Scalfari, il jazz, la mafia e i giovani calabresi

di Gregorio Corigliano* Mercoledì, 01 Novembre 2017 11:21 Pubblicato in Contributi

Il tempo è brutto e piove di continuo. Ha concluso, così, citando una canzone del jazz americano, Stormy Weather, un suo editoriale domenicale Eugenio Scalfari. Ovviamente non vale solo per il tempo meteorologico. Si può adattare a quello che si ritiene opportuno. In Calabria, per esempio, il tempo è sempre brutto, e per di più, piove di continuo. Anche durante i giorni della siccità e del ferragosto. Si vede, per caso, all’orizzonte il sole, quello vero, quello che riscalda i cuori e dà speranze ai giovani, ma anche agli anziani? Certamente no. In tanti dovremmo fare lo sciopero della fame per attirare l’attenzione del governo nazionale, ma anche della giunta regionale affinché si adottino proposte risolutive che, da cento anni, a giusta ragione, reclamiamo, quasi sempre inascoltati. Oltre al ministro Delrio, per lo ius soli, dovrebbe farlo – lo sciopero della fame, sia per rimettersi fisicamente in forma, che per ottenere un’attenzione concreta da Renzi e Gentiloni, il presidente Oliverio, per i suoi amministrati, noi che abbiamo deciso, perché diversamente giovani, di rimanere qui. Ma anche per i giovani che anelano il rientro a casa, pur di non essere costretti a vivere una vita grama. E se, volesse, Oliverio, anche per reclamare, in modo eclatante, la nomina a commissario della sanità. Invece, nulla, continuiamo a scrivere, a gridare, a parlare, ma le nostre voci non le sente nessuno. E se la ‘ndrangheta dovesse continuare a dettar legge, in ogni angolo? Non basterebbe “Stormy weather”. E per dirla sempre con Eugenio Scalfari, bisognerebbe passare – senza voler essere menagrami - Al “Requiem di Mozart” che, musicalmente, fa pensare più all’inferno che al paradiso.
C’è da dire, però, che non tutti facciamo - politici, amministratori e cittadini - il nostro dovere di uomini di buona volontà, come dovremmo. Altrimenti non saremmo sempre qui a reclamare l’attenzione che meritano il settore industriale, quello agricolo ed il settore turistico, nonostante qualche segnale, solo quest’anno, di ripresa. E sul piano della mafia? La Chiesa, sempre, o quasi, non perde occasione, per ribadire che vanno usati tutti mezzi per sconfiggere le cosche criminali. Lo ha fatto, da ultimo, mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri- Gerace, nel corso di una giornata per la conversione dei mafiosi. Un tentativo, ancora, per far scattare la voglia di ravvedimento nei cuori (ce l’hanno?) di quanti hanno scelto la strada del male. Questa giornata, a Placanica, dove da tantissimi anni, fa opera di evangelizzazione, fratel Cosimo, fondatore dell’Opera dello Scoglio. Tutto quel che di fa per i riscatto della locride e non solo è vitale e utile per far scordare quanto ormai è diventato luogo comune. Una mia amica, dottoressa romana, mi ha chiesto, l’estate scorsa, il luogo dove poter passare le vacanze in provincia di Reggio, sulla Jonica. Le risposi, tra Roccella e Locri. E lei di rimando: «Locri? Ma non è pericoloso? Io avrei paura, si leggono sempre brutte notizie». “Calati juncu” dissi tra me e me. Ed io, a convincerla, vada tranquilla. Non venne. Anche per questo non ci può piegare alla ‘ndrangheta. I danni sono incommensurabili, su qualsiasi piano. «Sogniamo una umanità vera per continuare a sperare» ha sottolineato il vescovo Oliva. I cuori non possono essere di pietra. La mafia è una via di morte, rovina la nostra terra, paralizza ogni tipo di sviluppo, economico, sociale, distrugge la nostra cultura che, dappertutto, e significativamente nella locride ha uno dei punti di riferimento, particolarmente attrattivi.
È noto a tutti, perché si debba ripetere. Non sono sufficienti l’azione e l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura, se non c’è la consapevolezza delle necessità di un cambiamento in noi stessi. Ha voglia Nicola Gratteri, procuratore antimafia di Catanzaro, ma di origini e residenza geracese, di ripetere che è soprattutto la scuola a dover svolgere una funzione essenziale. Ecco perché gira come una trottola per paesi e città a diffondere il verbo dell’onestà, contro ogni forma di ricatto da parte delle cosche che allettano i giovani – ancora - con il facile guadagno. Ecco perché è urgente trovare una soluzione per dare lavoro ai giovani che non possono essere sospinti verso il crimine organizzato, dal quale come ripete sempre Gratteri, una volta entrati nel circuito, non si esce più. E non importa se si tratta di piccolo o grande crimine – son tutti uguali- «è importante non avere a che fare». Ecco perché, l’emulazione deve essere di mons. Oliva, non dei criminali. Meglio senza un euro in tasca che dormire col timore di essere arrestati o di finire ammazzati, solo per avere svolto un compito che non ha bisogno di testimoni. Il lusso, però, purtroppo fa gola e i giovani non riflettono quanto dovrebbero. Sono chiamati a farlo, nel loro interesse, ma anche in quello della Calabria intera. Non è degno di rispetto chi toglie la speranza, soprattutto ai giovani.

*giornalista