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Corriere della Calabria
Giovedì, 24 Dicembre 2015 19:26

Ipocrisia politica

Che sia il Censis, che sia lo Svimez o che sia Il Sole 24 Ore a stilare classifiche sullo sviluppo, sulla disoccupazione o sulla qualità della vita una cosa è certa: il Sud non teme concorrenze per aggiudicarsi la cosiddetta maglia nera. Si contendono la partita le province e le città delle regioni meridionali, alternandosi con una costanza degna di miglior sorte, a prescindere dal colore politico delle amministrazioni che nel tempo si susseguono alla loro guida. Naturalmente la Calabria in questa partita la fa da campione! E come spesso accade in frangenti del genere assistiamo allo straordinario spettacolo della politica duale in cui la parte seria (ovviamente minoritaria) tace e riflette mentre quella "tuttologa" e appariscente (evidentemente in supremazia) avvia le sue dotte riflessioni sulla situazione fotografata e descritta, senza alcun pudore e con quella faccia di bronzo tipica di quanti non riescono a rendersi conto della scarsità delle loro capacità intellettive e dei limiti del loro fardello culturale. Ho volutamente usato il termine "faccia di bronzo" perché se vi fosse capitato di leggere, con un pizzico di distrazione, le dichiarazioni di qualcuno di loro difficilmente vi sareste resi conto di avere a che fare con gente che, a torto o a ragione, da decenni è protagonista della scena politica calabrese. Il piagnisteo è sempre lo stesso. Il Sud è dimenticato. Il Sud non è rappresentato! Il Sud non c'è nell'agenda del governo.
Il Sud è lontano dall'Europa. Chi non trova di meglio nell'argomentare il proprio sdegno tenta di scopiazzare le battute del senatore Razzi e si riscopre analista attento del tipo "Al Sud solo mance e pacche sulle spalle"! Saranno forse tutte verità, solo che i politici tuttologi di casa nostra le declinano come responsabilità da attribuire sempre agli altri: alla controparte politica, all'amministrazione precedente, all'Ente Istituzionale di grado superiore. Che sia il Comune, la Provincia, la Regione, il governo centrale o l'Europa poco importa: ciò che conta è far passare il messaggio della loro estraneità dal contesto complessivo delle responsabilità! Il tutto nella speranza recondita di non vedere vanificata l'attesa fino alla pubblicazione di un nuovo quadro ricognitivo o di un sondaggio che facciano intravedere un cambio di passo o di verso e che consenta loro la vanagloria dell'intestazione narcisistica. Al di là della storicità (o meglio della cronicità) dei dati che ci inchiodano impietosamente (rubo il termine all'amico Filippo Veltri) sempre come fanalino di coda, non ho avuto il piacere ancora di leggere qualcuno che ammettesse la propria inadeguatezza. Invece una marea di "statisti" continua a coniugare il verbo delle responsabilità senza l'uso del "noi" ed insiste imperterrita a parlare dello sviluppo sempre utilizzando il tempo futuro (senza distinguere tra il semplice e il remoto), dimenticandosi che affrontare la drammatica situazione che ci sta intorno nei termini provincialistici sinora conclamati e negativamente sperimentati significa contribuire a scavare nel fosso che ci separa dal resto del Paese e dell'Europa.
I fatti, non le parole, ci raccontano di una Calabria con scarsa attitudine alla programmazione (come dimostrano i fallimenti dei Por Calabria che si sono succeduti), con enormi difficoltà a progettare e a spendere (emblematico l'esempio della Trasversale delle Serre la cui realizzazione si avvia a festeggiare il 60 compleanno!), con poca attenzione alla formazione della propria classe dirigente (la situazione della burocrazia regionale ne è la conseguenza più amara), con palese incapacità nella tutela del proprio assetto idrogeologico e ambientale (le frane e i rifiuti sono all'odg) e del tutto inidonea ad ottimizzare l'organizzazione dei propri servizi (basta da solo quello sanitario).
Serve proseguire nell'allungamento della lista delle negatività con la trattazione dei temi del disagio sociale (la ndrangheta) e del disagio politico (la questione morale)? A che pro? Significherebbe dare consistenza alle preoccupazioni egregiamente espresse da Filippo in ordine all'accrescimento della confusione e del qualunquismo, al trionfo della rassegnazione e del disfattismo, mentre l'assillo deve essere uno ed uno solo: invertire la tendenza. Come e quando? Se partiamo dalla consapevolezza che una situazione così degradata non può essere addebitata in modo semplicistico alle responsabilità di chi si dimentica del Sud e se ci convinciamo, contemporaneamente, che non merita nemmeno di essere mortificata nelle sue aspettative di riscatto con gli annunci trionfalistici dell'alta velocità ferroviaria, del completamento dei cantieri per l'ammodernamento dell'A3 e della realizzazione del Ponte sullo Stretto, allora potremo seriamente ipotizzare l'agognato percorso della rivoluzione della normalità! In fondo basterebbe molto poco se riuscissimo ad accostare il merito alla trasparenza e l'impegno all'onestà! Ma di questo dove e con chi ne parliamo?

*socio fondatore "Risveglio Ideale"

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    di Mario Muzzì*

Giovedì, 24 Dicembre 2015 19:13

L'ennesima presa per i fondelli

Si allarga in Calabria il fronte di "Noi con Salvini". A Lamezia Terme è stata inaugurata la sezione con una manifestazione stracolma di partecipanti, peccato che lo spazio della sala era esiguo e non consentiva di contenere un numero maggiore dei cinquanta presenti ospiti, inclusi quelli giunti da Reggio Calabria.
Il portavoce del movimento Fernando Isabella, comunque, ha parlato di «uno scenario regionale forte di un consenso popolare crescente e di una forza in grado di stimolare la realtà di centrodestra ad oggi immobile e contratto sulle posizioni personalistiche di coloro che dovrebbero guidare una opposizione seria al governo Oliverio e che, invece, sono concentrati sui propri interessi da club ristretto». La sensazione è che in tale discorso ci sia qualcosa che non quadra e non è solamente il numero dei partecipanti di Lamezia Terme o l'aver affermato che «il consenso popolare è crescente». Ciò che stride è l'attacco a coloro che dovrebbero fare opposizione a Oliverio, cioè a Forza Italia.
Forse a qualcuno è sfuggito che Salvini e Berlusconi da qualche settimana vanno d'amore e d'accordo ed hanno sottoscritto un patto il cui fine è di (ri)prendersi il governo del Paese. Berlusconi, addirittura, ha spiegato che i due movimenti insieme possono tranquillamente superare il 30%: «Noi – ha detto – forti dei risultati nel Mezzogiorno, la Lega del successo al Nord». A "Noi con Salvini" non ha fatto alcun accenno. Eppure il segretario del Carroccio è lo stesso Salvini di "Noi con...." che da qualche tempo ha deciso di oltrepassare il Po e, novello Cesare, anche il Rubicone, e chissà che non abbia pronunciato anche lui la celeberrima frase: «Il dado è tratto» pensando al territorio che si apriva davanti a lui.
Trattandosi della stessa persona c'è da chiedersi se Salvini abbia spiegato ai suoi accoliti, sia quelli di ieri che quelli di oggi, come sia possibile coniugare le finalità della "Lega Nord" con quelle di "Noi con Salvini"; se è possibile parlare di fusione dei valori dell'uno e dell'altro movimento; se ha chiarito su quali presupposti è possibile fondere la "Padania" con i "morti di fame del Sud".
Anche se tutt'oggi lo statuto del nuovo movimento è conosciuto da pochi intimi, si sa tutto dell'altro, quello nato dall'unione dei sei movimenti autonomisti regionali del nord Italia. Ecco perché è possibile apprendere che all'articolo uno è detto che la «Lega Nord è un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il riconoscimento dell'indipendenza della padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale repubblica federale indipendente e sovrana».
Dunque, uno stato nuovo dentro i confini italiani, disegnato dal «Nord produttivo contro gli sprechi delle regioni parassitarie del Mezzogiorno». Quelle stesse regioni che si sono lasciate abbindolare dalle lusinghe del tipo «molti romani, (leggasi molti italiani), forse la maggioranza, sono affezionati clienti dei partiti e delle loro cosche. Ma ci sono anche cittadini (è questa la lusinga!) onesti e noi speriamo di avere il loro voto, a Roma come in qualsiasi altra città».
Sottile il signor Salvini che usa parole ragionate il cui fine è fin troppo evidente: al Sud apparire diverso dalle argomentazioni storiche del popolo di Alberto da Giussano per il quale l'antimeridionalismo è una fiamma sempre accesa. Lo dimostra una vera enciclopedia del carroccio dalla quale è possibile conoscere gli slogan della Lega di Salvini che rappresentano il Nadir rispetto allo Zenith di "Noi con Salvini". Senza contare che per quanto si sforzino di spiegare che il loro è un movimento fatto di persone ineccepibili, della cosiddetta Lega pura non c'è traccia; ma questo è un argomento marginale. Interessano, invece, gli spifferi che soffiano dal "profondo Sud" che dovrebbero concorrere a dare linfa a chi è cresciuto a pane e insulti nei nostri confronti.
Si vuole che in politica tutto sia possibile, ma per quanto ci si possa sforzare ad essere buoni, anche in presenza dell'Anno Santo della misericordia, è difficile non ricordare e non prendere le distanze. Come si può sentire un cittadino che con il voto sa di aver riposto la fiducia in chi fa parte dei quei salotti dentro i quali si programma una società privata dei valori della democrazia; di quella libertà per la quale senza voler essere enfatici, i nostri genitori, i nostri nonni, hanno combattuto anche guerre fratricide rimettendoci taluni anche la vita? Il Paese ha già pagato un costo alto che si traduce nei valori della Resistenza grazie alla quale è stato possibile per la Nazione segnare l'inizio di una nuova storia. Ecco perché dalle parole, e soprattutto dalle alleanze, di Salvini quei valori sono messi a rischio. Non è in discussione la legittimità di una destra moderna; ciò che fa pensare è la vicinanza del leader del Carroccio ai gruppi e alle associazioni della cosiddetta "destra radicale", quella di ispirazione fascista.
È bene che i calabresi - anche coloro che sono coinvolti in "Noi con Salvini" e la sostengono si spera perché abbagliati da un ideale e non dal miraggio di una improbabile carriera politica - sappiano che il progetto, non confessato, è di uscire dai confini della Padania (?) per dire finalmente che è diventato un partito nazionale. Ma è ancora tempo di presentarsi vestito con la classica foglia di fico, con una felpa con sopra scritto Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania come compendio di un progetto politico o solo per manifestare vicinanza? O tutto ciò nell'immaginario collettivo si traduce semplicemente nell'ennesima presa per i fondelli?

*giornalista

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    di Franco Scrima*

Si spende in media 102 euro a famiglia per imbandire le tavole del Natale che più di otto italiani su dieci (82 per cento) consumeranno a casa propria o con parenti o amici. È quanto emerge da un'analisi Coldiretti/Ixè che ha elaborato la mappa regionale dei piatti tipici più diffusi. Gli italiani trascorreranno quest'anno 3,1 ore in media per la preparazione del pasto principale del Natale, con uno storico ritorno al "fai da te" casalingo che non si registrava da oltre 50 anni mentre appena il 9 per cento si recherà nei ristoranti me il 3 per cento preferiragli agriturismi. Sulle tavole dei calabresi, comunque, trionferanno i piatti della cucina tradizionale. Ecco che cosa si mangerà regione per regione.
CALABRIA: Come antipasti, crespelle ripiene alle alici (cullurialli) e salumi Dop come salsiccia, capicollo, pancetta e soppressata con aggiunta - sottolinea la Coldiretti - di pecorino crotonese e caciocavallo silano. Tre i primi, le scillatelle (o fileya) con ragù di maiale, minestra maritata con verdure di campo e fagioli, mentre tra i secondi capretto al forno alle erbe selvatiche con patate, pesce stocco di Cittanova (spugnato con l'acqua dello Zomaro) con la ghiotta (sughetto di olio, cipolla, pomodori, olive, capperi e uvetta). Come contorno, il broccolo calabrese saltato in padella e condito con peperoncino. Tra i dolci, fichi a crocetta ricoperti al cioccolato, torroncini, dolci al cedro e al bergamotto. Vini e liquori: Cirò, liquirizia e grappa al peperoncino.
ABRUZZO: Minestra di cardi, zuppa di castagne e ceci, lasagna con macinato, mozzarella e parmigiano. Tra i secondi agnello arrosto e bollito di manzo. I dolci tradizionali, diversi per ogni provincia, sono: calcionetti fritti (panzerottini dolci con marmellata d'uva nera detta scrucchiata, ceci, noci tritate, mandorle triturate, mosto e cacao), ferratelle, ostie con ripieno di mandorle, noci e miele, neole, noci atterrati (mandorle con acqua e zucchero) e scrippelle.
BASILICATA: Minestra di scarole, verze e cardi cotta in brodo di tacchino e salami con aggiunta di formaggio grattugiato e a pezzettini, baccalà lesso con peperoni cruschi (seccati al sole e calati per pochi secondi nell'olio d'oliva bollente), Strascinati al ragù di carne mista (pasta casereccia chiamata così perché strisciati a forza con le dita), piccilatiedd, pane con le mandorle, pettole (pasta lievitata fritta con alici) e come dolci i calzoncelli (panzerotti fritti ripieni di salsa di ceci o castagne lesse.
CAMPANIA: Minestra maritata di cicoria scarola e "borraccia" (erba amara e pelosa) in brodo di cappone con - consiglia la Coldiretti - aggiunta facoltativa di uova sbattute con peperoncino e carne di vitello, spaghetti alle vongole, cappone imbottito e - continua la Coldiretti - insalata di rinforzo (cavolfiore, sottaceti misti, peperoni detti papacelle, olive di Gaeta e acciughe salate) accompagnate dalle immancabili friselle (crostini di pane circolari) e dai broccoli con aglio e peperoncino. Come dolci Struffoli, Roccocò e frutta secca.
