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Corriere della Calabria
Giovedì, 24 Dicembre 2015 00:03

Casabona è il nuovo prefetto di Vibo

ROMA Tra i provvedimenti approvati nella riunione odierna del Consiglio dei ministri c'è anche il movimento di quattordici prefetti disposto su proposta del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Uno dei trasferimenti elencati nel comunicato stampa del Consiglio dei ministri riguarda la Calabria. Cambia infatti la guida della Prefettura di Vibo Valentia: Giovanni Bruno andrà a sostituire Marilisa Magno nell'incarico di direttore centrale per le risorse umane presso il Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile. Al suo posto alla Prefettura di Vibo arriva, da Sondrio, Carmelo Casabona, che tra il 2009 e il 2012 è stato Questore a Reggio Calabria.

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    Già questore a Reggio Calabria, prende il posto di Giovanni Bruno

REGGIO CALABRIA È di oltre trecento anni di carcere il cumulo di pene invocato dal pm Giulia Pantano per i 29 imputati del procedimento "Eclissi", tutti a vario titolo considerati espressione dei clan Pesce-Pantano e Bellocco-Cimato, satelliti territoriali delle omonime e rinomate cosche di Rosarno, che avevano trasformato il comune di San Ferdinando nel proprio feudo, soffocandone non solo la vita economica e sociale, ma corrompendone anche l'amministrazione comunale. Per questo, nonostante la diminuente del rito, sono pene pesantissime quelle chieste dal pm Pantano. Per la sostituto della Dda reggina è necessario punire Gregorio Malvaso con 30 anni di carcere, Ferdinando Cimato (1980) con 24, Giuseppe Pantano (1962) con 20 anni, Giuseppe Schicchitano, Giuseppe Albano e Giuseppe Gioffrè con 16 anni di reclusione ciascuno, Antonio Cimato (1989) e Pasquale Mazzeo con 14 anni ciascuno, Ferdinando Naso, Bruno Celi (1984) e Georgeva Viktoriya Trifonova con 12 anni, Milena Nikolaeva Prodanova, Giacomo Pirrottina e Pasquale Albano con 10 anni, Jhonny Pantano (1991), Francesco Di Bella e Silvio Albanese con 9 anni e 4 mesi di carcere ciascuno, Federico Morano e Nicola Caprino con 8 anni, Ferdinando Paparatto e Fabio Rappazzo con 6 anni e 8 mesi di carcere e 40 mila euro ciascuno,Francesco Albano, con 6 anni e 8 mila euro di sanzione pecuniaria, Daniele Marafioti con 5 anni e 4 mesi e Andrea Aversa con 3 anni e 4 mesi di reclusione.Per i pm, sono tutti gregari e capi dei Bellocco- Cimato e dei Pesce- Pantano, che senza trovare resistenza alcuna si sono divise San Ferdinando alternando periodi di aperta e virulenta contrapposizione – giunta addirittura alle porte di una guerra, le cui prime potenziali vittime erano già state individuate- a mesi di pace basati su un regime di equa spartizione degli affari leciti e illeciti sul territorio. E proprio i lavori pubblici erano predominio incontrastato dei clan.
Al loro servizio c'erano infatti anche quegli amministratori votati dai cittadini, ma al servizio del clan. Tali sono stati considerati dagli inquirenti tanto il sindaco Domenico Modafferi, nome noto della battaglia contro la concessione del porto di Gioia per il trasbordo delle armi chimiche siriane, come di quella per l'accoglienza dignitosa dei migranti che ogni anno si riversano nella Piana di Gioia per la raccolta delle arance, come il vicesindaco, Santo Celi, e il consigliere d'opposizione della lista Futuro migliore, Giovanni Pantano, noto per aver fondato il meet up dei Cinque stelle di S. Ferdinando, ma in seguito sconfessato dai parlamentari pentastellati, che dovranno tutti affrontare il processo di fronte al tribunale di Palmi.

a. c.

