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Corriere della Calabria

Il Cosenza vince al Marulla contro il Melfi e sale al terzo posto in classifica del girone C di Lega Pro, mentre il Catanzaro si ferma sullo 0-0 casalingo con la Fidelis Andria e guadagna comunque un punto che allunga la serie di risultati positivi.
Ritmi blandi al Ceravolo per un Catanzaro in formazione rimaneggiata: a parte un gol annullato all'Andria al 40' del primo tempo la partita non regala grandi emozioni fino ai minuti finali, quando a una traversa su colpo di testa di Grandolfo segue la conclusione dal limite dell'area di Giampà, con il portiere dell'Andria che salva miracolosamente deviando in angolo.
Non una gran partita nemmeno al Marulla, dove comunque il Cosenza conquista la sesta vittoria in sette gare casalinghe. I rossoblù passano in vantaggio alla prima occasione utile: al 17' del primo tempo Arrighini, lasciato solo in area, insacca di testa su cross dalla sinistra di Ciancio. Dopo il gol il Cosenza contiene gli attacchi avversari e nella ripresa i ritmi della partita si fanno più blandi. Al 24' della ripresa il Melfi rimane in dieci per l'espulsione di Di Nunzio e i padroni di casa controllano la gara fino alla fine incassando tre punti preziosi.

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    Poche emozioni nello 0-0 con l'Andria al Ceravolo. Per i rossoblù sesta vittoria e terzo posto in classifica

«Utilizzare le nomine del coordinamento di Vibo Valentia per chiedere le dimissioni di Jole Santelli mi sembra davvero pretestuoso. Alla coordinatrice regionale di Forza Italia va tutto il mio apprezzamento per il difficile lavoro che sta svolgendo in un periodo complicato per il partito nazionale, che negli ultimi due anni è stato di fatto privato del proprio leader nazionale». Dopo la dura nota con cui quattro consiglieri regionali (Salerno, Morrone, Graziano e Nicolò) hanno invocato il commissariamento di Forza Italia Calabria, il deputato Roberto Occhiuto interviene a difesa della coordinatrice regionale riconducendo l'intera polemica alle nomine (sgradite a Salerno) dei vicecoordinatori provinciali di Vibo Valentia.
«Vorrei ricordare che, nonostante tutto, in Calabria – dichiara Occhiuto in una nota – Forza Italia ha registrato percentuali che in nessun'altra parte d'Italia si sono viste; e ciò deve rappresentare un solido punto di partenza per rilanciare il centrodestra anche in Calabria ora che Berlusconi ha deciso di impegnarsi nuovamente in prima persona per ricostituire la coalizione dei moderati. La condizione necessaria, però, è tornare a parlare dei problemi reali – aggiunge il deputato – come, per esempio, ha fatto proprio Jole Santelli nelle scorse settimane mettendo in mora il governo sulla viabilità nella nostra regione o sui danni provocati dal maltempo nella provincia di Reggio Calabria. Pensare di riconquistare la fiducia dei calabresi attardandosi in polemiche interne sulle nomine di partito mi pare davvero troppo velleitario».

