MANDAMENTO | Per i clan voti, appalti e fondi europei

Gli uomini dei clan erano in tutti i cantieri. E arrivavano alle porte della Regione grazie alle truffe sull’agricoltura. Fermato un ex assessore di Natile di Careri. L’ipotesi: i voti dei Cordì al sindaco di Locri  Martedì, 04 Luglio 2017 09:50 Pubblicato in Cronaca
Le scritte contro don Ciotti a Locri Le scritte contro don Ciotti a Locri

REGGIO CALABRIA Quale che fosse la natura dell’appalto gestito dai Comuni della jonica, fondi e lavori finivano in mano alla ‘ndrangheta, in grado di partecipare persino alla costruzione del nuovo tribunale di Locri e alla realizzazione dell’Ostello della gioventù in una villa confiscata.

IL BUSINESS DEGLI APPALTI PUBBLICI È un quadro sconfortante di pressoché totale controllo dell’edilizia pubblica e privata quello che emerge dall’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che oggi ha portato al fermo di 116 persone. Natile di Careri, Africo, Casignana, Condofuri, Siderno, Canolo: non c’è paese in cui i clan non abbiano finito per mettere le mani direttamente o indirettamente su grandi e piccoli appalti.  

CANTIERI CHE PASSSIONE Dal polo archeologico di Locri Epizefiri al ripristino e sistemazione rete idrica a Natile, dalla risistemazione della tratta ferroviaria a Condofuri, all’adeguamento della statale 12, dalla costruzione del collettore fognario in diversi paesi alla realizzazione del centro di solidarietà Santa Marta della Diocesi Vescovile di Locri-Gerace, non c’è cantiere su cui i clan non siano intervenuti, condizionando i soggetti che partecipavano i bandi, raggiungendo accordi preventivi o attraverso ditte intestate a prestanome.

IL "RUBINETTO" DEI FONDI COMUNITARI Ma l’edilizia non era l’unico affare di ‘ndrangheta. Anche l’agricoltura, sovvenzionata da fondi comunitari, è diventata per i clan un rubinetto di milioni grazie ad una rete di complicità che, sebbene nessun burocrate sia stato arrestato, sembra spingersi fino agli uffici della Regione. Tramite una serie di aziende agricole in larga parte fittizie, i clan di Platì hanno messo in piedi una gigantesca truffa che ha permesso non solo di ramazzare finanziamenti, ma anche di procedere a false assunzioni.

LA FORESTALE ALLE DIPENDENZE DEL CLAN E non solo in società private, ma persino nella forestale, fra i cui ranghi figurano nomi noti delle famiglie Strangio, Sergi, Barbaro, più impegnati a gestire gli affari del clan o i terreni del capo, che a svolgere i propri turni di lavoro. Eppure, tutto era possibile grazie alla complicità degli uomini su cui i clan potessero contare all’interno dell’amministrazione, come i direttori dei lavori, Bruno Zappia e Rocco Zito, ex assessore del Comune di Careri.

I POLITICI  Zito è uno dei pochissimi politici fermati oggi. Ma secondo quanto emerso dall’indagine, non c’è appuntamento elettorale che i clan non abbiano provveduto a condizionare orientando pacchetti di voti sui propri candidati. Fra loro – emerge dal lavoro del Ros – ci sarebbero anche il consigliere di minoranza Giuseppe Mammoliti, considerato vicino ai Cataldo, e il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, votato dai Cordì. Si tratta dello stesso amministratore assurto qualche mese fa agli onori delle cronache per la dura presa di posizione contro le scritte offensive rivolte a don Ciotti con cui sono stati imbrattati i muri di Locri. 

Alessia Candito
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