La Calabria che preferisce le sagre alla propria sicurezza

di Domenico Marino* Lunedì, 11 Settembre 2017 17:03 Pubblicato in Contributi

È deprimente dopo ogni disastro sentire la triste litania di rimpianti e di buoni propositi.
Diciamo una volta per tutte la verità. Lo dobbiamo a coloro che hanno perso la vita, lo dobbiamo a coloro che hanno perso la casa. La prevenzione dei rischi non interessa nessuno perché non porta voti!
Può al più interessare i politici quando si trovano all’opposizione in modo da poter inveire su chi in quel momento è al potere, salvo poi fare anche peggio quando al potere si trovano loro.
Dal punto di vista statistico, oggi, la probabilità di morire in Italia o in Calabria per un evento atmosferico avverso è significativamente diversa da zero ed è più alta del rischio di morire in un incidente aereo.
Ma può un paese civile tollerare che il rischio di morte per pioggia sia diverso da zero?
Io credo di no, come sono anche convinto, e questa non è un’opinione, ma il frutto di un ragionamento scientifico, che investire nella mitigazione del rischio sia un investimento che non è solo conveniente dal punto economico, ma è anche un modo per salvare le vite umane.
Sarebbe, quindi, ovvio che la programmazione della spesa pubblica tenesse in gran conto questo aspetto.
E, invece, i cordoni della spesa sono larghi (e aggiungerei munifici) per le passeggiate delle Belen di turno, ma molto stretti quando, ad esempio, si tratta di pulire un torrente. Il perché è semplice. La passeggiata della Star pagata profumatamente porta consenso, la pulizia del torrente non la nota nessuno.
Il Programma operativo prevede una spesa inferiore al 5% per la prevenzione del dissesto idrogeologico, come se questo fosse l’ultimo dei problemi della Calabria.
Se preveniamo oggi, risparmiamo domani e salviamo vite umane. Questo vale per la sanità, ma anche per la prevenzione dei rischi. Invece in questo mondo a rovescio chiamiamo investimento i finanziamenti alle sagre delle melanzane, del peperoncino, della lattuga bollita e affini, ma dimentichiamo di pulire fiumi e torrenti, di rendere sicuro il territorio, di eliminare il dissesto idrogeologico e dopo ogni inevitabile pioggia facciamo la conta dei danni e invochiamo lo stato di calamità.
Forse, però, la vera e più grande calamità di questa terra, ma anche forse di tutta l’Italia, per la quale bisognerebbe invocare un intervento speciale, è la mancanza di una classe dirigente che sappia programmare, che abbia una visione del futuro e sappia allocare correttamente le tante risorse finanziarie - che non sono affatto scarse - ma che vengono sprecate perché disperse in mille rivoli per assecondare le esigenze di piccolo cabotaggio elettorale, mentre invece avrebbero dovuto essere funzionali a un grande programma di sviluppo.
Prima che sia tardi occorre riprogrammare le risorse con una visione della Calabria tra 10-20 anni, mettendo ai primi posti la prevenzione del rischio che è il vero investimento e la vera assicurazione per il futuro. Altrimenti dovremo prestare attenzione massima alle previsioni atmosferiche perché una pioggia inattesa non può solo guastare un fine settimana, ma può anche spedirci al creatore.

*docente di Politica economica dell'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria