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Corriere della Calabria
Mercoledì, 23 Dicembre 2015 00:00

Regione, i ricchi stipendi dei carrozzoni

LAMEZIA TERME Il riordino delle società partecipate della Regione? Dovrà ispirarsi, come criterio cardine, sul «contenimento dei costi di funzionamento, anche mediante la riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo e delle strutture aziendali, nonché attraverso la riduzione delle relative remunerazioni». Un criterio che gli uffici di Catanzaro hanno inserito nei loro buoni propositi per il nuovo anno. «I principali risparmi di spesa – si legge nel Piano operativo di riordino – devono derivare dalla riduzione dei componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società». Consigli di amministrazione e collegi sindacali pesano sulle casse della Regione. Dal primo rinnovo disponibile, tutti gli organi saranno monocratici. E le spese per «incarichi, consulenze, per l'acquisto o il noleggio di autovetture» saranno tagliate.
Ma a quanto ammontano gli assegni staccati per la gestione di partecipate ed enti controllati o vigilati? I giudici della Corte dei conti sono riusciti a ricostruire i costi con qualche difficoltà. Una partecipata ritenuta inutile, come Banca Popolare Etica, drena stipendi per 400mila euro all'anno, un po' più della Sorical, la cui liquidazione va avanti da qualche anno. E anche la Stretto di Messina spa, società nata per sovrintendere alla realizzazione di un ponte che non si farà mai, ha i suoi costi: il compenso degli amministratori pesa per 174mila euro.
Questo l'elenco dei compensi annuali, così come li hanno riassunti i giudici contabili nel loro dossier.

Società partecipata Compenso amministratori
Aeroporto S. Anna 0,00
Banca Popolare Etica  403.000
Sacal spa 195.484
Centro tipologico nazionale 5.055
Cerere (in liquidazione) 0,00
Comalca 52.884
Comarc 0,00
Consorzio universitario di Crotone 0,00
Locride Sviluppo 4.032
Progetto Magna Grecia 712
Ferrovie della Calabria 90.397
Sial Servizi (in liquidazione) 16.350
Sogas 97.334
Somesa spa (in liquidazione) 0,00
Sorical spa  400.004
Stretto di Messina 174.000
Sviluppo Italia Calabria (in liquidazione)  79.141
Terme Sibaridite 30.000
Fincalabra 138.935
TOTALE  1.687.328

 

Enti di diritto privato controllati Compenso amministratori
Fondazione Calabria Etica 101.471
Fondazione Film Commission 1.566
Fondazione Mediterranea Terina 54.124
Fondazione Field 0,00
Fondazione Calabresi nel Mondo 0,00
Fondazione Tommaso Campanella N. P.

 

Enti pubblici vigilati Compenso amministratori
Azienda Calabria Lavoro 171.600
Arsac N. P.
Aterp Vibo Valentia 140.574
Aterp Reggio Calabria 91.942
Aterp Crotone 167.513
Aterp Catanzaro N. P.
Aterp Cosenza 143.257
Arpacal 126.394
Ardis Catanzaro N. P.
Arcea 130.061
Arssa N. P.
Afor N. P.

Dai freddi dati alle osservazioni. Rispetto alle cifre mostrate dalle partecipate, la Corte dei conti si limita a notare che «il valore totale (1 milione 687mila euro, ndr) è in netta crescita rispetto al dato pubblicato nel 2011m pari a 958mila euro». La legislatura guidata da Scopelliti, dunque, ha fatto salire il prezzo dei carrozzoni regionali. E meno male che mai come negli anni scorsi si è parlato di spending review. 
Anche la "nuova era", però ha i suoi lati oscuri. «La Regione - spiegano i giudici – non solo non fornisce i valori dei risparmi di spesa raggiunti dalle società partecipate e dagli enti strumentali, ma dichiara apertamente le proprie difficoltà nel verificare le politiche e i risultati di contenimento della spesa di tali soggetti». È l'ammissione «della ingovernabilità del sistema». Le comunicazioni lo mettono nero su bianco: «Non è possibile né prudente inserire alcuna quantificazione di risparmi attesi». Per la Corte dei conti «è evidente che i mancati risparmi si traducono, attraverso il costante intervento regionale a ripiano delle perdite, in un pesante e diretto danno alle finanze regionali». 
Alla voce trasparenza va anche peggio. I valori dei compensi agli amministratori delle Fondazioni e degli enti strumentali, infatti, sono «ampiamente incompleti» e «non integrati in sede istruttoria» dall'ente. La casa di vetro dei calabresi è piuttosto opaca. 

Pablo Petrasso
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    Quanto costano i manager di partecipate ed enti controllati. La Corte dei conti: «Gestione poco trasparente»

Martedì, 22 Dicembre 2015 22:48

Calabria Verde, il dg Furgiuele si è dimesso

CATANZARO Paolo Furgiuele, direttore generale di Calabria Verde, si è dimesso, con una lettera inviata al governatore Mario Oliverio. In quella missiva che, per ora, rimane strettamente riservata, sono riassunti i motivi dell'addio del manager. Motivi che affondano le proprie radici, con ogni probabilità, nelle ultime tormentate settimane dell'agenzia regionale.
Un appalto da 33 milioni "evaporato" dopo gli scontri ripetuti con la Regione e le indagini della Procura di Catanzaro devono aver convinto Furgiuele a passare la mano. È l'ennesimo shock per Calabria Verde. Uno shock che arriva all'indomani dell'audizione dell'ormai ex dg davanti alla Commissione di vigilanza e dopo una conferenza stampa nel corso della quale i sindacati hanno messo nel mirino tutto il management della società controllata dalla Regione. Furgiuele, davanti ai consiglieri regionali, ha difeso le sue scelte amministrative. Sia riguardo all'iter della gara che avrebbe dovuto fornire alla Calabria nuovi mezzi antincendio, sia riguardo alla decisione di revocarla in autotutela dopo i lunghi botta e risposta tra Calabria Verde e i dipartimenti Agricoltura e Protezione civile, che hanno espresso perplessità sulle procedure seguite.
È stato proprio il troppo tempo perso in quegli scambi che ha consigliato al dg di stoppare tutto: non c'erano più i tempi per chiudere la rendicontazione entro il 31 dicembre 2015, passaggio indispensabile per evitare che le somme in gioco tornassero nei forzieri dell'Unione europea.
Nel corso della conferenza stampa di martedì, invece, i sindacati – pur senza chiederne le dimissioni – hanno criticato le mosse del manager: «Riteniamo siano state fatte delle scelte molto discrezionali – ha detto Alfredo Iorno, della Cgil –, e come organizzazioni sindacali rimaniamo parecchio perplessi per queste scelte operate dal direttore generale».
Sullo sfondo delle polemiche, politiche e no, rimane il lavoro della Guardia di finanza e della Procura di Catanzaro, che ha acceso i fari su un anno e mezzo di gestione di fondi e appalti. Gli uffici giudiziari stanno minuziosamente scandagliando le attività dell'ente strumentale della Regione. E le indagini degli inquirenti del capoluogo non si fermano al solo appalto da 33 milioni di euro destinato all'acquisto di mezzi per la Protezione civile, ma puntano anche su altri fondi. Un lavoro di indagine che ha portato nei giorni scorsi a un'audizione di oltre sei ore proprio per Paolo Furgiuele, quale persona informata sui fatti.

Pablo Petrasso
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  • Occhiello

    Le motivazioni in una lettera inviata al governatore dopo le ultime settimane turbolente per l'Agenzia regionale. Dall'appalto evaporato alle indagini della Procura

Martedì, 22 Dicembre 2015 22:18

Colpo al clan Piromalli: sette arresti

REGGIO CALABRIA Sette persone, presunte affiliate alla cosca Piromalli della 'ndrangheta, sono state arrestate dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro nel corso di un'operazione condotta con la collaborazione di personale dello Squadrone eliportato Cacciatori "Calabria". Gli arresti sono stati fatti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda.
Le persone finite in manette sono Biagio Guerrisi, di 51 anni, Gennaro Paolillo (31); Rocco Ivan Stillitano (52) e il figlio Giuseppe (22); Cosimo Romagnosi (55); Elio De Leo (59), e Antonio Esposito (39). I sette arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso e di porto e detenzione abusiva di armi, estorsione e danneggiamento, reati questi ultimi tutti aggravati dal metodo mafioso. L'attività d'indagine condotta dai carabinieri, svolta autonomamente ed anche con l'apporto di alcuni collaboratori di giustizia, ha consentito di accertare lo sfruttamento da parte degli arrestati delle risorse economiche del territorio attraverso l'acquisizione, diretta o indiretta, di attività imprenditoriali oltre ad una lunga serie di estorsioni. Uno degli arrestati, Elio De Leo, è un medico, in servizio nel Sert di Polistena (Reggio Calabria), il quale, secondo l'accusa, avrebbe redatto certificazioni mediche attestanti lo stato di incompatibilità col regime carcerario di alcuni affiliati alla cosca, dichiarandoli falsamente alcolisti o tossicodipendenti.

