Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 15 Novembre 2017

REGGIO CALABRIA Convocata dal prefetto Michele di Bari, si è tenuta nella Prefettura di Reggio Calabria una riunione per ulteriori approfondimenti sulla situazione della tendopoli di San Ferdinando. «All'incontro - è detto in un comunicato della Prefettura - hanno partecipato il Commissario straordinario per l'area del Comune di San Ferdinando; l'assessore al Sistema della logistica, sistema portuale regionale e “sistema Gioia Tauro” della Regione; il questore, il colonnello della Guardia di finanza, i sindaci di Rosarno, San Ferdinando e Taurianova; rappresentanti dei Carabinieri, del Comune di Gioia Tauro e dell'Ispettorato territoriale del Lavoro». «Nel corso dell'incontro - si aggiunge - è stato fatto il punto sugli interventi in atto disposti in merito alla sistemazione logistica dei migranti di San Ferdinando, nonché sulle possibili soluzioni per il definitivo superamento della problematiche relative all'accoglienza e avviare un percorso di integrazione abitativa nel territorio della Piana dei predetti lavoratori extracomunitari. A tale riguardo, si è deciso di verificare la fattibilità di percorsi da attuare, a breve e medio termine, per assicurare la compatibilità della Zes con le aree di accoglienza». «È proseguita, nel contempo - si afferma ancora nella nota - l'attività di controllo e di vigilanza nell'area e, nella mattinata di oggi, è stata effettuata un'operazione interforze che ha visto impegnato personale della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza e della Polizia metropolitana all'interno del vecchio attendamento di San Ferdinando. Nella circostanza sono stati identificati e controllati 442 soggetti, controllate 12 autovetture ed effettuate complessivamente all'interno della struttura 350 perquisizioni. Si è, inoltre, proceduto ad un arresto in flagranza di un cittadino extracomunitario per combustione illecita di rifiuti e al deferimento all'Autorità giudiziaria di altri due per spendita e detenzione di monete false, ai quali sono stati sequestrati cinquemila euro in contanti e 220 euro falsi, 22 telefoni cellulari e numerose schede telefoniche prepagate, tutto provento di ricettazione e sequestro. Ai medesimi è stata irrogata una sanzione amministrativa di 60 mila euro per vendita irregolare di derrate alimentari e detersivi. Nel corso della stessa operazione sono stati chiusi, con l'apposizione di sigilli, due macellerie clandestine che erano state allestite nella tendopoli. È indubbio che, ai fini del controllo del territorio, il questore ha assicurato che anche con il personale dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza proseguirà l'attività di intervento nell'area, nonché serrate azioni di vigilanza anticaporalato». «Il prefetto - è detto ancora nel comunicato - ha espresso il proprio apprezzamento per l'operazione svolta con efficacia dal personale della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza e della Polizia metropolitana. Si segnala, infine, che il Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno ha comunicato di aver autorizzato l'erogazione di un contributo di 300mila euro in favore del Comune di San Ferdinando per l'avvio di interventi assistenziali straordinari, da pianificare sul territorio a cura dell'Amministrazione comunale in favore dei cittadini di quel Centro. È il frutto della costante e particolare attenzione rivolta nei confronti della predetta area dal prefetto Michele di Bari e dal Commissario Straordinario per l'Area del Comune di San Ferdinando, prefetto Andrea Polichetti, che hanno fatto da portavoce, presso i competenti uffici del Ministero, delle esigenze delle popolazioni locali nell'intento di contrastare le situazioni disagio e degrado complessivo di quel territorio. I fondi concorreranno alla realizzazione di politiche di recupero e decoro urbano, ma anche di interventi di sviluppo e protezione sociale ed assistenziale».

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  • Occhiello Contributo di 300mila euro dal Viminale al Comune «per l'avvio di interventi assistenziali straordinari». Portata a termine un’operazione interforze nella vecchia struttura: un arresto e due denunce

