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Corriere della Calabria
Lunedì, 14 Dicembre 2015 21:49

Il Pd a Platì è (già) evaporato

PLATì A Platì, nel piccolo centro dell'Aspromonte dove la democrazia è sospesa da più di un decennio, il Pd sembra avere già abbandonato i suoi impegni. La sede del circolo dem ha chiuso i battenti. Un paradosso, se si considera che nei prossimi mesi si torna al voto dopo anni di commissariamento. Una singolarità resa ancora più grande dal fatto che Matteo Renzi, durante la Leopolda, ha fatto riferimento proprio all'esempio positivo di Platì, dove una giovane reggina, Anna Rita Leonardi, «con coraggio e un po' di incoscienza» (copyright del premier-segretario), ha deciso di candidarsi a sindaco.
Tutto è cambiato in pochi mesi. A maggio la campagna mediatica (e meritoria) e poi il raduno promosso dal Garantista, il mese successivo l'apertura di una sede del partito alla presenza dei vertici regionali appaiono ricordi sbiaditi dal tempo. «Basti pensare che dopo quella parata – racconta Domenico Trimboli, un pensionato che dopo aver trascorso buona parte della sua vita a Milano aveva deciso di fare ritorno nel cuore dell'Aspromonte –, c'è stata soltanto una riunione col segretario provinciale Romeo in cui non sono state prese significative decisioni. Le tessere non sono mai arrivate, nessun organismo è stato creato. Per farla breve, il partito non è mai nato».
E così vecchi incubi tornano alla ribalta nell'ex roccaforte dell'Anonima sequestri. Già, perché qui, tra i cartelli stradali bucherellati dai proiettili, dove acqua potabile e rete fognaria restano un miraggio, negli anni 80 un sindaco e un ex sindaco sono stati freddati a bruciapelo. Le ultime tre amministrazioni che si sono succedute sono state sciolte per collusioni con la 'ndrangheta. Ci hanno riprovato a maggio del 2014: consultazioni nulle, perché l'unica lista che si presentò venne votata dal 24% degli abitanti. Niente quorum del 50%, e voto dichiarato non valido.
Adesso l'impresa la tenta Leonardi. Renzi si è già speso per lei, in Calabria non tutti sono convinti della bontà dell'iniziativa. Lei, per il momento, tira diritto e non sembra prestare molta attenzione alle polemiche. In sua difesa è sceso in campo il Pd di Platì, con un documento di forte sostegno alla candidatura a primo cittadino. «Ma siamo proprio sicuri – è il dubbio insinuato da Maria Grazia Messineo, altra giovane dirigente dei dem calabresi da mesi sotto i riflettori per via di alcune prese di posizione non proprio "allineate" – che quella nota sia autentica? Mi spiego: se non è mai stato celebrato un congresso, come si fa a parlare per nome e per conto del partito?». Dubbi importanti, insomma. Che sono arrivati anche al Nazareno. Bypassando la segreteria provinciale e quella regionale del Pd. Una volta per discutere c'erano le sezioni. C'erano i partiti e c'era pure la politica. Che dal "Paese d'acque", come lo definì Corrado Alvaro, se n'è andata negli anni 80. E che rischia di non tornare nemmeno stavolta.

Antonio Ricchio
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  • Occhiello

    La sede del circolo locale ha chiuso i battenti pochi mesi dopo l'apertura. Il congresso non si è mai celebrato e le tessere non sono mai arrivate. Il partito (e Renzi) puntano sulla giovane Leonardi. Ma aumentano i dubbi sull'autenticità di una nota a suo sostegno 

Riceviamo e pubblichiamo

Gentilissimo direttore,

La ringrazio per il sollecito da Lei avanzato nella sua rubrica 'Omissis' relativamente ai doveri di controllo in capo alla Commissione speciale di Vigilanza che ho l'onore di presiedere, soprattutto in merito alla vicenda "Calabria Verde".
Tuttavia La vorrei portare a conoscenza del fatto che la suddetta commissione, i cui membri sono stati designati da pochissimi giorni è stata, dunque, impossibilitata dall'operare fattivamente.
Fra pochi giorni, inoltre, provvederemo a presentare, in una apposita conferenza stampa, le linee guida della commissione stessa dato che è nostra intenzione porre in cima all'agenda delle priorità proprio la questione "Calabria Verde" nonché quella delle altre partecipate.

Ennio Morrone

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  • Occhiello

    La replica del presidente della commissione di Vigilanza al video-editoriale del direttore del Corriere della Calabria

REGGIO CALABRIA La polizia ha arrestato in flagranza di reato per violazione aggravata di domicilio Lazarenko Dmytro, classe '89, cittadino ucraino. Il giovane si sarebbe introdotto all'interno dell'abitazione di un cittadino senegalese regolarmente residente ad Ardore e nelle pertinenze dell'abitazione di una cittadina italiana. Le forze dell'ordine sono state allertate dalle urla dell'uomo che tentava di abbattere la porta dell'abitazione a mani nude. Indifferente alle intimazioni è stato necessario l'intervento di ulteriori agenti per fare desistere il ragazzo che è stato condotto nella casa circondariale di Locri.

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  • Occhiello

    Fermato ad Ardore un cittadino ucraino. È accusato di violazione aggravata di domicilio. Gli agenti hanno dovuto chiedere i rinforzi

Lunedì, 14 Dicembre 2015 19:35

Perseo, il 16 dicembre la sentenza

LAMEZIA TERME «Una sentenza di giustizia e di assoluzione». È questa la frase che ha unito le ultime arringhe difensive nel filone ordinario del processo Perseo, contro le cosche lametine. La sentenza, prevista per il prossimo 16 dicembre, arriverà alla fine di un lungo e discusso processo che ha visto al centro le dichiarazioni dei numerosi pentiti, che si sono susseguiti negli ultimi anni. Proprio sui fatti raccontati da questi ultimi e sulla loro contraddittorietà, che si sono basate le posizioni difensive dei 21 imputati.
L'avvocato Francesco Pagliuso, che oggi ha spiegato la posizione di Antonio Curcio, per il quale il pm Elio Romano ha chiesto la pena più alta (21 anni), non ha dubbi: «I 18 collaboratori su cui si basa il processo, hanno iniziato a fare le proprie dichiarazioni in tempi diversi, quindi alcuni di loro erano a conoscenza di quello che si era detto in precedenza». Una circolarità delle testimonianze che, secondo l'avvocato lametino, non solo devono essere messe in discussione in base al periodo in cui sono state fatte, ma sono anche il frutto dei molti «lo so perché l'hanno detto» di alcuni collaboratori che porterebbe quindi anche alla mancanza delle fonti primarie; molti infatti non dicono mai da chi hanno acquisito le informazioni.
Sotto i riflettori in particolare le dichiarazioni di Angelo Torcasio, che entrato a far parte della cosca Giampà nel 2003-2004, ha iniziato la sua collaborazione nel 2011. Dichiarazioni che sono state alla base delle indagini negli ultimi anni e soprattutto nella costruzione dell'accusa da parte del pm. Partendo proprio da Torcasio, che l'avvocato Pagliuso definisce «un soggetto capace di mentire», ha voluto proporre al collegio giudicante le numerose contraddizioni con le dichiarazioni di Saverio Cappello. Innanzitutto quest'ultimo, quando era rinchiuso nel carcere di Siano era solito commentare le dichiarazioni di Torcasio insieme a Giuseppe Giampà. Il suo pentimento è avvenuto dopo e, quindi, quando era a piena conoscenza dei fatti raccontati da Torcasio. Nel novembre 2012 si sarebbe verificato poi un altro fatto che avrebbe inquinato le dichiarazioni dei pentiti, ovvero il verbale di collaborazione di Torcasio sul profilo Facebook di Massimo Di Stefano, ex collaboratore di giustizia. «Questi fatti sono stati cristallizzati dal pm – ha spiegato Pagliuso –. Bisogna pesare ed esaminare le accuse mosse a Curcio e in generale in questo processo. Le date soprattutto (delle dichiarazione dei pentiti) devono tuonare in quest'aula».