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REGGIO CALABRIA Quando si presentava come aspirante consigliere comunale della lista civica "Le ali alla Città", Elio De Leo dal palco dei comizi invitava i propri cittadini ad impegnarsi perché «è necessario l'apporto di tutti per risollevare le sorti di Taurianova, tutti siamo responsabili di quello che succede e tutti dobbiamo impegnarci». I consensi – non è dato sapere se pompati dall'impegno del nipote, segretario regionale di Fiamma Tricolore – sono arrivati, ma non in numero sufficiente per farsi eleggere. Ma se il dottore De Leo non si è potuto impegnare per Taurianova - a detta dei magistrati che hanno chiesto e ottenuto il suo arresto per concorso esterno in associazione mafiosa - da tempo si prodigava – e molto - a beneficio degli esponenti di diversi clan, cui per anni ha procurato un'opportuna certificazione che li tenesse fuori dal carcere.

IL DOTTORE DEI CLAN Era questa la reale occupazione del dottore di Elio De Leo, direttore del Sert di Polistena, contattato all'occorrenza dalle cosche della Piana per quei preziosi certificati di dipendenza da alcool o droghe che tenevano i loro uomini fuori dal carcere. A parlarne per primo stato il collaboratore Antonio Russo, che ai magistrati ha raccontato di quel medico «con i baffi, bassino, media altezza» che, con un certificato ad hoc, nel 2013 aveva consentito a Francesco Cosoleto di spacciarsi per alcolizzato, dunque bisognoso delle cure del caso e incompatibile con il carcere. Allo scopo, bastava un piccolo pagamento e seguire i consigli del medico – bere alcolici o assumere droghe poco prima dell'esame - in modo da alterare a dovere le analisi del sangue. E che non fossero millanterie, Russo ha avuto modo di comprenderlo personalmente, quando proprio dalla viva voce del medico è arrivata un'offerta di "aiuto", accompagnata dalla rassicurazione di Cosoleto, «puoi parlare liberamente con loro, sono amici nostri».

CI HA AIUTATO LUI SENNO' Ma a confermare che "l'amico" dottore De Leo fosse a disposizione, ci sono non solo le conversazioni intercettate in carcere fra Cosoleto e i familiari, durante le quali l'uomo premeva perché i suoi contattassero il medico, ma anche quelle registrate nello studio del suo legale, l'avvocato Gregorio Cacciola – già condannato in diversi procedimenti per le pressioni sull'ex testimone di giustizia Cetta Cacciola – che alludendo al direttore del Sert anticipa «secondo me lui ce la può sbloccare questa cosa». E - come annunciato – il prezioso certificato sarebbe arrivato. Allo stesso modo, o meglio, con lo stesso opportuno parere medico, dopo la sentenza di condanna a 2 anni e 11 mesi Cosoleto avrebbe chiesto di svolgere attività lavorativa nel negozio del fratello. Ma la conferma definitiva arriverà dalla viva voce del soggetto interessato, ascoltato mentre chiacchiera con Rocco Ivan Stelitano, insieme a lui condannato nel medesimo procedimento che si bea della ritrovata libertà, ammettendo «perché a noi due ci ha aiutato il Sert, sennò».

ALCOLISTA A COMANDO Ma dei medesimi servigi del dottore ha usufruito anche Antonio Esposito, un altro uomo del clan Piromalli, che dopo aver ripetutamente invitato il fratello a prendere contatti con De Leo, ottiene – finalmente – risposta desiderata. Durante un colloquio in carcere, il fratello gli riferisce che «mi ha detto 'ora vediamo cosa possiamo fare per aiutarlo'». Puntuale, qualche settimana dopo arrivava la perizia del medico secondo cui il "paziente" Esposito «dopo essersi sottoposto ad esami di laboratorio risultava positivo all'alcol. Dal colloquio eseguito in carcere, visto lo stato di astinenza si è prescritto Alcover e si è convenuto con l'utente, dove le condizioni giuridiche lo consentano, di seguire il programma presso una comunità terapeutica o frequentare il Sert per il recupero».

