Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 03 Gennaio 2017

REGGIO CALABRIA È tornato in piazza il Movimento Reggio non tace. Come ogni 3 gennaio, attivisti e simpatizzati hanno sfilato per le vie cittadine per ricordare il momento in cui Reggio Calabria ha iniziato a ribellarsi, rispondendo con una manifestazione spontanea all'ennesima bomba piazzata nel cuore della città. Da allora, sono passati 7 anni. L'indignazione dell'epoca si è affievolita, come l'attenzione – anche istituzionale – alla testarda manifestazione. Scorte e gonfaloni sono spariti, insieme alle fasce tricolori, ai politici o aspiranti tali. Delle istituzioni in piazza, c'è solo l'assessore Angela Marcianò, che all'appuntamento ha voluto partecipare a titolo personale. È rimasta in fondo alla piazza, ad ascoltare attenta gli interventi insieme a cittadini e curiosi.
In testa al corteo e sul palco a piazza Camagna, c'erano invece gli attivisti di Reggio Non Tace che oggi come sette anni fa hanno chiesto ai reggini di ribellarsi e di riprendere in mano la città. Un appello scritto sui volantini distribuiti fra i passanti impegnati nelle "vasche" serali sul corso Garibaldi e a grandi lettere sui cartelli che i manifestanti hanno indossato, ma è stato anche scandito come un mantra nel corso degli interventi. Un appello urgente.
Per il prossimo 11 gennaio è convocata l'assemblea civica che per mesi il movimento Reggio non tace ha chiesto a gran voce. «Se non ci andiamo – ha detto padre Giovanni Ladiana, figura carismatica di Rnt – noi siamo responsabili del non cambiamento. Chi non verrà a questa assemblea sceglierà di vivere in questa città da estraneo. E questo significa permettere ai delinquenti, a chi beneficia delle connivenze di continuare a comportarsi da padroni». Parole pesanti, che vogliono scuotere le coscienze. Anche se sono poche quelle scese in piazza. «Anche se non siamo molti qui – dice padre Ladiana – abbiamo il dovere di parlare con la gente, con i giovani, spiegare il valore e il significato di questa assemblea. Partecipare significa obbligare il Comune a discutere di quello che noi riteniamo importante discutere e approvare quello che noi riteniamo importante che venga approvato. Ma per questo è necessaria la partecipazione». Esattamente quella che ha fatto sì che Angela Marcianò non fosse estromessa dalla Giunta nonostante i noti mal di pancia al riguardo dell'Amministrazione e ha permesso al sindaco Domenico Lucano di rimanere al suo posto e resistere alla campagna denigratoria che una mano anonima ha montato nell'ombra. Esattamente – tuona padre Ladiana – quella che serve a Reggio Calabria. «Partecipare a quella assemblea significa che tocca a noi. E se non tocca a noi – conclude il religioso – significa che stiamo diventando come quella massa di delinquenti che ci guadagna da silenzi e connivenze».

Alessia Candito
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  • Occhiello

    Nell'anniversario della manifestazione spontanea con cui 7 anni fa la città ha risposto alla bomba piazzata di fronte alla Procura generale, Rnt torna a sfilare e lancia l'assemblea civica convocata per il prossimo 11 gennaio. «Chi non verrà sceglierà di vivere in questa città da estraneo»

