Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

Bilanci e debiti, il Consiglio torna a riunirsi

Venerdì, 20 Ottobre 2017 17:20 Pubblicato in Politica

REGGIO CALABRIA Il consiglio regionale è stato convocato dal presidente Nicola Irto per giovedì prossimo, 26 ottobre, con inizio alle ore 10.30.
Otto i punti all’ordine del giorno della seduta che s’aprirà con la proposta di provvedimento amministrativo n.188/10^ di iniziativa della giunta regionale sulla presa d’atto della Decisione della Commissione Europea C(2017) 3559 final del 19 maggio 2017 di modifica del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 (Feasr) della Regione Calabria.
Successivamente, all’esame dell’Aula, il rendiconto dell’esercizio 2016 dell'Azienda Regionale per lo Sviluppo dell'Agricoltura Calabrese (Arsac) e di quello, sempre relativo allo stesso anno, dell'Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura (Arcea); e ancora il rendiconto dell’esercizio 2014 e riaccertamento straordinario dei residui dell'Azienda Calabria Verde. L’Aula proseguirà i lavori con la proposta di legge n.276/10^ di iniziativa del consigliere Graziano sul riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio del Consiglio. Ultimo punto, le nomine di competenza del consiglio regionale. 

LOCRI I militari della Compagnia di Locri hanno denunciato in stato di libertà 1.464 persone, responsabili a vario titolo di concorso in peculato, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e truffa aggravata e continuata.
I carabinieri hanno passato al setaccio le attività degli ultimi 6 anni di 31 aziende agricole, alcune delle quali di fatto non esistenti, cui facevano capo, complessivamente, oltre 1.400 dipendenti. Dal confronto fra documenti e dichiarazioni rilasciate dai presunti lavoratori, sono emerse numerose incongruenze che evidenziano come tutti i rapporti di lavoro siano stati denunciati al solo fine di far percepire ai soggetti interessati indebite prestazioni assistenziali e/o previdenziali erogate dall’Inps, oltre che per ottenere finanziamenti europei, con un danno erariale di 11.122.596 euro.
Questo, infatti, lo scenario ricostruito dai carabinieri dopo quasi due anni di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Locri: agricoltori che non conoscono l’ubicazione o la conformazione di terreni sui cui avrebbero lavorato per anni; lavoratori che attestano l’impiego in allevamenti di fatto privi di bestiame; operai alle dipendenze di datori di lavoro e con colleghi di cui non ricordano i nomi; assenza di documentazione sulle attività imprenditoriali delle aziende; terreni incolti che sulla carta risultano floridi vigneti e uliveti.
Fra gli iscritti nel registro degli indagati anche numerosi pregiudicati, alcuni dei quali ritenuti soggetti di spicco di alcune importanti 'ndrine che operano nella Locride.
Gli inquirenti non escludono ulteriori sviluppi investigativi finalizzati a verificare il grado di condizionamento esercitato dalla criminalità organizzata. 