L'avvocato Leopoldo Marchese ha invece terminato l'intervento iniziato nell'udienza dello scorso 25 novembre in difesa di Antonio Voci e Andrea Crapella. Maggiore attenzione è stata posta sul reato che riguarda Antonio Voci, legato alla vicenda delle estorsioni ai giostrai. Voci per anni si sarebbe occupato di tutto ciò che riguardava l'arrivo delle strutture nel periodo delle feste patronali: dalle autorizzazioni alla sistemazione del terreno fino alle pulizie e alla pubblicità. Secondo l'accusa, tale lavoro era una «protezione che i giostrai ricevevano in cambio del versamento di circa 12mila euro alla stessa cosca nel momento in cui arrivano a Lamezia Terme». L'avvocato invece sostiene che «i soldi, che non erano frutto delle estorsioni, non finivano di certo nella bacinella, ma servivano allo stesso Voci e alla sua famiglia per sopravvivere».
Difesi poi Vincenzo Perri e Michele Muraca, per i quali il pm ha chiesto per entrambi 6 anni e 8 mesi e Domenico Curcio, con una richiesta di 7 anni e 6 mesi di reclusione. Posizioni, queste, che fino ad ora non erano state ancora discusse dai loro avvocati.
L'avvocato Giuseppe Spinelli è intervenuto nei confronti di Curcio e Perri, accusati di concorso esterno alla cosca dei Giampà. Entrambi cognati di Angelo Torcasio, i due non erano considerati dallo stesso pentito parte integrante della cosca. Di contro alle dichiarazioni di Torcasio, ci sono invece le dichiarazioni di Francesco Vasile. Definito uno dei killer più pericolosi della cosca Giampà, Vasile accusa i due attraverso informazioni che avrebbe appreso da Vincenzo Bonaddio, quindi non per conoscenza diretta. «Non c'è un elemento di prova nei suoi confronti – ha aggiunto l'avvocato –. Soprattutto le sue dichiarazioni sono in contraddizione con tutto quello che ha detto in seguito».
L'avvocato Spinelli ha chiarito poi la posizione di Michele Muraca: «Una persona incensurata e fuori dalle logiche criminali della cosca». Accusato di essere affiliato alla cosca Giampà, la sua situazione viene definita «raccapricciante». Muraca compare nelle dichiarazioni di Saverio Cappello e Angelo Torcasio, soltanto nel 2014, dopo molti anni dall'inizio della loro collaborazione. «Da dove nascono queste dichiarazioni? – si chiede l'avvocato –. Non hanno dato neanche una giustificazione del perché abbiano tirato fuori Muraca dopo tutto questo tempo».
Infine, l'avvocato Salvatore Staiano ha ripreso la difesa di Michele Muraca ed è intervenuto anche in merito alle posizioni di Franco Trovato e Antonio Donato. «Un processo strano, non soltanto per le anomalie che sono già state presentate dai miei colleghi, ma anche perché manca un fattore determinante: i flussi economici». L'avvocato Staiano, infatti, sostiene che tali flussi non possano essere rappresentati dalle piccole estorsioni (facendo riferimento agli sconti che alcuni affiliati facevano in alcuni negozi di Lamezia): «La 'ndrangheta è quella che si occupa del ponte sullo Stretto o quella di Expo». L'avvocato ha concluso chiedendo l'assoluzione per tutti e tre i suoi assistiti per insussistenza dei fatti e per non aver commesso i reati loro imputati.