LAMEZIA TERME Le parole che il governatore Mario Oliverio ha pronunciato durante l’ultima seduta del consiglio regionale non potevano lasciare indifferente Massimo Scura. Se da una parte il presidente della Regione si è detto sicuro che nel sistema sanitario ci siano «interessi economici, lobbistici, politici e mafiosi», dall’altra chi dal 2015 ha in mano la sanità calabrese risponde non perdendo il suo proverbiale aplomb: «Se ci sono questi interessi, sarebbe opportuno che venissero denunciati». Così il commissario alla sanità ha commentato le ultime uscite del governatore, che ha minacciato di incatenarsi a Palazzo Chigi se il governo non metterà fine al commissariamento, rispondendo alle domande di Paola Militano e Danilo Monteleone nel corso della prima puntata della nuova stagione di Telesuonano, in onda giovedì sera alle 21 su L’altroCorriere Tv (canale 211 del digitale terrestre e in diretta streaming su laltrocorriere.it).
«Posso dire – ha proseguito Scura rispondendo indirettamente al governatore Oliverio – che in questi due anni e mezzo di gestione commissariale non è esistito nulla di tutto ciò. Ci arrivano critiche, ma anche qualche elogio, da ogni parte politica, e ciò significa che stiamo lavorando senza fare favori a nessuno. Nessuno ha mai potuto dire il contrario».
Incalzato da Militano e Monteleone, il commissario ha poi raccontato delle (poche) titubanze che ha avuto prima di accettare l’incarico in Calabria e, a tale proposito, ha anche svelato qualche risvolto di natura personale.
Tornando alle polemiche recenti, però, Scura ha poi ribadito che «il commissario non nomina direttori generali né primari, però autorizza le assunzioni, e io in questi due anni e mezzo ne ho autorizzate circa tremila, di cui oltre duemila a tempo indeterminato, una cosa che forse ha dato fastidio a qualcuno…». E sul dipartimento Tutela della salute della Regione ha aggiunto: «È stato distrutto».

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  • Occhiello Il commissario alla sanità Massimo Scura risponde al governatore dopo le polemiche in consiglio regionale. «Non abbiamo fatto favori a nessuno». E sul dipartimento Tutela della salute: «È stato distrutto». Stasera l’intervista integrale su L’altroCorriere Tv

CATANZARO Con l'accusa di abuso d'ufficio il gup di Catanzaro, Claudio Paris, ha rinviato a giudizio quattro dirigenti del Comune di Catanzaro e un imprenditore del capoluogo a conclusione dell'inchiesta sul cosiddetto "Multipiano" di Catanzaro. I quattro dirigenti, secondo l'accusa, avrebbero omesso di applicare le dovute sanzioni alla Gatto costruzioni per gli abusi edilizi realizzati nella costruzione dell'edificio. Per loro il processo inizierà il 23 febbraio. Il titolare della Gatto costruzione, Giuseppe Gatto, sara' invece giudicato col rito abbreviato. Per lui il procedimento inizierà il 22 dicembre. Il collegio difensivo degli imputati è composto dagli avvocati Francesco Gambardella, Antonio Lomonaco, Carlo Petitto, Enzo Ioppoli e Nicola Cantafora.

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  • Occhiello Il gup ha rinviato a giudizio i funzionari accusati di non aver sanzionato gli abusi edilizi che sarebbero stati commessi nella realizzazione dell’edificio. Rito abbreviato per il costruttore Giuseppe Gatto

COSENZA I 25 Comuni alimentati dall’acquedotto Abatemarco saranno oggetto di un finanziamento ad hoc che anticipa le attività del soggetto gestore del servizio integrato. È quanto emerso oggi nel corso della riunione in Prefettura, convocata al prefetto Gianfranco Tomao, sull’emergenza idrica dei Comuni dell’area urbana. Sorical ha evidenziato con dati, che ottemperando alle ordinanze dei Comune di Rende e Cosenza, si metterebbero in crisi gli altri 23 Comuni alimentati dallo stesso schema. Solo dopo una ricognizione delle dotazioni di ogni singolo Comune, sarà possibile rivedere la pianificazione delle erogazioni. 
Regione, Sorical e Comuni si sono impegnate a mettere a disposizione i dati al tavolo tecnico coordinato anche dall’ Università della Calabria per sviluppare un progetto industriale per il Servizio idrico integrato.
«La siccità ha messo a nudo la grave crisi del sistema idropotabile – afferma a fine riunione il commissario di Sorical Luigi Incarnato –. Senza questa crisi – puntualizza Incarnato – non avremmo verificato che il sistema delle reti, sia per le perdite fisiche che amministrative, non consente di erogare in modo ottimale ai cittadini tutta l’acqua potabile disponibile. Con il fondi messi a disposizione della Regione si interverrà sia per efficientare il sistema e renderlo omogeneo in ogni Comune, sia investendo sulle reti di grande adduzione. La Sorical, nonostante la grave crisi finanziaria a causa dei crediti non riscossi dai Comuni, da mesi sta supportando gli enti intervenendo anche sulle reti interne. All’Università della Calabria abbiamo messo a disposizione le nostre imprese per far rientrare l’emergenza facendo recuperare il 60% delle perdite. Interventi sono stati fatti anche a Montalto Uffugo. In questi giorni stiamo supportando Acque Potabili per migliorare l’erogazione a Rende e Castrolibero. Nonostante le piogge di questi giorni, l’emergenza non cesserà perché le sorgenti non stanno erogando maggiore acqua rispetto agli anni precedenti. Solo attraverso un uso ottimale delle risorse disponibili sarà possibile arginare i disagi per i cittadini». 