EMILIA ROMAGNA: Come antipasto il tradizionale culatello di Zibello, mentre tra i primi tagliatelle al ragù, lasagne, tortellini in brodo (con ripieno di carne) e passatelli in brodo. Tra i secondi, cotechino di Modena, zampone con lenticchie, purè e mostarda, formaggio di fossa con la Saba (mosto cotto e aromi naturali). Tra i dolci, il Panone di Natale di Bologna (a base di farina, mostarda di mele cotogne, miele, cacao, cioccolata fondente e fichi secchi).
FRIULI VENEZIA GIULIA: Brovada e muset (zuppa di rape e cotechino) con polenta, trippa, sugo, formaggio, cappone e il dolce la gubana (noci, mandorle, uvetta, miele, vino e rhum, avvolto in sfoglia).
LAZIO: Per la vigilia la tradizione privilegia fritto misto di verdure (broccoli e carciofi), baccalà fritto e il capitone. Per il giorno di Natale, abbacchio al forno con patate e cappelletti in brodo, bollito misto e tacchino ripieno. Dolce: pampepato e pangiallo (frutta secca e canditi con farina, miele e cioccolato).
LIGURIA: Maccheroni in brodo, ravioli alla genovese (ripieno di vitello, animelle, uova, erbe, pangrattato e parmigiano), stecchi fritti (spiedini di rigaglie di pollo con funghi freschi, besciamella e parmigiano), cappone lesso e cappon magro (piatto fatto esclusivamente di verdure o di pesce), salcicce e spinaci, Faraona al forno con carciofi e come dolce il pandolce (impasto di farina, uvetta, zucca candita a pezzetti essenza di fiori d'arancio i pinoli pistacchi semi di finocchio latte e marsala), canditi, torrone, uva, fichi secchi e noci innaffiati da un buon Rossese di Dolceaqua.
LOMBARDIA: Consommè di cappone in gelatina, tortellini o casoncelli in brodo, cappone ripieno con tritato, uova grana e mortadella, accompagnato da mostarda di Cremona, stecchini (spiedini di pollo e vitello) con insalata e come dolce il "Pan di Toni" e il panettone.
MARCHE: Maccheroncini di Campofilone in sugo, cappelletti in brodo di carne, vincisgrassi (timballo di manzo macinato, salsiccia, pollo tritato, prosciutto crudo, a volte con aggiunta di funghi) e cappone arrosto. Come dolci - rileva la Coldiretti - la pizza de Natà (pasta di pane con frutta secca, uvetta, cioccolato in polvere, limone e arancio grattugiati, fichi e zucchero) e il fristingo (impasto di fichi, cioccolato, canditi e frutta secca). Tra i vini, la Vernaccia di Serrapetrona, vino cotto e vino di visciole (ricavato dalle tipiche amarene).
MOLISE: Zuppa di cardi, pizza di Franz in brodo caldo (pezzettini di pizza a base di uova parmigiano grattugiato e prezzemolo al forno), baccalà arracanato (mollica di pane aglio prezzemolo origano uva passa pinoli e noci) o baccalà al forno con verza, prezzemolo, mollica di pane, uvetta e gherigli di noci. Per dolce i Calciuni a base di farina, vino, castagne lessate, rhum, cioccolato, miele, mandorle, cedro candito, cannella, uova e vaniglia.
PIEMONTE: Cappone di Morozzo al forno, bue bollito di Carrù e Moncalvo, insalata di carne cruda all'albese, peperoni in bagna cauda (salsa a base di olio, aglio e acciughe), acciughe al verde, flan del cardo, tayarin con pancetta petto d'oca affumicato, agnolotti al plin con sugo d'arrosto e risotto con radicchio, cappone arrosto, misto di bollito con salse, carote e patate al forno. Dolci: mousse di mele rosse Igp, torta di nocciole e zabaione, torrone d'Alba.