Pd Crotone, i (tre) giorni della verità

Venerdì, 20 Ottobre 2017 16:19 Pubblicato in Politica

CROTONE Il Partito democratico tra congressi e iniziative. Da domenica 22 ottobre al prossimo martedì sono previsti, per i dirigenti del Pd di Crotone, tre giorni di intensa attività. Il primo appuntamento, il congresso cittadino, è stato fissato dopodomani, nei locali della federazione in via Panella. Alle ore 9 c’è l’insediamento della presidenza e a seguire la presentazione dei candidati alla carica di segretario. Il dibattito dovrà concludersi per le 13, perché alle 15 si inizia a votare. Le operazione di voto si concludono alle 19,30 e alle 20 è prevista la proclamazione degli eletti. A Crotone, come nel resto della Calabria, si celebrano congressi unitari. Nonostante sia stato ampiamente metabolizzato il diktat, “democraticamente” imposto, dai vertici nazionali e regionali del partito, ancora non si conosce il nome del candidato alla segreteria cittadina. L’accordo raggiunto prevede l’elezione di un segretario condiviso dalle due aree, che detengono il maggior numero di tessere e la spartizione in parti uguali della direzione (50% ciascuna). Nonostante l’accordo, il nome del segretario non c’è. Comunque vadano le cose, se il metodo resta quello delle decisioni imposte “democraticamente” dai vertici nazionali e regionali, al di là del nome, il segretario che verrà eletto è destinato a contare poco sulle questioni più rilevanti. Quanto conteranno i nuovi segretari quando dovranno essere scelti i candidati al parlamento o alla Regione? La storia degli ultimi anni dice: quanto il due di coppe, quando la briscola va a denari. L’altro appuntamento importante è quello della convocazione delle direzione regionale a Crotone, nella sede dalla Camera di commercio, per il pomeriggio di lunedì prossimo. È ormai una prassi consolidata quella di tenere la riunione della direzione regionale in realtà provinciali diverse.
Questa ultima scelta, però, potrebbe essere dettata dall’esigenza di organizzare le truppe (le vacche di Fanfani) per il giorno dopo, considerato che martedì prossimo arriverà a Cirò Marina il treno con Matteo Renzi. Il segretario nazionale ha aperto la campagna elettorale per le elezioni politiche della prossima primavera e sta usando il treno per raggiungere le sedi del suo tour. Meno male che non usa il treno di linea, perché, altrimenti, nella provincia di Crotone rischiava di arrivarci con qualche giorno di ritardo. Non ci sono treni degni di questo nome, ma non ci sono nemmeno aerei, visto che l’aeroporto è chiuso dall’1 novembre del 2016. Se dovesse, poi, avere problemi il treno utilizzato da Renzi, il segretario avrà difficoltà a aggiungere il nord o il sud della Calabria con l’auto. La 106 è una trappola micidiale: se si esce indenni da incidenti, il rischio di restare impigliato nel reticolato delle autovelox è altissimo. Le cose non vanno meglio per la 107, da quando è chiuso il ponte di Celico. Il Pd queste cose dovrebbe rappresentarle a Renzi; e forse il toscano alle prossime elezioni potrebbe avere anche qualche voto in più. Invece l’impegno viene principalmente profuso in promesse impossibili, a fare tessere per i congressi e accordicchi di potere. Renzi arriva a Cirò Marina dove è prevista la visita a una cantina e l’incontro con gli imprenditori vitivinicoli.  

Gaetano Megna 
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VIBO VALENTIA «L’idea di attraversare l’Italia in treno non è del tutto nuova per la sua classe politica. In mancanza di idee, evidentemente, non c’è nulla di meglio che riciclare quelle passate. Altro che “Rottamazione”». Lo afferma il coordinatore provinciale di Forza Italia a Vibo Valentia, Giuseppe Mangialavori. 
«Di nuovo, insomma, ben poco. A proposito della prossima visita del segretario nazionale del Pd, già presidente del Consiglio e nuovamente aspirante tale – continua Mangialavori –, balzano subito agli occhi alcuni dati. Il primo: per questo viaggio come mai non si è utilizzata la nuova autostrada, inaugurata proprio dall’ex presidente? Tale passaggio sarebbe stato utile per comprendere le attuali reali condizioni; ancora, evidentemente, non proprio inappuntabili. Ma vi è di più. La stazione di Ricadi, per tutta la stagione estiva non è certo stata il fiore all’occhiello della Costa degli dei. E ciò, nonostante sia stata attraversata da tanti turisti. Evidentemente, il “peso” del segretario Pd è di gran lunga superiore a quello dei tanti visitatori estivi. Ma poi, sarebbe stato utile, forse, fargli attraversare le strade provinciali, perché avesse contezza di uno dei tanti effetti collegati alla riforma dell’ente fortemente voluta dal precedente governo. E ancora, un viaggio nell’entroterra, per fargli incontrare realtà spesso abbandonate a se stesse da una politica autoreferenziale e distante dalle esigenze di crescita e di sviluppo». 
«Sarebbe poi utile, a proposito di treni – conclude Mangialavori –, fare quattro chiacchiere sul gap che separa le linee ferroviarie del Sud con il resto del Paese. Ma lo schieramento politico che governa la Regione, sempre di più caratterizzato dall’immobilismo, ha ben altro cui pensare: strettissima la sua vigilanza e sovraintendenza volta ad assicurare che la stazione di Ricadi sia fulgida, per il fatal dì».

