Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 11 Gennaio 2017
Mercoledì, 11 Gennaio 2017 21:52

Non c'è pietà per i nemici del boss di Gagliato

LAMEZIA TERME Giovanni Cretarola ha paura di Massimiliano Sestito. Ha paura dell'uomo che ha imparato a conoscere durante gli anni della detenzione a Sulmona e poi fuori, quando avevano deciso di rivendicare Gagliato come paese della famiglia Sestito, con Massimiliano capo società, Cretarola contabile e Davide Sestito mastro di giornata come capo crimine. Quando Cretarola decide di saltare il fosso non esita a chiedere protezione per la propria famiglia. Nella sua mente rimbomba spaventoso un ricordo: le parole di rimprovero che Sestito aveva rivolto al fratello Davide subito dopo l'omicidio di Fortunato Rombolà, avvenuto sulla spiaggia di Soverato il 22 agosto 2010. Davide Sestito era turbato perché aveva scoperto che quel giorno, sulla spiaggia insieme a Rombolà e alla famiglia c'erano anche sua moglie e la sua bambina. La moglie di Sestito, in realtà, era cognata di Rombolà che aveva sposato una sua sorella. Non ci sarebbe stato niente di male a trascorrere del tempo con la propria congiunta ma non insieme al "rivale", in pubblico, sulla spiaggia. Questo episodio venne visto dalla 'ndrina come fatto grave e pericoloso. Rombolà apparteneva, infatti, ad un gruppo rivale e si scoprirà, poi, essere vittima designata da Michele Lentini e Procopio Fiorito, sodali dei Sestito. Davide, pur se turbato, lamenta il fatto che l'azione omicidiaria fosse stata compiuta comunque, nonostante la presenza di moglie e figlia vicino al bersaglio del killer. Ma suo fratello Massimo rivela, agli occhi di Cretarola, la propria «natura ferma e spietata», scrive il gip Giovanna Gioia, perché «non solo aderisce pienamente alla condotta del killer ma addirittura manifesta l'idea che anche loro sarebbero dovute essere uccise poiché si accompagnavano a membri della cosca contraria alla propria».

Ai magistrati della Distrettuale antimafia di Catanzaro – l'aggiunto Giovanni Bombardieri e il sostituto Vincenzo Capomolla –, Cretarola racconta che, saputo il fatto della spiaggia, Fiorito Procopio aveva rimproverato Davide Sestito. A questo punto, suo fratello Massimo aveva rincarato la dose ammonendolo: «Non solo ti dovevano rimproverare ma dovevano anche ammazzare tua moglie e tua figlia». 
Per questo motivo Gianni Cretarola sa che «nel momento in cui avessi collaborato con voi sarei diventato per loro un nemico da abbattere». «Ma la mia famiglia – aggiunge – [...] l'unica colpa che hanno è quella di essere la mia famiglia». Gli inquirenti cercano un fondamento alle sue paure, un'avvisaglia. «I collaboratori che prima hanno collaborato contro Massimiliano Sestito sono morti ed erano i fratelli Grattà e sono stati uccisi a Gagliato un... due, tre anni fa nella faida dei boschi», dice Cretarola. E poi c'è quel ricordo che gli si è piantato addosso come un sudore freddo, il ricordo di parole spietate rivolte a un fratello... «dovevano anche ammazzare tua moglie e tua figlia».

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello

    Il pentito Cretarola racconta le parole scioccanti di Massimiliano Sestito sull'omicidio Rombolà. In spiaggia a Soverato, con la vittima, c'erano sua cognata e sua nipote. Al fratello che si lamenta dice: «Dovevano ammazzare anche loro»