MANGIALAVORI E CANNIZZARO: RICHIESTA ASSURDA «È veramente assurda la presa di posizione dei consiglieri Salerno, Morrone, Nicolò e Graziano nei confronti della coordinatrice regionale Jole Santelli», afferma in una nota il consigliere regionale Giuseppe Mangialavori, coordinatore provinciale di Forza Italia a Vibo Valentia. «Mi sembra assolutamente pretestuoso – prosegue Mangialavori – chiedere il commissariamento del partito a causa delle recenti nomine su Catanzaro e Vibo, anche perché ho più volte cercato il dialogo con il consigliere Nazareno Salerno, che era evidentemente impegnato in ben altre cose rispetto al riassetto del partito. Ancora più assurdo è additare la coordinatrice di essere causa di un'opposizione non abbastanza determinata nei confronti di Oliverio quando sugli scranni del consiglio regionale siamo noi a sedere. Bisognerebbe fare semmai chiarezza – aggiunge il consigliere della Casa delle libertà – sull'azione personale che ogni consigliere adotta nei confronti di un governo regionale paralizzato e distante dai problemi della Calabria e dalle soluzioni ad essi, e ricercare in essa i motivi di un'opposizione non sempre impeccabile. Bisogna invece dare merito a Jole Santelli – conclude Mangialavori – che si sta spendendo con tutte le sue forze, in un momento non certo facile per la politica, alla riorganizzazione del partito ma soprattutto all'ascolto dei problemi della Calabria con un'intensa attività parlamentare che sta portando alla luce le gravissime mancanze del governo».
Sulle stessa linea di Mangialavori il capogruppo della Cdl a Palazzo Campanella, Francesco Cannizzaro: «Ritengo assurda la richiesta fatta dai quattro consiglieri regionali Salerno, Morrone, Graziano e Nicolò di commissariare il partito Forza Italia. In questo particolare momento che sta attraversando la nostra Regione in primis e tutta Italia, tali spaccature fanno solo male a chi sta lavorando per riportare ad alti livelli quella politica del fare sposata dalla stessa coordinatrice regionale di Forza Italia Jole Santelli. Sono certo – aggiunge Cannizzaro – che Fi privata per molto tempo di un suo leader, con la coordinatrice Santelli, ha tutte le potenzialità per diventare di nuovo il partito di riferimento di una politica costruttiva che rimetterà in moto il nostro Paese. Credo anche che la Santelli dimostrerà col tempo oltre alla sua innata passione per la res publica, la buona volontà di dare una svolta al partito risarcendo la Calabria delle "malefatte" di un governo "nemico". Non è opportuno viste le numerose criticità che la nostra Regione sta affrontando, perdere ancora altro tempo in queste sterili polemiche o azioni distruttive fatte da chi invece ha solo a cuore poltrone ed incarichi».

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    Il deputato di Fi replica alle critiche rivolte alla coordinatrice regionale. Mangialavori e Cannizzaro: «Assurda la presa di posizione di Salerno, Morrone, Graziano e Nicolò»

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COSENZA Grave incidente stradale, la notte scorsa, sulla strada provinciale che collega Falconara Albanese alla frazione marina di Torremezzo, sul tirreno cosentino. Un'auto, per cause in corso di accertamento, è finita fuori strada, precipitando in un burrone. Feriti gli occupanti del mezzo, tre giovani di Fiumefreddo Bruzio. Uno dei tre, un ventenne, è in gravi condizioni ed è adesso ricoverato nell'ospedale civile dell'Annunziata di Cosenza. Sul posto sono intervenuti il 118, i vigili del fuoco e i carabinieri.

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    A bordo dell'auto, precipitata in un burrone, tre giovani di Fiumefreddo Bruzio

CATANZARO «Si fa prima a dire quello che funziona, nel rapporto tra il dipartimento Salute e il commissario al Piano di rientro. Cioè quasi nulla». Più che un parere, quello espresso da un funzionario regionale che chiede l'anonimato è un'evidenza. Perché non si contano più note, uscite pubbliche e sfoghi privati che fanno risaltare una difficoltà che è di approccio, di comunicazione e di prospettiva. Ed è il riflesso di uno scontro politico che si trascina da un anno. Da una parte c'è il commissario Massimo Scura, che, assieme al vice Andrea Urbani, ha ricevuto dal governo il compito di traghettare la sanità calabrese, dall'altra la politica – governatore Oliverio in testa – che vorrebbe porre fine al commissariamento. E dalla politica dipende il dipartimento guidato da Riccardo Fatarella che si interfaccia con la struttura commissariale.