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  • Occhiello Sorical: «Le richieste di Cosenza e Rende metterebbero in crisi gli altri 23 Comuni collegati all'Abatemarco»

CATANZARO Dal ministero dell’Istruzione arrivano 2.099.800 euro per l’edilizia scolastica nella provincia di Catanzaro. L’amministrazione provinciale guidata da Enzo Bruno si è aggiudicata una importante fetta di risorse nel riparto dei 321 milioni di euro (27,5 milioni per la Calabria) stanziati dal Ministero per l’edilizia scolastica di Province e città metropolitane e resi disponibili in seguito alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 13 novembre 2011.
Nel Catanzarese gli istituti interessati agli interventi del settore provinciale diretto dall’architetto Pantaleone Narciso sono dieci: l’Istituto d’istruzione superiore Vittorio Emanuele II (intervento strutturale per un ammontare di 525mila euro); Istituto Magistrale “De Nobili” (intervento di manutenzione straordinaria per un ammontare di 500mila euro); Liceo scientifico “Siciliani” succursale piazza Le Pera (intervento di manutenzione straordinaria per un ammontare di 150mila euro); l’Ipsia “Da Vinci”, (intervento di manutenzione straordinaria per 220mila euro); Ipsia “Ferraris”, (intervento di manutenzione straordinaria per 85mila euro); Istituto professionale di Stato per i servizi commerciali e turistici “Einaudi” (intervento di manutenzione straordinaria per 100mila euro); Istituto tecnico commerciale “Grimaldi” (intervento di manutenzione straordinaria per 120mila euro); Liceo scientifico “Siciliani” (intervento di manutenzione straordinaria per 62.300 euro); Istituto tecnico commerciale De Fazio (manutenzione straordinaria per 87.500 euro); Istituto professionale di Stato per i servizi commerciali e turistici “Einaudi” (intervento strutturale, 150mila euro).
Nell’apprendere della pubblicazione del decreto ministeriale in Gazzetta ufficiale, il presidente della Provincia, Enzo Bruno, esprime il proprio compiacimento «per l’importante obiettivo raggiunto grazie ad una proposta progettuale di alto livello che permetterà all’Ente di potenziare ulteriormente la qualità degli interventi in materia di edilizia scolastica, finalizzando importanti risorse ad innalzare lo stato della sicurezza delle strutture di nostra competenza». «Le somme destinate dal Ministero – dice ancora Bruno – andranno ad incrementare quelle messe a disposizione dalla Provincia con enormi sforzi in seguito all’approvazione del bilancio di previsione. Il settore dell’edilizia scolastica, insomma, che ha sempre rappresentato una priorità per questa amministrazione, resta all’avanguardia: gli studenti che meritano di studiare in ambienti sicuri e le loro famiglie di affrontare gli impegni scolastici con serenità».

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  • Occhiello L'ente guidato da Enzo Bruno si è aggiudicato una quota dei finanziamenti ministeriali destinati all’edilizia scolastica. Interessati da interventi dieci istituti superiori nel Catanzarese

COSENZA «Sono a conoscenza che oggi è stato effettuato il deposito ma io ero presente alle operazioni peritali. La mia famiglia ha lottato per una verità negata per 28 anni, consentitemi almeno questo: mio fratello è morto soffocato senza se e senza ma. Lo sapevo già attraverso i miei consulenti. Finalmente si riconosce la verità». A scrivere così è Donata Bergamini, sorella del calciatore deceduto nel novembre del 1989, a proposito della superperizia che confermerebbe l'origine criminale della morte. Tramonterebbe quindi in maniera definitiva la versione ufficiale che parla di suicidio del giocatore.
«Il risultato che non collima con la tesi del suicidio sotto il camion in corsa sulla statale 106 - scriveva il Quotidiano del Sud anticipando il contenuto della perizia - rafforza, invece, l'esito della consulenza del Ris di Messina, incompatibile con l'ipotizzato decesso causato dall'impatto con l'autocarro in movimento».
La salma del calciatore del Cosenza Calcio, la cui morte, avvenuta il 19 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico (Cosenza) venne attribuita a un suicidio, è stata riesumata lo scorso luglio dopo la riapertura dell'inchiesta da parte del procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla. Allo stato sono formalmente indagati sono l'ex fidanzata di Bergamini, Isabella Internò, e l'autista del camion Raffaele Pisano.