CATANZARO I dipartimenti regionali interessati, su indirizzo della presidenza della Giunta regionale e a seguito delle segnalazioni pervenute in ordine alla modalità di presentazione delle domande a valere sul Bando "Impianti e Macchinari", hanno provveduto, in data odierna, insieme a Fincalabra e alla società fornitrice del servizio, ad effettuare le opportune verifiche tecniche sulla piattaforma informatica. La verifica – informa una nota dell'ufficio stampa della giunta - ha confermato la corretta gestione delle domande inserite ed inviate. Il sistema ha registrato ottimi risultati di performance nella ricezione di un numero elevato di domande, correttamente acquisite nell'arco di pochi secondi.
«È stata, tuttavia, rilevata – aggiunge la nota - una non sufficiente chiarezza nei contenuti del documento "Guida utente", limitatamente alla descrizione della fase di invio, che ha potenzialmente inficiato il superiore principio di par condicio tra i soggetti proponenti che hanno tempestivamente finalizzato la domanda di concessione di contributo entro termini previsti dal bando e dai successivi decreti attuativi. La procedura prevista dalla piattaforma, infatti, presenta un tasto "Inviata" dal quale si genera l'attività di verifica della domanda e l'apertura di una "finestra di pop-up" su cui cliccare il tasto "Invia domanda" per avviare la conferma dell'operazione. Da qui si apre un'ulteriore finestra, con il tasto "Si protocolla", che serve ad inoltrare in modo definitivo la domanda al protocollo dell'ente. Tale momento di conferma, utilizzato anche nei precedenti bandi, si è reso necessario al fine di evitare abusi (quali ad esempio l'inoltro automatizzato delle domande) e per garantire la sicurezza del sistema. Nella fattispecie, però, il tasto "Invia Domanda" era attivo già prima della apertura dello sportello, mentre il tasto "Si Protocolla", presente nella finestra di conferma, era disponibile solo all'effettiva apertura dello sportello. Ne deriva che alcuni utenti potrebbero avere perfezionato il passaggio "Invia domanda" prima dell'apertura dello sportello, trovandosi così in condizioni di potenziale vantaggio rispetto agli altri. L'amministrazione regionale – prosegue il comunicato stampa - nel sottolineare che le modalità di invio sono state prioritariamente dettate dalla necessità di assicurare il rispetto di criteri di sicurezza e di parità di accesso verso tutti gli utenti, tenuto comunque conto di quanto sopra, disporrà, quindi, la riapertura della fase di presentazione delle domande».
«Nei prossimi giorni – conclude la nota - i dipartimenti competenti adotteranno un decreto a firma congiunta, che conterrà l'indicazione della data di riapertura dei termini utili per l'invio delle istanze».

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    I dipartimenti regionali annunciano verifiche tecniche sulla piattaforma informatica dopo le anomalie segnate dagli imprenditori nell'inserimento delle istanze per ottenere finanziamenti: ottime performance di ricezione domande

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COSENZA «Possiamo e dobbiamo uscire da questa situazione di impasse». Così il coordinatore provinciale di Forza Italia, Giuseppe Graziano commenta l'uscita di scena della coalizione del centrodestra dalla competizione per il rinnovo delle cariche della Provincia di Cosenza. Secondo Graziano, «senza girarci troppo attorno, la vicenda delle elezioni provinciali non è stata una sicuramente una bella vicenda».
«Nei giorni precedenti alla presentazione delle liste – aggiunge - mi è stato chiesto un contributo fattivo per la sottoscrizione della candidatura. Che ho puntualmente assolto come, del resto, ho sempre fatto e che continuerò a fare a sostegno del partito. Nella mia natura di eterno ottimista – conclude - , sono convinto che quanto accaduto è certamente un episodio negativo dell'intero centrodestra, ma è proprio da qui che dobbiamo ripartire tutti insieme per ricostruire una coalizione solida e vincente».

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    Il coordinatore provinciale di Forza Italia commenta l'esclusione della coalizione per il rinnovo della cariche della Provincia di Cosenza: possiamo e dobbiamo ripartire

Mercoledì, 11 Gennaio 2017 20:41

De Caprio: «Poteva essere un banco di prova»

COSENZA «Dopo aver riflettuto su quanto rilevato dalla commissione elettorale altro non posso fare che ringraziare chi ha riposto in me la propria fiducia». È quanto dichiara, in una nota, il sindaco di Orsomarso Antonio De Caprio sulla vicenda della sua candidatura sfumata come presidente della Provincia di Cosenza per il centrodestra. «In particolare – sottolinea De Caprio - ringrazio la coordinatrice regionale di FI, l'amica, Jole Santelli, e l'amico, Roberto Occhiuto per aver individuato nella mia persona il candidato a presidente della Provincia di Cosenza per il centrodestra in questa competizione elettorale, purtroppo sfumata. Altresì esprimo la mia gratitudine nei confronti degli altri dirigenti del nostro schieramento e degli amministratori che hanno sottoscritto la mia candidatura. Questo per me - conclude non può che essere motivo di orgoglio e di stimolo per il futuro. Poteva essere un ottimo banco di prova. Faccio un grosso in bocca al lupo ai consiglieri che hanno deciso di candidarsi a mio sostegno».