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    Requisitoria del pm Pantano nel procedimento che vede imputati 29 presunti affiliati alle cosche Pesce-Pantano e Bellocco-Cimato

Mercoledì, 23 Dicembre 2015 22:43

SERIE B | Il Crotone non va oltre lo 0-0

CROTONE Nella ventesima giornata del campionato di serie B, il Crotone non va oltre lo 0-0 in casa con il Trapani e mantiene il primo posto in classifica in attesa della partita che, domani alle 13, vedrà impegnato il Cagliari in casa della Salernitana. La gara allo stadio Ezio Scida si infiamma solo nel finale, con il Trapani che al 45' del secondo tempo colpisce il palo con Coronado, emulato, al 4' di recupero, dal crotonese Palladino che centra la traversa. Finisce a reti inviolate: il Crotone, pur essendo al non risultato utile consecutivo, frenano e concedono al Cagliari la possibilità del sorpasso alla testa della classifica.

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    I pitagorici pareggiano in casa con il Trapani e mantengono il primato provvisorio in classifica in attesa di Salernitana-Cagliari

REGGIO CALABRIA Hanno risposto alle domande del gip e dei pubblici ministeri Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino, quattro dei cinque fermati ieri nel corso dell'operazione "Il Principe", che ha svelato come il reggente del clan De Stefano, Giovanni avesse preso sulle spalle la pesante eredità del casato mafioso per rappresenta, negli anni più duri per il suo clan, perché segnati dalla detenzione di tutta la linea di vertice, a partire dal cugino Giuseppe. Anche lui – stando a indiscrezioni – avrebbe risposto alle domande dei magistrati, respingendo le contestazioni, mentre bisognerà aspettare domani per vedere cosa deciderà di fare Vincenzo Morabito. E mentre i magistrati oggi guadagnano e mettono in cantina nuovo materiale utile per un'inchiesta che si intuisce molto più ampia, toccherà al gip decidere se convalidare o meno il fermo emesso a carico di Giovanni De Stefano e di chi sul territorio si preoccupava di mettere in atto le sue direttive: Francesco Votano, Fabio Salvatore Arecchi, Arturo Assumma, Vincenzo Morabito. Direttive mirate ad asfissiare per anni la Cobar, ditta impegnata nel milionario appalto di ristrutturazione del Museo Archeologico di Reggio Calabria.

BRONZI SOTTO ESTORSIONE Lì, gli arcoti non solo hanno stabilito quali maestranze reggine dovessero lavorare, ma anche dove dovessero dormire gli operai che la ditta aveva portato con sé da fuori. «Questa ditta esterna – spiega in modo dettagliato De Rosa – era di Matera, io vengo messo a conoscenza da Sonsogno che avevano pilotato alcune assunzioni, che avevano dirottato nell'albergo di loro interesse che era l'Hotel Lido, gli impiegati che da Matera, giustamente, essendo una ditta di fuori, avevano necessità degli alloggi». Informazioni che il collaboratore ha potuto concretamente verificare. «Una sera – mette a verbale di fronte al pm Musolino – in particolare accompagnai il Sonsogno proprio a dialogare col Direttore, col... non ricordo il nome, tipo, di questa persona, era una persona, tipo, sulla sessantina, tipo, abbastanza robusta, gestiva l'albergo là e io accompagnai Sonsogno per parlargli, sempre in riferimento, tipo, al fatto che dormivano e, quindi, pernottavano presso quella struttura. Demetrio gli chiese quante persone dormivano, quante stanze occupavano e la tariffa che gli aveva applicato. Demetrio, non era il proprietario dell'Hotel Lido, per cui, se chiedeva 'sta cosa vuol dire che c'erano degli accordi».

DIREZIONE DEI LAVORI DE STEFANO Ma i De Stefano decidevano anche come dovesse essere gestito il cantiere. È infatti per decisione del "Principe" che la Co.Bar ha iniziato a stoccare i reperti nel magazzino di Carmelo Ficara. A rivelarlo è sempre De Rosa che racconta «Giovanni de Stefano mi chiamò e mi disse: "vedi che questi qua per..." i lavori stavano iniziando, stavano... stavano iniziando la parte di sotto, per cui il deposito dove tengono tutti i reperti andava spostato, e mi disse: "vedi di trovare un posto dove spostare i reperti del museo"». Ma la Cobar non è stata semplicemente costretta ad accettare i "consigli" degli arcoti, ma anche a versare una quota crescente di denaro per il "disturbo".

