Pietro Bellantoni

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Sanità, De Luca ha inguaiato Oliverio

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 16:45 Pubblicato in Politica

CATANZARO È un bel problema lo strappo tra Matteo Renzi e Vincenzo De Luca. Lo è per la tenuta del Pd nel Mezzogiorno ma anche, in seconda battuta e relativamente alle faccende calabresi, per il governatore Mario Oliverio. Perché se lo "Sceriffo" minaccia di fondare un nuovo movimento – "Campania libera" –, ciò significa che ormai è ai ferri corti con il segretario del Pd ed ex premier. E il conflitto, una volta deflagrato ufficialmente, determinerà almeno un effetto preciso: il governo Gentiloni, su cui Renzi mantiene una forte capacità di pressione, non nominerà De Luca commissario della Sanità in Campania. Una conseguenza non da poco, per Oliverio. L'emendamento sulla sanità approvato nell'ultima Finanziaria – che elimina il divieto per i governatori di svolgere anche il ruolo di commissari –, infatti, è meglio conosciuto come emendamento ad De Lucam o pro-De Luca.
Le opposizioni parlamentari e la stampa non allineata al Pd hanno protestato con veemenza contro il provvedimento, accusando la maggioranza di averlo portato avanti e infine approvato in cambio dell'appoggio di De Luca alla campagna elettorale per il Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. In questo presunto "scambio" anche Oliverio si è ritrovato ad avere un ruolo, per le stesse ragioni di De Luca. I destini dei due governatori, dunque, sembrano accomunati. Per il governo sarebbe complicato spiegare al dissidente De Luca, e poi continuare la collaborazione istituzionale tra Roma e Napoli, che Oliverio può fare il commissario e lui no. Quindi il più che probabile niet al governatore campano rischia di far naufragare anche le ultime speranze di quello calabrese, che insegue la nomina a commissario fin dal suo insediamento in Regione, nel dicembre 2014.

LE MANOVRE Giorni febbrili, quelli. Era stato proprio il governo Renzi a inserire nella manovra 2014 la regola in base alla quale i presidenti di Regione non avrebbero più potuto svolgere (come aveva fatto Scopelliti, ad esempio) il ruolo di commissari. Oliverio, in quell'occasione, aveva attivato tutti i canali disponibili pur di farsi nominare prima dell'approvazione di quella Finanziaria, ma non ci fu verso. La norma ebbe disco verde prima della sua designazione e, qualche mese dopo, il governo nominò commissario Massimo Scura, oggi senza dubbio il nemico pubblico numero uno del governatore. Che solo poche settimane, dopo che la Lorenzin aveva di fatto blindato la posizione dell'attuale commissario, pareva comunque sicuro del fatto suo: «Il Parlamento ha legiferato, non credo si sia pervenuti a questa scelta solo per il gusto di cambiare una norma».
Ed era talmente certo dell'esito favorevole della sua vertenza con il governo da scrivere ben due lettere proprio a Scura. Un modo per mostrare i muscoli all'ingegnere che di lasciare il suo posto proprio non ne vuol sapere. «Come le sarà certamente noto – scriveva Oliverio – il consiglio regionale, nella seduta del 21 dicembre 2016, ha approvato una mozione con la quale mi impegna ad assumere ogni iniziativa finalizzata a rimediare all'illegittimità di alcuni decreti da lei recentemente adottati e, in particolare, l'approvazione del piano delle assunzioni a tempo indeterminato di personale del Ssr la definizione del livello massimo di finanziamento, per l'anno 2017, delle strutture erogatrici di prestazioni ospedaliere, nonché territoriali, quest'ultimo assunto successivamente al predetto deliberato del consiglio regionale. Tali provvedimenti risultano tutti meramente distributivi di risorse economiche e illegittimi per mancanza di istruttoria e conseguentemente privi di idonea motivazione in ordine ai bisogni di salute dei cittadini calabresi (vengono utilizzati dati relativi al 2013 ignorando quelli del 2015, già disponibili), indispensabile requisito di legittimità di ogni provvedimento amministrativo». E ancora: «Non posso non evidenziare che la sua sollecitudine nella illegittima distribuzione delle risorse trova una strana coincidenza con l'approvazione della legge di Bilancio 2017 che, non le sarà sfuggito, rimuove l'incompatibilità di funzioni tra presidenti di Regione e commissari ad acta per il debito. In attesa delle determinazioni del Consiglio dei ministri sul punto, sarebbe stato doveroso soprassedere nell'assunzione di provvedimenti di rilevanza strategica sulle politiche sanitarie regionali».

IN PECTORE Oliverio, insomma, parlava da commissario in pectore. Ma Renzi, Lorenzin e adesso, molto probabilmente, Gentiloni, hanno fin qui dimostrato di avere idee diverse circa la gestione della sanità calabrese. Anche perché la norma inserita nella Finanziaria stabilisce la possibilità di nominare commissari i governatori, non l'obbligo.
Sulla vicenda, inoltre, oltre al caso De Luca, molto pesano i rapporti, mai di affinità completa, di Oliverio con il segretario del Pd, ma anche e soprattutto la "copertura" politica di cui godono e Scura e il suo vice Andrea Urbani, molto vicino proprio al ministro della Salute, da cui dipende la proposta per un eventuale avvicendamento.
Per Oliverio la mancata nomina a commissario sarebbe di sicuro la delusione più grande e rappresenterebbe il suo definitivo addio a un settore che da solo "succhia" il 70% delle risorse regionali.
E dire che, fino a qualche giorno fa, alla Cittadella regnava l'ottimismo. Gli addetti ai lavori era perfino convinti che Oliverio sarebbe stato nominato il 17 gennaio, cioè ieri. Era un quadretto perfetto: il governatore commissario e Riccardo Fatarella suo vice, anche grazie agli addentellati che l'attuale dg del dipartimento Salute vanterebbe proprio nei riguardi di Gentiloni. 
Per adesso, tuttavia, al centro della cornice ci stanno Scura e Urbani. Tutta colpa di De Luca, certo. E chissà che Oliverio non si metta in testa anche lui di fondare un nuovo movimento.

Pietro Bellantoni
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L'ospedale di Reggio faccia chiarezza sull'accordo col Niguarda

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 15:34 Pubblicato in Politica