Come? Secondo Scura malissimo, stando a una nota dello scorso 25 novembre nella quale le osservazioni sull'inefficienza della burocrazia regionale non si contano. Fin dall'incipit: «La verifica pre-tavolo interministeriale di ieri martedì 24, ha messo in luce le lacune dell'azione del dipartimento, già peraltro segnalate nella nota protocollo numero 296199 dell'8 ottobre 2015».
Il burocratese non impedisce al commissario di notare che «sono emersi rallentamenti inspiegabili nel settore economico, dove la contabilità analitica stenta a prendere piede in molte aziende, creando i presupposti per l'assenza di indicatori economici di attività, inoltrati ai ministeri, dei flussi informativi relativi ai Lea (Livelli essenziali di assistenza)».
«Quanto ai Lea – scrivono Scura e Urbani –, per i quali il dipartimento ha dovuto riconvocare gli addetti ai lavori per recuperare i flussi informativi da indirizzare al ministero della Salute, lo stesso dipartimento è quasi assente nell'attivazione degli screening oncologici ormai per il quinto anno consecutivo, non è intervenuto nella realizzazione degli Hospice con adeguata tempestività, nonostante il Dca numero 77 sia del 6 luglio 2015 e analogo insuccesso si riscontra nell'assistenza domiciliare». Praticamente un disastro. Che continua anche quando Scura e Urbani analizzano l'assistenza che il dipartimento, offre alla struttura commissariale: «È da qualche settimana – scrivono – che non vengono più trasmesse da parte della signoria vostra le relazioni richieste dagli scriventi ai fini della costituzione dei giudizi dinanzi al Tar – a eccezione del settore 5 – il cui mancato invio impedisce e ha impedito di fatto di fornire le controdeduzioni all'Avvocatura dello Stato per la necessaria difesa». Una cosa già accaduta «nell'udienza del 19 novembre, nel corso della quale è stata chiamata la causa relativa all'ordine dei biologi, le cui controdeduzioni richieste con nota del 3 novembre e sollecitate il 16 novembre non sono pervenute». Non siamo alle accuse di sabotaggio, ma quasi.
E non finisce qui, perché l'attacco a Fatarella diventa anche più profondo. Perché non solo non collabora, ma «in compenso spesso agisce autonomamente senza la dovuta concertazione con la Struttura commissariale in situazioni delicate quali gli investimenti sulle cui priorità è compito della stessa intervenire e sulla convenzione con il Bambino Gesù, sulla quale i rapporti onerosi non possono non essere di competenza degli scriventi». Cioè di commissario e vicecommissario.
Scura, che si muove da anni nella sanità, non fornisce soltanto la diagnosi, ma anche una terapia: «Tutto ciò nasce dal "peccato originale" della separazione della Struttura commissariale a Palazzo Alemanni dal dipartimento a Germaneto, che non consente un adeguato controllo da parte nostra e incidentalmente causa alla Struttura commissariale e all'avanzamento del Piano di rientro ostacoli a lei segnalati verbalmente e per iscritto». Un altro invito, l'ennesimo, al riavvicinamento. Finora non c'è stato verso. Neppure la mediazione del ministro Lorenzin ha potuto trovare uno spazio alla Cittadella per Scura e Urbani. Oliverio preferisce mantenere una certa distanza, anche fisica. E spera che quella distanza aumenti, per prendere in mano la sanità senza commissari.

Pablo Petrasso

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    La letteraccia del commissario al direttore generale Fatarella. Lacune e inadempienze, dagli screening oncologici agli scambi di informazioni: «E in compenso agite senza concertazione»

CATANZARO Il ministero degli Interni ha finanziato 72 progetti per accoglienza di minori stranieri non accompagnati (Msna) e 14 sono di Comuni della Calabria, in base alla graduatoria pubblicata ieri sul sito del Servizio Centrale. Lo rende noto Giovanni Manoccio, delegato del presidente delle Regione all'Immigrazione e coordinatore dei progetti Sprar della provincia di Cosenza. «Altri 151 minori - prosegue - si aggiungeranno a quelli già presenti nel territorio regionale mentre 1.010 è il numero totale a livello nazionale del Bando, con una ricaduta finanziaria superiore ai 3 milioni di euro annui, facendo della Calabria la Regione con più posti in accoglienza per minori. Per tutto ciò esprimo grande soddisfazione, anche a nome del presidente della Regione, per il senso di responsabilità ed il tempismo con cui gli organi preposti della Regione hanno modificato la delibera di giunta regionale che trasferiva agli enti locali la facoltà di autorizzare le strutture socio-assistenziale per minori, consentendo, così, in tempi rapidissimi attraverso la convocazione di una conferenza dei servizi, di concedere in extremis le autorizzazioni ai Comuni, che avevano partecipato al bando nazionale dello Sprar. Ancora una volta la nostra Regione si conferma terra di accoglienza, ed ancora una volta i paesi che storicamente hanno fatto del sistema Sprar un momento di ottime e diffuse pratiche, e che hanno costruito una rete di servizi ed un sistema di accoglienza che ci viene invidiato dall'intera nazione. Acquaformosa, Riace, Benestare, Acri e tanti nuovi paesi si cimenteranno nell'accompagnamento dei tanti minori che negli ultimi anni hanno attraversato il mediterraneo per iniziare una nuova vita. Tanti giovani professionisti si cimenteranno in questi nuovi progetti, tanti laureati, e non, troveranno l'opportunità di lavorare in progetti di alto profilo sia professionale che umano».
«Vogliamo trasformare la Calabria - conclude Manoccio - da terra che produce pratiche negative a luogo dove si sperimentano le nuove politiche di umanità e di civile convivenza, dove religioni, stati ed etnie possano convivere serenamente».