PANICO CATTIVO CONSIGLIERE A togliere ogni dubbio agli investigatori sulla reale natura delle sue perizie, ci ha pensato lo stesso dottore De Leo, quando – allarmato dalla visita dei Carabinieri al Sert, con in mano un decreto di esibizione di documentazione sanitaria – ha pensato bene di contattare la moglie di Cosoleto, Maria Annunziata Porcaro, insistendo per un incontro faccia a faccia. E se la donna ha immediatamente chiamato il marito intimandogli di stare attento e non chiamare più nessuno, Cosoleto ha reso tutto ancora più semplice agli investigatori, contattando il dottor De Leo per chiedere lumi. Telefonate – ovviamente- tutte ascoltate dai carabinieri. Un altro accesso dei militari in struttura ha invece permesso di scoprire come nessuno degli esami cui Esposito si era sottoposto risultasse positivo all'alcool, dimostrando in maniera palmare come il certificato di dipendenza emesso dal dottore De Leo non avesse alcun fondamento. Ma che il medico si sentisse affine ai suoi assistiti, lo rivela lui stesso quando – contattato dalla figlia preoccupata dal diverbio del padre con un personaggio in odor di 'ndrine – la rassicura « io sono di Taurianova e sono della tribù». E se per tribù si intende la 'ndrangheta, per il gip non c'è dubbio. De Leo «ha offerto un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, con effettiva rilevanza causale, finalizzato alla conservazione o al rafforzamento delle capacità operative dell'associazione ed alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima» dunque è in tutto e per tutto un concorrente esterno.

Alessia Candito
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Martedì, 22 Dicembre 2015 21:05

Rinviato l'addio ai carrozzoni della Regione

REGGIO CALABRIA Carrozzoni addio, ma non subito. Cambiano - o meglio: vengono posticipati ancora una volta - i termini per la liquidazione e l'accorpamento degli enti regionali. Il consiglio regionale oggi ha approvato, all'unanimità, la legge (presentata da Franco Sergio) che stabilisce un nuovo cronoprogramma per la definitiva archiviazione delle tante (elefantiache) società strumentali della Regione. Viene fissata al prossimo 31 marzo la data entro cui redigere il bilancio finale di liquidazione della Somesa. Quanto all'Afor, la vecchia Azienda per la forestazione, la procedura per la definitiva "cancellazione" "verrà individuata entro un anno dall'approvazione della legge". Appuntamento, quindi, al 22 dicembre 2016 per sapere in che modo verrà liquidato un ente formalmente soppresso già nel corso della precedente legislatura. La nuova legge, inoltre, prevede che l'accorpamento dei cinque Consorzi industriali nel Corap debba essere concluso entro 6 mesi dall'entrata in vigore della norma. Stessa tempistica anche per Field, che confluirà in Calabria lavoro.

RISOLUZIONE Novità anche per i dipendenti della Regione. Il Consiglio ha infatti varato la norma che introduce l'istituto della risoluzione anticipata del rapporto di lavoro. La norma consentirà di accelerare la riorganizzazione degli uffici, senza aumentare la spesa per il personale, per gli anni che vanno dal 2016 al 2018. Il provvedimento si applica ai dipendenti con almeno cinque anni di servizio, a cui sarà erogata un'indennità supplementare pari a 8 mensilità della retribuzione lorda che risulterà dalla media degli ultimi 12 mesi di servizio.

