Va bene la Zes, ma riempiamola di contenuti

di Domenico Marino e Pietro Stilo* Venerdì, 03 Novembre 2017 11:12 Pubblicato in Contributi
L'area del porto di Gioia Tauro L'area del porto di Gioia Tauro

Alcuni giorni addietro il sottosegretario Antonio Gentile partecipando, a Rosarno, ad un convegno dedicato al tema sull'istituzione Zes (Zona economica speciale) di Gioia Tauro, ha dichiarato testualmente: «La Zes in Calabria sarà una sola, ma nulla impedisce di studiare forme di allargamento dei benefici fiscali ad altre aree in considerazione del fatto che la regione ha un numero di abitanti inferiore a quello di zone come Napoli e Salerno che pure godranno di questo strumento a cui si aggiunge il reddito pro-capite più basso d'Europa. Quindi tutti i parlamentari calabresi dovrebbero adoperarsi per questo obiettivo».
Un'affermazione che condividiamo in pieno in quanto potrebbe essere uno strumento importante per lo sviluppo della nostra regione. Sulle Zes si è dibattuto tanto negli ultimi anni; acronimo che prima era appannaggio dei soli addetti ai lavori, oggi è invece un termine di uso comune e se ne discute con molta frequenza. 
Il concetto alla base delle Zes è molto antico e risale alla pratica utilizzata già in passato di istituire zone franche (aree cioè esenti per finzione giuridica da strumenti di politica commerciale), create con l’obiettivo di incentivare gli scambi economico-commerciali, tanto è vero che già le le antiche città-stato del Mediterraneo come Marsiglia, Genova o Venezia in età Medioevale utilizzavano strumenti simili. Le Zes moderne invece ebbero avvio a livello mondiale, negli Stati Uniti intorno anni ’30 del secolo scorso e da lì a poi sono state utilizzate da altri Paesi.
Nell'Ue un esempio di eccellenza in tal senso può essere considerata l’Irlanda, tanto è vero che il 18 febbraio 2012 la delegazione cinese, presieduta dall'allora vice presidente Xi Jinping, (divenuto il 15 novembre dello stesso anno nuovo leader della Repubblica Popolare Cinese), ha scelto soltanto l’Irlanda come unica tappa dell’area comunitaria, proprio per visitare la prima “zona franca industriale di esportazione” realizzata al mondo, ossia la Shannon Free Trade Zone realizzata nel 1959, la quale in seguito alla visita del leader cinese Jiang Zemin nel 1980, è servita da modello per le zone economiche speciali nella Cina meridionale. Le Free Zone cinesi rappresentano oggi un esempio di eccellenza a livello globale e fungono da punto di riferimento e spunto per tutti quei paesi che vogliono realizzarle nel loro interno. Ed è proprio da questo esempio che vogliamo cominciare il nostro ragionamento sulla possibilità di istituire una Zes per l'intera Calabria.
La Repubblica Popolare Cinese con la politica “della porta aperta” ha inaugurato la ristrutturazione della propria impalcatura economica, e le Zes sono state uno strumento fondamentale in tal senso. La prima venne istituita nel 1979 a Shenzhen la quale ha comportato un incremento medio annuo del Pil locale di circa il 30%, e da li poi sono sorte altre Zes: Zhuhai, Shantan; seguite da Xjamen e dalla provincia di Hainan, seguite dalla nascita di Aree di Sviluppo Costiero (zone a trattamento privilegiato) come quella di Waigaoqiao vicino Shangai, aree di sviluppo tecnologico (Technology Development Zone) e aree volte al supporto logistico e amministrativo (Export Processing Zone e i Logistic Parks).
Per ogni zona di queste sono state studiate agevolazioni e incentivi fiscali specifici, proprio per affrontare le peculiarità tipiche di ogni territorio. L'istituzione delle zone economiche speciali dunque si è rivelata un valido strumento di sviluppo economico territoriale e modernizzazione del Paese.
Dunque un modello valido e vincente, un modello interessante per poter estendere i benefici della Zes unica in Calabria sull'intero territorio regionale calabrese, un'esperienza alla quale ispirarsi valida e concreta . L'abbiamo pensata un pò come la teoria del “ Ciclo di vita del prodotto” di Vernon: un prodotto (in questo caso uno strumento) che nasce negli Usa da li poi si diffonde in un paese industrializzato dell'occidente l'Irlanda poi viene da li viene diffuso e prodotto in un paese in sviluppo la Cina (oggi Emergente è dir poco) e da li torna verso i paesi industrializzati cioè l'Europa (Italia in questo caso). Ovviamente calandola nella nostra realtà normativa e territoriale, quale strumento di rinascita economica e non solo.
Quella dell’estensione della Zes alla Calabria può sembrare una cosa scontata. In realtà cambia diametralmente la natura dello strumento che diviene a tutti gli effetti una politica di incentivazione fiscale che agisce su un territorio più vasto e non una misura che ha effetti solo su un’area portuale. Deve diventare se volete il cuore di tutta la programmazione. Ovviamente l’estensione della Zes a tutta la Calabria pone una serie di interrogativi e di aspetti problematici il cui superamento sarà fondamentale per il successo di questa misura.
Il primo aspetto è il rapporto fra Zes e programmazione regionale. Una Zes regionale impone una riscrittura integrale dei documenti di programmazione, mettendo questa idea al centro di tutta la programmazione e puntando su di essa. Se volete è un’idea strategica, da riempire di contenuti, che offre una opportunità unica di sostituire la scadente e inconsistente programmazione fin qui portata avanti sul Programma operativo 2014-2020 con una nuova e più efficace. Questa riscrittura è una scommessa, sulla quale bisogna sicuramente puntare, ricordando però che la regione Calabria ha finora sistematicamente fallito tutti gli appuntamenti degli ultimi 20 anni. Se non cambia il modo di programmare questa scommessa è persa in partenza ed è inutile puntarci sopra se non si vuole fare la figura dello scommettitore che si reputa sfigato, ma che in realtà non è altro che un incapace che sa puntare solo su cavalli brocchi e bolsi.
Una Zes regionale è un’idea strategica se viene riempita di contenuti e di azioni coerenti, se abbandona la logica dei finanziamenti a pioggia, o forse in Calabria sarebbe meglio dire ad Uragano, affidati troppo spesso a click informatici di dubbia utilità e di dubbio senso. L’innovazione non si fa selezionando chi è più bravo o più veloce a muovere il mouse, ma individuando le idee innovative e gli imprenditori innovativi.
La Zes di tutta la Calabria come contenitore della nuova Strategia dell’Innovazione è un’idea che può essere vincente. Ma non basta cambiare i nomi alle cose per far cambiare il sapore della minestra. Bisogna cambiare i contenuti e, soprattutto, gli uomini che pensano e attuano questi contenuti, altrimenti, come spesso è avvenuto in passato, avremo nomi altisonanti come Strategia di Innovazione Intelligente che, se escludiamo il nome, nella realtà altro non era che il tentativo, fallito in partenza, di una riproposizione di vecchie e obsolete idee di sviluppo senza alcun coordinamento logico fra di loro.

* docenti Università “Mediterranea” di Reggio Calabria