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    Il ministero dell'Interno sosterrà le iniziative promosse in 72 comuni tra cui quelli della nostra regione. Manoccio: saremo il luogo dove si sperimentano le nuove politiche di umanità

LAMEZIA TERME Uno degli aspetti più qualificanti della cosca Giampà – e della sanguinosa guerra di mafia che questa, da decenni, ha ingaggiato contro il gruppo rivale dei Cerra-Torcasio-Gualtieri – è «quello del ricorso costante e reiterato a cruente azioni omicidiarie... spesso deliberate anche in funzione "preventiva", allo scopo cioè di annichilire il nemico, annientandolo con omicidi di avversari di vertice, ritenuti capaci di sferrare nei loro confronti una efficace offensiva». Il clan non ha bisogno di rivolgersi a killer esterni, come spesso avviene quando c'è un regolamento di conti da saldare. La cosca Giampà – è scritto nelle motivazioni della sentenza d'abbreviato del processo Perseo – dispone di un «"gruppo di fuoco" ben organizzato, composto da soggetti sottoposti a continui ricambi nel corso degli anni e soprattutto dotati di mezzi, armi e appoggi logistici». In pochi minuti possono essere portati a termine agguati efferati, e con estrema efficienza. Una peculiarità non comune alle altre associazioni mafiose calabresi, che ha contribuito a rendere la cosca Giampà «una delle consorterie di 'ndrangheta armate più sanguinarie nel panorama criminale della mafia calabrese». Nel corso delle indagini sulla cosca gli inquirenti hanno messo in primo piano alcuni spietati agguati messi in atto dal gruppo di fuoco delle cosca. Sono sette – tra omicidi e tentati omicidi – quelli che vengono indagati in "Perseo". Ne riportiamo due esempi.