Adelia Pantano
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  • Occhiello

    Tra due giorni il verdetto del processo con rito ordinario. Al centro delle arringhe difensive ancora la presunta inattendibilità dei collaboratori di giustizia

RENDE Un «momento di lavoro serio» che ha visto una sala gremita di lunedì pomeriggio in pieno clima natalizio. Perché si parla di Calabria. E, in particolare, di quello che bisogna fare - subito - per far decollare questa regione. È stata questa la finalità dell'incontro organizzato dal Pd in un noto hotel di Rende per discutere sul tema "Apriamo il cantiere per una nuova Calabria". Un confronto sugli obiettivi da raggiungere a tutti i livelli. A illustrare i loro programmi sono stati il segretario del circolo Pd, Enzo Damiano; il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione e la consigliera regionale di "Calabria in rete" Flora Sculco. Il primo passo da fare è sempre quello di attirare l'attenzione del governo regionale sui punti cardine. Ne è convinto Damiano che ha citato i punti cardine su cui lavorare: dal porto di Gioia Tauro all'aeroporto di Crotone: «Abbiamo tante occasioni che devono essere poste in modo serio, come l'area di Sibari. E anche per quanto riguarda la formazione. Bisogna approcciare in modo diverso il masterplan. Perché non promuovere l'istituzione di un'agenzia per la sicurezza con una sede centrale in Calabria che possa essere un punto di riferimento per i migranti oltre che un centro di prima accoglienza. E poi attuare un vero e proprio progetto di inclusione».
Per Damiano, però, tutto ciò sarà «possibile se si va nella stessa direzione». Un bilancio di oltre un anno di consiglio regionale, alla luce dell'agenda di Matteo Renzi, è stato tracciato da Flora Sculco che non ha omesso di sottolineare come la nostra regione sia «ancora ai nastri di partenza». «In questo momento - ha aggiunto Sculco - si presenta un'occasione, che è quella del masterplan. Abbiamo bisogno di dar luogo a buona e nuova occupazione. Ecco perché siamo chiamati tutti a operare in modo diverso nel piano d'azione previsto dal masterplan». Flora Sculco è chiara e diretta: «Questa volta non possiamo permetterci di sbagliare. E allora di queste cose non si può parlare nelle segrete stanze. Ad oggi non abbiamo notizie di come si sta svolgendo questo programma di sviluppo. Non abbiamo avuto notizie sui contenuti e obiettivi: vogliamo saperlo perché vogliamo svolgere la nostra funzione di rappresentanti dei cittadini». Applausi scroscianti per l'intervento della consigliera crotonese, che ha voluto concludere con un «ringraziamento sentito» a Carlo Guccione «per il lavoro che svolge in consiglio regionale sempre in modo onesto e coerente».
Hanno voluto far sentire la loro voce anche alcuni amministratori locali e rappresentanti delle associazioni, che hanno posto l'accento sulle emergenze sanitarie e ambientali. A concludere l'incontro, moderato da Pino Pitaro, è stato Carlo Guccione. Che non le ha mandate a dire: «A un anno dal nuovo consiglio regionale non si vede né intravede quel cambiamento tanto annunciato. Noi stasera siamo qui perché vogliamo imprimere, proprio dall'interno della maggioranza e del Pd, davvero il cambiamento perché lo dobbiamo ai nostri elettori. Però ci vuole coraggio per cambiare. Non dobbiamo galleggiare ma governare».
Guccione sa che questa volta la partita si può giocare davvero perché - ha sottolineato con enfasi - «Renzi vuole ripartire dal Sud, come ha ribadito alla Leopolda». E allora la partita si gioca con i fondi «che però vanno spesi. Non si governa dalla torre della Cittadella. Abbiamo la necessità - ha aggiunto il consigliere regionale promotore dell'incontro - di innovare. Un esempio è l'uso della banda larga. Abbiamo le risorse: non è vero che non ci sono. Non le sappiamo spendere». Guccione manda messaggi precisi e diretti, anche al governatore Mario Oliverio: «Oliverio tutto questo deve saperlo. In questi anni la giunta regionale ha cambiato colori, ma a governare sono state sempre le stesse persone di destra e sinistra». Per far decollare la regione «bisogna liberarsi di lacci e lacciuoli». Guccione è critico anche sulla questione sanità: «Va sempre peggio e noi assistiamo alle liti con il commissario. Scura è stato nominato da Renzi perché non poteva nominare il presidente, visto che è cambiata la legge». Scambio di complimenti con Flora Sculco. «Flora - ha aggiunto il consigliere del Pd - è l'unica donna in consiglio regionale. E si sa far valere: fa tremare quei banchi». Un'intesa politica che ha cementato quello che Guccione ha definito solo un «punto di partenza per un cambiamento reale».

Mirella Molinaro
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    I consiglieri regionali di maggioranza bacchettano Oliverio («la Regione è ancora ai nastri di partenza») e puntano sul masterplan di Renzi. L'affondo: «Cambiano le maggioranze ma governano sempre gli stessi»

Lunedì, 14 Dicembre 2015 19:04

Il Tg web – Edizione delle 19,30

REGGIO CALABRIA Sarà forse per la ritrovata libertà di recente ottenuta, o per i lunghi mesi in cui era stato costretto al silenzio dalle misure cautelari – in carcere prima ai domiciliari poi – ma  è un Claudio Scajola scatenato quello che è intervenuto alla serata organizzata dal locale circolo di Forza Italia a Ventimiglia. Insieme a lui c’erano Giorgio Valfrè, coordinatore comunale di Forza Italia, e il nipote, Marco Scajola, attualmente assessore regionale. Ma è toccato all’ex ministro il ruolo di grande mattatore della serata.
Oggetto dell’incontro, le strategie del centrodestra per riconquistare il terreno perduto in Liguria, ma per l’ex ministro – tuttora imputato a Reggio Calabria nell’ambito del processo Matacena - è stata anche un'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. A farne le spese non sono stati solo vecchi e nuovi avversari politici, ma anche il presidente dell’associazione antimafia Casa della legalità, Christian Abbondanza, considerato uno dei principali testimoni dell’accusa nel procedimento che vede Scajola alla sbarra. Contro di lui, Scajola va a testa bassa. «Qui – dice a chi lo ascolta - c'è un vate, in questo territorio, che si chiama Christian Abbondanza che è un personaggio di uno squallore pauroso, di una bassezza morale unica. Abbondanza lo porta bene come cognome per l'abbondanza che ha e che avrà di denunce e di querele per le diffamazione che fa».
La colpa di Abbondanza per l’ex ministro sarebbe stata non solo di aver attivamente collaborato con le procure svelando più di una volta la presenza delle ‘ndrine nelle città e nelle amministrazioni liguri, ma anche quella di aver informato la Dia su una serie di amicizie e rapporti quanto meno curiosi di Scajola, che investigatori e inquirenti devono aver tenuto in conto e valorizzato se è vero che molte di quelle dichiarazioni hanno trovato conferma e riscontri negli approfondimenti della Dia.
Ma per Scajola non sarebbe che un’attività quasi intimidatoria, di dossieraggio contro un’intera classe politica. Non a caso avverte: «A Reggio Calabria, nell'inchiesta in corso su di me, ci sono tantissime pagine, con molti nomi vostri anche... Tantissime pagine spedite di qua, mandate di qua... Questo che dicevo prima, Abbondanza, ha fatto 150 pagine dove spiega che qui è un territorio di criminalità paurosa e che io in qualche modo (...inc.le...) con molti di voi, che siete dei birichini avanzati, io sono il vostro nume tutelare tanto è vero che ho sempre contestato lo scioglimento del Comune di Ventimiglia». Che lo sia o meno, di certo l’ex ministro si lascia andare a un’affermazione quanto meno inquietante: «Ho fatto la resistenza e qualcuno pagherà poi per quello che è successo. Oggi intendo recuperare il tempo perso».
A chi si riferisca e come intenda fargliela pagare non è dato sapere, ma si tratta di affermazioni su cui l'ex ministro potrebbe essere chiamato a rispondere di fronte a un giudice. Abbondanza ha infatti annunciato di aver già pronta una querela, che non esiterà a trasmettere per conoscenza anche ai magistrati di Reggio Calabria. Ma l’ex ministro non sembra essere per nulla preoccupato – o almeno tale si mostra – dal procedimento che lo vede imputato di fronte ai giudici reggini. «Mi pare che quest'ultima vicenda, nel corso delle sue udienze, stia dimostrando l'assoluta superficialità, le lacune e gli errori enormi, e qualcosa di peggio – afferma convinto –. La verità emerge sempre con la pazienza. Anche questa volta si chiuderanno queste vicende, con la dimostrazione che anche nel pianeta giustizia bisogna operare perché ci sia giustizia vera». La sua segretaria storica Roberta Sacco, imputata con rito abbreviato, è stata già condannata a 1 anno e 4 mesi per reati commessi in concorso proprio con l’ex ministro. 

Alessia Candito
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    L'ex ministro, in una manifestazione di Forza Italia, critica le indagini della Procura di Reggio Calabria e si scaglia contro il presidente della Casa della Legalità

REGGIO CALABRIA Sarà solo l'ex direttore operativo della Leonia Bruno De Caria a sottoporsi all'esame dei pm Rosario Ferracane e Giuseppe Lombardo nell'ambito del dibattimento Leonia, scaturito dal procedimento che ha svelato come il clan Fontana abbia messo le mani sulla municipalizzata che per anni si è occupata dello smaltimento rifiuti a Reggio Calabria, per poi dividerne i proventi con i direttorio delle 'ndrine cittadine. Tutti gli altri imputati hanno infatti progressivamente rinunciato a spiegare le proprie ragioni, trincerandosi dietro un muro di silenzio e le argomentazioni dei propri legali, senza però escludere – hanno fatto sapere oggi in aula gli avvocati – la possibilità di intervenire nel corso del processo con lunghe e articolate dichiarazioni spontanee. Per ascoltare la voce e le ragioni di De Caria invece, bisognerà aspettare l'udienza del prossimo 11 gennaio, quando l'ex direttore operativo – ha anticipato il difensore, che oggi ha chiesto e ottenuto un rinvio per le precarie condizioni di salute del suo assistito – renderà un lungo e approfondito esame.
Nel frattempo, la pubblica accusa ha deciso di rinunciare alla testimonianza dell'ex pentito Antonio Zavettieri, del quale non pretende neanche l'acquisizione dei verbali. Più volte chiamato a testimoniare in udienza, l'uomo è da tempo irreperibile e nessuno in questo momento sembra essere in grado di rintracciarlo. Nelle scorse udienze, il Tribunale aveva ritrasmesso gli atti in procura per Zavettieri, perché - stando a quanto denunciato dal pm in udienza su segnalazione della Mobile – accusato di aver ricevuto una somma dal cugino del suo ex capoclan. Circostanze - si spiegato in aula – su cui oggi si ritengono necessari ulteriori approfondimenti.

a. c.