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  • Occhiello La conferma della sorella del calciatore: «Finalmente, dopo 28 anni, si conosce la verità». Continua l'inchiesta della Procura di Castrovillari

CATANZARO «La Corte di Cassazione ha stabilito che la quota sociale delle rette delle strutture socio-sanitarie debba essere pagata dalle Aziende sanitarie (e non più dalla Regione). La Regione, quindi, non procede più al pagamento delle prestazioni fatturate, in virtù di quanto stabilito dalla Suprema Corte. Le Asp, tuttavia, contravvenendo al principio stabilito dalla Corte, rifiutano le fatture relative alla quota sociale 2010-2014 (che dovrebbero, invece, accettare) e, conseguentemente, non provvedono a chiedere i fondi necessari per procedere con i pagamenti». È quanto denunciano, in una nota, le associazioni che raggruppano le strutture di assistenza calabresi Uneba, Aiop, Anaste, Aris ed Agidae che si rivolgono al prefetto di Catanzaro per chiedere che le Aziende sanitarie accettino le fatture per come stabilito dalla Cassazione. «La beffa è che la Regione - prosegue la nota unitaria - non solo non vuole più pagare quanto ancora in sospeso ma, addirittura, sta agendo per avere la restituzione di tutte le somme già pagate a titolo di quota sociale. Nessuna struttura è in grado di restituire i soldi percepiti perché sono stati già spesi per provvedere alle spese di gestione. È opportuno, a questo punto, evidenziare che, dall'entrata in vigore della legge 11/2015, le competenze relative alla quota sociale delle rette sono state trasferite alle Aziende sanitarie. E le Asp, quindi sono tenute al pagamento nei confronti degli erogatori. Ebbene, gli erogatori, nonostante ciò, non ricevono il pagamento della quota sociale delle rette da luglio/ settembre 2016, per un valore di circa ulteriori 30 milioni. I tanti inadempimenti delle Istituzioni hanno messo le strutture in ginocchio».
«Chiediamo che si intervenga - è detto ancora nel comunicato - affinché le Aziende sanitarie accettino le fatture per poter quantificare il dovuto per il periodo 2010-2014 e chiedere i fondi necessari, e, inoltre, affinché procedano ai pagamenti della quota sociale delle rette per il 2016 e 2017. Le nostre strutture, case protette, Rsa, centri di riabilitazione, offrono assistenza a soggetti anziani e disabili su tutto il territorio regionale, anche nelle zone dell'entroterra, e rappresentano una risposta ai bisogni della popolazione calabrese cui la rete ospedaliera non può far fronte. Inoltre, offrono lavoro a ben 5.000 operatori».
«Pertanto - riporta ancora la nota - è necessario affrontare il caso con tutta l'attenzione che merita una situazione tanto delicata: è a rischio la sussistenza del sistema di welfare socio-assistenziale con la consequenziale perdita di migliaia di posti di lavoro ed il venir meno della stessa rete territoriale di assistenza. Chiediamo, inoltre, al fine di approfondire tutte le problematiche, di voler concedere, a breve, un incontro agli erogatori ed ai rappresentanti delle nostre associazioni».

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  • Occhiello Uneba, Aiop, Anaste, Aris e Agidae chiedono l’intervento del prefetto di Catanzaro: «È a rischio il sistema del welfare. E migliaia di posti lavoro sono in bilico»

