A Catanzaro è partito il countdown

di Franco Scrima* Domenica, 18 Giugno 2017 18:46 Pubblicato in Contributi

Sette giorni. Tanti ne mancano prima che i catanzaresi ritornino nei seggi elettorali per esprimere il loro voto di preferenza che, questa volta, sarà quello definitivo, senza appello: o il centro-destra o il centro-sinistra che, semplificato, significa o Sergio Abramo o Vincenzo Ciconte.
A Catanzaro il voto fa il paio con il Parlamento; arriva carico di veleni: a Roma è naufragata la legge elettorale e l’intesa tra Pd, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia, a Catanzaro, pur se gli accordi reggono tra le forze politiche che compongono i due grandi schieramenti, sembra assistere all’indebolimento della propaganda politica e di quella elettorale con i partiti che danno l’impressione di voler stare alla finestra in attesa non si comprende di cosa.
Si preferisce lasciare manovrare i “galoppini” che si muovono come ruspe stringendo mani e facendo accordi specie in quel particolare mondo carico di bisogni e, pertanto, più permeabile battendo a tappeto le periferie e facendo promesse. È pressoché debole, invece, la presenza dei partiti, la loro azione tangibile, l’impegno dal quale risulti una connotazione determinata al candidato.
Eppure per Catanzaro che è la città capoluogo di regione, quello di domenica prossima sarà un test elettorale molto significativo più di qualsiasi altra città calabrese perché arriva anche dopo 15 anni di amministrazione Abramo, in cui la città ha fatto registrare più di un passo all’indietro, e con la candidatura alternativa di Vincenzo Ciconte sorretta da un’ampia coalizione di centro-sinistra e di liste civiche. Ma, nonostante si sappia che un successo alle amministrative quasi sempre può costituire un volano per le politiche, si ha l’impressione che manchi la presenza fisica dei partiti almeno così come se la ricordano i cittadini. La fede, l’attaccamento, la passione alla politica forse sono finite. O forse si sono assopite.
Sarà la mutazione dei tempi, il cambiamento profondo delle abitudini, quello che Pasolini nei suoi “Scritti corsari” soleva definire la “mutazione antropologica” che riguarda i cambiamenti profondi a seguito dell’avvento della società dei consumi. E anche se le riflessioni pasoliniane hanno poco in comune con i partiti politici, rimane il fatto che il potere del consumismo ha gettato via cinicamente i vecchi valori determinando, appunto, il cambiamento. Diversamente sarebbe inspiegabile capire come e perché da una parte (quella di Abramo) si aneliti di raggiungere il famigerato traguardo del “ventennio” del potere e, dall’altra, di avere un giusto supporto ideologico e reale al proprio candidato.
È comunque un dato che, smaltiti gli effetti del primo turno, la fisionomia del voto sia cambiata in città dove non si ragiona più solo sui nomi, ma si sarebbero inserite riflessioni più dirette sulle persone che hanno attinenza con le capacità di assicurare un nuovo modo di governare la città e di condurla verso il pieno recupero delle sue capacità e delle aspettative. 
Tim Cook, il numero uno di Apple parlando ai neo laureati a Boston li ha invitati al coraggio e alla speranza. Ha detto loro: «Credete in una causa? Abbiate la forza di difenderla». Forse qualcuno gli ha raccontato di Catanzaro…
La Città si accingerebbe così a sostenere una delle sfide politiche tra le più probanti tra un candidato forte del suo consenso, Ciconte, che secondo gli osservatori potrebbe essere il prossimo sindaco nonostante il distacco registrato al primo turno, e Abramo per il quale è però voce corrente che sia ormai inevitabile la chiusura di un’era.

 

*giornalista