La “malandrinità” blocca la Calabria

di Gregorio Corigliano* Domenica, 18 Giugno 2017 09:08 Pubblicato in Contributi

Parliamo da tempo immemorabile della corruzione imperante, al Nord come al Sud, ed ancora siamo sempre al punto di partenza. Come è possibile che non si riesca,se non a debellare il fenomeno della corruzione e della malavita in genere, ma almeno ad attenuarlo? Non bastano la paura dell’arresto, di finire ai domiciliari, lo sputtanamento generale? Possibile che niente e nulla freni la gente dal delinquere? Se la bontà e la buona volontà sono nati con l’uomo, evidentemente, di pari passo, sono nati cattiverie, malignità,furti, desiderio di fregare il prossimo perché chi «non fotte il governo va all’inferno.» E perché i giovani sono o diventano preda della manovalanza del crimine organizzato? Davvero perché vogliono avere soldi, presto e subito? In dispregio di ogni conseguenza? Finanche del carcere? Ed è vero che quando escono dalla prigione – perché prima o poi escono – per una ragione o un’altra, anziché essere rieducati, vanno in giro dicendo «quà adesso comando io?». Indossando l’abito di chi ha avuto il timbro di mafioso, dimostrato con il periodo, breve o lungo, trascorso in carcere!  In parte è vero, perché si atteggiano, sentono la puzza sotto il naso e pretendono di essere salutati! E non si può far nulla? Vero è che la  cattiveria – ma anche la bontà - è nata con l’uomo - ma è altrettanto veritiero che – vuoi per la mancanza di lavoro, vuoi perché è più facile avere le tasche piene di soldi, vuoi perché esser temuti è uno status symbol – la strada del “non far nulla, incute paura”, paga di più, almeno per un periodo.
Ed è vita questa? Non mi pare. Ma dove sei nato, mi diceva l’altro giorno un autorevole collega. A Parigi, a Berlino, in Finlandia? Sei nato in Calabria e nessuno può far nulla, la «malandrinità è nata con l’uomo, e niente e nessuno la debellerà!» Calati juncu! E poi ci lamentiamo che un investitore straniero ci pensi tre volte prima di investire al Sud, perché è spaventato dal peso del fisco (Ah, Sergio d’Antoni, dove è finita la tua fiscalità di vantaggio che da segretario della Cisl e da uomo di governo l’hai gridata ai quattro venti!), dalla farraginosità della burocrazia, dalla criminalità organizzata, a cui si collega spesso la pervasività della corruzione. Ed allora che fai? Ti rintani in casa, se è inverno, ti siedi sull’uscio di casa se è estate per prendere un po’ di fresco e poi vai a letto, spesso con le finestre chiuse. La paura è nata con l’uomo e non vuoi, per errore o per altro, finire nelle grinfie di chi ha scelto – o è stato costretto – a delinquere.  «Ovviamente non tocca solo alla magistratura intervenire per affrontare alla radice queste vere e proprie piaghe», Nicola Gratteri lo ha letteralmente gridato qualche giorno fa agli studenti dell’Università della Calabria: «delinquere non conviene». «Lo studio, senza raccomandazioni (superare un esame con la segnalazione di un prepotente equivale o non averlo superato. Quel pezzo di carta, conquistato con una telefonata intimidatrice vale meno di zero) è la chiave di volta per il riscatto della Calabria», ha sentenziato il procuratore capo di Catanzaro.
«Non lasciatevi convincere dai facili e lauti guadagni tocca, principalmente alla politica farlo, i magistrati possono e debbono fare la propria parte», ha dichiarato al Corriere, il nuovo segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati Edoardo Cilenti. È vero, ammette il magistrato che ha scelto, come altri suoi predecessori di riunirsi, come associazione, solo di sabato per non sottrarre tempo al compito istituzionale, (Gratteri ha rinunciato al compenso alla recente nomina all’Osce!) che stiamo trattando fascicoli di cinque anni fa, ma una marcia in più non è semplice averla. E perché c’è differenza tra Nord e Sud? È facile intuirlo, ma Cilenti lo dice a chiare note. Gratteri, va finanche nelle scuole e nelle università per tentare di inculcare negli studenti la mentalità nuova di cui abbiamo, tutti, bisogno. Al Sud, ci son più “fascicoli”, più “pratiche” perché nel Mezzogiorno ci si rivolge ai Tribunali molto di più che altrove, c’è una domanda di giustizia, di gran lunga maggiore. Non è mancato un esempio lampante. «Quanti sono i contenziosi sull’invalidità civile in Piemonte e quanti in Calabria?». Come dargli torto! Sono in tanti i magistrati calabresi a saperlo, non v’è dubbio. Sono altrettanti con le mani legate, però. Altrettanto valga per polizia, carabinieri, guardie di finanza. Bravi, ma pochi. Efficienti, ma insufficienti.
Da qui l’intendimento del ministro Marco Minniti, che conosce l’Italia ed in particolare la sua e la nostra Regione, a menadito, di “specializzare” arrivi e presenze di forze dell’ordine. Non se ne può fare a meno. La Calabria non può e non deve essere abbandonata a se stessa. Ha voglia di riscatto e di vivere. È pretendere troppo? Gli uomini di buona volontà, diciamo di no! E noi, con Minniti, ci affidiamo alla volontà di chi ci governa ed anche di quanti sono chiamati a pensare alla stagione dei doveri, accanto a quella dei diritti. Se non si scoprirà, però, come diceva Aldo Moro, da par suo, la stagione dei doveri, questo Paese, non si salverà. Figurarsi se si potrà salvare la Calabria!

 

*giornalista