastone del comando è in mano agli Zito-Bertuca, storicamente vicini ai De Stefano e agli imertiani, che si sono sempre divisi equamente le estorsioni. Ma – dice Cristiano – non allo stesso modo. «Il capo che divide in maniera equa è Pasquale Bertuca». Lui e Mimmo Zito – spiega il pentito ai magistrati – «sono una cosa unica, no?, Però sul territorio è Pasquale che prende le co... prendeva quando era libero, i proventi e divideva in maniera equa. - Però è più ... penso a livello di grado è più potente Pasquale».
Sul fronte imertiano, invece, «dopo che hanno arrestato lo zio, per un certo periodo c'è stato Mimmo Condello, Mimmo Gingomma, poi è venuto Bruno Tegano, da Bruno Tegano siamo arrivati a Paolo... ad Andrea Vazzana, da Andrea Vazzana siamo arrivati a Paolo... non mi ricordo quello là, Barillà? Come si chiama? Non mi ricordo il cognome di preciso, quello, che è cognato di Dimitri Condello». Tutte dichiarazioni che suffragano e confermano quanto emerso in anni di indagini e finito agli atti di diversi procedimenti. Tutte dichiarazioni che precisano nomi e ruoli dei protagonisti di una tirannia che da decenni soffoca Villa San Giovanni.

Alessia Candito
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    Le parole di Vincenzo Cristiano ai magistrati della Dda: «Ci sono gli imertiani e il gruppo Zito-Bertuca». La suddivisione degli affari in un territorio che subisce da decenni la tirannia dei clan

Martedì, 10 Gennaio 2017 19:06

La Francia celebra la calabrese Dalida

PARIGI Domani è il gran giorno di "Dalida": il film di Lisa Azuelos, interpretato da Sveva Alviti con Riccardo Scamarcio nel ruolo del fratello Orlando, uscirà in 550 cinema francesi. Ma a quasi 30 anni dalla morte della cantante sono previsti anche uno show, una mostra dei suoi vestiti più belli e un ricordo speciale che sarà organizzato dai fan il 3 maggio, anniversario della scomparsa di Yolanda Gigliotti, il suo vero nome. È un fenomeno degno di una diva di Hollywowd, quello della celebre cantante-attrice nata in Egitto da genitori italiani e cresciuta in Calabria, più precisamente a Serrastretta, nel Lametino. Il tempo passa ma non toglie nulla all'amore che i fan, soprattutto in Francia, continuano a provare per Dalida. Lo dimostra anche questo film, con un'italiana protagonista, Sveva Alviti, che si è sottoposta a 3 ore di trucco quotidiane per somigliare il più possibile alla star che curava moltissimo il suo look in scena. I suoi abiti scintillanti, sexy e studiati in tutti i particolari, saranno oggetto di una mostra organizzata al Palais Galliera, il Museo della Moda di Parigi, dal 27 aprile al 13 agosto. Abiti che sono stati donati al Museo da Orlando Gigliotti che ha raccontato al Figaro: «Sognavo di fare un museo permanente a Parigi ma è troppo complicato. Però rifiutavo l'idea che i vestiti di Dalida che hanno fatto sognare tanta gente, finissero sparsi qua e là. Allora li ho dati al Museo Galliera. Perché è Parigi che l'ha lanciata. In cambio il museo si è impegnato a custodire la collezione in un luogo a parte e a esporla regolarmente».
Orlando Gigliotti, che era anche il suo impresario, si è occupato di alimentare il mito della sorella in modo intelligente in questi anni, anche perché si sente «custode della memoria di Dalida». Una star che ha venduto 120 milioni di dischi nel mondo: in 30 anni di carriera ha interpretato più di 2000 canzoni di ogni genere abbracciando tutti gli stili, rock, twist, disco. La diva rivive anche sotto forma di ologramma nello show "Hit Parade" in programma fino alla fine di febbraio al Palazzo dei Congressi di Parigi prima di proseguire per una lunga tournée in Francia. Nello spettacolo sono riproposti, tra l'altro, due cavalli di battaglia di Dalida: "18 anni" e "Gigi l'Amoroso". Era il 3 maggio 1987 quando la cantante, affranta dai lutti e dolori che l'avevano colpita, si uccise nella sua casa di Montmartre. Ingerì dei barbiturici e lasciò un biglietto: «Perdonatemi. La vita mi è insopportabile». Il suo mito ha resistito nel tempo: 10 anni dopo fu inaugurata a Montmartre una piazza in suo onore. Nel 2007 il Comune di Parigi organizzò una mostra per ricordarla. Ogni anno, ricorda ancora le Figaro, «il sabato più vicino al 3 maggio i componenti del fan club Dalida For Ever, organizzato sempre da Orlando Gigliotti, e di cui fanno parte 1763 fan francesi, italiani e anglosassoni di cui un terzo ha meno di 25 anni, si ritrovano a Montmartre per ricordare la diva, portandole fiori sulla tomba prima di riunirsi al Comune e poi a una cena dove ovviamente le canzoni di Dalida sono in primo piano». E quest'anno i preparativi sono più fervidi che mai.

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    A trent’anni dalla morte il film sulla diva di Serrastretta uscirà domani in 550 sale. La interpreta Sveva Alviti. Il fratello-manager dona i suoi vestiti al Museo Galliera di Parigi

REGGIO CALABRIA «È l'ennesimo caso grave, quanto paradossale, della sanità regionale: quello del Pronto soccorso dell'ospedale di Reggio, inaugurato in pompa magna appena due mesi fa, con locali d'avanguardia e ben attrezzati, ma privo di personale sanitario per garantire i livelli essenziali di assistenza». Lo afferma in una nota il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Alessandro Nicolò. «La denuncia – prosegue – è soltanto l'ultima. Se ne sono fatti carico il coordinatore infermieristico di Medicina e chirurgia di accettazione e d'urgenza e lo stesso primario del reparto e la questione era stata anche da noi rappresentata nell'aula del Consiglio in occasione del dibattito sulle politiche sanitarie, ma rivela purtroppo uno sconcertante quadro generale. Quello di paurosi vuoti di organico, proprio laddove sarebbero più indispensabili, e di inaugurazioni-farlocche, con pomposi tagli di nastro auto-celebrativi e novità che si limitano alla facciata. La questione degli organici carenti risiede nel fatto che le Asp della Calabria perseverano sistematicamente nell'inosservanza di quanto previsto dall'Accordo collettivo nazionale di lavoro per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. La sanità calabrese è afflitta dalla mancata pubblicazione degli incarichi vacanti di continuità assistenziale da parte delle Asp. Si tratta di un fenomeno endemico sul quale abbiamo depositato un'interrogazione a risposta scritta in consiglio regionale rivolta al presidente Oliverio per sapere "quali urgenti iniziative si intendono adottare affinché le Asp calabresi avviino immediatamente le procedure di pubblicazione delle zone carenti di continuità assistenziale". È una prassi diffusa, un comportamento omissivo delle Asp della Calabria tutt'altro che momentaneo. Per queste ragioni, nell'interrogazione citata, abbiamo sollecitato provvedimenti straordinari: l'indifferibilità e l'opportunità della nomina di commissari ad acta qualora dovesse persistere tale inadempienza. Non si possono più sopportare disagi di entità e proporzioni notevoli per gli assistiti, e al contempo fonte di numerose vertenze promosse sia dai medici interessati che dalle organizzazioni sindacali di categoria. In particolare, il suddetto comportamento in disprezzo dell'osservanza delle leggi, ha causato notevoli danni ai medici aventi diritto alla titolarità di continuità assistenziale». «Sulla problematica – conclude Nicolò – rimane perfino disattesa la sentenza del Tar Calabria 1211 del 2013, la quale impone di avviare il procedimento per l'individuazione e il conferimento delle zone carenti di continuità assistenziale dal 2005 in poi. Ma, malgrado le diffide, le segnalazioni, la sentenza del Tar segnalata, non è dato riscontrare ancora oggi la pubblicazione di tutti gli incarichi vacanti di continuità assistenziale da parte di nessuna delle Asp della regione».

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    Il consigliere regionale sulla carenza di camici bianchi nel reparto dei Riuniti di Reggio: «Paurosi vuoi d'organico, le Asp continuano a non rispettare le norme»

CATANZARO Deboli nevicate sono in corso sull'A2 "Autostrada del Mediterraneo" – la ex Sa-Rc – tra Padula Buonabitacolo e Sibari e tra Cosenza e Falerna. Lo segnala l'Anas specificando che il traffico è consentito ai soli veicoli leggeri dotati di catene o pneumatici invernali. I mezzi pesanti vengono deviati agli svincoli di Padula in direzione sud e Sibari, Tarsia e Falerna in direzione Nord. Leggera nevicata anche su Catanzaro che ha imbiancato le auto e i tetti ma, al momento, non sta creando particolari disagi. Precipitazioni più intense nelle zone collinari intorno al capoluogo calabrese. È nevicato anche nel centro storico di Rossano, sulla fascia ionica cosentina.