«Sulle norme antimafia cancellate Mascaro dice il falso»

Venerdì, 20 Ottobre 2017 15:52 Pubblicato in Politica

L’urbanista Crocioni e il sindaco Mascaro tirano maldestramente in campo Italia Nostra di Lamezia nella torbida vicenda che ha cancellato delle norme antimafia (i commi 3, 4 e 5 dell’art. 1) da quel Regolamento Edilizio Urbano (Reu) che entrambi chiedono al consiglio comunale di approvare. Secondo loro a suggerire di cancellare quelle norme sarebbe stata proprio una osservazione di Italia Nostra al Psc allora adottato in prima battuta dal Consiglio. Niente di più falso. E se i due non si rimangeranno queste affermazioni dovranno risponderne dinanzi alla magistratura.
Nelle sue osservazioni Italia Nostra, infatti, ha attaccato frontalmente l’amministrazione Speranza che allora aveva adottato il Psc e il professore Crocioni che lo ha redatto, denunciando che esso fosse intriso di una serie di vizi e di illegittimità, che contraddicevano i principi di legalità enunciati proprio nell’art. 1 del Reu. E siccome il Reu non è stato ancora approvato, per evitare di sentirsi replicare che non si poteva denunciare la violazione di una norma non ancora vigente, ha aggiunto che comunque vizi e illegittimità sussistevano a prescindere, perché quelle norme erano pleonastiche rispetto a tutta la normativa antimafia vigente. Punto.
Dove, in questo limpido e rigoroso ragionamento antimafia e anti illegittimità, stia nascosto un invito a cancellare quelle norme dal Reu, Crocioni e Mascaro devono spiegarlo pubblicamente, se non vogliono poi farlo dinanzi ai magistrati. E comunque, anche se pleonastiche, chi gli imponeva di cancellare norme volute e votate dal consiglio comunale?
Quando ha visto pubblicata la notizia di questa subdola cancellazione il Sindaco, evidentemente colto in fallo da giornalisti di solito ben introdotti negli ambienti delle Prefetture, è corso a modo suo ai ripari, postando sui social media una sorta di comparsa “conclusionale” con la quale ha cercato maldestramente di chiamarsi fuori e di tirare in ballo Italia Nostra.
È, però, lo stesso avvocato Mascaro a fornire incautamente nel corso di questa sua estrema difesa la prova della “innocenza” di Italia Nostra lametina. Il sindaco, infatti, prima si fa schermo di Crocioni che ha (come ben si comprende, in modo del tutto autonomo) proposto di cancellare quelle norme, perché gli pesava troppo che fossero (secondo lui) una inutile ripetizione di quanto contenuto nel Codice Antimafia, ma poi riporta la motivazione vera con cui la giunta ha deciso di farlo. E la motivazione vera è che la giunta ha assunto la decisione di cancellarle dopo aver «dato atto che obblighi di richiedere e acquisire la documentazione antimafia non possono essere previsti al di fuori delle ipotesi disciplinate dal Codice Antimafia e pertanto questa Pa (pubblica amministrazione) deve uniformarsi al dettato normativo, procedendo alle acquisizioni della documentazione antimafia nelle ipotesi espressamente previste dal Codice Antimafia medesimo» (testo da lui stesso virgolettato).
Il sindaco aggiunge inoltre nel suo post che lui e la giunta hanno così facendo inteso evitare di imporre un “inutile” tassello (immaginiamo volesse dire balzello) rispetto a quelli previsti dalle norme di legge, evitando quindi probabili contenziosi.
Ecco che allora sindaco e giunta non hanno cancellato quelle norme perché le ritenevano pleonastiche e ripetitive rispetto a quanto previsto dal Codice Antimafia, ma al contrario perché le ritenevano aggiuntive rispetto a esso e non volevano né imporre “inutili” balzelli, né provocare eventuali contenziosi.
Solo che quei balzelli sarebbero per i cittadini onesti solo un modesto sovraccarico di burocrazia, ma per i mafiosi un ulteriore ostacolo a infiltrarsi nelle maglie della pubblica amministrazione. E in questa città (chi meglio di questo sindaco dovrebbe saperlo!) più ostacoli si mettono alle infiltrazioni mafiose e meno si corre il rischio di continui scioglimenti per mafia del consiglio comunale.