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CATANZARO «La coscienza delle istituzioni prevalga nella vicenda processuale relativa al caso della Marlane, per rispetto dei morti e dei loro familiari». Lo affermano in una nota i parlamentari M5s Paolo Parentela e Dalila Nesci, in seguito alla requisitoria del sostituto pg di Catanzaro, Salvatore Curcio, che ha definito «monca e carente» la perizia utilizzata per il primo grado di giudizio, chiuso con l'assoluzione degli accusati. «Per quanto Curcio ha evidenziato – sottolineano i parlamentari 5 stelle – nel collegio dei periti mancava una figura chiave, cioè un luminare in chimica e tossicologia, la cui assenza ha portato a conseguenze nefaste. Non è stato possibile, per quanto confermato, far luce sugli scarti della Marlane, le materie prime utilizzate e i fanghi prodotti». «Speriamo – concludono Nesci e Parentela – che il processo di appello sia rapido e sempre attento a tutti gli aspetti. Soprattutto, ci auguriamo che possa esserci giustizia umana per le vittime e i loro parenti. Valuteremo l'opportunità di presentare una proposta di legge per istituire una specifica commissione parlamentare di inchiesta».

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    I parlamentari M5s Nesci e Parentela sostengono la richiesta di una nuova perizia

REGGIO CALABRIA «Continuiamo a vigilare attentamente sulla complessa trattativa attualmente in corso tra il governo ed Alitalia ed al contempo chiediamo che si acceleri la procedura per l'assegnazione definitiva della gestione dell'aeroporto Tito Minniti di Reggio Calabria affinchè il nostro scalo possa trovare presto la necessaria stabilità e si proceda alla stesura di un nuovo piano industriale per il rilancio della principale infrastruttura trasportistica della nostra città. L'aeroporto di Reggio Calabria non può chiudere, anzi va rilanciato. Su questo non faremo un passo indietro, pronti anche, se necessario, ad azioni eclatanti». È quanto dichiara il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, commentando la crisi dell'aeroporto dello Stretto.
«Siamo consapevoli – ha aggiunto il primo cittadino di Reggio Calabria - di quanto sia importante e necessario continuare ad alimentare la trattativa istituzionale ad oggi in campo a livello governativo, anche con l'obiettivo, da noi richiesto, che venga riconosciuto il diritto alla continuità territoriale per la nostra città, storicamente penalizzata sul piano dei trasporti con le ataviche difficoltà che da sempre caratterizzano la nostra regione e l'intero meridione. Anche di fronte ad una eventuale dipartita di Alitalia, riteniamo sia fondamentale il mantenimento degli slot per i voli da e per l'aeroporto reggino, in modo da poter valutare l'ipotesi di sostituire la ex compagnia di bandiera, che attraversa attualmente una fase di pesante crisi economica, con altre compagnie interessate alla tratta reggina».
«Proprio per questo intendo accogliere l'invito rivoltoci dal Comitato Pro Aeroporto di Reggio Calabria e sabato 14 gennaio sarò in piazza per ribadire l'impegno istituzionale dell'intera Amministrazione comunale in questa battaglia, auspicando la presenza in piazza di tutti i Consiglieri comunali, dei Sindaci e dei Consiglieri della Città metropolitana, delle Associazioni, dei Sindacati, dei comitati e di tutti i cittadini. Credo che il salvataggio del nostro aeroporto passi attraverso una piena presa di coscienza di tutti i reggini, affinché questa battaglia sia costruita e partecipata dall'intera comunità, al di là dei colori politici. Ritengo – ha concluso il sindaco Falcomatà - che ognuno possa e debba fare la propria parte in questa partita, ognuno per la sua specifica competenza, ma uniti nell'obiettivo comune di salvaguardare e rilanciare lo sviluppo del Tito Minniti, che è un patrimonio dell'intera città».

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    Il sindaco di Reggio Calabria: vigiliamo sulla trattativa in corso tra governo e Alitalia, la città si unisca per difendere lo scalo»

VIBO VALENTIA Colpo di scena oggi nel processo nato dall'operazione antimafia denominata "Romanzo criminale" contro il clan Patania di Stefanaconi. L'imputato Giuseppe Patania, nel corso dell'esame del pubblico ministero della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, si è accusato di aver assoldato due killers stranieri per uccidere a Vibo Marina nel marzo 2012 Francesco Scrugli, che l'imputato riteneva fra gli esecutori materiali dell'omicidio del padre, Fortunato Patania, ucciso nel settembre 2011. Giuseppe Patania ha dichiarato di aver personalmente dato 10mila euro ai killer macedoni Vasvi Beluli e Arben Ibrahimi, entrambi ora collaboratori di giustizia e che invece accusano pure altri fratelli Patania (Saverio, Salvatore e Nazzareno) e la madre Giuseppina Iacopetta di essere stati i mandanti dell'agguato. Giuseppe Patania ha poi dichiarato di aver fornito solo lui le armi ai sicari, circostanza che però contrasta con le risultanze investigative.

