A Rende posti letto... sotto il ponte

di Vincenzo Barone* Mercoledì, 13 Settembre 2017 17:30 Pubblicato in Contributi

Situazioni precarie. Storie di invisibili, che vivono nei luoghi più nascosti della città, a Rende. Un appartamento open space è situato sotto il ponte del torrente Surdo. È posizionato, giusto per dare una collocazione geografica, nei pressi del popoloso quartiere di via Rossini, all’interno del Parco fluviale cittadino. Una zona frequentata da migliaia di persone durante le manifestazioni “Wish Park” e di continuo attraversata, anche a piedi, dai numerosi clienti delle attività commerciali presenti nella zona. Sotto il ponte vivono diverse persone. Ci dormono, ci mangiano. All’aria aperta, senza muri divisori e in qualsiasi condizione meteorica.
Vite vissute al limite della comprensione umana. Eppure, anche in quella che viene presentata come una delle città più moderne del Meridione, si verificano episodi di indifferenza e di emarginazione sociale. A nulla bastano le segnalazioni alla Polizia municipale, agli Uffici tecnici ed ai Carabinieri. Uno scarico continuo di responsabilità, rispetto a quella che è diventata anche una grave situazione di danno ambientale. Sì, perché i poveri Rom che stanno sotto quel ponte per nutrirsi approfittano di quello che trovano nei cassonetti dell’umido della raccolta differenziata, fatta dai residenti dei palazzi vicini. All’ultima segnalazione fatta al Comando Carabinieri di Rende la risposta è stata secca: «Si deve chiamare la Polizia Municipale. La competenza è loro». Purtroppo anche nelle ore serali, quando gli agenti locali non sono in servizio. E quando si interpellano questi ultimi, la risposta non è poi tanto diversa: «Non ci possiamo fare niente. Non abbiamo strutture dove poter trasferire questa gente». Intanto il tempo passa. E le condizioni sotto il ponte peggiorano.
Alla mobilia, inizialmente costituita da lettini di cartone, in queste ultime settimane si sono aggiunti materassi, tavolini, sedie, divani, reperiti con tra le cataste di rifiuti ingombranti. La situazione, nella sua drammaticità sociale, perdura da ormai qualche tempo. Nessuno finora si è preoccupato di loro. Nemmeno quelli che dicono di avere a cuore le sorti della città. Con l’arrivo dell’inverno, se dovessero ripetersi le temperature glaciali dello scorso anno, c’è il serio rischio che qualcuno di loro possa perdere la vita. Così come lo stesso torrente, in condizioni di piena, potrebbe portarsi tutto dietro. Non è solo un problema di igiene pubblica e di danno ambientale, viste le cataste di buste di spazzatura che depositano nel loro “giardino”, sul lato del fiume. È una questione di solidarietà sociale, che a questo punto, rischia anche di compromettere l’immagine di una città che vuole apparire moderna e inclusiva.

*giornalista