Martedì, 03 Gennaio 2017 22:34

Sparatoria a Catanzaro Lido, due feriti

CATANZARO Caos, panico e due feriti lievi: questo è il bilancio della sparatoria avvenuta nel tardo pomeriggio a Catanzaro, di fronte ad un supermercato nei pressi del quartiere lido. Dalle prime frammentarie informazioni, i protagonisti della vicenda di cronaca sarebbero, il catanzarese Francesco Di Bona, 50enne già noto alle forze dell'ordine perchè coinvolto lo scorso anno in un'indagine su un traffico di sostanze stupefacenti in alcuni centri del litorale jonico catanzarese, e un uomo di nazionalità marocchina. Durante un alterco tra i due, Di Bona avrebbe estratto una pistola, ma durante la colluttazione, gli sarebbe sfuggita di mano e sarebbe finita a terra. Nella concitazione del momento, sarebbe partito un colpo che avrebbe ferito di striscio il secondo. Questi, dopo aver raccolto la pistola, avrebbe fatto fuoco ferendo l'altro. Ferito alle gambe, Di Bona sarebbe stato trasportato all'ospedale Pugliese, mentre non si hanno notizie del secondo uomo coinvolto nell'alterco. 

Sebbene non abbia avuto gravi conseguenze, l'episodio ha però rilanciato il tema della sicurezza in città, proprio nel giorno dell'insediamento del nuovo questore di Catanzaro Amalia Di Ruocco. E proprio al lei, il sindacato autonomo di polizia Coisp si è rivolto in una nota del segretario regionale Giuseppe Brugnano: «La sparatoria di questa sera è avvenuta a 500 metri dal commissariato zonale di Polizia, una struttura in sofferenza - sottolinea Brugnano - per carenza di uomini e mezzi. Segnaliamo al nuovo questore ciò che in questi anni abbiamo detto in tutte le lingue: il commissariato di Catanzaro Lido dev'essere potenziato».

Alessandro Tarantino

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  • Occhiello

    Protagonisti della vicenda di cronaca il catanzarese F.D.G., già noto alle forze dell'ordine, e un uomo di nazionalità marocchina. Il segretario regionale  Coisp Giuseppe Brugnano: « il commissariato di Catanzaro Lido dev'essere potenziato»

Martedì, 03 Gennaio 2017 22:15

Provincia di Cosenza, il Pd sceglie Iacucci

COSENZA Per lui sarebbe un ritorno. Cercato, meditato, voluto. E certamente discusso per giorni interminabili con Mario Oliverio. A due anni e mezzo dall’addio a piazza XV Marzo, Franco Iacucci vuole tornare. Dalla porta principale. L’uomo ombra del governatore è il candidato del Pd a presidente della Provincia di Cosenza. La scelta è arrivata nel tardo pomeriggio di martedì, dopo la riunione del gruppo provinciale dem e della segreteria provinciale del Partito democratico. Una candidatura, quella di Iacucci, sulla quale sono in corso da settimane trattative febbrili (peraltro anticipate dal Corriere della Calabria). Il Richelieu di Mario Oliverio aspettava il placet del presidente della giunta regionale per scendere in campo e opporsi a Mario Occhiuto (sulla sua candidatura manca l'ufficialità) in uno scontro che si annuncia serrato. Se, infatti, il sindaco di Cosenza può partire da una base di consenso “pesante” nel capoluogo (il meccanismo del voto premia le preferenze espresse dai consiglieri dei centri più popolosi), è pur vero che la macchina da guerra elettorale di Iacucci  – che è anche il sindaco di Aiello Calabro – e Oliverio gode di un sostegno diffuso in tutta la provincia. Partita da giocare, dunque.  La prima tranche, però, è andata in porto in tempi relativamente brevi. Di solito le trattative nel Pd sono sfibranti (basti pensare all’impasse catanzarese, con il partito ancora bloccato); questa volta l’accordo è stato trovato in fretta. Gruppo e segreteria dem, in premessa, ringraziano il presidente facente funzioni Graziano Di Natale per il suo lavoro «finalizzato a riportare legalità e trasparenza alla Provincia di Cosenza». Di Natale si è insediato mesi fa, dopo una lunga battaglia legale contro Occhiuto. E sperava di poter essere lui l’alfiere del centrosinistra. Ci sperava – secondo i rumors – anche il sindaco di Rende Marcello Manna, dato in avvicinamento al Pd. Ma su Iacucci è stato facile far convergere tutti.
«La Segreteria e il gruppo consiliare provinciale – spiega una nota ufficiale arrivata in serata nelle redazioni – propongono, dunque, un sindaco di un piccolo comune, con grande esperienza sul terreno amministrativo e politico e in grado di attrarre moltissime forze civiche, oltre i classici steccati partitici».  Una candidatura «che vuole unire territori, esperienze amministrative e comunali al fine di coinvolgerli in un grande progetto politico di rilancio del ruolo e del protagonismo della Provincia di Cosenza».   La decisione di Franco Iacucci, del resto, «di volersi spendere per la funzione di Presidente della Provincia, è la dimostrazione che si vuole scommettere sul sindaco, sul dirigente politico, sull'amministratore di lungo corso che ben conosce il funzionamento delle istituzioni e le esigenze della nostra Provincia». 
Manca soltanto un passaggio tecnico per l’investitura ufficiale. Ora che il Pd ha scelto, il nome di Iacucci sarà sottoposto alla coalizione civica e progressista e all’assemblea dei sindaci e degli amministratori del Pd, convocata per giovedì 5 gennaio nella sede della federazione provinciale. Poco più di una ratifica, secondo i vertici del Pd. Ma la macchina organizzativa della campagna elettorale è già partita, privilegiando l’interlocuzione con gli amministratori dei centri più popolosi. La prima mossa di una battaglia che si annuncia serrata. Iacucci non ha mai perso un’elezione assieme a Oliverio. Ma Occhiuto sarà un avversario duro. 

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  • Occhiello

    L’uomo ombra del governatore vuole tornare in piazza XV Marzo da presidente. I dem lo proporranno alla coalizione. Poi se la vedrà con Mario Occhiuto. Ma le grandi manovre sono già partite

LAMEZIA TERME Gli esempi virtuosi di gestione partecipata del servizio idrico non mancano. Basti pensare a Napoli, per citare uno dei centri più grossi, o a Saracena e Riace senza dovere andare troppo lontano. Quello che il Comitato lametino Acqua pubblica ha chiesto in piazza martedì sera è la riapertura del tavolo tecnico già avviato prima con la giunta di centrosinistra guidata da Gianni Speranza e poi con l'amministrazione Mascaro. Un tavolo tecnico che si era aperto, spiega Gennaro Montuoro, rappresentante del comitato, poco dopo l'elezione della nuova assise comunale. «Non si prospettavano problemi politici per la ripubblicizzazione della Multiservizi – dice Montuoro – ma dopo quel primo incontro non è stato più riconvocato il tavolo». «Chiediamo – prosegue Montuoro – un gestione diretta e partecipata dei cittadini, dei lavoratori e delle associazioni e comitati che si sono battuti per l'acqua pubblica». E perché questo avvenga bisogna investire. Usando magari, è la proposta del Comitato, quei fondi di bilancio destinati a «cementificare» una città. Nel 2014 il Tar stava per pronunciarsi circa l'illegittimità delle tariffe operate dalla Sorical (società risorse idriche calabresi) sul Comune di Lamezia Terme, per un esubero di circa tre milioni di euro. La Sorical ha deciso di procedere a un accordo restituendo la somma chiesta dei tre milioni, "sfangando", quindi, il precedente giuridico e permettendo alla Multiservizi di intascare la somma usata per appianare i suoi debiti. L'operato della Sorical è stato più volte criticato dal Comitato in un documento distribuito ai cittadini. Non solo per le minacce, poi ritirate, della riduzione della portata idrica, iniziativa considerata «illegittima». Ma anche per non avere mai disposto manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, serbatoi e condotte Sorical.
«La manutenzione è pari a zero», ribadisce Montuoro. «Si poteva uscire dal sistema Sorical – è scritto nel documento – e non scendere a patti durante l'ultimo ricorso al Tar, e invece la passata amministrazione Speranza ha deciso di non andare fino in fondo, raggiungendo un compromesso che ha avuto come unico effetto quello di far pagare ai cittadini lametini tariffe illegittime perché tali erano quelle Sorical».
«Si potevano destinare dei fondi pubblici comunali alla ripubblicizzazione del Servizio idrico integrato piuttosto che continuare –ad esempio – a cementificare le aree verdi, puntando politicamente su un possibile sviluppo legato al mattone a godimento dei palazzina di questa città». Una città che conta 6000 vani sfitti.
«Si poteva sostenere attivamente la battaglia in Regione dopo avere deliberato (delibera del consiglio comunale n 47 del 23.07.2013) il sostegno alla Legge Regionale di iniziativa popolare che proponeva, come ben si sa, una forma di gestione regionale diametralmente opposta a quella che propongono oggi Pallaria e il presidente Oliverio». Tutto quello che si poteva fare, denuncia il comitato e che «non c'è stata la volontà politica di portare avanti».