Preso atto di uno specifico articolo apparso su Corriere della Calabria online, ho letto la convenzione con l'Ospedale Niguarda, realmente oscura non essendo indicato né il costo né chi fa che cosa, per la Cardiochirurgia. L'unica cosa chiara è la durata di un anno, rinnovabile. Poiché ritengo che chi non conosce o volutamente ignora il passato non può costruire un buon futuro, vorrei ricordare agli attuali rappresentanti istituzionali e amministratori da loro nominati che, circa quaranta anni fa, in virtù di una felicissima intuizione scaturita da Franco Quattrone (all'epoca Dc) e Totò Polimeni (all'epoca Pci) furono istituiti e attivati ai "Riuniti" la Nefrologia, la Neurochirurgia, l'Ematologia e la Neonatologia che ancora oggi costituiscono importanti punti di riferimento per i cittadini della regione e non solo.
In Neurochirurgia si cominciò a lavorare senza alcuna fase di start-up (termine prediletto dall'attuale direttore generale) né affiancamenti/supporti/formazione o convenzione per ausili professionali esterni. I compianti Del Vivi e Pandolfo (professionista che ha dedicato la vita fino a rimettercela, poco più che quarantenne, per un ospedale e una città che ben presto lo hanno dimenticato) formarono giovani medici locali che li affiancarono senza alcun bisogno di neuro anestesisti provenienti da Zurigo (ospedale di provenienza di Del Vivo) in quanto sempre localmente vi erano ottimi anestesisti come Marciano ed Occhiochiuso che a loro volta formarono altri colleghi, sempre locali, come Musitano e Vitellaro. Si iniziò e si andò avanti con successo senza bisogno di pubblicare, impudicamente, lettere di ringraziamento per il lavoro dovuto nonostante a Del Vivo ne arrivassero a decine soprattutto da tanti che, andati a Zurigo per farsi operare si sentirono rispondere di andare a Reggio Calabria.
Lo stesso dicasi per la Nefrologia, oggi una delle prime in Europa, che svolse per anni la sua attività in un condominio di Sbarre in cui, se non ricordo male, vennero addirittura a formarsi alcuni universitari di Messina. Anche qui nessuna fase di start-up o affiancamento esterno dall'ospedale di provenienza di Maggiore che fu accompagnato da una piccola pattuglia di pionieri contro i quali la Reggio ignorante e presuntuosa si scagliò tentando di ostacolarli in tutti i modi.
L'Ematologia, disciplina all'epoca nuovissima, diretta da quel gran signore di Alberto Neri, che, purtroppo ci ha prematuramente lasciati a causa di un atto di altruismo, ha generato una serie di attività ed unità operative oggi di grande impatto, assieme alla stessa Ematologia, sull'importanza del nostro ospedale. Anche qui nessuna fase di start-up con affiancamento di alcun esterno se non dei ragazzi venuti con Neri e oggetto di contrasto da parte della solita Reggio presuntuosa ed ignorante fino ad essere aggrediti fisicamente.
Infine, la Neonatologia, disciplina anch'essa nuovissima per l'epoca e nata per intuizione di Serrao che con altri medici locali, in testa Nino Nicolò, non ebbero alcun bisogno di fasi di start-up o di convenzioni con grandi ospedali italiani creando un vero gioiello di professionalità e funzionalità.
Altri tempi, altri uomini, altri professionisti e, soprattutto, altri amministratori. Oggi in consiglio regionale siede chi propone di mandare i medici ostetrici obiettori di coscienza a lavorare in Pronto soccorso e chi, per l'ospedale di Reggio ha compiuto la grande impresa di cambiare la denominazione dell'Azienda riuscendo, addirittura, a farsi impugnare questa scempiaggine dal Consiglio dei ministri. Dell'attuale direzione generale ho già scritto molto senza ottenere mai alcuna risposta. Chissà perché ?
Cari direttore generale, direttore sanitario e collega Fratto, volete chiarire il perché di questa lunghissima convenzione laddove semplici "medici locali", come ho finora dimostrato, hanno brillantemente soddisfatto le esigenze professionali di nuove attività certamente non meno delicate della cardiochirurgia? Perché avete bisogno di badanti del Niguarda? E perché il cardioanestesista, ritenuto dalla direzione quale unico soggetto in grado di assumere la responsabilità dell'Uosd di Cardioanestesia, si è dimesso dopo pochi giorni dall'inizio dell'attività? Vi ricordo che la spesa per la Cardiochirurgia non è una variabile indipendente del finanziamento aziendale per cui ogni euro dedicatole impropriamente è un euro sottratto alle altre unità operative sulle molteplici carenze delle quali non entro nel merito in questa sede.
Per inciso, ricordo al direttore generale, cultore del Piano nazionale esiti, che il peso specifico e il valore di una unità operativa si calcolano, oltre che sulla quantità degli interventi, sulla qualità i cui parametri principali sono costituiti dalla efficienza (prontezza dei tempi di intervento) e dalla efficacia (esito dell'intervento) e non da lettere di ringraziamento o autoreferenziali articoli di stampa.
Infine, sollecito la risposta alla mia richiesta di conoscere l'attuale organizzazione della Cardiochirurgia aggiungendo, con la presente, anche la richiesta di conoscere i costi specifici finora sostenuti per la convenzione in oggetto nella speranza (certamente delusa) che per cose così banali e, soprattutto dovute d'ufficio, non continuerete nella vostra omertà obbligandomi, ancora una volta, a ricorrere alla Procura della Repubblica.

*Segretario aziendale Anaao-Assomed di Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA Una cerimonia commemorativa, lì dove i proiettili hanno interrotto la loro vita, e una funzione religiosa alla presenza delle massime autorità della provincia. Così il comando provinciale dei carabinieri ha voluto ricordare i brigadieri Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, uccisi a 31 e 36 anni, il 18 gennaio del 1994, nei pressi dello svincolo di Scilla. Un delitto solo in parte ricostruito con il processo che ha visto fra gli imputati Consolato Villani, nipote di Pietro Lo Giudice, all'epoca minorenne. Giudicato dal Tribunale dei minori, sarà l'unico – assieme a Giuseppe Calabrò, inizialmente pentito, poi pentito di averlo fatto – a essere condannato. Per i giudici Calabrò e Villani sono i responsabili di quelle azioni di fuoco, servite per sfuggire ai controlli che avrebbero svelato un importante traffico di armi e di droga. Una ricostruzione che polverizza le prime ipotesi – sussurrate a mezza bocca in Procura e filtrate sulla stampa locale e non – che leggevano negli attentati un tentativo di intimidire lo Stato e fanno transitare in un comodo dimenticatoio quella telefonata anonima arrivata in quel periodo all'hotel Palace di Reggio, che all'epoca ospitava la sede del Comando intermedio di rappresentanza dei carabinieri, che prometteva: «Questo non è che l'inizio di una strategia del terrore». Nel tempo però, diversi elementi – dalle dichiarazioni del 2009 di Salvatore Spatuzza, a quelle recentissime dei pentiti Nino Lo Giudice e Consolato Villani, raccolte dal sostituto della Dna Gianfranco Donadio – hanno indotto i magistrati a pensare che su quel duplice omicidio c'è ancora molto da scoprire e da raccontare. E sull'episodio le indagini sono ancora in corso.

a. c.

