Il groviglio degli aeroporti calabresi

di Franco Scrima* Lunedì, 22 Gennaio 2018 10:35 Pubblicato in Contributi

Che strana regione è la Calabria. O meglio quanto bizzarri sono gli abitanti, autoctoni o d’importazione poco importa. Quello che è certo è che sono capaci di mettere in discussione quel poco di buono di cui dispongono, realizzato con sacrifici e avendo superato avversità e credenze che hanno reso difficile la vita in questo lembo di Paese. E dire che sarebbe sufficiente mettere a frutto l’intelligenza per sovrastare ciò che altri sono riusciti a fare nelle loro zone. Ma così non è. Rimane l’amara considerazione residuale del destino difronte al quale, spesso, si è impotenti: ma la Medusa anche in questo caso non è la bella leggenda d'amore che ci viene tramandata dal passato tra Amore e Psiche. Più umanamente riguarda l’incapacità di mettere a frutto ciò che di buono si possiede.  
L’amarezza di questo modo di essere, la rassegnazione con cui ci poniamo difronte alla realtà proviene dal sistema aeroportuale che, per incuria o incapacità, o forse anche per cattiva conduzione, ha subito colpi fatali che mettono a rischio la sua stessa sopravvivenza. Il riferimento riguarda più direttamente gli aeroporti di Reggio Calabria e di Crotone, che pure essendo vitali per la crescita di quei territori, sono stati gestiti in modo da subire l’onta di una debacle finanziaria. 
Sarebbe stato probabilmente più ortodosso garantire alle popolazioni il diritto alla mobilità attuando iniziative e individuando strumenti con i quali gestire nuove e più confacenti realtà per avere efficienza e funzionalità. È stata scelta, invece, per vicende congiunturali, l’ipotesi meno suggestiva che si è rivelata la più mortificante e che si sta rilevando peraltro la più pericolosa non solo per la normale ripresa dei voli dal Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto e dall’Aeroporto dello Stretto, quanto per assicurare ad entrambi un futuro sereno. Si spera che quello di Lamezia Terme non risenta degli effetti deleteri nei quali c’è il rischio che cada per le conseguenze della mania di grandezza di un presidente che, soprattutto per incapacità, ha posto la struttura in condizioni difficili, decidendo di gestire anche i servizi degli altri due aeroporti senza averne le capacità sostanziali. 
Adesso tutti si chiedono se Sacal riuscirà ad assicurare la mobilità aeroportuale calabrese; ma c’è anche chi sospetta che possa rischiare di rimanere triturata dagli eventi. Una ipotesi giudicata evidentemente possibile dagli amministratori di Crotone e di Reggio Calabria che non hanno voluto accettare di partecipare alla ricapitalizzazione di Sacal. Uguale timore ha pervaso una parte del Consiglio di amministrazione della Società aeroportuale lametina e il Comune di Lamezia Terme che hanno fatto sapere di temere che un nuovo dissesto finanziario possa trascinare nel baratro anche Sacal e mettere a repentaglio la funzionalità dell’aeroporto lametino, classificato “strategico” tra quelli nazionali. Un riconoscimento fatto per la sua locazione e per la sua funzionalità. Una gratificazione che può determinare, oltre ad un certo flusso di fondi pubblici ed europei, il riconoscimento di qualche rotta europea e, soprattutto, un bel po’ di denaro pubblico per gli investimenti, ivi compresa, per esempio, la possibilità di una tratta ferroviaria ad alta velocità da e per l’aeroporto di cui tanto si discute, ma non di più.  
È comprensibile che soluzioni di questo tipo rappresenterebbero quasi uno scherno per il presidente di Sacal, il prefetto Arturo De Felice, il quale avendo sposato, dopo averlo ereditato, il progetto per la sua società di divenire unico gestore dei servizi aeroportuali calabresi, si troverebbe, obtorto collo, a dover fare buon viso a cattiva sorte. Se può essergli di conforto è bene che sappia che non sarebbe solo. Al progetto di gestione unitaria degli scali aeroportuali calabresi hanno manifestato gradimento anche i maggiorenti della politica regionale, presidente della Giunta in testa. Anche se a quanto pare bisogna prendere atto che, nonostante i tanti euro spesi per promuovere il nuovo servizio, sembra che nessuno abbia interesse a volare su Reggio e su Crotone. 
Di recente ha dato forfait la società aerea Flyservus che pure aveva fissato la data dell’8 gennaio per l’inizio dei collegamenti da Crotone per Roma e Milano e che ha fatto sapere ai 47 passeggeri che avevano prenotato il viaggio che i voli non sarebbero stati più effettuati a causa dello scarso numero di prenotazioni.
Diversa, anche se con conseguenze analoghe, la vicenda dell’Aeroporto di Reggio Calabria la cui crisi è antica e che si è aggravata con il recente annuncio di Alitalia che intende abbandonare lo scalo. La Compagnia di Bandiera negli ultimi undici mesi avrebbe accumulato perdite per circa otto milioni di euro dovute, secondo la sua analisi, prevalentemente alla riduzione del numero dei passeggeri: da gennaio a novembre 2017 hanno volato da e per Reggio Calabria 347.933 passeggeri pari al 21,9 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciò non solo renderebbe difficile l’acquisizione di nuove società ma, circostanza più grave, potrebbe mettere a rischio lo stesso bando Enac in quanto le società che avevano presentato le offerte potrebbero decidere di ritirarle trattandosi di due aeroporti i cui enti di gestione sono stati dichiarati falliti. 
In tutto ciò quali potrebbero essere i rischi per Sacal nata per la sola gestione di Lamezia Terme?  Intanto, in via ipotetica, dopo l’annuncio di Alitalia di andare via da Reggio Calabria, Sacal potrebbe decidere di fare un passo indietro ritirandosi anche dal Sant’Anna di Crotone, una ipotesi, stando ai sussurri, da scartare considerato che sarebbe stato reperito un altro vettore (Ryanair) che dovrebbe riprendere i voli da quello scalo. La notizia non può che essere positiva per le popolazioni della costa jonica catanzarese e cosentina, ma bisognerà considerare i costi e valutare su chi grava la spesa. 
L’associazione “Tra i due Mari” composta prevalentemente da imprenditori si inserisce nella querelle perché ritiene che gli aeroporti di Crotone e di Reggio Calabria costituiscono un rischio che può fare “affondare” anche quello di Lamezia Terme. E hanno indicato, a sostegno del diritto alla mobilità, la realizzazione di collegamenti su ferro veloci e diretti con l’aeroporto di Lamezia Terme; un progetto intermodale di metropolitana di superficie che colleghi tutta la Calabria, dunque anche Cosenza e Catanzaro. Sarà una matassa difficile da dipanare, soprattutto perché il sistema politico-elettorale sappiamo bene come funziona nel nostro Paese, e in Calabria in particolare, soprattutto quando di mezzo c’è la ricerca del consenso.

 

*giornalista