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    Giuseppe Patania ha dichiarato di aver personalmente dato 10mila euro ai sicari macedoni Vasvi Beluli e Arben Ibrahimi, oggi collaboratori di giustizia

CATANZARO Comincerà il 6 aprile il processo con rito abbreviato a carico di Hamil Mehdi, il marocchino di 25 anni accusato di auto-addestramento ai fini di terrorismo internazionale. Lo ha deciso il gup del Tribunale di Catanzaro, Assunta Maiore, accogliendo la richiesta di rito alternativo avanzata dal difensore dell'indagato, l'avvocato Francesco Iacopino. Hamil Mehdi era stato arrestato a Luzzi il 25 gennaio dello scorso anno dalla Digos a conclusione delle indagini condotte dal procuratore aggiunto di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, e dal sostituto Paolo Petrolo. Gli accertamenti a suo carico erano iniziati nel luglio del 2014 dopo un viaggio che il marocchino aveva tentato di intraprendere in Turchia. Il giovane era stato, però, respinto dalle autorità aeroportuali turche e rispedito in Italia per motivi di sicurezza. Con sé aveva un biglietto di sola andata, un pantalone militare e pochi indumenti, un libro dei Fratelli musulmani e un tappetino per la preghiera. Secondo la Procura di Catanzaro Hamil sarebbe stato pronto a raggiungere la Siria per arruolarsi tra le fila dell'Isis. A supportare tale teoria sarebbero state le intercettazioni sul suo pc grazie alle quali gli inquirenti avrebbero scoperto che il giovane avrebbe visionato su internet video con allenamenti di arti marziali e altri con esecuzioni.

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    Il processo a carico di Hamil Mehdi comincerà il 6 aprile. Il giovane è stato arrestato a Luzzi il 25 gennaio 2016. Secondo la Procura avrebbe voluto raggiungere l'Isis in Siria

Mercoledì, 11 Gennaio 2017 17:36

Una nuova perizia sul caso Marlane

CATANZARO Una nuova perizia è il passaggio obbligato per poter dare un giudizio sul caso "Marlane", procedimento che prende il nome dallo stabilimento tessile di Praia a Mare dismesso nel 2004 e nel quale si è contata la morte di 107 operai oltre a ravvisarsi il disastro ambientale per il territorio circostante l'ex fabbrica. Per queste ragioni, nel corso della sua lunga requisitoria davanti alla corte d'Appello di Catanzaro, il sostituto procuratore generale Salvatore Curcio ha più volte, e accoratamente, chiesto la rinnovazione dell'istruttoria con una nuova prova peritale, essendo quella prodotta in primo grado, a parere dell'accusa, «inadeguata e incompleta».
Senza una nuova perizia, con il materiale a propria disposizione e considerando l'intervenuta prescrizione del capo H, ossia «rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro», il pg ha avanzato le sue richieste che vanno a riformare parzialmente la sentenza di primo grado. Il sostituto procuratore generale ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione, per disastro ambientale, per Carlo Lomonaco che fu responsabile del reparto tintoria, dirigente dello stabilimento ed ex sindaco di Praia. Tre anni sono stati chiesti anche per Attilio Rausse, ex responsabile dello stabilimento, e quattro anni sono stati invocati nei confronti dell'ex amministratore delegato Antonio Favrin. Per il resto il pg ha chiesto conferma della sentenza di primo di grado, emessa il 19 dicembre 2014, che assolveva tutti gli imputati.

