Calabria, Eldorado mancato

di Franco Scrima* Lunedì, 18 Settembre 2017 10:22 Pubblicato in Contributi

Ha entusiasmato i calabresi l’intervento del ministro dell’Interno, Marco Minniti, a chiusura dei lavori del “Cantiere Calabria” nell’Università di Arcavacata. D’altronde le sue capacità dialettiche sono arcinote e, per di più, da calabrese si rivolgeva a calabresi speranzosi di sentire pronunciare quelle parole da chi condivide la gestione del Paese.
Il suo intervento ha profanato l’anima scettica dei presenti specie quando, per sottolineare che non stava facendo “diplomazia politica”, si è lasciato andare ad una affermazione dal sicuro effetto applauso: «L’Italia che cresce – ha detto il ministro – non può fare a meno del Mezzogiorno e della Calabria. Non ci potrà, infatti, essere una crescita stabile e strutturale se il Mezzogiorno e la Calabria non saranno parte integrante di questa crescita».
Concetti determinati e parole forti che inoculano consistenti dosi di speranza soprattutto tra i giovani ai quali il ministro si è rivolto per dire loro che «devono invertire la rotta e cominciare a ragionare mantenendosi dentro i contenuti del “Cantiere Calabria” non solo per interrompere la grave emorragia di intelligenze dalla Calabria, ma anche per creare le condizioni perché una parte di coloro che sono andati via possano ritornare». Ed ha chiuso il suo intervento con un messaggio di speranza: «daremo prevalenza – ha detto Minniti – ai fatti rispetto alle parole».
Che dire? Pronunciate da un ministro della Repubblica quelle parole assumono un significato importante, di eccezionale vigore sociale che lascia felicemente sorpresi i destinatari.
Lo stesso giorno che i quotidiani locali titolavano sull’intervento del ministro dell’Interno il Corriere della Sera apriva la prima pagina con questo titolo: “C’è un’Italia in movimento, non più separata in tre”. La suddivisione si riferiva a Nord, Centro e Sud. Dal testo dell’articolo si evinceva che l’economia moderna è costituita dal flusso di persone e di merci in cui professionisti, studenti, pensionati e prodotti corrono lungo nuove traiettorie atte a ridisegnare il volto del Paese.
C’era da chiedersi se rientrasse nel progetto, se fosse parte del processo. La risposta non è stata trovata. La considerazione è che è sempre attuale il lavoro di Primo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli”. Si apprende che tutto ciò che nel resto del Paese hanno realizzato, nella nostra regione, a cominciare dal turismo, dai reperti storici, dalle migliaia di chilometri di costa e da un altipiano mozzafiato, continua a rimanere fermo al Medioevo. E non è solo da ascrivere a responsabilità politiche, ma anche alla incuria locale: altrove la vecchia logica del localismo è stata sepolta da anni, in Calabria continua ad essere alimentata nonostante continui a produrre solo guasti e arretratezze.
Quanto alle promesse, la speranza viene riposta per intero nelle persone che dimostrano un’apertura intellettuale nuova, al passo con i tempi. Se i calabresi ritrovassero la memoria o facessero un po’ di ricerca storica, scoprirebbero che se fosse stato realizzato lo 0,1% delle promesse fatte sin dagli anni della ricostruzione posto bellica, la Calabria oggi sarebbe un Eldorado. 

 

*giornalista