 

Alessia Truzzolillo

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  • Occhiello

    Il Comitato lametino Acqua pubblica denuncia la cattiva gestione del servizio idrico e le manovre illegittime della Sorical. Tutto quello che si poteva fare e non c’è stata volontà politica di realizzare

VIBO VALENTIA La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex sindaco di Nardodipace, Romano Loielo, del suo vice, Romolo Tassone, di un ex assessore, Maurizio Maiolo, e di altre 15 persone, tutti accusati di avere messo in atto una truffa ai danni dell'Unione europea e della Regione. Il gup ha fissato l'udienza preliminare per il 23 marzo prossimo. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, l'ex primo cittadino sarebbe il «promotore, nonchè 'capo' ed 'organizzatore' del sodalizio avendo, in virtù della pubblica funzione, la possibilità di accesso rapido e privilegiato alle informazioni relative all'esistenza di bandi riguardanti gli incentivi». L'ex vicesindaco Tassone, figlio del presunto boss di Cassari, Rocco, Fabio Rullo e Mario Carrera avrebbero invece ricoperto il ruolo «di intestatari delle ditte e associazioni destinatarie dei benefici economici, mentre tutti gli altri erano soggetti strumentali a rappresentare alla Regione l'operatività delle imprese e dei sodalizi fittiziamente creati». Associazioni che, sulla carta, avrebbero dovuto occuparsi di sostegno al reddito, di cultura e anche di volontariato, come la "Dolmen" gestita dallo stesso ex sindaco, o l'Allarese calcio, la cui sede corrispondeva all'abitazione dell'ex vicesindaco Tassone. O ancora, un circolo sociale Acli, o un'associazione di volontariato nei cui locali operava in tranquillità un dentista pur non avendo le attrezzature idonee, e infine un pub, "l'Ascot", che, nonostante, non fosse mai stato avviato, risultava avere aperto i locali a tutti gli effetti. Per la procura, tutte "scatole cinesi" messe in piedi tramite i soldi erogati dalla Regione finiti, secondo l'accusa, nelle tasche degli indagati.

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    Il 23 marzo l'udienza preliminare. Insieme a Romano Loielo, sono a vario titolo accusati di associazione a delinquere mirata ad appropriarsi dei fondi Ue il suo vice, Romolo Tassone, un ex assessore, Maurizio Maiolo, e altre 15 persone