Rimane, secondo il giudizio di primo grado, senza colpevoli il duplice omicidio di Vincenzo Spena e Domenico Vaccaro avvenuto il 26 ottobre del 2010. Troppe contraddizioni e notizie de relato, secondo il gup, da parte dei collaboratori di giustizia. L'accusa ricostruisce nei particolari l'agguato che viene imputato a Giuseppe Ammendola, Vincenzo Bonaddio e Pasquale Giampà. Spena e Vaccaro vennero freddati da 15 colpi di calibro 9x19 mentre si trovavano in macchina davanti a un autosalone. Erano le 18 circa e la strada, per quanto periferica, è sempre molto trafficata. L'obiettivo dei killer era in realtà il solo Spena «in quanto ritenuto da Vincenzo Bonaddio in particolare soggetto avente mire "espansionistiche" a livello estorsivo nel territorio dei Giampà». Vaccaro rimase coinvolto pur essendo «estraneo alle dinamiche criminali retrostanti all'omicidio». Insomma, la sua morte fu il risultato di una «'mprascatina» - di un lavoro sbrigativo e raffazzonato -, come spiegò durante un interrogatorio il collaboratore Angelo Torcasio.
Secondo l'accusa i mandanti sono stati Giuseppe Giampà, reggente della cosca, Bonaddio e Pasquale Giampà mentre gli esecutori materiali vengono indicati in Francesco Vasile, oggi collaboratore di giustizia e Ammendola. Angelo Torcasio sarebbe stato originariamente incaricato del ruolo di killer, delegando poi il compito a Vasile e riservando per sé l'incarico di distribuire il materiale necessario per l'agguato (tuta, guanti e pistola). Materiale che lo stesso boss si sarebbe premunito di recuperare. Secondo quanto afferma Giuseppe Giampà – reggente della cosca e oggi collaboratore di giustizia – fu Bonaddio a subire l'affronto da dover vendicare perché nel 2003 Spena e altri si erano recati da lui, subito dopo l'omicidio di Antonio Torcasio, pretendendo più spazio e un ruolo di primo piano per le estorsioni «vantandosi del fatto che loro avevano tolto di mezzo i Torcasio». L'accusa ritiene che le dichiarazioni di Giampà e quelle di Torcasio siano perfettamente sovrapponibili. Ma secondo il gup «non è possibile affermare la penale responsabilità di Ammendola, Bonaddio e Pasquale Giampà» perché «occorre rilevare innanzitutto come vi sia circolarità della fonte tra la chiamata indiretta del Giampà e quella degli altri due collaboratori (Torcasio e Vasile, ndr)» che sono stati i suoi informatori. Giampà infatti sostiene di avere dato il suo placet per l'omicidio ma di non averne seguito tutte le fasi che sono state organizzate da suo zio, Bonaddio, e da Torcasio. Per quanto riguarda ques'ultimo, secondo il giudice per l'udienza preliminare «senza nulla togliere alla credibilità soggettiva del Torcasio, il dichiarato di questo collaborante, in relazione ai fatti in esame, non può per nulla essere ritenuto attendibile». «Risulta alquanto raccapricciante – prosegue il gup – constatare come il Torcasio abbia offerto due versioni diametralmente opposte senza doversi neppure preoccupare di spiegare le ragioni di queste insuperabili discrasie esistenti tra i due dichiarati [...] risulta quindi evidente come i contenuto dei due interogatori del dicembre 2011 e del gennaio 2013 violino tutti i canoni della costanza e della coerenza». «Torcasio attribuisce il ruolo di orgainizzatore dell'omicidio e di mandante diretto del Vasile a Giuseppe Giampà [...] circostanza non confermata dal Vasile che viceversa attribuisce questo stesso ruolo proprio a Torcasio». Altro esempio: Torcasio afferma che Vaccaro venne ucciso per errore mentre Vasile «dichiara che i due avevano concordato in maniera premeditata di uccidere entrambi attesa l'impossibilità per l'esecutore materiale di identificare con certezza Spena».
I tre imputati verranno assolti, riguardo a questo capo d'imputazione, per non aver commesso il fatto perché, secondo il gup, emergono diverse contraddizioni tra i vari racconti e anche perché Torcasio apparirebbe «non credibile». In merito agli altri capi di imputazione, Vincenzo Bonaddio e Pasquale Giampà verranno condannati all'ergastolo. Mentre Ammendola verrà assolto.

Non ci sono dubbi, invece, da parte del giudice, circa l'omicidio di Bruno Cittadino. In questo caso, i ruoli e le dinamiche appaiono chiare al gup, anche grazie alle ammissioni degli stessi responsabili. Giuseppe Giampà ha ammesso di avere deliberato l'agguato, illustrandone il movente e le fasi organizzative. Vasile ha ammesso di avere ucciso materialmente Cittadino su ordine di Giampà. I due collaboratori hanno «in modo convergente riferito del coinvolgimento nell'agguato di Maurizio Molinaro» che si era reso disponibile per il recupero del motorino usato nell'omicidio. Lo stesso Molinaro ha confermato il proprio coinvolgimento nel corso dell'interrogatorio del 12 novembre 2012, nella sua veste di "dissociato" e non di collaboratore di giustizia, poiché si è assunto le sue responsabilità senza tuttavia rendere dichiarazioni accusatorie su altri affiliati. Resta da stabilire ora – alla corte di Lamezia Terme in assetto collegiale – quali siano le resposabilità di Giancarlo Chirumbolo (la cui posizione segue il rito ordinario) che secondo l'accusa avrebbe dato il segnale di partenza al killer col telefonino. Cittadino è stato uccisio con 14-15 colpi di calibro 9 il 31 luglio 2008 perché inserito nella cosca avversaria e ritenuto personaggio pericoloso perché avrebbe manifestato proprositi omicidiari nei confronti dello stesso boss Giuseppe Giampà.

