La Calabria e i micronazionalismi in Europa

di Francesco Viafora* Domenica, 05 Novembre 2017 13:04 Pubblicato in Contributi

Le recenti vicende legate alla dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte della Catalogna, in seguito ad un referendum anti costituzionale, o i recenti referendum consultivi in Veneto e Lombardia, hanno messo in evidenza come sia latente in Europa un sentimento di indipendentismo legato ad identità di popoli improbabili o superati dalla storia. La Padania, il Veneto, la Catalogna, la Baviera e la Slesia sono solo alcune delle futuribili micronazioni che rivendicano maggiore autonomia, o addirittura indipendenza dallo Stato centrale facendo leva su di una confusa  e spesso inesistente identità che fa da paravento, invece, al vero principio che anima i sentimenti indipendentisti del ventunesimo secolo: sganciarsi dallo Stato per non redistribuire le proprie ricchezze con le zone meno ricche in nome dell´individualismo fiscale. Se i movimenti popolari che avevano portato nel diciannovesimo e ventesimo secolo alla nascita degli Stati nazionali erano animati da sentimenti solidali e democratici, i movimenti populisti anti-stato o indipendentisti sono animati dall´egoismo e da interessi materiali che nulla hanno a che vedere con i principi democratici e con gli interessi di cittadini e lavoratori. Solitamente questi movimenti sono guidati da leader improvvisati come Farage dell´Ukip che ha guidato la Brexit per poi svanire dalla scena, o da politici poco esperti come il presidente della Catalogna Pigdemont che si é “coraggiosamente” rifugiato in Belgio dopo aver dichiarato di fatto la separazione dallo Stato centrale lasciando anche il popolo che lo aveva ingenuamente sostenuto senza leadership, oppure, come nel caso di Grillo e Babis, da miliardari senza scrupoli che mirano allo smantellamento dello Stato  di diritto in nome degli interessi economici personali e non. Le parole d´ordine e gli argomenti di questi movimenti sono simili e ricorrenti: si parla sempre di stato corrotto, di libertà ma mai di democrazia e si considerano le aziende private come le uniche figure salvifiche capaci di creare ricchezza e posti di lavoro. Il rigurgito anti-europeo, anti-politico ed anti-stato ha  sempre in realtà solo una vittima che non é mai lo stato centrale bensì i lavoratori, i giovani, i precari e le persone che vivono in zone economicamente svantaggiate come la Calabria. Immaginare un´Europa frammentata in piccole realtà che non conterebbero nel lungo periodo niente rispetto a colossi come la Cina e la Russia, significa sacrificare le nuove generazioni e lasciare i giovani calabresi soli senza nessun tipo di garanzia e di prospettive per il futuro. Paradossalmente alcuni di questi movimenti, a causa della cattiva informazione e della crisi dei partiti tradizionali, godono di un appeal illogico e smisurato tra i giovani liberal, giovani politicamente senza identità che non si rendono conto minimante delle implicazioni future dell´affermazione dei micronazionalismi e di fenomeni su larga scala come la Brexit. I movimenti indipendentisti, partiti di stampo nazionalista o populista come il M5s, altro non sono che il braccio politicamente “armato” delle multinazionali e delle scuole di pensiero chi si rifanno al capitalismo finanziario artefice della recente crisi economica e dell´impoverimento della classe media. La nascita da micronazioni politicamente ed economicamente irrilevanti, l´indebolimento dello Stato centrale è infatti il modo attraverso il quale le multinazionali si mettono nelle condizioni di “comprare” intere aree geografiche con i loro investimenti determinando il futuro politico ed economico di queste aree stesse. Uno Stato centrale debole è musica, per esempio, per i giganti del web come Google o Apple sempre alla ricerca di stati piccoli o economicamente deboli da poter inondare di posti di lavoro mal pagati e precari in nome di condizioni fiscali favorevoli. Molte di queste aziende fatturano da sole due volte il PIL della nostra regione e senza un argine alla loro capacità di eludere le regole da parte di istituzioni europee e nazioni forti, si arriverebbe alla contraddizione per cui queste aziende governerebbero zone come la Calabria in nome del loro strapotere economico fuori ogni regola e controllo. In una regione come la nostra dove il rapporto tra corruzione e Pil è spaventosamente alto, dove la maggior parte delle migliori menti é costretta a cercare fortuna altrove, più che uno Stato diviso ed irrilevante, servirebbe uno Stato forte e competente che riesca a redistribuire la ricchezza in maniera equa in modo tale da favorire quelle realtà creative ed imprenditoriali latenti.

 

*Economista