PUGLIA: Cime di rape stufate, panzerotti fritti con ripieno di mozzarella, pomodoro e formaggio o con ricotta scuantr, anguilla arrostita con alloro, baccalà in umido (con cipolla e olive), baccalà fritto, agnello al forno con lambascioni, cuturidd. Come dolce le pettole (frittelle tonde che si possono anche intingere nello zucchero), le cartellate (dolci fritti a forma di rosa e guarniti con miele o mosto), il torrone e i porcedduzzi (frittelline piccolissime con miele o zucchero), fichi secchi e pasticceria di mandorle.
SARDEGNA: Tra gli antipasti, salsiccia, pecorino e olive "a schibeci". Culurgiones de casu (ravioli ripieni di pecorino fresco, bietola, noce moscata e zafferano) conditi con sugo di pomodoro e pecorino grattugiato, gnocchetti sardi al sugo di salsiccia, agnello con patate al forno, porcetto al mirto. Tra i contorni verdura di stagione come sedano, finocchio e ravanelli. Tra i dolci, ricotta con miele, le seadas al miele.
SICILIA: Sfincione (pizza base di cipolla), scacce ragusane, cardi in pastella e gallina in brodo, insalate di arance con aringa e cipolla, agnello al forno, sformato di anellini al forno con ricotta, pasta con le sarde e sarde a beccafico (ripiene di mollica, pinoli, bucce di arance, foglie di alloro e uva passa), carne con pancetta coppata con contorno di sparaceddi e caponata. Per dolci, buccellati di Enna (dolci tipici ripieni di fichi secchi), cassate e cannoli, mustazzoli a base di mandorle, cannella e chiodi di garofano e cubba'ita (torrone di miele con nocciole e mandorle o pistacchi).
TOSCANA: Crostini di fegatini, brodo di cappone in tazza o cappelletti in brodo, arrosto di faraona, anatra, fegatelli e tordi con insalata oppure cappone ripieno e sformato di gobbi. Dolci: i cavallucci e i ricciarelli.
TRENTINO: Canederli (polpettine di pane raffermo, speck, pancetta e salame, farina, uova, latte e brodo condite con spinaci, funghi o fegato di vitello): possono essere conditi, una volta lessati, anche con burro fuso e formaggio oppure ragù di carne. Strangolapreti conditi con burro, salvia e parmigiano, capriolo o capretto al forno con patate. Come dolci struedel o zelten.
UMBRIA: Cappelletti ripieni di cappone e piccione, contorno di cardi umbri, cappone bollito e come dolce il panpepato (farina, noci, cioccolato fondente, mandorle, scorza di arancia candita, uva passa, miele, pinoli, nocciole, pepe macinato e vino rosso), le pinoccate fatte di zucchero e pinoli e il torciglione serpentello di pasta dolce con mandorle.
VALLE D'AOSTA: Mocetta in crostini al miele (Salume di muscolo di vacca, pecora o capra essiccata e aromatizzato con erbe di montagna, ginepro e aglio), lardo con castagne cotte e caramellate con miele, crostini con fonduta e tartufo, zuppa alla Valpellinentze (cavolo, verza, fette di pane raffermo, fontina, brodo, cannella e noce moscata, salsiccia con patate e carbonata valdostana con polenta (sottili strisce di carne macerate nel vino rosso con aromi). Come dolce - suggerisce la Coldiretti - pere a sciroppo servite con crema di cioccolato e panna montata (pere cotte con zucchero, vaniglia, chiodi di garofano, acqua e vino rosso, ridotte a sciroppo), tegole (pasticcini secchi) e caffè mandolà molto robusto alle mandorle tritate.
VENETO: Come antipasto salumi vari (soppressa e salsiccia luganega), tra i primi brodo di cappone, risotto al radicchio, gnocchi al sugo d'anatra. Come secondi, polenta e baccalà, lesso di manzo "al cren" (salsa di rafano) con contorno di pure' di patate. Tra i dolci il pandoro di Verona, la mostarda con il mascarpone, il mandorlato di Cologna veneta.