Gelo, due camionisti bloccati per tre giorni in montagna

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 13:45 Pubblicato in Cronaca

VIBO VALENTIA Due camionisti di nazionalità lituana sono rimasti bloccati per tre giorni a bordo del loro mezzo sulla strada provinciale 45 ai confini fra le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria, esattamente sulle montagne fra le Serre e Monte Pecoraro, nel territorio a cavallo fra la frazione Cassari del comune di Nardodipace e Grotteria. A liberarli questa notte sono stati i vigili del fuoco, partiti da Siderno per raggiungere il tir bloccato dalla neve e dal ghiaccio. I due camionisti, stremati, sono stati soccorsi e accompagnati nel più vicino hotel dove hanno trascorso il resto della notte. Il tir è stato spostato solo grazie all'intervento di un altro mezzo da traino. Per coordinare le operazioni di soccorso sono intervenuti anche i carabinieri.

REGGIO CALABRIA «L'eccessiva ostinazione può tramutarsi in stupidità politica. E quando ciò accade, come sta accadendo in Calabria al presidente della Regione, gli effetti negativi non ricadono solo su chi caparbiamente rifiuta di prendere atto degli errori commessi, ma sull'intero sistema regionale, che, dopo due fallimentari anni di legislatura documentati da più indagini sociali ed economiche e dall'insoddisfazione generale, peggio non potrebbe presentarsi al cospetto dell'anno appena iniziato». È quanto afferma, in una dichiarazione, il consigliere regionale Domenico Tallini.
«Nell'ultima seduta del Consiglio del 2016, c'era sembrato di capire – prosegue Tallini – che il presidente Oliverio, preso atto evidentemente dell'inutilità delle manovre innescate fin dalla prima seduta consiliare per dividere l'opposizione ammorbidendone con incarichi istituzionali una parte, e soprattutto preso atto della gravità dei problemi irrisolti della Calabria, volesse finalmente abbandonare il vizio dell'inciucio "ad personam" e inaugurare un nuovo corso nel rapporto con il centrodestra. Un nuovo corso, come da noi auspicato, viste le insormontabili difficoltà del centrosinistra di dotarsi di una progettualità per la crescita e lo sviluppo della Calabria, all'insegna della cooperazione istituzionale e dello scambio di opinioni ed esperienze su punti qualificanti, per restituire al consiglio regionale, ridotto a passacarte, la possibilità di esercitare le proprie prerogative e, nel contempo, forza e credibilità, attraverso l'elaborazione di leggi e provvedimenti tesi a risolvere i problemi dei calabresi, alla politica in sé che ha urgenza di recuperare la fiducia dei cittadini».
«Tuttavia, com'era prevedibile – sostiene ancora Tallini – il lupo perde il pelo ma non il vizio. Anche se è un vizio che alla Calabria non arreca utilità, se non mortificazioni pubbliche e perdita di prestigio su scala internazionale. Infatti va avanti in Regione e sui territori (vedi la Provincia di Cosenza, per esempio) la pratica del politicamente scorretto di stampo oliveriano, che invece di prediligere il rapporto leale e ossequioso dei ruoli, ammorba i soliti pezzi dell'opposizione sempre pronti a ubbidire in cambio di prebende, e quando s'imbatte in un'opposizione che non intende venir meno al mandato assegnatale dall'elettorato, per contrastarla non esita a esercitare il potere della carica per influire persino nelle controversie giudiziarie. Dimostrando assenza di visione generale e nessun senso delle istituzioni. Il presidente Oliverio si era già costituito nel procedimento attivato da Wanda Ferro per impedirle di avere giustizia, benché non ne avesse ragione e nonostante le doglianze sulla poca presenza di donne in Consiglio, e adesso, nonostante la sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto alla candidata alla presidenza del centrodestra il suo diritto, ci riprova attivando una grossolana "moral suasion" attraverso l'avvocatura regionale per tentare di fare escludere il collega Mangialavori, reo, agli occhi di Oliverio, di non essere un consigliere prono ai suoi comandi. Può darsi che la manovra vada a buon fine. Ma ormai il gioco è scoperto».
«Siamo dinanzi – conclude il consigliere regionale – a un'inqualificabile mediocrità politica. Oliverio, come diceva Abraham Lincoln, "può ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non può ingannare tutti per sempre". E i calabresi vedono e hanno capito».

COSENZA È colpevole, ha confessato e dunque merita le attenuanti generiche. Così il gup di Cosenza, Luigi Francesco Branda, ha motivato la condanna con il rito abbreviato a sei anni e quattro mesi di carcere per Filippo Rovito, accusato del tentato duplice omicidio dell'ex consigliere comunale di Cosenza Roberto Sacco e del figlio, avvenuto dopo la mezzanotte dello scorso 18 giugno a via Popilia. Rovito – già noto alle forze dell'ordine – il giorno dopo la lite si è costituito alle forze dell'ordine accompagnato dal suo avvocato Antonio Sanvito.
Il gup ha depositato le motivazioni della sentenza spiegando principalmente che si è trattato di un evento cruento e ha definito Rovito "pericoloso", ma ha confessato ed è per questo che ha concesso le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. Circostanza che ha determinato una rilevante diminuzione della pena. Ecco che cosa scrive Branda: «Possono comunque concedersi circostanze attenuanti generiche prevalenti attesa la piena confessione resa nell'immediatezza dal prevenuto. Nella determinazione della pena occorre comunque tener conto che le condotte accertate sono molto gravi e denotano una spiccata personalità del Rovito, il quale ha inscenato una sparatoria in una strada pubblica e in pieno centro abitato e in orario (21.35 circa) frequentato da passanti». Ma specifica: «La personalità dell'indagato è negativamente delineata oltre che dalle modalità cruente di commissione dell'illecito, anche dai precedenti penali e giudiziali annoverati nel casellario dove sono iscritte condanne definitive per i reati di rapina, furto, violenza privata, porto d'armi e minaccia».
Alcuni giorni dopo il suo arresto, gli agenti della Mobile diretti dal dirigente Giuseppe Zanfini, hanno trovato ad Altomonte la pistola usata per la sparatoria. Si tratta di una 7,65 detenuta illegalmente da Rovito che ha ammesso di tenere nascosta in un terreno. Il pm Donatella Donato aveva chiesto la convalida del fermo – emesso nell'immediatezza dei fatti per tentato duplice omicidio, minacce aggravate e violazione della legge sulle armi – e ha chiesto la misura cautelare in carcere, poi concessa dal gip. L'uomo era ricercato dalla notte di sabato 18 giugno quando gli uomini diretti dal questore Luigi Liguori si erano messi sulle sue tracce. Rovito il giorno dopo si è presentato in Questura.

IL RACCONTO DI ROVITO Il 51enne ha spiegato agli agenti della Mobile che cosa è successo poco prima della sparatoria. Versione confermata e ribadita anche nel corso dell'interrogatorio di garanzia. Rovito e il figlio di Sacco si sarebbero incrociati più volte nel pomeriggio del 18 giugno – è la versione di Rovito – tra piazza Zumbini e piazza Europa. In quel frangente Rovito riceve diverse telefonate sul cellulare da un numero che non conosce e quindi non risponde, fin quando non riceve un sms in cui gli viene chiesto di rispondere a quel numero. Telefona e risponde Roberto Sacco che gli avrebbe proposto di incontrarsi da soli nei pressi di un supermercato a via Popilia. Ma quando Rovito arriva, trova Sacco assieme al figlio così dopo una breve discussione – è sempre il racconto di Rovito – Roberto Sacco e il figlio lo avrebbero aggredito e malmenato, afferrandolo per il collo e prendendo a calci la sua macchina. A quel punto Rovito sarebbe andato via e dopo aver cambiato macchina perché – ha precisato al gip – la Alfa Mito era rimasta senza carburante e quindi ha preso la sua Mercedes. Così alquanto innervosito è infuriato per l'aggressione, avrebbe preso una pistola – che nascondeva in un terreno – e si sarebbe messo a girare fin quando non ha trovato i due e ha cominciato a sparare. Ha esploso tutti i colpi di pistola che erano in canna contro la macchina di Sacco «fin quando non ho scaricato tutto il caricatore». Rovito subito dopo si è allontanato e ha detto agli inquirenti di aver dormito nei pressi della diga di Tarsia. La mattina dopo la mamma lo ha chiamato per avvisarlo che lo cercavano i poliziotti. Così ha deciso di costituirsi.
Nell'immediatezza della sparatoria, Roberto Sacco – per fortuna rimasto illeso assieme al figlio – si è recato subito in Questura denunciando l'accaduto e fornendo le generalità di Rovito. L'ex consigliere, subito dopo, ha rilasciato un commento sul suo profilo Facebook: «Sto bene per fortuna. L'autore è uno squilibrato che cammina armato e fa uso di psicofarmaci». Alla base ci sarebbe stato quindi un movente passionale.