I CONSIGLI SI PAGANO A rivelarlo è sempre il collaboratore, che ha personalmente assistito ad una serie di pagamenti: una prima tranche di 15-20mila euro consegnata dal geometra Trezza a Mico Sonsogno durante un pranzo al ristorante Re Ruggero, gestito da uno dei fermati Vincenzo Morabito, una seconda di 50mila euro nei pressi dell'hotel Excelsior, 15mila passata di mano da Trezza a Sonsogno al Centro Sportivo Pellicanò, meglio conosciuto come campetto dell'Hinterreggio, nascosta dentro l'involucro di una risma di fogli A4, una terza invece ritirata da De Rosa dalle mani di un altro indagato, Arturo Assumma, su incarico di Sonsogno, cui subito dopo il ritiro li ha consegnati. «Andai ad Archi, a casa di Sonsogno – ricorda il collaboratore – aprimmo la busta e cominciammo a contare i soldi, ce n'erano un 50 mila, non mi ricordo ora le cifre, però più di 50 erano sicuro».

CASSA Soldi che andavano immediatamente consegnati a Giovanni De Stefano, ma su cui – in parte – anche Sonsogno, per De Rosa incaricato delle estorsioni «da Archi al Calopinace», aveva facoltà di gestione. Non a caso – aggiunge – il giorno dopo la consegna di quei cinquantamila euro, Mico Tattoo Sonsogno lo aveva reso partecipe della divisione delle somme. «Mimmo era autorizzato a investire i soldi come cavolo voleva, una parte dei soldi, una parte glieli hanno dati subito, mi sembra un 15-20 mila euro glieli hanno dati subito, la rimanenza, c'erano 30 mila euro, 10 mila erano di Vincenzino Zappia, gli altri, Mimmo, li teneva lui come fondo cassa. Una volta a me mi disse se hai qualsiasi cosa hai bisogno hai un fido di 10 mila euro». Un prelievo continuo che la ditta non ha mai ammesso.

Alessia Candito
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    Hanno risposto alle domande dei magistrati quattro dei cinque fermati nell'ambito dell'operazione che ha portato all'arresto del reggente Giovanni De Stefano

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    - Il “Principe” e l'ombra del cugino

Mercoledì, 23 Dicembre 2015 19:03

Abramo consegna l'esposto in Procura

CATANZARO «Il sindaco Sergio Abramo, considerato quanto intervenuto nella seduta del consiglio comunale del 26 novembre scorso, e la relativa diffusione mediatica, deformata con notizie non veritiere e tendenziose e con improprie polemiche giornalistiche, che hanno generato artificiose ombre sulla dirigenza comunale e di riflesso su tutta la città, confermando quanto preannunciato ha ritenuto di proporre esposto alla Procura della Repubblica con copia della trascrizione degli interventi nella predetta seduta e di altri documenti». È quanto si legge in una nota diffusa dall'ufficio stampa dell'amministrazione comunale del capoluogo.
«L'iniziativa, pur nella costatazione che nei predetti interventi vengono espresse mere ipotesi e generici sospetti di irregolarità amministrative, nell'ambito di un dibattito politico non sempre sereno e anzi manifestamente strumentale, è intervenuta – prosegue Abramo – proprio per dimostrare che il suo ufficio non ha mai inteso e non intende nascondere o coprire alcunché e che, quindi, non solo trasmette essa stessa direttamente il documento di che trattasi, quanto, come già fatto informalmente in colloquio con il sig. Procuratore Generale per l'esigenza di chiarire anche a detta alta autorità quanto sta avvenendo, si pone a disposizione per fornire ogni eventuale occorrente ulteriore documentazione o informazione utile e chiede, anche di essere sentito dal Procuratore. Anche se per la verità – aggiunge il primo cittadino – sulle materie per le quali risultano effettuate delle ipotesi di non regolarità (amministrativa o penale?), a quanto risulta, la predetta Procura risulta già informata».
Lo stesso Abramo ha poi aggiunto che «la detta iniziativa viene effettuata ovviamente per la tutela dell'immagine del Comune e della città, ma anche, ed altrettanto doverosamente, per la tutela della stessa dirigenza comunale che, sino a prove contrarie concrete, non può essere incisa con meri sospetti o peggio intimidazioni e ritorsioni, come specificatamente denunciato da dirigente comunale interessato. Quanto ad altre esternazioni – conclude Abramo – che vengono reiterate sulla stampa da soggetti politici, nel tentativo di una improbabile riemersione politica creando maldicenza, sull'onda della stessa, per fatti triti e ritriti, il sindaco lascia alla pubblica opinione ogni valutazione».