ROMA Ventuno condanne per complessivi 265 anni di reclusione: sono le richieste del pm Francesco Minisci nel processo romano nei confronti di un gruppo che avrebbe importato dal Sudamerica, via Spagna, centinaia di chilogrammi di sostanza stupefacente da immettere nel territorio italiano. E per cinque dei ventidue imputati (per uno è stata chiesta l'assoluzione) le condanne richieste sono aumentate per il sollecitato riconoscimento dell'aggravante della metodologia mafiosa. Secondo la procura, infatti, i cinque - Andrea Gusinu, Mario Longo, Salvatore Manca, Giovanni Pizzata e Massimiliano Sestito (per loro chieste condanne comprese tra i 30 e i 16 anni di reclusione) - si sarebbero associati al fine di agevolare l'attività della 'ndrangheta. Il processo nasce come “costola” dell'inchiesta denominata “Codice di San Luca”, dal nome del testo che, una volta decriptato, fece emergere contenuti e procedure che regolano il rito di affiliazione all'organizzazione. Lo specifico delle accuse per le quali a metà del prossimo mese dovrebbe arrivare la sentenza - contestate a vario titolo e a seconda le specifiche posizioni processuali - sono quelle di aver organizzato un gruppo allo scopo di importare dal Sudamerica sostanza stupefacente, poi “piazzata” sul territorio italiano. Tra le imputazioni, anche lesioni personali (anche con l'utilizzo di armi) compiute in alcuni casi per recuperare prestiti di denaro concessi a tassi usurari.

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  • Occhiello Secondo la Procura di Roma cinque membri dei clan avrebbero importato stupefacenti dal Sudamerica per piazzarli sul mercato italiano. La sentenza è attesa per metà novembre

La formula messa a punto dal Parco nazionale dell’Aspromonte per la difesa del patrimonio forestale e della biodiversità dell’area protetta prevede il coinvolgimento delle associazioni di volontariato e protezione civile, dei pastori, degli allevatori e dei coltivatori diretti, la cui opera integra il sistema inter-istituzionale già operativo in materia di incendi boschivi.
«Ai pastori in particolare – si legge in una nota dell'ente di tutela ambientale – è stata affidata l'interpretazione inedita del ruolo di “eco-pastore” e di “custode della natura aspromontana”. Anche nella stagione estiva appena conclusa, nonostante una situazione drammatica sia a livello nazionale, sia regionale, il sistema antincendi boschivi del Parco nazionale dell’Aspromonte ha funzionato. Meno dell’1% (circa 500 ettari) del territorio del Parco è stato interessato da incendi, tutti, comunque, sviluppatisi al di fuori dell’area protetta. Numeri, nonostante tutto, confortanti se paragonati ai dati catastrofici che hanno caratterizzato questo “annus horribilis” in Italia con 25mila ettari di “Zone a Protezione Speciale” e 22.500 ettari di “Siti di Importanza Comunitaria” andati in fiamme».
Il report è stato presentato mercoledì mattina nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso il dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, alla presenza del prefetto reggino Michele Di Bari, del presidente dell’ente Parco Giuseppe Bombino, del rettore dell’Università Mediterranea Pasquale Catanoso, del direttore del dipartimento di Agraria, Giuseppe Zimbalatti, del funzionario del Comando provinciale vigili del fuoco Emilio Collini e dei rappresentanti del comando territoriale dei carabinieri per l’Ambiente e di Azienda Calabria Verde.
«I risultati presentati danno ragione ad un “esempio” virtuoso: rispetto a valori dei quadrienni precedenti, negli ultimi quattro anni abbiamo registrato un abbattimento del numero degli incendi e di superficie percorsi fino a due ordini di grandezza. Una “trama intelligente” – ha spiegato Bombino – per la salvaguardia di un patrimonio ambientale e naturalistico di inestimabile valore. Il coinvolgimento delle associazioni di protezione civile, dei coltivatori e dei pastori (coinvolti mediante avvisi ad evidenzia pubblica) ci ha permesso di rafforzare la nostra azione di tutela sul territorio dell’area protetta; il nostro auspicio – ha concluso Bombino – è quello di perfezionare il modello anche al fine di una sua estensione nei territori al di fuori dell’area protetta».
L’ente Parco ha voluto coinvolgere il mondo accademico «proprio per evidenziare la rilevanza culturale, formativa e sociale di un fenomeno, quello degli incendi boschivi, che esige sinergie istituzionali e approcci multidisciplinari che, tra l’altro, caratterizzano l’offerta formativa e le attività di ricerca del corso di laurea in Scienze forestali e ambientali».
Proprio in questo contesto, dopo la conferenza stampa, si è svolto l’importante seminario dal titolo “Incendi Boschivi e Sicurezza del Territorio: Cause, conseguenze e possibili rimedi”, promosso dall’ente Parco in collaborazione con il dipartimento di Agraria della Mediterranea e con l’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Provincia di Reggio Calabria. Dopo l’introduzione ai lavori del direttore Giuseppe Zimbalatti; le relazioni sono state affidate a Sergio Tralongo (direttore ente Parco nazionale dell’Aspromonte), e ai docenti del dipartimento di Agraria Pasquale Marziliano, Demetrio Zema e Paolo Porto, che hanno argomentato sui rapporti di causa-effetto, con particolare riferimento alle conseguenze sulla sicurezza del territorio, che caratterizzano gli incendi boschivi.