Martedì, 03 Gennaio 2017 21:09

Scura a Oliverio: giù le mani dalla sanità

CATANZARO A ventiquattro ore dall'attacco a mezzo lettera del governatore Mario Oliverio sulla sanità arriva la risposta del commissario ad acta Massimo Scura. Ed è durissima. A partire dal «notevole sbigottimento» sottolineato dal commissario ad acta che in apertura si preoccupa di evidenziare come sia «quanto meno singolare che gli organi istituzionali di una Regione sottoposta a piano di rientro assurgano a giudici di legittimità dei provvedimenti adottati da un organo governativo che, per sua vocazione, ha chiaramente dei poteri sostitutivi rispetto a quelli spettanti agli stessi organi regionali che hanno espresso la censura». Tradotto, giù le mani dalla sanità. Al massimo, spiega in apertura il commissario ad acta, «nell'eventualità che detti organi regionali ritengano che siano stati assunti provvedimenti illegittimi, nulla vieta agli stessi di assumere le opportune iniziative dinanzi alle competenti autorità giurisdizionali per provocare, ove realmente sussistente, la rimozione della illegittimità o semplicemente la sua censura». Al di fuori dei tribunali – dice chiaro Scura – «la struttura commissariale non discetterà – né è tenuta a farlo – della legittimità degli atti adottati». Paletti chiari – e a quanto pare inamovibili – che non escludono «ogni rimedio a tutela del buon nome e dell'onorabilità del commissario e del sub commissario».
Insomma, una dichiarazione di guerra in piena regola, previa a qualsiasi chiarimento nel merito. Che arriva a continuazione.
«Quanto alla asserita carenza di istruttoria – sottolinea Scura - il dirigente generale del dipartimento si è rifiutato di sottoscrivere alcuni dei principali atti di programmazione previsti dal piano di rientro, quali i Dca 30/2016 e 64/2016 di riorganizzazione della rete ospedaliera; il Dca 31 sull'autorizzazione all'esercizio della Marrelli Hospital; il Dca 113/2016 di approvazione dei programmi operativi 2016-2018, che rappresentano il piano industriale della sanità calabrese e la cui approvazione è richiesta dalla legge statale». In più, scrive il commissario «tutti i provvedimenti ora richiamati sono stati redatti con la collaborazione dei dirigenti di settore del dipartimento stesso e, soprattutto, pienamente condivisi ed approvati dai ministeri vigilanti, a riprova della pretestuosità delle censure mosse». E ancora – aggiunge il commissario «tali provvedimenti prevedono un cronoprogramma di attività con relative scadenze idonee, se rispettate, a fare uscire la Regione Calabria dal piano di rientro nei tempi concordati con il governo». Per questo, per il commissario quanto dichiarato da Oliverio riguardo la "strana coincidenza" tra "la sollecitudine nella illegittima distribuzione delle risorse e la Legge di Stabilità 2017" «è offensivo nei miei confronti e nei confronti del subcommissario». Forse – chiede maliziosamente Scura ad Oliverio – «Lei si riferisce agli anni fino al 2014, quando i "budget" si distribuivano a ottobre-novembre dell'anno in corso, ossia a consuntivo, con il rischio di dover pagare degli extrabudget e per giunta delle prestazioni spesso inappropriate». Adesso, dice il commissario, la musica è cambiata. «Dal 2015 non si distribuiscono più "budget", si acquistano invece dai privati prestazioni appropriate e riguardanti i 70 Drg maggiormente soggetti a mobilità extra regionale, secondo regole condivise con i privati stessi. Il fatto poi che si riesca a farlo prima dell'inizio dell'anno di riferimento è coerente con il programma operativo e il tutto è molto apprezzato dagli stessi erogatori privati, che hanno un intero anno per programmare la loro attività».
Per quanto riguarda le assunzioni previste dal Dca 134/2016 e la proroga di numerosi contratti a tempo determinato, Scura sottolinea: «È il frutto di un lavoro iniziato a febbraio e dei continui confronti con i direttori generali/commissari delle aziende, che hanno sollecitato le stesse assunzioni, come dimostrano le innumerevoli note da loro inviate alla struttura commissariale e i verbali di riunione da loro sottoscritti il 30 ottobre, il 12 e il 19 dicembre 2016 con la struttura commissariale e, quando presente, con il dirigente di settore del dipartimento». Per altro, aggiunge il commissario, «pensare di attivare nuovi servizi o di migliorare l'assistenza ai pazienti senza nuovo personale mi sembra un'utopia». Insomma, l'idea di Oliverio di bloccare le assunzioni fino a nuove nomine, non va d'accordo con annunci e inaugurazioni. In più – aggiunge il commissario – «il pacchetto assunzioni, peraltro condiviso con i ministeri affiancanti dell'Economia e della Salute, come è noto al dirigente generale del dipartimento Tutela della Salute e al dirigente di settore presenti agli incontri a Roma, risolve il problema occupazionale di molti giovani che rischiavano di vedere le loro graduatorie non più utilizzabili dopo il 31 dicembre 2016 e quindi di veder sfumare la possibilità di un lavoro a tempo indeterminato».
Per Scura, Oliverio ha un problema molto serio. Di informazione. «Temo - afferma infatti il commissario - che su tutti gli argomenti descritti il livello delle informazioni che Le pervengono sia del tutto insufficiente e fuorviante». E sulle lunghe considerazioni politiche del governatore? «Non richiedono un mio commento – conclude Scura - in quanto non di mia competenza».