TORNARE A DIBATTIMENTO CON UNA NUOVA PERIZIA Perno centrale, duro, della requisitoria di Salvatore Curcio è stata, forte e più volte ribadita, la richiesta di tornare a dibattimento con una nuova prova peritale. Il pg ha chiesto alla Corte la revoca dell'ordinanza emessa il 25 novembre scorso che rigettava il prodursi di una nuova perizia. Il sostituto procuratore generale ha parlato di un'indagine tecnico scientifica «monca e carente» partita male già con la composizione del collegio di esperti nel quale – accanto al medico legale, all'epidemiologo e al professore ordinario di Igiene – mancava una figura fondamentale, un luminare in chimica e tossicologia, la cui «assenza ha portato a conseguenze nefaste» poiché non è stato possibile fare un'analisi chiara e completa della qualità e quantità delle sostanze chimiche prodotte come scarti della Marlane, le materie prime utilizzate nel ciclo produttivo della fabbrica, i fanghi prodotti a tonnellate. Più volte l'ufficio di Procura di Paola ha invocato tale tipo di analisi e ha chiesto di integrare il collegio peritale con un esperto in chimica e tossicologia, ottenendo l'apporto di un ausiliario. Salvatore Curcio ha ripercorso ogni tappa, ogni udienza del processo di primo grado, ogni inciampo nella fase istruttoria, ogni omissione, ogni leggerezza, ogni dato importante. Ha ricordato quel "buco" di tre anni, dal 1993 al 1995, nel registro di carico e scarico dei fanghi. Ha sottolineato le risposte incomplete da parte dei periti sul quadro epidemiologico nell'udienza del sei giugno 2014. Il fatto che non sia stato esaminato quanto repertato dall'Arpacal, a ottobre 2006, dalla dottoressa Chiappetta che rilevava, nel campione 2514, una quantità di cromo 6, 10 volte superiore per una zona residenziale quale quella che è venuta lentamente a sorgere intorno alla fabbrica dismessa, e una quantità di cromo esavalente quattro volte superiore. Con gli scavi del 2007 la zona intorno alla fabbrica è stata suddivisa per aree. Nell'area Z, vicino al depuratore comunale, sono stati rilevati campioni con alti valori di cromo e cadmio. E così nell'area W, che corrisponde alla strada vicina al depuratore, vi sono campioni con alti valori di zinco, cromo 6 e arsenico. «Dati empirici», sottolinea Curcio, che parlano di inquinamento e di massicci sversamenti nell'area intorno alla Marlane. Alla richiesta di una nuova perizia si sono unite le numerose parti civili tra le quali la Regione Calabria, la provincia di Cosenza, il Wwf, Legambiente Calabria, l'associazione Medicina democratica e il comune di Tortora. La prossima udienza è stata fissata per il 15 febbraio.

Alessia Truzzolillo
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    A invocarla è il sostituto procuratore generale Curcio, che nella requisitoria davanti alla corte d'Appello di Catanzaro ha chiesto tre condanne: «Indagine tecnico-scientifica monca e carente». Al centro del processo il presunto disastro ambientale dello stabilimento tessile di Praia a Mare

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LAMEZIA TERME Il borsino mensile curato da Demoskopica per il Corriere della Calabria segnala una lievissima flessione nell'indice di fiducia espresso dai calabresi nei confronti di Mario Oliverio (in allegato troverete la scheda metologica). Per il governatore si passa dal 37 al 36,2 per cento, mentre l'area della «non fiducia» si attesta al 62,1 per cento. Non sa oppure non risponde il restante 1,7 per cento. 
Quanto agli assessori, saldamente in testa resta il vicepresidente della giunta Antonio Viscomi, che riscuote la fiducia del 42 per cento degli interpellati, in linea con il risultato di dicembre. La novità di questo 2017 è rappresentata dalla risalita di Federica Roccisano, l'assessora al Lavoro finita nelle scorse settimane nell'occhio del ciclone, dopo che Report ha acceso i riflettori sul pasticciaccio degli studenti disabili abbandonati dalla Regione. Roccisano recupera quattro punti percentuali rispetto al mese precedente, attestandosi su un grado di fiducia del 16 per cento. E se è vero che resta sempre all'ultimo posto tra i suoi colleghi, è anche vero che il suo è il maggiore incremento di questa rilevazione.

POLLING CALABRIA - Assessori Gennaio 2017


Prosegue anche il trend positivo di Roberto Musmanno, titolare della delega alle Infrastrutture: la fiducia per lui è pari al 32 per cento, due punti in risalita rispetto a dicembre. Cresce di un punto percentuale il gradimento per Francesco Russo e Franco Rossi. Per l'assessore al porto di Gioia Tauro si passa dal 26 al 27 per cento di fiducia, per il responsabile dell'Urbanistica dal 20 al 21 per cento. Invariata la posizione di Antonietta Rizzo, assessore all'Ambiente, che rimane al 26 per cento di fiducia. 
L'unico segno negativo riguarda Carmen Barbalace, responsabile delle Attività produttive, che passa dal 25 al 24 per cento in termini di fiducia espressa dai calabresi. A pesare sulla (minima) flessione, c'è probabilmente la poche opportunità offerte dalla giunta regionale per imprenditori e tessuto produttivo calabrese. Gira e rigira, sempre lì si torna: all'emergenza lavoro che tanto preoccupa i nostri corregionali.

an. ri.

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    Il governatore in lieve flessione. Tra gli assessori il più apprezzato è sempre Viscomi. Roccisano in recupero (ma è sempre ultima)

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