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    Il primo cittadino: «L'iniziativa è per dimostrare che il suo ufficio non ha mai inteso e non intende nascondere o coprire alcunché»

LAMEZIA TERME La famiglia Guerrisi, cosca satellite del clan Piromalli di Gioia Tauro, era legata da «vincoli di amicizia» con la mafia siciliana, in particolare con un boss, Giuseppe Mulé (alias "culu niru"), poi morto nel 2010 per un infarto, che aveva il suo feudo nel quartiere Giostra, a Messina. A parlarne è il collaboratore di giustizia Pasquale Labate, le cui dichiarazioni sono al centro dell'inchiesta della Dda di Reggio che ha portato all'arresto di sette persone ritenute affiliate ai Piromalli.
Tra le persone finite in manette, infatti, c'è anche il 51enne Biagio Guerrisi, che proprio assieme a Labate – si legge nell'ordinanza vergata dal gip di Reggio, Domenico Santoro – si recò a Messina il giorno di capodanno del 2007 per un viaggio che testimonierebbe il legame tra i clan della Piana di Gioia Tauro e le cosche siciliane. Lo scopo della trasferta di Guerrisi e Labate al di là dello Stretto era, secondo il racconto del pentito, far sì che un ragazzo di Gioia Tauro che era rimasto ferito nell'esplosione di un petardo (Giuseppe Cernuto, all'epoca 16enne) ricevesse le cure adeguate nell'ospedale dove era stato trasferito, ovvero il "Papardo" di Messina. Ad accompagnare i due in quell'occasione – sostiene Labate – sarebbe stata stata direttamente la compagna del capomafia messinese, all'epoca sottoposto a misura cautelare. «Prima di partire – ha raccontato Labate ai pm – Biagio (Guerrisi, ndr) lasciò la pistola che deteneva e a me diede il caricatore vuoto. Non venne Mulé a prenderci alla nave traghetto perché all'epoca era detenuto agli arresti domiciliari o sorvegliato speciale, ma mandò, in sua rappresentanza, la sua compagna mettendosi così a disposizione di Biagio Guerrisi. Io e Biagio – aggiunge il pentito – eravamo a bordo di un veicolo Smart; giunti a Messina, la compagna ci fece strada accompagnandoci in ospedale e lì tutti i medici si misero a disposizione di Cernuto, quale segno di rispetto verso il boss Mulé, di cui la donna era in rappresentanza».
A tenere direttamente i contatti con il capomafia siciliano sarebbe stato, almeno fin quando rimase in vita, Rocco Albanese, cognato dello stesso Guerrisi. E infatti quest'ultimo si rivolse proprio a sua sorella quando dovette prendere contatti con Mulé per assicurarsi un trattamento di favore all'ospedale messinese.

CHI ERA "CULU NIRU" Giuseppe Mulé, classe 1957, è morto il 15 novembre 2010 al Policlinico di Milano. Soprannominato "culu niru", secondo i carabinieri di Messina «è stato sicuramente uno degli elementi di spicco della criminalità organizzata messinese, lo stesso era gravato da una serie notevole di precedenti, gran parte dei quali per reati di particolare gravità, tra cui spiccano l'associazione per delinquere di tipo mafioso, quattro omicidi, svariati tentati omicidi ed estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione illecita di armi, essendo rimasto coinvolto in buona parte dei più importanti procedimenti istruiti a carico della criminalità organizzata messinese».