Alessia Truzzolillo

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    Sono sette i crimini indagati nell'inchiesta. Senza colpevoli il delitto Spena-Vaccaro. Le responsabilità del boss del clan e di Vasile nell'assassinio di Bruno Cittadino

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    - Perseo, le parole dei pentiti non bastano

CATANZARO Se il Pd ha, almeno formalmente, ritrovato l'unità dopo le lotte intestine dei mesi scorsi, da quattro consiglieri regionali di Forza Italia arriva una nota durissima. Nazzareno Salerno, Ennio Giuseppe Morrone, Giuseppe Graziano e Alessandro Nicolò chiedono il commissariamento del partito. Un avviso di sfratto da una parte consistente dell'area forzista per Jole Santelli, proprio nel giorno delle polemiche per le nomine dei vicecoordinatori nella provincia di Vibo Valentia. Dopo una mattinata di note da parte dell'area che fa riferimento a Salerno (tutte molto critiche sulle scelte di Giuseppe Mangialavori, il coordinatore provinciale), il livello dello scontro è salito. Fino a investire in pieno la coordinatrice regionale del partito, Jole Santelli.
«In un momento politico così delicato – scrivono i quattro consiglieri regionali – è assurdo che non ci sia un'azione di partito regionale tale da fronteggiare il centrosinistra, ormai in crisi perenne, che sta portando la Calabria nel fondo del baratro». L'affondo è duro: «A un anno dalle elezioni regionali nessuna attività di partito è stata posta in essere dal coordinamento regionale se non le scelte effettuate negli ultimi mesi che confermano uno stato di malessere per via della rottura di equilibri fra la base, gli eletti ed i cosiddetti "nominati"». Sono le nomine, dunque, il problema. Perché «sembra essere tutto già disegnato per garantire ai soliti noti un posto al sole, magari alle prossime elezioni politiche, tralasciando ciò che sta accadendo intorno e cioè un allontanamento di tanti uomini e donne che negli anni hanno dato un contributo per l'affermazione di Forza Italia in Calabria». La new wave forzista non piace ai consiglieri, che rinfacciano a Santelli «anche le prese di posizione assunte contro gli amici dell'Ncd, in occasione delle alleanze per le elezioni regionali», che «si sono rivelate fallimentari e hanno sancito una sconfitta che poteva essere tranquillamente evitata. Serve un cambio di rotta attraverso un azzeramento dei quadri dirigenziali che hanno determinato tale situazione».
«Forza Italia – continuano i quattro – ha tutte le potenzialità per tornare ad essere il partito di maggioranza relativa. Infatti, tanti sono gli elettori, gli attivisti e gli amministratori che non trovano un punto di riferimento per l'assenza strutturale del partito, da attribuire al coordinatore regionale, ma che sono pronti a battersi con entusiasmo per affermare quei valori che il presidente Berlusconi ci ha insegnato. Siamo giunti quasi ad un punto di non ritorno e l'unica possibile soluzione è il commissariamento del partito». È il richiamo a Berlusconi, al quale la coordinatrice è molto vicina. il punto più forte della nota. L'ex Cavaliere deve «intervenire in maniera forte e radicale, nominando un commissario per riorganizzare il partito e ristabilire quelle regole democratiche necessarie per attuare una politica lungimirante e di spessore».

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    Quattro consiglieri regionali – Salerno, Morrone, Graziano e Nicolò – chiedono il commissariamento del partito. Nel mirino le nomine 

CATANZARO Ha picchiato ripetutamente la moglie durante una lite, fino a quando non è stato bloccato dai carabinieri di Catanzaro, intervenuti nell'appartamento della coppia, che l'hanno arrestato in flagranza per maltrattamenti in famiglia.
La donna, soccorsa e medicata al pronto soccorso dell'ospedale Pugliese ha poi raccontato ai militari numerosi altri episodi di violenze e maltrattamenti subiti dal marito, M.G., di 34 anni. L'uomo è stato portato in carcere.

