La politica abbandoni la sindrome dell'annuncite

di Fabio Sarpa* Lunedì, 09 Ottobre 2017 12:41 Pubblicato in Contributi

Non c’è che dire. Nell’ultimo periodo si è assistito a una vera e propria competizione di annunci tali da far arrossire il miglior marketing elettorale. Ha iniziato il presidente Oliverio, con l’evento dal titolo “Cantiere Calabria”, una tre giorni di dibattiti all’Unical, in cui si è discusso di ciò che è stato fatto (nulla o poco e male) e di quello che si dovrà fare nella seconda parte del mandato (rectius tanto, molto, da richiedere il miglior coordinamento delle competenze politiche e burocratiche). Si è proseguito alcuni giorni dopo con la convention dei ricostituenti del PD calabrese in cui sono stati evidenziati i pessimi risultati di tre anni di legislatura e la mancanza di dialogo all’interno del partito (a mio modesto parere è bene ricordare come alcuni dei ricostituenti, al netto delle maggiori risorse avute negli anni passati, abbiano fatto peggio dell’attuale governatore). Tutto ciò non fa altro che comprovare la frammentazione di un partito ormai allo sbando anche a livello regionale e le difficoltà nel far ripartire una regione ferma al palo da fin troppo tempo. 
Occorre pertanto dimostrare la capacità di passare “dalle parole ai fatti” iniziando sicuramente dalla burocrazia regionale attraverso: snellimento e rapidità di tutti quei procedimenti amministrativi che per troppo tempo restano chiusi nei cassetti della cittadella regionale, trasparenza e facilità di accesso alle informazioni da parte dei diversi stakeholders coinvolti, fermezza nella rimozione dei dirigenti che limitano o rallentano il processo di cambiamento. Del resto una macchina amministrativa che non produce si riverbera tra l’altro sullo scarso appeal del territorio calabrese, in cui burocrazia lenta, mancanza di accessibilità infrastrutturale secondo gli standard richiesti, presenza della criminalità organizzata e pressione fiscale elevata obbligano molte aziende a chiudere o a trasferirsi nelle regioni del nord da tempo più attrattive sia da un punto di vista infrastrutturale che fiscale. Tutto ciò che ne consegue è l’aumento della disoccupazione, l’assenza di lavoro ovvero l’impoverimento delle famiglie e l’emigrazione dei tanti ragazzi calabresi. Bene in questo caso l’istituzione della ZES di Gioia Tauro da parte del Governo ma, ancor meglio, sarebbe il miglioramento dell’accessibilità infrastrutturale e delle politiche incentivanti la produttività aziendale cui compete alla politica regionale. Per non parlare della salute che, in attesa della fine del commissariamento, necessita del miglior coordinamento possibile – non di continui scontri e rivalse visti fin’ora - tra regione e struttura commissariale utile, tra l’altro, a definire il fabbisogno epidemiologico della popolazione. Ciò in quanto anche i cittadini calabresi meritano elevati livelli qualitativi di assistenza.
In altre parole la politica ha l’occasione della vita: abbandonare una volta per tutte la sindrome dell’annuncite (i calabresi ne hanno fin sopra i capelli) e dimostrare di tenere a cuore le sorti della nostra regione ovvero di quell’interesse pubblico richiesto a gran voce dai cittadini calabresi.

 

*specializzando PA