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    Sulle tavole dei calabresi il buon cibo e il vino di casa. Dalle crespelle ripiene di alici alle crocette (fichi imbottiti). Ecco che cosa si mangerà anche nelle altre regioni

Giovedì, 24 Dicembre 2015 17:58

Beccato mentre cede una dose di eroina

COSENZA Un ventitreenne, Marco Tornelli, è stato arrestato dalla polizia, a Cosenza, per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Il giovane è stato bloccato dagli agenti delle volanti e del Reparto prevenzione crimine mentre cedeva una dose di eroina a un tossicodipendente nel centro storico di Cosenza.
La successiva perquisizione effettuata nell'abitazione di Tornelli ha portato alla scoperta di 23,61 grammi di eroina, un bilancino di precisione e numerosi involucri di cellophane usati per il confezionamento dello stupefacente.
Tornelli, che è difeso dall'avvocato Roberto Loscerbo, è stato già giudicato per direttissima. Il gip ha convalidato la misura degli arresti domiciliari. 

LAMEZIA TERME Vigilia di Natale all’insegna della fraternità e della condivisione alla mensa della Caritas diocesana di Lamezia Terme dove oggi a mezzogiorno, come da tradizione la vigilia di Natale, i numerosi ospiti hanno avuto occasione di vivere un momento di gioia e comunione, grazie al contributo di tante persone che hanno scelto di “farsi prossimo” a poche ore dalla celebrazione del Natale. Ospite d’eccezione della mensa della Caritas lametina questa mattina, lo chef Giovanni Mastroianni che ha preparato il pranzo vigilare con la collaborazione degli studenti dell’Istituto professionale alberghiero “Luigi Einaudi” di Lamezia Terme, degli operatori e dei volontari della mensa che ogni giorno preparano circa 100 pasti per persone in condizioni di grave povertà. Ha contributo al pranzo di oggi, l’associazione Anteas che da diverso tempo ha sviluppato una fattiva collaborazione con la Caritas lametina, nell’ottica di unire le forze di tutti coloro che sul territorio vogliono stare accanto a chi è rimasto indietro e promuovere condizioni di vita migliori per tutti. Domani, giorno di Natale, il pranzo della Caritas si svolgerà alle 12:30 nella Chiesa di Santa Caterina dove si recherà in visita il vescovo Luigi Cantafora per un fraterno scambio di auguri.
«Il Natale, in un contesto particolare come quello dell’Anno Santo della Misericordia, ci sollecita a un’attenzione operosa verso coloro che sono rimasti indietro, verso gli ultimi, verso coloro che non contano», dichiara il direttore della Caritas diocesana, padre Valerio Di Trapani. «Rinnovando anche quest’anno le iniziative di solidarietà in occasione della festività natalizie, la Caritas lametina, che ogni giorno offre circa 100 pasti a persone e famiglie in gravi condizioni di povertà, vuole essere segno - conclude - della Misericordia come esperienza dell’amore di Dio da testimoniare con i gesti concreti nella vita di ogni giorno».

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    Ospite d’eccezione della mensa, lo chef Giovanni Mastroianni. Domani, la visita del vescovo Luigi Cantafora

CATANZARO «Caro Presidente, ti auguro un Buon Natale, nella consapevolezza che le nostre discussioni dialettiche sono sempre state finalizzate, a prescindere da chi potesse avere ragione o torto, a tentare di migliorare le cose in Calabria». Lo afferma in una lettera aperta al presidente della giunta regionale, Mario Oliverio, il senatore Antonio Gentile, coordinatore regionale del Nuovo centrodestra. «Insieme ai colleghi Giovanni Bilardi, Piero Aiello, Nico D’Ascola e Dorina Bianchi e con i consiglieri Arruzzolo, Gentile ed Esposito - si legge nella missiva di Gentile indirizzata al governatore - abbiamo sempre cercato di offrire proposte. Per la verità, qualcuna è stata accettata in Consiglio, molte altre non hanno trovato alcuna corrispondenza».
«Tecnicamente – prosegue il coordinatore Ncd in Calabria - il nostro partito è minoranza, ma cerca di essere fattivo e di contribuire al benessere della Regione e questo lo ha dimostrato più volte. Molti tuoi sforzi sono apprezzabili - aggiunge Gentile - e lo si è visto in tanti settori, come nei fondi europei, altre cose, penso al Piano dei Trasporti, potevano essere fatte meglio».
«Ti abbiamo chiesto rigore sulle controdeduzioni al Mef per evitare che maturi una sfiducia nella opinione pubblica e ti chiediamo - continua il senatore - di aprirti al mondo civile senza chiuderti nel fortino della maggioranza: è una cosa negativa che è stata fatta anche dai tuoi predecessori – scrive Gentile – e non ha portato benefici né alla Regione né a loro stessi».
«Ci sono settori nevralgici della sanità che vanno migliorati - prosegue Gentile - cosi come auspichiamo che possano essere nominati i nuovi direttori generali delle Asl e i nuovi vertici delle aziende di sottogoverno, tenendo conto del merito e valorizzando anche le donne».
«Sulla comunicazione - afferma l’esponente Ncd - sarebbe utile avere consapevolezza che da decenni la Regione si avvale di impiegati e non di strateghi e questo è un limite enorme per la nostra immagine nel mondo». Secondo il senatore, «la Calabria ha bisogno di partecipazione e questo è un elemento fondamentale per - conclude Gentile - tentare di cambiare le sorti di questa terra».

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    Gli auguri e i consigli del senatore Ncd in una lettera aperta al governatore Oliverio: «Serve apertura a società»

REGGIO CALABRIA «Al di là di singoli episodi su cui indagheranno le forze dell’ordine, il problema degli immigrati nella Piana di Gioia Tauro rappresenta un vero e proprio problema sociale e umano costantemente da noi sollevato ma che va ormai affrontato e concretamente definito, senza più giri di parole. Diciamo subito che siamo d’accordo con il presidente della giunta regionale Mario Oliverio sulla necessità di utilizzare, al posto delle fatiscenti e inadeguate tende, i container e i moduli per i servizi igienici». Lo affermano in una nota congiunta i sindacati della Cgil Calabria e di quella della Piana di Gioia Tauro. «Questa proposta l’avevamo già avanzata circa due anni addietro ricevendo silenzi e critiche, mezze risposte da parte del ministero dell’Interno, della Protezione civile e dalla Prefettura sintomo di una pesante sottovalutazione del problema. Sappiamo che sostituire le tende con i container non è la soluzione del problema ma è indubbio che - spiegano i sindacati - si attenuerebbe enormemente il disagio delle persone, facendoli vivere in condizioni più umane. Sarebbe un primo, importante passo verso l’integrazione: lo Stato, in sostanza, non deve creare ghetti, ma trovare soluzioni umane e civili ad un problema che nella Piana non è transitorio ma ormai storicamente consolidato. D’altronde, fra Rosarno e San Ferdinando, a pochi chilometri uno dall’altro, si contrappongono la tendopoli della vergogna con quasi mille esseri umani e un più civile campo container, dove vivono più serenamente circa 350 migranti». Secondo l’organizzazione sindacale, bisogna affrontare il problema attraverso due fasi: «La prima è quella di sostituire la tendopoli con i container, l’altro è quello di un piano strutturato, più a lungo termine, anche utilizzando i fondi della Comunità europea, in grado di integrare nelle comunità della Piana le migliaia di migranti». Cgil Calabria e Cgil Piana di Gioia Tauro chiedono, dunque, che «la Prefettura di Reggio Calabria allerti il ministero dell’Interno e chieda di destinare i container sufficienti alle esigenze abitative di migliaia di persone. Apprezziamo - continuano - lo sforzo della giunta Regionale di istituire un fondo di 300 mila euro nel bilancio regionale, ma sottolineiamo anche l’esigenza dell’approvazione della legge regionale contro il caporalato già passata nella competente commissione e che spetta il via libera dall’aula». Per il sindacato, «sarebbe anche quello un segnale significativo per dire che la Calabria cambia passo anche nel contrasto alle forme di sfruttamento del lavoro, all’infiltrazione della mafia nell’agricoltura, facendo emergere e valorizzando il sistema delle imprese pulite». A gennaio la Cgil invierà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella un dossier sulle condizioni umane in cui vivono i migranti nella Piana di Gioia Tauro.