 

*Presidente e responsabile Affari legali Italia Nostra Lamezia Terme

REGGIO CALABRIA Il treno di Renzi può quel che gli altri treni non possono. Tipo raggiungere in tempi europei due realtà distanti e mal collegate come il Vibonese e il Cirotano: un calabrese normale, che viaggia su treni normali, ci metterebbe non minimo di tre ore; quante ne impiegherà Renzi? Il “comitato organizzatore” calabrese, riunito stamattina a Lamezia Terme, avrà molto probabilmente fatto male i propri calcoli; non è dunque escluso che l'ex premier – il cui cronoprogramma prevede soste in 107 province italiane, da raggiungere in otto settimane – decida di cancellare qualche tappa. 
Per adesso, però, il tragitto rimane quello stabilito nel corso del vertice nella sede regionale del Pd, al quale hanno preso parte il segretario Ernesto Magorno, il vicepresidente di Palazzo Campanella Vincenzo Ciconte, i consiglieri regionali Michele Mirabello, Antonio Scalzo, Mimmo Battaglia e Carlo Guccione, il coordinatore organizzativo Giovanni Puccio, il deputato Sebastiano Barbanti e la delegata del capogruppo regionale Sebi Romeo, Barbara Panetta. C'era anche, seduta al “tavolo della presidenza”, la componente della segreteria nazionale – nonché ex assessora a Reggio Calabria – Angela Marcianò. 
Tutti insieme hanno messo a punto il tour regionale di “Destinazione Italia”, che prevede 6 tappe in due giorni e una sorta di “toccata e fuga” in tutt'e cinque le province calabresi. 

LE TAPPE Renzi e il suo treno arriveranno il 24 ottobre alla stazione centrale di Reggio. Con chi si intratterrà il segretario? Alcuni partecipanti al vertice di Lamezia riferiscono di una battuta sagace di Magorno: «Sarà accolto da Falcomatà e da Marcianò»; una chiara – e forse sdrammatizzante – allusione allo scontro che, pochi mesi fa, ha portato il sindaco a “cacciare” dalla sua giunta l'assessore che aveva fatto della legalità la sua bandiera, al punto da spingere lo stesso Renzi a nominarla nella sua segreteria.
Il treno del Pd – che a Reggio dovrebbe sostare per non più di un quarto d'ora – arriverà poi a Rosarno. Qui Renzi e la sua delegazione incontreranno i responsabili della cooperativa “Fattoria della Piana”, punto di riferimento calabrese della filiera corta e paradigma produttivo da imitare per via del quasi inedito rapporto tra produttore e consumatore senza intermediari. 
La terza tappa sarà invece a Capo Vaticano, nel Vibonese, dove l'ex premier avrà un incontro al Belvedere con sindaci e amministratori locali della zona, oltre che con gli imprenditori della Costa degli Dei.