Pietro Bellantoni
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REGGIO CALABRIA È stato scarcerato e su istanza degli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro, è stato mandato agli arresti domiciliari don Antonello Tropea, il parroco di Messignadi arrestato nei giorni scorsi per sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. Le risposte fornite nel corso dell'interrogatorio di garanzia di ieri mattina devono aver convinto il gip Scortecci, che oggi ha disposto un'attenuazione delle misure cautelari disposte nei confronti di don Antonello, o meglio di "Nicola". Fino a qualche mese fa infatti, don Antonello di notte si trasformava in Nicola, un quarantenne omosessuale di professione insegnante di educazione fisica, informatore scientifico o carabiniere, sessualmente molto promiscuo, che non disdegnava gli spinelli e a una relazione stabile, affiancava variegati e occasionali incontri con partner molto più giovani. A volte – e qui sta il rilievo penale – anche minori di diciotto anni. Una storia nota, tanto in paese, come in Curia, ma venuta fuori grazie alle indagini della Squadra mobile, che dopo aver sorpreso il sacerdote appartato con un diciassettenne, hanno deciso di scavare nella vita del religioso per capire se ci fosse di più.  Ad emergere è stato il ritratto di un quarantenne omosessuale dalle relazioni disinvolte e variegate, che per il gip che ne ha ordinato l'arresto ha un target preciso «giovani maschi, senza pretese di relazioni sentimentali, preferibilmente che abbiano compiuto 18 anni, al fine evitare conseguenze penali. Tuttavia, nella ricerca di questo target, che sfiora il rilievo penale, com'è normale che sia per ogni comportamento borderline, incrocia più volte anche minorenni con le medesime tendenze sessuali, talvolta disponibili solo a pagamento». Per questo - si leggeva nell'ordinanza - per lui non è pensabile la detenzione domiciliare, tanto meno nella casa canonica di Messignadi «non solo perché tutt'altro che estranea ai consueti rapporti sessuali dell'indagato con giovani o comunque alle sue relazioni quanto meno ambigue con i ragazzi dei quali si attornia, ma perché prossimo, se non interno, alla parrocchia frequentata da una pluralità di persone, specie minorenni». Una valutazione che- almeno su questo punto – sembra essere cambiata.

Alessia Candito
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  • Occhiello

    Accolta l'istanza dei legali Giuseppe e Andrea Alvaro, va ai domiciliari il parroco di Messignadi, arrestato nei giorni scorsi per adescamento di minori, detenzione di materiale pedopornografico e altri reati

Erano le undici di sera del 26 giugno 1983. Il procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, stava portando a passeggio il cane quando in via Sommacampagna, ai piedi della collina, due killer su una 128 lo freddarono con 17 colpi di pistola. Era domenica e aveva deciso di lasciare a riposo la scorta. Cinque gradi di giudizio, conclusi con la condanna del boss Domenico Belfiore, ritenuto il mandante, non sono bastati a far luce sul delitto di un magistrato «nitido esempio di dedizione allo Stato, un uomo con la giustizia nel cuore», come i suoi colleghi lo hanno ricordato in tutti questi anni.
Nel 2013 – a trent'anni da quell'efferato delitto – Paola, Maria Cristina e Guido Caccia, i figli del procuratore alla luce di documenti inediti rinvenuti e al vaglio degli inquirenti chiedono che il caso venga riaperto. Perché non poteva e non doveva rimanere insoluto. Quasi tre anni e mezzo fa, ho avuto l'onore di conoscere – anche se solo telefonicamente – non la figlia di una magistrato ucciso ma una donna, mamma, moglie e nonna che non ha mai dimenticato quello che accadde la sera del 26 giugno del 1983. E che con grande dignità per quasi trent'anni all'epoca – oggi trentadue – ha portato e porta nel suo cuore il dolore per la perdita di un genitore ma anche un forte desiderio di verità.
Quella verità che il Santo Natale 2015 sembra riportare alla luce. Perché la polizia di Torino, all'alba del 22 dicembre, esegue un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Rocco Schirripa, 64 anni, di origini calabresi, che attualmente faceva il panettiere alla periferia della città piemontese. Un brillante risultato investigativo. Una svolta nell'inchiesta per il delitto Caccia. Un barlume di verità dopo trentadue anni. L'inchiesta è stata coordinata dalla Procura di Milano. Per l'omicidio fu arrestato, nel 1993, il mandante del delitto, Domenico Belfiore, esponente di spicco della 'ndrangheta in Piemonte, poi condannato all'ergastolo e dallo scorso 15 giugno è ai domiciliari per motivi di salute.
Caccia stava indagando su numerosi fatti di 'ndrangheta tra cui alcuni sequestri di persona. Rocco Schirripa è stato incastrato grazie a una lettera anonima inviata dagli inquirenti milanesi proprio a Domenico Belfiore. Paola Caccia non ha mai espresso rabbia per quello che è successo, ma ha sempre cercato la verità perché come sussurrò durante l'intervista al Corriere della Calabria «c'è ancora molto da scoprire. Ci sono, credo, gli elementi per riaprire il caso». Paola anni fa se lo augurava perché il padre – il procuratore integerrimo che quella sera «non volle disturbare la scorta per una passeggiata» – insegnò a lei ma anche al fratello Guido e alla sorella Maria Cristina che la verità va non solo sempre detta, ma cercata e tirata fuori con le unghie e con i denti. Come ha fatto lui in tutte le sue inchieste, e non solo in quelle che riguardavano la 'ndrangheta.