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CROTONE Quattro persone sono rimaste gravemente intossicate da esalazioni di monossido di carbonio nella loro abitazione e solo grazie al tempestivo allarme lanciato dai vicini sono state soccorse e tratte in salvo. L'episodio è avvenuto questo pomeriggio in un condominio di Crotone, dove in quel momento si trovavano due donne, entrambe quarantenni, un bambino di 15 anni e una bambina di 11. Sono stati i vicini di casa che hanno udito lamenti provenire dall'abitazione a chiedere l'intervento dei sanitari del 118 accorsi tempestivamente sul posto. All'ospedale di Crotone le due donne e i due bambini sono arrivati in condizioni gravissime e sono stati sottoposti subito a trattamento di ossigenazione ma è stato necessario il trasferimento in ambulanza verso l'ospedale di Palmi dove è ubicata l'unica camera iperbarica della Calabria. Le prime ad essere trasportate sono state la bambina con la mamma. Con loro anche un rianimatore. Al momento del trasporto erano comunque già sveglie e rispondevano agli stimoli dei medici. Nell'appartamento, intanto, è giunta anche una squadra dei Vigili del Fuoco per i rilievi sul monossido di carbonio.

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    Salvati dall'allarme dei vicini, sono in gravi condizioni dopo il trasferimento a Palmi

COSENZA La notizia già circola nei circoli dell'intellighenzia accademica e tra gli storici dell'arte. Non farà piacere al sindaco di Cosenza, reduce dai trionfi dell'inaugurazione di piazza Bilotti e dalle conferme del Concertone di Capodanno, ma tant'è. "Il Giornale dell'Arte", il mensile italiano più autorevole per quel che riguarda i beni culturali, ha bocciato il sindaco-architetto Mario Occhiuto. E senza appello. Colpa, neanche a dirlo, del progetto "eretico" su Alarico, il più amato dal primo cittadino e, contemporaneamente, il più odiato dagli studiosi (e dal ministero dei Beni culturali). Tutti gli anni il "Giornale" pubblica, nel primo numero di gennaio, una classifica con "il meglio e il peggio" dell'anno precedente in questo settore. Bene, a Cosenza è andata male: sono ben due le dediche a Occhiuto. Una l'ha confezionata Antonio Pinelli, uno dei più importanti storici dell'arte europei, un esperto che collabora anche con Repubblica. Pinelli mette nel "peggio" «l'aberrante vicenda del Tesoro di Alarico» (nella categoria "Il museo e la galleria pubblica") e poi va, addirittura, sul personale. Tra i flop finisce proprio Mario Occhiuto, accanto a «Mario Pagano, soprintendente per l'Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Cosenza per aver stipulato una convenzione con Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza». A studiosi e accademici questa idea di voler incentivare il turismo attraverso la ricerca della tomba di Alarico proprio non piace. Lo avevano messo in chiaro in un appello rivolto al ministero: ora lo ribadiscono dalle colonne del "Giornale dell'Arte", punto di riferimento per l'establishment nel campo dei Beni culturali (e si direbbe anche per il sindaco, stando ai suoi studi).