Sergio Pelaia
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    Dalle carte dell'inchiesta che ha colpito le cosche legate ai Piromalli emergono i rapporti con il boss messinese Giuseppe Mulé

CATANZARO Scambio di auguri, questa mattina, tra il presidente della Regione Mario Oliverio e i dipendenti regionali presso l'affollatissima sala-mensa della Cittadella di Germaneto.
«È la prima volta da quando è nata la Regione - ha detto Oliverio - che, grazie alla Cittadella regionale, il presidente della Regione può scambiare gli auguri con tutti i dipendenti dell'ente. Avremo diverse occasioni per incontrarci e discutere. È nostro intento convocare già nel mese di gennaio un'assemblea generale di tutti i dipendenti regionali. Dedicheremo mezza giornata al confronto e alla discussione. Oggi, per fortuna, abbiamo anche gli spazi per poterlo fare. Assumeremo come metodo quello dell'incontro e della discussione sul funzionamento della struttura regionale, ma anche su quelli che sono i problemi che l'amministrazione deve affrontare. Ascolteremo direttamente da voi, dalle vostre esperienze, le questioni fondamentali sulle quali bisognerà agire ed apportare correzioni».
«Un'organizzazione aziendale seria – ha aggiunto il presidente della giunta regionale - deve avere una gerarchia di responsabilità e di funzioni, ma questo non può e non deve assolutamente significare marginalizzazione o mancanza di ascolto e di considerazione della platea più vasta di quanti non ricoprono ruoli apicali. Così come il corpo di ogni essere umano agisce non solo con il cervello, ma anche attraverso i punti terminali per rispondere alle esigenze della vita, anche noi abbiamo bisogno che il corpo complessivo "dell'azienda Regione" sia totalmente coinvolto nella nostra azione di governo. Nel corso di un lungo periodo l'istituzione regionale, per responsabilità certamente nostre, è stata ed è ancora percepita come qualcosa di lontano e di ostile alle domande e ai problemi dei cittadini. Dobbiamo rovesciare questa percezione esterna, perché essa non sempre risponde in modo giusto e veritiero a quella che è effettivamente la funzione che ognuno di voi svolge nel proprio lavoro. Per l'80% questo "sentire comune" è ingiusto. C'è un 20% che, però, come in tutte le cose della vita nelle quali prevalgono più facilmente gli aspetti negativi, si impone e determina un senso comune diffuso. Noi, lo ripeto, dobbiamo, invertire, rovesciare questa percezione, a partire dall'agire quotidiano di ognuno di voi nell'espletamento delle vostre funzioni. Ecco perché assumeremo il metodo della partecipazione e del confronto come un fatto continuo e costante».
«Alla Regione – ha proseguito Oliverio - guardano con grande interesse tutti i calabresi che, da essa, attendono risposte e soluzioni concrete ai loro problemi. Noi dovremo corrispondere a questa domanda, perché la Calabria vive un momento particolarmente difficile sul piano sociale in molte aree della nostra società. La disoccupazione, l'allargamento dell'area della povertà e della sofferenza sociale non sono dati retorici, ma esperienze reali. Migliaia e migliaia di famiglie calabresi soffrono e noi dovremo saper ascoltare e corrispondere alle loro aspettative. Dobbiamo farlo sapendo che, a partire dalla Regione, dal pubblico, si richiede un ascolto ed una corrispondenza perché quei problemi possano essere leniti e risolti. Perché si possa invertire definitivamente la rotta. Si può fare! E la struttura regionale è il motore per innescare un processo vero di cambiamento che agevoli questo cambiamento di rotta, l' inversione definitiva della tendenza».
«Mi auguro – ha concluso il governatore della Calabria – che con l'anno nuovo i segnali di questa inversione di marcia possano concretamente realizzarsi. Mi batterò per questo e sono convinto di potercela fare perché ci sarà la forza delle energie, che siete voi, che muoverà in questa direzione. Parlare di questo non significa indossare magliette. Le magliette si indossano solo nelle campagne elettorali, finite le quali ne resta una sola, che è quella della Calabria. Ad essa dobbiamo saper rispondere con spirito di servizio. Agire in una direzione nuova è possibile e, proprio perché gran parte di questo percorso dipende da noi, ognuno deve fare la propria parte».
«Concludo – ha detto, infine, il presidente della Regione - con l'augurio che il nuovo anno possa essere quello in cui la nostra terra innesterà finalmente la marcia giusta e che il nuovo Palazzo degli Uffici della Regione, questa Cittadella, possa diventare fucina di un percorso nuovo di cambiamento e di crescita. A voi e alle vostre famiglie rinnovo gli auguri più affettuosi perché il 2016 possa essere l'anno della rinascita per ognuno di noi, per le nostre famiglie e per la nostra regione. Buon Natale e buon Anno Nuovo a tutti».

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    È l'augurio che il presidente Oliverio ha rivolto ai dipendenti regionali della Cittadella. Il governatore: «Coinvolgere tutti nell'azione di governo e dare risposte concrete ai calabresi»

Mercoledì, 23 Dicembre 2015 17:32

Falcomatà: risparmi per 25 milioni l'anno

REGGIO CALABRIA Il Comune di Reggio Calabria risparmierà 25 milioni di euro sul bilancio ogni anno. È l'effetto della rimodulazione del piano di riequilibrio, al quale l'ente di Palazzo San Giorgio è sottoposto. La misura è contenuta nella legge di Stabilità approvata ieri in via definitiva al Senato. I dettagli, per quanto concerne Reggio, sono stati illustrati dal sindaco Giuseppe Falcomatà e dall'assessore comunale al Bilancio Armando Neri. «Era uno degli obiettivi del sindaco e della nostra amministrazione», ha sottolineato quest'ultimo. «Adesso, penseremo a come poter ridurre i tributi».
La manovra prevede la possibilità per gli enti sottoposti al piano di riequilibrio nel 2013, come quello di Reggio Calabria, di "spalmare il disavanzo", anziché in dieci anni come previsto dal Tuel, in trent'anni. Dunque, la quota annuale di pagamento del disavanzo, attualmente pari a 88 milioni di euro, scende da 11 a 2,8 milioni di euro, con un risparmio di 8 milioni e 200 mila euro annui sul bilancio.
Rimodulati anche i pagamenti per i fondi rotazione attivati dalla terna prefettizia per pagare i creditori e fare fronte alla crisi di liquidità: «Abbiamo chiesto che venissero garantite nella legge di Stabilità anche delle misure per aiutare "la cassa", cioè favorire i pagamenti», ha spiegato l'assessore Neri.
Nel fondo di rotazione 243 quinquies, i restanti 12 milioni di euro verranno pagati, non più in dieci anni, ma in trenta, con una rata annuale di 400mila euro (invece di 4 milioni) e un risparmio di 3,6 milioni di euro annuali. Per quanto riguarda l'altro fondo di rotazione, 243 ter, i restanti 41 milioni verranno restituiti in 29 anni, con il pagamento di una quota annuale di 1,4 milioni di euro (anziché 4,5), creando un risparmio annuale di 3,2 milioni di euro. «Il risparmio, tra disavanzo e cassa, è di circa 15 milioni euro l'anno, a cui si aggiungono i 10,3 milioni di euro del dl Enti locali», ha affermato Neri.
Tra le altre misure varate dal governo, inerenti alla città dello Stretto, e citate dall'assessore al Bilancio di Palazzo San Giorgio, vi sono: l'utilizzo delle economie derivanti dalla rinegoziazione dei mutui, ordine del giorno di un recente consiglio comunale, e l'abolizione dell'Imu agricola. «Risparmiare su una spesa significa poter onorare pagamenti che attualmente non riusciamo a garantire per tempo. È il massimo che si potesse ottenere», ha commentato Falcomatà, con l'intento di "rispedire al mittente" alcune critiche piovute dagli schieramenti politici opposti. «Non c'è stato il supporto di coloro che, per ruolo, avrebbero potuto farlo. L'amministrazione ha costruito un rapporto diretto con il governo. In un solo anno siamo riusciti ad ottenere questo risultato ed è per questo che guardiamo con fiducia al futuro e alla nuove sfide».

l.d.a.

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    Il sindaco ha illustrato gli effetti delle misure previste per Reggio Calabria dalla legge di Stabilità: siamo riusciti a conquistare la fiducia del governo Renzi

Mercoledì, 23 Dicembre 2015 17:15

Morto Elio Riga, fondatore di Video Calabria

CATANZARO È morto oggi, a 77 anni, Elio Riga, pubblicista e fondatore dell'emittente televisiva Video Calabria. Riga fondò VideoCalabria nel 1978 e fu uno dei pionieri dell'emittenza privata affiliando l'emittente, nel 1982, al Gruppo Rusconi e trasmettendo in Calabria il segnale dell'emittente Italia 1, poi passata al gruppo Berlusconi-Mediaset.
«Elio Riga - afferma in una nota il presidente dell'ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri - è stato un sicuro innovatore nel difficile settore della comunicazione costruendo una realtà televisiva che ancora oggi è emittente leader in Calabria. Il mondo dell'informazione, in particolare nel settore televisivo, perde un grande protagonista. Esprimo, sia a titolo personale come vecchio amico che come presidente dell'Ordine dei giornalisti, anche a nome dell'intero Consiglio, le più sentite e sincere condoglianze alla moglie di Elio, a tutti i familiari ed in particolare alle figlie Anna e Ketty ed al genero Salvatore Gaetano, colleghi giornalisti anche loro». I funerali di Elio Riga saranno celebrati domani 24 dicembre alle ore 10,00 nella basilica cattedrale di Crotone.

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    L'emittente fu istituita nel 1978. Aveva trasmesso nella nostra regione Italia 1. Il presidente dell'ordine Soluri: «Innovatore nel difficile mondo della comunicazione»

REGGIO CALABRIA La seconda commissione Bilancio del consiglio regionale, presieduta da Giuseppe Aieta, ha approvato a maggioranza il Bilancio di previsione della Regione per gli anni 2016/2018 e la legge di stabilità regionale 2016. Nel corso dei lavori l'organismo ha altresì approvato il Documento di programmazione economico-finanzaria, una richiesta di anticipazione di liquidità della giunta regionale e un provvedimento amministrativo per l'accertamento dei residui di gestione.

EQUILIBRI «Abbiamo affrontato come prima questione – ha detto Aieta – la necessità di salvaguardare gli equilibri di bilancio non solo per garantire il pareggio effettivo nel 2016, ma anche per superare il sistema dei controlli previsti dal dl 174/2012. In considerazione del fatto che occorra salvaguardare gli equilibri di bilancio e contemporaneamente garantire la copertura di buona parte delle spese previste dalla normativa vigente, trovandosi la Regione nella condizione di avere un fabbisogno di spesa più alto rispetto alle risorse disponibili, si è di fronte all'obbligo di operare delle scelte sulle priorità e al contempo adottare disposizioni legislative che riducano strutturalmente la spesa per la parte che non è più possibile finanziarie. Pur in presenza di queste limitazioni strutturali e normative siamo riusciti a qualificare gli indirizzi di programma esercitando un'attenta delle questioni più urgenti su cui intervenire. Naturalmente il confronto prossimo in Consiglio sarà utile anche per approfondire taluni indirizzi sul versante delle entrate e della spesa, con l'obiettivo di garantire un equilibrio strutturale del Bilancio della Regione, attuando quei risparmi necessari da ridestinare ai programmi ed agli investimenti di sviluppo esaltando le peculiarita' del sistema produttivo della Calabria. Voglio infine ringraziare il vicepresidente della giunta Antonio Viscomi, il dirigente del dipartimento Bilancio Filippo De Cello e la struttura dipartimentale, gli uffici della seconda Commissione per la puntualità professionale che ci ha permesso di licenziare in tempi utili un documento contabile e programmatico di assoluta importanza. Ringrazio anche i colleghi Nucera, Ciconte, Battaglia, Orsomarso e D'Acri per la costante presenza ai lavori e per l'efficacia dei loro suggerimenti».

