I delicati equilibri di Sacal

di Franco Scrima* Lunedì, 16 Ottobre 2017 10:30 Pubblicato in Contributi

“Sacal, finisce 1-0 la partita… ”. Era il richiamo in prima pagina di Gazzetta del Sud dell’edizione di lunedì scorso, giornata prevalentemente dedicata ai commenti sportivi. Ecco perché l’idea che la nuova dirigenza della Società di gestione dell’aeroporto di Lamezia Terme avesse potuto decidere di sponsorizzare una squadra di calcio mi era apparsa congetturabile. 
Aperto il giornale c’è stata la sorpresa, il contenuto era ben altro e riguardava una vicenda giudiziaria “giocata” sì tra la “squadra pubblica” di Sacal e quella dei “privati”, ma non a calcio. Motivo del contendere risolto dal Tribunale in favore di Renato e Adele Caruso, padre e figlia, che detengono il 30% delle azioni della Società, era il diniego opposto dal collegio sindacale alla loro richiesta di acquisizione dei verbali delle riunioni del Consiglio di amministrazione. Una vicenda che si andava ad aggiungere al panorama di accadimenti che, in questi ultimi tempi, ha messo sotto la lente d’ingrandimento Sacal.
È stato così possibile apprendere alcune vicende e altre che sono in via di definizione interessanti. Eccole: 1) dimissioni presentate dalla presidente del Collegio sindacale, Palma Mattace, dirigente del ministero dell’Economia che non ha accettato l’idea di comparire davanti al magistrato; 2) ingaggio dell’avvocato Maurizio Martinetti dello studio legale “Ripa di Meana” di Roma, con una parcella di settemila euro al mese; 3) invio di una commissione d’accesso antimafia disposto dal Prefetto di Catanzaro su segnalazione dell’Enac, l’ente preposto al controllo del trasporto aereo civile; 4) definizione del ricorso proposto dai soci privati contro i “superpoteri” assegnati al presidente Arturo De Felice, reggino doc, con la doglianza di aver azzerato gli altri componenti del Consiglio di amministrazione; 5) bilancio della società al 31 dicembre 2016. 
E proprio sul bilancio è stata posta finalmente la parola fine. Finora erano circolate cifre diverse, adesso si sa che il disavanzo è di 5,6 milioni di Euro: 1,6 milioni attiene al bilancio perdite del 2016 e 4,1 milioni a quelli ereditati fino al 2015. L’Azienda ha tappato come ha potuto (2 milioni) il deficit facendo ricorso alle riserve straordinarie.
Stante una tale situazione patrimoniale, non si capisce come abbia fatto il Consiglio d’amministrazione di Sacal ad aumentare l’appannaggio annuo al presidente, fissandolo in 115 mila euro l’anno, e lo stipendio dell’avvocato romano in settemila euro al mese. 
Sull’ammontare del deficit della Società, per il quale il maggior azionista privato ha chiesto ai soci pubblici, forse anche per mostrare i muscoli, che sia appianato il debito, si erano abbattute le ire del presidente di Sacal che ha dato addosso ai giornali rei, a suo avviso, di avere ingigantito la somma indicandola in 5,5 milioni di euro. Adesso si sa, invece, che i mezzi d’informazione si erano mantenuti sotto di un milione. Comunque anche quelle sono state accuse di facciata, giusto per gettare un po’ di fumo sugli occhi, considerato che Sacal non ha mai quantificato prima d’ora il deficit limitandosi a indicare solo le perdite del 2016. 
Bisogna capire che erano, quelli, momenti particolari. Da una parte si stava parlando di unificare sotto un’unica bandiera (ovviamente quella di Sacal) gli aeroporti di Reggio Calabria e di Crotone per la cui causa si erano spese forze di governo nazionali e regionali, dall’altra c’era, e non è ancora sopito, il timore che sotto l’effetto di una esperienza fallimentare (Crotone) e di un’altra particolarmente traballante (Reggio Calabria con nove milioni di passivo) si finisse col rovinare anche il giocattolo Sacal. Ed è ciò che continua a preoccupare soprattutto i dipendenti di “Sacal GH” che più di altri temono il default essendo la loro un’azienda fortemente in perdita.
È, questa, una storia che è penetrata anche nell’aula del consiglio comunale di Lamezia Terme che ha ritenuto di porre l’accento soprattutto sul futuro di Sacal temendo che l’obiettivo con il quale si intende risollevare il destino dei lavoratori degli altri due scali calabresi, coinvolti in una situazione a dir poco disastrosa, possa determinare altri e ben più consistenti sacrifici per il personale in servizio a Lamezia. Tanto che l’assemblea cittadina ha approvato all’unanimità una relazione che fissa le condizioni dei tre aeroporti calabresi accompagnate dai piani industriali di ciascuno; ed è stato votato un documento nel quale è detto espressamente che «Lamezia non può perdere alcun posto di lavoro». Un documento articolato quello del consiglio comunale con il quale i gruppi si sono trovati d’accordo anche sull’opportunità di ingrandire l’aerostazione in considerazione del costante aumento dei passeggeri arrivato a 13mila giornalieri, il che conferma la tendenza dell’aeroporto lametino a “riempire” gli aerei più di quanto avvenga in molti altri scali italiani. 
Probabilmente è anche per questo motivo che un ex presidente di Sacal, l’avvocato Giancarlo Pittelli ha consegnato a Facebook una sua riflessione. La riprendiamo con la speranza che possa essere di ausilio per un dibattito in Calabria che abbia come obiettivo lo sviluppo complessivo della regione, lontano da provincialismi che, unitamente all’incuria, sono le principali cause dell’arretratezza e della povertà di questa terra. Questo il contributo del senatore Pittelli: «Tre aeroporti in Calabria sono una follia. Lo ripeto, ovviamente inascoltato, da 15 anni. Nessuno si rende conto che il sistema dei trasporti può reggersi solo con l'intermodalità e invece si va avanti con una politica dissennata alla ricerca del consenso nei vari territori calabresi. Nessuno dice ai calabresi la verità: un solo aeroporto sarebbe più che sufficiente se raggiungibile attraverso una rete viaria e ferroviaria adeguata. Regioni con oltre 5 milioni di abitanti dispongono di un solo aeroporto. Noi calabresi, meno di 2 milioni, ne pretendiamo tre. E come si reggono, con quali numeri, con quali costi?».
Un vero guazzabuglio! E tanto per snellire la situazione il Piano regionale dei trasporti ha dato il via libera ad un quarto aeroporto, quello di Sibari. E non è finita qui; nell’alto Tirreno cosentino c’è già una pista d’atterraggio che spera di diventare la chiave per il quinto aeroporto in Calabria.

*giornalista