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  • Occhiello Presentato il report dell'ente di tutela ambientale. Meno dell’1% (circa 500 ettari) del territorio del Parco nazionale è stato interessato dai roghi estivi

LAMEZIA TERME Lamezia Unita esprime preoccupazione per la città. È quanto evidenzia una nota del movimento civico: «Le voci di un possibile scioglimento del consiglio comunale alimentano frustrazione ed incertezza. Abbiamo sostenuto in passato e continuiamo ad affermare adesso che non abbiamo mai avuto contezza di atti illegittimi o pressioni da parte di ambienti malavitosi sui consiglieri comunale, intendiamo continuare a dare una mano alla città e, pertanto, invitiamo tutti alla massima prudenza, nella convinzione che il terzo scioglimento per mafia sarebbe un pregiudizio insopportabile per la nostra comunità». 
«La necessaria prudenza – continua la nota – la chiediamo al governo, affinché valuti se effettivamente sussistono condizioni di permeabilità del nostro Comune e, in tal senso, ci sembra che il ministro Marco Minniti possa garantire competenza, equilibrio ed indipendenza. La stessa prudenza la chiediamo al sindaco della nostra città, – prosegue Lamezia Unita – siamo convinti che le polemiche con l’ex primo cittadino non giovino né a lui, né alla città e che siano utili solo a sottrargli la riconoscenza che Gianni Speranza gli deve per non avere voluto portare a compimento la cosiddetta “operazione verità” nell’estate del 2015. Prudenza la chiediamo, altresì, agli esponenti della sinistra, la cui notoria cultura delle istituzioni dovrebbe prevalere sulle schermaglie tattiche finalizzate a carpire consenso, visto che è in gioco il futuro della città e non effimere vittorie politiche. La prudenza è necessaria anche tra i consiglieri comunali, i quali devono continuare a lavorare a favore di quei provvedimenti che sono immediatamente correlati all’erogazione dei servizi essenziali e che sono in scadenza, come è recentemente avvenuto nell’assise comunale in cui sono stati approvati il Documento unico di programmazione e la variazione di bilancio». 
«Riteniamo, invece, che sia più giudizioso – sostengono da Lamezia Unita –, per quanto riguarda il Psc, un Piano che impatta sul territorio per i prossimi 30-40 anni, continuare la fase di esame e studio accurato della pratica ma evitare, in questa delicatissima fase, di assumere determinazioni che, per quanto legittime, potrebbero esporsi a strumentalizzazioni e critiche, magari anche infondate, ma foriere di ulteriori lacerazioni. In questo momento la città ha bisogno di unità e non di divisioni, è un appello che rivolgiamo a tutti perché insieme possiamo affermare con forza che Lamezia è una città laboriosa, solidale e vuole tenere la criminalità fuori dalle istituzioni». 
«Noi riteniamo che oggi si debbano spegnere i conflitti, chi li stimola non ha capito che la città ha bisogno di altro. Noi, in questa legislatura - conclude il Movimento confluito in Direzione Italia di Raffaele Fitto -, abbiamo lavorato sostenendo il sindaco nei momenti cruciali (dalle elezioni provinciali alla elezione del presidente del consiglio comunale del luglio scorso, sino all’ultimo consiglio comunale), senza alcun tornaconto personale e mai ci siamo resi protagonisti di ingerenze nella gestione del Comune, nemmeno quando eravamo presenti in giunta. Oggi non siamo presenti in giunta, non chiediamo posti nonostante siamo il secondo gruppo del Consiglio, cerchiamo di dare il nostro contributo con l’unico obiettivo di difendere la città usando le armi della politica e del confronto, come abbiamo fatto in occasione della mozione approvata in consiglio comunale sulle aree di crisi, il cui primo firmatario è stato il nostro capogruppo Luigi Muraca, che ha portato in Calabria un dibattito su un argomento sino ad allora ignorato, poi sfociato con il riconoscimento di Lamezia tra le aree di crisi calabresi».

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  • Occhiello Il movimento invoca un rasserenamento del clima politico dopo la richiesta di scioglimento del consiglio comunale: «La città non ha bisogno di conflitti»
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