Mirella Molinaro
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CATANZARO «Le notizie che fanno da corollario alla querelle Comune di Cosenza-Sorical distorcono il progetto che ha la Regione amministrata da Mario Oliverio riguardo l'organizzazione del Servizio idrico integrato nell'ambito regionale coincidente con l'intero territorio regionale sancito dalla legge regionale 34 del dicembre del 2010». È quanto si legge in una nota diffusa dal dipartimento regionale Lavori pubblici.
«Forse è il caso di ricordare – prosegue il comunicato – che proprio la legge citata ha di fatto "bloccato" l'organizzazione del servizio idrico integrato che la Provincia di Cosenza con i sindaci fin dal 2008 stava egregiamente perseguendo. Era stato affidato il servizio idrico nell'intero territorio provinciale a una società totalmente pubblica, denominata Cosenza Acque, che mentre si accingeva a partire, con un preciso piano industriale, veniva di fatto bloccata proprio attraverso quella legge regionale che cancellava l'ambito provinciale imponendo un gestore unico nell'intero territorio regionale. Niente è stato fatto nel quinquennio 2010/2014. All'inizio di questa legislatura l'attuale giunta regionale ha ripreso il cammino interrotto. Con delibera 183 del 12 giugno 2015, è stato individuato, nell'Autorità idrica della Calabria (Aic), l'ente di governo dell'ambito territoriale ottimale, ovvero l'organismo cui spetta, di fatto, l'organizzazione del servizio previa scelta, da parte del medesimo organismo, della forma di gestione tra le tre previste dalla legge (concessione a terzi, società mista, in house)».
«Con lo stesso atto deliberativo – continua la nota – veniva stabilito che, nelle more della piena operatività dell'Aic, le relative funzioni tecniche sono "attribuite alla Regione Calabria ed esercitate dal dirigente generale del dipartimento competente in materia di Lavori pubblici e infrastrutture". Con successiva delibera di giunta regionale 256 del 27 luglio 2015, veniva approvato il disciplinare di individuazione e funzionamento dell'ente di governo dell'Ato regionale" (la predetta Aic) composta esclusivamente da 40 sindaci. In Calabria i ritardi accumulati negli anni precedenti hanno di fatto impedito di rispettare il termine tassativo del 30 settembre 2015 ma su impulso del presidente Oliverio è stato avviato un preciso piano di lavoro per recuperare quei ritardi e costruire il Sistema idrico integrato. La Regione, pertanto, ha assunto il ruolo di regia dei processi che i Comuni, uniti in Aic, devono portare avanti. È stato definito un cronoprogramma con l'obiettivo di pervenire a un affidamento in house a un soggetto interamente pubblico. La scelta della gestione totalmente pubblica dell'acqua è scritta a chiare lettere nel programma del presidente Oliverio ed è contenuta nella proposta di legge approvata dalla giunta regionale e ora all'esame del Consiglio. Al programma di Oliverio si ispira il decreto del dirigente generale del dipartimento Infrastrutture 552 del 3 febbraio 2016 che traccia un preciso percorso di gestione totalmente pubblica del servizio di che trattasi. Privi dunque di ogni fondamento i riferimenti a fantomatiche "privatizzazioni del servizio". Nel contesto citato la Regione, tenuto conto della necessità di ricomporre su scala regionale la gestione del ciclo idrico comprensiva della grande adduzione, ha, per quanto riguarda Sorical, evidenziato la necessità di acquisire le quote del socio privato ed, eventualmente, fare della società, divenuta dopo l'acquisizione al 100% pubblica, e con l'ingresso di tutti i Comuni calabresi, il perno su cui innestare, con affidamento in house, tutte le attività del settore idrico».
«Le prospettive di una organizzazione efficiente dei servizi idrici in Calabria – si aggiunge nella nota del dipartimento Lavori pubblici – non possono prescindere dal superamento della divisione tra la grande adduzione oggi affidata a Sorical e i servizi all'utenza oggi affidati ai Comuni. Ma nello stesso tempo la Regione ha voluto incidere su quello che dovrà essere la prima operazione del "nuovo" gestore; unitamente alla ricomposizione dell'unitarietà dei servizi idrici, con il superamento, nel breve periodo, della gestione separata della grande adduzione, ha pensato di aggredire le criticità insistenti sul ciclo attivo del servizio. Non intervenire adeguatamente sul ciclo attivo del servizio significa mantenere fatalmente il sistema in un vero e proprio circolo vizioso che vede l'incremento dei volumi immessi in rete ed il corrispondente aumento delle perdite sia fisiche che amministrative e dunque l'allargamento della forbice tra costi e ricavi verso un inevitabile collasso del complesso gestionale. Ha ritenuto necessario un intervento strutturale, che sicuramente non può riguardare la cieca sostituzione parziale e/o totale della rete distributiva. Il dipartimento regionale Lavori Pubblici, negli ultimi anni, sulla ingegnerizzazione delle reti di distribuzioni dei capoluoghi di provincia e sui cd Progetti conoscenza di cui il presidente Oliverio è precursore, ha concentrato la propria attività proponendosi obiettivi e risultati di straordinaria importanza».

Filandari, tagliate le gomme dell'auto di don Scrugli

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 12:06 Pubblicato in Cronaca

FILANDARI Ignoti hanno tagliato le gomme dell'auto di don Ottavio Scrugli, parroco di Arzona, frazione del comune di Filandari, in provincia di Vibo Valentia. Sull'accaduto stanno indagando i carabinieri della compagnia di Vibo Valentia e della stazione di Filandari. Il danneggiamento risale a lunedì, ma la notizia si apprende solo ora, dopo la denuncia del sacerdote ai militari dell'Arma. Non è il primo danneggiamento di cui don Scrugli è vittima: altre due gomme della sua auto erano state bucate l'11 gennaio scorso mentre il parroco si trovava in chiesa per un incontro pastorale con alcuni fedeli. «Si tratta di un gesto – ha dichiarato il sacerdote all'Agi – che non riesco a spiegarmi, visto che con tutti i parrocchiani ho un ottimo rapporto».

Caporalato, controlli a tappeto nella Piana di Gioia Tauro

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 11:43 Pubblicato in Cronaca

REGGIO CALABRIA Trentuno dipendenti, di cui 17 extracomunitari, otto italiani e sei comunitari, sono stati stati sottoposti a verifica, risultando tutti in posizione regolare rispetto alle norme sul lavoro, nell'ambito delle attività di contrasto al caporalato e al lavoro nero disposte dal prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari nei territori di Rosarno, Rizziconi, Laureana di Borrello e San Ferdinando.
Durante le attività, comprese nelle misure Focus 'ndrangheta, sono state controllate sette aziende due delle quali sono risultate riconducibili a cosche della zona. Nella circostanza è stata contestata a due soggetti la violazione della normativa dello sfruttamento di acque pubbliche per uso domestico per la realizzazione di un pozzo in assenza di autorizzazioni. Elevata una sanzioni amministrativa di 30mila euro.
«Importante è stato l'esito dei controlli – è detto in un comunicato della Prefettura di Reggio Calabria – considerato che la maggior parte delle aziende in questione, e ciò va evidenziato, è risultata in linea con le norme sul lavoro. Si tratta di un segnale positivo, frutto dell'incessante attività di prevenzione svolta da questa Prefettura, dalle forze di polizia, comprese quelle locali, e dalla Direzione territoriale del lavoro, che mira anche a favorire atteggiamenti di responsabilità sociale».

Cade dal tetto di casa, grave un uomo

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 11:32 Pubblicato in Cronaca

SAN GREGORIO D'IPPONA Un uomo, del quale non sono state rese noto le generalità, è rimasto ferito in modo grave stamani a San Gregorio d'Ippona dopo essere precipitato dal tetto della propria abitazione, un'altezza di circa sei metri. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Vibo Valentia che hanno constatato una serie di traumi praticando alla vittima le prime cure. L'uomo è stato poi trasferito in elisoccorso nell'ospedale di Catanzaro dove si trova attualmente ricoverato, in prognosi riservata.