PIÙ DI 5 MILIARDI Il Bilancio di previsione 2016 della Regione – si legge nella relazione tecnica – al netto delle partite di giro (2,35 miliardi di euro), dell'avanzo di amministrazione applicato (1,17 miliardi) e della eventuale anticipazione di cassa (massimo 200 milioni), ammonta complessivamente a 5,4 miliardi. Si tratta di risorse in gran parte a destinazione vincolata, vale a dire di somme il cui utilizzo può avere luogo solo per finalità stabilite da altri decisori istituzionali o con queste concordate. In tale are rientrano le risorse destinate al finanziamento del servizio sanitario regionale (3,59 miliardi, pari al 67% del bilancio di competenza), l'annualità 2016 del Programma di azione e coesione (Pac, 496 milioni, pari al 9%), ulteriori fondi di natura vincolata assegnati a vario titolo dallo Stato o da altri soggetti (508 milioni). Le entrate per mutui (40,4) sono relative al cofinanziamento del Por 2014/2020 e sono contenute nei limiti dell'ammontare complessivo del rimborso prestiti previsto nel 2016 dalla Regione (67,3). Le entrate libere da vincoli da destinare a finalità autonomamente definite dalla Regione ammontano a circa 700 milioni, pari al 13% delle risorse attualmente iscritte in bilancio. I tributi propri, comprese l'imposta regionale sulle attività produttive e l'addizionale Irpef, ammontano complessivamente a 1264 milioni, di fatto, però, scendono a 816 poiché la differenza è destinata alla copertura dei disavanzi di gestione in materia di spesa sanitaria. In considerazione della necessita' della salvaguardia degli equilibri di bilancio, 700 milioni di risorse autonome saranno così destinate: 126 milioni per il personale della giunta regionale, compresi i fondi per il personale proveniente dalle Province; 21,6 per il funzionamento di carattere obbligatorio per l'acquisizione di beni e servizi; 58 milioni per il funzionamento del consiglio regionale, comprese le spese per il personale e l'acquisto di beni e servizi; 82,9 per la copertura delle rate di ammortamento inerente ai mutui contratti; 28,3 per fare fronte ai contributi agli enti locali per mutui contratti per la realizzazione di opere pubbliche; 30,7 mln come previsione per il rimborso delle anticipazioni di liquidità per il ripiano del debito sanitario; 9 milioni per la sanità a carico del bilancio regionale, di cui 8 per i malati di sangue infetto ai sensi della legge 210 non più finanziata dallo Stato; 116 di trasferimento agli enti sub regionali (77 a Calabria Verde; 34 per Arsac; 3 per Arcea; 0,8 mln per Calabria Lavoro; 0,7 per la Fondazione Terina; 0,2 per i Parchi regionali); 49,1 per il precariato (lsu-lpu, ultracinquantenni espulsi dal Mdl, ex Why not); 40,2 per le rette socio-assistenziali e sanitarie; 21 per il finanziamento ai settori così detti sensibili (diritto allo studio, protezione civile, politiche sociali); 25 quale quota regionale destinata al trasporto pubblico locale, oltre la quota del Fondo nazionale trasporti; 9 per le leggi regionali di natura settoriale (turismo, cultura, agricoltura, urbanistica, ambiente); 65 per accantonamenti nel triennio al Fondo crediti di dubbia esigibilità, di cui 28,5 nel 2016; 40 per fare fronte ai pignoramenti, a titolo di fondo rischi, per copertura perdite società partecipate e per fondo di riserva di spese obbligatorie».

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    Approvato anche il bilancio di previsione 2016-2018. La manovra ammonta a 5 miliardi. Il 67% dei fondi va alla sanità. Le risorse non vincolate arrivano a 700 milioni. Altri finanziamenti per le società sub-regionali

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