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    La Cgil spinge anche per l’approvazione della legge regionale contro il caporalato e annuncia l’invio di un dossier al Capo dello Stato sulla condizione dei migranti

CATANZARO «Nonostante gli ostacoli posti da Forza Italia e Lega, che rischiavano di vanificare gli sforzi dei parlamentari democratici in commissione Bilancio per l’approvazione dell’emendamento al dl Giubileo, il governo nazionale e il premier Matteo Renzi dimostrano ancora una volta la propria vicinanza alla Calabria». A dichiararlo è il segretario regionale del Partito democratico in Calabria, Ernesto Magorno, a nome dell’intero gruppo parlamentare Pd calabrese, in merito all’approvazione della norma che «consentirà al governo regionale di dare una maggiore spinta al processo di stabilizzazione dei precari in corso di attuazione». Nel decreto Milleproroghe «è stata - spiega Magorno - inserita una norma che consentirà agli Lsu-Lsu della nostra regione di trascorrere davvero un sereno Natale, nella consapevolezza di poter contare su un futuro occupazionale sempre più stabile”, afferma ancora il deputato democrat. «Il gruppo parlamentare democratico continuerà a lavorare con determinazione per la definizione della situazione occupazionale degli Lpu-Lsu calabresi, nell’interesse della tutela dei diritti di questi lavoratori con il fine ultimo - conclude il segretario regionale Pd - della contrattualizzazione di tutti».

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    Il segretario regionale democrat ha commentato le misure contenute nel decreto: «Governo vicino alla Calabria»

REGGIO CALABRIA Arriverà nel primo pomeriggio del giorno di Natale al porto di Reggio Calabria, la nave Cp 906 della Guardia Costiera, con a bordo 371 migranti di varie etnie. I profughi sono stati tutti soccorsi nel corso di diverse operazioni di salvataggio avvenute nelle ultime quarantotto ore nel canale di Sicilia.  Grazie all’inaspettata clemenza metereologica, che ha regalato al Mediterraneo un inverno più mite del solito, quest’anno  i viaggi della speranza non si sono fermati con l’arrivo dei mesi più freddi. E sebbene in numero ridotto rispetto all’estate, gli sbarchi continuano.  Nonostante le giornate festive abbiano sottratto alle squadre della protezione civile un buon numero di volontari, a Reggio ci si prepara per l’arrivo dei 371 migranti salvati dalle acque nei giorni scorsi.  Le attività di primo soccorso ed assistenza, coordinate dalla Prefettura di Reggio Calabria, saranno prestate dalla polizia di Stato, dai carabinieri e dalla guardia di finanza, dal Comune capoluogo, dalla Provincia, dalla capitaneria di porto, dall’Azienda ospedaliera e dall’Usmaf, dal Suem 118, dalle associazioni di volontariato e dalla Croce Rossa italiana. Al momento dello sbarco i migranti verranno sottoposti alle prime cure sanitarie da parte del personale medico presente sul posto e assistiti dalle associazioni di volontariato.

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    Arriveranno al porto a bordo della nave “Cp 906”. Le operazioni saranno coordinate dalla Prefettura

REGGIO CALABRIA Il prossimo 8 marzo sarà un passaggio decisivo della vicenda relativa all’ex Italcitrus. In quella data, Giuseppe Scopelliti, dovrà presentarsi davanti alle sezioni riunite della Suprema Corte di Cassazione che stabilirà la “legittimità” delle condanne da parte della Corte dei Conti a carico dell’ex sindaco di Reggio Calabria. Scopelliti è stato giudicato, in primo grado e in appello, responsabile di danno erariale per l’acquisto, da parte del Comune di Reggio, dell’immobile sito nel quartiere Catona, a nord della città, destinato ad essere una sede Rai e che, invece, si trova in stato di assoluto abbandono. Secondo il ricorso presentato dalla difesa di Scopelliti, rappresentata dai legali Tedeschini e Tommasi, non era di competenza dei giudici contabili la vicenda Italcitrus e la pronuncia sulla spesa sostenuta per l’acquizione dell’immobile che, per l’ex governatore e primo cittadino, sarebbe invece a discrezione dell’amministrazione comunale. Scopelliti, condannato dalla Corte dei Conti al pagamento di circa 700mila euro (ridotta poi in appello a 300mila euro) all’Ente di Palazzo San Giorgio, adesso si gioca tutto in Cassazione.

Informazioni aggiuntive

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    L'ex sindaco di Reggio Calabria ha presentato ricorso per contestare i giudici contabili che lo hanno condannato al pagamento di 300mila euro nei confronti del Comune

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