DISTANZE Ed è a questo punto che i passeggeri del convoglio dem potrebbero toccare con mano il fallimento di tutti i piani per lo sviluppo del sistema infrastrutturale calabrese. Il treno dovrebbe coprire in breve tempo la distanza tra Capo Vaticano e Cirò Marina: semplicemente impossibile. Magorno e il suo staff, tuttavia, non sembrano averci fatto caso. Se la tappa crotonese dovesse essere infine confermata, Renzi sarà ospite dell'imprenditore vitivinicolo Nicodemo Librandi, che aprirà le sue cantine e illustrerà i traguardi raggiunti dalle sue produzioni.
Dopodiché sarà il turno del Catanzarese: il treno si fermerà a Sellia Marina, dove il segretario pd avrà modo di valutare i lavori appena ultimati della nuova tratta ferroviaria jonica. Il giorno successivo sarà il turno della provincia di Cosenza, con una tappa al santuario di San Francesco di Paola. 
Fine del tour, ma non degli impegni del Pd calabrese. Per il 23 ottobre è in programma a Crotone la riunione della Direzione regionale: la discussione sarà centrata sui contenuti emersi nel corso degli incontri per l'organizzazione della Conferenza programmatica calabrese. La «piattaforma», così come è stata definita dalla segreteria Magorno, farà inoltre parte della relazione programmatica che il Pd regionale invierà come contributo alla Conferenza nazionale di Napoli.

Pietro Bellantoni
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Norme antimafia, la minoranza: «Cancellate da Mascaro»

Giovedì, 19 Ottobre 2017 16:25 Pubblicato in Politica

LAMEZIA TERME «Apprendiamo con grande preoccupazione dalla stampa della soppressione di alcuni strumenti per il contrasto della criminalità organizzata presenti in due atti fondamentali per la nostra città: il piano strutturale comunale e il piano spiaggia». È quanto affermano, in una nota congiunta, i consiglieri comunali di Lamezia Terme Mariolina Tropea, Pino Zaffina, Nicola Mastroianni (tutti e tre del Pd) e Rosario Piccioni (“Lamezia Insieme”). Il caso è stato sollevato da un servizio del Corriere della Calabria (lo trovate qui) nel quale è stata raccontata la vicenda relativa alla cancellazione, da parte dell’amministrazione Mascaro, di alcune norme antimafia da Psc e Piano spiaggia.
«Nel caso del Psc, nella delibera dello scorso 29 agosto approvata dalla giunta Mascaro – continuano i consiglieri d’opposizione –, sono stati soppressi tre commi dell' articolo 1 del regolamento edilizio urbanistico, approvato dal consiglio comunale nel febbraio 2015, che sancivano in maniera inequivocabile che tutte le attività urbanistiche disciplinate dal Psc del Comune di Lamezia Terme operano in contrasto con gli interessi della criminalità organizzata. E non si trattava solo dell'enunciazione di un principio: basti leggere il comma 4, in cui si dice a chiare lettere che qualsiasi autorizzazione, convenzione, abilitazione per interventi edilizi rilevanti è subordinata all'acquisizione da parte dell'amministrazione comunale di informativa prefettizia o di qualsiasi atto informativo previsto dal codice antimafia per evidenziare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa. Nell'approvare in giunta il Psc, l'amministrazione Mascaro sopprime tutti e tre i commi antimafia voluti fortemente dall'amministrazione precedente per contrastare gli appetiti criminali su un atto di straordinaria portata come il piano strutturale».
«Cosa simile – aggiungono – è avvenuta per il piano spiaggia. Se nel piano approvato dall'amministrazione di centrosinistra nel dicembre 2014, all'art. 30 comma 22, si era prevista la revoca della concessione demaniale e dell'autorizzazione a quelle attività che non denunciavano le richieste di estorsione, nella versione definitiva approvata sotto l'amministrazione Mascaro si elimina anche questo comma, facendo crollare una delle barriere di legalità previste dall'amministrazione precedente anche per il piano spiaggia».
Tropea, Zaffina, Mastroianni e Piccioni rilevano inoltre che «non c'è alcuna traccia di tale previsione nel bando pubblicato nel 2017 sulla base del quale sono state già effettuate le prime assegnazioni demaniali per la costruzione di lidi e stabilimenti balneari».
«Quanto emerso – sostengono ancora – è grave e va a vanificare lo sforzo che per dieci anni questa città, sotto la guida dal centrosinistra, ha compiuto per riscattare l'immagine di Lamezia e alzare una barricata invalicabile tra gli appetiti delle cosche e il palazzo comunale. La legalità non è quella predicata, ma è quella degli atti e delle norme. E su due questioni fondamentali, come Psc e Piano Spiaggia, le azioni concrete di Mascaro sono andate esattamente nella direzione contraria. E ancor più grave, per quanto riguarda il piano strutturale, che i commi antindrangheta siano stati eliminati in un momento così complicato per la nostra città. Inadeguata e debolissima, e come sempre all'insegna dello scaricabarile, la difesa del sindaco che ancora una volta dimentica, o fa finta di dimenticare, di essere il sindaco e quindi il responsabile della linea politica e amministrativa degli atti di questa amministrazione». 
«Tanto l'aggiornamento del Piano Spiaggia e soprattutto l'approvazione del Psc, in cui il sindaco aveva anche la delega all'urbanistica dopo le dimissioni della Scavelli – concludono –, portano la firma dell'amministrazione Mascaro. Il sindaco si assuma le responsabilità politica di questi due atti pericolosi per il futuro della città. Continueremo la nostra battaglia in commissione e in consiglio comunale, soprattutto sul Psc se mai arriverà in consiglio, perché sulla legalità e la lotta senza sconti alla 'ndrangheta questa città non faccia passi indietro».

