«L'intelligenza artificiale può salvare la Calabria»

di Domenico Marino* Venerdì, 22 Settembre 2017 07:27 Pubblicato in Contributi

L’intelligenza artificiale è la nuova frontiera che può costituire una nuova rivoluzione non solo nell’industria, ma anche nella pubblica amministrazione. Si parla oggi diffusamente di Industria 4.0 e si comincia, si pur timidamente, a parlare di Pa 4.0.
La nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale cambierà radicalmente nel prossimo ventennio il sistema produttivo, le relazioni industriali e anche la nostra vita quotidiana.
Questa rivoluzione può essere un’opportunità per colmare il gap tecnologico e di sviluppo. Ma può essere anche un rischio, se la Calabria non sarà in grado di essere pronta a governare questi cambiamenti.
In un mondo in cui la velocità è tutto, in cui la rapidità è un fattore critico di successo, la Calabria si presenta con un processo di decisione/attuazione, lento, farraginoso ed elefantiaco.  Un pachiderma che deve competere in una gara di velocità con lepri e gazzelle.
Velocizzare i processi e le decisioni è, tuttavia, solo un problema organizzativo. Non servono nuove risorse o nuovi investimenti: la burocrazia regionale costa già 100 milioni di euro l’anno, al netto dei pur rilevanti costi della politica.  La cura è semplice e immediata, basta introdurre intelligenze, competenze e una buona dose cultura organizzativa all’interno del sistema decisionale regionale. Ma intelligenza e competenza fa rima con merito e questo è stato sempre il grande assente nei palazzi regionali. Organizzazione fa rima con efficienza ed efficacia, termini questi sconosciuti alla burocrazia calabrese. 
I cinesi stanno investendo fortemente nell’intelligenza artificiale perché hanno individuato in questa un’opportunità per colmare il divario con l’Occidente. 
La Calabria, che pure ha centri di ricerca eccellenti in questo campo, non riesce a mostrare la stessa attenzione e la stessa spinta innovativa. Rischia di trovarsi nella condizione in cui gli altri correranno ancora più velocemente di quanto fanno oggi, aumentando il divario.
Dovremmo investire pesantemente nell’intelligenza artificiale, ma le risorse per questo settore innovativo sono asfittiche. La cosiddetta strategia dell’innovazione regionale assomiglia troppo ad un colabrodo che fa acqua da tutte le parti, distribuendo a pioggia le risorse senza nessun ritorno reale per la collettività. Del resto sono le sagre che portano i voti, mica le reti neurali.
Forse la vera innovazione in Calabria sarebbe quella affidare la programmazione regionale ad un algoritmo di deep learning. Risparmieremmo alcune decine di milioni di euro e avremmo un risultato sicuramente più efficiente! 

*Professore di Politica economica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria