Area centrale della Calabria: opportunità irripetibile

di Franco Scrima* Lunedì, 13 Novembre 2017 08:04 Pubblicato in Contributi

Che sia ripreso il dialogo sulla grande area lungo l’antico tracciato dell’istmo che nell’antichità univa il mare Jonio al Tirreno (da Catanzaro a Lamezia Terme) è sicuramente positivo. L’argomento era stato “rispolverato” da “Alleanza Civica” e divenuto parte integrante del programma elettorale di Enzo Ciconte alle scorse amministrative nel tentativo non riuscito di scalare la poltrona più alta di Palazzo De Nobili.
Che sia stato ripreso dal sindaco di Catanzaro Abramo per essere oggetto di un incontro con il suo collega di Lamezia Terme, è stato sicuramente positivo anche se eticamente andava ricordata la “bolla” posta dal vicepresidente del consiglio regionale che nel progetto di espansione del territorio Lametino e Catanzarese continua a credere fortemente sia che lo si voglia considerare come strumento di crescita economica per entrambi i territori, ma anche per i tanti comuni che sorgono nella fascia intermedia, sia per costituire il terzo più importante polo della Calabria.
Furono questi i motivi che spinsero il consigliere regionale Enzo Ciconte a porre con determinazione l’idea di realizzare un’unica, grande area delimitata – come fu nel quinto secolo avanti Cristo – dai due mari e abitata dagli Italoi (così venivano chiamati i catanzaresi di quell’epoca) da cui nacque il nome Italia col quale si indicava la Calabria prima che fosse esteso all’intero Paese.
Si tratta di una proposta di grande rilevanza sociale che andrebbe assunta in un periodo in cui Rossano e Corigliano decidono di fondersi per costituire un’unica grande città e, più a Sud, Reggio Calabria, in sordina, riesce a farsi riconoscere Città metropolitana con i tanti benefici che le derivano.
Nasce anche da questo il progetto recente dell’Area Centrale. Se si vuole evitare che la provincia continui a segnare il passo e rimanga la cenerentola della regione o come la definì Costantino Fittante nel suo libro area Critica perché non riesce a decollare nonostante conti su due grandi città, su un aeroporto internazionale, sulla più grande area industriale del Mezzogiorno, su una importante università e su un patrimonio paesaggistico, ambientale e agricolo di grande importanza, non ci sono alternative. Se si vuole guardare al futuro bisogna riprendere in considerazione il vecchio progetto dimostrando, questa volta, una seria intenzione di volerlo realizzare. Per questa parte di Calabria quel piano rimane l’unica ancora possibile cui appigliarsi per darle una visione di futuro reale.
È evidente che per realizzare l’Area centrale della Calabria e strutturarla in modo da renderla competitiva c’è bisogno soprattutto di una classe dirigente capace. E qui, secondo giudizi condivisibili, si fa largo la perplessità. Anche da un giudizio superficiale, è innegabile che non si possa affermare che la Calabria abbia dimostrato di essere capace di selezionare una classe politica e dirigente in grado di risolvere le tante emergenze da cui il territorio è afflitto.
Gli Alimena, i Mancini, i Gullo, i Lamanna, i Nicotera, i Misasi, i Fazzari. E ancora i Chimirri, i Bianchi, i Grimaldi tanto per rimanere tra i poteri nobili della politica calabrese, non ci sono più; sono stati soppiantati da una classe che raramente si è dimostrata all’altezza del mandato ricevuto.
Per i calabresi dell’area dell’istmo che hanno ricevuto un mandato politico oggi si apre una possibilità irripetibile: lavorare con l’obiettivo di restituire carattere e forza al territorio.

*giornalista