Quei “bamboccioni” per necessità

di Gregorio Corigliano* Lunedì, 20 Novembre 2017 07:27 Pubblicato in Contributi

È davvero strano. Una volta i giovani si sposavano a 19-20 anni, soprattutto se senza titolo di studio, o a 25-28 se laureati o diplomati. Oggi? Non si sa. Dipende. Da cosa. Tanto per cambiare dal lavoro (che non c’è)! Ed ecco che, ancora una volta, la Banca d’Italia, con i suoi uffici studi, ci viene in soccorso per capire le ragioni del tema: “Leaving your mamma, why so late in Italy?”. “Lasciare la casa di mamma, perché così tardi in Italia?”.
Lo studio, curato da Enrica Di Stefano, risponde all’ormai antica questione, parlando di salari bassi, tanto per cambiare, lavoro intermittente e quindi insicuro, affitti alle stelle. Dando per scontato che quello che si trova è un job fuori casa, fuori città, fuori regione, al Nord, se non in centro Europa. 
Sempre, secondo Bankitalia, c’è una ragione di più (non per emulare Mina, che tirava in ballo l’amore) che porta i nostri giovani a rimanere con i  genitori più a lungo, rispetto ai loro coetanei europei o americani.
I nostri genitori sono disponibili più che in passato a tenere i figli in casa, senza spingerli a trovare un lavoro, una fidanzata, una moglie. Li tengono volentieri in casa, senza preoccupazione alcuna. E non sono pochi, questi – benedetti - genitori. Sono nientemeno che - secondo il rapporto Istat - il 70 per cento di tutti i genitori dei paesi Ocse. C’è da aggiungere che – ma non era proprio necessario rilevarlo- che «più i genitori sono abbienti, meno  figli sono invogliati ad andar via di casa e trovare un lavoro». Grazie. Mantenuti in tutti sensi. Vitto,alloggio, vestiti. Quale la ragione, allora, che dovrebbe spingere venticinquenni e trentenni ad andar via di casa. Finché dura la manna della mamma, si rimane in casa. Poi si vedrà.
Ed il bello è, sempre secondo l’indagine di Bankitalia, che questo avviene maggiormente al Nord.  In Lombardia, Piemonte, Liguria e regioni vicine ad un aumento delle entrate dei genitori corrisponde un aumento delle quote di figli che vivono a casa. 
Al Sud, questo avviene di meno. Perché, l’esigenza di trovare un lavoro qualsiasi e, soprattutto, quella di formare una famiglia è maggiormente sentita in Sicilia, Calabria, Campania e Basilicata. 
Secondo Marco Manacorda ed Enrico Moretti, del centro studi Economic performance della London School of Economics, nagli Stati Uniti accade il contrario. Più aumentano le entrate dei genitori, minore è il numero dei figli che rimangono a casa. 
I genitori non vogliono pesi e condizionamenti più di un certo limite di età. Vogliono vivere la loro vita, viaggiare, non avere pensieri e preoccupazioni più di tanto. Al Sud i figli sono sempre “piezze e core” fino a qualsiasi età. Due modi, diametralmente, opposti di concepire la vita. Per un certo verso, da condividere. Le mentalità non sono e non possono essere uguali. Un numero? In Italia vive coi genitori il 30% dei trentenni ed il 21% delle trentenni, in America, le percentuali calano al 9 e al 5%. Giusto, per comprendere. Inoltre, il 15% degli americani tra i 15 ed i 19 anni va via di casa. In Italia, a malapena, il 5%. Un record, questo italiano, che primeggia anche in Europa, soprattutto in Francia. 
Insomma quelli che il compianto Padoa-Schioppa chiamava i “bamboccioni”  sono costretti a rimanere in casa,in un verso o nell’altro, più o meno. E questo è da attribuire, non tanto e non solo, all’aumento dei “titolati” laureati o diplomati - che pure influisce - quanto al fatto che trovare un posto di lavoro è diventato che definire difficile è un eufemismo. Direi impossibile. 
Ho incontrato un ragazzo che vende frutta e verdura nel negozio del padre, ha una trentina d’anni, più o meno - si chiama Gaetano - la maturità scientifica l’ha conseguita da tempo. Eppure, dopo un po’ di girovagare, a destra e a manca mi ha detto: Dottò, cosa devo fare? Aiuto mio padre, non ho trovato alcuna occupazione e adesso aiuto la mia famiglia che, così, non ha bisogno di commessi o aiutanti.  
Certo c’è anche il caso di quel barista di Milano, Angelo Pattini, che offre 1.400 euro al mese per banconisti e panettieri e non trova giovani da assumere, con regolare contratto. Vorrebbe anche commesse, pasticcieri, commessi, ma nulla di nulla. Nessuno si presenta. 
Quelli del Nord, perché sperano in un mestiere migliore, quelli del Sud perché preferiscono aspettare la manna del cielo.  Ed intanto rimangono in piazza, sperando che Gioia Tauro, per esempio, diventi Zes e possano trovare lavoro in loco. E ne frattempo, ci sono comunque mamma e papà e qualche amico che provvede e provvederà. Fatalisti! Poi si vedrà. Non è giusto però. Un’esperienza al Nord,anche umile, sarebbe altamente formativa per vedere quanto è amaro l’altrui pane. E se poi fosse da cameriere o da “homme de chambre” in Inghilterra, darebbe, oltre a qualche sterlina, la conoscenza dell’inglese. Che è il massimo della vita perché apre le porte del… futuro.

 

*giornalista