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    L'uomo, secondo l'accusa, risulta irreperibile. Servono nuovi accertamenti sulle presunte somme ricevute dal cugino del suo ex capoclan

COSENZA Assolti «perché il fatto non sussiste». Questa la sentenza emessa oggi dal Tribunale di Cosenza in composizione monocratica che ha assolto Francesco Perri, Massimo Perri, Antonino Priolo, Luigi Silletta e Angelo Gemelli. Questi ultimi (difesi dagli avvocati Ernesto D'Ippolito, Vincenzo Adamo, Ornella Nucci e Carlo Monaco) erano accusati di omicidio colposo per la morte dell'operaio Valerio Messuti, avvenuta il 24 settembre 2009 in una galleria dell'autostrada Salerno-Reggio.
Gli imputati rispondevano delle accuse contestate nelle loro qualità di amministratore delegato della impresa di costruzioni "Carena S.p.a." (Francesco Perri), direttore tecnico (Massimo Perri) e di cantiere (Antonino Priolo), coordinatore per l'esecuzione dei lavori dell'Anas spa (Luigi Silletta), responsabile dei lavori incaricato dall'Anas (Angelo Gemelli).
Messuti, operaio dalla Carena Spa, si trovava all'interno di un "cestello" montato su una macchina operatrice per posizionare dei fogli di rete metallica quando un blocco di materiale argilloso si staccò improvvisamente dal fronte di scavo travolgendolo tragicamente e provocandone l'immediato decesso per trauma cranico.

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    Sentenza del Tribunale di Cosenza sull'incidente che causò il decesso di Valerio Messuti, avvenuto il 24 settembre 2009

REGGIO CALABRIA Dopo l'esame degli emendamenti e dell'articolato, via libera a maggioranza, con il voto contrario del consigliere Sinibaldo Esposito, alla proposta di legge per la valorizzazione della Dieta mediterranea da parte della terza commissione consiliare "Attività sanitarie, sociali, culturali e formative", presieduta da Michelangelo Mirabello, che è anche relatore del provvedimento presentato congiuntamente dai consiglieri Orlandino Greco e Franco Sergio presenti ai lavori odierni.
Con questa proposta di legge - è scritto nella relazione - «la Regione promuove la Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento per come definita dal Seven Countries Study in quanto modello di sviluppo culturale e sociale fondato su un insieme di pratiche tradizionali, competenze e conoscenze tramandate di generazione in generazione, che vanno dal paesaggio all'alimentazione, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e il consumo di cibo secondo un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, nonché quale regime nutrizionale riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale per i suoi benefici effetti. Valorizza e diffonde in particolare la Dieta mediterranea italiana di riferimento di Nicotera, come stile di vita e regime alimentare per il mantenimento del buono stato di salute sulla base della ricerca di statistica sanitaria e clinica condotta a Nicotera negli anni 70.

NO INCURSIONI La legge intende contrastare le "incursioni" di prodotti stranieri che vengono associati alla dieta mediterranea inserita dall'Unesco nella lista del patrimonio immateriale dell'umanità.
"Sono particolarmente soddisfatto dell'approvazione di una proposta di legge importante – ha commentato il presidente Michelangelo Mirabello – che valorizza la Dieta Mediterranea e mette al centro, grazie al lavoro dei colleghi Sergio e Greco, la città di Nicotera non solo dal punto di vista dell'immagine ma anche sul piano sostanziale con l'individuazione nella stessa città dell'Osservatorio per la Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento (Odmir). Si è così dato giusto riconoscimento alla città di Nicotera dove sono stati condotti gli studi che hanno portato a dare fondamento scientifico alla Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento quale stile di vita universalmente considerato ottimale per favorire lo stato di salute e, dunque, la durata e la qualità della vita», ha concluso Mirabello. Alla seduta hanno preso parte i consiglieri Giudiceandrea, Esposito, Sergio e Greco.

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    Via libera con il solo voto contrario di Esposito. La norma punta a limitare le "incursioni" dei prodotti stranieri

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