 

Inneggia all'Isis e sperona auto, panico a Catanzaro

Giovedì, 19 Ottobre 2017 15:54 Pubblicato in Cronaca

CATANZARO Ha scatenato il panico per le strade di Catanzaro, prima speronando diverse autovetture a folle velocità dopo una serie di sorpassi azzardati sulle strade che collegano il popoloso quartiere Santa Maria al centro, poi fuggendo a piedi, seminudo, inneggiando frasi riconducibili all'Isis. È accaduto nella serata di ieri a Catanzaro, dove i carabinieri sono riusciti a bloccare e arrestare un uomo di 30 anni residente nel capoluogo calabrese, ma di origini sudamericane. L'allarme è scattato dopo un primo incidente provocato dall'autovettura condotta dall'uomo che, a velocità sostenuta, ha travolto un'altra vettura con a bordo due ragazze su via Lucrezia della Valle.
Le due giovani sono rimaste ferite e l'uomo ha proseguito nella sua fuga. Nella zona di via De Filippis, all'ingresso del centro cittadino, altre tre auto sono state speronate, prima che il trentenne si fermasse nei pressi di una rotatoria. È qui che sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Catanzaro.  I militari hanno tentato di avvicinare l'uomo, nel frattempo sceso dall'auto, che ha però reagito aggredendoli con una cintura, in un evidente stato di alterazione psicofisica, dopo avere peraltro scaraventato per terra una moto parcheggiata nella zona mentre, a dorso nudo e scalzo, farneticava, pronunciando parole di sostegno al sedicente stato islamico e terrorizzando i passanti. I carabinieri sono riusciti comunque a bloccarlo. Ora si trova ai domiciliari dopo le cure prestategli al pronto soccorso dell'ospedale di Catanzaro. Per gli automobilisti coinvolti non è rimasto altro che presentare denuncia, mentre le due ragazze che viaggiavano sull'auto investita hanno riportato una prognosi di 15 giorni per contusioni varie. 