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  • Occhiello

    di Mirella Molinaro

Martedì, 22 Dicembre 2015 19:28

Un bazooka armato nell'arsenale dei Piromalli

SINOPOLI Un bazooka armato. E poi mitra, fucili di precisione, esplosivo ad alto potenziale, un kalashnikov, diverse carabine, cartucce adatte per tutti e in quantitativi «ragguardevoli». Tutti perfettamente conservati, tutti pronti per essere usati. Nascosti dietro un loculo all'interno di una cappella funebre nel cimitero di Sinopoli c'era un vero e proprio arsenale a disposizione della famiglia Guerrisi, cosca satellite della compagine mafiosa Piromalli-Alvaro. «In un momento di totale serenità fra le cosche del mandamento tirrenico – sottolinea preoccupato il procuratore capo della Dda di Reggio, Federico Cafiero de Raho – un ritrovamento di questo genere è significativo». E inquietante. Per questo, le indagini che hanno portato all'arresto di Biagio Guerrisi, Gennaro Paolillo,Cosimo Romagnosi, Antonio Esposito, Elio De Leo, Rocco Ivan Stillitano e il figlio Giuseppe, sono solo l'inizio di approfondimenti forse più gravi, urgenti e seri tesi a scoprire perché i clan si stiano armando e per quale motivo. «Dobbiamo ricordare – afferma Cafiero de Raho – che la 'ndrangheta non è solo quella degli affari, ma è sempre pronta a tornare sul terreno di guerra. Cosche come quelle dei de Stefano, dei Piromalli, degli Alvaro sono quelle che controllano quelle armi e nonostante da tempo mantengano un basso profilo, sono pronte a tornare ad usarle». Adesso toccherà comprendere se quelle armi sia nuove o abbiano mai sparato e in che occasione, ma soprattutto dove sono state reperite e perché. Sul fronte, le indagini proseguono serrate mentre viene mantenuta top secret anche l'esatta ubicazione del loculo e a chi fosse intitolata la cappella in cui erano nascoste. Di certo c'è – quanto meno al momento – che quegli strumenti di morte c'era chi li controllava e ne aveva cura. «Un arsenale di questo genere da il metro della violenza dell'attacco militare che la 'ndrangheta è in grado di portare sul territorio – dice serio il procuratore aggiunto Gaetano Paci – e mostra plasticamente quanto sia necessaria una risposta tempestiva, ma al momento non ci sono le condizioni perché questo succeda». Parole pesanti che trovano fondamento nei dati che la Procura di Reggio Calabria può mettere a bilancio a fine anno. «Attualmente – spiega Paci – nel distretto abbiamo in corso 8 mila processi, di cui 40 sono maxiprocessi con più di dieci imputati, ma a Reggio lavora lo stesso numero di giudici impegnato a Pavia». Un grido d'allarme che trova eco nelle parole del procuratore Cafiero de Raho, il quale non mostra alcun timore a sottolineare che «da parte del centro, di Roma, c'è necessità di maggiore attenzione per riuscire a contrastare in maniera adeguata il fenomeno». Un appello che fin da quando ha messo piede a Reggio, il procuratore non si stanca di ripetere invocando l'invio di pm, giudici, cancellieri, personale amministrativo, rinforzi che vadano a infoltire i ranghi delle forze dell'ordine non solo per coprire i buchi in pianta organica, ma anche per adeguare la "squadra" alle esigenze di un territorio dalla densità criminale che quasi doppia la media nazionale. Un appello che fino ad ora è rimasto inascoltato.

Alessia Candito

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  • Occhiello

    Tra le armi occultate dietro un loculo del cimitero di Sinopoli anche un bazooka armato. Grido d'allarme di Cafiero de Raho e Paci: «Senza uomini e mezzi in più è impossibile combattere in modo adeguato i clan» 

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    - Scacco ai Piromalli, in manette esponenti del clan

Viceministro Interno Bubbico il 29 dicembre a Catanzaro

CATANZARO Il 29 dicembre prossimo il viceministro all'Interno, senatore Filippo Bubbico, sarà a Catanzaro per incontrare i prefetti della Calabria, i sindaci della provincia, i vertici delle forze dell'ordine e i rappresentanti delle istituzioni.
Alle 10, nella Sala del Tricolore della Prefettura, è in programma la presentazione, da parte del presidente della Regione, Mario Oliverio, dei Contratti locali di sicurezza approvati dalla giunta con la delibera numero 408 del 2015. Alle 11 Bubbico, sempre in Prefettura, incontrerà i sindaci
della provincia in merito agli atti intimidatori subiti da alcuni primi cittadini.
Alle 12.30, infine, nella stessa Sala del Tricolore, Bubbico presenzierà alla sottoscrizione del Protocollo di legalità tra Prefettura di Catanzaro, Unindustria Calabria e Confindustria di Catanzaro.

