Una cabina di regia per la salute dei calabresi

di Fabio Sarpa* Martedì, 28 Novembre 2017 13:36 Pubblicato in Contributi

Il tavolo Adduce-Urbani ha certificato per l’ennesima volta il fallimento (ahinoi!) della sanità calabrese. Sette anni di commissariamento che non sono serviti a rimettere i conti in ordine ma, soprattutto, ad assicurare una maggiore qualità dei servizi erogati per la salute dei calabresi. Fatti e numeri che dimostrano chiaramente un disavanzo stimabile tra i 105 e i 153 milioni di euro, Lea non pervenuti, migrazione sanitaria verso le regioni del nord che costa, alle casse regionali, 300 milioni di euro l’anno, blocco del turnover e dei cantieri (mai partiti) relativi ai nuovi ospedali calabresi, disarticolazione del dipartimento regionale salute. Un disastro annunciato per cui è difficile trovare un alibi, che si ripercuote sull’assistenza sanitaria richiesta e pretesa da tutti i cittadini calabresi. Ciò poiché negli ultimi anni si è pensato (male) di alimentare uno scontro senza esclusione di colpi tra commissario alla sanità da un lato e politica regionale dall’altro; una vera e propria ossessione per l’attuale Presidente della Giunta regionale che ha rallentato, tra l’altro, l’intera attività politico-amministrativa dell’attuale esecutivo. Per non parlare dello stallo venutosi a creare nell’intera rete sanitaria calabrese dovuto ai ritardi e alla mancata applicazione delle disposizioni commissariali da parte dei direttori generali nominati dal Presidente Oliverio e dei premi, a quest’ultimi deliberati.
Uno stato di cose che, a mio parere, necessita nell’immediato di due azioni possibili: l’attivazione straordinaria e temporanea, accanto al tavolo interministeriale denominato Adduce ormai insufficiente a risolvere da solo il deficit sanitario calabrese, di una cabina di regia tra governo, commissario alla sanità e politica regionale capace di fissare obiettivi di rientro rispetto agli scostamenti rilevati da raggiungere nel breve periodo. In altre parole il governo nazionale dovrà garantire la guida e la supervisione degli altri due attori principali, commissario ad acta e politica regionale, quest’ultimi chiamati, per forza di cose, a collaborare e a dimostrare simultaneamente la giusta maturità funzionale a concorrere all’eliminazione degli sprechi generati e al normale coordinamento con le intellighenzie medico-scientifiche e tecnico-manageriali necessari a definire il fabbisogno epidemiologico della popolazione tenuto conto, tra l’altro, della morfologia territoriale e delle reti infrastrutturali di collegamento.
La rimodulazione del piano sanitario di rientro ovvero della rete ospedaliera regionale non più attuale rispetto alle nuove esigenze di assistenza dell’utenza. Un impianto capace di gestire efficacemente l’intero sistema della salute e di mettere in rete i diversi centri di emergenza/urgenza e delle alte specialità. In questo modo all’utente verrebbe garantita un’offerta sanitaria di qualità tesa a evitare il cosiddetto “rimpallo” del paziente da una struttura all’altra sinonimo di malasanità ovvero di quella migrazione passiva di cui tanto soffre la nostra regione, a tutto vantaggio delle strutture a nord del paese. In tale ottica si inserisce, tra l’altro, la riattivazione e/o il potenziamento degli ospedali di “frontiera” e di quelli dislocati in zone di particolare complessità geografica. 
Compito di tutti i principali protagonisti sarà, pertanto, quello di mettere da parte i differenti interessi che si celano dietro la gestione della sanità ad esclusivo vantaggio di una corretta erogazione dei servizi, moderna e al passo con i rinnovati bisogni di assistenza dei calabresi. 

*specializzando PA