(A Catanzaro i disagi per la neve mettono in difficoltà i cittadini)

SCUOLE CHIUSE Visto il persistere delle avverse condizioni meteorologiche, dell'emergenza determinata dall'ondata eccezionale di gelo e dal peggioramento delle condizioni climatiche con copiose nevicate che stanno interessando su tutto il territorio provinciale, domani, mercoledì 11 gennaio, saranno chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado, compresi gli istituti di competenza provinciale, sul territorio del comune di Catanzaro. Il presidente della Provincia di Catanzaro e il sindaco Sergio Abramo, in contatto telefonico, hanno assunto tale determinazione valutando le possibili conseguenze dell'abbondante nevicata in corso, le criticità consolidate a causa dell'emergenza gelo e il pericolo di presenza di ghiaccio su strada che stanno causando disagi alla viabilità.

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La chiusura delle scuole si rende, quindi, necessaria anche tenendo conto delle difficoltà dei tanti studenti pendolari di raggiungere il capoluogo. Scuole chiuse mercoledì anche a Cosenza, dove il sindaco Mario Occhiuto ha firmato l'ordinanza nel tardo pomeriggio dandone notizia (anche) sul suo profilo Facebook, e a Rende, Castrovillari e Crotone dove analoghe decisioni sono state prese dai primi cittadini Marcello Manna, Domenico Lo Polito e Ugo Pugliese. Attività didattiche sospese all'Unical per decisione del rettore Gino Crisci. Studenti a casa anche a Mendicino, Saracena, Gizzeria e Serrastretta.

TRA DISAGI E INCANTO Sui social, intanto, la gara a chi pubblica prima foto dei centri calabresi imbiancati è partita nel pomeriggio. E il materiale non manca. In provincia di Cosenza la neve è arrivata un po' dappertutto. Vi proponiamo una fotogallery tratta da Facebook, utile a tracciare una piccola mappa dell'incanto della neve (dove le precipitazioni non si accompagnano a disagi). 

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(Alcune aree di Cosenza, nel tardo pomeriggio, si presentavano imbiancate)

 

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(Il pupazzo rossoblù è un grande classico della prima neve)

 

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(Anche il Comune di Castrovillari ha inviato alle redazioni il proprio contributo)

 

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(Il centro storico di Rossano è ancora più suggestivo sotto la coltre bianca)

 

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(Nevicata in corso anche a Bisignano)

 

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(Soveria Mannelli imbiancata, segnalazione della Pro Loco)

 

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(Trattandosi di neve, la Sila non può mancare)

 

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(Rimedi contro il freddo sperimentati da un utente Facebook. Prodotti a km 0 e gusto a volontà, tanto per non dare torto al New York Times)




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    Transito consentito solo con catene e pneumatici invernali sulla Salerno-Reggio Calabria. Imbiancata anche Rossano. Mercoledì stop alle lezioni a Catanzaro, Cosenza, Crotone Rende e Castrovillari. Attività didattiche sospese anche all'Unical

Martedì, 10 Gennaio 2017 17:42

Aeroporti, pressing parlamentare su Delrio

CATANZARO «Ho affrontato con il ministro Delrio il problema degli aeroporti di Reggio Calabria e di Crotone anche alla luce della direttiva per la costituzione di reti aeroportuali. Il ministro si è impegnato a fare al più presto una riunione con tutti i soggetti interessati e i rappresentanti sindacali per affrontare la questione Calabria». È quanto afferma Dorina Bianchi, sottosegretario al Mibact con delega al Turismo e deputato calabrese del Nuovo centrodestra. «Trovare una soluzione al problema aeroportuale calabrese – aggiunge il sottosegretario – è diventata ormai una questione indifferibile e improcrastinabile. Lo sviluppo del Mezzogiorno, e in particolare della Calabria, è strettamente connesso con il turismo al quale serve soprattutto una buona rete infrastrutturale per rendere accessibile tutto il nostro patrimonio. Se la Calabria è stata inserita di recente dal New York Times tra le mete da visitare in Italia, è responsabilità della politica valorizzarla insieme a tutto il nostro patrimonio».
Per il sottosegretario «fino ad oggi è mancata la volontà di creare un sistema aeroportuale integrato che permetterebbe la sopravvivenza stessa degli scali regionali. Solo se in sinergia tra loro, assieme a quello di Lamezia Terme, dove ogni scalo dovrà avere una funzionalità ben precisa, ci potrà essere davvero sviluppo. D'altronde in questa direzione si concentrano anche le azioni del ministero dei Trasporti che proprio lo scorso novembre ha individuato nella costituzione di reti aeroportuali un utile strumento per superare situazioni di inefficienza e costruire una crescita integrata degli aeroporti. Infine mi preme esprimere la mia preoccupazione per la difficile situazione in cui si trovano i lavoratori. Trovare una soluzione è importante anche per mantenere i livelli occupazionali».

BATTAGLIA: DELRIO CONVINCA ALITALIA «Il ministro Delrio, deve mettere in campo tutti gli strumenti disponibili per condizionare positivamente le scelte di Alitalia, nei confronti dell'aeroporto di Reggio e in questo senso il ministero è stato sollecitato da una interrogazione a firma di parlamentari calabresi del Pd». A sostenerlo è il deputato del Pd, Demetrio Battaglia. «Il confronto – prosegue Battaglia – non sarà facile con la società, attraversata da una profonda crisi finanziaria e industriale, ma il ministro ha il dovere di risolvere il problema. Contemporaneamente, gli attori locali devono avere chiare le idee su scelte, atti e azioni possibili per rispondere alle necessità che consentiranno di superare la fase di interregno tra la fallimentare Sogas e la nuova società di gestione che sarà selezionata da Enac. Scelte che dovranno anche impattare con i problemi sociali relativi al personale». Per Battaglia «oggi non è il tempo per individuare le responsabilità politiche, amministrative e contabili che hanno provocato questo disastro che piega ulteriormente il territorio della provincia di Reggio Calabria. Verrà anche quel tempo. Non è, però, nemmeno tempo di strumentalizzazione, di furbizie, di demagogie e dei "furbetti" dell'aeroporto. Oggi è tempo di lavoro, di proposte concrete, di assunzioni di responsabilità. Con la speranza che questa sia l'ultima azione a difesa di qualcosa che avevamo e che non abbiamo saputo gestire, per avviare una nuova fase capace di acquisire al territorio nuovi strumenti di crescita e di futuro, attraverso anche la modernizzazione di quelli esistenti».

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    Il sottosegretario Bianchi garantisce per il ministro: «Si è impegnato a fare al più presto una riunione con i soggetti interessati». Il dem Battaglia è diretto: «Graziano ha il dovere di risolvere il problema»

CATANZARO Il presidente della Regione Mario Oliverio ha telefonato, e subito dopo ha scritto una lettera, al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, chiedendogli di attivare con urgenza lo stato di calamità naturale in tutta la Calabria. Lo stato di calamità – informa una nota dell'ufficio stampa della giunta -, a detta del presidente, si rende necessario a seguito degli avversi eventi meteorologici che hanno colpito la Calabria negli ultimi giorni. La neve e le temperature estremamente rigide, infatti, hanno compromesso gravemente settori vitali per l'agricoltura e l'intera economia calabrese, quali l'agrumicoltura, l'ortofrutta e la vitivinicoltura. Le temperature rigide, tra l'altro, anche durante le ore diurne, hanno provocato disagi al settore zootecnico e ad alcuni prodotti depositati nei magazzini (ad esempio le patate Igp della Sila) pronti per la vendita che, però, avendo subito dei congelamenti, non sono più commercializzabili. Dal canto suo, rende noto Oliverio, la Regione Calabria ha attivato le procedure per avviare i controlli, al fine di verificare i danni subìti. Il presidente Oliverio, inoltre, ha approfittato dell'occasione per sollecitare al ministro un intervento per rimuovere da parte di Sgra e Sian tutti gli ostacoli, al fine di velocizzare il pagamento di tutte le pratiche già trasmesse dal dipartimento Agricoltura, relative al pagamento degli agricoltori calabresi. Tutto questo anche con lo scopo di alleviare la situazione di difficoltà determinata dalle calamità naturali di questi ultimi giorni.

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    Il governatore al ministro. Avviati i controlli per quantificare i danni subìti

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