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  • Occhiello

    Il 29 dicembre l'incontro con i prefetti calabresi e i sindaci oggetto di intimidazione. Oliverio presenterà i Contratti locali di sicurezza approvati dalla giunta regionale

Martedì, 22 Dicembre 2015 18:57

Falcomatà: dieci buone notizie per Reggio

REGGIO CALABRIA «Oggi ci riappropriamo di spazi e di parole come futuro, speranza e programmazione, con l'augurio che nel 2016 insieme possiamo realizzare altri importanti obiettivi». L'eco dei risultati della classifica de Il Sole 24 ore non si è ancora spenta e il sindaco Falcomatà, ancor più motivato, ha voluto incontrare la stampa per annunciare «10 buone notizie», ovvero importanti provvedimenti economici che la sua amministrazione comunale ha recentemente assunto e quelli che saranno i traguardi che si concretizzeranno nel nuovo anno. Con la squadra di governo al completo al suo fianco il primo cittadino ha affrontato punto per punto quelli che definisce «interventi in grado di restituire a grosse fette della comunità reggina la serenità di trascorrere un Natale più tranquillo».
E le festività, in effetti, si presentano come occasione per fare un bilancio e per stabilire un momento di riconciliazione tra amministrazione e cittadini. Ecco dunque che il sindaco ha presentato la sua lista, non quella dei desideri ma delle cose sin qui realizzate. Si parte dallo sblocco dei pagamenti per "obiettivo occupazione" e del "decreto Reggio": «Siamo intervenuti per risolvere questioni urgenti – afferma Falcomatà - come il pagamento delle spettanze per "obiettivo occupazione". Un milione e mezzo di euro per duecento aziende della città. Si tratta di una prima tranche ma il fatto che il ministero abbia erogato queste somme significa che il Decreto Reggio è stato sbloccato. La strada è lunga ma il 2016 si presenta come l'anno in cui i lavori del 'decreto Reggio' avranno nuova vita».
Altro capitolo riguarda il piano delle nuove società in house e il pagamento di due mensilità dei tirocinanti ex Multiservizi. «Il 2016 metterà fine alla questione delle società miste – spiega il sindaco - con importanti vantaggi per l'erogazione di sevizi primari alla cittadinanza e per la fine del precariato di tanti lavoratori».
Quarta notizia, il ripiano delle perdite Sogas valutato come un «passaggio fondamentale per preparare il terreno per il rilancio dello scalo aeroportuale reggino». Una svolta anche per la Reges e per i 12 lavoratori Maggioli «con una conseguente ottimizzazione del servizio», e per il rapporto con Sorical con cui è stato ridefinito il piani di riequilibrio del debito «impedendo di fatto la paventata riduzione dell'erogazione idrica e conseguendo un significativo risparmio per le casse comunali».
Novità anche per l'impiantistica sportiva. Grazie alla positiva interlocuzione con il Coni nazionale e regionale sono in programma interventi di riqualificazione per strutture e le aree circostanti come la piscina comunale e alcune palestre. Ed ancora la raccolta differenziata e il servizio porta a porta che ha raggiunto quasi il 50% della popolazione. Un traguardo lusinghiero, in termini di trasparenza e comunicazione dei dati, è offerto inoltre dall'adozione della piattaforma "open data".
«Sappiamo di non essere ai primi posti per la qualità della vita tra le città italiane – chiosa il sindaco - ma abbiamo consapevolezza e margini concreti per migliorare». Una città che si rialza ed è avviata lungo un percorso di sviluppo e di potenziamento che si potrà completare anche «grazie ai riscontri concreti dalle misure previste dal governo nazionale e dal Patto per il Sud».


Manuela Foti
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    Gli auguri del sindaco della città dello Stretto che assieme alla giunta ha presentato i prossimi interventi programmati dall'esecutivo comunale

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