Violenza sulle donne, pronta un legge regionale bipartisan

Giovedì, 19 Ottobre 2017 15:25 Pubblicato in Politica

REGGIO CALABRIA «Dal consiglio regionale arriva un importante segnale di attenzione verso le donne vittime di violenza». Lo affermano i consiglieri Wanda Ferro, Sinibaldo Esposito e Michele Mirabello, che hanno sottoscritto e depositato una proposta di legge che definisce “Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli”.
«Una iniziativa che è considerata un punto di partenza – scrivono in una nota congiunta i consiglieri proponenti – che ha l’obiettivo di aprire una discussione più ampia possibile in commissione e in aula, affinché con il contributo di tutti i consiglieri venga arricchito e migliorato il testo in modo da dare una risposta concreta sul territorio calabrese a un fenomeno di drammatica attualità, quello dei maltrattamenti e delle violenze nei confronti delle donne».
«Il progetto di legge – proseguono Ferro, Esposito e Mirabello – giunge dopo una serie di confronti con esperti del settore e soprattutto con le associazioni che operano da anni sul territorio, e che hanno una importantissima funzione complementare, e spesso di vera e propria supplenza, rispetto al pubblico». 
Il testo prevede la realizzazione ampia e coordinata di interventi per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e per il sostento alle vittime e ai loro figli, consolidando e riformando le previsioni contenute nell’attuale normativa regionale.
«La norma infatti – continuano i proponenti – prevede l’abrogazione della legge regionale 20/2007 sui centri antiviolenza e le case di accoglienza, diventata obsoleta vista l’evoluzione delle disposizioni nazionali ed internazionali in materia». 
«L’obiettivo è quello di non lasciare da sole le donne maltrattate, perché dall’isolamento spesso proviene nuova violenza, sostenendole e dando supporto anche ai figli minori, vittime della cosiddetta “violenza assistita”.  Ma la legge prevede anche un intervento di presa in carico degli uomini cosiddetti maltrattanti, per rendere concreta ed efficace l’attività di prevenzione».  
Il nuovo testo punta ad assicurare sostegno ai centri antiviolenza e alle case rifugio sul territorio calabrese, definendone i requisiti e istituendo un apposito albo per accedere all’assegnazione dei contributi regionali e statali.   
«La copertura economica – sottolineano Ferro, Esposito e Mirabello – potrà arrivare innanzitutto dal recupero dai fondi già destinati alla legge 20 che verrà abrogata, ma andranno recuperati ulteriori finanziamenti, in particolare dal fondo sociale. Il contrasto alla violenza di genere non può limitarsi alle enunciazioni di principio – concludono i tre consiglieri – ma devono essere destinate le risorse necessarie alla realizzazione e al mantenimento delle strutture che aiutano le donne ad uscire dal meccanismo perverso della violenza e della paura, e al sostegno dei centri antiviolenza già esistenti, che ormai da troppo tempo sono in agonia per mancanza di fondi».

Patenti a zero punti, numeri da record in Calabria

Giovedì, 19 Ottobre 2017 12:51 Pubblicato in Società

CATANZARO La Calabria è al secondo posto nella classifica delle regioni in cui c'è il maggior numero di automobilisti con 0 punti sulla patente a causa delle detrazioni provocate dalle infrazioni al Codice della strada. Il dato emerge da una ricerca del sito Facile.it sulla base di una rielaborazione di dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti risalenti allo scorso mese di maggio.
La Calabria è preceduta nella classifica dal Friuli Venezia Giulia e seguita, al terzo posto, dalla Campania. In termini assoluti a primeggiare in questa classifica è la provincia di Reggio Calabria, che con oltre 300 patentati a 0 punti precede Cosenza, Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone. Se si valutano però i dati in proporzione al numero degli automobilisti abilitati alla guida, Vibo Valentia è addirittura la provincia italiana con la performance peggiore (0,112%).