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    L'uomo di 34 anni stava aggredendo la coniuge. È stato fermato dai militari e trasferito in carcere a Catanzaro con l'accusa di maltrattamenti in famiglia

ROMA «Ho presentato un emendamento alla Legge di stabilità del 2016 perché le Prefetture restino, tutte, a presidio dei territori, come antenne dello Stato, in questo particolare momento in cui la loro presenza capillare è fondamentale per i cittadini in termini di sicurezza e di garanzie sociali». Lo afferma il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, confermando l'intenzione del governo di non procedere al taglio di 23 Prefetture, tra le quali anche quella di Vibo Valentia.
«L'emendamento da me proposto – prosegue Alfano – ha lo scopo di organizzare al meglio la loro presenza sul territorio, armonizzandola con le disposizioni previste dalla cosiddetta legge Madia, e ha già ricevuto il parere favorevole del dipartimento della Funzione pubblica e del ministero dell'Economia e delle finanze. Questa la logica che ho seguito per evitare la chiusura di alcune prefetture, scongiurando l'isolamento dei territori interessati, che sarebbero stati privati di quella cinghia di trasmissione che lega i cittadini alle istituzioni».
«Sono soddisfatto – continua il ministro dell'Interno – del risultato ottenuto e mi sono impegnato sin dall'inizio perché si potesse raggiungere. Lo Stato non fa passi indietro e tiene ben saldi i suoi presidi di legalità. Mi sono battuto perché il governo seguisse questo orientamento. Come governo e come maggioranza abbiamo dato una grande prova di fiducia ai prefetti, confermando il loro importante ruolo, e abbiamo ricevuto prove di grande efficienza e di tenuta nelle fasi di emergenza, in considerazione di far parte di una eccellenza dello Stato».

PANSA: RIPENSAMENTO NECESSARIO «Il governo sta valutando di non modificare l'assetto organizzativo sul territorio, partendo dalle Prefetture, perché ritiene che per il momento sia necessario un ripensamento». Lo ha detto il capo della Polizia, Alessandro Pansa, a margine dell'inaugurazione a Cortina D'Ampezzo del monumento dedicato al "poliziotto in servizio in montagna". «Il progetto, sebbene basato su una logica e una efficienza non indifferente, – ha spiegato – avrà un periodo di rodaggio. In questo momento, di fronte alle perplessità che emergono dai vari confronti, è meglio non innescare il processo di modifica dell'assetto organizzativo, per cui il governo ha deciso di ripensarci».

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    L'annuncio del ministro dell'Interno «Ho presentato un emendamento alla Legge di stabilità». Tra le sedi da chiudere c'era anche quella di Vibo

COSENZA In occasione della XIX "Giornata nazionale della colletta alimentare", svoltasi lo scorso 28 novembre, il Banco alimentare ha raccolto in tutta la regione 143mila chili di prodotti, di cui circa 30mila nella sola città di Cosenza. «Ci commuove - ha affermato Gianni Romeo, direttore generale del Banco Alimentare della Calabria - l'azione solidale manifestata dai tanti donatori che nel fare la spesa per le loro famiglie hanno voluto offrire un pensiero di vicinanza a quanti soffrono e sono meno fortunati di loro. Seppur sul quantitativo raccolto abbiamo registrato, rispetto allo scorso anno, una flessione dell'8% il risultato rimane eccezionale, soprattutto se si tiene conto dell'accresciuto clima di sfiducia generale, dovuto anche all'aumento delle condizioni di povertà e di grave disagio in cui versa la maggior parte dei calabresi. Ma non solo. La colletta nei supermercati, inventata 19 anni fa dal Banco alimentare, è stata nel tempo imitata da altre associazioni. Ciò testimonia, da una parte la bontà e la concretezza dell'idea attuata da don Luigi Giussani, fondatore del Banco alimentare, dall'altra parte che, seppur non direttamente al Banco, quanti ne hanno la possibilità sono comunque pronti a donare».

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    Bilancio positivo della colletta organizzata dal Banco alimentare calabrese. Il presidente Romeo: ci commuova la solidarietà dei donatori

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