Meglio e peggio 1

Meglio e peggio 2 a. pinelli

Ma non è finita. Nella rivista c'è anche una rubrica, curata dall'«architetto pentito» Dario Del Bufalo, che si occupa di bufale archeologiche. Indovinate a chi è dedicata? Ovviamente al Tesoro di Alarico. L'esperto smonta l'ipotesi della ricerca, partendo dal presupposto che sia «improbabile che Alarico viaggiasse (con le sue truppe veloci e leggere) carico di ben 25mila chili d'oro e oltre 150mila chili d'argento». E «detto questo» non capisce «perché il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, si ostini a voler cercare e disseppellire un tesoro che non può esistere e che il ministero dei Beni culturali gli ha vietato di scavare». Soprattutto, scrive Del Bufalo, «non capisco perché vogliono rubare il lavoro a Giacobbo di Voyager».

giornale arte alarico bufala

Una doppia bocciatura, dunque (quasi tripla: l'assessore cosentino Sgarbi merita la citazione nel peggio come critico d'arte). E un'aggiunta sgradita nella rassegna stampa mostrata finora dal sindaco a sostegno della validità – almeno potenziale – del progetto. Una stroncatura: presto nelle edicole. (ppp)

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  • Occhiello

    Il sindaco individuato come «peggiore» architetto. E la ricerca del tesoro finisce tra le «bufale archeologiche». Menzioni anche per il soprintendente Mario Pagano e per Sgarbi 

Martedì, 03 Gennaio 2017 19:05

Rapina in gioielleria, arrestati due fratelli

COSENZA Sono due fratelli gli autori della rapina a una gioielleria avvenuta questa mattina sul corso Mazzini a Cosenza. Si tratta di un 29enne e di un 25enne di Castrolibero, già noti alle forze dell'ordine. Sono stati arrestati entrambi dai carabinieri.
I malviventi, tutti e due con il volto parzialmente coperto, sono entrati in azione intorno alle 10. Uno dei due fratelli aveva un grosso coltello da cucina.. Una volta all'interno della gioielleria "Stroili oro", uno dei rapinatori ha bloccato la titolare puntandogli il coltello alla gola e infine strappandole dal collo le chiavi delle vetrine. Durante la colluttazione sia la donna che il rapinatore sono rimasti feriti a una mano. Subito dopo i malviventi sono scappati con la refurtiva. Le telecamere di sorveglianza hanno fornito un identikit dei rapinatori, poi fermati dai carabinieri in via Popilia.
La "pistola fumante" è stata la ferita sulla mano di uno dei due. Una parte della refurtiva è stata recuperata poco distante dalla gioielleria, ancora sporca di sangue.

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CATANZARO Il presidente della Regione, Mario Oliverio, ha chiesto, tramite lettera inviata al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, un intervento affinché sia autorizzata dai competenti uffici del ministero la stipula della convenzione attuativa necessaria per il concreto avvio del progetto che consente l'utilizzazione di mille lavoratori inoccupati o percettori di reddito in deroga presso gli uffici giudiziari della Calabria.
Nelle settimane scorse Oliverio, in occasione di un incontro con il ministro, aveva avuto modo di evidenziare l'utilità di attivare questo progetto per gli uffici giudiziari della Calabria che, come è noto e come è stato più volte evidenziato da diversi procuratori e presidenti di Tribunale, operano in una condizione di difficoltà per la carenza di personale.
La Regione Calabria ha stipulato analogo protocollo d'intesa anche con le locali articolazioni della magistratura amministrativa e contabile e dell'Avvocatura dello Stato.

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    Dopo quelle a Scura e Lorenzin, il governatore scrive un'altra lettera al guardasigilli per chiedere l'autorizzazione all'accordo. Il progetto consentirebbe l'utilizzazione di mille lavoratori

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